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Posts Tagged ‘fascismo’

rossoni“Vi racconto cos’è un fascista, anche oggi”, scrive il grande amico di Napolitano e s’avventura in una lucida e puntigliosa critica a quanti, con troppa superficialità sottovalutano la crescente, “abominevole sensualità” presente “nel nazionalismo, nel sovranismo, nel razzismo, nell’antiparlamentarismo, tutte cose alle quali i popoli soccombono nel modo più penoso”.
Gli farei un applauso se non ricordassi bene che nel luglio di sei anni fa, quando il sindacato si inchinò senza nemmeno tentare la lotta alle regole imposte da Marchionne, la mia denuncia del fascismo che avanzava nella nostra società, pubblicata sul Manifesto, fu bollata proprio da Macaluso come “chiacchiere da bar”. Naturalmente sono lieto che finalmente egli scopra che da anni il fascismo sta rimettendo radici nel nostro Paese, nell’inerzia di una sinistra distratta o complice. Sei anni non sono molti, ma sono bastati purtroppo a condurci alla situazione in cui siamo. Quando si poteva fare molto, Macaluso non fece niente, oggi che siamo praticamente spalle al muro, il vecchio “migliorista” suona l’allarme. Perché meravigliarsi? Macaluso ha sempre strenuamente difeso Giorgio Napolitano, uno dei principali protagonisti della crisi della nostra democrazia.
Ecco il mio articolo, non così lontano da essere oggi illeggibile.

 

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Aldo Romano, storico, socialista, fascista, spia dell’Ovra, comunista

Dai, su, ma che fai? Ti metti a criticare persino un libro che non hai letto?
Ma no, sta tranquillo. Parlo solo del titolo. E lo faccio perché, grazie al titolo, non leggerò il libro. Eccolo qua: La continuità necessaria. Università e professori dal fascismo alla Repubblica.

Forse c’è scritto “la continuità obbligata”.
No,   non mi sbaglio, dice proprio necessaria…
Sei sicuro che non sia “la continuità inevitabile?”.
No, è proprio come ti dico: necessaria.

Necessaria?!? Ma allora ci voleva almeno il coraggio di completare, confessando: La continuità necessaria. Università e professori dal fascismo alla Repubblica e dalla Repubblica al fascismo. Magari con il sottotitolo chiarificatore: Dalla camicia nera a quella rossa e viceversa. Va dove ti porta il vento.

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LIBERIAMOCI! DAL FASCISMO, DAL RAZZISMO, DALLA GUERRA, DALLO SFRUTTAMENTO

NAPOLI, 25 APRILE 2016, PIAZZA MANCINI ORE 10

LiberiamociIl 25 Aprile del 1945 l’Italia si liberava, grazie alla lotta partigiana, dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Per moltissimi quella liberazione doveva significare anche liberazione dalla guerra, dalla fame, dallo sfruttamento. Un nuovo inizio.

Se ci pensate, anche noi abbiamo bisogno di liberazione, di un nuovo 25 Aprile.

Anche noi oggi abbiamo un Governo sempre più autoritario, che scavalca il parlamento, distrugge la scuola, attacca i lavoratori e i sindacati.
Anche oggi veniamo sfruttati e facciamo la fame, lavoriamo a nero, siamo disoccupati, ricattati da organizzazioni criminali in combutta con poteri economici e politici, costretti ad emigrare.

Anche oggi i nostri Stati fanno la guerra in giro per il mondo, e anzi ormai la guerra ci è entrata in casa, con i militari armati in ogni piazza.

Anche oggi l’Europa alza muri di fili spinati, mette su campi di concentramento, crea profughi e rifugiati.
Anche oggi bande di violenti, di razzisti, di nostalgici del nazifascismo aggrediscono i “diversi”, i più deboli, cercano di dividerci e metterci l’uno contro l’altro.

Anche oggi insomma siamo davanti alla barbarie, a un grande pericolo.

Ma anche oggi c’è chi è stanco di tutto questo, e sta iniziando a unirsi, a organizzarsi, perché è convinto che questa situazione debba cambiare. Perché può davvero cambiare.

A Napoli sono tanti gli esperimenti che dal basso ci parlano di un altro modello di società, fondato sull’uguaglianza, sulla libertà, sul riscatto e sulla giustizia sociale. Da Napoli può partire un messaggio diverso, contro le politiche di austerità, contro le decisioni dall’alto imposte ai territori.

Scendere in piazza il 25 Aprile vuol dire far vedere a tutti che esiste un’altra umanità, che non è tutto come raccontano i media, che non dobbiamo lasciarci terrorizzare, né dai nostri governi né dall’ISIS, né dalla faccia repressiva dello stato e dai suoi servi né dalle bande fasciste come Casa Pound che, protetti dai loro padrini politici e forti dell’impunità, aggrediscono i giovani che stanno cercando di cambiare le cose.

Scendere in piazza il 25 Aprile vuol dire lottare, sottrarre terreno a chi ci impone sfruttamento e precarietà, a ci reprime, a chi omologa, a chi cammina sui corpi e uccide. Vuol dire rivendicare e riprenderci tutto quello che ci hanno tolto, dando parola a chi fino a oggi, sulla propria pelle, ha vissuto le conseguenze delle contraddizioni di questa società, dai lavoratori agli studenti, dai disoccupati a chi vive nei quartieri popolari.

Scendere in piazza il 25 Aprile vuol dire quindi incontrarsi, prendere coraggio, comunicare alle tante persone di questa città, ancora troppo rassegnate o sole, che un’alternativa a questa barbarie è possibile.
Liberiamoci!

Rete cittadina “Napoli verso il 25 Aprile!”

qui il video di lancio:

https://www.facebook.com/Napoli25Aprile/videos/1693774120879853/

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fascismo1137165583Chiamate un medico, presto! La signora non sta bene!
«Non ci sono manifestazioni libere! Anche solo due persone costituiscono un assembramento».
Non è una storia degli anni Venti, nessuno ha lasciato Matteotti crivellato di colpi nella selva della Quartarella e non ci sono in giro squadristi che ammazzano di botte Amendola e Gobetti. Siamo a Napoli, il 6 aprile del 2016 e in città c’è Renzi, che ormai non va più in bicicletta. Quelle che riporto tra virgolette sono parole pronunciate ieri pubblicamente da una funzionaria della Digos, incurante di una telecamera che la riprendeva e nel pieno esercizio delle sue delicate mansioni, mentre sequestrava un «pericolosissimo» foglio bristol a Elena Lopresti, una giovane giornalista, una professione che – non c’è dubbio – fa proprio rima con terrorista.
Se i numerosi colleghi della funzionaria presenti sul posto non hanno ritenuto necessario  chiamare in soccorso una unità operativa del più vicino Centro di salute mentale, bisogna credere che anche per loro non ci sono più manifestazioni libere e la libertà è morta. Ancora non si sa chi l’abbia uccisa e alla polizia non interessa nulla prendere l’assassino: per il Questore di Napoli siamo tornati al fascismo e la signora non manifestava segni inquietanti di una improvvisa pazzia. Eseguiva solo disposizioni venute dall’alto; le avevano assegnato un compito e lei ha eseguito con spirito garibaldino: obbedisco! Di qui la lezione alla stampa sulle le libertà democratiche cancellate, il ritorno all’adunata sediziosa e al divieto di manifestare liberamente il dissenso.
C’è qualcuno che voglia e possa spiegare al Questore di Napoli che non siamo nel Cile di Pinochet e il diritto di manifestare è garantito dalla Costituzione, o dobbiamo sopportare che la Polizia Politica si faccia una sua legge sugli assembramenti perché non le sta bene nemmeno il Codice del fascista Rocco? Almeno su questo si può contare sui cittadini parlamentari pentastellati? Si può dire, senza temere arresti e processi per lesa maestà, che Napoli è stata ieri il laboratorio sperimentale del regime che il capitale finanziario sta costruendo lentamente, ma inesorabilmente nel nostro Paese?
Ieri il presidente di un Consiglio dei Ministri la cui moralità è stata sinora incarnata alla perfezione dalla signora Guidi, il massimo esponente di un governo eticamente illegittimo e politicamente delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale, è giunto in città senza sentire il dovere istituzionale di passare per il palazzo del Comune. Ci è venuto come un padrone si presenta nella tenuta di famiglia e scioglie i cani per badare comodamente ai suoi affari personali; come l’azionista di maggioranza va in azienda; come un boss mafioso, che riunisce la «famiglia» e mette le guardie armate a coprirgli le spalle.
C’è venuto in aperto dispregio di un sindaco democraticamente eletto, del Consiglio Comunale e dei cittadini pacifici e inermi, trattati come ultras delle curve sugli stadi.
Quello che si è visto ieri a Napoli riconduce ai tempi delle camicie nere: la polizia contro i cittadini e le piazze di spaccio, i vicoli degli affari illeciti e i palazzi della corruzione, completamente incustoditi. La camorra ieri ha fatto festa: ha avuto un giorno di libera uscita. Per Renzi, come per gli squallidi ras della bassa padana ai tempi di Matteotti, il pericolo vero è la democrazia e contro il dissenso ha schierato la Polizia Politica e il fior fiore dei questurini, ma era onestamente difficile capire chi stesse dentro le divise sudaticce per il primo caldo e dietro gli scudi antisommossa: i custodi della legalità repubblicana che ci costano un occhio della testa, o guardie del corpo al servizio di interessi privati?
Quanto c’entrano Renzi e Alfano con le deliranti affermazioni della Digos e gli ordini del Questore?

Il filmato che linko è stato girato da una valorosa troupe di “Identità Insorgenti”, e non ha bisogno di commenti. Ringrazio di nuovo le giovani giornaliste per la passione civile e mi associo al loro bellissimo grido: Viva la democrazia!”.

Agoravox, 7 aprile 2016

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12801244_939779709424425_8119971876729752403_nL’Assemblea del 27 febbraio al Maschio Angioino non è stata solo un’iniziativa riuscita, che ha trovato il consenso di numerosissime realtà di lotta, Associazioni e Comitati. Essa si è conclusa con una dichiarazione, approvata all’unanimità, che definiva un percorso per una mobilitazione verso il 25 aprile. Eccone il testo:

L’assemblea contro il fascismo il razzismo e l’omofobia, riunita a Napoli, presso la sala dei Baroni del Maschio Angioino il giorno 27 febbraio 2016, dichiara la sua ferma condanna della violenza continuamente esercitata dai neofascisti di Casa Pound e di qualsiasi altra organizzazione che si richiami all’esperienza del fascismo e che propagandi qualsiasi forma di discriminazione.
L’assemblea chiede verità per gli assassinii di Giulio Reggeni e di Ciro Esposito, ultime vittime di silenzi, complicità e connivenze che non è più disposta ad accettare.
Chiede la chiusura delle organizzazioni neofasciste e l’espulsione dalle liste elettorali di chiunque sia ad esse collegato.
L’assemblea prende impegno di costruire una forte mobilitazione cittadina in vista di un 25 aprile scevro da qualsiasi celebrazione retorica e di portare avanti la battaglia antifascista nel nostro Paese.
Il primo marzo i componenti dell’assemblea si ritroveranno in piazza contro la guerra e al fianco dei migranti in lotta per i loro diritti.
L’assemblea si aggiornerà il 15 marzo presso l’Asilo Filangieri per discutere e organizzare il percorso di mobilitazione per il 25 aprile.

 

Il precorso prosegue e ieri nel corso di una riunione si è meglio definito, programmando la prossima tappa: la giornata del 15 marzo. Questo il Comunicato venuto fuori dalla riunione:

Dopo la grande assemblea contro il fascismo e il razzismo del 27 febbraio al Maschio Angioino, che ha visto la partecipazione di circa 400 persone, di tante e variegate realtà associative, comitati, reti studentesche, sindacati etc, ci incontriamo di nuovo martedì 15 Marzo alle 17:00 all’ex Asilo Filangieri per organizzare il percorso di mobilitazione in vista del 25 Aprile.

Un percorso che ci veda impegnati in campagne di controinformazione, di inchiesta e di denuncia politica delle coperture istituzionali di cui godono i gruppetti di estrema destra.
Un percorso di iniziative e momenti collettivi che possa far vivere fra le masse della nostra città i temi dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’antisessismo, del rifiuto della guerra.

Un percorso che ci porti il 25 Aprile a riempire la strade dei quartieri popolari delle nostra città, per fare avanzare un’idea di Liberazione. Liberazione dai gruppi xenofobi e dalle loro aggressioni compiute per attaccare la convivenza multietnica e l’attivismo sociale che c’è in questi quartieri. Ma anche Liberazione da tutte le forme di miseria e sfruttamento, dal lavoro nero, dalla disoccupazione, dalle camorre, dalle guerre e dagli eserciti di occupazione che non servono a nulla…

Vogliamo ribadire che chi fomenta l’odio per il diverso, chi indica nell’immigrato un nemico, chi difende l’ordine dominante, non deve avere alcuna agibilità. Ma non vogliamo solo difenderci, vogliamo avanzare, estirpare questi mali alla radice, costruire un’alternativa alla violenza, alla prevaricazione, alla miseria che ci circonda, cercando di aprire nuovi spazi di democrazia.
Per questo il 15 marzo proveremo anche a buttare giù un calendario cittadino di iniziative, in cui tutti possano riconoscersi e in cui tutte le sensibilità trovino posto. Perché insieme possiamo davvero costruire una forte mobilitazione, una Festa della Liberazione scevra da qualsiasi celebrazione retorica e in grado di portare avanti la lotta per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale nel nostro Paese.

DOVE Ci TROVEREMO: A Napoli, all’Ex Asilo Filangieri
vico Giuseppe Maffei 4 (una traversa di via San Gregorio Armeno)

www.exasilofilangieri.it

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IMG_201512337_091408Nel maggio del 1927, quando iniziano i lavori di ristrutturazione dell’Ospedale “San Gennaro dei poveri”, nel popolare rione della Sanità, a Napoli, come ovunque nel Paese, le “leggi fascistissime” hanno messo in ginocchio l’antifascismo e Amedeo Coraggio, muratore socialista di ventiquattro anni, non può non saperlo: chi si azzarda a manifestare un qualche dissenso rischia di averne la vita spezzata. Sulla parete dell’ospedale, però, le prove sono schiaccianti e non c’è nemmeno bisogno di star lì a indagare: sotto “una testa disegnata con un lungo naso” ci sono, infatti, una dedica e una firma: “A Sica Luigi, ricordo di Amedeo Coraggio”. Nulla di compromettente, se poco più in là, accanto al ritratto, non si leggessero parole inequivocabili:

Se noi fummo nella guerra
tra i più saldi difensori,
se strappammo gloria e onori
al nemico combattendo,
se tranquilli ci esponemmo
contro il fascio senza cuore,
dei vigliacchi e traditori
con le bombe e col pugnale
ne farem giustizia e onore.
Sul tuo nome, socialismo,
ora alziamo la bandiera.
Sopra il corpo del fascismo
la faremo sventolare”.

Prontamente identificato, Luigi Sica, “manovale muratore addetto ai lavori dell’ospizio”, non ha dubbi: poiché “il suo compagno Coraggio Amedeo, lo chiama col nomignolo di nasone, […] ritiene che, come le altre scritte, anche il disegno sia opera sua”. D’altra parte, basta davvero poco per accorgersi che l’improvvisato artista non ha un passato politicamente convincente. “Allievo del Corpo della Regia Guardia”, infatti, “si è congedato all’atto della sua trasformazione”, quando Mussolini ne ha voluto “lo scioglimento e l’assorbimento nell’Arma dei Carabinieri o nella nascente Milizia”.
Arrestato e interrogato, il muratore “ammette il disegno, ma nega le frasi offensive”. Un tentativo di difesa vano, dal momento che un perito calligrafo ritiene che la mano colpevole sia solo la sua. Perché l’uomo abbia voluto manifestare così apertamente il suo dissenso, non è facile dire. Sta di fatto che a  marzo del 1928 il tribunale chiude la vicenda, condannando il muratore a sette mesi e mezzo di reclusione e 500 lire di multa.
Scontata la pena, l’uomo torna libero, ma è solo, inerme e in balia del regime. Invano, per evitare le periodiche perquisizioni domiciliari, passa da un’abitazione all’altra e prova a rifarsi una vita. Quando non gli manca, il lavoro è precario e tutto diventa perennemente difficile e incerto, tutto è segnato dalla miseria e da una sorveglianza ostinata e soffocante. Alla fine del 1940, dopo anni di persecuzioni e una “vita ritirata”, che “non ha dato luogo a rilievi”, la Questura consente che sia assunto per lavori alla metropolitana. Quando, però, il Commissario della Sezione Stella aderisce alla proposta della Questura di “radiare il muratore dal novero dei sovversivi”, l’onnipotente polizia politica oppone il suo parere contrario: per gli uomini della Squadra Politica, Coraggio è un “elemento infido”, che continua a “nutrire sentimenti sfavorevoli al Regime Nazionale Fascista e si mantiene estraneo a tutte le cerimonie e manifestazioni di carattere nazionale”.
La polizia ha in mano tutti gli elementi necessari a valutare il caso. Sa che l’uomo si è sposato, ma “è disoccupato da due anni e vive col lavoro della moglie che fa la cameriera”. E’ vero, non è iscritto al partito fascista, non ha la tessera del sindacato corporativo e in cuor suo è ancora socialista; altrettanto vero, però, è che non ha contatti, non cospira ed è ormai così malridotto, che molto probabilmente là dove ha fallito la repressione, riuscirebbe un gesto di umanità. Il “regime inclusivo”, di cui cianciano gli storici di questo nostro tempo buio, non ha, però, né gli uomini, né la duttilità per intuire che la crisi si avvicina rapidissima, che il fronte interno si sgretolerà ai primi colpi e la repressione non garantisce il fascismo, ma lo indebolisce.
L’ultima notizia che la polizia ci lascia sul muratore risale all’aprile del 1941. Richiamato alle armi, Coraggio è stato assegnato al distaccamento di artiglieria di via Emanuele Gianturco e da lì trasferito a Nicotera. I conti con il regime che gli ha avvelenato la vita li salderà a fine settembre del 1943, quando, tornato in città dopo l’armistizio e lo sbandamento dell’esercito, diverrà partigiano nelle Quattro Giornate e combatterà sulle barricate durante l’insurrezione. Come aveva promesso in quel fatale maggio del 1927, ha visto la bandiera del suo socialismo sventolare sul corpo del fascismo. Con lui si sono levati in armi più di duecento perseguitati politici e il loro messaggio incute ancora timore a pennivendoli e servi sciocchi: nessun diritto si conquista per sempre, ma nessuna tirannia dura in eterno.

Fuoriregistro, 1 febbraio 2016

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13360L’articolo 87 della Costituzione non consente dubbi: il comando delle forze Armate spetta al Presidente della Repubblica, ma è onestamente impossibile credere che Sergio Mattarella sia al corrente della stravagante e pericolosa iniziativa del Consolato d’Italia a Madrid, della quale qualcosa saprà tutt’al più l’Ambasciata. In tutta sincerità, tuttavia, non è facile nemmeno anche solo immaginare che ambasciatori e consoli del nostro Paese si muovano così, senza informare il Ministero degli Affari Esteri. Molto difficile, forse impossibile, è pensare che le Forze Armate Italiane possano fare quel che gli pare, senza mettere al corrente il ministro della difesa. E come credere, infine, che Gentiloni e Pinotti, così attenti a questioni se non altro formali di democrazia, abbiano autorizzato una iniziativa che costituisce un autentico ceffone alla Spagna democratica, alle radici antifasciste della Repubblica e al sistema di valori che l’ha ispirata? Questo, senza contare il buon senso, che dovrebbe caratterizzare il lavoro della diplomazia e l’azione politica di ogni governo.

Da qualsiasi parte lo guardi, l’annuncio dell’ANCIS, l’Associazione Nazionale Combattenti Italiani di Spagna è una patata bollente per tutti e non fa onore a nessuno: né alla festa delle Forze Armate repubblicane, né alla nostra diplomazia, né al Governo Renzi, che non può lasciar passare iniziative decisamente improvvide. Cosa accada in questi giorni a Madrid, ci vuole davvero poco a dirlo. Molto più complicato sarebbe invece spiegarlo, se, malauguratamente, non si trattasse di un equivoco, di qualcuno che millanta crediti o, più semplicemente, di una stupida menzogna.

A dar retta al sito ufficiale dell’ANCIS, cui fa ottima compagnia quello della “Falange” – espressione dell’estrema destra spagnola – il 5 novembre, presso la sede del Consolato d’Italia a Madrid, al n. 3 di Calle Augustin de Betancour, i nostalgici dell’Italia fascista, reduci e complici del macello franchista, se ce ne sono di sopravvissuti, i loro familiari e con ogni probabilità esponenti della nostra peggiore destra, festeggeranno le Forze Armate dell’Italia Repubblicana e ricorderanno di fatto quelle fasciste e franchiste. E sì, fasciste e franchiste, come rammenta La Falange a chi soffre di vuoti di memoria, accennando alla fraternità di armi e di spirito “en la Cruzada de Liberación Nacional del 1936/39”. Insomma, i “crociati” fascisti e falangisti assieme, ufficialmente ospiti della nostra sede diplomatica.

Sul destino degli uomini dopo la vita ognuno ha diritto di pensarla come vuole, ma non occorre certo essere medium, per sentire lo sdegno dei fratelli Rosselli ammazzati a coltellate in un bosco, perché portarono in Spagna l’Italia che lottava per la dignità, la libertà e la democrazia. Quell’Italia che ambasciatori e consoli non hanno alcun diritto di ignorare o calpestare, inserendo tra i loro gli ospiti d’onore i “legionari” di Mussolini o chi per essi, protagonisti diretti o discendenti e rappresentanti di quei piloti che ci coprirono di vergogna, partecipando ai primi bombardamenti terroristici della storia, colpendo l’inerme Barcellona, bombardando persino le scuole e partecipando alla terribile distruzione di Guernica. Come criminali e pirati, avevano cancellato dalle ali dei loro velivoli i segni distintivi dell’Italia, il nostro Paese aggressore. Un Paese ben diverso da quello che rappresenta ufficialmente in Spagna il corpo diplomatico della repubblica.

Per questa inaccettabile escursione estera dell’ANCIS, sono previste – la citazione è testuale – “convivialità con i camerati spagnoli”. Non è dato sapere se e in quale veste – ufficiosa o addirittura ufficiale – saranno  presenti anche esponenti politici o diplomatici della Repubblica Italiana. Quella repubblica che, sino a prova contraria, con i “camerati” falangisti e con i rappresentanti dei nostri volontari fascisti non può e non deve avere alcun rapporto, meno che mai “conviviale”, perché non glielo consente la Costituzione nata anche dal sangue dei combattenti di Spagna. Quelli antifascisti, naturalmente. E sarebbe bene che qualcuno lo ricordasse alle nostre rappresentanze diplomatiche all’estero, perché mai come stavolta è terribilmente vero: chi tace acconsente.

Uscito su Agoravox e Fuoriregistro il 4 novembre 2015 col titolo Raduno fascista a Madrid patrocinato dall’ambasciata italiana? Mattarella lo sa?

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