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Archive for gennaio 2015

downloadIl circo mediatico comincia a suonare la grancassa: nomi, titoli, carriere e mezze verità. Si comincia con un campione della gerontocrazia, un vecchio arnese democristiano, che ha mille responsabilità nello sfascio del paese e un unico merito: ha contrastato Berlusconi, col quale, però, firma patti di alleanza proprio il pupo fiorentino che lo candida.
Vogliamo dirlo chiaro? Nessuna persona perbene, tirata per i capelli in questo grumo purulento, accetterebbe il voto di una banda di nominati, accampati in Parlamento grazie a una legge illegale. Chiunque prenderà il posto di Napolitano, senza dichiarare in anticipo la decisione di sciogliere le Camere che oseranno eleggerlo, sarà un presidente moralmente e politicamente illegittimo.

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70265824859961868Non s’è ancora messo in moto il baraccone, ma siamo prigionieri e non troveremo modo d’evitarlo. Per quanta rabbia potremo mostrare, quale che sia l’insofferenza che opporremo, in qualche modo ci scoveranno e, potete giurarci, in qualche modo ci faranno partecipare e dovremo ascoltarli. Qualcuno premerà un pulsante e, come per incanto, in ogni angolo e piazza, in ogni strada e in ogni casa, da qualunque pulpito e da ogni cattedra, tutti “ricorderemo”: le televisioni ci mostreranno senza interruzione l’orrore dei lager, la tragedia dei camini, la feroce menzogna delle docce, l’invisibile agonia dei gas. Rivedremo, angosciati, cataste di cadaveri ammonticchiati nel bianco e nero cupo dei filmati d’epoca, i liberatori inorriditi (non più sovietici, però, ma americani), i carnefici grigi come la terra asciutta, i lampi di vita ostinata negli occhi dio sa come aperti su volti scheletriti, su mucchi d’ossa infagottati in un pigiama lacero di stoffa a righe. Un pulsante premuto e sarà “memoria” telecomandata.
Un giorno intero, anzi no, qualcosa in più d’un giorno, il tempo che occorre a suscitare il pathos con una pletora spocchiosa di esperti, con fiumi di parole sempre uguali, sempre ovvie e più spesso banali. Parole senza vita vera. Ci sono cose che un professore non può tacere ai suoi studenti: se l’idiozia di questo tempo nostro feroce è stupefacente, disgustosa è l’ipocrisia che ci governa. Per tutto un anno, un popolo di smemorati vive di sensazioni forti e allucinate, vive senza farsi domande una vita virtuale e si lascia convincere che il rumeno stupra, il rom è ladro, l’albanese mafioso e il musulmano terrorista. Per un anno intero ascolta con fede incrollabile la nostra Gestapo che processa nell’immensa piazza Vespa gli ebrei del nostro tempo e passa con noncuranza davanti ai nostri campi di concentramento. Indifferente vive la sua vita come comandano moda e pubblicità, tra ombre sfuggite alla morte silenziosa nel Mediterraneo, tra un dolore che non ha fine, ma non apre brecce nei cuori inebetiti dalle droghe del consumismo. Così è per un anno, ma il 27 c’è il rito della memoria e occorre d’improvviso “ricordare”. Tutto è stato costruito ad arte: si vuole che voi abbiate memoria di tutto il male ch’è stato, ma non riusciate a vedere nulla dell’infinito male che vi circonda. E’ infatti scientificamente provato che una micidiale overdose di antico razzismo ha la forza d’un vaccino: fa di un popolo di senza storia una massa di consumatori di dolore virtuale immuni dall’orrore autentico. Un orrore ben più vivo di quello storico, più diffuso, più ostentato, più sottilmente teorizzato, più modernamente organizzato.
Che può dirvi un vecchio professore che già non v’abbiano detto? Cercate una risposta dentro di voi e per quello che ritenete ingiusto, pretendete giustizia. Pretendetela per voi e per gli altri, strappatela, se occorre, come potrete. E un diritto e vi spetta.
La lezione che potete ricavare dall’inganno del 27 gennaio è amara ma preziosa: gli uomini che amano il bene non possono ubbidire a ordini ingiusti e malvagi. Non c’è legge, regola o convenzione che conti. Urlatelo forte, andatelo a dire tutti insieme a chi occupa illegalmente il Parlamento, a chi parla di civiltà europea mentre sostiene il fascismo ucraino, a chi macella palestinesi, tortura a Guantanamo ed esporta democrazia con bombe al fosforo bianco e uranio depotenziato. Urlatelo il 27 da ogni cattedra, voi che insegnate. Spiegatelo a sedicenti ministri cos’è la scuola. Quella che non conoscono e pretendono di governare.

Agoravox, 27 gennaio 2015

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Dipinto di Lino D'Antonio

Dipinto di Lino D’Antonio

Presso la sede del Consiglio Comunale di Napoli – Sala Nugnes, Via Verdi 35
Lunedì 26 gennaio 2015 alle ore 17,30
Verrà presentato il libro di Aurelia del Vecchio

Un luogo preciso esistito per davvero – l’Italsider di Bagnoli
Editore Polidoro

Interverranno:

Il sindaco di Napoli dott. Luigi De Magistris

Gli storici prof. Francesco Soverina

e prof. Giuseppe Aragno

Modererà la dott.ssa Giulia Buffardi
Direttrice dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea
“Vera Lombardi”

Sarà presente l’autrice

Silvana Iovine leggerà alcuni brani tratti dal libro

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IL CONTRIBUTO DEL MEZZOGIORNO
ALLA LIBERAZIONE D’ITALIA
1943-1945

Napoli 22-23 gennaio 2015-01-21
Castel Nuovo (Maschio Angioino)
Via Vittorio Emanuele II
Società Napoletana di Storia Patria – Biblioteca

Il Convegno è l’esito del progetto di ricerca nazionale “Il contributo del Mezzogiorno alla Liberazione Italiana (1943-1945) promosso dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI) e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per il 70° anniversario ella Liberazione.
La ricerca ha costituito un importante avanzamento delle conoscenze storiche sul tema e nei lavori del Convegno si offre al dibattito tra storici e alla pubblica coscienza civile.
Il gruppo di lavoro, costituito da storici di rilievo nazionale, ha lavorato su base territoriale, in stretta collaborazione con il presidente nazionale ANPI Carlo Smuraglia, coordinato da Enzo Fimiani, si è avvalso di Isabella Insolvibile e Guido D’Agostino per il Sud; Chiara Donati e Gabriella Gribaudi per il Centro; Toni Rovatta e Luca Baldissara per Nord. Nel convegno sono poi stati coinvolti studiosi in rappresentanza di molte realtà di ricerca italiane.
La questione storica della partecipazione attiva dei meridionali alle varie forme di resistenza appare ancora un nodo irrisolto, anche su piano della memoria civile. I lavori del gruppo di ricerca dell’ANPI si sono inseriti sulla scia di un rinnovamento degli studi sull’argomento, dopo decenni di sottovalutazione, segnando concreti passi in avanti soprattutto per quanto riguarda i numerosi episodi resistenziali nel su, intesi nell’accezione più larga; l’arricchimento documentario; la conoscenza del diretto coinvolgimento di meridionaliin eventi e formazioni partigiane nel centro- nord; l’attenzione verso percorsi biografici esemplari; l’approccio al, momento del “ritorno”; con i fenomeni di riconoscimento/disconoscimento dell’esperienza partigiana nell’Italia della ricostruzione postbellica.

Giovedì 22 gennaio
ore 15.00

Apertura dei Lavori e indirizzo introduttivo
CARLO SMURAGLIA
(Presidente nazionale ANPI)

Saluti
LUIGI DE MAGISTRIS
(sindaco di Napoli )
RENATA DE LORENZO
(presidente Società Napoletana di Storia Patria)
ANTONIO AMORETTI
(presidente Comitato Provinciale ANPI Napoli)

Presiede
GUIDO D’AGOSTINO
(presidente Istituto Campano per la Storia della Resistenza,
dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea “V. L ombardi”
Napoli – INSMLI)

Il progetto di ricerca dell’ANPI:
Ricerca storica e impegno civile
ENZO FIMIANI
(coordinatore delle ricerca)

Meridionali e Resistenza nell’Italia del Sud
ISABELLA INSOLVIBILE

Discussant:
GIUSEPPE ARAGNO, VITO A. LEUZZI,
GIUSEPPE C. MARINO

Venerdì 23 gennaio
ore 9.00

Meridionali e Resistenza nell’Italia del Sud
CHIARA DONATI

Discussant:
GIOVANNI CERCHIA, FELICIO CORVESE

Pausa caffè

Meridionali e Resistenza nell’Italia del Nord
TONI ROVATTI

Discussant:
CARMELO ALBANESE, ROCCO LENTiNI

Il fondo archivistico dell’Ufficio per il servizio riconoscimento
qualifiche e ricompense ai partigiani (Ricompart)
CARLO M. FlORENTlNO
(Archivio Centrale dello Stato, Roma)

Buffet

Venerdì 23 gennaio
ore 14,30

Il contributo dei meridionali alla Resistenza in Piemonte
CLAUDIO DELLAVALLE
(presidente Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “A. Agosti”, Torino)

Discussant:
ALDO BORGHESI, ROSARIO MANGIAMELI,
PANTALEONE SERGI

Tavola rotonda conclusiva
CARLO SMURAGLIA
(presidente nazionale ANPI)
LUCA BALDISSARA
(Università di Pisa)
ALBERTO DE BERNARDi
(vice presidente nazionale lNSMLI, Milano)
GABRIELLA GRIBAUDI
(Università di Napoli Federico II)

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scansione0001Questo documento apre il misterioso fascicolo che contiene gli atti istruttori di un processo penale a mio carico. Non entro nel merito. Dico solo che non c’è numero di protocollo e i dati copiati dalla mia carta d’identità, non sono esatti. Non abito a quell’indirizzo e sulla mia tessera, il n. 2 non c’è. Se fossi stato identificato col mio documento, il mio indirizzo sarebbe stato un altro: Via Saverio Altamura is. 22. Sono stato io a dire agli agenti che quello sulla tessera era un indirizzo inesatto e così è comparso il n. 2. In quanto alla frase conclusiva del verbale – “A questo punto, presumo, un ufficiale mi invitava a seguirlo per poter procedere a quanto da me chiesto” – non ha senso. uno sa bene, infatti, perché si trova in un ufficio di Polizia Giudiziaria e non avevo nulla da presumere; nessuno mi aveva invitato, costretto o accompagnato. Mi ero presentato per denunciare alcuni vigili che avevano picchiato un extracomunitario. Avrei potuto recarmi tranquillamente dai carabinieri o rivolgermi alla Pubblica Sicurezza. Com’è naturale, durante il processo, chi mi avrebbe condotto dai vigili non è stato interrogato: non si poteva perché non esiste.
E’ vero, il documento reca la mia firma autentica, ma io non l’ho mai firmato così com’è ora. A chi mi ha chiesto come sia possibile una cosa del genere, ho risposto che io saprei farlo. Avendo in mano due firme, si possono avere due documenti falsi con le firme autentiche. La tecnologia oggi fa miracoli. Non potendo provarlo, mi limito a dire che non so come sia andata. Che fine ha fatto la denuncia? Non lo so. L’ufficiale a cui mi rivolsi, una donna, mi chiese di ritirarla o di modificarla nelle sue parti più dure. “La città è difficile, gli agenti hanno famiglia, vuole che passino un guaio?”, insistette. Mi lasciai convincere. Non mi sarebbe piaciuto farla pagare ai figli. “Vorrei che si limitassero a fare il loro dovere”, replicai, ma dettai un’altra denuncia meno dettagliata. Firmai, accettai un caffè, i ringraziamenti, una stretta di mano e via. Le denunce rimasero entrambe in mano agli agenti. Mentre prendevamo il caffè, l’immigrato che avevo visto cadere a terra, investito da schiaffi e pugni, stava rilasciando negli stessi uffici una “spontanea dichiarazione”, (conosceva l’italiano?) scritta a penna, in stampatello in cui, guarda caso, teneva a precisare: “Sono caduto a terra, ma non mi sono fatto niente. Non ho ricevuto schiaffi e pugni”.
Non avevo nemmeno lasciato la signora Tenente e il suo gentile caffè, che già i solerti tutori dell’ordine si erano messi all’opera per denunciarmi alla Procura della Repubblica. Secondo i galantuomini in divisa, per favorire la fuga di alcuni immigrati, avevo guidato una vera e propria sommossa ed ero stato un così abile Masaniello, da costringerli addirittura a chiedere rinforzi! il 5 febbraio il Sostituto Procuratore della Repubblica ordinò: “si iscriva altresì Aragno Giuseppe per il reato di cui agli articoli 110-337 C.P.
Le indagini su fatti che riguardavano me, ma a rigor di logica anche i vigili, non furono affidate alla Pubblica Sicurezza o ai Carabinieri. Il giudice istruttore affidò la faccenda ai… vigili, che indagarono per quasi tre anni, e non sentì mai il bisogno di interrogarmi,. A quanto pare, non si accorse nemmeno che nelle deposizioni dei tre agenti che mi accusavano c’era uno stranissimo errore. Interrogati separatamente, i tre vigili ricordarono nomi e dettagli minimi, ma sbagliarono sempre la data dei fatti che denunciavano. Mistero misterioso, ricordavano tutti l’identica data sbagliata. Lo stesso errore per tutti e tre. Come se avessero concordato una versione inavvertitamente imprecisa, andò a finire che la rivolta da me capitanata non era più avvenuta il tre, come avevano inizialmente denunciato, ma il 4 febbraio. Se si fosse trattato di un omicidio, avrei ucciso due volte la stessa persona!
Il 7 maggio 2009 il Sostituto Procuratore Stefano Capuano mi accusò di avere, in concorso con altri, minacciato gli agenti, inveito contro di loro, intralciato il loro lavoro e favorito la fuga di alcuni delinquenti. Reati che ti possono costare un bel po’ di galera. In tre anni non aveva mai ascoltato la mia versione dei fatti, non mi era stato notificato un avviso di garanzia, non sapevo nulla di nulla delle indagini e ora d’un tratto il signor giudice mi dava 20 giorni di tempo per “presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore ovvero chiedere di essere sottoposto a interrogatorio”. Pensai che non meritasse di incontrarmi.
Ne ero convinto: Il processo non aveva né capo e né coda e l’ho detto chiaro, quando finalmente ho potuto parlare. Dopo la deposizione, l’accusa si è vista costretta a chiedere l’assoluzione dell’imputato. Fosse capitato a me, mi sarei vergognato. Durante l’interrogatorio, ho osservato che sarebbe stato opportuno chiedere spiegazioni ai galantuomini in divisa, ma è stato inutile. Mi sarebbe piaciuto sapere se è vero che gli agenti smemorati hanno fatto una colletta per l’immigrato, dopo averlo malmenato; sapere se hanno l’abitudine di far collette per tutti gli sventurati che acchiappano. Se non è così, perché farla proprio quel giorno?
Il giudice non poteva che assolvermi. Avrebbe forse dovuto accertare l’attendibilità dei testi, ma sarebbe stato chiedere troppo. Ormai è acqua passata, ma la lezione amara che viene oggi da questa penosa vicenda, è ben più triste di quello che appare. Che fine ha fatto l’immigrato picchiato? In quale campo di concentramento l’abbiamo chiuso? Quante angherie impunite ha subito ancora, dopo i pugni e gli schiaffi? Quanto ci odia? Quanto sarebbe facile oggi convincerlo a metterci un coltello alla gola? Parliamo tanto di terrorismo e fanatismo islamico, ma facciamo finta di non sapere che quel fanatismo nasce dallo scontro con un altro, più feroce fanatismo ideologico: quello neoliberista, che cancella diritti e genera leggi e provvedimenti di polizia bestiali.
E’ il neoliberismo la vera fabbrica di morte di questo tempo disumano. Ma come si porta in tribunale un assassino che si chiama mercato?

Uscito sa Agoravox il 20 gennaio 2015

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VuotoGiorni opachi e faticosi. Lontano dai miei abituali interessi, ho messo da parte persino una ricerca cui tenevo molto ed era ormai quasi terminata. Scrivo molto lentamente un libro che non sarebbe giusto chiudere in un cassetto, tengo fede agli impegni presi, ma sto attento a non accettarne di nuovi. Il 22 sarò a un convegno sulla Resistenza e il Mezzogiorno, ma non ho preparato interventi; il 26 presenterò un libro di un’amica, poi mi metterò a tacere. A parte la consueta lezione del lunedì all’Humaniter, chiudo bottega. Al Blog è già raro che metta mano e Fuoriregistro mi vede sempre più assente. Una scelta definitiva? Non so. Ora va così. Da tempo non accendo la televisione e di leggere i giornali non se ne parla. Solo per caso ieri, un’amica mi ha parlato della solita buffonata di Renzi: “sul presidente della repubblica non accetto veti!” ha dichiarato. Ho capito così che Giorgio Napolitano s’è dimesso da Presidente della repubblica. A me Napolitano non fa più nemmeno male allo stomaco. Mi chiedo solo come ci si possa dimettere da qualcosa che non c’è più. La repubblica è morta da tempo e Napolitano dovrebbe saperlo. Il colpo di grazia gliel’ha dato lui, accettando di tornare al Quirinale. Doveva andarsene via prima.

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napolitano_comunistaPer difendere al meglio e fino in fondo la “libertà” e il diritto a informare e ad essere informati, la democratica Francia ha impedito ai giornalisti di tutto il mondo di raccontare con le loro immagini dal vivo, con le loro parole di testimoni oculari, con i loro servizi in diretta, l’epilogo di quelle sorta di crollo delle Torri Gemelle che sono stati per gli europei i massacri di Dammartin en Goele e Parigi. Abbiamo filmati in diretta di mille guerre e le immagini di grandi momenti della civiltà occidentale: il golpe cileno, quel delinquente di Colin Powell mentre racconta frottole all’ONU, la foto del misterioso Bin Laden assassinato da un commando Usa in territorio pakistano, registrazioni dell’ultimo discorso di Allende. Abbiamo di tutto, persino lo sbarco sulla luna, ma di questa oscura tragedia non ci testa nulla. Non abbiamo un fotogramma della inevitabile morte dell’intero esercito che ha scatenato la “guerra” contro la Francia; un esercito di tre uomini: due fratelli e un compagno. Tre francesi all’assalto della Francia.
Ritengo l’Occidente l’origine della crisi di civiltà che attraversiamo. In particolare questa Europa razzista e liberticida. Se penso alla tragedia di tanti popoli, vittime di vecchi e nuovi colonialismi, ai milioni di innocenti inermi che gli eserciti occidentali e i mercenari che fanno il lavoro sporco hanno fatto a pezzi dai tempi della guerra del Golfo a oggi, mi viene la nausea.
I fondamentalisti ci ammazzano? Ma chi ci ammazza? I fratelli Kouachi e Amedy Koulibaly non erano francesi? I fondamentalisti ci ammazzano, sì. E noi che abbiamo fatto finora? Gli abbiamo mandato lettere d’amore?

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