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Archive for the ‘Carta stampata e giornali on line’ Category


A dar retta e Scanzi, un giornalista che ritenevo obiettivo e di qualità, Luigi De Magistris e gli elettori di «Unione Popolare» sono stati velleitari e infantili. Sapevano che non avrebbero superato la soglia di sbarramento e si sono ostinati, poveri idioti, a rifiutare il ricatto del «voto utile», scegliendo chi pensavano e pensano che li rappresenti.
Seguendo il principio di Scanzi, qualora fossimo chiamati a votare con una legge che – in nome del feticcio della «governabilità» – ponesse lo sbarramento al 26 %, per non rischiare di essere giudicati velleitari e infantili, dovremmo limitarci a scegliere tra la Meloni o il Letta di turno.
Questo passa il convento, dice insomma Scanzi, al quale vorrei chiedere però, di spiegarmi perché ai primi del 2021 il bipresidente Mattarella, caduto Conti, chiamò Draghi. Perché eravamo in un mare di guai? Perché c’era il Covid, avevamo tagliato il numero dei parlamentai e non si poteva votare con una legge mille volte peggiore della fascista «legge Acerbo»? E perché stavolta ha sciolto le Camere e ci ha mandati a votare? Eppure il Covid c’è ancora, i guai sono aumentati, la fame ci minaccia, Draghi ci ha messo l’elmetto e la legge elettorale è sempre la stessa. Perché Mattarella non ha incaricato la Presidente del Senato di formare un «governo del Presidente» con l’incarico di dare al Paese una legge elettorale democratica, magari proporzionale e senza sbarramento?
A Scanzi non pare che, se il presidenza della Repubblica e quello del Consiglio, l’infallibile Draghi, avessero consentito alla gente di scegliere davvero chi votare, oggi non avremmo il 63 % di astenuti e molti piccoli partiti sarebbero entrati in Parlamento?
Scanzi, giornalista liberale, indipendente e colto, non sa che, quando i Presidenti rispettavano e facevano rispettare la Costituzione, la cosiddetta «legge truffa» non passò? Piero Calamandrei, Ferruccio Parri e Tristano Codignola, infatti, si presentarono con un piccolo e neonato partito – «Unità Popolare» – presero l’1 % e con la manciata di voti presi (meno di quelli ottenuti oggi da «Unione popolare»), impedirono che la legge avesse il suo drammatico effetto: il progetto autoritario, infatti, fu battuto per poco più di 34.000 voti.
Parri, Calamandrei e Codignola erano anch’essi velleitari e infantili?
No. Più semplicemente e molto più democraticamente il garante della Costituzione era Luigi Einaudi, il popolo – sovrano baluardo della democrazia costituzionale – poteva votare chi lo rappresentava e i voti non andavano sprecati.

Agoravox, 30 settembre 2022

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Ricevo e diffondo, invitando chi legge a votare come il grande regista.

Caro Aragno, ti invio l’appello per il voto a UNIONE POPOLARE del mondo della cultura, dell’informazione e della conoscenza. Ma non solo. Nel testo sono sintetizzate le motivazioni al voto. Vorrei solo aggiungere che questo a mio parere è l’unico voto realmente utile per poter riportare una sinistra degna di questo nome in Parlamento, che si batta realmente contro la guerra e ogni forma di fascismo, per la giustizia sociale e per l’ambiente. Mi dici se sei d’accordo e se posso mettere il tuo nome?

Grazie infinite, Citto Maselli

Siamo lavoratrici e lavoratori della cultura, della conoscenza, dell’informazione e della ricerca. Siamo scrittori, docenti, registi, autori, attori, artisti, scenografi, direttori della fotografia, produttori, musicisti, giornalisti, ricercatori, operatori culturali. Siamo attiviste/i, persone impegnate in forme diverse e molteplici sul piano sociale e civile, nei movimenti, nelle lotte sociali e ambientali, per la democrazia e la pace contro ogni forma di fascismo. Abbiamo storie personali e percorsi diversi, ma tutti ci siamo ritrovati concordi nello scegliere, oggi, di votare e di chiedere di votare per “Unione Popolare”.

Siamo convinte/i che la guerra sia una discriminante in questa fase della storia dell’Europa e del pianeta e che sia necessario assumere pubblicamente una posizione chiara e limpida di contrasto delle scelte belliciste del nostro paese e della Nato e che ogni sforzo vada indirizzato verso la cessazione immediata del conflitto in Ucraina e una soluzione di pace. La condanna di Putin non giustifica una guerra per procura che potrebbe trasformarsi in conflitto nucleare e che sta producendo un numero enorme di vittime. Per questo diciamo no all’invio di armi che ci ha trasformato in un paese co-belligerante in violazione dell’articolo 11 della Costituzione.

Diciamo no al riarmo e all’osceno spreco rappresentato dalle crescenti spese militari che servono a preparare nuove guerre e lo scontro con la Cina. Ci sentiamo impegnate/i per un futuro di pace e cooperazione tra i popoli e di utilizzo a fini sociali e solidali delle enormi risorse oggi dissipate per arricchire il complesso militare-industriale.

Siamo convinte/i della gravità della crisi climatica e ecologica che impone una radicale riorganizzazione della nostra società, dei nostri modi di produrre e di vivere. E a tal fine c’è bisogno di scelte coerenti e non di riverniciare di verde la logica del profitto.

Siamo convinte/i del ruolo determinate della cultura e della conoscenza per combattere la rassegnazione, l’indifferenza e l’antipolitica, per la costruzione di una democrazia vera basata sulla partecipazione e non sull’esclusione, per l’attuazione della Costituzione che assegna alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che … impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Ci battiamo per “una rivoluzione culturale che metta al centro le persone e i loro diritti”.

Per questo votiamo e chiediamo di votare “Unione popolare”.

Siamo convinte/i che la crescita delle disuguaglianze e un capitalismo sempre più predatorio stiano producendo una pericolosa crisi della democrazia e pulsioni razziste e intolleranti. Ci siamo battuti e continueremo a batterci contro le politiche neoliberiste portate avanti dai governi di centrodestra e centrosinistra in questi anni; contro le privatizzazioni dei beni comuni, contro le ingiustizie e lo sfruttamento, lo svuotamento della democrazia costituzionale, dei diritti sociali e civili, contro la mercificazione della cultura, dei diritti, della vita, per una società solidale fondata sul principio di eguaglianza sostanziale, sull’eliminazione di ogni discriminazione, sull’affermazione dei diritti delle donne.

Per questo votiamo e chiediamo di votare “Unione popolare”.

Sentiamo l’urgenza della ricostruzione di una sinistra basata sulla connessione tra diversi soggetti del conflitto e culture critiche che coinvolga persone, associazioni, partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale, culturale e politica, una sinistra ambientalista, femminista, pacifista, antirazzista, antiliberista e anticapitalista.

Per questo votiamo e chiediamo di votare per “Unione popolare”.

Noi firmatari di questo appello votiamo e chiediamo di votare “Unione popolare” per poter costruire insieme la società di cui abbiamo bisogno.​​​​​​

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Quando «Fratelli d’Italia» ha definito l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione) un inutile carrozzone, la domanda del mondo della formazione sulla sorte che l’«Unione Popolare» riserva all’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario) e all’INVALSI si è fatta pressante.
Sia pure confusamente, docenti, personale non docente e studenti, molti dei quali voteranno per la prima volta, intuiscono il rapporto diretto che lega il ruolo di questi organismi, l’inefficienza crescente del sistema formativo e la grave crisi della nostra democrazia. Per dare risposte adeguate, occorrerebbe probabilmente partire da lontano, ma in una campagna elettorale condizionata dalla mancanza di tempo, si punta il dito anzitutto sui dati macroscospici: investiamo su università e scuole pubbliche, assumiamo, cancelliamo l’aziendalizzazione e le rovinose riforme Gelmini e Renzi; basta con classi pollaio, tasse e precariato. Finisce così che, pur essendo un problema di fondo, dimentichiamo le agenzie di valutazione, delle quali non si percepisce immediatamente il ruolo negativo e lasciamo che sia la Meloni a dure che l’INVALSI è un «inutile carrozzone».
E’ un vuoto pericoloso? Sì, perché manca una riflessione sulle conseguenze prodotte dalle misure neoliberiste sul mondo della conoscenza e quindi nella società. Si può supporre che una di queste conseguenze sia, per esempio, l’origine di seri problemi di partecipazione? Penso di sì. Penso che dovremmo anzitutto capire come siamo giunti al punto in cui siamo e quali meccanismi producono l’indifferenza o addirittura l’adesione di studenti e docenti. Individuarli consente di comprendere se e quanto c’entrino con la formazione e come si possa eventualmente smontarli.
Esiste ormai almeno una generazione di giovani docenti e studenti soffocati nei confini disegnati via via da Bassanini, Berlinguer, Moratti, Gelmini e Renzi e formati in scuole e università dominate dalle agenzie di valutazione. Una generazione, forse qualcosa in più di una generazione, cui sono stati sottratti gli strumenti che formano il pensiero critico, la capacità di pensare e valutare liberamente con la propria testa, che in fondo è anche capacità di opporsi, di non rassegnarsi, di non cedere all’egoismo, all’indifferenza e al qualunquismo.
E’ vero, contano i dati materiali, ma l’aria che respiriamo non conta? Il lavaggio del cervello che parte dalla scuola, passa per la televisione e i social e non trova freni nella famiglia, un peso non ce l’ha? E che ruolo ha giocato tutto questo nella sconfitta della sinistra? Una sconfitta culturale, prima ancora che politica, come ci dicono chiaramente i milioni di voti, non solo meridionali e comunque di ceti popolari, toccati ai 5 Stelle nel 2018, che si sono poi significativamente incontrati con gli altri milioni di voti finiti alla destra leghista.
In genere si pensa a un regime anzitutto come repressione, ma è una visone miope. Un regime reprime, ma mira anche a costruire consenso. Per riuscirci, sterilizza la conoscenza intesa come potenziale arma di lotta e manipola il pensiero. Se ignoro i miei diritti, se non li riconosco nemmeno come tali, non rifiuto lo sfruttamento, ringrazio lo sfruttatore e divento addirittura ostile a chi lo combatte. All’inizio della storia del movimento operaio e socialista, gli operai e i braccianti ringraziavano i loro carnefici e se elargivano «benefici», li definivano «padri dei lavoratori».
Torniamo al punto. Sono anni che l’università è il laboratorio in cui il neoliberismo forma i futuri docenti e ne fa preziosi veicoli di quel «pensiero unico», che essi poi insegnano nelle scuole alle nuove generazioni. I contenuti di tale insegnamento sono selezionati da un sistema di valutazione che, di fatto, è uno strumento di controllo sulla cultura. E’ vero, scuole e università adeguatamente finanziate dallo Stato, sono un bene comune decisivo, in grado di consentire la crescita sociale e la realizzazione di ciò che il giovane Gramsci chiese ai suoi coetanei, quando scrisse: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza».
Le cose però non stanno così. Noi riusciamo ancora a vedere – e perciò li combattiamo – gli effetti macroscopici delle politiche neoliberiste: livelli di precarietà elevatissimi nell’area docente, sfiducia degli studenti e calo delle immatricolazioni. L’Italia, ultima in Europa per percentuale di laureati, impone restrizioni al passaggio scuola superiore-Università; benché la crescente povertà causi la rinunzia all’iscrizione e i numerosi abbandoni, la tassazione universitaria pubblica è più alta che altrove e abbiamo creato figure paradossali, quali gli «idonei non beneficiari», giovani, cioè, ai quali si riconosce il bisogno di un sostegno che però non avranno. Il diritto allo studio è ormai un’astrazione; l’università, indebolita dalla penuria dei finanziamenti e isolata dal contesto sociale, è sempre meno accessibile ai ceti subalterni. La sua decadenza è tra le cause fondamentali del decadimento culturale, etico e politico della Repubblica.
Così ridotta, l’Università va rifondata, ma è necessario che la gente capisca. Se diciamo INVALSI, c’è ancora chi sa che si tratta di assurdi criteri di valutazione e prova a boicottare. Se invece diciamo ANVUR, parliamo non solo di una inaccettabile valutazione, ma anche di meccanismi che diventano addirittura controllo sulla cultura; molti però non sanno, pochi si rendono conto e non è facile difendersi. Così com’è, la valutazione della ricerca è una galera per i ricercatori e un furto per gli studenti. Se non ne denunciamo la reale funzione, non sarà mai chiaro dove si nasconde uno dei principali nemici di una formazione critica generalizzata e di alto livello, sottratta agli interessi delle imprese e alle loro logiche di corto respiro.
La formazione ha il suo principio-guida nella Costituzione, laddove, mettendo ordine e armonia tra uomo, lavoro e società, dice che quest’ultima è fondata sul lavoro e che la sovranità non appartiene al mercato, ma al popolo. Solo seguendo questa bussola, Scuola e Università possono insegnare, per esempio, che le risorse della natura non sono un patrimonio a disposizione delle ragioni del profitto, ma fanno parte di un ecosistema che ha inviolabili equilibri; dal loro rispetto dipendono la nostra vita e quella di chi abiterà la terra dopo di noi. Tuttavia Scuola e Università non possono più farlo efficacemente, perché gli equilibri ambientali sono subordinati ormai agli interessi economici che dettano legge anche nel mondo della formazione. Occorre perciò impedire che l’ANVUR continui a costruire sacerdoti del pensiero unico e a spegnere nella maggior parte degli studenti la capacità di organizzare resistenza.

Ecco la risposta alla domanda da cui siamo partiti. L’ANVUR è un’agenzia che fa della quantità della produzione scientifica la misura della qualità di lavori che le commissioni non leggono. Per l’ANVUR, una ricerca vale se l’editore conta molto, se c’è chi la cita – gli anglosassoni sono i più quotati – se l’autore «produce» molto e partecipa a convegni internazionali. Grazie al criterio della «misurazione quantitativa», una commissione ha regalato una cattedra a un giovane che in tredici anni, dalla laurea al concorso, ha sfornato otto saggi e «curato» nove libri; in quei tredici anni, moltiplicando il valore del tempo, come Cristo i pani e pesci, il giovane ha firmato due voci enciclopediche e trenta tra contributi in volume e articoli in rivista. In pratica 200 pagine all’anno per tredici anni. Non bastasse, ha organizzato undici convegni, detto la sua in quarantuno simposi, seminari, workshop e festival nazionali e internazionali, ha valutato come revisore «prodotti di ricerca» su riviste italiane e straniere, ha presentato quattro progetti nazionali e internazionali e ha partecipato ai lavori di otto comitati scientifici. Naturalmente la commissione, che non ha letto alcun libro dell’enfant prodige, non s’è posta la domanda cruciale: quanto tempo ha potuto dedicare alla ricerca?
Si sa che il valore della ricerca è la sua qualità, che si misura in base a metodologia, originalità, capacità innovativa e ricchezza creativa. Un progetto di qualità può richiedere anche anni di lavoro. Che credibilità ha un giudizio dell’ANVUR, che, fondata su logiche produttivistiche, impone alla ricerca vincoli temporali? E soprattutto, a che serve una simile valutazione e quali effetti produce sull’insegnamento? La risposta è semplice: l’ANVUR, che conosce il forte legame esistente tra «grandi editori» e «baroni», che ne dirigono le collane e scelgono i testi da pubblicare, impedisce di fatto ai ricercatori di occuparsi di alcuni indirizzi di ricerca. Se studio gli anarchici, non pubblico i risultati delle mie ricerche e non vinco concorsi. Di conseguenza studierò altro e nessuno insegnerà più il significato e il valore storico dell’anarchia. Se voglio occuparmi di salute mentale e seguire la scuola di Basaglia e Piro, non otterrò cattedre con le mie ricerche, perché non troverò editori. O rinuncio, o batto la via farmacologica. La conseguenza è una salute mentale che torna a soluzioni repressive, narcotici e letti di contenzione e una università dalle quali sparisce l’esperienza di psichiatria democratica e del disagio come male sociale.
Potrei continuare, ma ormai dovrebbe esser chiaro. Valutare per controllare vuol dire imporre dall’esterno «obiettivi di valore» che ispirano periodiche verifiche della qualità dell’insegnamento; significa creare docenti che tutelano potere e mercato. Significa decidere cosa diranno i libri di testo. E’ questo meccanismo che rende apatico lo studente, impreparato e subordinato il docente formato al pensiero dominante. E’ da qui che occorre partire, per capire e cambiare davvero. Se il pensiero è sotto controllo, se i giovani che si danno alla carriera universitaria devono rinunciare a fare ricerca su argomenti sgraditi al potere, la minaccia non grava sugli studenti, ma è direttamente rivolta contro la libertà della Repubblica.

Agoravox, 12 settembre 2022

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Stampa e televisioni, “libere” di disinformare, fanno di tutto per non parlarne. Bene. E’ segno di timore e racconta a chi vuol capire com’è stata ridotta la democrazia dai suoi sedicenti difensori. Voterò la censurata “Unione Popolare con De Magistris” e sento che più si cerca di nascondere agli elettori la sua esistenza, più saremo in molti a farlo.
La voterò perché è l’unica lista chiaramente pacifista e ambientalista, che rifiuta l’autonomia differenziata, la tragicomica “agenda Draghi” e le sue feroci ricette guerrafondaie e neoliberiste ed è schierata a difesa dei lavoratori e della Costituzione. L’unica lista decisa a invertire la rotta sulla semidistrutta Sanità pubblica, ad abolire l’Invalsi e l’Anvur, che hanno  sottomesso al pensiero unico il nostro sistema formativo.
Voterò l’Unione Popolare con De Magistris perché è la sola lista in cui si presentano numerosi candidati giovani, che vivono i problemi dei giovani e non vendono fumo, non promettono di tagliare le tasse, ma di farle pagare a chi non le paga. L’unica lista alternativa a quelle dei soliti noti, accampati da anni in Parlamento e responsabili dello sfascio del Paese.

P.S.:

Solo per informare chi legge:

Ho scritto questo breve articolo ma facebok mi ha impedito di diffonderlo sui gruppi e mi ha inviato questa Allucinante comunicazione:
Al momento non puoi pubblicare post in gruppi.
Per prevenirne un uso improprio, abbiamo temporaneamente limitato la tua capacità di utilizzare questa funzione su Facebook. Riprova più tardi“.

Agoravox, 29 agosto 2022; Sinistra News, 25 agosto 2022

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Riferendosi all’Unione Popolare di cui è portavoce Luigi De Magistris, un amico di lunga data, uomo di valore, intelligente e acuto nei giudizi, ieri mi ha scritto questo messaggio:  

«Egregio Professore, lei sa come spesso mi sono trovato d’accordo con lei.
Mi dispiace ora di dover far notare come in internet, vedi il sito di Democrazia Atea, circoli una foto di De Magistris che bacia la teca del sangue di san Gennaro. Affari suoi se lo fa in privato; ma inammissibile che se è fatto pubblico come dalla foto parrebbe.
Credo che resteremo sempre nell’eterno fascismo italiano di Carlo Levi, di Umberto Eco, di Piero Gobetti.
Io rifiuto la scheda con motivazioni che consegnerò al presidente del seggio, del tutto consone all’infelicissimo momento politico».

Parole che non avrei voluto leggere, ma sono garbate, motivate e offrono l’occasione di dare una risposta diretta a lui, com’è giusto che sia, ma può interessare anche chi, come lui, pensa di non votare e, quindi di non votarci. Ho pensato così di rispondergli col garbo e il rispetto che meritano le persone che stimi.

«Caro amico, conosco abbastanza bene Luigi De Magistris per poter dire che le cose non stanno come lei pensa. Voglio dire che De Magistris è certamente un credente, ma da privato cittadino non avrebbe probabilmente baciato la teca. L’ha fatto da Sindaco, per una sorta di dovere istituzionale. Un errore? Può darsi. Non tale però da cancellare dieci anni di lavoro politico che ha fatto di Napoli un modello di governo dal basso, di autonomia dai partiti e di coinvolgimento di centri sociali, associazioni e cittadini qualunque, come me, coordinatore di un gruppo di compagni rappresentativi delle realtà e delle lotte territoriali, che ha portato nel palazzo del Comune la voce della città. Non tutto è andato sempre bene, ma molto è stato fatto e in condizioni di estrema difficoltà.
Non può immaginare la guerra feroce che contro questo modo di gestire la città è stata condotta dai partiti, tutti più o meno coinvolti in scandali e rapporti ambigui con la malavita. Ciò che non si perdona a De Magistris è soprattutto questo: l’aver messo fuori dal Palazzo la camorra e il sottobosco politico che ne fa parte. Per dieci anni affaristi e personaggi legati al crimine organizzato hanno dovuto rinunciare ai loro affari loschi. Sono stati dieci anni di crescita civile, di partecipazione attiva e di riconquista del ruolo che spetta a una città come Napoli.
La ritorsione è stata ovviamente immediata e feroce e ha unito tutti i partiti: fondi progressivamente ridotti, dichiarazione di semidissesto, casse del Comune bloccate, tentativi di utilizzare in modo strumentale la legge Severino per mandare a caso il sindaco eretico e, dulcis in fundo, stampa mobilitata nella demonizzazione.
In queste condizioni, difficili se non impossibili, la città è stata liberata dai cumuli di spazzatura sotto i quali l’aveva sepolta la precedente Amministrazione e si è sottratta a privatizzazioni e svendite dei beni comuni, tant’è che oggi è ancora l’unica grande città in cui l’acqua è pubblica. Potrei continuare a lungo, ma occorrerebbe lo spazio di un libro, che qui non ho, ma forse scriverò.
Democrazia Atea, che ha fatto parte a lungo di Potere al Popolo, è un’organizzazione che porta avanti una battaglia condivisibile, ma lo fa, a mio parere, senza distinguere la Chiesa-Istituzione da quella di base e dai credenti che meritano rispetto. Carla Corsetti, che ne è l’anima, è una donna preparata e coerente, che stimo molto, alla quale rispettosamente rimprovero una tendenza all’integralismo. La campagna scatenata contro De Magistris è legittima, ma miope. Non si può dividere il mondo in bianco e nero, riconoscendo a un colore tutto il bene e caricando sulle spalle dell’altro ogni male. Credo che la realtà sia più complessa e che, utilizzando i criteri di valutazione di Democrazia Atea, si finisca con l’agevolare il grigio che non si vuole, o non si sa vedere e che nove volte su dieci è responsabile del degrado della nostra vita pubblica.
Naturalmente, amico mio, rispetto la sua scelta e ne capisco le ragioni. Tuttavia, mi creda, non ci aiuta a cambiare le cose, mette in difficoltà una iniziativa politica partita dal basso e costretta – unica fra tutte – a raccogliere migliaia di firme in tutto il Paese. Così è ridotta la democrazia. Il suo rifiuto dell’unica realtà politica ambientalista, alternativa al neoliberismo e alla guerra, decisa a difendere la Costituzione e i diritti della povera gente, finisce con il rinforzare involontariamente la grande area del “grigio” che meno cittadini votano, più forte diventa. La prego di riflettere. Abbiamo bisogno di persone come lei che firmino, ci aiutino a raccogliere firme e ci votino. Lei ha gli strumenti critici per valutare il peso reale di quello che ritiene un errore e quello di una scelta di campo che ha alle spalle un lungo percorso di lotta per un mondo veramente migliore.

Agoravox 8 agosto 2022

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Il 25 settembre potrebbe non essere un giorno come tanti altri. Avremo meno parlamentari. Se l’estrema destra più o meno fascista dovesse vincere, complice il PD, sarebbe possibile cancellare agevolmente la Costituzione. Avremmo così la fine della Repubblica nata dalla Resistenza.
Fatta questa premessa, credo che un’opposizione numericamente, culturalmente e politicamente qualificata, potrebbe essere in grado di costringere il PD a non sostenere lo smantellamento di ciò che resta della Costituzione.
Conte non accetta alleati e si assumerà le conseguenze della sua scelta inspiegabile. Ha governato con Salvini, è vero, ma lo ha ridimensionato e mandato all’opposizione. Di ciò che era di destra nei 5 Stelle ormai non c’è molto e gli va riconosciuto il merito di aver fatto cascare dal piedistallo l’idolo della finanza, quel Draghi che – si diceva – cammina sulle acque ed è affondato in una palude puzzolente. Catullo direbbe: “Lesbia non vuole. Tu pure non volere.
De Magistris ha governato Napoli, dovendo fare le nozze coi fichi secchi, ma ha fatto miracoli e oggi Napoli è l’unica grande città in cui l’acqua è pubblica. Da sempre strenuo difensore della democrazia, con le sue scelte ha dimostrato di essere un uomo coerente, che non lotta per una poltrona.
Santoro è un grande giornalista, lucido e indipendente, che si è formato nell’Italia dell’arco costituzionale. Insieme potrebbero mettere tutto in discussione. E non è detto che non vada così.
Non sono credente e il paragone può apparire improponibile. In questo terribile tornante della storia, sono tuttavia certo che, se qualcosa ci sopravvive, una simile alleanza avrebbe oggi accanto, invisibili padrini, Terracini, Teresa Mattei, Gobetti, Amendola, Gramsci, Pertini, la mia amica Rossana Rossanda e tanti come loro, che hanno speso la vita per la libertà e i diritti della povera gente. Quella gente che oggi purtroppo è di nuovo disperata.
Una risposta alle destre – estreme o moderate come il PD – comunque è nata. Si chiama “Unione Popolare”, ha De Magistris come portavoce, i migliori giovani del Paese come militanti, ed è l’unica alternativa concreta alla pericolosa torsione autoritaria che ci minaccia.
Aprite occhi e orecchie, perché stampa e televisione non ve ne parleranno. Non vi diranno che una legge elettorale peggiore di un golpe impone a quest’unica formazione di raccogliere firme su tutto il territorio nazionale. Cercate sul web, raggiungetela, se non riuscirà a raggiungervi, date una mano e aiutatela a chiedervi il voto. Non ve ne pentirete e non sarà un voto sprecato. Chi ve lo dice mente.

Agoravox, 3 Agosto 2022

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Stasera alle 21 su Radio Shamal va in onda «Parole di Uomini e sassi», una trasmissione ideata da Umberto Laperuta e realizzata con Giuseppe Aragno.

Di che si tratta?

E’ una di quelle cose che, se provi a spiegarle, non si capisce nulla.

E allora che ce lo dici a fare?

Ve lo dico perché vale la pena di scoprire il segreto.

Quindi?

Quindi alle 21 collegatevi e non ve ne pentirete.
Ecco il link:  https://www.radioshamal.it/online/.
Stasera non potete? Niente paura:

DOMANI E DOMENICA ALLE 11 SI REPLICA!

Agoravox, 17 luglio 2022

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Ci sono notizie che incredibilmente non trovano posto né in prima pagina sui giornali, né tra i titoli dei telegiornali. Venerdì scorso, per esempio, la tragedia marocchina e spagnola avrebbe meritato certamente la prima pagina: a Melilla il razzismo istituzionale dell’Unione Europea ha fatto più morti e feriti di un missile russo a Kiev.

Siamo continuamente bombardati dal panegirico della superiore civiltà occidentale, rappresentata in primo luogo dagli USA e dalla loro “grande democrazia”. Bombe di carta stampata e titoli urlati dai telegiornali hanno accompagnato nei giorni scorsi la scelta medioevale di mettere fuori legge l’aborto e di vietare ai medici l’obiezione di coscienza. L’attenzione, però, non si è fermata sulla barbarie della legge ma qualche corteo spontaneo di gente che protestava. Non serve a niente, ma da noi si può protestare.

Bombe a grappolo ci colpiscono ogni volta che un’arma da guerra, venduta come un giocattolo a chiunque ne abbia voglia, produce la periodica strage di gente inerme. La notizia sono i morti e la pietà; nessun titolo sulla democrazia di riferimento dell’Occidente che obbedisce alla lobby delle armi.

Alla coscienza di un popolo civile la pena di morte ripugna. I nostri mezzi d’informazione ci dicono che si sono fatti progressi nella barbarie delle esecuzioni, ma non trovi un titolo sugli USA che ignorano Beccaria e si tengono cara la pena di morte.

Quando un cittadino diventa Presidente pur avendo preso meno voti dell’avversario, in prima pagina la notizia non è che negli USA può vincere chi perde; si celebra invece il faro della democrazia occidentale che ha mandato alla Casa Bianca uno che imporrà alla maggioranza la volontà di una minoranza.

Non hanno fatto mai veramente notizia e non sono diventate un esempio classico di crimine di guerra le atomiche sganciate sul Giappone – le uniche nella storia dell’umanità; il golpe finanziato per eliminare Allende, il razzismo quotidiano, le menzogne sulle armi irachene di distruzione di massa, e le conseguenti centinaia di migliaia di morti sono faccende sulle quali pesa la polvere degli anni. Gli USA erano e sono sempre credibili

Come ogni guerra anche quelle degli occidentali sono massacri; quando si combattono, però, sono giuste e difendono la democrazia. Diventano un errore qualche tempo dopo, ma chi non ha sbagliato scagli la prima pietra.

Siamo condannati a bombardamenti quotidiani che annebbiano le menti, cancellano il passato e impongono con invisibile violenza la convinzione che grande, grandissima è la civiltà degli occidentali e che gli Usa ne sono il faro: il Paese che da Lincoln a Kennedy ha ucciso un numero impressionante di suoi Presidenti.

Da un po’ di tempo, il pilota più attivo in questo bombardamento è il Presidente del Consiglio dei Ministri della nostra sventurata Repubblica. Uno che per occuparsi della democrazia atlantica, ha dimenticato il Covid, la siccità, la corruzione dilagante, gli italiani ridotti in miseria, il pianeta moribondo e la Costituzione su cui ha giurato.

Per tradire Cristo, Giuda fu pagato con un pugno di monete. Nessuno ancora sa in cambio di cosa il nostro signor Presidente tradisce quotidianamente il popolo che governa.

Agoravox, 1 luglio 2022

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In questi ultimi mesi, l’Italia delle Istituzioni, guidata da Draghi, ha scelto una linea politica a dir poco estranea allo spirito e alla lettera della nostra Costituzione. L’ultima significativa decisione che caratterizza questa linea, riguarda la Conferenza di Vienna, che da oggi al 23 giugno accoglie gli oltre cento Stati firmatari del Trattato per l’abolizione delle armi nucleari (TPNW). Dei quattro Paesi dell’UE che ospitano testate nucleari NATO sul proprio territorio, il Paese di Draghi è l’unico assente. Con Australia e Norvegia, anch’essi membri della Nato, Belgio, Germania e Olanda sono infatti presenti come Stati osservatori.
Il Parlamento è stato informato? Sulla gravissima scelta ha votato e accettato la posizione assunta dal governo? Probabilmente, come ha insegnato a Mattarella Napolitano, non ce n’era bisogno. Ormai il Parlamento ha una funzione puramente ornamentale. Esiste perché si possa dire che siamo una democrazia, ma se un Presidente di Commissione esprime un’opinione sfavorevole alla politica governativa, pur di mandarlo via, si scioglie la Commissione, se ne nomina un’altra e lo si mette alla porta.
Giusto? Sbagliato? Democratico? Costituzionale? Domande inutili. Uno straccio di costituzionalista disposto ad avallare lo si trova sempre e in ogni caso decidono giornali, stampa e opinionisti, pronti ad arrampicarsi sugli specchi per santificare le scelte del Beato Draghi.
Forte di questo autorevole avallo, contro la volontà di un popolo nauseato, che sistematicamente diserta le urne e mostra di avere per le Istituzioni più o meno la stessa opinione che nutre per la malavita organizzata, siamo giunti rapidamente dove siamo. Draghi ci ha reso cobelligeranti al fianco degli ucraini (loro mettono i morti, noi le armi), ha inaugurato un’accoglienza razzista che accetta i bianchi e respinge i neri e ha promesso al Paese del battaglione Azov che gli italiani saranno sempre al loro fianco e vogliono l’Ucraina in Europa ha tutti i costi.
Draghi ha una bibbia – l’atlantismo – e va in giro per il mondo, raccontando che quella è la bibbia di tutti noi italiani. Draghi – e nostro malgrado noi con lui – difende la libertà di stampa secondo un criterio selettivo che fa rabbrividire. Se la vittima è russa, il ministro degli Esteri insorge. Se il carnefice è il governo USA silenzio di tomba. Per Assange non una parola di solidarietà, per Santoro epurazione e per chi ammazza una giornalista palestinese, c’è pronto Pierino: «però difendeva terroristi…».
Era stato chiamato per mettere a posto i conti e siamo vicini al disastro; doveva annientare il Covid e ha dichiarato la partita vinta, sicché il massacro continua ignorato e i 58 morti di ieri si sono suicidati.
Chi ha detto a Draghi che gli italiani sono pronti a svenarsi per partecipare a un conflitto a dir poco oscuro, è un mistero glorioso. Chi gli ha dato mandato di ipotecare il futuro delle nostre aziende, ormai prossime al disastro, non si sa. Forse è la Bibbia dell’atlantismo a chiedergli di creare disoccupazione, di ignorare la siccità, di aggravare il disastro ambientale.
Benché sia paradossale, di una cosa si può esser certi: la guerra di Draghi in difesa degli ucraini e in nome della democrazia non solo ci ha condotti a un disastro economico e a piani di razionamento, ma sta massacrando gli italiani e il loro sistema democratico.
A questo punto sorge legittima una domanda: che significa tradire?

Agoravox, 22 giugno 2022

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Intervistato, il banchiere chiamato alla Presidenza del Consiglio per salvare la patria si fa la propaganda. Finora missione compiuta: economia in crescita, pandemia superata e in quanto alla guerra, dice, la libertà degli ucraini richiede sacrifici agli italiani.
Chiuso il libro dei sogni e delle bugie, resta la verità di un Paese che è nelle stesse condizioni in cui Draghi l’ha trovato. Difendere la libertà degli ucraini, significa svenarsi per acquistare armi che ammazzino i russi. Dei diritti violati e delle libertà cancellate da tutti i dittatori, a Draghi non importa nulla e anzi si tiene caro nella NATO Erdogan, il macellaio dei Curdi, per i quali gli italiani non devono fare sacrifici. Intanto i nostri diritti sono sempre più minacciati: alle scuole mancano aule, Università e Ricerca chiedono l’elemosina, di Covid si muore ancora come si moriva e la Sanità non ha occhi per piangere.
Mentre Draghi racconta i suoi miracoli, profughi africani, abbandonati a se stessi, annegano nel Mediterraneo e il governo stende tappeti rossi per i profughi ucraini.
Tutto va bene, afferma Draghi, che evidentemente non conosce il Paese che governa, e mentre esalta il suo operato, nei Pronto Soccorso il malato scopre che l’urologo non c’è. Mancano, sì. Spendiamo milioni ogni giorno per missili e carri armati e agli ospedali mancano i medici.

Agoravox, 20 aprile 2022  

 

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