Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Carta stampata e giornali on line’ Category


In questi ultimi mesi, l’Italia delle Istituzioni, guidata da Draghi, ha scelto una linea politica a dir poco estranea allo spirito e alla lettera della nostra Costituzione. L’ultima significativa decisione che caratterizza questa linea, riguarda la Conferenza di Vienna, che da oggi al 23 giugno accoglie gli oltre cento Stati firmatari del Trattato per l’abolizione delle armi nucleari (TPNW). Dei quattro Paesi dell’UE che ospitano testate nucleari NATO sul proprio territorio, il Paese di Draghi è l’unico assente. Con Australia e Norvegia, anch’essi membri della Nato, Belgio, Germania e Olanda sono infatti presenti come Stati osservatori.
Il Parlamento è stato informato? Sulla gravissima scelta ha votato e accettato la posizione assunta dal governo? Probabilmente, come ha insegnato a Mattarella Napolitano, non ce n’era bisogno. Ormai il Parlamento ha una funzione puramente ornamentale. Esiste perché si possa dire che siamo una democrazia, ma se un Presidente di Commissione esprime un’opinione sfavorevole alla politica governativa, pur di mandarlo via, si scioglie la Commissione, se ne nomina un’altra e lo si mette alla porta.
Giusto? Sbagliato? Democratico? Costituzionale? Domande inutili. Uno straccio di costituzionalista disposto ad avallare lo si trova sempre e in ogni caso decidono giornali, stampa e opinionisti, pronti ad arrampicarsi sugli specchi per santificare le scelte del Beato Draghi.
Forte di questo autorevole avallo, contro la volontà di un popolo nauseato, che sistematicamente diserta le urne e mostra di avere per le Istituzioni più o meno la stessa opinione che nutre per la malavita organizzata, siamo giunti rapidamente dove siamo. Draghi ci ha reso cobelligeranti al fianco degli ucraini (loro mettono i morti, noi le armi), ha inaugurato un’accoglienza razzista che accetta i bianchi e respinge i neri e ha promesso al Paese del battaglione Azov che gli italiani saranno sempre al loro fianco e vogliono l’Ucraina in Europa ha tutti i costi.
Draghi ha una bibbia – l’atlantismo – e va in giro per il mondo, raccontando che quella è la bibbia di tutti noi italiani. Draghi – e nostro malgrado noi con lui – difende la libertà di stampa secondo un criterio selettivo che fa rabbrividire. Se la vittima è russa, il ministro degli Esteri insorge. Se il carnefice è il governo USA silenzio di tomba. Per Assange non una parola di solidarietà, per Santoro epurazione e per chi ammazza una giornalista palestinese, c’è pronto Pierino: «però difendeva terroristi…».
Era stato chiamato per mettere a posto i conti e siamo vicini al disastro; doveva annientare il Covid e ha dichiarato la partita vinta, sicché il massacro continua ignorato e i 58 morti di ieri si sono suicidati.
Chi ha detto a Draghi che gli italiani sono pronti a svenarsi per partecipare a un conflitto a dir poco oscuro, è un mistero glorioso. Chi gli ha dato mandato di ipotecare il futuro delle nostre aziende, ormai prossime al disastro, non si sa. Forse è la Bibbia dell’atlantismo a chiedergli di creare disoccupazione, di ignorare la siccità, di aggravare il disastro ambientale.
Benché sia paradossale, di una cosa si può esser certi: la guerra di Draghi in difesa degli ucraini e in nome della democrazia non solo ci ha condotti a un disastro economico e a piani di razionamento, ma sta massacrando gli italiani e il loro sistema democratico.
A questo punto sorge legittima una domanda: che significa tradire?

Agoravox, 22 giugno 2022

classifiche

Read Full Post »


Intervistato, il banchiere chiamato alla Presidenza del Consiglio per salvare la patria si fa la propaganda. Finora missione compiuta: economia in crescita, pandemia superata e in quanto alla guerra, dice, la libertà degli ucraini richiede sacrifici agli italiani.
Chiuso il libro dei sogni e delle bugie, resta la verità di un Paese che è nelle stesse condizioni in cui Draghi l’ha trovato. Difendere la libertà degli ucraini, significa svenarsi per acquistare armi che ammazzino i russi. Dei diritti violati e delle libertà cancellate da tutti i dittatori, a Draghi non importa nulla e anzi si tiene caro nella NATO Erdogan, il macellaio dei Curdi, per i quali gli italiani non devono fare sacrifici. Intanto i nostri diritti sono sempre più minacciati: alle scuole mancano aule, Università e Ricerca chiedono l’elemosina, di Covid si muore ancora come si moriva e la Sanità non ha occhi per piangere.
Mentre Draghi racconta i suoi miracoli, profughi africani, abbandonati a se stessi, annegano nel Mediterraneo e il governo stende tappeti rossi per i profughi ucraini.
Tutto va bene, afferma Draghi, che evidentemente non conosce il Paese che governa, e mentre esalta il suo operato, nei Pronto Soccorso il malato scopre che l’urologo non c’è. Mancano, sì. Spendiamo milioni ogni giorno per missili e carri armati e agli ospedali mancano i medici.

Agoravox, 20 aprile 2022  

 

classifiche

Read Full Post »


Quando avremo esportato a cannonate la nostra grande democrazia, anche voi voterete Pasquale ma sarete governati da Nicola. Anche voi in maggioranza schiacciante sarete contro la guerra e il rifornimento di armi a Paesi in guerra, ma avrete un Governo che rappresenta se stesso e non solo manderà le armi – diventando così di fatto cobelligerante – ma farà pagare tutto a voi, aumentando la vostra povertà e rovinando le vostre scuole e i vostri ospedali.
Quando finalmente vi imporremo a cannonate la democrazia che non ci avete chiesto, potrete fare strage di popoli innocenti in nome della libertà e derubarli impunemente.
Entrerete così in un mondo di “giusti”, nel quale potrete trattare come criminali Eddy Marcucci, che ha combattuto per la libertà dei Curdi e Nicoletta Dosio che lotta per l’ambiente e non vuole la Tav. Un mondo nel quale potrete innalzare monumenti a nazisti come Bandera, mettere a tacere chi all’Università fa lezioni su Dostoievskij, licenziare il direttore d’orchestra che dirige alla Scala solo perché non la pensa come voi e cancellare le biografie di illustri personaggi che vi danno fastidio. Voi ancora non lo sapete, ma noi democratici a prova di bomba abbiamo appena fatto sparire da Wikipedia la biografia del noto dissidente Alessandro Orsini.
Quando finalmente le nostre cannonate vi avranno liberato dal vostro dittatore, scoprirete che la nostra democrazia è disegnata sul modello di Orwell e del suo agghiacciante “1984″ e se un Allende vi difenderà, la nostra grande democrazia farà uccidere Allende e vi regalerà uno splendido Pinochet.

Agoravox, 23 marzo 2022

classifiche

Read Full Post »


Non ascolto Mediaset, ma l’informazione è ormai tutta «mediasettata». Domenica, facendo zapping, mi fermai su Rete 4: a «Zona bianca» Andrea Ruggieri, deputato forzista, e l’invasato interventista Roberto Poletti, inferociti per un cenno alle responsabilità della Nato, aggredivano lo storico Franco Cardini. La nausea mi costrinse ad abbandonare il campo velocemente, capii però finalmente che l’oscena propaganda bellicista, nasce da una convinzione che mette assieme il diavolo e l’acqua santa: l’Occidente è moralmente e culturalmente superiore a ogni altra parte del pianeta. Lo urlò convinto Ruggieri, sparando a zero verità di fede sullo sconcertato Cardini. Per questa convinzione gli interventisti sono pronti a tutto, persino a una guerra nucleare.
Cosa intenda Ruggieri per «superiorità dell’Occidente» è difficile dire. L’Occidente nazista o quello che a Versailles generò il nazismo, trasformando la pace in una vendetta umiliante per la Germania? L’Occidente di Hitler o quello che, sperando nella distruzione dell’URSS, spinse ad est le armate di Hitler e tuttavia si salvò grazie ai russi, che contarono venti milioni di morti uccisi dall’Occidente nazifascista?
L’Occidente della superiorità: quale? Quello che lanciò due bombe atomiche sui giapponesi ormai sconfitti, per mettere sull’avviso i russi, ormai nemici da distruggere in nome di una «libertà» che rende l’umanità schiava della religione del mercato? Quello di Socrate e del suo dissacrante dubbio, o quello che lo condannò alla cicuta, sperando di uccidere con lui la coscienza critica e l’autonomia del pensiero umano?
Quale Occidente? Quello che apprese l’algebra dall’Oriente o quello delle Crociate? Quello dell’etnocidio delle popolazioni americane? L’Occidente di Tommaso Moro e Giordano Bruno, o quello che li uccise? L’Occidente della Controriforma, di Torquemada e del Sant’Uffizio? Quello di Galilei o quello che lo minacciò con la tortura? L’Occidente dello schiavismo? L’Occidente del Colonialismo? L’Occidente dell’Olocausto? Quello che prima di Norimberga reclutò i nazisti che gli potevano essere utili? L’Occidente di Von Braun, che inventò le terribili armi naziste lanciate su Londra e poi, sottratto al processo, regalò agli americani la sua scienza omicida? L’Occidente che, caduto il muro di Berlino, proclamò la fine della storia, il trionfo del capitalismo e degli Stati Uniti razzisti e imperialisti e umiliò la Russia che a Stalingrado aveva fermato il mostro occidentale?
Quale Occidente? Quello di Martin Luther King, o quello che l’ha ucciso? Quello del Vietnam? Quello di Colin Powell, che mentì all’Onu, per aggredire l’Irak, massacrò un milione di sventurati e impiccò Saddam Hussein? L’Occidente che ha raso al suolo la Libia e causato il linciaggio di Gheddafi? Quello che assiste impassibile alla tragedia della Palestina? Quello che accoglie chi fugge dall’Ucraina, ma uccide in mare chi fugge dalle guerre africane e paga un dittatore perché gli tolga dai piedi i profughi provenienti dall’Oriente?
Io non appartengo al mondo esaltato dagli interventisti. Sono nato dove Oriente e Occidente sono alba e tramonto e non dividono i popoli. Dov’è la mia terra? Non lo dirò, perché gli occidentali si inventerebbero subito una ragione nobile, per metter mano alle armi ed esportarvi la loro sedicente civiltà.

Agoravox, 17 marzo 2022

classifiche

Read Full Post »


La foto che vedete non vi mostra l’Ucraina, ma la Libia che abbiamo bombardato. La guardo e mi viene in mente di cercare l’Italia democratica.
Cerco, scavo, ricerco e trovo una Repubblica che calpesta da sempre la sua Costituzione. Una Repubblica che amministra la giustizia col Codice Rocco, orgoglio del regime fascista, che affida la formazione tecnica delle forze dell’ordine a Guido Leto, capo della polizia politica fascista, e affida la Corte Costituzionale a Gaetani Azzariti, già Presidente del Tribunale della razza istituito dai fascisti.

Cerco, scavo, ricerco e scopro che tra il 1948 e 1950 la forza pubblica denuncia decine di migliaia di lavoratori e i giudici fascisti, che l’amnistia ha lasciato al loro posto, condannano più di 15.000 «sovversivi» a 7.598 anni di carcere. Da raffronto con i dati dell’Italia fascista emerge che la media degli anni di carcere inflitta ai condannati dal Tribunale Speciale ammonta a 1631, quella inflitta dai tribunali dell’Italia repubblicana ai condannati per reati politici è invece 2533.
Secondo dati ufficiali, dal 1948 al 1952 nell’Italia repubblicana in piazza le forze dell’ordine fecero 65 vittime (82 secondo fonti non ufficiali); in quegli stessi anni, in Francia si ebbero 3 morti, in Gran Bretagna e in Germania 6. Mentre registro questi numeri inquietanti, m’imbatto nell’intramontabile «modello Fiat», varato dal fascista Valletta, passato agevolmente tra le maglie dell’epurazione: reparti-confino (tornarti di moda con Marchionne), schedature politiche e licenziamenti per rappresaglia di lavoratori comunisti, socialisti e anarchici. Nel 1974, una legge riconobbe la qualifica di «perseguitati politici» a 15.099 lavoratori e lavoratrici vessati in ogni modo tra il gennaio 1948 e l’agosto 1966.

Cerco, scavo, ricerco ed ecco una nuova «scoperta»: il numero agghiacciante di vittime delle forze dell’ordine. Non si tratta di «casi» che in qualche modo vivono ancora nella coscienza del Paese. Non mi riferisco a Giuseppe Pinelli, l’anarchico che il 12 dicembre 1969 volò giù dalle finestre della Questura di Milano, affidata a Marcello Guida. già direttore della colonia penale di Ventotene, dove il regime aveva confinato Sandro Pertini e lo stato maggiore dell’antifascismo militante. Mi riferisco a morti dimenticati, uccisi negli anni che vanno dalla caduta del fascismo ai giorni nostri.
E’ un elenco da brividi:
1943:
26 luglio-27 settembre 1943 (caduta del fascismo-Quattro Giornate di Napoli e inizio Resistenza): il governo Badoglio ordina alla forza pubblica di sparare su chi protesta. A Bari, Bologna, Budrione, Canegrate, Colle Val d’Elsa, Cuneo, Desio, Faenza, Genova, Imperia, La Spezia, Laveno Mombello, Lullio, Massalombarda, Milano, Monfalcone, Napoli, Palma di Montechiaro, Pozzuoli, Reggio Emilia, Rieti, Roma, Rufino, San Giovanni di Vigo di Fassa, Sarissola di Busalla, Sassuolo, Sesto Fiorentino, Sestri Ponente, Torino e Urgnano, carabinieri, polizia e reparti dell’esercito in servizio di ordine pubblico fanno almeno 98 morti nelle manifestazioni seguite all’arresto di Mussolini e nelle lotte per carovita, lavoro, pace e libertà dei detenuti politici. In un sol caso, a Torino, durante uno sciopero alla Fiat, gli Alpini rifiutano di sparare.
18 dicembre: a Montesano, (SA), mentre si lotta per la liberazione, le ultime vittime del tragico 1943. Il paesino insorge contro il malgoverno e paga con 8 morti. I carabinieri fascisti, ora badogliani, accusano ovviamente «elementi comunisti». Pochi giorni dopo l’insurrezione di Napoli, buona parte degli ufficiali superiori delle Forze Armate e dei corpi di Polizia, che nei giorni di lotta sanguinosa se l’erano squagliata, lasciando in balia dei nazisti i loro uomini e la città, tornarono tranquillamente al loro posto e i carabinieri stabilirono immediatamente un record insuperabile: l’arresto del primo partigiano, Eduardo Pansini, uno dei capi delle Quattro Giornate, in cui era caduto da eroe il figlio Adolfo.
1944:
con 35 vittime accertate e numerose rimaste ignote, le cose non vanno meglio del 1943. Il 13 gennaio a Montefalcone Sannio e a Torremaggiore esercito e polizia sparano ai contadini in lotta. Un conto preciso dei morti non s’è mai fatto. A Roma un carabiniere uccide un minorenne che manifesta contro gli accaparratori di grano, a Regalbuto i carabinieri uccidono Santi Milisenna, segretario della federazione del Pci. Di lì a poco cade una donna che manifesta per la mancanza di cibo, 3 morti si registrano a Licata, dove polizia e carabinieri sparano contro chi protesta perché all’ufficio del collocamento è tornato il dirigente fascista. A Ortucchio i carabinieri, giunti a sostegno dei principi Torlonia durante un’occupazione di terre, fanno due morti. A Palermo, una protesta per il caropane costa 23 morti. Stavolta sparano i soldati. Seguono due morti a Licata, un morto a Roma, e i tre morti di dicembre tra i separatisti siciliani.

1945: 38 morti, tra cui Vincenzo Lobaccaro, bracciante, scambiato per un ex confinato politico;
1946: 42 morti (7 cadono tra le forze di polizia);
1947: 8 morti (6 sono i militi uccisi);
1948: 35 vittime (ci sono anche 7 agenti caduti);
1949: 22 morti;
1950: 19 caduti;
1951: 4 morti;
1952: 2 vittime;
1953: 12 uccisi;
1954: 6 morti;
1955: non si spara e c’è tempo per un bilancio che non riguarda i morti. Secondo dati incompleti e parziali dal 1 gennaio 1948 al 31 dicembre 1954 ci furono 5.104 feriti e 148.269 arrestati.
1956: 7 morti;
1957: 4 vittime;
1959: 2 caduti;
1960: 11 morti ;
1961: 1 caduto;
1962: 2 vittime.
Una pausa la trovo in coincidenza con l’esperienza del centro-sinistra, poi la contestazione giovanile e il triste elenco che si allunga:
1968: 3 morti;
1969: 5 caduti (1 poliziotto ucciso), cui si aggiungono Giuseppe Pinelli e Domenico Criscuolo, tassista incarcerato a Napoli durante una manifestazione sindacale. L’uomo si uccide dopo un colloquio con la moglie, che gli confessa di non sapere come procurarsi il denaro per vivere e dar da mangiare ai 5 figli. Strage di Stato e Servizi Segreti fanno i 17 morti del 12 dicembre a Milano uccisi da una bomba esplosa alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. E’ la cosiddetta “strategia della tensione“, che consentirà la repressione dei movimenti di massa di quegli anni. Per la strage di matrice fascista furono accusati senza alcuna prova gli anarchici, tra cui l’ex partigiano Pino Pinelli e Pietro Valpeda.

Cerco, scavo, ricerco e decido di non fermarmi sui cosiddetti «anni di piombo» Furono anni di guerra civile strisciante e occorrerebbe un discorso a parte.
Il ritorno alla “normalità” si ha con la contestazione della globalizzazione; a Napoli si fanno le prove generali e a Genova la parola passa di nuovo alle armi.
2001: una pistolettata uccide Carlo Giuliani e si registrano le feroci torture alla caserma Bolzaneto e alla scuola Diaz.
Forse l’elenco che segue è incompleto e gli ammazzamenti non sono della stessa natura, ma basta a giustificare il sospetto che cercare l’Italia democratica è una fatica vana, perché non è mai esistita.
11 luglio 2003: Marcello Lonzi, finito nel carcere di Livorno.
5 settembre 2005: Federico Aldovrandi, ucciso mentre viene arrestato.
27 ottobre 2006: Riccardo Rasman, finito per “asfissia da posizione”.
14 ottobre 2007: Aldo Bianzino, trovato morto nel carcere di Perugia.
11 novembre 2007: Gabriele Sandri ucciso come Bifulco da un colpo accidentale.
14 giugno 2008: Giuseppe Uva, morto nella caserma in cui era stato portato.
22 ottobre 2009: Stefano Cucchi, ucciso durante la custodia cautelare.
3 marzo 2014: Riccardo Magherini, morto durante l’arresto.
5 settembre 2014: Davide Bifulco ucciso da un carabiniere.

Cerco, scavo, ricerco e benché la Costituzione ripudi la guerra, mi accorgo che abbiamo bombardato la Serbia e la Libia uccidendo inevitabilmente vecchi donne e bambini, siamo stati complici di tutti i crimini della Nato e abbiamo rapporti diplomatici con tutti i dittatori che ci fanno comodo, persino con quello egiziano, che ci ha ammazzato barbaramente Regeni.

Cerco, scavo, ricerco e non la trovo. Trovo invece un Paese con un governo senza opposizione, che si prepara a ridurre il numero dei parlamentari, va avanti a colpi di decreti governativi privi di qualsivoglia urgenza. In un clima di feroce propaganda bellicista contro la Russia, passa un decreto secretato che lascia mano libera al governo nell’invio di aiuti militari a un Paese che festeggia Banderas, il suo eroe nazista. Un Paese in cui le bandiere della pace alzate al vento nobile della libertà, servono a nascondere scelte decisamente ignobili. Ignobile è infatti la decisione di armare gli ucraini che hanno bombardato per anni il Donbass, di accogliere i loro profughi che fuggono dalla guerra, e di lasciare annegare nel Mediterraneo i neri che, come i bianchi, fuggono dalla guerra.

Diogene cercava l’uomo, io cerco l’Italia democratica.
Cerco, scavo, ricerco e non la trovo. Trovo invece che siamo alleati degli Usa e facciamo parte della Nato. Che c’è di male? Se avrete la pazienza di ascoltarlo, ve lo spiegherà con estrema chiarezza lo storico Daniel Ganser e forse vi chiederete se, invece di criminalizzare ferocemente Putin, non sia il caso di liberarsi della banda di pericolosi neoliberisti che ci sta conducendo a un disastro senza precedenti nella vicenda umana.
Ecco il link:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10227980973738452&id=1496106942&sfnsn=scwspwa

Agoravox, 9 marzo 2022

classifiche

Read Full Post »


Nel linguaggio vile e servile della nostra stampa, i territori che da qualche anno si sono staccati dall’Ucraina sono definiti “autoproclamate repubbliche” del Donetsk e Luahnsk e il recente loro riconoscimento da parte della Russia è descritto come un gesto criminale e senza precedenti.
In realtà, solo trent’anni fa, nel 1991, mentre la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia si dissolveva, proprio l’Ucraina si affrettò a riconoscere la Croazia, seguita a ruota della Germania che, nonostante la CEE avesse chiesto di non procedere a riconoscimenti separati, riconobbe unilateralmente la Croazia e la Slovenia. Naturalmente la foglia di fico di questa infamia divenne il rispetto del principio dell’autodeterminazione dei popoli.  Un principio che la pericolosa Germania e la filonazista Ucraina hanno improvvisamente dimenticato.

Se si volesse discutere seriamente di ciò che accade oggi al confine russo, bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di cercare la radice dei fatti nella Storia e non nella propaganda. Discutere però, a quanto pare, non si può e non si vuole; c’è la guerra e il massimo che puoi aspettarti da una sinistra fragile e ininfluente è la scelta dell’equidistanza. Gridiamo come al solito “no alla guerra” e là, volenti o nolenti, finiamo col fermarci. Purtroppo però la guerra è una costante nella storia dell’umanità e se vogliamo davvero ripudiarla, occorre definire le responsabilità politiche di chi ci ha condotti dove siamo. E’ l’unico modo di essere davvero solidali con gli sventurati che, impacchettati in una divisa, uccidono e sono uccisi, con tutte le vittime, militari e civili, russe o ucraine. Con loro abbiamo un nemico comune: chi la guerra l’ha voluta.

Senza voler fare azzardati paragoni, occorre anche avere il coraggio di riconoscere che non sempre i responsabili principali sono quelli che la guerra la scatenano e talora è necessario schierarsi.
Ai capi della morente Unione Sovietica Francia, Inghilterra e Germania assicurarono che la NATO non avrebbe acquistato complici nell’Europa dell’Est. Dopo il losco affare delle Torri Gemelle, gli Usa però hanno spinto la NATO verso Est. L’Unione Europea avrebbe potuto impedirlo, avrebbe potuto riconoscere nella Russia un Paese con cui intendersi e cooperare, ma non lo ha fatto. Sarebbe stata una maniera concreta e realistica di lavorare per la pace, ma si volle invece fare della Russia un nemico e cominciò l’accerchiamento. In questo senso, l’Ucraina è l’anello mancante della catena di ferro e di fuoco in cui è stata stretta la Russia.
Putin è un nazionalista, sogna la “madre Russia”, ma dovremmo sapere che questo non vuol dire ripristinare territorialmente l’URSS. La Russia ha la sua storia e la sua dignità e Putin è tutto, tranne che un folle a caccia di fantasmi. Da anni ripete in tutte le lingue che la Russia si sentirebbe minacciata dai missili e dalle atomiche della NATO a quattro passi da casa. Fin quando ha potuto, ha trattato, poi ha messo mano alle armi. L’avrebbero fatto anche gli USA, come accadde per Cuba, ancora stretta d’assedio.

Può apparire una bestemmia, ma è probabile che la risposta militare russa alla cecità degli USA, sempre più declinanti e perciò sempre più pericolosi, sia un contributo doloroso alla creazione di un equilibrio pacifico per il futuro. Una nuova “guerra fredda”? Questo dipende soprattutto dall’Europa. In ogni caso è un equilibrio che la sinistra dovrebbe avere a cuore.
Contro la guerra ciò che resta della sinistra avrebbe agito più efficacemente, se mesi fa avesse cominciato a scendere in piazza contro il vetero atlantismo di Draghi, per il ritiro della NATO dall’Ucraina e per il suo scioglimento. Non l’ha fatto, ma oggi può ancora chiedere a Putin di far tacere le armi e all’Occidente di impegnarsi a non consentire all’Ucraina di entrare nella NATO. Si riaprirebbe così il discorso sulla necessità di sciogliere la Nato. Se si partisse da qui, si potrebbe parlare in maniera franca e leale con la Russia, per creare assieme uno spazio comune che, dall’Atlantico agli Urali, fosse garanzia di pace. Questo vorrebbe dire davvero schierarsi concretamente contro la guerra.

Agoravox, 28 febbraio 2022

classifiche

Read Full Post »

Come fotografo valgo ben poco e il ritocco è un disastro. L’articolo però è bello. Condivido e non mi nascondo dietro un dito: spero che procuri lettori al mio libro….

classifiche

Read Full Post »


Gli anni sconsigliano che mi riprometta futuri paragoni tra ultimo e penultimo sindaco di Napoli, ma mi stupisce che Manfredi scopra d’un tratto che De Magistris aveva ragione – non ci sono soldi – e mi  disgusta la rappresentazione consapevolmente falsa, che utilizza di fatto un principio nazista: una menzogna ostinata e spudoratamente ripetuta diventa verità.
Ce l’ho, se non si è capito, con i leccapiedi del nuovo Sindaco, che sputano veleno su Luigi de Magistris e sostengono che Napoli così ridotta non s’era mai vista. Ce l’ho col popolo dei “senzastoria”, di quelli che ignorano chi sono e da dove vengono. Gente i cui bisnonni consentirono senza fiatare che Quintino Sella declassasse il porto di Napoli a favore di quello di Genova, seminando miseria, perché Napoli, disse, “è troppo bella città per esporla a bombardamenti”.
Mussolini però dimenticò Sella, prese per i fondelli i padri e i nonni di chi ora protesta, rinnovò il porto, definì Napoli “città regina del Mediterraneo”, ma dimenticò la difesa della regina e gli Alleati la seppellirono sotto le bombe. Un regalo più grande la città l’aveva avuto molti anni prima da Liborio Romano, che, passato dai Borboni ai Savoia, coprì le spalle a Garibaldi diretto a Gaeta, facendo della camorra la Guardia Nazionale. Un  regalo così costoso che ancora oggi Napoli paga il conto.
Nel 1901 Francesco Saverio Nitti, studiando i bilanci dello Stato dall’unità alla fine dell’Ottocento, scoprì che Napoli e il Sud avevano pagato più tasse del Nord e avevano ricevuto la metà dei servizi. Nel 1904 e nel 1911 si vararono perciò due leggi speciali per Napoli, ma pochi anni dopo, nell’immediato primo dopoguerra, Arturo Labriola, socialista, ministro del lavoro con Giolitti e poi sindaco di Napoli, si trovò ad amministrare una città che – ebbe a scrivere – contava 20.000 accattoni e 100.000 selvaggi.  Era accaduto quello che i critici di De Magistris ignorano o fingono di non sapere: le leggi per Napoli erano diventate leggi per il Nord.
Gli imprenditori settentrionali, piombati a Sud come sciacalli perché lo Stato dava gratis la materia prima, non imponeva tasse e consentiva salari diversi da quelli settentrionali, fecero infatti soldi a palate finché durarono i privilegi delle due leggi, poi chiusero e si portarono i soldi a Nord. Ora dovrebbe essere chiaro: invece di rivoltarsi contro chi li tratta da sempre come selvaggi, i “senzastoria” puntano il dito su chi si è battuto per loro contro 160 anni di storia.
Quando De Magistris è diventato sindaco, la Napoli di Labriola era un paradiso; la città era ormai collassata: fabbriche chiuse, metà delle scuole inagibili, Sanità in ginocchio, mobilità allo stremo, turisti in fuga e strade attraversate da fiumi di disoccupati. Avrà commesso errori – chi non ne fa? – ma alla fine ha fatto quanto poteva con quello che aveva ed ha sbattuto il portone in faccia alla malavita organizzata, facendosi nemico chi la tiene in vita.
Si è capito subito che non si sarebbe adattato al sistema; per questo, non per altro, si è visto tagliare l’ossigeno: 1500 miliardi in meno dei sindaci precedenti e un debito mostruoso, risalente al 1980. Ha celebrato le nozze coi fichi secchi, ma ha lasciato una città più viva e gelosa della sua dignità, rientrata nel circuito del turismo e di gran lunga migliore di quella ricevuta al tempo delle montagne d’immondizia.

Agoravox, 22 novembre 2021

classifiche

Read Full Post »


Se un padrone che non è in regola con la sicurezza uccide un operaio, teoricamente gli tocca una pena massima di 5 anni. In realtà il peggio che gli può può capitare è una condanna a un anno con la condizionale. La pena di Mimmo Lucano per la sua idea di umanità e solidarietà, equivale, quindi, a quella massima che dovrebbe toccare a un padrone che ha ucciso due o tre lavoratori.
Il punto, però, ora non è se la sentenza sia da considerare “giusta”, perché evidentemente non lo è. Il punto è che il capitalismo riconosce il fascismo come suo modello di organizzazione e governo della società. E’ che il nuovo fascismo, ridotti a carta straccia la Costituzione e a un inutile fastidio il Parlamento, comincia purtroppo a gettare la maschera.

Agoravox, 1 ottobre 2021

classifiche

Read Full Post »

Desidero ringraziare “La Repubblica”, che mi riconosce diritto di parola. Da tempo i “compagni” preferiscono che stia zitto…

La Repubblica Napoli, 26 settembre 2021

classifiche

Read Full Post »

Older Posts »