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Archive for luglio 2018

6850271facIl movimento operaio ha una noblie storia di lotte per i diritti dei lavoratori e non ha mai ripiegato. E’ più vivo che mai. Nessuno oggi rappresenta quella storia con maggiore dignità e con tanto coraggio come i Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore. Cinque metalmeccanici licenziati per ragioni politiche dalla Fiat dell’ormai beato Marchionne. Questi uomini, dei quali mi onoro di essere amico e compagno, meritano un incondizionato e fortissimo sostegno. Faccio mia perciò la loro richiesta e rivolgo a chiunque legga un invito pressante alla solidarietà. 

“NON UN PASSO INDIETRO
Questo è il secondo mese senza stipendio
Questo è il codice iban della cassa di resistenza
IT57T 02008 32974 023309421592 intestato ad Antonio Barbati.
Noi non chiediamo 400 milioni….vi chiediamo di farci continuare a resistere anche versando 1 euro.
I 5 operai licenziati politici fiat”.

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socrateOdio l’unanimismo perché amo la lezione per la quale Socrate diede la vita e Brecht scrisse la sua immortale lode del dubbio. E’ questione di laicità.
Per il “grandissimo” Cesare, un uomo del suo rango – Bruto, suo figlio adottivo – toccò tasti che sembravano stonati e cantò fuori dal coro. Non importa se a torto o a ragione, uno ci fu, uno almeno, che seppe dubitare e temere che nell’ombra, non visto o volutamente ignorato, un impasto di ambizione e di certezze errate rendesse l’elogiata grandezza presente una cieca piccolezza, se misurata sulla larga scala del futuro.
Del “geniale” macellaio corso, uno scrittore filosofo, Lev Tolstoj, colse i limiti e nuotando controcorrente puntò il dito sul Bonaparte che “non poteva non inebriarsi di onori”  e gli addebitò la rovina dell’esercito francese nel 1812 per l’avanzata troppo  tardiva e senza preparazione invernale nel cuore della Russia.
Si dirà che è facile criticare la grandezza, quando la sorte la trascina nella polvere, ma non è così. Tolstoj non esaltò nemmeno il Bonaparte di Austerlitz, del tutto indifferente alla tragedia dei morti e dei moribondi che pagavano il suo trionfo.
Avrei voluto sentire una voce autorevole revocare in dubbio l’esattezza della dottrina economica del “grande manager”, la fede cieca nell’automazione che cancella l’omo e produce di conseguenza una disumana gestione delle risorse umane.
Avrei voluto che qualcuno trovasse in tanta presunta luce un’ombra, com’è naturale che sia. Una di quelle ombre che col tempo si allargano cupe e fanno la storia  ben più delle presunte luminose vittorie.
Avrei voluto sentire da qualcuno che conta, in controcanto, il nome di Maria Baratto – lei sì,  una piccola, grande persona – che la politica del manager ferì a morte – e i nomi dei cinque coraggiosi compagni che l’hanno onorata rimettendoci il posto. Non è andata così e quel nome lo faccio io per dire che un grande che non sbaglia  non esiste. E’ solo una menzogna. Piccola e senza storia.

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Le condivido e non aggiungo nulla alle parole di Salvatore Prinzi. Mi limito a riportarle qui, nel mio blog, dove lascio che entrino solo gli amici veri e i compagni che stimo e annuncio con lui che “Potere al Popolo” esiste, cresce è fedele a se stesso e apre la sua campagna di adesioni.
PAP adesioni
Ieri c’era la fila all’Ex OPG per fare le adesioni a Potere al Popolo! Nonostante la domenica di luglio, la finale dei mondiali, il clima generale di stanchezza, di “lasciamoli lavorare”, di “ho già i miei problemi”… Un altro miracolo, l’ennesimo, di Potere al Popolo!

Tanti giovani e tanta commozione, perché per molti era la prima iscrizione in un’organizzazione politica, e la voglia, la speranza, è tanta. Anche per me, confesso: ora non solo un patto a parole, ma un pezzo di carta, mi lega a una comunità di migliaia di persone in Italia e in Europa.
Una comunità che si propone di costruire qualcosa di nuovo, di differente da tutto quello che esiste, di andare oltre i partiti e i movimenti che ci sono, di mettersi innanzitutto in contatto con la gente comune, stare a fianco di chi ha bisogno, costruire con lui percorsi di lotta e momenti di svago. 
Una comunità che vuole rendersi utile al prossimo e acquisire credibilità con l’esempio, con l’analisi, con le proposte concrete. Radicandosi sui territori e facendo partecipare chi oggi è deluso, chi vive i problemi in prima persona, chi ha qualcosa da dare in termini di idee innovative e creatività. Accumulando piccole vittorie che da subito facciano vedere che forza ha il popolo quando si organizza.
Soprattutto, un’organizzazione seria, che faccia quello che dice, che faccia tutto il contrario di quello che ha fatto la sinistra in questi anni: tradimenti, accordi sottobanco, trattative fra vertici, elettoralismo, antagonismo fine a se stesso, presunzione, auto-conservazione identitaria.
Io non so se ce la faremo, so che finalmente abbiamo posto in modo chiaro il problema e stiamo tentando di risolverlo collettivamente, misurandoci con il mondo reale e non con il nostro gruppo di amici o in laboratorio.
Non sarà facile, dopo tutti questi anni di errori, di cattive abitudini, di pessime analisi, di corruzione anche etica e umana. Non sarà facile in un paese che ti spinge verso la fuga, la depressione, o la chiusura davanti all’idiozia di massa del razzismo, dell’antipolitica…
Forse falliremo, non è da escludere. Gente migliore di noi ha fallito in passato. Ma ora conta solo provarci, dire al mondo che esistiamo, che esiste chi sta ragionando e praticando un altro modo di vivere, chi si offre senza tornaconti di difendere la bellezza, l’umanità, la giustizia sociale, di fronte all’egoismo e all’arroganza di padroni, mafiosi, finanza e tecnocrazie.
Potere al Popolo! nasce oggi per davvero, nasce come forza indipendente anche da chi l’ha lanciata, perché non è una lista elettorale, un passaggio tattico, l’ennesimo coordinamento o intergruppo, è il progetto di un nuovo socialismo, che mette al centro il diritto alla vita, il nostro essere sociale, lo sviluppo delle nostre potenzialità attraverso l’incontro, la conoscenza, la messa in comune di saperi, esperienze e possibilità. Perché, senza queste cose, l’esistenza non ha senso…
Venite, vi aspettiamo!

Volete sapere cosa fare per aderire? E’ semplice, date uno sguardo al link:
http://contropiano.org/img/2018/07/adesioni-pap-2018.pdf

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Quanto costerà la rivolta elettorale contro il PD, colpevole di aver regalato il Paese in mano a una destra estrema e reazionaria? E chi pagherà?
Salvini, Conte e Di Maio continuano a nascondersi dietro cortine fumogene sempre più inefficaci, ma sanno benissimo che la partita sugli immigrati è un bluff feroce destinato a finire. Cercheranno di creare altri fantasmi, ma alla fine i nuovi zerbini dell’Unione Europea delle banche faranno i conti col debito, il pareggio di bilancio e il fiscal compact.
Quando i primi venti autunnali sgombreranno il campo, i rivoltosi che la gli hanno regalato il Paese scopriranno che il governo Conte ha in programma tagli micidiali per la povera gente: trentatre miliardi di euro in tre anni, per introdurre misure dedicate ai ricchi come la flat tax. Da dove prenderanno i quattrini? E’ semplice, no? Tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici, alle pensioni e alla spesa sanitaria.
I “sinistri” che li hanno votati possono essere soddisfatti del risultato. Conte, che non è un tecnico come Monti, potra fare macelleria sociale grazie al loro largo consenso.

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quaderno fascistaHo definito la docente Lavinia Cassaro una  perseguitata politica. Non cambio di una virgola la mia opinione e segnalo agli scettici alcuni articoli del mio blog:
Dedicato a chi non intende votare 
La “terza repubblica”? C’è e non ha bisogno di camicie nere
Lavinia Flavia Cassaro antifascista e perseguitata politica
Poiché le parole, per quanto necessarie, non possono bastare e occorre una solidarietà attiva e soprattutto concreta,  riporto il messaggio con cui Renata Puleo ci invita a offrire il nostro prezioso contributo.

«Sono in grado finalmente di inoltrare il n. di IBAN su cui versare un contributo a sostegno dell’Ins. Lavinia Cassaro di Torino, licenziata mediante un odioso e illegittimo provvedimento amministrativo (non a seguito di esposto/denuncia di parte ed eventuale pronuncia/sentenza).
Grazie,
Renata Puleo

CUB Torino (nella causale specificare: a favore di Lavinia)
IT33 I088 3301 0000 0013 0110 019 »

 

Facciamo la nostra parte secondo le possibilità, per favore; questa richiesta circoli e soprattutto contribuiamo. L’insegnate colpita senta che la sua lotta è anche la nostra e sappia che non è sola.

Agoravox, 11 luglio 2018

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lina-merlin-un-busto-in-senato-07983Perché perder tempo in archivi e biblioteche? Massimo Gramellini, che la sa lunga, l’ha scritto: il «fascista perfetto» è uno che inveisce contro i poliziotti, mentre protesta per un comizio elettorale di Casapound. Per questo, ha aggiunto il noto opinionista, Lavinia Cassaro, l’insegnante che se l’è presa con la polizia è stata giustamente licenziata.
Non immagino che intendano quelli come Gramellini per fascismo, ma so per certo che la docente è stata licenziata «in considerazione della gravità della condotta tenuta», incompatibile con la sua funzione. Aggiungo – e sfido Gramellini a smentire – che per la «gravità della condotta tenuta» fu licenziata la maestra Lina Merlin, che rifiutò di prestare giuramento al fascismo. So per certo – e anche Gramellini dovrebbe saperlo – che quando la risposta a una docente che esprime un’opinione, quale che sia il modo in cui la manifesta, è una sanzione disciplinare grave come il licenziamento in tronco, vuol dire che la democrazia è molto malata. Così malata, che la sanzione giunge senza che ci sia stata nemmeno la sentenza di un  magistrato.
Se un Paese assiste in silenzio a episodi di questo genere e gli opinionisti non sanno trovar di meglio che applaudire, i docenti sono destinati a fare la fine del professor Nicola Conte, che nella primavera del 1939 fu prima licenziato in tronco perché spiegava ai suoi studenti cosa s’intende per democrazia, poi – a scanso di equivoci – fu spedito al confino politico, dove, però, inaspettatamente scoprì di essere in buona compagnia. Per le stesse ragioni che avevano causato la sua punizione, infatti, perché esprimevano opinioni diverse da quelle prevalenti nel Paese, quale che fosse la maniera di farlo, con rispetto o con rabbia, in quegli anni furono licenziati in tronco Augusto Somenzini, Rosario Scaffidi, Arturo Bruno, Renato Tenga,  Lelio D’Alessandrinis, Federico Torretta e tanti altri loro colleghi, di cui Gramellini ignora l’esistenza. Erano insegnanti, ed erano stati licenziati tutti, proprio com’è stata licenziata Flaminia Cassaro. Gli storici un tempo li definivano antifascisti. Gramellini e soci oggi li definiscono «cattivi maestri».
La verità è che si è lavorato molto per troncare il filo della memoria storica, sicché oggi non è facile che la gente ricordi come proprio per il principio di compatibilità con il pensiero dominante e con la morale considerata obbligatoria per la funzione docente, Bianca Bianchi, futura deputata alla Costituente come Lina Merlin, fu allontanata dall’insegnamento perché in tempi di leggi razziali inserì nel programma didattico l’insegnamento della cultura ebrea. Fuori dalla scuola finì a sua volta Vincenzo Tangaro, colpevole di tenere nella vita privata una condotta incompatibile con la sua funzione: era antifascista e non menava vita da fascista.
Non so cosa intenda Gramellini per fascismo, ma so che, quando a commento della sorte toccata a Flavinia Cassaro, si leggono articoli come i suoi e si vedono intanto studenti minacciati di sanzioni disciplinari perché non accettano l’alternanza scuola lavoro, vengono in  mente gli anni in cui la giovane Teresa Mattei, studentessa nella scuola fascista, fu espulsa da tutte le scuole del Regno perché rifiutò di assistere alle lezioni sulla difesa della razza.
E’ vero, con la caduta del fascismo la studentessa, ormai donna, fu riabilitata ed eletta deputata alla Costituente. Tra l’espulsione e la riabilitazione, però, ci furono infinite tragedie e sessanta milioni di morti. Tanto era costato  affermare un principio semplice che oggi si revoca in dubbio: non esiste un’opinione che valga più di un’altra e per quanto m’indigni, non dirò che Gramellini è fascista. Gli dirò che i fascisti non espressero opinioni, le imposero con la forza e colpirono quelle degli altri, come lui ha chiesto si facesse con la Cassaro. Mi chiederò, senza trovare risposta, perché l’opinionista non abbia chiesto con pari determinazione il licenziamento di Luperi, condannato ad anni di carcere in Cassazione per i fatti di Genova e diventato poi capo del dipartimento analisi dell’Aisi, ex Sisde, quello di  Gratteri, anch’egli condannato ad anni di carcere per Genova 2001 e diventato poi prefetto, o degli agenti pregiudicati e mai licenziati.
Per loro il principio della «gravità della condotta tenuta» forse non vale?
Mi conforta una certezza: i docenti antifascisti licenziati e perseguitati, Nicola Conte, Lina Merlin, Teresa Mattei e tanti altri, cui oggi si aggiunge Falvinia Cassaro, restano un esempio di amore per la libertà per i giovani di ieri, di oggi e di sempre. Gli opinionisti che applaudirono quando essi furono colpiti sono invece spariti dalla storia e se qualcuno li nomina, è solo per ricordare una vergogna.

Fuoriregistro e Agoravox, 3 luglio 2107

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