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J u n g e  W e l t

Giovedì 20 dicembre 2018, n. 296

Un anno nero

Revisione annuale 2018. Oggi: Italia. La coalizione Lega razzista e “Movimento a cinque stelle” di destra installano il regime fascista

116551 (1)Il 2018 è stato segnato in Italia dalle elezioni parlamentari del 4 marzo. L’alleanza fascista razzista formata da Forza Italia di Silvio Berlusconi (FI), dalla Lega di Matteo Salvini e da «Fratelli d’Italia» di Giorgia Meloni, erede del mussoliniano MSI e poi di Alleanza Nazionale, è stata la forza più votata con circa il 36 per cento. La Lega, che aveva lasciato cadere il Nord dal suo nome e gareggiato per la prima volta a livello nazionale, ha raccolto il 17,4 per cento, FI è sceso a 14 e il capo della Lega, Salvini, è diventato il leader dell’alleanza. Il «Movimento 5 Stelle» (M5S) si era guadagnato un’ottima reputazione con acuti attacchi contro Berlusconi e ha ottenuto poco meno del 33 per cento.
Il Partito Democratico (PD), nato nel 2007 dalla fusione della Sinistra Democratica e del Partito di centro «Democrazia e Libertà-La Margherita» è crollato dal 40 per cento delle elezioni europee del 2014 al 18,7 per cento. L’ex democristiano Matteo Renzi, Primo Ministro del PD dal 2013 al 2016, aveva già collaborato come capo del partito per un lungo periodo con Berlusconi e non aveva escluso un governo con lui dopo le elezioni. Per protesta, sono stati circa 100.000, per lo più ex democratici di sinistra, quelli che hanno lasciato il PD e dato vita a un’alleanza politica presentatasi come «Libero ed uguale» (Leu) e al movimento di sinistra «Potere al popolo!» (PaP). Un’alleanza di centrosinistra è fallita a causa del rifiuto del Partito Democratico. Solo la LeU è arrivata appena al di sopra della soglia di sbarramento del tre per cento e quindi in parlamento. Il PaP, in cui anche i comunisti sono rappresentati e che esprimeva le sole posizioni anticapitaliste e antifasciste, ha raggiunto solo l’1,1 per cento.
Il leader del M5S, Luigi di Maio, figlio di un attivo fascista MSI / AN, ha formato un governo con la Lega, guidato dal primo ministro Giuseppe Conte, un professore di economia che non proveniva da un partito. Di Maio ha ricevuto il Ministero del lavoro e dell’economia, Salvini è diventato ministro il dipartimento degli interni.
Il governo demagogico chiamato «giallo-verde» sta «copiando spaventosamente il fascismo storico», ha detto a Junge Welt  il professore e giornalista antifascista Giuseppe Aragno.  «Salvini, dice Aragno, lascia che i fascisti di Casa Pound, attivi soprattutto a Roma, facciano il lavoro sporco, formino i gruppi di vigilantes per dare la caccia ai migranti e rappresenti così l’anima squadrista (terrorista) del movimento di Mussolini, mentre utilizza il M5S come l’anima sociale giunta al fascismo dai ranghi dei socialisti».
Salvini, ad esempio, ha annunciato un «censimento» di 120.000-150.000 Sinti e Rom per organizzare possibili spostamenti. Gli immigrati sono accusati della miseria economica e sociale dell’Italia. Da giugno ci sono stati numerosi omicidi razzisti. Secondo il cosiddetto decreto sulla sicurezza approvato in Parlamento a novembre, 490.000 migranti presumibilmente «residenti illegalmente in Italia» devono essere deportati.
«Questo governo non ha risposte da dare ai problemi del paese, alimenta la guerra tra i poveri, crea nuove leggi razziali e con il rifiuto dell’aborto e del divorzio riporta il paese al Medioevo», ha affermato Aragno. La natura esplosiva di questo arretramento è che si svolge all’interno del quadro parlamentare, dandogli una parvenza di «legittimità democratica». Tutto questo porta consenso al fascismo attraverso l’influenza dei media, incarnata dal monopolio televisivo di Berlusconi.
Cresce intanto la delusione nel M5S perché Di Maio finora non ha rispettato nessuna delle promesse elettorali: un reddito minimo, pensioni migliori e agevolazioni fiscali. Il «Decreto sicurezza» è stato respinto da 14 parlamentari e diversi senatori del M5S. Con la minaccia che un rifiuto avrebbe «messo fine al governo congiunto», Salvini ha fatto passare il provvedimento col ricatto. Nel frattempo, come riportato l’11 dicembre dal quotidiano romano «La Repubblica» si è orientato verso le “elezioni anticipate”.
Secondo i sondaggi, la Lega potrebbe raddoppiare i suoi voti e giungere a circa il 34%, mentre il M5S scenderebbe al di sotto del 30%. Ciò potrebbe anche influire sulle elezioni europee, dove Salvini, con il capo francese del fascista Rassemblement National (ex Front National), Marine Le Pen, ha annunciato un’alleanza in ottobre. Essendo il nucleo di un’alleanza con i cosiddetti stati di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia), questo accordo riunirebbe tutto il potenziale elettorale neofascista in Europa.
Intanto Salvini distrae il Paese da obiettivi più giusti ed intensifica lo scontro con Bruxelles sull’aumento del debito pubblico. L’ultima manovra di Salvini è quella di formare un asse con Berlino per subordinare l’Unione europea a una predominanza tedesco-italiana. Il governo tedesco dovrebbe guidare il carro di un’Unione di Bruxelles di estrema destra e rafforzare i compari di Salvini nell’Alternativa per la Germania (AfD). Nel frattempo, «i principali circoli del Padrone» (cioè del capitale), come riportato da Repubblica, hanno cambiato volto in questo gioco ben organizzato. Se prima stava dalla  parte del governo guidato dal PD, la «Confindustria», la confederazione degli industriali,  è ora per un «governo dominato da Salvini».
Resistono tuttavia a sinistra, nella base antifascista, forze che difendono la costituzione. Ancora e ancora decine di migliaia scendono in piazza e sfidano il razzismo. Tuttavia, l’opposizione rimane profondamente divisa e senza un orientamento comune. «Per fermare e far cadere questo governo», ha detto Aragno, che è un esponente del movimento «Potere al popolo», il paese deve ritrovare una sinistra, che è essenziale per costruire un ampio fronte antifascista e anti-neoliberista”.

Von Gerhard Feldbauer

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logo-potere-al-popolo-29446.660x368Tra il 6 e il 12 gennaio torneremo a votare. C’è una struttura organizzativa da completare, ma soprattutto un tema su cui riflettere: l’Unione Europea e il suo peso decisivo e schiacciante sulla nostra vita quotidiana.
Decidere se partecipare o meno significherà scegliere tra elettoralismo e pratica militante? Possiamo liquidare così semplicemente e semplicisticamente una scelta complessa che peserà moltissimo sul futuro?
Che faremo? Staremo fuori? E’ una possibile scelta, ma bisognerebbe trovare risposta a una domanda cruciale: senza “Potere al Popolo!”, chi rappresenterà la convinzione che l’Unione Europea sia un mostro giuridico, creato dal capitalismo, fondato su una menzogna che dà valore costituente a trattati piovuti dall’alto e rifiutati dai popoli con i referendum tenuti in Francia e nei Paesi Bassi?
Stare fuori, del resto, ci consentirà davvero di parlare alla gente, spiegare che di mille sofferenze sopportate in questi ultimi anni, novecentonovantanove ce le ha donate l’Unione Europea? Senza esserci, potremo davvero battere sul chiodo della disperazione prodotta proprio da questa Unione, che unisce le banche e divide le classi subalterne per ridurle una a una in servitù? E c’è una domanda ancora su cui riflettere: stare fuori non significherà lasciare soli i Gilet Gialli francesi, che agitano nelle piazze mille temi che sono nostri? Alla fine del percorso, avremo rafforzato la dimensione internazionalista di Pap o l’avremo indebolita?
Parteciperemo? Lo faremo da soli, con il nostro simbolo, le nostre convinzioni sull’Unione Europea e quindi, consapevoli della posta in palio, ci mobiliteremo tutti senza riserve, o decideremo di partecipare alle elezioni, perché prevarrà la tesi che occorre contrastare il neofascismo di Salvini e Di Maio? Se non saremo soli, riusciremo a segnare confini per evitare di fare il gioco dei fascisti alla Minniti, senza dei quali Salvini navigherebbe senza futuro nei fumosi confini della Padania?
Esistono davvero differenze sostanziali tra le pagliacciate euroscettiche dei ducetti gialloverdi e l’europeismo da operetta dei servi sciocchi di Bruxelles? I fatti dimostrano che il massacro della povera gente, in Italia come in Francia e in ogni altro Paese dell’Unione, prosegue indisturbato, governi chi governi, il sedicente “europeista” Macron, come il nazionalista Salvini. Ovunque licenziamenti facili, precarietà, attacco ai diritti dei lavoratori, riduzione dei salari, sfruttamento, attacco alle pensioni, razzismo e chi più ne ha più ne metta. Non ci sono tre campi, questo bisognerà ricordarlo. Ci sono liberisti e antiliberisti.
Che senso avrebbe dissolversi in un cartello che ci chieda di rinunciare non solo al nostro simbolo, ma anche alla nostra identità? Un cartello che si pone per obiettivo “più Europa” – vale a dire più disperazione – e mette assieme le anime pie di un improvvisato e improvviso campo antiliberista, che sono state e sono alleate del PD ovunque sia possibile? Avrebbe senso combattere il neofascismo, andando con gli amici del fascista Minniti, l’uomo del daspo, del decoro urbano e del macello nordafricano?
L’inizio dell’anno che sta per cominciare non ci consente una rassegnazione travestita da pragmatismo, né sottovalutazioni e compromessi con se stessi. E’ un anno che ci chiede uno sforzo immediato di riflessione. Potrebbe darsi infatti che non si senta ancora chiaro, ma il cannone già tuona. E’ la vigilia di una battaglia cruciale. Quale che sia il tempo che ci resta e quanti che siamo, è necessaria una discussione franca, intellettualmente onesta che si esaurisca nei brevi dati. Subito dopo, ci vorrà una grande compattezza. Piaccia  o no, siamo in trincea.

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Scopro per caso, che al Museo Nazionale ferroviario di Pietrarsa ci si può anche sposare.
Non sono uomo di fede, ma trovo la cosa inaccettabile e in certa misura sacrilega. Lì, a Pietrarsa, c’è stata una terribile strage operaia. Probabilmente la prima dell’Italia unita. Mentre lo Stato unitario investiva tutto quanto poteva nelle aree del Nord destinate a diventare il “triangolo industriale”, l’opificio borbonico, svenduto a un privato nel quadro di una sistematica deindustrializzazione del Sud, era andato incontro alla crisi.
Com’era prevedibile, crollata la produzione, era iniziato un continuo, progressivo taglio del personale e dei salari. Per prendere tempo e preparasi a stroncare le agitazioni, il padrone, Iacopo Bozza, aveva utilizzato l’inganno, promettendo il reintegro dei licenziati. In mente, però aveva ben altro e presto erano ricominciati licenziamenti e agitazioni.
Il 6 agosto 1863 l’intervento di un reparto di bersaglieri, comandati dal cap. Martinelli,  chiuse la vertenza a fucilate e colpi di baionetta. I lavoratori, che protestavano inermi contro i licenziamenti, furono attaccati con estrema ferocia, come fossero soldati nemici. Alla fine delle cariche il bilancio fu di quattro morti e numerosi feriti e nessuno rispose poi dell’eccidio.
Per me sposare a Pietrarsa è un po’ come celebrare le nozze al Cimitero di Poggioreale.
Auguri agli sposi, figli di una società di “senzastoria”.

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presentazione Marx

Domani, martedì 18 dicembre, h 17.30, Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo
Marcello MustoViola Carofalo presentano il saggio Karl Marx. Biografia politica e intellettuale

Il 2018 è stato l’anno del bicentenario di Marx. Ma il grande filosofo, economista, pensatore politico tedesco, è da molti punti di vista ancora uno sconosciuto. Negli ultimi anni la pubblicazione di inediti di Marx, il lavoro di ricerca sui suoi appunti, l’approfondimento critico, ha fatto sì che venissero in luce molti aspetti finora trascurati.

Marcello Musto, classe 1976, nato a Napoli ma professore all’Università di Toronto, è da quasi vent’anni impegnato, con una comunità internazionale di ricercatori, nella pubblicazione della nuova edizione delle opere di Marx ed Engels e nel diffondere il pensiero e l’opera di Marx oltre le interpretazioni, spesso un po’ dogmatiche, del secolo scorso.
Musto, già autore di Ripensare Marx e i marxismi (2011), Marx for Today (2012), L’ultimo Marx 1881-1883 (2016) e di altri testi tradotti in venti lingue, sarà a Napoli, all’Ex OPG “Je so’ pazzo”, il 18 dicembre alle 17, per presentare, insieme a Viola Carofalo, il suo ultimo lavoro: Karl Marx. Biografia intellettuale e politica (1857-1883), uscito nemmeno un mese fa per Einaudi.

Il libro si annuncia un best seller, perché da un lato è una biografia degli ultimi 25 anni di vita di Marx, che funziona benissimo anche come introduzione all’autore, da un altro ci presenta un Marx inedito ai più. Spesso infatti la critica si è occupata del “giovane Marx”, o del ” Marx del Capitale”, mettendo un po’ da parte quello che, subito dopo aver sviluppato il metodo dialettico e aver individuato la contraddizione che dà forma alla società, quella fra capitale e lavoro, si mette a capire come questo rapporto si articola sul piano antropologico, culturale e politico.
Musto invece consulta l’immensa mole di appunti elaborati dopo il Capitale, gli scritti sulle forme di proprietà comuni antecedenti al capitalismo, quelli sulla Russia e sull’Asia, gli articoli contro il colonialismo e il razzismo… E ci presenta un Marx ben diverso da quello che in questi anni è stato accusato di “economicismo” (poiché ridurrebbe tutta l’esperienza umana alla sfera dell’economia), di “eurocentrismo” (poiché le sue categorie, elaborate in un contesto specifico, non avrebbero tenuto conto e non sarebbero applicabili al resto del mondo), o recuperato addirittura dalle tendenze di destra e rossobrune, che lo vorrebbero arruolare nella loro crociata anti-immigrati… Marx invece è un autore vivo, che ci aiuta a capire e soprattutto trasformare il nostro tempo!

Sarà l’occasione per fare un po’ di formazione e di dibattito teorico, perché per cambiare il mondo ci vuole la pratica, le braccia e i corpi, ma senza teoria rivoluzionaria non può esserci movimento rivoluzionario!

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Viola

Scrive a ragione Salvatore Prinzi con orgoglio giustificato che «Ognuno ha il capo politico che si merita… C’è chi predica odio da una poltrona di governo e chi come Viola Carofalo sta da vent’anni in piazza con gli ultimi, con i lavoratori e i migranti, con gli studenti e i disoccupati.
Oggi con il gilet giallo, perché vogliamo fare come in Francia!
Abbassa la Lega,, viva Potere al Popolo!
»
Desidero riportare e confermare queste sue parole e aggiungere di mio la breve riflessione di un vecchio militante che ne ha viste di tutti i colori, ma conserva una infinita fede nell’umanità. A me non piacciono i capi»; sono forse un male necessario e antico, ma non danno mai l’immagine esatta di ciò che guidano e di quello che rappresentano. Viola smentisce questa regola. Non è solo la portavoce di «Potere al Popolo!» ma è la sua più aderente e autentica rappresentazione fisica. Immagino Potere al Popolo come una luce piccola ma forte e tenace che attraversa il buio profondo di uno dei più gelidi inverni della storia. Quella luce io la vedo sempre negli occhi di Viola.

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barbiana-di-don-milani-408683.660x368Quando qualcuno mi chiede di credere per fede, mi ricordo la domanda di un ineguagliabile maestro e inevitabilmente mi dispongo al rifiuto: «sei tu realmente convinto che il perfetto cristiano non critica?». Sentirselo dire da un prete fa pensare.
Prima di firmare a scatola chiusa un programma di buone intenzioni, non posso fare a meno di ricordare la più bella critica a una dichiarazione d’intenti che mi è mai capitato di leggere: «Nel suo programma d’italiano ci stava meglio il contratto dei metalmeccanici. Lei signora l’ha letto? Non si vergogna? E’ la vita di mezzo milione di famiglie».
L’importanza del dubbio l’ho appresa soprattutto da un altro immenso maestro. Ero poco più che un ragazzo, ma quell’insegnamento non l’ho dimenticato e ancora oggi che sono vecchio mi fa da bussola nelle tempeste della vita:
«Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola…».
Mi fermo qui, ma vale la pena di leggere fino in fondo, per giungere alla conclusione rigorosa e tagliente:
«Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!».

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sinonimi-di-settario

Dopo il rifiuto di Potere al Popolo di partecipare all’assemblea convocata a Roma da demA, aumentano di ora in ora i sapientoni che, commentando la decisione, chiedono ripetutamente con toni perentori una obbligatoria unità nelle scelte e nei giudizi.
Voglio rispondere a tutti in una sola volta e chiudere qui la questione: questa richiesta assillante non solo ignora differenze che sono nei fatti, ma tende a imporre a soggetti diversi tra loro l’adozione di un modello che non appartiene a tutti. In questo modo, non si giunge all’unità e non si fa fronte a un pericolo, talvolta reale, spesso presunto e non di rado evocato a fini strumentali. Se ne crea semplicemente un altro, immediato e rovinoso: si cancella il pluralismo e si giunge all’integralismo. La richiesta di unità sfocia così nell’intolleranza, nella negazione del diritto alla critica e, in ultima analisi, nella rinuncia alla democrazia. Così non si combatte il fascismo, si apre la porta alla faziosità e al settarismo.

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