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I diritti si conquistano e si difendono solo se si posseggono gli strumenti che ci consentono di coglierne il valore.
Si spiega così un paradosso della storia: di due servi nella stessa condizione, uno rivendica e lotta, l’altro ringrazia e bacia la mano del padrone.


Sul web si è aperto un dibattito serio e per la verità a senso unico sui licenziamenti a catena che si registrano sulle reti televisive di Stato e su quelle private. La tesi che prevale è semplice: fanno bene a mandarli via perché, stringi stringi, non si sono mai esposti più di tanto. In fondo chi sono e quanto valgono Fazio, la Littizzetto, Lucia Annunziata e quell’anima nera di Giletti, imbavagliato da la7? Niente. Sono passati per “sinistri”, ma erano più o meno democristiani. Finché gli è andata bene, li hanno pagati profumatamente; ora stiano zitti, come hanno sempre fatto, si tolgano dalle scatole e soprattutto non si attendano solidarietà. Alla “gente normale” non importa nulla di quello che gli fanno. Non se ne frega e fa bene. In ogni paese libero è giusto prendere a calci nel culo i moderati. Fossero stati sinistri e rivoluzionari, si fossero esposti coraggiosamente, la cosa sarebbe evidentemente diversa.

Si sa, no? Se avessero toccato un marxista dichiarato, la “gente normale” sarebbe saltata dalla sedia.
Per protestare o per applaudire?
I sostenitori della cacciata dei moderati non hanno dubbi: per protestare. E come dargli torto? La gente protesta tutti i giorni per i morti sul lavoro, provoca l’intervento dell’esercito a ogni licenziamento senza causa, né giusta, né ingiusta, figuratevi quali e quante piazze metterebbe a ferro e fuoco per un giornalista di sinistra licenziato.
Il dibattito è rivelatore e pone di certo qualche domanda: a nessuno sorge il dubbio che non mandano via i giornalisti per questioni di bravura o moderazione? Nessuno s’insospettisce o ricorda le tre parole di storia che qualcuno deve avergli pur insegnato? Fazio, Giletti, la mia ex amica Lucia Annunziata. Come si conciliano la libertà di stampa e di opinione con il bavaglio imposto a chi dà fastidio?

La prima volta che accaddero cose simili si videro all’opera purghe e bastonature. Stavolta no.
Perché la politica non c’entra?
No! È che l’Italia ha enormemente aumentato gli allevamenti di pecore e la produzione di dementi.
Qualcuno definisce “normali” le persone a cui tutto questo non interessa. Perché? Semplice. Per le “persone normali” che popolano l’Italia di oggi, anormali furono Matteotti, Amendola, Rosselli, Gobetti, Gramsci e i solitari eroi dell’antifascismo.
Intanto, mentre i “grandi nomi” fanno le valigie, quelli più piccoli si vedono i blog attaccati e per quanto possibile boicottati.
Perché? Perché danno fastidio.
Chi li boicotta?
Una società guidata da Mentana! Dice che scrivi notizie false.
E la gente? A quella “normale” non importa nulla.
Mi vergogno di essere italiano.

Transform Italia, 31 maggio 2023

Un ricordo

Quando in gioco c’è stata la vita, fa bene ricordare che non hai vissuto da turista.

Sarebbe bello, se la campagna per un salario minimo di 10 euro costringesse i padroni a pagare.
Sarebbe bellissimo, se i soldi per le armi inviate all’Ucraina fossero destinati alla povera gente e finalmente l’ordine mondiale non dipendesse dai guerrafondai americani e dai loro zerbini europei.
Sarebbe bello, se la cultura di morte del capitalismo fosse travolta dall’amore per la vita del genere umano.
Lo so, nulla di tutto questo può accadere facilmente e, tuttavia, saluterei come un primo piccolo segnale di cambiamento un passaggio massiccio degli juventini al glorioso e immacolato tifo dei granata torinesi.


Avrei dovuto leggere prima le parole di dolore e la denuncia della mia amica Marcella: https://www.anteprima24.it/napoli/vietato-saluto-madre-burocrazia/.
Da un po’ purtroppo leggo sempre in ritardo e anche quando faccio in tempo, esperienze tanto tristi e dolorose mi sembrano così enormi e schiaccianti, che ammutolisco. Rabbia, sconcerto, rifiuto di credere e accettare e poi la reazione “politica”, le domande che si affollano e la fatica di trovare risposte.

Dove si ferma il confine della barbarie? Ed esiste un confine? Sarebbe andata così per tutte le persone morte e per l’amore soffocato di figlie e di figli, di cuori così duramente provati, o l’umanità è ormai riservata ai potenti? Contro chi ribellarsi? E dov’è che abbiamo sbagliato, noi che nutrimmo di alfabeto e valori la gentaglia che ostenta titoli professionali e non coglie l’inaccettabile prepotenza e la feroce indifferenza delle sue regole disumane?Come dubitarne? È colpa nostra, colpa di noi vecchi insegnanti, se dalle nostre aule sono venuti fuori i mostri oggi padroni del mondo.

Mi spiace, Marcella, mi spiace davvero tanto. Immagina che stia venendo da te col capo cosparso di cenere e l’abito del penitente per domandare perdono. Non mandarmi via, come avresti diritto di fare, ma prova per me la pietà che merita chi ha fallito, dopo avere inutilmente lottato.


Domando a chi ne sa più di me: Mattarella, che sproloquia sulla guerra e sulle armi, è anche presidente della Repubblica delle italiane e degli italiani e delle contrari alla guerra e all’invio di armi?
Se lo è, può schierarsi su un tema così delicato? E quando si schiera, è ancora arbitro o assume un ruolo politico che non gli compete?
Se Mattarella fa politica, posso dire pubblicamente che lo ritengo un farabutto senza rischiare una condanna per vilipendio?
Smetto di far domande e vi informo che sono molto preoccupato. Non tanto per Meloni, Crosetto e i loro camerati, ma perché sotto i nostri occhi una banda di malfattori sta assassinando la democrazia conquistata col sangue dei partigiani.
Se avessi la possibilità di farlo, organizzerei manifestazioni di piazza per chiedere le dimissioni di Mattarella.
Deliro? Può darsi. Lasciatemi dire però che più i giorni passano, più mi pare di vivere un incubo dal quale non riesco a svegliarmi.


Poche parole, rivolte con umiltà ai nostri giovani, ai ragazzi e alle ragazze che potrebbero non sapere, perché ormai le loro scuole e le loro università sono state piegate alla logica del profitto; poche parole a una gioventù che, quando prende parole e protesta perché non c’è chi l’ascolti, rischia la galera. Se vi sembreranno inutili, perdonate un vecchio maestro elementare che, giunto al tramonto della vita, si sente colpevole e sconfitto. Un vecchio insegnante che soffre al pensiero di vedervi risospinti verso un mondo ingiusto e feroce, che non avete conosciuto, ma è purtroppo esistito.

Non so dove abbiamo sbagliato io, i miei compagni e le mie compagne che pure abbiamo speso la nostra gioventù nel tentativo di veder trionfare principi di eguaglianza e giustizia sociale. So che dovremmo chiedervi scusa, stare con voi in prima fila quando vi aggrediscono e vi fanno male con manganelli, idranti e lacrimogeni. Con voi in prima linea anche di fronte ai giudici che pretendono di giudicarvi in nome di una legalità sempre più estranea alla vostra umanità, ai vostri legittimi sogni, alle vostre speranze. Dovremmo stare lì con voi, ma gli anni e i malanni ci legano ormai mani e piedi e non ci consentono di pagare il debito che abbiamo nei vostri confronti. I nostri genitori e i vostri nonni ci consegnarono un mondo certamente migliore di quello che noi lasciamo a voi. E questo, credetemi, fa male.

Oggi, con l’arroganza tipica di chi disprezza la democrazia, la maggioranza che vi governa, formata da una classe dirigente in buona parte incapace e prepotente, ha invitato le opposizioni a “dialogare” su un progetto politico che rischia di ridurvi in schiavitù. Noi, hanno dichiarato gli ex fascisti e i loro alleati, nati solo per dividere il Paese, noi intendiamo subordinare il Parlamento al Governo, trasformare la Repubblica parlamentare in una Repubblica presidenziale. Se ci state, bene, signore e signori dell’opposizione, se non ci state, noi fascisticamente ce ne freghiamo e andremo avanti nel nostro colpo di Stato. Le opposizioni non hanno avuto vergogna di accettare l’invito. Per quanto giovani, voi l’avreste fatto? Vi sareste presentati o avreste detto no? Io credo che non solo avreste rifiutato, ma a giusta ragione replicato minacciando: provateci e noi trasformeremo il Paese in un campo di battaglia.

Chissà quanti vostri docenti a scuola oggi avrebbero voluto iniziare una stagione di disobbedienza civile e cominciare a leggere e a spiegare cos’è, che dice e com’è nata la Costituzione che intendono pugnalare alla schiena! Non l’hanno fatto, perché hanno ben presenti i licenziamenti dei colleghi che hanno protestato. Ricordano Flavia Cassaro, mandata a casa per aver protestato con la Polizia, il calvario giudiziario di Franco Coppoli, docente che aveva osato togliere il crocifisso dalla parete della sua aula, la preside trascinata in una sorta di pubblico processo per una lettera inviata a studenti e studentesse, nella quale diceva ciò che tutti sanno: stiamo attenti, state attenti, perché fu così che iniziò nel nostro Paese il fascismo. Con i pestaggi impuniti e i testimoni ammutoliti.

Voi forse lo sapete, ma io ve lo ricordo, perché in casi come questi è molto meglio ripetere che star zitti, per timore di essere noiosi. La nostra Costituzione è stata scritta per lo più da uomini e donne che avevano subito la persecuzione della dittatura fascista e avevano combattuto il regime. Uomini e donne di grande onestà, di grande cultura e di grande coraggio. Non nacque in un giorno la Costituzione che oggi vogliono cambiare gli eredi politici di chi non partecipò a quella grandissima esperienza perché veniva dal fascismo e non voleva un Paese democratico.

La decisione di scriverla si era presa sin dal 1944. E quando si decise, i padri politici di chi ci governa erano in buona parte alleati dei nazisti che occupavano il Paese. Questa verità non si dice mai chiaramente, ma le cose stanno così e voi dovete saperlo. Scrivere una Costituzione, la prima che avessimo mai avuta, non era facile e non a caso nell’autunno 1945 si istituirono una Consulta Nazionale e un Ministero della Costituente. In effetti, gli uomini e le donne che scrissero la nostra Costituzione, benché mille volte più preparati di chi oggi vuole cambiarla, andarono a “scuola”. La Commissione elaborò le norme per l’elezione dell’Assemblea Costituente e il Ministero predispose un ricco materiale di consultazione per gli uomini e per le donne che avrebbero avuto il compito di realizzare l’impresa.

Chi la scrisse? Riflettete bene su quello che sto per dirvi: la scrissero uomini e donne eletti apposta il 2 giugno 1946. Era passato un anno e mezzo dalla decisione di darsi una Costituzione e per la prima volta nella storia d’Italia quel giorno votarono anche le donne. Mai un’assemblea aveva avuto così piena legittimità. Una legittimità che non è paragonabile a quella che hanno oggi i signori e le signore che vorrebbero cambiarla. In quello storico 2 giugno votò infatti l’89,08 % degli aventi diritto. Sapete quanti elettori hanno votato alle elezioni da cui viene fuori questo governo? Il 64 % . Sono numeri che parlano da soli.

Dopo le elezioni del 2 giugno 1946, per scrivere e approvare la legge fondamentale dello Stato, l’Assemblea lavorò fino alla fine di dicembre del 1947. Tenne 347 sedute: 128 antimeridiane, 219 pomeridiane, di cui 22 con prolungamento serale notturno. Durante i lavori, uno dei 556 deputati dell´Assemblea Costituente, Giuseppe Dossetti, il 21 novembre 1946 presentò una proposta sul “diritto di resistenza”. L’articolo non passò. Nessuno allora poteva immaginare che saremmo giunti al punto in cui siamo. La sua proposta era breve, ma credo che voi dobbiate conoscerla: «La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».

Riguardava anche voi. Voi che chiedete invano a chi vi governa di fare il suo dovere e preoccuparsi immediatamente del cambiamento climatico. La risposta che vi danno è fatta di manette, reati e anni di prigione. Sono quelli che vogliono mettervi in galera che intendono regalarci una Repubblica presidenziale, con uno che comanda e il Parlamento che fa da contorno.

Chi vuole il presidenzialismo non lo sa – è probabile data l’ignoranza accampata in Parlamento – e se lo sa, finge d’ignorarlo. Presentando all’Assemblea Costituente il testo della Costituzione, Meuccio Ruini, un moderato, ebbe a dire: «Vi è un punto che non si deve mai perdere di vista in nessun momento, in nessun articolo della Costituzione: il pericolo di aprire l’adito a regimi autoritari e antidemocratici. Si sono a tale scopo evitati due opposti sistemi. Anzitutto: il primato dell’Esecutivo, che ebbe nel fascismo l’espressione più spinta. Non si può dire che appartenga a questo tipo il sistema presidenziale […] negli Stati Uniti d’America. Con un capo dello Stato che è anche capo del Governo e ha ampi poteri, ma non sembra poter essere trasferito da noi, che non abbiamo la forma federale né altri elementi – che accompagnano quel sistema nella Repubblica della bandiera stellata. Vi è in Europa una resistenza irriducibile al governo presidenziale, per il temuto spettro del cesarismo, e per il convincimento che il governo di Gabinetto abbia diretta radice nella fiducia Parlamentare».

Ruini non poteva conoscere la storia futura. Se avesse potuto, avrebbe aggiunto che in Francia il presidenzialismo sta dando pessima prova di sé, imbavagliando il Parlamento. Avrebbe certamente elencato i governi presidenziali diventati dittatura, come accaduto nell’Ungheria di Orban, nella Turchia di Erdogan, nella Russia di Putin, nella Polonia di Jarosław Kaczyński e – perché no? – nell’Ucraina di Zelensky, che ha sciolto tutti i partiti di opposizione.

Noi vi dobbiamo molto, ragazzi e ragazze del nostro Paese. In un momento così buio, voi affrontate la repressione come fecero i partigiani. Queste mie parole sono perciò allo stesso tempo figlie di un timore e di una speranza. Il timore che la reazione passi nonostante voi e la speranza che voi vi stiate preparando alla battaglia e vi stiate avvicinando alla politica con la volontà di scrivere il vostro futuro. Perché questo accada, oggi occorre che, giunti infine a un bivio, sentiate che con la Costituzione è in gioco il vostro mondo di domani.

Transform! Italia, 10 maggio 2023


Secondo un rapporto dell’isospettabile “Reporter senza frontiere”, la disinformazione mette sempre più a rischio la libertà dell’informazione. 
Non a caso, in Italia l’ha detto solo Alessandro Di Battista, che giornalista non è, e nessuno ha avuto il coraggipo di smentire. Non ce l’hanno detto, insomma, si è preferito tacere, ma due giorni fa in Ucraina è caduto un marines combattendo.
Enrico Mentana, che queste notizie non le dà nemmeno sotto tortura, dirà che Di Battista racconta frottole, però non spiegherà perché di frottole si parla solo se sputtanano gli USA e si lascia parlare un oggetto misterioso come Federico Rampini – giornalista con passaporto USA – che ne dice di cotte e di crude.
Per Mentana, Rampini è Vangelo e grazie a giornalisti come loro, mentre difendiamo la libertà ucraina, massacriamo la libertà di stampa in Italia.


SIETE PICCINI PERCHÉ SIETE IN GINOCCHIO. ALZATEVI E SARETE GIGANTI!
Slogan del primo socialismo intorno al 1892, mentre nasceva – e presto si affermava – il primo grande partito di massa nel nostro Paese. Il partito di una sinistra che parlava alla gente di lotta alla precarietà, salario minimo garantito al di là del cottimo, assoluta neutralità dello Stato nel conflitto tra capitale e lavoro, giornata lavorativa di otto ore con 36 ore di riposo settimanale, eguaglianza giuridica e politica tra uomini e donne, diritto di pace, abbandono di ogni politica a base di conquista militare, Stato laico, legge sugli infortuni sul lavoro, ispettori e ispettrici a tutela delle leggi operaie, eletti dai lavoratori e pagati dallo Stato, istruzione obbligatoria, sovvenzioni agli studenti poveri, università popolari, autonomia universitaria, abolizione o riduzione delle spese militari, Stato laico, abolizione delle condanne penali che demoliscono la personalità morale del condannato e degli adolescenti.
Quant’è vicino talvolta il passato! Ci stanno riconducendo alle condizioni precedenti il 1892. Se provassimo a leggere ciò ch’è stato per capire il presente e provare a programmare il futuro, troveremmo certamente mille motivi per unirci, mille obiettivi comuni per i quali muoverci e lottare insieme e persino un programma minimo capace di coinvolgere la gente sconcertata e avvilita.
Basta volerlo. Basta ripetere a se stessi, prima che agli altri, l’antico slogan:
SIETE PICCINI PERCHÉ SIETE IN GINOCCHIO. ALZATEVI E SARETE GIGANTI!

Agoravox, 1 maggio 2023



DA LEGGERE questo ricordo di 13 anni fa“. Così scrive su Facebook, Gemma Gentile,un’amica mia cara. E poiché non me ne ricordavo più, la ringrazio affettuosamente. Forse sbaglio, ma nel ricordo di quei fatti lontani, vedo uno degli inascoltati campanelli d’allarme che annunciavano l’estrema destra trionfante e decido perciò di far posto anche qui al ricordo di una denuncia premotrice, uscita su Fuoriregistro è una rivista che ormai non vive più, ma è stata parte significativa della mia vita.

CONTRO IL BAVAGLIO ALLA RICERCA STORICA E ALLA LIBERTA’ D’INSEGNAMENTO

Non possiamo far passare sotto silenzio la denuncia diffusa da Fuoriregistro e da noi sottoscritta sul grave episodio di censura nei confronti di valenti storici, con la loro “messa all’indice”, e la Lettera aperta di protesta, sottoscritta da numerosi esponenti della cultura.
Questo attacco alla libertà di ricerca storica, infatti, va inquadrato all’interno dello scenario di offensiva in atto, volta allo smantellamento di tutta l’impalcatura che sorregge lo Stato repubblicano uscito dalla lotta resistenziale contro il nazifascismo, innanzitutto la Costituzione con il suo spirito e con le sue istituzioni. Così si vuole smantellare la Repubblica parlamentare, la Scuola pubblica e la libertà d’insegnamento, la Magistratura e la Giustizia uguale per tutti, la libertà di ricerca, la libertà d’informazione e di pensiero, oltre ai diritti sul lavoro e a tutti gli altri sanciti dalla Costituzione.
Per rovesciare la Costituzione è necessario anche sovvertire il patto originario, riscrivendo la Storia non più secondo i fatti e i documenti, come fanno i veri storici, ma attraverso una lente ideologica che vuole equiparare “vincitori e vinti” in uno scenario indistinto, per poi ribaltarne il senso allo scopo di facilitare la ricollocazione dei simpatizzanti di questi ultimi al comando del Paese, esercitato con la forza di un regime populista.
Perciò per loro occorre una Scuola dove gli allievi non acquisiscano capacità critiche e siano invece indottrinati dal nuovo regime autoritario, che imporrà anche i contenuti dei libri scolastici.
Quelli che oggi mettono all’indice gli storici scomodi sono gli stessi che vogliono una Giustizia di classe e una Scuola di classe.
Quest’ultima è quella già in corso d’opera e che verrà fuori in tutto il suo potere devastante dalle macerie provocate da Gelmini e Brunetta e che riceverà il colpo finale con la legge Aprea.
Dobbiamo costruire un argine a questa deriva, prima che sia troppo tardi. E’ necessario contarsi e sapere chi è disposto ad opporsi.

Vi invitiamo perciò a leggere e sottoscrivere il seguente appello cliccando QUI

Il Forum Insegnanti

Lettera aperta

A proposito de Le ferite aperte del confine orientale (“Il Corriere della Sera” 23-3-2010)

Scriviamo a lei, direttore, di cui è nota l’onestà intellettuale, perché rifiutiamo, l’etichetta di “negazionisti” con cui un anonimo corsivo del “Corriere” liquida gli studi di storici onesti, che fanno ricerca nel modo più corretto, esplorando archivi e documentando ogni affermazione. Sarà un caso, ma dopo che l’on. Frassinetti (Pdl) ha chiesto che sia la politica a decidere chi debba parlare nelle scuole, sembra che il suo giornale intenda “suggerire” cosa leggere e chi abilitare. Noi, non neghiamo nulla, direttore, noi disprezziamo i colpevoli di ogni sterminio e ci fa scudo Kant: “Sapere aude“! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza. Non le diremo col filosofo – sarebbe sin troppo facile – che ormai “da tutte le parti si ode gridare: non ragionate!“, ma ci duole, questo sì, che lei l’abbia consentito quest’invito a non ragionare. Ci duole che gli storici chiamati in causa, esclusi dall’index librorum prohibitorum, non si siano levati come un sol uomo per difendere la libertà di ricerca, di opinione e di parola. Ci duole che la “battaglia delle idee“, sia scaduta a simili livelli. E, come a noi, dovrebbe dolere a lei e ai profughi stessi dell’Istria martoriata per i quali nutriamo profondo rispetto. Ne siamo convinti: le tragedie del Novecento sono nate anche così, da parole apparentemente innocue e malaccorte uscite da una qualche penna fanatizzata per imporre una verità di parte che s’è fatta verità di Stato. Di qui gli odi covati, i propositi di vendetta e le mille tragedie da cui domani non ci renderanno immuni i giorni di una “memoria” usata strumentalmente dalla politica, ma quelli dell’onestà intellettuale e dell’amore per la democrazia. In nome di questi giorni che – lo speriamo – dovranno venire, ci permettiamo di dire con Voltaire che solo gli imbecilli sono sicuri di quello che scrivono. Ne siamo certi: queste nostre poche parole saranno per lei non solo una lettera aperta che ospiterà, ma un appello che vorrà sottoscrivere. E altri con lei.
Di ciò la ringraziamo in anticipo.

Giuseppe Aragno, Storia Contemporanea – Università Federico II Napoli
Claudia Cernigoi, Giornalista – Ricercatrice storica
Jože Pirjevec, Storia dei popoli slavi – Università di Trieste
Giacomo Scotti, scrittore, storico e traduttore


Prime adesioni

Gerardo Marotta, Presidente dell’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Nicola Tranfaglia, prof. emerito di Storia dell’Europa e del Giornalismo – Università di Torino
Michele Fatica, prof. emerito di Storia Moderna e contemporanea – Università di Napoli L’Orientale
Angelo D’Orsi, prof. Pensiero politico contemporaneo – Università di Torino
Ferdinando Cordova, prof. di Storia Contemporanea – Università La Sapienza di Roma
Santi Fedele Prof. di storia contemporanea – Università di Messina
Alceo Riosa, Prof. di Storia Contemporanea, Università di Milano
Giovanni Cerchia, Prof. Storia Contemporanea – Università del Molise
Luigi Parente, Prof. Storia Contemporanea – Università Orientale Napoli
Cristiana Fiamingo, Prof. Storia e Istituzioni dell’Africa – Università degli Studi di Milano
Piero Graglia, Prof. Storia dell’integrazione europea – Università di Milano
Marco Sioli, Prof. Storia e Istituzioni delle Americhe – Università di Milano,
Sandro Rinauro, Prof. Geografia economico-politica – Università di Milano
Alessandra Kersevan, Ricercatrice storica
Sandi Volk, storico – Sezione Storica della Biblioteca nazionale slovena
Fabio Gentile – Prof. di Politica comparata – Università di San Paolo del Brasile
Elisa Ada Giunchi, Prof. Storia dell’Asia, Università degli Studi di Milano
Nunzio Dell’Erba, Ricercatore confermato Storia contemporanea Università di Torino
Eros Francescangeli, Prof. Storia contemporanea, Università degli Studi di Padova
Giorgio Sacchetti, Prof. Storia dei partiti e dei movimenti politici, Università degli Studi di Trieste
Aldo Giannuli, Prof. Storia Contemporanea – Università degli Studi di Milano
Vanni D’Alessio, Ricercatore Storia Contemporanea – Università Federico II Napoli
Andrea Catone, storico – Direttore de “L’Ernesto”
Alexander Hobel, Storia contemporanea, Università Federico II di Napoli
Gigi Bettoli, Ricercatore storico
Gaetano Colantuono – storico
Cristina Accornero – Università degli Studi di Torino.
Alberto Gallo, storico, Università di Firenze
Giovanna Savant, Dottore di ricerca Studi politici europei ed euroamericani Università di Torino
Giampiero Landi, insegnante e storico
Marco Albertaro, storico
Silvio Antonini – ANPI Viterbo
Redazione di “Fuoriregistro”
Redazione del “Forum Insegnanti”
retescuole.net
Associazione Scuolafutura – Carpi

Nuove Adesioni

Forum Precari Scuola
Fisicamente.net
La scuola siamo noi – Parma
editoinproprio.wordpress.com
Collettivo Baruda
Sergio Manes, Edizioni La Città del Sole
Raffi Giulio
Gemma Gentile
Tomaso Marabini
Adriana Stazio
Maurizio Balsamo
Cosimo De Nitto
Raffaele Noviello E
velina Violini
Luca Barbaro
Barbara Maffione
Maria Antonia Stefanino
Valentina Mingione
Fabio Vallante
Ciro Esposito
dott. Giovanni Fasulo
Adriana L’altrelli
Adriana Pollice
Maria Palumbo
Collettivo Baruda
Daniele Casola
Claudia Fanti
Andrea Fioretti
Ioime Salvatore
Daniela Santin
Enza Lasaracina
Ivana Stazio
Patrizia Zavattaro
Marco Donati
Aurora Minelli
Patrizia Tancredi
Erasmo Ricciardi
Gianni Monaco
Rossana Sanges
Marilena Bigaro
Paola Capozzi
Luciano Volpato
Ottavio Angelo Scalet
Giorgio Tassinari
Gemma Ducci
Emilio Verso
Roberto Renzetti
Roberta Roberti
Sonia Zoncato
Gabriella De Togni
Vincenzo Frezza
Maria Antonietta Garofalo
Teresa Lieto
Isa Cuoghi
Patrizia Tanda
Antonella Vaccaro
Sonia Petri
Enrico Voccia
Arianna Ussi
Concetta Giudice
Andrea Martocchia (segretario, CNJ-onlus – www.cnj.it)
Claudia Angeletti
Santoro Maria Giuseppa
Elena Zuccon
Giuliano Cianfrocca – insegnante
Vladimiro Giacché
Emanuela Caldera, insegnante, Milano
Anna Pizzuti
Aldo Bartoli
Bruno Maran
Paolo Consolaro (Pol Vice), libero ricercatore di scienze sociali
Nadlor Miklos
Ivano Senici
Claudio Fornari
Anna Giannattasio
Marina Tambuscio
Vincenzo Grasso
Beppe Corioni
Associazione Anteo. Storia Ricerca e Formazione (Brescia)
Ferdinando Goglia
Francesca Scannapieco
Barbara Pianta Lopis
Dario Corsetti