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Posts Tagged ‘Pd’

MaestraHai sentito che accade a Lavinia Flavia Cassaro? La vogliono licenziare solo perché è un’insegnante antifascista. Domani toccherà a te, ai tuoi figli e ai tuoi nipoti. Ai precari che non si rassegnano, ai lavoratori ridotti in schiavitù, ai malati che non possono curarsi, ai vecchi imprigionati nei posti di lavoro, spremuti come limoni e poi abbandonati al loro destino. Non votare, se credi, però non lamentarti se domani se la prenderanno con tuo figlio senza una ragione, solo perché chiede un lavoro, difende un diritto o la dignità.

Hai deciso, lo so: non voterai. Politici e politica ormai ti fanno vomitare e hai ragione. L’ultima volta hai votato i 5 Stelle e quelli non solo ti hanno tradito, lasciando tutto com’era, ma oggi condividono con Renzi l’idea di scuola e con Salvini e i leghisti una colpevole indifferenza per i diritti fondamentali della democrazia, quelli civili e umanitari, come dimostrano la posizione su Trump e la scelta di stare al fianco di Israele, il comportamento in Parlamento, ogni volta che qualcosa si poteva fare: legge Fiano, “StepChildAdoption”, “Ius Soli” e persino la “non scelta” di fronte al fascismo rigenerato da Minniti, dopo la tragedia di Macerata.

Lo so. Hai mille ragioni, ma pensaci bene e comunque non lamentarti, se dopo il 4 marzo la destra, compresa quella più estrema, raggiungerà e forse riuscirà a superare il 50%. Non lamentarti e non fare affidamento sulla sedicente sinistra, perché ormai dovresti averlo capito: PD e LeU traccheggiano, fanno l’occhiolino ai 5Stelle, perché credono che tra loro ci siamo molti compagni che sbagliano e soprsattutto perché sono anch’essi liberisti. Quella che tu chiami sinistra domani consegnerà il Paese alle destre.

Dici che anche questo in fondo non t’interessa? Pensi che alla fine non cambierà nulla e sarà tutto com’è? Qui ti sbagli, però, e l’errore è pernicioso perché il nuovo Parlamento grillini compresi, non solo lascerà tutto com’è, Jobs Act, Legge Fornero, articolo 18 e Buona Scuola, ma rimetterà mano alla Costituzione con il consenso di parte di quella sedicente sinistra – gli ex del PD passato nelle file di Liberi e Uguali – che in occasione del referendum erano per il sì.

Prima di decidere di non votare, ricorda: ormai sono tutti sullo stesso carro, tutti liberisti e pronti a massacrarti. E ora, per favore, non venirmi a dire che non hai alternative. Una via c’è e ti porta fuori da questa tragedia: Potere al Popolo. Basta che ti informi per capirlo: Potere al Popolo ha posizioni completamente opposte su tutto: lavoro, formazione, edilizia pubblica, evasione fiscale, Giustizia. Tutto. Dagli forza e fiducia, il 4 marzo va a votarlo. E’ un’occasione che non puoi perdere, perché probabilmente un’altra non l’avrai.

 

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Potere al popoloGrasso l’ha detto: siamo disponibili a fare un governo col PD. I grillini, a loro volta, che non si dichiarano mai antifascisti, sono sempre più vicini a Salvini e all’estrema destra.

Si dice ed è certamente vero: UOMO AVVERTITO MEZZO SALVATO e CHI HA COLPA DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO.
E’ sempre più chiaro: Chi vuole cambiare davvero ha una sola possibilità: VOTARE POTERE AL POPOLO.

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mattino 12-02-2018 - Copia (2)

Per quanto tagliata e ridotta all’osso, l’intervista uscita sul “Mattino” di stamattina  dimostra chiaramente che Potere al Popolo è l’unico partito che parla di politica e ha un programma alternativo alla feroce ricetta neoliberista.
Assieme alla foto del giornale con l’intervista tagliata pubblico qui il testo integrale inviato al giornale.

Potere al Popolo. Aragno: ridurre le spese militari e dirottare i fondi su enti locali

Giuseppe Aragno è candidato con Potere al Popolo

1) Qual è la prima cosa che farà in caso di elezione?
Se sarò eletto, dovrò interrompere il mio lavoro di ricercatore. Andrò all’Archivio di Stato ringrazierò commessi e archivisti e dedicherò tempo ed energie all’attività parlamentare. In quanto alla mia prima iniziativa, non intendo vendere fumo: i problemi locali si risolvono solo se inseriti nel quadro politico nazionale. In caso di elezione, quindi, chiederei anzitutto una drastica riduzione delle spese militari – parliamo di decine di miliardi all’anno – e la distribuzione dei cospicui risparmi agli Enti Locali. Stesso discorso per il “patto di stabilità” che soffoca i Comuni e a Napoli, per esempio, impedisce di utilizzare i risparmi accumulati nelle casse della Città Metropolitana. Inutile dire che la richiesta sarebbe avversata dal PD e da Forza Italia, la “maggiominoranza” che si alterna o si associa al governo da anni, senza un contrasto efficace dei 5Stelle, intenti alla battaglia morale contro la casta e in viaggio dal ribellismo al neoliberismo.

2) Dall’invasione alla fuga: Vomero e Arenella tra crisi produttiva e perdita di identità. La sua strategia.
Il nodo centrale è il lavoro. O meglio la sua assenza in città come ovunque le Paese. I commercianti del Vomero hanno ragione, quando lamentano una forte diminuzione dei consumi. Se pensano che i consumi possono aumentare, mentre ogni giorno ci sono famiglie che sprofondano nella povertà, che il lavoro si crei colpendo il reddito, rendendo sempre più precaria l’occupazione, impedendo agli anziani di andare in pensione e consegnando tutti noi alla ferocia del mercato senza regole, non cambino orientamento: votino PD, Forza Italia, 5Stelle, Grasso che ha accettato senza fiatare tutte le scelte che ci hanno condotto dove siamo. C’è solo l’imbarazzo della scelta. votino come sempre e poi però non si lamentino, perché così non si crea lavoro, ma si produce disperazione. Noi riteniamo che occorra cancellare il Jobs Act, la legge Fornero sul lavoro, e tutte le leggi che negano il diritto a un lavoro e sicuro e a tempo indeterminato, il ripristino dell’articolo 18 esteso anche alle aziende con meno di 15 e 32 ore lavorative per tutti a parità di salario.

3) Violenza minorile, stese, agguati di camorra: Napoli resta una città insicura, cosa propone?
Anche in questo caso, il problema viene da lontano e c’è un errore che non possiamo permetterci: scambiare il sintomo per la malattia. Purtroppo è quello che facciamo ogni giorno con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi venti anni abbiamo visto crescere esponenzialmente la delinquenza e la violenza minorile. L’unica risposta che siamo stati in grado di fornire è di ordine pubblico. La presenza di forze dell’ordine a Napoli è cresciuta però di pari passo alla criminalità. E questo non ha risolto assolutamente nulla. Recentemente per affrontare il problema delle cosiddette babygang qualcuno ha persino proposto l’arresto e la carcerazione dei minori. Sarò brutale: è come spazzare la polvere sotto il tappeto. Non si vede quindi non c’è. La sicurezza non si ottiene con la repressione ma con prevenzione. Occorrono politiche sociale, occorre investire nell’educazione, nell’istruzione, nella formazione, nel tempo libero, offrire lavoro, creare una prospettiva, un futuro. Non ci sono alternative. Questo è l’unico modo per invertire la tendenza e recuperare i giovani alla società civile.

4) Nonostante gli sforzi di parrocchie, comitati civici e associazioni, il rione Sanità resta una zona a rischio. Come aiutarlo a voltare pagina?
Mi ricollego alla domanda precedente. Faccio lo storico, ma ho lavorato per anni nella scuola. A Secondigliano come maestro elementare. Al Corso Malta come insegnante delle scuole medie. L’attuale situazione di degrado l’ho vista nascere e crescere. Con i colleghi andavamo a prendere gli studenti a casa per portarli a scuola. Lentamente non è stato più possibile. Siamo rimasti soli. Così come lo sono oggi gli operatori sociali, i sacerdoti di frontiera e chiunque si batta contro il degrado e la delinquenza. A Napoli in certe zone lo Stato non esiste più. Il volontariato non basta. Bisogna costruire scuole, finanziare l’assistenza sociale, creare le condizioni perché le famiglie svolgano fino in fon do il loro ruolo: reddito e tempo da dedicare al figli. Non ci sono i soldi? Non è vero. Basterebbe ridurre la spesa militare.

5) Perché gli elettori dovrebbero votare per lei?
Credo che le ragioni siano tutte nelle risposte alle domande precedenti. Votare per me significa votare per l’unica forza politica che rifiuta la ricetta neoliberista che vorrebbe curare la crisi con la medicina che l’ha creata.

 

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CopertinaL’ultimo capolavoro di Minniti, uomo di punta del PD e quindi sostenitore di Paolo Siani, è la battaglia delle “notizie false”, che fa tornare alla mente il Minculpop del famigerato Ventennio. Eppure, se esistono verità false, costruite scientificamente su un insieme di fatti inventati o decisamente deformati, una mistificazione che immerge il cittadino in una dimensione virtuale  estranea alla realtà, bene, di questa mistificazione Minniti è parte integrante.
Recentemente l’Onu, per esempio, scioccato dalle violenze e dagli abusi commessi in Libia pur di fermare gli sventurati in fuga dall’Africa, ha definito disumani gli accordi voluti da Minniti, ministro più o meno fascista. In Italia però l’informazione non la fa l’ONU ma una stampa tra le meno libere dell’Occidente. Una stampa che infatti non ci racconta Minniti come il carnefice libico dei migranti, ma come l’uomo di Stato che ha drasticamente ridotto gli sbarchi. A quale prezzo noi non dobbiamo saperlo, come nulla seppero i nostri nonni dei gas utilizzati in Etiopia contro le truppe nemiche e contro la popolazione, colpendo paesi, bestiame e acque di laghi e fiumi
Se il progetto autoritario dovesse riuscire, avremmo di nuovo una verità di Stato di cui sarebbero garanti le autorità di polizia. La fascistizzazione del Paese prosegue a passo spedito, quindi, ma Paolo Siani, il democratico galantuomo candidato dal PD di Minniti per ripulire l’immagine di un partito impresentabile, su questo tema tace. E non c’è dubbio: chi tace acconsente.

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Napoli-corteo-per-Arturo-768x430Non voglio dare un luogo di nascita e una residenza al giovane Arturo, lo studente accoltellato da un branco di coetanei. Non c’è parte d’Italia in cui la malavita organizzata non faccia causa comune con la corruzione politica e non produca disperazione e barbarie.
Ci sono, questo sì, vittime, esecutori e irraggiungibili mandanti e non c’è dubbio: i responsabili morali di ognuno dei colpi vibrati ad Arturo sono i governi e le maggioranze che da oltre un ventennio hanno preso a distruggere quanto produce civiltà, anzitutto la scuola, ridotta a fabbrica di crumiri e l’università, terreno di caccia per aspiranti vincitori di concorsi puntualmente manipolati.
Cancellato ogni punto fermo, precarizzate le vite dei lavoratori e strappati i genitori ai loro compiti educativi da una concezione del lavoro che produce schiavitù, c’è poco da fare cortei e non serve ripetere la stanca liturgia della protesta.  Cortei e fiaccolate possono tutt’al più pacificare le coscienze dei benpensanti, ma non risolveranno il problema. I Saviano e le anime belle che producono Gomorra, fingono d’ignorare che i giovani deviati godono quando vedono i loro feroci modelli assurgere al ruolo di protagonisti nei giornali, al cinema e in televisione. Per le giovanissime reclute della malavita organizzata lo spazio conquistato dai loro equivoci eroi è un titolo di merito e un motivo in più per imitarli.
Bisogna saperlo: ogni sconto fatto ai responsabili della politica dei tagli voluta dal PD, da Forza Italia e dai loro impresentabili alleati, Lega avanti a tutti, è un regalo fatto alla malavita organizzata. Non ci sono vie di mezzo, è una guerra senza quartiere. O si attaccano e si denunciano incessantemente e con estrema durezza i colpevoli del disatro morale e materiale nel quale siamo finiti, o tutto diventa una tragicomica sceneggiata.
Le vittime hanno certamente bisogno di solidarietà, ma ciò che davvero gli occorre è che mandiamo finalmente a casa gli intoccabili mandanti delle aggressioni. Accordi, toni smorzati e mezze  misure non sono consentiti, perché i mancati assassini di Arturo sono i figli della barbarie di chi ci governa. Da qui bisogna partire per impedire che il pugnale colpisca altri Arturo.

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Anni fa, quando la ripresi dal web, sapevo benissimo che è una favola nata su internet, ma mi sembrò che valesse la pena pubblicarla. Qualcuno naturalmente salì in cattedra e mi fece la lezione: «Le consiglierei di informarsi prima di usare delle citazioni dal web. In Giappone nessuno ha l’obbligo…». Il mondo va così, ma la vicenda vergognosa del liceo di quattro anni, l’immancabile, svergognata Europa che «ce lo chiede» e la mancanza di rispetto che il PD e il suo governo illegittimo dimostrano per la scuola, gli studenti e gli insegnanti, giustificano ampiamente questa nuova edizione agostana.

«In Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti. Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non ci possono essere imperatori».

E’ una favola? Va bene lo stesso: questa è saggezza orientale e noi, se non fossimo ormai irrimediabilmente torpidi, presuntuosi e sempre più barbari, avremmo chiesto da tempo ai giapponesi di tenersi per una quarantina d’anni a soggiorno obbligato ministri e sottosegretari della nostra Pubblica Distruzione.

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pisapia sìGiunge da più parti, sommesso ma pressante, probabilmente con l’intenzione maligna di costringerti a scelte frettolose, l’invito a prendere parte attiva al tentativo in atto di ricomporre le forze della sinistra. Quello che insospettisce è soprattutto un errore grossolano, che pare banale ma non lo è: il ricorso al singolare, quel “tentativo” tendenzioso e inappropriato che, di fatto, non consente di capire di che e di chi si parli e lascia credere a una via obbligata. E allora diciamocelo: di tentativi in campo ce ne sono due: uno è di Pisapia, l’altro fa capo ad Anna Falcone e Tommaso Montanari.
D’accordo, gli incontrollabili “ben informati” o, peggio ancora, fonti così “riservate”, da risultare anonime e quindi – fino a prova contraria – totalmente inattendibili, fanno girar la voce di un accordo preso sottobanco sin dall’inizio, per il quale dopo un gran polverone, si finisce tutti sotto la stessa bandiera: quella del centrosinistra capeggiato dal PD. E allora sarà meglio dirlo subito: il PD di Renzi, azionista di maggioranza di un governo che produce decreti come quello Minniti, è del tutto estraneo alla sinistra.
Se fosse necessaria, ma non lo è, la risposta alla scorretta sollecitazione genera anzitutto una inevitabile domanda: Pisapia o Falcone? In realtà, chi prova a ragionare con la propria testa, scopre che il percorso è chiaro, così come chiaro si mostra il punto partenza: un progetto politico ha un futuro solo se rappresenta una risposta possibile a una domanda che nasce dalla realtà politica e sociale; se ha, cioè, una sua stringente attualità storica. Ricostruire una sinistra nel nostro Paese è una necessità storica. L’Italia, così come la conosciamo, è figlia di tre culture politiche ben distinte tra loro: liberale, cattolica e socialista. Ognuna aveva valori, pensatori di riferimento e un’idea di società e ognuna si era andata strutturando in grandi partiti di massa. Oggi non è così; oggi nessuna di quelle grandi famiglie politiche è autonomamente presente nella nostra vita politica; quel vuoto di rappresentanza ha determinato un’altissima astensione e la nascita di un nuovo, anomalo “terzo polo” senza storia e senza cultura di riferimento, costituito dal movimento di Grillo. Ci sono liberali dispersi nei diversi campi – anche in quello di una destra illiberale con fortissime venature autoritarie – ma non c’è una destra liberale. Non esiste un centro autonomo, ma una formazione berlusconiana, che non ha vita autonoma e sembra poter sopravvivere solo in simbiosi con un’altra parte politica – il cosiddetto centrodestra – e una sinistra snaturata e priva di identità, che a sua volta mostra di saper esistere solo come ala avanzata di un partito – il PD – che si definisce di “centro-sinistra”, ma scavalca continuamente  a destra la Lega di Salvini e riporta in vita addirittura piccoli capolavori di violenza fascista, come ha fatto recentemente Minniti.
Di una sinistra autonoma, c’è solo un’abbondanza di sigle che stentano a rappresentare persino se stesse. Così stando le cose, la rinascita di una moderna e autentica sinistra non può e non deve coincidere con la proposta in campo di chi intende di fatto tornare a una formazione programmaticamente pensata come ala avanzata di uno schieramento di centrosinistra. Una iniziativa che rischia di cristallizzare un recente, fallimentare passato e allo stesso tempo un azzardo, perché, nei fatti, l’alleato di “centro” non c’è e se c’è vuole essere un baluardo del neoliberismo. Il cuore del problema è proprio qui.
Una sinistra autentica, che non intenda ripudiare la sua cultura, la sua storia e la sua tradizione  è, infatti,  geneticamente anticapitalista  e assolutamente ostile al neoliberismo. In questo senso, personalità e gruppi politici che hanno finora professato dottrine neoliberiste, dando di fatto una mano a chi ha ridotto il Paese nella condizione in cui si trova, non possono essere legittimamente accolti nella sinistra che si va riaggregando. Né, d’altra parte, in una formazione che solleva la bandiera della Costituzione, può esservi posto per chi ha difeso il sì al referendum o si è schierato strumentalmente per il no, dopo aver lungamente negli anni contribuito a stravolgerla, portando il Paese in guerra e varando Bicamerali che meritarono l’elogio di Berlusconi e i voti leghisti.
Il compito di chi intende ricostruire la sinistra è quello di delimitare un perimetro difeso da un sistema  valori , entro cui raccogliere esclusivamente forze che condividono un’idea di società anticapitalista e antiliberista. Dar vita a un organismo che sia la sinistra di uno schieramento parlamentare – il centrosinistra – destinato a governare il Paese più o meno come hanno fatto Renzi e Berlusconi, non solo non è la risposta a una necessità della storia, ma diventa un azzardo, perché un “centro” per la “sinistra” non c’è. Esiste una formazione di destra che presenta chiaro il suo biglietto da vista: il decreto fascista del Ministro Minniti.
Tracciare questo perimetro non è difficile; si può considerare, infatti, di sinistra chi ha pensato, sostenuto o anche solo votato per una malintesa “disciplina di partito”, la Buona Scuola di Renzi? E’ possibile caricarsi sulle spalle il peso di chi ha lasciato passare il Jobs Act e l’abolizione dello “Statuto dei lavoratori”? Che c’entra con la sinistra chi ha seguito Renzi e Berlusconi ai tempi dello sciagurato patto del Nazareno e chi ha consentito che un governo di dubbia legittimità, tenuto in piedi da un Parlamento di nominati, grazie a una legge fuorilegge, stravolgesse la Costituzione, inserendovi il pareggio di bilancio e il Fiscal Compact , con tutto quanto ne è poi derivato?  Questi personaggi dovrebbero cercare casa a centro e se un centro non esiste, dovrebbero lavorare per farlo nascere. In questo senso, lavorare concretamente per la rinascita di un’autentica sinistra, vuol dire anche creare le condizioni per spingere altri a ripristinare un quadro politico realmente  costituzionale.
C‘è poi il mondo dei movimenti, ci sono le grandi esperienze di lotte territoriali, come quelle della Valsusa, c’è il laboratorio Napoli, con un esperimento di neomunicipalismo e quella “rivoluzione con il diritto” che significa, in estrema sintesi, stretta osservanza delle leggi costituzionali, rispetto a quelle ordinarie, quindi “disobbedienza”. Sullo sfondo c’è il vasto popolo della sinistra che non vota, perché non è rappresentato e che, però, quando decide di votare fa saltare il banco, com’è accaduto con il referendum.
Ecco, questo significa lavorare per riaggregare la sinistra.  Una sinistra anticapitalista e costituzionale, quindi nemica della guerra, decisa ad abolire una ad una le riforme incostituzionali di Monti e di Renzi, a ripristinare e applicare all’intero mondo del lavoro lo statuto dei lavoratori , pronta a cancellare l’Invalsi e l’Anvur, a difendere l’Europa di Spinelli, chiedendo che L’Unione Europea si dia una Costituzione fondata su un modello parlamentare e approvata dai popoli che intende unire.
E’ vero, questo comporta dei sacrifici e mette fuori gioco figure di rilievo che hanno un nome e una storia, ma  si tratta di gente che da molto tempo ormai ha divorziato dalla sinistra. Di un peso di cui occorre liberarsi.
Chi avrebbe giocato un centesimo bucato sull’esito così clamoroso del referendum? Sarà un’illusione, ma quel risultato può essere ripetuto.

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