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Archive for marzo 2016

demagistris_luigi_ildeskUn intervento magistrale. Se un giovane mi chiederà cos’è la politica, non spenderò tempo e parole inutili. Gli farò ascoltare questa lezione. La conclusione è di profilo altissimo. Così alto, che un timore ce l’ho e purtroppo è fondato: il presidente “abusivo“, non capirà una parola. Gli manca l’alfabeto dei valori repubblicani.
Videomessaggio dedicato a Renzi, presidente dei “portoghesi” e al suo tragicomico governo di “abusivi

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TuristiCi penso e rido: la città abbandonata e male amministrata, un uomo solo al comando e le mille amenità che si sono inventati i padroni del vapore e i pennivendoli che infestano i loro giornali… San Biagio dei Librai, Via Toledo, i Quartieri Spagnoli oggi erano in incanto. Non li vedevo così da tempo immemorabile. Una marea di gente di tutte le razze respirava vita, passione, storia e civiltà. Una città stupenda che a poco a poco risorge. Ho i miei anni e Napoli ha ancora tanti problemi, ma io ci sto da re. La città è ferita e porta ancora i segni degli infiniti oltraggi subiti ai tempi di Bassolino, ma sta scrivendo una bellissima pagina della sua secolare vicenda. Una pagina che porta la firma del miglior sindaco della sua storia: Luigi De Magistris.

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scugniNel settembre del ’43, le Quattro Giornate di Napoli offrono alla storia una stupenda “foto di massa”, ma nell’immaginario collettivo lo stereotipo della “città di plebe” è duro a morire. L’8 novembre 1943, alcune foto di “scugnizzi” armati, firmate da Robert Capa per la rivista “Life”, diventano il simbolo di un moto spontaneo, senz’anima politica: rabbia, popolino e sopravvivenza. Quelle foto, in realtà, il fotografo non le ha mai scattate; l’autore, un partigiano poco più che ventenne, gliele ha vendute per fame in cambio di pochi dollari. Si chiama Alessandro De Val, è comunista e ha portato nella lotta una identità politica così forte, da smentire l’ambiguo messaggio trasmesso dalle sue foto.
Nel 1948, la polizia arresta il De Val, ormai giornalista della “Voce”, perché gli trova in casa caricatori e bossoli senza proiettili. Sono cimeli delle Quattro Giornate e il giudice lo assolve, ma la montatura poliziesca contro un partigiano non scandalizza nessuno. Del ruolo degli antifascisti non si parla più e la rivolta è ormai il solito moto di “collera cupa che fermenta sotto la scorza della secolare umiliazione del Sud”, con i “lazzari” che per una volta sono dalla parte giusta. Poco dopo Roberto Battaglia scriverà che utilizzare la parola insurrezione per le Quattro Giornate significa “dire qualche cosa di troppo preciso” per un evento che ha i connotati “indefinibili di un fenomeno della natura”.
Perché è andata così? Perché ignoriamo vicende umane e militanza dei combattenti? Esiste un volto politico delle Quattro Giornate? Se esiste, come si poteva riconoscerlo nei gruppi indistinti fissati dalla “foto di massa” del settembre 1943? Forse sarebbe bastato collegare elenchi dei combattenti e fascicoli degli antifascisti schedati, per scoprire la storia politica di tanti partigiani.
“Eccellenza”, scrive il 30 agosto 1928 Salvatore Mauriello a Mussolini, affinché ascolti “il grido di chi fu al Suo fianco nelle battaglie sacre del socialismo”. Rivendicata la comune militanza, l’uomo espone la sua storia a Mussolini perché gli lasci riprendere “l’onesta via del lavoro, unica fonte di fecondo benessere per ogni famiglia”. E’ un percorso esemplare. Quando Michele Bianchi, ministro fascista, era Segretario della Borsa del Lavoro di Napoli, Mauriello, “era nella Commissione Esecutiva. Nel 1913 ebbe l’onore di stringerLe la mano alla Casa del Popolo di Milano. Nel giugno 1914 fu arrestato e processato per i moti della Settimana Rossa. Richiamato alle armi, mai disertò il suo posto di combattimento. Con l’ingegnere Amadeo Bordiga, preparò la formazione del partito comunista e nel 1921 fu inviato in Russia, come delegato politico e sindacale; lì conobbe uomini e cose di quell’immenso vulcano sociale. Processato per preparativi di atti insurrezionali”, si arrese e manifestò al “Questore sentimenti di attaccamento alla Patria, a V.E. e al Fascismo”. Dimesso dal carcere, vive però in “una miseria spaventevole, perché sotto stretta sorveglianza riesce impossibile procurarsi del lavoro e ricostruire una vita per sé e per la famiglia. Duce”, conclude, “quale prova deve dare un figlio d’Italia per essere degno di riabilitazione?”.
Come De Val, Mauriello ha “fatto” le Quattro Giornate. Comunista, ha sposato Ines Telarico, sorella di Gustavo, intellettuale e poeta, che a fine Ottocento saluta il “secolo dei lavoratori” con parole di fuoco: “E’ la vigilia della gran giornata. / Dato un urlo di sfida al mondo intero, / alla pugna m’accingo. / Sollevate le teste e tripudiate; / è vigilia solenne, o sofferenti”. E’ questa la città del giovane Mauriello: Napoli socialista, ricca di speranze e fermenti, che combatte battaglie sindacali, pone per orima il tema della “questione morale” e dà la parola a donne come Emilia Marabini, autrice di versi dolenti dedicati alle masse “che vagano in terra pallide, affamate / vagano dalla sorte abbandonate”. Parole che incantano i giovani della Federazione socialista, animata da Oreste e Attilio Wanderlingh e da Giuseppe Giudicepietro, tutti coinvolti nei moti del ‘98. Dopo decenni, il 22 agosto 1943 Giudicepietro è di nuovo in manette, stavolta con decine di antifascisti riuniti a Cappella Cangiani per organizzare la resistenza contro i tedeschi. In quanto ai Wanderlingh, benché anziani, nel 1940 sono in un gruppo clandestino che fa capo allo studio legale Amendola-D’Ambra, situato a Piazzetta Augusteo. E’ il gruppo che il primo maggio 1943 lancia un manifesto per la festa del lavoro e riempie la città di scritte contro la guerra, il fascismo e la monarchia. E’ la prova che un’attività politica cospirativa precede la sommossa e non stupisce se il 27 settembre, alla resa dei conti, Ugo Wanderlingh, figlio di Attilio, distribuisce armi ai partigiani e partecipa alla rivolta con lo zio Oreste che, malgrado l’età, scende in strada.
Come Mauriello e Giudicepietro, i Wanderlingh, non hanno tradito i loro ideali e il fascismo, che li  riconduce alla lotta, spinge Oreste verso il comunismo. Più sfortunato, Alfredo, il terzo dei fratelli, giunge alla militanza dopo la Grande Guerra e non si intruppa; è un “irregolare”, uno spirito libero, forse un libertario. Lavora per l’azienda di famiglia, ma si esibisce come prestigiatore ovunque trova un contratto. Girovago, irruente, estroso e troppo e libero per subire il regime, dà nell’occhio, si espone e dichiara la sua avversione. Quanto basta perché passi per matto e finisca nell’elenco dei sovversivi da arrestare, quando a Napoli è in visita un’autorità. Una condanna che gli costa periodiche e dure giornate di carcere. La sua vita corre su un filo: viaggi, pedinamenti, “fogli di via”, il carcere e il rischio del manicomio, feroce risorsa della repressione. Il filo si spezza in vista dell’armistizio, in una città che è una polveriera. I nazisti, che prevedono la rivolta e diffidano di Badoglio, agiscono nell’ombra, danno la caccia ai “sovversivi pericolosi” e Alfredo Wanderlingh, svanisce nel nulla. A giugno del ‘44, indagando su un collaborazionista, la polizia riferisce che, prima della rivolta, catturati alcuni sventurati, i tedeschi li hanno probabilmente fatti sparire nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario e poi spediti in Germania, da dove torneranno in pochi. Di certo non torna Alfredo e la sua scomparsa toglie un uomo agli insorti e alla famiglia e allunga la serie dei crimini impuniti commessi dai nazisti.
Quante storie come queste nascondono gli elenchi dei combattenti? Tante. E’ lì che va cercato il volto politico delle Quattro Giornate.

Repubblica Napoli, 24 marzo 2016

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Matteo BrambillaMolto sinteticamente, perché mi costa lasciare il libro che sto scrivendo.
Les jeux sont faits, la rete ha fatto la sua scelta ed è quantomeno bislacca; poco più di 250 voti, che non sono il paradiso terreste della democrazia partecipata, ma di buono c’è questo: nessuna compravendita stile primarie dei democratici all’italiana.
Il Movimento di Grillo e Casaleggio ha presentato a Napoli  il suo prodotto originale con marchio d’origine controllata. C’è un candidato sindaco finalmente. Non è napoletano, però, e questo non è un dato confortante e nemmeno un messaggio di fiducia indirizzato alla città. Prendiamo atto: a Napoli non c’è nessuno che vada meglio di Matteo Brambilla, ingegnere, 46 anni, cittadino di Monza e un handicap decisamente serio, che ne riduce più o meno a zero la capacità di entrare in sintonia con l’ambiente sociale della città partenopea. Brambilla vuol governare Napoli, però non è napoletano e tifa per la Juve…
La prima sortita – serve dirlo? – l’ha dedicata a Luigi De Magistris. La solita cantilena diffamatoria: «ha lasciato a metà il mandato di eurodeputato e la sua Rivoluzione arancione è fallita».
Domanda: un monzese che tifa Juve, può amare sinceramente Napoli?
Beh, è un po’ difficile e dietro in fondo c’è un tradimento, ma può essere, sì, tutto è possibile e poi, si sa, Napoli incanta. Il monzese Brambilla può amare Napoli, certo. Impossibile però è che Napoli possa amare Brambilla, monzese pentito e un po’ infiltrato, che tifa Juve, non ama il Napoli e – non bastasse – ripete i soliti luoghi comuni sul suo primo cittadino.
Se la sparuta pattuglia che rappresenta il movimento di Grillo non fosse da tempo alle prese con una grave crisi d’identità e non versasse in uno stato più o meno confusionale, l’avrebbe capito subito: un Brambilla juventino, uno che si occupa di rifiuti, cala da Monza a Napoli come un commissario prefettizio, vede, o vuole vedere, le pagliuzze negli occhi del sindaco uscente, fingendo di non accorgersi delle travi in quelli di Pizzarotti e compagni, beh, un Brambilla come questo è troppo settentrionale per fare il sindaco di Napoli.
Sarebbe stato un po’ più credibile a Monza o a Milano.

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logopiccoloFuoriregistro deve a Domenico Starnone e al suo fortunatissimo romanzo l’idea del titolo e l’ambizione di raccontare la scuola attraverso la cronaca dei fatti, comici o drammatici, minuti o terribili che ne scandiscono l’agire quotidiano, e la libera espressione dei pensieri o delle emozioni che li accompagnano. Passione, sdegno, rabbia, delusione o entusiasmo, vengono condivisi dentro uno spazio che vuole prima di tutto essere d’ascolto e di comprensione delle reciproche ragioni e delle differenti prospettive, alla ricerca di un autentico dialogo. Non ci sono requisiti particolari per la collaborazione, se non il desiderio di costruire una scuola, pubblica, in grado di accogliere tutti e ciascuno e a tutti e a ciascuno offrire una significativa opportunità di crescita e di sviluppo.

Nel suo duplice aspetto di pagina web e newsletter settimanale, la rivista ha ospitato e ospiterà testimonianze personali, informazioni, notizie, comunicati, appelli, proposte didattico-educative, riflessioni sui modelli pedagogici o sociali, giudizi sui percorsi di riforma o sulle scelte politiche da cui traggono origine, tutto quanto, insomma, dentro la scuola costituisce occasione di dibattito e confronto tra le sue componenti, che cercano consapevolezza critica e perseguibili ipotesi di cambiamento.

Nel tempo, la rivista ha cambiato veste e struttura, curando sempre con particolare attenzione l’aspetto partecipativo.

Nelle sezioni dello Spazio aperto chiunque sia interessato può proporre interventi di vario genere: se si tratta di opinioni sulla scuola verranno inserite nella Galassia dedicata, se si tratta di altro in Grandangolo.

Nelle rubriche, la rassegna Notizie dal fronte offre spunti di riflessione sugli avvenimenti scolastici; la nuova sezione In classe è aperta invece ad esperienze più strettamente didattiche, in un’ottica di scambio professionale tra docenti e/o studenti.

In Bacheca potrete segnalare eventi, iniziative, proposte o siti di particolare interesse, recensioni di libri, film, mostre o spettacoli.

Noi della Redazione ci riteniamo a nostra volta “lettrici e lettori”, “collaboratrici e collaboratori” e, come tali, ci assumiamo individualmente la piena responsabilità di quanto scriviamo o proponiamo. Il nostro lavoro, pur con i limiiti di un impegno volontario, è finalizzato a favorire la libera espressione, lo scambio e la circolazione delle idee, nel rispetto delle normative editoriali e di un comportamento comunicativo corretto.

Tutti i materiali prodotti sono esportabili, purché non apportino modifiche sostanziali, non abbiano scopo di lucro e non dimentichino la citazione della fonte.

I contributi inviati e pubblicati entrano a far parte dello storico della rivista in modo duraturo e incancellabile, proprio per il loro valore di, piccoli o grandi, documenti.

Nell’augurarci che la nuova impaginazione faciliti la navigazione e la scoperta di tutto il sito, vi invitiamo a suggerirci integrazioni o modifiche che ritenete utili a rendere ancor più condivisa questa piccola esperienza di rivoluzione.

Articoli e segnalazioni di ogni genere vanno inviati, preferibilmente, attraverso il modulo on-line.
La redazione risponde al seguente indirizzo: redazione_fuoriregistro@yahoo.it.

Redazione: Giuseppe Aragno, Emanuela Cerutti, Francesco Di Lorenzo, Maurizio Guercio
Direttore responsabile: Luciano Scateni
Registrazione Tribunale di Frosinone n. 324 del 08.07.2005

Newsletter del 13 marzo 2016

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marchionne-suicidioMimmo Mignano, operaio Fiat, licenziato per un manichino appeso che, dopo tanti suicidi di operai, metteva in scena un finto suicidio di Marchionne, è esempio di coraggio, dignità e umanità. Mi “tagga” su facebook e di fronte alle sue parole mi vengono in mente le mie mille storie di antifascisti perseguitati. Domani, scrive,  alle

ore 13,00 ingresso 2 Fiat pomigliano ASSEMBLEA PUBBLICA
Il 5 aprile al tribunale di Nola i 5 licenziati politici della Fiat saranno nuovamente processati per aver denunciato i suicidi avvenuti in un reparto confine come quello di Nola . Un processo che vede imputati 5 operai per aver esercitato il diritto di critica, di satira, e di espressione, un diritto che la Fiat in vuole far passare tramite una sentenza, come legge. Assemblea con megafono aperto, un megafono che deve denunciare i soprusi, le ingiustizie, che oggi sta subendo la classe operaia, denunciare senza se e senza ma le espulsioni che i compagni Destadis e gli altri hanno subito dalla più infame giustizia interna sindacale, ma tutto questo non basta. La solidarietà da sola non basta
.

Per me purtroppo sta diventando molto difficile andare oltre la solidarietà e partecipare fisicamente, come vorrei e come ancora farò quando e finché poterò. Questione di età e soprattutto di malanni, che però passeranno. Tuttavia, non lo dico per dire: ci sarò veramente con la testa e con il cuore, perché questo processo, questa storia di prepotenze, questo gioco vigliacco che devasta la vita dei lavoratori e disprezza la loro immensa dignità, mi fa veramente schifo. E schifo mi fanno Marchionne e i padroni della Fiat. Fascisti, più fascisti del fascista Valletta.

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logopiccoloFuoriregistro deve a Domenico Starnone e al suo fortunatissimo romanzo l’idea del titolo e l’ambizione di raccontare la scuola attraverso la cronaca dei fatti, comici o drammatici, minuti o terribili che ne scandiscono l’agire quotidiano, e la libera espressione dei pensieri o delle emozioni che li accompagnano. Passione, sdegno, rabbia, delusione o entusiasmo, vengono condivisi dentro uno spazio che vuole prima di tutto essere d’ascolto e di comprensione delle reciproche ragioni e delle differenti prospettive, alla ricerca di un autentico dialogo. Non ci sono requisiti particolari per la collaborazione, se non il desiderio di costruire una scuola, pubblica, in grado di accogliere tutti e ciascuno e a tutti e a ciascuno offrire una significativa opportunità di crescita e di sviluppo.

Nel suo duplice aspetto di pagina web e newsletter settimanale, la rivista ha ospitato e ospiterà testimonianze personali, informazioni, notizie, comunicati, appelli, proposte didattico-educative, riflessioni sui modelli pedagogici o sociali, giudizi sui percorsi di riforma o sulle scelte politiche da cui traggono origine, tutto quanto, insomma, dentro la scuola costituisce occasione di dibattito e confronto tra le sue componenti, che cercano consapevolezza critica e perseguibili ipotesi di cambiamento.

Nel tempo, la rivista ha cambiato veste e struttura, curando sempre con particolare attenzione l’aspetto partecipativo.

Nelle sezioni dello Spazio aperto chiunque sia interessato può proporre interventi di vario genere: se si tratta di opinioni sulla scuola verranno inserite nella Galassia  dedicata, se si tratta di altro in Grandangolo.

Nelle rubriche, la rassegna Notizie dal fronte offre spunti di riflessione sugli avvenimenti scolastici; la nuova sezione In classe è aperta invece ad esperienze più strettamente didattiche, in un’ottica di scambio professionale tra docenti e/o studenti.

In Bacheca potrete segnalare eventi, iniziative, proposte o siti di particolare interesse, recensioni di libri, film, mostre o spettacoli.

Noi della Redazione ci riteniamo a nostra volta “lettrici e lettori”, “collaboratrici e collaboratori” e, come tali, ci assumiamo individualmente la piena responsabilità di quanto scriviamo o proponiamo. Il nostro lavoro, pur con i limiiti di un impegno volontario, è finalizzato a favorire la libera espressione, lo scambio e la circolazione delle idee, nel rispetto delle normative editoriali e di un comportamento comunicativo corretto.

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La redazione risponde al seguente indirizzo: redazione_fuoriregistro@yahoo.it.

La Redazione

Fuoriregistro online
Redazione: Giuseppe Aragno, Emanuela Cerutti, Francesco Di Lorenzo, Maurizio Guercio
Direttore responsabile: Luciano Scateni
Registrazione Tribunale di Frosinone n. 324 del 08.07.2005

Newsletter 6 marzo 2016

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12801244_939779709424425_8119971876729752403_nL’Assemblea del 27 febbraio al Maschio Angioino non è stata solo un’iniziativa riuscita, che ha trovato il consenso di numerosissime realtà di lotta, Associazioni e Comitati. Essa si è conclusa con una dichiarazione, approvata all’unanimità, che definiva un percorso per una mobilitazione verso il 25 aprile. Eccone il testo:

L’assemblea contro il fascismo il razzismo e l’omofobia, riunita a Napoli, presso la sala dei Baroni del Maschio Angioino il giorno 27 febbraio 2016, dichiara la sua ferma condanna della violenza continuamente esercitata dai neofascisti di Casa Pound e di qualsiasi altra organizzazione che si richiami all’esperienza del fascismo e che propagandi qualsiasi forma di discriminazione.
L’assemblea chiede verità per gli assassinii di Giulio Reggeni e di Ciro Esposito, ultime vittime di silenzi, complicità e connivenze che non è più disposta ad accettare.
Chiede la chiusura delle organizzazioni neofasciste e l’espulsione dalle liste elettorali di chiunque sia ad esse collegato.
L’assemblea prende impegno di costruire una forte mobilitazione cittadina in vista di un 25 aprile scevro da qualsiasi celebrazione retorica e di portare avanti la battaglia antifascista nel nostro Paese.
Il primo marzo i componenti dell’assemblea si ritroveranno in piazza contro la guerra e al fianco dei migranti in lotta per i loro diritti.
L’assemblea si aggiornerà il 15 marzo presso l’Asilo Filangieri per discutere e organizzare il percorso di mobilitazione per il 25 aprile.

 

Il precorso prosegue e ieri nel corso di una riunione si è meglio definito, programmando la prossima tappa: la giornata del 15 marzo. Questo il Comunicato venuto fuori dalla riunione:

Dopo la grande assemblea contro il fascismo e il razzismo del 27 febbraio al Maschio Angioino, che ha visto la partecipazione di circa 400 persone, di tante e variegate realtà associative, comitati, reti studentesche, sindacati etc, ci incontriamo di nuovo martedì 15 Marzo alle 17:00 all’ex Asilo Filangieri per organizzare il percorso di mobilitazione in vista del 25 Aprile.

Un percorso che ci veda impegnati in campagne di controinformazione, di inchiesta e di denuncia politica delle coperture istituzionali di cui godono i gruppetti di estrema destra.
Un percorso di iniziative e momenti collettivi che possa far vivere fra le masse della nostra città i temi dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’antisessismo, del rifiuto della guerra.

Un percorso che ci porti il 25 Aprile a riempire la strade dei quartieri popolari delle nostra città, per fare avanzare un’idea di Liberazione. Liberazione dai gruppi xenofobi e dalle loro aggressioni compiute per attaccare la convivenza multietnica e l’attivismo sociale che c’è in questi quartieri. Ma anche Liberazione da tutte le forme di miseria e sfruttamento, dal lavoro nero, dalla disoccupazione, dalle camorre, dalle guerre e dagli eserciti di occupazione che non servono a nulla…

Vogliamo ribadire che chi fomenta l’odio per il diverso, chi indica nell’immigrato un nemico, chi difende l’ordine dominante, non deve avere alcuna agibilità. Ma non vogliamo solo difenderci, vogliamo avanzare, estirpare questi mali alla radice, costruire un’alternativa alla violenza, alla prevaricazione, alla miseria che ci circonda, cercando di aprire nuovi spazi di democrazia.
Per questo il 15 marzo proveremo anche a buttare giù un calendario cittadino di iniziative, in cui tutti possano riconoscersi e in cui tutte le sensibilità trovino posto. Perché insieme possiamo davvero costruire una forte mobilitazione, una Festa della Liberazione scevra da qualsiasi celebrazione retorica e in grado di portare avanti la lotta per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale nel nostro Paese.

DOVE Ci TROVEREMO: A Napoli, all’Ex Asilo Filangieri
vico Giuseppe Maffei 4 (una traversa di via San Gregorio Armeno)

www.exasilofilangieri.it

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content_793_2Torna la guerra e torna nel silenzio della gente. La scommessa sull’ignoranza, il forte investimento sulla scuola povera, sulla storia intesa come educazione “patriottica” e strumento di legittimazione del presente, non delude le attese e gli interessi moltiplicano più e più volte il capitale. Colpita la scuola, il gioco è fatto e lo sapevano tutti: lasciarla alla deriva, screditarla, sottometterla al potere politico è sempre stata una garanzia sicura per chi mira al cuore d’una democrazia. E’ un dato di fatto e una fatalità: “la scuola influisce, in bene o in male, in intelligenza o in ottusità, in libertà o in conformismo”. Colpire la scuola, significava anzitutto spezzare ogni filo tra società e cultura ed era la via obbligata per chi voleva spegnere definitivamente le grandi speranze di trasformazione e – perché no? – di rivoluzione da cui era nata la Repubblica.
Torna la guerra e non si sente vibrare forte la ripulsa per l’interminabile sequela di becere menzogne, sanguinosi conflitti e ributtanti ingiustizie. La gente non s’accorge nemmeno che in guerra ci andiamo assieme agli assassini di Regeni.
Per un quarto di secolo gli eventi della storia sono stati progressivamente distorti e se n’è ricavata una narrazione ad uso e consumo della “ragion di Stato” e degli interessi del grande capitale. Una narrazione che aveva un unico scopo: resuscitare i sudditi e celebrare i funerali dei cittadini.
“Sovversivismo storiografico”, scrisse invano Gaetano Arfè, che l’aveva lo sguardo acuto di chi riesce a vedere lontano. Si è lavorato perché Il passato tornasse passato e smarrisse ogni legame con la contemporaneità. Siamo a tal punto ormai, che nessuno ricorda più la libertà come la vittima prediletta di tutte le guerre e intere generazioni abboccano all’amo delle “guerre per la democrazia”. Eppure l’avevamo imparato e lo sapevamo bene: la guerra è l’arma più efficace che il potere possegga per colpire a morte i diritti.
Torna la guerra e i generali di Renzi portano in Libia un popolo che non ha più strumenti critici. Torna il “ritorno all’Africa”, con cui Mussolini condusse i nostri nonni alla tragedia. Torna, nell’indifferenza della scuola, nel silenzio di docenti complici o intimoriti. Torna e ancora una volta, nonostante i gas e il genocidio, le piume dei bersaglieri correranno al vento tra popolazioni che non hanno scelta: o li accoglieranno come liberatori o finiranno nella lista delle “canaglie” e dei “terroristi”.
Parificati fascismo e antifascismo, torna la guerra in Libia ed è di nuovo “santa”, contro il barbaro musulmano. Torna e nessuno ricorda che più o meno cento anni fa, da lì, dalla Libia, partimmo per la guerra mondiale, da lì vennero la fine della democrazia e la feroce dittatura totalitaria. Non poteva andare diversamente, del resto, nel cuore di una crisi finanziaria, dopo la manomissione della Costituzione, l’apoteosi della “Grande Guerra”, la rivalutazione del fascismo, le menzogne sulle foibe e la criminalizzazione dell’idea stessa di comunismo . Doveva tornare e torna la guerra in una indifferenza generalizzata che è anche figlia di una “politica dell’oblio”, di manuali scolastici che hanno rinunciato a fornire strumenti critici adatti a leggere il presente attraverso la chiave preziosa del passato. Figlia di una scuola che in molti hanno distrutto e Renzi s’è intestata.
Torna la guerra, mentre la memoria di Stato nei giorni comandati ricorda un genocidio sterilizzato, che non sa e non può dire alla gente la sua verità disperata: il “secolo dei massacri” non è mai terminato.

Fuoriregistro e Agoravox, 3 marzo 2016

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