Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for marzo 2021


Il mondo della «rivoluzione verde» è il nuovo confine tra storia e preistoria e non potrà nascere da una mano di vernice su un muro marcio.  Ci vivrà una umanità tornata alla luce dalle caverne in cui l’ha imprigionata il delirio neoliberista. Una umanità che saprà di nuovo leggere, scrivere e fare di conto. Il ritorno al 2019 sognato da Draghi e dal popolo di Neanderthal che popola la Confindustria, ci riporterebbe alla preistoria, condannati all’analfabetismo e aggrediti dall’aria, dall’acqua e dalla terra avvelenate dai sacerdoti del mercato.
Per domare la pandemia non bastano medicinali e vaccini e nemmeno un progetto di transizione ecologica fondato su una innovazione tecnologica pensata per ridurre gas e produzione di energia fossile che alterano il clima. Non si tratta, insomma, di accontentarsi di un mondo un po’ meno avvelenato, ma dominato ancora dal feticcio dello «sviluppo» e dalle leggi del mercato.
Tutti l’hanno capito, tranne Draghi e il governo dei «migliori»: il nuovo alfabeto della storia non è adatto a scrivere leggi di quantità, che riciclino la preistoria; meno smog, meno rumore, meno polveri sottili, meno produzione di energie fossili non fanno la rivoluzione. O si chiamano in causa l’essenza e il ruolo storico del capitalismo, o ci si rassegna alla sorte dei dinosauri.
Draghi e il governo dei «migliori» non l’hanno capito, perché l’assenza di un’autentica cultura umanistica glielo impedisce. Gli mancano l’attitudine al dubbio e la capacità di ordinare gli eventi secondo il metodo dell’analisi storica e quel suo principio laico e fondamentale, per il quale tutto nasce, cresce e muore. Il capitalismo è stato a suo modo vitale finché ha utilizzato le risorse disponibili consentendone il ricambio, in modo da non rendersi incompatibile con gli equilibri che regolano la vita sul pianeta. Dalla «grande depressione» del 1929 – è un secolo ormai – questa scelta sempre più precaria è stata del tutto abbandonata, per inseguire uno «sviluppo» incompatibile con la legge della domanda e dell’offerta: la produzione aumenta, ma la crescita della povertà deprime la domanda e non si tratta più nemmeno di merci necessarie alla vita dell’umanità.
A poco a poco la rincorsa allo sviluppo è diventata delirio. La gigantesca macchina produttiva di un capitalismo omicida non solo produce una quantità di merci superiore alla capacità di assorbimento del mercato e contraddice se stesso, violando la libertà d’impresa e assegnando quote di produzione, ma distrugge a ritmo incessante risorse che non hanno tempo per rigenerarsi, avvelenando l’aria, l’acqua e la terra. Oggi, sul Manifesto, Bevilacqua ha rappresentato in maniera plastica questa pericolosa ignoranza. «C’è un treno» – ha scritto – «che corre a velocità crescente e in traiettoria lineare, senza stazioni e senza destinazione finale, che sembra voler uscire dalla terra e continuare nello spazio delle galassie, e l’ambizione è di fargli produrre meno fumo e meno rumore, ma spingendolo a correre ancora di più. Si fa finta di non capire (o non si capisce realmente) che il problema è il treno, non la qualità dei suoi carburanti».
Tutti l’hanno capito, Draghi e il governo dei «migliori» no. Il grande problema da affrontare è quello di un futuro in cui il capitalismo ha esaurito la sua funzione storica: è nato, è cresciuto e sta morendo. E’ incredibile, ma questo moribondo per Draghi è il futuro e in nome di un anacronistico «atlantismo», come se fossimo ancora nel secolo scorso e bastasse una «guerra fredda» per dettare il corso alla storia, vota per il blocco a Cuba e si accoda alle destre guidate da Biden.
Per una sinistra degna di questo nome, la sfida è ardua, ma ultimativa. Mentre un virus annuncia il disastro incombente, i suoi antichi valori formano il solo possibile argine alla catastrofe imminente e sono la base su cui costruire un’alternativa. Nella tragica crisi della democrazia, o la sinistra sarà la voce degli innumerevoli poveri, dei sofferenti, di chi è messo ai margini e non ha più speranza nel futuro, o non c’è via di uscita: l’umanità è prossima al suicidio.

Agoravox, 12 aprile 2021; Sinistra Quotidiana, 14 aprile 2021

classifiche

Read Full Post »


Un ago dopo l’altro, il mio turno si avvicina. Alla Stazione Marittima, luogo simbolo della «regina del Mediterraneo» e del «porto dell’Impero» di Mussolini, la puzza delle camicie nere non è ancora svanita e qualcosa sopravvive del delirio fascista.
Passo il tempo leggendo: «la Palestina abbandonata al suo destino…». D’un tratto mi sento un ladro. Il sangue ribolle, nonostante l’età e mi dico che non si può essere pacifisti quando la violenza è legittima difesa. Ricorderemo questi giorni feroci, ricorderemo Draghi, il suo atlantismo e l’europeismo  cialtrone della doppia morale.  Ricorderemo e salderemo i conti, senza concedere attenuanti. E’ il solo modo che abbiamo perché questa tragedia diventi la boa che segni infine la decisiva inversione di rotta.
Juan Pablo Nahuel Sanchez, sanitario di «Medici Senza Frontiere », scrive che dopo due mesi terribili, in Cisgiordania, la nuova ondata di Covid-19 ha rotto gli argini, mettendo in ginocchio strutture sanitarie già fragili e ridotte allo stremo. Malati in aumento, medici che lottano contro contagi in aumento, la variante inglese che dilaga: mancano spazi, letti, personale, terapie con ossigeno e ventilazione;  per i pazienti in condizioni critiche non c’è speranza.
Mentre mi vaccino, mi vergogno per il privilegio. Al sistema sanitario della povera Palestina,  già messo in ginocchio da decenni di occupazione israeliana e dal lungo blocco economico, la distribuzione dei vaccini è lentissima. Israele che pure dispone di enormi quantità di dosi e si avvia verso una immunità generalizzata, non muove un dito per aiutare gli abitanti dei Territori palestinesi, in cui né anziani, né sanitari in prima linea sono protetti dalla malattia”.
Nell’indifferenza dei Paesi ricchi, che accumulano ricchezze grazie allo sfruttamento e alla morte dalla povera gente, entro e fuori dei loro confini, in Palestina il numero dei vaccinati non raggiunge il 2% della popolazione e la terza ondata della pandemia minaccia una strage.
Mi hanno vaccinato. La mia vita valeva quindi più di quella dei miei coetanei di cui non si ricorda nessuno? Mai come oggi ho sentito un odio così profondo per il capitalismo e mai come oggi ho avuto la percezione netta di una ingiustizia che ha superato i limiti concessi dalla Storia. E’ il momento adatto per urlare un invito più attuale che mai: «Proletari di tutto il mondo, unitevi!». Questo vaccino domanda vendetta.

Fuoriregistro, 27 marzo 2021

classifiche

Read Full Post »

Per quelli come te
ci sono due galere.
Una ti ha chiuso in vita
dove sei stato carcere
per i tuoi carcerieri.
L’altra l’hai conosciuta appena:
è quella in cui ti chiude
chi ti ricorda come gli pare.
La galera dei ricordi
che non sono più tuoi.
Se ti può confortare, però,
verrà il tempo
che un cantastorie onesto
ti restituirà la parola
che la morte ti toglie
e gli amici ti stanno rubando.

classifiche


Read Full Post »

Cobas Scuola Napoli
OGGI ALLE ORE 18:00
LE MANI SULLA SCUOLA. Presentazione di un saggio “di parte” di Giuseppe Aragno e Anna Angelucci

MARTEDI’ 23 MARZO, ore 18.00
SU QUESTA PAGINA Facebook:
https://www.facebook.com/events/286801246181013/
presenteremo, con gli autori, il libro dello storico Giuseppe Aragno e della Professoressa Anna Angelucci “Le mani sulla Scuola”, nell’ambito delle iniziative per il lancio dello SCIOPERO DELLA SCUOLA E DEL TRASPORTO PUBBLICO del prossimo 26 MARZO, indetto dai Cobas Scuola Napoli, da PAS, dal Coordinamento Nazionale Precari Scuola e dal Comitato Nazionale contro ogni autonomia differenziata, cui hanno già aderito numerose associazioni e forze sociali.
Sarà l’occasione per confrontarci sulle prospettive della Scuola, sulla ripresa, sul Recovery Fund, sulle strategie e direzioni di uscita dalla crisi che la pandemia ha aggravato ma anche svelato nelle sue dinamiche, rendendone leggibili le volute polarizzazioni, gli intenti repressivi e le connotazioni classiste.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI/E!
PER DIFENDERE L’ISTRUZIONE
VIGILIAMO SULLA RIPARTIZIONE! 

classifiche

Read Full Post »

A rischio di passare per nazionalista, non voglio tacere sulle avventure inglesi del beato Draghi, diventato santo senza aver compiuto uno straccio di miracolo.
Celebrato nel mondo per un’uscita inglese – «Whatever it takes» – che sta per il nostro assai vivo «costi quel che costi», Draghi  ha fatto marcia indietro. In una delle rare occasioni in cui abbiamo constatato che parla, ha preferito l’abusato «lock down», al nostro più chiaro e doloroso «confinamento» e poi ci ha rifilato una dopo l’altra quattro parole inglesi che hanno un equivalente italiano comprensibile anche per gli analfabeti: «smart working» e «baby sitting». Nulla di nuovo – Monti scriveva in inglese sul sito dalla Presidenza del Consiglio – se il santo non si fosse fermato sorridendo per interrogarci: «Perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi?».
Nessuno gli ha risposto, ma chi ha un po’ di sale nella zucca ha subito capito: il curatore d’immagine – che il santo chiama «spin doctor» –  gli aveva fatto prima la lezione – la gente comincia a vederti come un marziano e ogni tanto ti farà bene mettere i piedi a terra e non prenderti troppo sul serio – poi ha suggerito al santo studentello la manfrina.
In questi giorni bui il mio amico Bevilacqua va seriamente riflettendo sull’uso smodato dell’inglese e una risposta a San Furbastro gliel’ha indirettamente data. L’inglese, ha scritto, quasi l’avesse sentito, «è una lingua imperiale, lo strumento di comunicazione del potere finanziario e tecnologico del capitalismo contemporaneo». Quel potere che il beato Draghi ormai santo, rappresenta alla perfezione.
«Così facendo, ha aggiunto Bevilacqua si «IMPOVERISCE LA NOSTRA LINGUA» e questo è un crimine da ignoranti, perché «l’Italiano deriva dal latino, la lingua più universale del mondo antico, che ha incorporato una moltitudine di concetti e lemmi della cultura greca, vale a dire del popolo che ha inventato la tragedia, la poesia epica e lirica, la speculazione filosofica, la geometria e le  prime forme di pensiero scientifico, l’arte statuaria, ecc, ecc. […] Utilizziamo pure i termini inglesi nati con le invenzioni tecnologiche (chip, mouse, ecc)», ha concluso Bevilacqua, ma «per favore usiamo l’Italiano quando esistono i termini che vogliamo comunicare»

classifiche

Read Full Post »

«Due vite» nacque come testo teatrale. Lo scrissi nel 1968-69, lo chiusi in un cassetto e non ci pensai più. Poco più di un anno fa, quando ho visto all’orizzonte il rosso del tramonto che annunciava la notte, sono tornato alle carte dimenticate del giovane che sono stato. E’ emerso così un piccolo tesoro: poesie, racconti, Catullo, il mio primo maestro, tradotto in eleganti versi italiani, una vecchia edizione de «Gli ultimi giorni di Pompei» con un saggio introduttivo e una infinità di note e due lavori teatrali, uno in tre atti, scritto in napoletano e un atto unico, che mi aspettava e aveva una gran voglia di rimproverarmi.
Alcuni dei racconti usciranno a  settembre, raccolti in un volumetto intitolato «Parole d’uomini e sassi», edito dar Valtrend, che ringrazio qui pubblicamente: non ci ha pensato due volte a offrirmi un contratto e – Covid permettendo – prometto: non si pentirà. Per le «Due vite» Umberto Laperuta  è stato decisivo. Grazie a lui e al bravissimo Lello Serao, il lavoro sarebbe andato in scena lo scorso Natale al Tan, recitato da artisti di razza, quali quelli della «Carrozza d’Oro»: Alfredo Giraldi, Luana Martuci e Pasquale Napolitano. Il Covid ha mandato per ora tutto all’aria, ma Umberto non s’è arreso. Ne ha parlato con Anita Pavone, splendida attrice, regista e autrice di testi teatrali. Anita ha fatto miracoli. Di teatri manco a parlare, ma una radio si poteva trovare e Radio Shalam ci ha ospitati, Anita ha rivisto il lavoro, l’ha meravigliosamente adattato ed è nato così un radiodramma scritto a quattro mani.
E’ stato quando abbiamo cominciato a provare che ho sentito una scossa. Siamo tornati a un mondo e a un tempo di cui ci si è ingiustamente dimenticati. La radio drammaturgia è un’arte nobile e può essere una delle risposte serie alla crisi determinata dalla Pandemia. Ci ha lavorato gente di teatro di grande spessore. Un nome per tutti: Eduardo De Filippo.
Mandato in onda il lavoro, abbiamo avuto 1000 ascolti ed è stato un premio per tutti. Per Anita Pavone, Rosalba Di Girolamo, Gianni Sallustro e Rodolfo Fornario e per chi ci ha dato un aiuto decisivo:  Umberto Laperuta e Luigi De Chiara. Io come attore valgo quel che valgo, ma è stata una licenza poetica e vale un sorriso. Il resto è arte. Le parole, la recitazione, i rumori e le musiche. Una magia.
Tra le tante cose buone che offre una radio, c’è questa: il lavoro è registrato puoi ascoltarlo quando  vuoi. Io ti do il link e ci aggiungo un consiglio: non perderti lo spettacolo.

Agoravox, 17 marzo 2021.

classifiche

Read Full Post »

Chi ha firmato il contratto per i vaccini lo sa. Io valgo una pensione da insegnante, qualche medicina e il rimborso per detrazioni a fine anno fiscale. Trecento vecchi come me che se ne vanno ogni giorno quante pensioni valgono? Quanti farmaci e quante detrazioni risparmiate?
Vaccinarci?
Ma voi siete matti!
Da morti, per la banda Draghi, siamo un tesoro. Altro che aiuti europei. Tutto gratis, senza un centesimo d’interessi e senza il rischio di un controllo dei conti.

classifiche

Read Full Post »


Stamattina, ho accolto l’invito della mia amica Cristiana Fiamingo e ho aderito alla Campagna di AVAAZ «Sospendere brevetti vaccini Covid all’OMC»,scrivendo a Draghi la mail che segue e che invito anche voi a indirizzare al nostro sempre meno Santo e più muto salvatore della patria.

A: presidente@pec.governo.itCCn: peoplesvaccine@avaaz.org
OGGETTO: Sospendere i brevetti dei vaccini Covid all’OMC

Sig. Draghi,
nel corso del suo “battesimo europeo” nel suo nuovo ruolo, sebbene comprenda la prioritizzazione cui è tenuto come PdC italiano, sembra aver detto che non sia tempo per “donazioni”, riferendosi alle prime (poche) dosi di vaccino arrivate in Ghana il giorno precedente, con il progetto Covax.
Al di là della contraddizione evidente rispetto a quanto dichiarato al G7 non più tardi di 6 giorni prima, perorando la causa del diritto alla salute dei Paesi poveri, ha finito col rivelare la tipica ipocrisia occidentale che si ricorda dei Paesi terzi solo nello sfruttarli meglio – tra capitale minerario e forza lavoro -, secondo un copione ormai noto: una contraddizione che ha una risonanza ancor maggiore nel corso della nostra presidenza del G20 (si esprimerà così, in quel consesso?).
Vogliamo davvero un mondo globalizzato per la circolazione dei beni e non per la parità dei diritti fondamentali di chi lo abiti? E quanto lungimirante è una agenda politica che prioritizzi le necessità di un esiguo popolo a scapito di un mondo malato? La sua dichiarazione a favore di una condivisione assoluta delle formule dei vaccini farebbe un’enorme differenza.
Giuseppe Aragno

classifiche

Read Full Post »

Una curva d’ombra


Mestizia è una stazione di sera,
un porto nella notte
tra luci tremule su inchiostri salsi;
è un uomo nato solo
che ha un palazzo di pietra preziosa
dove case più fitte è la città.
Mestizia è l’infinita curva d’ombra
d’un fanale deserto
che regala una luce
ad una sventurata,
mentre canticchia inviti indifferenti
all’uomo che soppesa,
resta un attimo in dubbio,
poi nel cono di luce
va, si ferma e fischietta.

classifiche

Read Full Post »


Zingaretti si vergogna dii ciò che vede, ma non ha il coraggio e la volontà per uscire dal baraccone che gronda sangue e abbandonare il campo dei  criminali che pretendono di governarci.
Per quanto debole e coinvolto nella vergogna che viviamo, con le sue dimissioni ci manda però un involontario, ma chiarissimo messaggio: non si può più andare avanti così, subendo inerti il cialtrone di turno che si presenta come l’uomo della Provvidenza.
Se Dio esistesse e io oggi mi dovessi trovare al suo cospetto, mi chiederebbe che ho fatto per mettere fine a questa vergogna, per difendere me stesso e gli altri dalla ferocia del potere. E  il padre di Gesù, che allontanò dal tempio con la violenza i mercanti che l’avevano profanato, mi condannerebbe perché non ho saputo o voluto prendere la sola via possibile. La via cristiana della violenza.
Che potrei rispondere per difendermi? Direi che lui ci ha ordinato di dare a Cesare quello che è di Cesare, ma Dio replicherebbe che noi non abbiamo a che fare con Cesare, ma con un mercante usurpatore, che va cacciato con ogni mezzo, come insegnò suo figlio. E farebbe bene a mandarmi nel profondo dell’inferno, perché è vero, non c’è altra via.
Da tempo lo penso, ma l’età, la necessità della cautela e il timore che incute  anche solo il pensiero che ho in mente, mi hanno impedito di manifestare apertamente quella che ormai è una convinzione profonda.
Le vie della discussione sono state tentate, ma non sono servite. La legalità formale utilizzata per coprire la sostanziale illegalità di Istituzioni un tempo democratiche, la violenza reiterata che ci colpisce non solo moralmente, ma anche fisicamente, tutto ci dice che non usciremo da questa terribile situazione con le buone maniere.
Per questo silenzio, se non troverò un Dio che mi maledica, sarò maledetto dai figli e dai nipoti.
Per sfuggire a questa sorte terribile e meritata, oggi lo dico e spero che ci sì possa muovere tutti noi, sfruttati e torturati, contro banditi che si dicono governanti: è giunto il tempo bisogna far cadere le teste.

classifiche


Read Full Post »

Older Posts »