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Archive for the ‘Interventi e riflessioni’ Category


La pandemia moltiplica i lutti. Il governo, in stato confusionale, prende provvedimenti inutili, che domani sostituirà con nuove e più inutili decisioni. I morti si contano a migliaia e poiché comincia a mancare il “capitale umano” (così i sacerdoti del neoliberismo definiscono i lavoratori), si riduce la durata della quarantena.
Com’era facile prevedere, i virus, ben pasciuti e sazi, si leccano i baffi e l’economia rischia di finire a gambe all’aria, benché il governo dei “migliori incapaci” si ostini a difenderla ben più della salute.
Si lasciano a casa senza stipendio i pochi docenti non vaccinati e a quelli vaccinati si riservano le solite classi pollaio e scuole mai messe in condizione di evitare i contagi. I trasporti sono carri bestiame, i supermercati fanno quel che gli pare, l’ambiente è sempre più sottomesso al delirio di sua santità il mercato.
Occorrerebbe processare i servi del capitale finanziario che ci governano e i direttori dell’informazione scritta e televisiva, che si sono ridotti al ruolo di zerbini. Di questo però non si parla e mentre la democrazia moribonda è in sala di rianimazione, la guerra dissennata contro il pianeta, scatenata dai sacerdoti del profitto, promette di trasformarci tutti in dinosauri.

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Il Covid è nemico della democrazia? Ha un pensiero politico? Certamente no, ma i dati dimostrano che il dilagare del virus ha messo in evidenza e aggravato le differenze di classe, le disparità e le ingiustizie sociali che affliggono le comunità umane presenti sul pianeta. Questo accade per colpa dei Novax o la pandemia è diventata la cartina di tornasole da cui emerge la barbarie del cosiddetto “primo mondo”?
E’ vero, mancano ancora studi approfonditi che ci consentano di “leggere” la realtà in cui viviamo, ma c’è un dato storico accertato: le pandemie hanno sempre colpito in modo diseguale i gruppi sociali e la mortalità della popolazione nei Paesi poveri è sempre stata decine di volte più alta di quella registrata nei Paesi ricchi.
Poiché i settori popolari hanno sempre registrato più morti, è evidente che fattori geografici e sociodemografici  pesano sul dato globale della mortalità. Di fatto, i virus non hanno mai ucciso per ragioni solo biologiche e mediche. La mortalità è legata anche alla storia e alla realtà sociale dei singoli Paesi e in ogni pandemia la popolazione mondiale che viveva in una situazione di povertà è risultata di gran lunga la più esposta.
Il Covid 19 sta confermando chiaramente questo dato. Il virus, infatti, trova il suo principale alleato nella condizione di povertà in cui versa la grande maggioranza della popolazione mondiale e peggiora la qualità della vita delle classi subalterne su un pianeta già malato di disuguaglianza.
Così stando le cose, le radici della pandemia vanno ricercate evidentemente nella crisi ecologica e sociale causata dal modello di vita imposto dal capitalismo neoliberista: una crescita micidiale dei viaggi aerei, funzionale a un turismo assassino che, inserito nei meccanismi feroci del “consumo”, produce allo stesso tempo profitti e inquinamento, una urbanizzazione insostenibile, un criminale utilizzo del suolo, la deforestazione, l’assassinio della biodiversità e il sovraffollamento, che agevola la trasmissione di malattie tra specie animali.
Dietro la pandemia, quindi, c’è il dogma neoliberista del mercato, fondato sull’accumulazione, la crescita e il profitto, un dogma che ignora il valore della solidarietà, causa disuguaglianze intollerabili e oltrepassa incessantemente i limiti biologi e fisici del pianeta.
Possiamo anche continuare ad abboccare all’amo della disinformazione e attaccare i Novax. Sta di fato, però, che la sfida della sopravvivenza non passa solo per la sconfitta del Covid, ma può esser vinta solo con la morte del capitalismo.

Agoravox, 14 gennaio 2022

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No, non si tratta, come suggerirà un fondato sospetto, di sfacciataggine, soldi o vanità. E’ che sono certo: il regalo è buono: i libri fanno compagnia e questo è un bel libro.
Non ci credete? Ecco alcune piccole prove.

«Ho molto apprezzato la vena narrativa di colui che ero abituato a considerare solo uno storico acuto e critico ed un verace ‘compagno’ di battaglie, sempre impegnato a smentire, qui e ora e con i fatti e le scelte di campo, le narrazioni socio-politiche che la storia ufficiale ha sempre cercato di ammannirci.
Un libro che ci fa scoprire quanto – come diceva qualcuno – ‘la storia siamo noi’, soprattutto quando smettiamo di farcela raccontare dagli altri e cominciamo a prenderne davvero coscienza. Un saggio narrativo ed una narrazione ‘saggia’ di chi il vero senso della vita, e quindi della storia, ha imparato a scoprirlo rigettando luoghi comuni ed ipocrisie e realizzando, per citare Gandhi, i propri coraggiosi “esperimenti con la verità”».

«Caro Professore,
ho letto il suo ultimo lavoro.
“Su un muro va in scena la vita…”
Le pagine del suo libro raccontano la storia del nostro Paese: l’antifascismo, le emigrazioni, le lotte sindacali, la povertà, i cattivi maestri, la cecità borghese…
Lo rileggerò per godere ancora della bellezza della sua scrittura e conservare memoria, come il muro, dei personaggi di cui ha narrato.
La saluto con stima e le auguro un sereno e gioioso anno».

«Carissimo Geppino,
ho letto il tuo libro Parole d’uomini e sassi: davvero bello. Al capitolo I Censi il cuore batteva, per motivi facili da intuire. Sono rimasta folgorata da Come si guarda un ladro…».

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La speranza va difesa e il 2021 è terminato con una notizia che fa ben sperare: l’associazione dei consumatori ha attaccato con decisione l’uomo che i leccapiedi ci presentarono come un padreterno, capace di camminare sulle acque e di moltiplicare i pani e i pesci. Il Codacons non mi piace, ma quando ritengo che abbia ragione non lo nego. Se nella conferenza stampa dello scorso 22 dicembre Draghi, in occasione dell’incontro di fine anno con i giornalisti, ha raccontato frottole, dichiarando che «dei decessi, tre quarti non sono vaccinati», che faccio, contesto l’associazione che lo contesta solo perché considero il Codacons parte del sistema?
E’ forse un caso se, tranne “il Tempo”, che l’ha riportato, il comunicato dell’associazione è passato sotto silenzio? Certamente no. Eppure non è un comunicato da ignorare; l’associazione minaccia, infatti, di denunciare Draghi, qualora non rettifichi ufficialmente le false notizie malaccortamente diffuse. «Sono numeri smentiti dagli ultimi dati disponibili pubblicati dall’Istituto superiore di sanità (ISS)», scrive il Codacons. Secondo quei dati, infatti,

«dal 22 ottobre al 21 novembre i morti per COVID-19 in Italia sono stati 1.755: tra loro 722 non erano vaccinati, mentre 1.033 avevano ricevuto almeno la prima dose del vaccino. Il 58,9% dei morti, quindi, aveva ricevuto almeno una dose e il 41,1% non era vaccinato. Esattamente l’opposto di quanto affermato da Draghi».

Un premier, osserva il Codacons,

«sui dati, specie se così delicati perché relativi ad una emergenza sanitaria in atto, deve sempre mantenere una serietà assoluta, per evitare di provocare paure e sofferenze inutili specie durante le festività». Se Draghi non rettificherà le informazioni evidentemente false fornite ai cittadini, minaccia la nota dell’associazione, «sarà inevitabile una denuncia in Procura per procurato allarme».

Contemporaneamente all’iniziativa del Codacons, l’infettivologo Bassetti ha finalmente ammesso ciò che tutti sappiamo da tempo: «abbiamo annoverato tra i morti di Covid anche coloro che morivano di infarto». Alle domande senza risposta suscitate dalle rivelazioni del Codacons, Bassetti aggiunge così nuovi legittimi dubbi su ciò che sta accadendo realmente, sugli interessi che si celano dietro le scelte politiche sulla pandemia, sul balletto osceno del green pass che aggredisce diritti inviolabili, senza avere alla spalle lo straccio di una legge.
Quando si tratta di casi di coscienza, non si può tacere e intrupparsi, nemmeno se si è malandati e stanchi e si vorrebbero evitare polemiche. Rifiuto le verità di fede, credo nel pluralismo e nel diritto di dissentire. Credo che una mano al fascismo dilagante la dia chi, imbavagliando il dissenso, fa causa comune con un governo liberticida. Credo che chiunque tra noi subisca la repressione del governo della Finanza abbia diritto alla nostra incondizionata solidarietà. Pazienza se sul problema marginale della gestione della pandemia, che non intacca i nostri valori, ha un’opinione contraria a quella prevalente. Ne sono così convinto, che non solo difendo pubblicamente e a spada tratta chi è stato colpito, ma ne ho grande stima, mi metto al loro fianco, dichiaro la mia incondizionata solidarietà e spero di condividere il loro isolamento.

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Per sfuggire alla trappola del «draghismo», deciso a creare confusione, seminare panico e odio e impedire così una riflessione seria e doverosa su quanto accade nel Paese, occorre evitare sterili discussioni su una presunta «dittatura sanitaria», sui No Vax e il Green pass. Molto meglio fermarsi sulle responsabilità di un Governo, servo sciocco ed esecutore feroce e dei precetti della Bibbia neoliberista, delle criminali disposizioni e degli interessi della Finanza. Più i giorni passano, infatti, più appare evidente che il dilemma all’ordine del giorno è quello che molti, impauriti, evitano di affrontare pubblicamente: questo governo è formato da incapaci, o si sta macchiando di alto tradimento?  
Venuta meno la consapevolezza che la memoria è cultura, un popolo di senza storia non ricorda Dossetti e non ha più memoria di ciò che avvenne nell’Assemblea Costituente. Chi ricorda più, ormai, che Giuseppe Dossetti, membro della prima sottocommissione della Commissione per la Costituzione, propose sul tema dello Stato e dei suoi ordinamenti un progetto costituito da 11 articoli? Chi ricorda più – soprattutto – che uno di quegli articoli, trasformava in «diritto di resistenza» quel «diritto di insurrezione», presente nello Statuto della Francia rivoluzionaria nel 1793? Purtroppo, nonostante la sua attualità e aderenza alla realtà italiana dell’immediato dopoguerra, il 21 novembre 1946 Dossetti si vide respingere un emendamento volto a introdurre nella nostra Costituzione il principio per il quale i cittadini hanno il diritto e il dovere di resistere individualmente e collettivamente a quel potere pubblico che violi le libertà fondamentali. Una proposta che nella bozza di Costituzione sottoposta alla vaglio dell’Assemblea Costituente nell’articolo 50 (oggi articolo 54), al secondo comma era così formulata:
«Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino».
Nessuno a quei tempi poteva immaginare che saremmo giunti a Draghi, De Luca, Manfredi e compagnia cantante. I tedeschi, con i loro mille difetti, hanno avuto il coraggio di inserire nella loro Costituzione il diritto alla ribellione. In Italia, purtroppo, chi vede lontano non ha fortuna. Eppure, inserito nell’articolo 21 della Costituzione francese del 19 aprile 1946, quel principio era sembrato ai francesi «sotto ogni forma […] il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri”».
Il tradimento c’è ed è evidente: dopo due anni di pandemia, Draghi e i suoi compari hanno regalato miliardi alla NATO e speso una montagna di quattrini per bombe, missili e aerei. Intanto la medicina di base è abbandonata al suo destino, gli ospedali sono nelle condizioni di due anni fa, i trasporti sono peggiorati, non si è costruita una scuola e si sono fatti ponti d’oro al virus e alle sue varianti. Intanto la gente, tradita, muore e continuerà a morire.
Una legge che consenta di trascinare davanti ai giudici i criminali che ci governano non c’è. Vive nella memoria, però, quel diritto alla resistenza che diventa dovere di ogni cittadino e si pone come prima e gravissima questione sociale. Discutiamo di questo, proviamo a unire un popolo che il governo dei traditori divide e poi individuiamo i modi e le forme della inevitabile resistenza.

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Condivido il Comunicato di Potere al Popolo sullo sciopero generale indetto dai Confederali e immediatamente attaccato da tutti i partiti, tranne LEU. Lo condivido anzitutto perché è un notevole contributo alla costruzione di una piattaforma contro il governo Draghi che coinvolga i più ampi strati di lavoratori.
Sabotare lo sciopero significherebbe colpire i lavoratori, primi fra tutti quelli che guardano con interesse a Potere al Popolo. Un sindacato non è un partito e non si identifica con i dirigenti che lo rappresentano. Un sindacato è fatto di lavoratori, che non devono pagare le scelte sbagliate di un gruppo dirigente. Al PD puoi dire “con te non parlo”. Ai lavoratori che hai sostenuto nelle loro lotte, non puoi dire che li abbandoni al loro destino perché sono scritti alla CGIL.
A chi più o meno velatamente critica la posizione espressa nel Comunicato, ricordo che si tratta di un documento al quale si è giunti dopo discussioni e riflessioni in cui si sono confrontate posizioni diverse. In sede di elaborazione ogni critica è giusta. Quando però si giunge a un documento che viene reso pubblico, chi fa parte di Potere al Popolo non dovrebbe lo criticarlo pubblicamente. Le battaglie si fanno negli organismi di Pap poi, quando si giunge a un accordo reso pubblico, la posizione che ne viene fuori è ufficialmente quella di tutti gli iscritti.

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Informato per vie segrete che abbiamo gli Unni alle porte, il “governo dei migliori” ha subito programmato per il 2021-2023 la spesa di un miliardo e mezzo di euro per due K 767 da aggiungere ai quattro che già possediamo. Preoccupata per la minaccia, nonostante la terribile pandemia, l’aeronautica militare ha chiesto e ottenuto 343 milioni di euro per aggiornare e mantenere in condizioni operative soddisfacenti, i droni che compongono la nostra flotta di velivoli a pilotaggio remoto.
In un Paese malato, che ha bisogno di tutto, ma teme più gli Unni che il Covid, il nostro lungimirante governo ha messo in bilancio una spesa di 59 milioni di euro annui per gli anni che vanno dal 2023 al 2034 per l’aggiornamento di mezza età dei velivoli T 346 e per il Supporto Logistico Integrato.
Deciso a difenderci dai barbari, anche a costo di imbarbarirci, Draghi, il nostro santo protettore, ha deciso di proseguire il programma di addestramento dei piloti e di soddisfare le esigenze della nostra irrinunciabile Pattuglia Acrobatica. Dopo un attento esame del rapporto benefici e costi, quindi, i “migliori” hanno approvato una spesa di 190 milioni per il periodo 2021-2025.
Poiché l’appetito vien mangiando e gli Unni sono feroci, Draghi e soci, preoccupati per le problematiche e l’obsolescenza dei preziosi Eurofighter F 2000, hanno ritenuto di dover stanziare 190 milioni di euro per il biennio 2021-22. Per gli F 35, inoltre, indispensabili per fare a pezzi gli Unni, l’anno prossimo spenderemo 7 miliardi per l’acquisizione di 28 velivoli, cui aggiungeremo altri 27 aerei entro il 2030 per una cifra che si aggira ancora una volta attorno ai 7 miliardi. Naturalmente, finché non si troverà come sostituirli, i “migliori”, nei panni del Divino Salvatore, fino al 2025 manterranno in attività i Tornado per l’irrisoria spesa di mezzo miliardo, suddivisi in cinque versamenti di 100 milioni l’anno.
Quanto agli elicotteri, i 12 HH 101 Combat SAR sono troppo pochi per un Paese che ripudia la guerra e si è perciò provveduto ad acquistarne altri tre non è chiaro a che prezzo. Si sa, invece, che 432 milioni serviranno per l’acquisto di alcuni P 180. Naturalmente per far la guerra c’è bisogno di armi e perciò abbiamo appena speso 10,2 milioni per i missili AGM 88E e spenderemo ancora 7 milioni all’anno per i missili Meteor.
Per autoproteggere i veivoli di supporto al combattimento con gli Unni, abbiamo tirato fuori 30 milioni nel biennio 2020-21 e 15 sono già stanziati per il 2022; con 290 milioni di euro finanzieremo inoltre un Centro di Simulazione al volo per il supporto operativo di guerra elettronica.
Siamo pronti alla sfida? No, chiunque conosca gli Unni sa che tutto questo non basta: occorre mettere in connessione le infrastrutture di addestramento operativo. La “Leonardo”, fino a poco tempo fa affidata alle mani sapienti del ministro Cingolani, assicura che pagheremo solo 181 milioni in sei anni, cui vanno aggiunti 330 milioni che ci assicureranno una consistente e persistente superiorità nella Ciber difesa nel combattimento e nell’Intelligence.
A conti fatti – la cifra è approssimata per difetto – in vista di una feroce invasione degli Unni. spenderemo per la sola arma aerea circa 20 miliardi di Euro. Poco? Molto? Decidete voi. Io immagino quante cose utili alla gente si potrebbero fare con tanti miliardi per la formazione, la salute e il lavoro e mi chiedo se non sia il caso di dimenticare per una volta Basaglia e Piro e riaprire almeno un manicomio. Uno solo, in cui sistemare comodamente re Draghi e la sua corte.

Agoravox, 2 dicembre 2021

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Domanda diretta e forse un po’ pressante Credetemi però: presentare un libro a se stessi è un’impresa impossibile.
Per invogliarvi ecco la locandina. Spero vi convinca. Io, Enza, Anita e i miei racconti vi aspettiamo…

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La notizia è stata diffusa da giornali e telegiornali nazionali: una docente “non vaccinata” avrebbe dato origine a un focolaio di Covid in una scuola di Bologna. Sul Fatto quotidiano si legge il seguente titolo: “Docente non vaccinata (ma on green pass): focolaio in una scuola a Bologna, 300 studenti tornano in dad”. Sulle pagine bolognesi del Corriere della sera: “Scuola, prof non vaccinata: focolaio a Bologna. Trecento studenti in Dad. La docente insegna all’istituto comprensivo «Farini» con regolare green pass ottenuto con i tamponi: la vicenda riguarda 12 classi sulle 22 che compongono la scuola”. Sinteticamente e icasticamente (la colpevole è senz’altro la professoressa non vaccinata) la notizia veniva presentata il 24 ottobre anche ai telespettatori del TG3.
Va da sé che la certezza che il focolaio sia partito dalla “docente non vaccinata” si classifica tra le idiozie faziose, che sono, fra le cose sciocche, quelle della peggiore specie, poiché tendono ad identificare – senza alcuna prova (altro che habeas corpus!) un colpevole, un reprobo, un reo su cui rovesciare l’indignazione generale. Sul sito della scuola apprendiamo che la secondaria di I grado “Farini” ha 21 classi (una in meno di quelle segnalate dal Corriere): poniamo una media di 20 alunni per classe ed arriviamo a più di quattrocento minori NON VACCINATI.
Ora, in questa massa di ragazzini potenzialmente tutti contagiosi e/o contagiati, individuare nella docente con regolare green pass l’untrice che diffonde il morbo ci sembra deprecabile. Quali prove si possono portare per avallare questa ipotesi? Dov’è finita la tolleranza verso la scelta di non vaccinarsi (e di sottoporsi quindi ad una media di tre tamponi a settimana)? Sono queste le cose che ci parlano di una società profondamente conformista, in cui il dissenso assai discutibile di minoranze no-vax segnate politicamente trova poi terreno fertile ed appoggio anche da parte di persone comuni, stanche di essere criminalizzate per una loro legittima scelta.
A scuola si è fatto ben poco per garantire la sicurezza sanitaria: con la benedizione del CTS, il distanziamento di un metro si pratica soltanto “se possibile”, l’areazione dei locali viene garantita non da appositi sistemi ma dall’apertura (se possibile) di porte e finestre, le classi sono sempre affollate. In queste condizioni scaricare la “colpa” della diffusione del contagio sul 5% scarso di personale non vaccinato (ma regolarmente sottoposto a tampone) ci sembra un deprecabile atto di intolleranza.

Giovanna Lo Presti – portavoce Cub scuola

Fuoriregistro, 27 ottobre 2121

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Non è un’invasione di campo. Ho raccontato storie per tutta la vita, ma erano prigioniere del cosiddetto «apparato scientifico». Per anni le mie parole scritte hanno lottato con note, abbreviazioni, fonti, finché alla fine l’ha spuntata il loro bisogno di libertà. «Parole d’uomini e sassi» è un libro di racconti popolati da quella umanità che ho incrociato nel mio ormai lungo percorso. Meglio di me certamente vi parlerà di lui la quarta di copertina, che ha un pregio impagabile: per la prima volta nella mia vita la Valtrend, una piccola ma splendida casa editrice, non mi ha chiesto di scriverla e l’ha scritta per me. Leggetela e poi venite alla presentazione che si terrà al Vomero, alla libreria “Io ci sto” il 9 novembre alle 18. Troverete con me due splendide amiche: Enza Alfano, scrittrice di gran talento e Anita Pavone, valorosa attrice e scrittrice di testi teatrali ricchi di umanità. Non so ancora, ma spero ci sia l’impagabile Mara Jovene, che gestisce la Valtrend con Mario Marotta. Ecco la quarta di copertina:

«Le Parole d’uomini e sassi nascono da un bisogno profondo: passare dalla ricostruzione dei grandi eventi alla narrazione della vita quotidiana, per dar voce ai suoi sconosciuti protagonisti. Una scrittura narrativa in cui il dato biografico, spesso presente, è solo l’occasione per penetrare l’animo di donne e uomini e disegnare personaggi vivi, attuali che interrogano e spingono a riflettere.
Sullo sfondo, il tempo vissuto dall’autore, il Novecento, con i suoi sogni e le sue sconfitte, che scivola lentamente, ma inesorabilmente, verso un tempo diverso, un secolo nuovo, più duro e più cupo. Un tempo che in uno dei racconti, unendo il passato al presente, induce Seneca il vecchio e mai nominato maestro a scrivere al suo discepolo che vive ora nel nostro difficile mondo: «Il male, Lucilio, la peste di questo tempo nostro, sta in un atroce e tragico paradosso: si pensa che possa essere felice chi fa il mondo infelice. Questa pazzia, Lucilio, va certamente curata. La pazzia di un potere che chiede il consenso dei servi e opprime gli animi liberi». Sembrerebbe una resa, ma non lo è. Il messaggio è chiaro: le ragioni della forza non riusciranno mai a sottomettere per sempre la forza della ragione».

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