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Archive for the ‘Interventi e riflessioni’ Category

26757853_1886597478036443_3139990535953268339_oPochi lo sanno, ma il 23 febbraio a Napoli si vota per sostituire un senatore deceduto. Tra chi è a conoscenza della cosa, i più non andranno a votare. La ragione c’è e non è banale: mai come in questi ultimi anni, purtroppo i politici e la politica sono stati così lontani dalla gente, che non è facile trovare risposta alla domanda che un elettore si pone: anche a voler superare l’amarezza e la nausea, a chi dovrebbe affidare le scelte che riguardano il suo futuro? Da un po’ i partiti, sempre più squalificati, si nascondono dietro un «bel nome» della cosiddetta società civile e chiamano al voto in nome della sua storia più o meno presentabile. Chi in passato ha abboccato all’amo, ha poi scoperto di essersi fatto abbindolare, perché il «bel nome», entrato in Parlamento, ha appoggiato le scelte scellerate di chi lo ha candidato. Ed è naturale: se ti candida il PD, è evidente che tu sei vicino al partito.
Del Siani, fratello del giornalista ucciso dalla camorra e voluto dal PD in Parlamento, per fare un esempio, si sono perse le tracce e non risulta che abbia mai contrastato le scelte dei suoi sponsor. Questo per non parlare di Pietro Barlolo, medico di Lampedusa sostenitore dell’accoglienza di immigrati e richiedenti asilo, che, eletto col PD al Parlamento Europeo, ha votato esattamente come il PD, approvando anche la delibera sull’equiparazione del comunismo col nazifascismo.
Per le elezioni suppletive del Collegio n. 7 di Napoli, oggi va in scena il «Siani due», che ha per protagonista stavolta Sandro Ruotolo, il «bel nome» candidato dal PD di Zingaretti e De Luca, distributore di fritture di pesce e distruttore di tutto quanto si poteva distruggere in Campania. A questi impresentabili sponsor, si è unito purtroppo il sindaco di Napoli, ex nemico giurato del PD. A mettere assieme diavolo e acqua santa ha pensato lo sbandierato «pericolo fascista», che incredibile a dirsi, dovrebbero contrastare gli improbabili «antifascisti alla Minniti», l’uomo che ha stracciato la Costituzione, consentendo a «Casapound» e ai suoi fascisti del 3° millennio di partecipare alle elezioni politiche del 2018. Per intenderci, il boia degli immigrati consegnati ai carnefici libici, che ha firmato un decreto sul decoro urbano fotocopia di un decreto fascista del 1934.
A dar retta alla stampa, quindi, l’elettore non ha scampo: è costretto a scegliere tra il candidato delle due destre: quello della destra targata PD o l’uomo proposto dal solito trio Berlusconi-Meloni- Salvini.
Una finta alternativa offrono i 5Stelle, che però negli ultimi due anni sono stati alleati di governo delle due destre, prima con Salvini, poi con Zingaretti. C’è, tenuta nell’ombra dalla stampa, una candidatura «anomala»: antiliberlista, nemica delle due destre e della reazionaria meteora grillina, presentata da una formazione politica giovane e non compromessa col sistema. Potere al Popolo candida infatti lo storico dell’antifascismo popolare, Giuseppe Aragno, che ha lottato per tutta la vita per la povera gente. Non un «bel nome», ma un uomo che riporterà in Parlamento temi e valori della sinistra: solidarietà, lavoro, diritti calpestati, a partire da quelli allo studio e alla salute – una legalità che non faccia a pugni con la giustizia sociale, un sistema fiscale diretto, calibrato sul reddito, la forte riduzione, se non l’abolizione, delle spese militari, una politica di pace, la questione femminile, quella meridionale, la fine delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Una candidatura che riporterà nei luoghi delle istituzioni la sofferenza e il dolore dei deboli e degli emarginati.
Per impedire che trionfino ancora il neoliberismo, il trasformismo dei politicanti che si nascondono dietro il «bel nome» per ingannare gli elettori, non serve disertare le urne o scegliere il male minore.  Occorre il coraggio di votare contro gli uomini del sistema e le loro foglie di fico, votare cioè Giuseppe Aragno, che forse non conoscete, ma che, se volete, potrete incontrare all’ex OPG, a Materdei, venerdì 24 alle 17, per costruire un calendario di incontri e la campagna elettorale con associazioni e reti di cittadini.

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È una questione morale….
MAI col PD.
Quello che manda i nostri genitori a lavorare fino a 67 anni
Quello degli ospedali sotto finanziati
Quello dei nostri amici a lavorare per una miseria
Quello degli interventi militari ‘umanitari’
Quello del decreto Minniti che ha ucciso e illegalizzato migliaia di persone.
Sono fiera del nostro candidato Giuseppe Aragno ❤️ una persona che ho conosciuto durante una carica della polizia, che non usa la battaglia antifascista per rendere l’indigeribile, digeribile.

Vera Pavlova

Anche io sono fiero di essere uno di voi. Noi non abbiamo bisogno di un reazionario come Minniti per difendere la democrazia da Salvini. Sono entrambi colpevoli degli stenti e della sofferenza delle classi popolari. Chi va con loro non ci difende dal fascismo, ma aiuta gli sfruttatori.

Giuseppe Aragno

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82621254_839604996536284_3307472680206204928_nTI SEI RICORDATO/A?
Oggi fino alle 22:30 e domani dalle 11 alle 22:30 puoi venire all’Ex OPG per firmare per far presentare Potere al Popolo alle elezioni suppletive del 23 febbraio!

Basta la carta d’identità! E poi la raccolta firme è un bel momento per confrontarsi, per dire la tua, per conoscersi!

Anche se non ci voti dovresti venire a sostenerci, perché permettere alle forze che non sono già dentro il Sistema di presentarsi è una questione di democrazia!

E poi abbiamo un bellissimo candidato come Giuseppe Aragno che tutti amano perché è serio, capace, e rappresenta la storia delle lotte e della cultura in questa città.

Per firmare devi avere 25 anni ed essere di questi quartieri:

Arenella, Barra, Miano, Piscinola, Poggioreale, Ponticelli, San Carlo all’Arena, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Scampia, Secondigliano, Vicaria, Vomero e Zona Industriale…

Porta anche amici e parenti, ti aspettiamo!

E poi ci vediamo questo sabato mattina alla Domus Ars a Santa Chiara, verso le regionali di Maggio: Campania 2020: Tutta n’ata Storia – Assemblea Pubblica

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EL PAÌS

Cultura

‘Radio Libertà’, una tragèdia grega a la Barcelona de la Guerra Civil

La Sala Fènix recupera el monòleg d’Alfredo Giraldi que narra l’epopeia d’una família antifeixista el 1936

Toni Polo
Barcelona  8 RNE 2020

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Alfredo Giraldi a ‘Radio Libertà’. LA CARROZZA D’ORO

Carmine Cesare Grossi va ser un advocat napolità antifeixista que, el 1926, després de l’enèsima mostra de “cordialitat” per part de camises negres, es va exiliar a Buenos Aires amb la seva dona, la Maria, i els seus tres fills, el Renato, l’Ada i l’Aurelio, de 10, 9 i 7 anys, respectivament. Després d’una dècada a l’Argentina, durant la qual no va aturar la seva activitat contra el feixisme, l’agost del 1936 va tornar a fer les maletes, aquesta vegada en direcció a Barcelona, il·lusionat pel triomf de la revolució a la capital catalana després del cop del general Franco. Allà van crear Radio Libertà, que va emetre per a la Itàlia feixista, explicant una versió contrària a la que narrava el règim que col·laborava amb els revoltats a Espanya i provocant la ira de Mussolini.
Alfredo Giraldi, actor i marionetista de Nàpols, es va enamorar d’aquesta història quan la va conèixer de boca d’un paisà seu, l’historiador Giuseppe Aragno, i amb la seva companyia, La Carrozza d’Oro, va muntar Radio Libertà. Es tracta d’un monòleg basat en l’assaig d’Aragno Un ‘no’ firmato ‘emme’, que ja es va veure a Barcelona el 2004 gràcies al Memorial Democràtic i l’associació AltraItalia (que es va encarregar, a més, dels sobretítols en català), en una única funció a les Cotxeres Borrell. Ara serà a la Sala Fènix fins diumenge, dins del seu cicle sobre memòria històrica.

MÉS INFORMACIÓ
1578395161_505061_1578395783_sumarioapoyo_normal_recorte1L’odissea de la famiìlia Grossi

L’obra explica l’emotiva història d’aquesta família. Una autèntica vida de novel·la: acabada la Guerra Civil, el Renato, després de passar amb el seu germà i el seu pare pel camp de Sant Cyprien, va morir el 1941 després d’un penós pas per manicomis; l’Ada i la seva mare van patir al camp d’Argelers, on la filla va conèixer Enrique Guzmán, un metge anarquista madrileny amb qui es va casar i va anar a viure a Madrid; l’Ada i l’Aurelio van morir el 2015 i el 2017 a Nàpols, sense que la ciutat arribés a saber la història que amagaven aquests germans nonagenaris que vivien en un modest pis de la ciutat.

“Quan Aragno em va explicar aquesta història, tan injustament desconeguda a Nàpols, em vaig quedar fascinat”, explica Alfredo Giraldi. “El relat d’Aragno era com un volcà en erupció, com un riu desbordat. Ja no m’ho vaig poder treure del cap: tenia tots els elements d’una tragèdia grega i representava un episodi preciós per a Nàpols i, també, per a Barcelona”. L’odissea dels Grossi, a més, encaixava a la perfecció amb els tres principis de la companyia de Giraldi: ètica, estètica i política.

Però el to de l’historiador està impregnat d’amargor. “La família Grossi, en tornar a Nàpols després de la Segona Guerra Mundial, no va passar per l’adreçador”, explica Giraldi. “Ells eren socialistes convençuts i no van combregar mai de cap manera amb els successius governs de la Democràcia Cristiana, la qual cosa els va fer caure en l’oblit. Quan Cesare va tornar a Itàlia no va poder tornar a treballar com a advocat, perquè els exfeixistes seguien al tribunal de Nàpols”, es queixa, molt crític amb la política italiana d’aquells anys.

Giraldi reconeix que el procés d’escriptura ha consistit a seguir el dictat de diversos textos d’Aragno: “He reescrit els seus textos”, reconeix. “Alguns eren realment teatrals! Tenien la fascinació de l’epopeia… No m’atreviria a dir que estan escrits a quatre mans, però gairebé. La història tendia cap a un teatre narratiu i emotiu, que atrapa l’espectador”.

En escena, el mateix Giraldi i Luana Martucci (també directora de l’obra): ell parla, ell explica, ell reviu aquest malson que colpeja cadascun dels membres de la família Grossi; ella simplement escolta, s’emociona i fa alguna rèplica: “Alguns passatges els explica ella perquè diu que en escoltar-los no pot evitar plorar; en canvi, si els recita, deixa de ser una espectadora a l’escenari i es fica en el paper. Així conté les llàgrimes”.

LA FÈNIX ES MULLA AQUEST MES PER LA MEMÒRIA HISTÒRICA

A més de l’exposició fotogràfica d’Andrés Ignacio Nunca hay que dejar de luchar aunque en eso se nos vaya la vida, sobre la violència d’Estat i la resposta del poble a Xile, la sala Fènix se submergeix en la memòria històrica amb Radio Libertà i Iaia (del 15 al 19 de gener), en la qual Alba Valldaura reviu, amb emoció i un formidable desplegament de recursos actorals la dura història de la seva àvia, i Fuga (22 i 23 de gener), de la companyia La Klandestina, que reflecteix la relació d’un avi i el seu net, amb el rerefons de la Guerra Civil.

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Dopo 5 anni, “Radio Libertà” e la “Carrozza d’oro” tornano a Barcellona. Alla “Sala Fenix” il lavoro e la compagnia sono in cartellone dall’8 al 12 gennaio.
Scritta in italiano da Alfredo Giraldi in collaborazione con Giuseppe Aragno, “Radio Libertà” racconta la vicenda appassionante e la grande lezione civile di cinque napoletani poi dimenticati. Ringraziare la città catalana per l’ospitalità e l’amore che mostra per questo lavoro non è semplicemente un segno di cortesia; è riconoscenza, ringraziamento sentito e moto del cuore. Quel cuore nel quale vive da anni senza risposta una naturale domanda: perché in Spagna “Radio Libertà” si recita con successo e in Italia, a Napoli, in particolare, è volutamente ignorata?  Eppure Napoli è la città dei Grossi, in cinque protagonisti della storia…

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Radio Libertà es la historia de un programa radio en italiano de la Barcelona de la Segunda República. Una transmisión antifascista que hablaba de la Guerra Civil a los antifeixistres en Italia, que fue puesta en pie por un abogado napolitano, Carmine Cesare Grossi (1887-1975).

Radio Libertà es también la historia de la familia Grossi que elige de lliutar con coherencia contra el fascismo en una óptica internacionalista y llega a Barcelona a comienzos de la guerra civil, después de un itinerario muy largo, que pasa por la Argentina (donde la familia vivió 10 años), Bélgica y Francia.

Radio Libertà es, además, la historia de Ada, una chica de 19 años que da voz a una radio que hablaba en Italia de la España en guerra y pedía la ayuda de los antifascistas de toda Europa a la causa republicana.

El hermano de Ada, Aurelio, es herido en el frente de Teruel, donde lliuta junto con su hermano mayor, Renato Grossi. Este último, héroe olvidado, con veinte años se enfrenta a la fuerza inhumana de la historia, que arrasa los vencidos y no deja escapatorias. Renato verá toda su vida descrita en cinco rayas indiferentes de un informe policial, en el último interrogatorio tras el regreso a Italia.

Radio Libertà es, en fin, la historia de la soprano Maria Olandese, compañera y madre de gran fuerza. Hace 75 años, al finalizar la guerra, María vive con dolor la separación de la familia en diferentes campos de concentración franceses. Volverán a reencontrarse, en Nápoles, sólo después de la Segunda Guerra Mundial.

Radio Libertà es una historia que hay que contar y que la compañía napolitana, La Carrozzeria de Oro, presenta por primera vez en España, en versión original en italiano, con subtítulos en catalán.
https://youtu.be/xU7NB3NYGiE

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imagesE se il bambino stavolta, annichilito e disgustato, rifiutasse di venire alla luce nel mondo disperato e buio che abbiamo creato? Se gli angeli e gli arcangeli dei suoi cieli che stiamo distruggendo si presentassero all’orizzonte ad annunciare il rifiuto?
Io non sono religioso ma mi pare davvero che questo, per chi crede e chi non crede, sarebbe forse l’augurio vero da fare e da farsi: che il bambino stavolta non nasca.

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downloadIl tempo di materializzarsi in piazza, e subito le sardine, nate dal nulla e mute, benché ribelli, come devono essere i pesciolini, hanno scatenato tutto ciò che dovrebbe vivere per informare, ma funziona per disinformare.
Il miracolo è stato mirabile: per una intuizione geniale, stampa e televisione hanno decifrato così bene il silenzio delle creature marine, da renderlo più eloquente di un’orazione di Cicerone. Ora lo sappiamo: “Quo usque tandem abutere, Salvini, patientia nostra?”, urlano senza emettere suoni, i marini contestatori, in difesa dei mari della patria pericolante.
E’ vero che sono solo sardine, ma se nel mare profondo è giunta voce della barbarie di Salvini e della sua Lega, com’è che i pesciolini non sanno e non vogliono sapere nulla dell’imbarbarimento del PD di Minniti, che, calpestando la Costituzione, ha consentito il voto ai fascisti di Casa Pound, camerati del leghista? Com’è che ignorano i campi libici e le mille infamie targate PD, a cominciare da quelle contro la Costituzione, di cui – ci informano i traduttori del silenzio – le sardine sono convinte paladine?
Sorge il dubbio che nei fondali marini le cose non vadano molto meglio che sulla terraferma: anche lì, se un’infamia è targata Salvini, si protesta, se invece barbari e barbarie sono truccati da democratici, si fa finta di nulla. E’ vero, noi non sappiamo come vadano le cose laggiù, negli abissi marini, è certo però, che, nati democratici, i seguaci del caposardina Mattia Santori, pesciolino guarda caso parlante, dopo le prime incursioni sulla terraferma, hanno scoperto che in piazza c’è chi parla da sempre, porta striscioni e – ciò che più conta – non tiene un occhio aperto a destra e l’altro chiuso a sinistra. Gente che non si limita a criticare la forma, ma bada alla sostanza e sa che le “bestie” responsabili della penosa condizione del Paese sono molte.
L’incontro tra i pesciolini muti e la povera gente sfruttata non è stato un idillio e invano si è provato a spiegare alle sardine che, con o senza Salvini, la barbarie cresce e crescerà, perché essa è figlia della miseria, della disoccupazione, della precarietà, dell’ingiusta divisione della ricchezza, di leggi feroci come il Jobs Act, la riforma Fornero e il pareggio di bilancio. Per le mute e ostinate sardine, il problema era ed è Salvini, non la cancellazione feroce dei diritti sociali e gli incalcolabili danni prodotti dal neoliberismo.
Grazie ai miracolosi interpreti della stampa e delle televisioni, i pesciolini democratici, figli della disinformazione, ci hanno fatto sapere di essere saliti dal mare alla terraferma per imporre la fine dell’odio, la pace e l’unità. Poiché in piazza quelli di “Potere al Popolo” hanno insistito sulla battaglia per una giusta divisione della ricchezza, contro la privatizzazione dei servizi e della sanità, contro i licenziamenti delle multinazionali e le deportazioni degli immigrati, dimostrando che, battuto Salvini ne nascerà un altro, i pesciolini muti hanno imposto il silenzio.
La piazza occupata non è di per sé un simbolo positivo o negativo. Si sono viste piazze trasformate in presidi di camicie nere e il punto non era che si protestava; il punto era per quali valori la piazza diventava un simbolo. I pesciolini muti che contestano Salvini e appoggiano Minniti, le sardine, che sono contrarie all’odio e fingono di non vedere gli odiosi interessi che sono dietro i “sì Tav”, che difendono contemporaneamente la Costituzione e chi la vuole distruggere, non sono il simbolo del cambiamento, ma gli alleati della reazione che avanza. Un nuovo esempio della più vecchia politica italiana: vogliono cambiare tutto, per non cambiare niente. E’ forse per questo che mute come sono due parole chiare hanno voluto che Mattia Santori le dicesse e il capo sardina non s’è fatto pregare: Potere al Popolo è il nemico.
Santori sa che, per quanto piccolo, Potere al Popolo risponde a una domanda della storia e va nella direzione del cambiamento. Per questo, mentre dice di non volere l’odio, il caposardina odia Potere al Popolo.

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