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Archive for the ‘Interventi e riflessioni’ Category

Berta___Casetta_del_Popolo_1-1«Potere al Popolo» sa bene che negli anni del fascismo storico, quando si assaltava una «Casa del Popolo», i fascisti manganellavano e i carabinieri, che assistevano imperturbabili alle violenze squadriste, si lanciavano sui lavoratori inermi pronti a perquisirli.
E’ vero, talora qualche milite dell’Arma difese un lavoratore aggredito, ma ebbe la sorte segnata: «era immediatamente traslocato il giorno dopo d’ordine dei fasci», riferiscono oggi gli Atti Parlamentari.
Partiti e giornali «moderati», come sostenne a viso aperto Giacomo Matteotti, finché i fascisti non l’ammazzarono, assistevano allo scempio senza parlare. In quegli anni però, quale che ne fosse la tendenza, gli uomini e la stampa della sinistra reagivano assieme e nessuno vi fu che, colpito, poté mai lamentarsi per la mancanza di solidarietà.
Oggi le «Case del Popolo» sono assalite direttamente dal Ministro dell’Interno o dai governi degli enti locali guidati dal PD, complici i 5 Stelle. I carabinieri eseguono gli ordini che ricevono e ciò che procura il vomito è il silenzio dei traditori vestiti di rosso. Né LEU, entrato senza esitare nel Governo che scioglie le «Case del Popolo», né Rifondazione, che briga per entrarci, si lasciano sfuggire una parola di solidarietà e condanna.
Zingaretti non tema: nessuno ha mai creduto che la scissione di Renzi avrebbe trasformato il PD nel partito di «Bella Ciao». Tutto quanto c’è di sinistra oggi nel nostro Paese fa capo a «Potere al Popolo», a cominciare dalle «Case del Popolo disciolte», per timore che il movimento continui a crescere : quella di Catania, di Padova e di Palermo. Bisogna riconoscerlo e denunciare il crimine: oggi Matteotti non avrebbe di fronte i neri, ma le marionette rosse del neoliberismo.

 

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70180026_968879623454751_506055213140934656_nTeatro pieno per l’ultimo momento di dibattito e di confronto dell’#jesopazzofestival2019!
Istituzioni di prossimità, controllo popolare, amministratori di strada…
Anche stamattina continuiamo a interrogarci su come trasformare in meglio il nostro paese, come utilizzare le istituzioni come municipalità e comuni per intervenire sulla qualità della vita dei cittadini, portare nei palazzi la lotta delle classi popolari…
Subito dopo chiusura de #festival pranzando tutti e tutte insieme ❤️
Ecco il link della manifestazione:
https://www.facebook.com/exopgjesopazzo/videos/416510948997055/

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Berta___Casetta_del_Popolo_1-1

Nel Mediterraneo per i migranti l’odissea continua e il divieto di sbarco permane. Da noi, a Padova, in un quartiere popolare, la polizia sgombra, la casetta del popolo “Berta”, restituita da poco alla città dai militanti di “Potere al Popolo”, per realizzare attività sociali, sportelli gratuiti e doposcuola.
Qualcuno potrebbe pensare a un improvviso colpo di mano del redivivo Salvini, ma non è così. Padova è amministrata dal PD, sostenuto dalla sinistra sedicente “radicale” e al governo ci sono PD e 5 Stelle. L’Italia è maestra di trasformismo e i segnali raccontano la storia di sempre: anche stavolta tutto è cambiato perché non cambi nulla.

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downloadChi da tempo l’accusa di andare a caccia di poltrone dovrà presentarsi a Canossa col capo cosparso di cenere e chiedere l’assoluzione per i suoi peccati.
Lontana dalle più recenti e vergognose scelte politiche di questa turbolenta stagione, la sinistra alternativa di governo ha lanciato i suoi acuminati strali contro tutte le leggi feroci targate Renzi, Minniti e Salvini.
Sempre in nome di quella sua genetica coerenza oggi ha un ministro in un governo che non abolisce il Jobs Act, lascia vivere la “Buona Scuola”, i decreti fascisti sulla sicurezza voluti da Minniti e Salvini e non ha nulla da dire nemmeno sull’Autonomia differenziata.
E’ stata questa inattaccabile coerenza a condurre la sinistra a un’agonia che sembra sembra eterna.

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4207658665_bf6e64c452_oAnche se probabilmente collegato a un’eccessiva dimestichezza col Prosecco – Zaia si è diplomato alla scuola Enologica di Conegliano – l’invito alla rivoluzione rivolto ieri ai Veneti è indiscutibilmente un reato di cui dovrà giocoforza occuparsi la Magistratura.
Il «rivolgimento» chiesto infatti dal Presidente della Regione Veneta non riguarda genericamente il significato scientifico della parola. Benché probabilmente avvinazzato, Zaia sapeva quello che diceva e non ha chiesto infatti ai cittadini di girare l’uno attorno all’altro per compiere un giro completo e nemmeno di trasformarsi in singolari solidi di rotazione. Nel suo delirio, Zaia non ha confuso cittadini e corpi celesti e la situazione non si è presentata come un serio problema di salute mentale.
Con incoscienza caratteristica dei leader della Padania, Zaia ha incitato la popolazione a realizzare una trasformazione radicale dell’ordine Costituzionale dello Stato e della Società italiana, in modo rapido e violento, sovvertendo le Istituzioni e minacciando i Meridionali: voi non ci date la secessione camuffata da autonomia? Noi ce la prendiamo con la forza!
Chi ricorda la recente tragedia nei Balcani ora sa sin dove siamo giunti e capisce che i casi sono due: o Zaia sarà immediatamente incriminato per i suoi reati, o i cittadini settentrionali e meridionali minacciati dalle bande di Zaia e non più tutelati dallo Stato, dovranno prepararsi a difendersi assieme dal Masaniello veneto.

 

 

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Per il suo mai rinnegato progetto secessionista – è lì che conduce ancora la cosiddetta autonomia differenziata – la “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” incarna più di ogni altra formazione politica italiana una lettura fascista della nostra vicenda storica. L’esperienza di governo della Lega, a livello locale e nazionale, costituisce nei fatti l’esempio più calzante di quel «sovversivismo delle classi dirigenti», che negli anni venti del secolo scorso produsse il fascismo e oggi spinge verso un bonapartismo sprezzante delle Istituzioni, deciso a stravolgere la Costituzione, svuotare il Parlamento delle sue funzioni e governare a proprio vantaggio i rapporti fra classi sociali.
Di buono c’è – se così si può dire – che trenta e più anni di guerra al sistema formativo hanno ridotto in miseria le capacità medie di ragionamento critico della nostra popolazione, sicché l’unico possibile Bonaparte disponibile si chiama Matteo, che non è un Napoleone. Per una volta risulta vero, quindi, quello che vero sempre non è: la storia che si  ripete nel cuore di una tragedia ha i connotati autentici della farsa. Fanno parte della nostra migliore tradizione comica, del resto, i canti partigiani, il clima di ritrovata salvezza e il gonfiarsi di petti molli per la democrazia salvata.
In realtà, con la lega fuori dal Governo, l’ignobile ferocia di Minniti e Renzi sostituisce quella celtica e padana di Salvini, Giorgetti e compagnia cantante e tutto si regge ancora sul pilastro qualunquista dei traditori pentastellati. Per esser chiari, questo governo non rassicura nessuno e lascia tutto più o meno com’era.
Certo, sapienti tocchi di rimmel di qualche vecchia prostituta della nostra vita politica daranno un lampo di luce effimera agli occhi spenti dei notabili del PD, ma è questione di maquillage. La verità è che per un Bonaparte che cade, tornano al potere i colpevoli della tragedia italiana, complici dei carnefici d’oltralpe.
Nulla di nuovo, quindi? No. Un punto possiamo segnarlo a favore di una possibile ma faticosa rinascita:  costrette a una tregua, le due destre hanno dovuto concedere qualche anno e un finto ritorno alla democrazia a chi, sebbene giovane e ancora in una fase di organizzazione, ha le carte in regola per parlare alle vittime del neoliberismo. Bisogna che ce lo diciamo: mentre il mare in tempesta uccide sogni e speranze non solo africane e ribolle d’ira e speranza davanti a porti chiusi a difesa, mentre il pianeta malato minaccia l’ultima distruzione, ci sono tutti i presupposti perché Potere al Popolo costruisca un’alternativa forte. Ieri come oggi occorre mobilitare su temi decisivi la sterminata massa di umanità sofferente che nulla ha da perdere tranne le proprie catene.

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Siamo ricchi solo di questo, Francesco, noi che ci diciamo militanti e attivisti: ricchi di storie comuni, di sogni condivisi, di lotte di cui siamo sempre in meno a ricordare il senso ed il valore. Siamo ricchi solo di umanità, ma non è poco. Quando gli anni o una malattia ci portano via, diventiamo perciò tutti più poveri e più povero diventa il mondo attorno a noi, anche quello che di noi non sa praticamente nulla.

Stamattina, quando il messaggio di Marcella mi ha informato e ho saputo che te ne sei andato, m’è venuto in mente immediatamente un pensiero consolatorio: ho pensato che certamente un fascicolo coscienzioso, puntiglioso e per molti versi prezioso, racconta a suo modo la tua vita e la tua storia. L’ho pensato e mi sono sentito meno povero e solo.

Non so quando, non so come, non so chi, ma lo so per certo: qualcuno ritroverà quei fogli ingialliti e da una penna o da una tastiera verrà fuori l’origine dei Cobas e la storia di uomini come te. Molti allora sapranno chi è stato, come e perché ha vissuto Francesco Amodio. Per tanti allora sarai ancora una volta un maestro.

Ciao Francesco. E grazie.

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