Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for agosto 2018

70c6ea5abf060a975ca7011664f03b35

Veltroni ha ragione, ma cita a sproposito Luciano Gallino. E’ vero che la distruzione di una comunità politica e la fine della democrazia sono sempre possibili. Se questo accade oggi nel nostro Paese, però, se definire qualcuno “intellettuale di sinistra” è come prenderlo a male parole, la colpa è del PD, così come al PD dobbiamo la micidiale crescita del neofascismo.
E’ venuto il tempo delle parole chiare che non consentano ambiguità. Il Partito di Renzi, del Jobs Act e della Buona Scuola è il primo e autentico responsabile dell’attuale disastro italiano e non c’entra nulla con la sinistra. Il PD è il partito di Minniti e dei campi libici. Senza Renzi e Minniti, non avremmo Salvini e il suo rinascente fascismo.
Potere al Popolo non vuole e non può consentire che la bandiera dell’antifascismo e della democrazia finisca nelle mani di chi prima l’ha violentata e tradita, poi l’ha consegnata inerme nelle mani di una destra fascista.

classifiche

Annunci

Read Full Post »

downloadDESIDERO CONDIVIDERE E INVITO AD ADERIRE:

ISCRIZIONI ONLINE Potere al Popolo € 10 https://poterealpopolo.net/

Ecco la mia adesione:

Potere Al Popolo !
Pagamento PayPal
Hai pagato 10,00 EUR a Potere Al Popolo !

1 x Aderisci a Potere al Popolo!10,00 EUR
Totale parziale10,00 EUR
Spedizione0,00 EUR
Assicurazione0,00 EUR
Imballaggio0,00 EUR
Totale10,00 EUR

Fatti inviare le ricevute PayPal su Messenger

Pagato con
[…] x 10,00 EUR
Questa transazione sarà riportata sul tuo estratto conto come PAYPAL *POTEREALPOP

Spedito a
Giuseppe Aragno […]

Read Full Post »

mariabarattoR439Sul “femminicidio”, complice la sedicente sinistra radical-chic, si è costruita l’ennesima operazione di “disinformazione di massa”. Per capire la natura reale del fenomeno, infatti, non bastano certo il conto aggiornato degli ammazzamenti e la storia in salsa romantica delle povere donne uccise. Questi sono dati superficiali cui manca essenziali complementi. Bisognerebbe, infatti, aggiungere almeno, per cominciare,  che l’80 % degli assassini è di “razza italiana”. Si darebbero così senso e valore concreti al salviniano “primi gli italiani”. Primi, certo, e quindi – come vuole la logica corrente – inferiori ai “barbari” immigrati, che – per fortuna, ci sarrebbe da dire – non si integrano nella civilissima società ospitante.

Manca, poi, e non è vuoto banale, la radice di questo primato: siamo primi, perché siamo culturalmente fermi al concetto dell’onore, a un diritto di famiglia che sebbene modificato nei codici, se non si è saputo modificare nella testa di cittadini, per i quali spesso lo stupro è figlio di una gonna corta e di “comportamenti” riassunti nelle parole del senso comune: “in fondo se l’è andato a cercare”.

Il senso comune però non è buon senso e nell’analisi del fenomeno manca la presa d’atto: il femminicidio chiama direttamente in causa le politiche dei tagli alla formazione. Manca – e di tanti vuoti questo è il più grave e significativo – il dato sul “femminicidio al nero”, che uccide ugualmente, ma non ha mai colpevoli ed è sempre un delitto perfetto. Il più diffuso e ignorato, il più tollerato e taciuto.

Manca insomma all’appello la “morte morale” di una donna come Maria Baratto, morta di cassa integrazione e di reparto confino. Manca la morte da contratto di assunzione con incorporato il licenziamento per gravidanza; mancano la discriminazione salariale, le montagne da scalare nella carriera, le molestie sessuali che decidono dell’assunzione o del mantenimento del posto di lavoro. Se si vorrà sventare la strumentale la manovra, in un Paese malmesso per libertà di stampa, e smascherare la pietà pelosa del conto delle vittime e la retorica della femmina vittima di violenza maschile, occorrerà che la nostra anemica comunicazione sui social cambi registro e si ricordi che il modello politico del capitale finanziario è il fascismo. Lo ha dimostrato lucidamente Pietro Grifone e bisogna perciò mettere in discussione la presunta superiorità del modello occidentale e aver presente che, come accade per tutti i deboli e gli sfruttati, la condizione della donna è figlia allo stesso tempo della società capitalista, della sua sottocultura, dei tagli di bilancio al sistema formativo e dei limiti di una sinistra evanescente, che ha rinnegato la lotta di classe e si è attestata sulla sterile difesa dei diritti umani e civili.

Come dimostra chiaramente una delle più incontestabili “costanti” della vicenda umana,  laddove si sono cancellati la cultura del lavoro e i diritti dei lavoratori, conquistati dal movimento operaio e socialista, anche i diritti umani e civili sono stati sistematicamente violati. Il “femminicidio” è la parte di un tutto, l’effetto di una causa, il fango che precipita a valle dall’immensa montagna dell’ingiustizia sociale. Da questa consapevolezza può e molto probabilmente deve ripartire una sinistra degna della sua storia e della sua funzione sociale e politica. Poi si vedrà se la destra è un suo sinonimo e tra gli strumenti e le categorie ormai “fuori tempo” ci sono davvero la cultura di classe e la centralità del conflitto.

Agoravox, 29 agosto 2018

classifiche

Read Full Post »

L’umanità che vorresti ingabbiare,
carceriere di sogni e di speranze,
è un uccello che vola
sulle ali del pensiero.
Più t’inventi confini,
più l’uccello sconfina,
più va dai monti al mare,
libero di volare,
e i tuoi muri attraversa.
Il prigioniero vero
sei ormai tu, carceriere carcerato,
e una chiave non c’è
che ti liberi il cuore.

classifiche

Read Full Post »

marta-di-giacomoMi ricordo di un padre accusato di aver ammazzato i suoi due bambini.  Saranno dieci anni ormai, ma me lo ricordo bene, benché nessuno ne parli più. A dar retta a inquirenti e giornalisti, Ciccio e Tore Pappalardo, figli di Filippo, autotrasportatore di Gravina, la polizia li aveva cercati ovunque: campagne battute metro su metro, cisterne a decine ispezionate, ma nulla. La Questura brancolava nel buio, ma contro il padre c’era ormai un’opinione pubblica che non distingue più l’indicativo dal condizionale. E’ un gioco da ragazzi: “il padre avrebbe…”, “il padre saprebbe…”, “nella versione dei fatti del padre ci sarebbero forti contraddizioni…”.

Chi fa informazione lo sa che, ripetuto ad arte e in maniera ossessiva, un condizionale diventa indicativo; lo sa che, dopo una campagna battente, finisce che il “padre ha…”, il “padre sa…” e “nella sua versione dei fatti ci sono evidenti contraddizioni…”. Costruito il mostro, celebrato il processo sui media, sui social e nella testa sempre più confusa di una immensa giuria popolare che non conosce regole, non legge carte, non ascolta difese, non ha più dubbi, la condanna è inevitabile. Più la penna è felice e la parola convincente, più successo e più strada farà l’informatore disinformato, così che oggi, se facessimo un referendum, scopriremmo che, per gli sventurati bambini condannati a morte nel Mediterraneo, tanti, tantissimi non muoverebbero un dito, perché sì, va beh, è vero che siamo tutti figli dio, ma Salvini e Di Maio hanno ragione e avanti così non si può andare. Facessimo un referendum sul Far West, scopriremmo probabilmente che da noi siamo tutti pistoleri, che un’arma ci vuole e se ti entrano in casa, ‘sti figli di putttana neri, rumeni e rom ci vuole pure un colpo nella schiena.

Tanto poi che succede, se il caso montato ad arte diventa galera per innocenti e morti ammazzati barbaramente? Niente. Non succede niente. La penna buona si è fatta un gran nome, la carriera è diventata facile e veloce, ma attorno a noi la barbarie è cresciuta e va bene così. Siamo un popolo di smemorati. E’ vero, sì, abbiamo il reato di femminicidio, ma l’idea che la ragazza se l’è cercata non la togli dalla testa a nessuno; non dico dalla testa dei maschi, ma delle femmine benpensanti per cui il femminismo è stato soprattutto un’esasperazione ereditata dagli anni Settanta e la verità è che l’uomo è cacciatore.

In un mondo come questo il giornalista non sente il bisogno di andare a cercare Marta Di Giacomo, la giovane donna che si dichiara vittima di uno stalker ma, come accadde per Filippo Pappalardo, mette mano alla tastiera che cerca gloria e ci monta il caso: “ho letto tutto e francamente, in questa storia, trovo che molte cose non tornino”. Tra le colpe di Marta ce n’è una imperdonabile: la si coglie dalla presentazione del suo caso, uscita dalla malaccorta tastiera dell’inquisitrice, che da sola è un libro aperto e sa di razzismo:
“Marta di Giacomo, la ragazza napoletana”.
Proprio così, come succede allo stupratore vero o presunto che, se non è rumeno, rom o senegalese, non merita prime pagine e titoli dei TG.

Ciccio e Tore, non li avevano mai cercati seriamente o, se l’avevano fatto, s’era cercato male, forse perché tutti avevano già in testa una “verità”. I due ragazzi, infatti, erano sotto il naso degli inquirenti: a due passi dal Municipio e dalla stazione ferroviaria di Gravina. Morti da due anni nella cisterna di un vecchio caseggiato abbandonato, di cui però nessuno s’era curato. Uccisi da un volo di venti metri e dall’impatto assassino. Per la stampa, però, per la polizia e per i magistrati l’assassinio era lui, il padre, che giaceva in una galera senza speranza. Se per caso nel pozzo non fosse sventuratamente caduto un altro bambino, i disinformatori di turno avrebbero continuato a smontarne la versione e l’ergastolo a Filippo Pappalardo non l’avrebbe tolto nessuno.

Marta Di Giacomo non solo è napoletana. Ha un altro delitto ancora più terribile da pagare: è militante di Potere al Popolo. Questa è l’Italia d’oggi, ma le selvagge e i selvaggi che ci hanno ridotti a questo punto si mettano l’animo in pace: ci sono tramonti e albe e il mondo cambia. E’ legge della storia. Oggi nessuno ricorda Appelius, Interlandi, Ojetti e le “penne d’oro” di un tempo osceno piàù i meno come quello che viviamo.
Se poi qualcuno ricorda, come capita a me, lo fa con disgusto.

classifiche

Read Full Post »

Stavolta non basta ingraziare come sempre Agoravox, che vi prego di leggere. Per un foglio libero voglio scrivere stavolta libere parole. Di me non parlo mai, ma a volte occorre.
Negli anni della contestazione, troppi capetti parlavano a nome dei proletari e li tenni alla larga. Ho poi scritto da comunista storie di socialisti, ma non gli ho mai sparato addosso per ragioni di parte. Quando i comunisti m’hanno messo alla porta e mi avrebbero voluto Craxi e compagni, che pagavano molto bene tre righi scritti ad arte, non solo ho risposto picche, ma sono diventato amico del socialista Gaetano Arfè: uno dei più ostinati e preparati nemici del craxismo.
A chi mi ha offerto le ottime sistemazioni in cambio del silenzio, università, Ufficio Studi del sindacatone, un mare di soldi in cambio dei discorsi del deputato destro, ho detto sistematicamente no. Sono sempre stato così geloso della mia autonomia di pensiero e parola che da Renzo De Felice, il mio grande maestro, mi sono prima fatto chiamare e poi mandare via. Da insegnate sindacalista, infine, ho preferito diventare un ex 113, piuttosto che chinare la testa.
La mia parte l’ho fatta da cane sciolto, ma quando i grandi sogni sono diventati tragedia, ho aiutato chi potevo, rischiando di persona, e a nessuno ho mai fatto l’analisi del sangue.
Sono orgoglioso del mio testamento. Non lascia quattrini e non occorre notaio. L’ho consegnato in versi a un libriccino rosso intitolato “E però scrive”. In poche parole racconta una vita e altro non ho da lasciare:

 

Amico, se ti compri,
pagati quanto vali.
Non un quattrino in più.
Credimi, non sentirti prezioso,
tanto nemmeno serve e poi si muore.
Ma se ti vendono un giorno per caso,
e magari all’incanto,
tu non avere prezzo.
Stattene duro e il banditore invano
attenda di picchiare il martelletto.
(da Giuseppe Aragno, E però scrive, Intra Moenia, Napoli, 2003, p. 14).

Sono come sono e da me nessuno può aspettarsi silenzi: fanno male alla coscienza e bisognerebbe tenerlo a mente: il laudatore professionista tradisce persino quando è fedele. Dio solo quale spreco di fortune narrano le storie di quelli che se li sono messi attorno.
Lo so, chi ti dice ciò che pensa e lo fa  apertamente e pubblicamente, può darti fastidio; però è prezioso: ti mette sull’avviso e ti fa vedere quello che a volte non si vede. Nei giorni della fortuna, non è al tuo fianco, però, puoi giurarci, te lo trovi accanto nella caduta.

Eccovi Agoravox: https://www.agoravox.it/La-Repubblica-violentata.html

classifiche

Read Full Post »

20180821_084509

Dopo il ponte il torrente.
La Calabria dopo la Liguria.
E morti, morti ovunque, morti tra mare e terra, morti d’ogni colore.
Tanti, tantissimi. Certamente troppi, se non avessimo una storica tradizione di gregge.
E’ vero, Di Maio non ha colpa per il Paese fisicamente e moralmente disastrato. E’ sua  però la colpa, se al governo c’è un antico disastratore.
Sua è la colpa e tanto basta.
E’ vero, finché l’ovile avrà Martina per alternativa, i disastrati resteranno in mano ai disastratori e i disastri continueranno.
Noi però abbiamo De Magistris, che è un leader, abbiamo forze cospicue, un po’ disperse ma sane e abbiamo una domanda che cresce e non trova risposta. Abbiamo quasi tutto. Basterebbe fissare i contenuti, definire quella che un tempo si chiamava “linea” e voleva dire identità e programmi.
Se finalmente ci convincessimo che i diritti civili non sono  mai al sicuro, se al sicuro non sono quelli sociali, avremmo in un momento solo fatto metà del percorso, perché abbiamo tanto – un leader, le forze fisiche, le risorse morali – e c’è una domanda pressante che attende risposta.
Diamoci una linea e ricordiamo: persino l’ovile fascista produsse Resistenza. Aveva dalla sua, come noi oggi, la forza delle ragioni. Quella che annichilì le ragioni della forza.

classifiche

Read Full Post »

Older Posts »