Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Marco Minniti’

CopertinaL’ultimo capolavoro di Minniti, uomo di punta del PD e quindi sostenitore di Paolo Siani, è la battaglia delle “notizie false”, che fa tornare alla mente il Minculpop del famigerato Ventennio. Eppure, se esistono verità false, costruite scientificamente su un insieme di fatti inventati o decisamente deformati, una mistificazione che immerge il cittadino in una dimensione virtuale  estranea alla realtà, bene, di questa mistificazione Minniti è parte integrante.
Recentemente l’Onu, per esempio, scioccato dalle violenze e dagli abusi commessi in Libia pur di fermare gli sventurati in fuga dall’Africa, ha definito disumani gli accordi voluti da Minniti, ministro più o meno fascista. In Italia però l’informazione non la fa l’ONU ma una stampa tra le meno libere dell’Occidente. Una stampa che infatti non ci racconta Minniti come il carnefice libico dei migranti, ma come l’uomo di Stato che ha drasticamente ridotto gli sbarchi. A quale prezzo noi non dobbiamo saperlo, come nulla seppero i nostri nonni dei gas utilizzati in Etiopia contro le truppe nemiche e contro la popolazione, colpendo paesi, bestiame e acque di laghi e fiumi
Se il progetto autoritario dovesse riuscire, avremmo di nuovo una verità di Stato di cui sarebbero garanti le autorità di polizia. La fascistizzazione del Paese prosegue a passo spedito, quindi, ma Paolo Siani, il democratico galantuomo candidato dal PD di Minniti per ripulire l’immagine di un partito impresentabile, su questo tema tace. E non c’è dubbio: chi tace acconsente.

Read Full Post »

Sui recenti fatti di Napoli vale la pena tornare un attimo a riflettere. Quando ti permetti di osservare che le forze dell’ordine hanno esagerato, scatta immediata una gara di solidarietà e il ritornello è sempre uguale: rischiano la vita per difenderci… E’ una delle note ricorrenti nei comportamenti di un popolo che non ha mai fatto i conti con la propria storia.
I carabinieri fanno il loro lavoro e come tutti hanno un obbligo: farlo bene. Nella faccenda di via Mezzocannone a Napoli l’hanno fatto malissimo e questo purtroppo capita spesso. Troppo spesso. Quali che fossero le ragioni per cui sono intervenuti, avevano a che fare con quattro gatti, ragazzi disarmati e inermi, ma hanno sguarnito i quartieri pericolosi scatenando l’inferno. Poco lontano, nel nel rione della Sanità, i camorristi sparavano all’impazzata e ad altezza d’uomo. E’ come se in un parco le guardie giurate si fossero concentrate tutte su un ubriaco che cantava a squarciagola, lasciando svaligiare gli appartamenti. Sarebbero state licenziate all’istante e a qualcuno sarebbe sorto un legittimo dubbio: vuoi vedere che l’hanno fatto apposta? C’è poco da discutere: le tante pattuglie intervenute per “dare una lezione” ai ragazzi di un centro sociale sarebbero state più utili dove si sparava. La Questura o chi per essa ha deciso diversamente. E il criterio di scelta è evidentemente politico.
La vita sono in molti a rischiarla. Ogni anno muoiono tantissimi lavoratori uccisi da imprenditori che non rispettano le norme di sicurezza. Nessuno se ne ricorda o sostiene che per questo non debbano fare bene il loro lavoro o essere sempre giustificati se sbagliano. Il fatto è che quando sbagliamo noi, ci licenziano, quando sbagliano Questori o ufficiali dei carabinieri, viene subito fuori l’avvocato d’ufficio e tutto finisce lì. Non so se c’è ancora, ma fino a poco tempo nelle piazze della città operava un funzionario che pareva un forsennato. Chi era? Uno che ha alle spalle gli “eroici” fatti fatti di Genova. Tu ti chiedi, ma come, fa ancora servizio di ordine pubblico? Sì, lo fa e nessuno eccepisce.
Sono decenni che attendiamo piccoli provvedimenti a tutela di tutti. Il numero identificativo sulle divise, per esempio, in modo che siano riconoscibili, identificabili e punibili, quando abusano del loro potere. C’è in tanti Paesi europei. Qui no. Guido Dorso, meridionalista di grande valore, che non frequentava di certo i centri sociali, ma conosceva la storia, quando si trattò di costruire la Repubblica sulle ceneri del fascismo, fu chiarissimo: se vogliamo una democrazia, scrisse, dobbiamo sciogliere l’Arma dei carabinieri. Bene. I carabinieri sono ancora al loro posto, Dorso fu proposto per la sorveglianza come fosse un pericoloso sovversivo e Minniti scrive decreti copiati pari pari da quelli fascisti. Su questo sventurato Paese pesano come macigni domande senza risposte e segreti inconfessabili: i partigiani sepolti nei manicomi, i neofascisti protetti, le bombe, Piazza Fontana, le stragi di Stato, il caso Moro, Genova 2001. Si potrebbe continuare a lungo e giungere fino ai nostri giorni. In ognuna di queste vergogne spuntano divise, ma non c’è mai un colpevole. Agli storici si oppone il segreto di Stato e a scuola non si studia la storia, si racconta la favola di Biancaneve e dei sette nani.

Read Full Post »

Come buona parte della nostra sedicente «classe dirigente», Marco Minniti è troppo analfabeta della democrazia per sapere che non inventa nulla quando mette in campo i suoi strumenti di controllo politico e sociale del territorio. La concezione delle città, intese come focolai esplosivi di rivolta sociale, è così radicata nella storia delle classi, che persino la bella e monumentale Parigi, con le sue larghe vie è figlia della necessità di tenere a bada un popolo che aveva più volte rovesciato regimi. Nell’Italia crispina e poi fascista, per lunghi, lunghissimi anni, le relazioni mensili dei prefetti sullo stato dell’ordine pubblico hanno fatto riferimento a provvedimenti pensati per colpire coloro che in qualche modo deviavano dal «comune sentire» liberale e fascista. Ciò, per non parlare delle infamie repubblicane.
Il 25 marzo, come ai tempi della venuta di Hitler in Italia, gli «europeisti» alla Minniti, ministro di un governo coloniale insediato da Draghi, saluta la Troika in un clima che rinnega in una sola volta Spinelli e lo spirito della Resistenza europea al nazifascismo, da cui nacque l’Unione Europea da tempo pugnalata alla schiena dagli ospiti che si preparano a far festa a Roma.
Com’è sempre accaduto quando un’idea nobile finisce nelle mani ignobili del capitale finanziario, anche stavolta i tutori di un ordine eversivo e violento si preparano a colpire «sovversivi», dissidenti e chiunque canti fuori dal coro dell’integralismo razzista dell’UE, un mostro che ormai non ha nulla da spartire con i popoli che ha sottomesso. La procedura è identica a quella già altre volte sperimentata: ammanettare anche solo l’idea del conflitto sociale, colpire tutto ciò che somigli al pensiero critico, zittire tutti con le buone o con le cattive, innocui mormoratori, personaggi sospetti, poveracci o figure incompatibili con il pensiero ordoliberista. Tutti potremo incappare nella trappola di sanzioni che, per rapidità di procedura, discrezionalità di irrogazione e assenza di sensibilità umana, fanno carta straccia della Costituzione repubblicana e diventano il manganello pronto a colpire e a imporre olio di ricino a volontà, per togliere dalla circolazione «gli elementi manifestatisi pericolosi per la sicurezza pubblica e l’ordine sociale». Le parole sono di un Prefetto fascista, ma vanno benissimo per il progetto del nostro democratico governo europeista.
Minniti non lo sa ma grazie a lui l’idea di «ordine pubblico» che governa la repubblica antifascista è ora una fotocopia della nota n. 1888 del 5 marzo 1932 sulla «disurbanizzazione di immigrati privi di possibilità di lavoro»; una «nota» preziosa per i suoi colleghi fascisti, che «rimpatriavano» famiglie scomode, marito, moglie e persino bambini, rastrellavano «minorenni traviati», prontamente accolti in barbari istituti correzionali, colpivano i braccianti che si ostinavano a non capire le ragioni dei padroni e osavano protestare, i poveri, i vagabondi, gli omosessuali, i dissidenti e persino gli esponenti della Chiesa Battista, quando si azzardavano a far festa attorno all’albero di Natale. Fu la nota 1888, che oggi potremmo ribattezzare «nota Minniti», l’arma che indusse i malcapitati protestanti a occuparsi – pena il confino – di argomenti tesi a «valorizzare il regime» e la sua «superiore civiltà romana». Agli Imam oggi minacciamo l’espulsione, ma in tutta onestà non cambia poi molto.
In questo clima di paura e tensione, qualcuno può davvero sinceramente credere che il 25 marzo Altiero Spinelli festeggerebbe l’Unione Europea di Minniti? Qualche democratico in buona fede può immaginare Ernesto Rossi, esponente della Resistenza romana, ucciso dai fascisti della «Banda Koch», che saluta amichevolmente gli esponenti dell’Unione Europea alleata del fascista Erdogan e azionista di maggioranza del nazismo ucraino? C’è chi può onestamente illudersi che l’antifascista tedesca Ursula Hirschmann e il suo sogno federalista potrebbero convivere con gli assassini dei suoi ideali, in una Unione Europea che nega i diritti e si è ridotta a fortilizio della barbarie capitalista, responsabile del genocidio mediterraneo e della tragedia ucraina?
No. Il 25 Spinelli, Colorni, Ursula Hirschmann ed Ernesto Rossi sarebbero in piazza con la «sinistra populista». Al delirio razzista dell’olandese Dijsselbloem, Rossi opporrebbe la sua fede nell’uomo e la sua concezione della vita. Io, direbbe, trovo «inspiegabile tutto quello che vediamo in questo porco mondo. Crepare un po’ prima o un po’ dopo non ha grande importanza: si tratta di anticipi di infinitesimi, in confronto all’eternità, che non riusciamo neppure ad immaginare. Io ho non ho paura della morte, ma ho sempre avuto timore della ‘cattiva morte’». Così direbbe a chi lo ha definito alcolista e puttaniere, poi sfilerebbe in corteo, sfidando Minniti e quella polizia che, non avendo numeri identificativi e il freno di una legge seria sulla tortura, quando vogliono i ministri «europeisti» si comporta come a Genova nel 2001.
Sabato a Roma i democratici antifascisti saranno nelle piazze proibite. Gli antieuropeisti, invece, gli autentici populisti, se ne staranno eroicamente nascosti dietro le zone rosse presidiate della polizia. A dimostrazione del fatto che gli uomini della Troika non hanno nessuna intenzione di ascoltare i popoli, di rispettare la nostra Costituzione antifascista, di modificare, cancellare e riscrivere trattati imposti con la violenza. La Grecia massacrata, del resto, è sotto gli occhi di tutti.

Contropiano, 23 marzo 2017

Read Full Post »