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Archive for luglio 2016

085922972-f757b8ab-a33d-42cc-9d9c-c408364f8b82Le cose stanno così: Renzi non parla di Erdogan e se lo fa, ricorda che in fondo «è stato eletto democraticamente». Proprio come Hitler nella Germania del 1933.

Noi ci sdegniamo dei morti innocenti, quando sono morti dell’Occidente. Per tutti gli altri restiamo indifferenti.

Noi ci occupiamo di salvare le banche e non c’importa niente delle nostre bombe esplose sugli ospedali pediatrici. Le bombe le vendiamo a tutti, pazzi, tiranni e killer seriali, possono uccidere quando e come vogliono, perché ci facciamo affari d’oro e quattrini a palate. Il nostro solo, grande problema sono le autobombe, ma stiamo studiando un provvedimento efficace per impedire la concorrenza sleale.

I nostri nemici sono tutti terroristi. Noi, che impediamo a popolazioni inermi, senz’acqua, senza viveri e senza scampo, di uscire dalle loro città martoriate attraverso corridoi umanitari, noi esportiamo democrazia.

I nostri terroristi hanno un nome, un cognome e un indirizzo; si chiamano Merkel, Holland, Renzi e compagnia cantante, ma a loro assegniamo il Nobel per la Pace.
Alla faccia del papa.

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hqdefaultQuindici giorni.  L’estate che non ami, nonostante il felicissimo vento di Otranto che non  ha prezzo, e quaderni con anni di appunti in giro con te, infilati ovunque pensi sia facile tirarli fuori, e tutto il trasportabile – la borsa, il vecchio zainetto acquistato anni fa da una graziosa cinese a Firenze alle spalle di Santa Maria Novella, il borsello nero col quale vivi in simbiosi – tutto quello che potevi l’hai portato come si può ma non si dovrebbe: deformato, pieno zeppo di carte, annotazioni, rimandi a questa o a quella lettera greca, su questo o quel quadernone a pagina ics o a pagina ipsilon.
Quindici giorni di stramaledette vacanze trascorsi a cercare il quadernone con la copertina nera, e la “vespa story 2007”, che ti serve a identificarlo. L’hai cercato ovunque, paralizzato al sesto capitolo, senza potere o chissà, alla fine volere, mettere penna in carta e proseguire. Hai cercato ovunque, ti sei dovuto fermare, ti sei dato  dell’idiota, hai concluso che non c’era dubbio, che l’avevi lasciato a casa, là, sulla scrivania, in quell’inferno di carte. La notte non ci hai dormito e te ne saresti tornato difilato a casa, ma non potevi.
Quindici giorni. Sei tornato, l’inferno di carte era proprio come lo ricordavi, ma del quadernone nero nemmeno l’ombra. Poco fa ti sei reso conto della verità: te lo sei portato appresso per quindici giorni, era lì, nella borsa del pc deformata e stanca di gonfiarsi come un pallone. Lì, dove l’avevi messo, nell’ampia tasca laterale, da cui non è uscita. Dovresti essere contento, diavolo. Non dovrai tornare a Roma per recuperare i mesi di lavoro che parevano persi. Domattina ricomincerai da dove t’eri fermato all’inizio del viaggio. E invece no, non fai festa, non ti ricordi Orazio e non batti i piedi nella danza: nunc est bibendum… No. Stai pensando che ora sai che significa essere vecchi. Essere vecchi significa portarsi appresso un quadernone necessario come un salvavita, credere di averlo lasciato a casa e scoprire di averlo avuto sempre con te, per tutto il tempo che non hai fatto null’altro che cercarlo ovunque, tranne dov’era logico ficcare il naso per sentirlo urlare: ehi, stupido d’uno storico, sono qua, dove vuoi che sia?
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Da alcuni giorni, a seguito del fallito golpe militare in Turchia, il capo di Stato Erdogan sta realizzando una violenta, vendicativa repressione attraverso incarcerazioni di massa, licenziamenti di decine di migliaia di cittadini, in particolare di magistrati, funzionari e impiegati pubblici, presidi e docenti di università e di scuole statali e parificate, giornalisti e militari di ogni grado.
Si tratta della più massiccia repressione di massa degli ultimi settanta anni, poiché sta colpendo l’opposizione laica turca forte, come si evince dalle ultime elezioni, del 49 % della popolazione. Le cifre, spaventosamente elevate, fanno della Turchia – stando alle cifre diffuse dal governo Erdogan, uno Stato-prigione, un immenso campo do concentramento:

  • 9322 arresti tra militari e magistrati;
  • 28332 dipendenti ministririali licenziati;
  • 35000 docenti di scuola sospesi;
  • 1567 sospensioni tra rettori e presidi di università;
  • 370 dipendenti della TV pubblica sotto inchiesta;
  • 35 giornalisti ai quali è stata tolta la tessera professionale;
  • 24 emittenti radio televisive sospese.

Si  tratta di una repressione che si alimenta ogni giorno di nuove cifre riguardanti decine di migliaia di persone perseguitate: è difficile aggiornare i dati di questo spaventoso terrore in atto in Turchia. A ciò vanno aggiunte le notizie, appena trapelate, di donne minacciate di violenza se se viste in giro a testa scoperta
Il clima di terrore sta crescendo nell’indifferenza generale dell’Italia, dell’Unione Europea e dell’ONU. Le immagini di prigionieri, seminudi e in ginocchio nei lager improvvisati, non possono non provocare  forte indignazione verso un regime che, dopo le persecuzioni in corso da anni verso il popolo curdo, sta ora effettuando una efferata vendetta contro ogni forma di reale o presunta opposizione. Il regime turco è diventato una vera e propria dittatura che tuttavia nessuno Stato sta realmente condannando.
Con questo APPELLO invitiamo i cittadini di Napoli a manifestare
mercoledì 27 luglio dalle ore 18 in Piazza Plebiscito
per  far giungere, attraverso la Prefettura di Napoli, un forte monito al governo italiano affinché rompa ogni relazione diplomatica con la Turchia, ritirando l’ambasciatore italiano da Ankara e affinché presenti sia al Parlamento Europeo che all’ONUuna mozione di condanna contro l’efferata repressione del regime dittatoriale di Erdogan, chiedendone le dimissioni, chiedendo siano annullati tutti gli indiscriminati provvedimenti repressivi e che sia la magistratura turca a perseguire – secondo le  norme di uno Stato di diritto – gli organizzatori reali del tentato golpe, coloro che hanno oordinato le sortite dei carri armati nelle strade della Turchia e gli autori degli omicidi, sia dalla parte dei militari golpisti, che della polizia di Stato, verificando i reati commessi durante questo contro-golpe, e proponendo l’indizione di nuove elezioni  sotto il controllo dell’ONU.
E’ importante che proprio da napoli, la prima città europea ad essersi liberata dall’occupazione nazista e dal fascicmo, parta la prima manifestazione europea per liberare le donne e gli uomini della Turchia della dittatura di Erdogan.
Napoli luglio 2016

Francesco Ruotolo
Costanza Boccardi  
Geppino Aragno

*Si invitano tutti coloro che ricevono – o conque leggono – questo APPELLO a diffonderlo a loro volta,  a raccogliere adesioni da far prevenire agli indirizzi di posta elettronica sopra indicati.

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Cicerone_3Davide Lebro pretende un posto. Non chiedetemi chi sia, non lo so. Vuole un posto. Per sé o per uno dei suoi, non è chiaro, ma lo vuole. Scrive belle parole in una lettera brutta, ricaccia tutti, se stesso e noi, nel piccolo mondo antico da cui tentiamo di uscire con coraggio e fatica, ma non se ne importa nulla. Lui vuole un posto e ragiona così: io ti ho portato voti e tu devi darmi qualcosa in cambio. Pare un consiglio: stammi a sentire. Quando però sta zitto tu senti ciò che pensa: è meglio per te.
Il requisito fondamentale, scrive, è che sia «una persona di alto profilo, capace, competente e che sappia fare squadra».
Che farà se non ottiene il posto non è dato sapere, così come non si sa «competenti in che cosa» sarebbero Lebro e il suo uomo. Naturalmente l’autocandidato non lo dice, perché lo sa bene: metti che sia un attaccante e c’è posto per un  difensore, poi che fa? Nemmeno questo dice, ma è chiaro: cambierebbe squadra. Dici che è un ricatto? Lebro lascia tutto nel vago: dovremmo credere che stia proponendo un rappresentante dalle «competenze universali», che in genere significano tutto e sono uguali a niente.
Prendi per caso l’idea che dietro ci sia una di quelle operazioni strane, in cui Ciccio parla di Cola e Cola di Ciccio, ma alla fine dietro c’è «Cicero pro domo sua» e ti trovi davanti un esempio di «competenze universali» che fanno venire la pelle d’oca, perché stringi stringi, le competenze del  pretenzioso Lebro sono a dir poco preoccupanti.
Nella sua giovinezza, il punto qualificante è stata la partecipazione alla vita della Federico II. Stai pensando a un ricercatore di fama, a un’eccellenza della didattica, a un pensatore di quelli che fanno pensare? Levatelo dalla testa. Lebro è stato nel Consiglio di Amministrazione dell’università peggio conciata nel mondo. Quanto ci abbia messo di suo non si sa, ma certo non c’è da stare allegri.
Sarà stato un incidente di percorso, riscattato con un lampo di genio nella stagiona adulta, ti dici, perché non ti manca l’ottimismo della ragione, ma la delusione è dietro l’angolo. Diventato adulto, Lembo non si è dimostrato un’aquila e non ha riscattato un bel nulla. Nel suo curricolo, il lampo di genio è un disastro annunciato e l’uscita dal «travaglio che ha segnato la vita dei partiti di centro nel corso degli anni», vuoi sapere qual è stata? Lebro prima è stato «socio fondatore del CDU di Buttiglione ed, in seguito, Segretario amministrativo provinciale e regionale del CCD». Questo è il suo colpo di genio, che se non sbaglio significa Casini Mastella.
Non faccio il sindaco e non sputo sentenze. In una situazione come questa, con la folla di questuanti pronti all’incasso delle cambiali in bianco, immagino occorra prudenza, anche se si poteva forse provare a vincere con qualche voto e qualche Lebro in meno. Sta di fatto che ormai, comunque vada, ci sarà un problema e meglio sarebbe scaricare zavorra al più presto. Hai ragione, però. Per farlo, bisognerebbe avere a sinistra – dentro e fuori il Palazzo – forze attrezzate per una battaglia in cui si riconosca almeno il nemico vero.
Diciamocelo chiaro e fuori dai denti: si sta facendo un lavoro da preti e parrocchiani, per trasformare in vittoria una sconfitta. Lembo è l’avanguardia che annuncia l’attacco. Inutile fingere di non capirlo, è un attacco che occorre fermare. Poi si conquisteranno gli spazi minacciati dai clerico-conservatori. E’ questa la guerra in corso, anche se i nostri generali sparano tutti sulla Croce Rossa.
Così si giunse una volta all’aprile del 1948, quando si si regalò il Paese in mano alla reazione. Non c’era una via di uscita? C’era e nelle loro note riservate i prefetti la temevano molto: il mondo della sinistra schierato tutto assieme attorno a un progetto. Prevalsero invece le divisioni. Il resto lo sanno tutti, ma a quanto pare non interessa a nessuno.

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FucilatiDue parole, prima di segnalare un articolo di Contropiano sulla reazione targata Alfano.
Intanto un invito: dopo aver letto, aderiamo. Faccio da riferimento. Subito dopo una considerazione: bisogna stare uniti, raccogliere forze, soprattutto uscire dalla solita cerchia dei militanti e parlare alla gente. Non siamo di fronte a un fatto eccezionale, purtroppo, questa è la regola nella tradizone dei nostri legislatori. Dall’unità fino a oggi, le peggiori leggi, quelle più liberticide, sono state sempre presentate inizialmente come strumenti di lotta alla criminalità organizzata. La legge Pica si fece per i “briganti” e colpì la sacrosanta protesta del Sud colonizzato. Non c’è stato mai freno, si è giunti a consentire la discrezionalità nell’uso delle armi e non a caso ci siamo tenuti il Codice del fascista Rocco. Qui da noi la civiltà giuridica pare sovversione: non si fa una legge sulla tortura, non si mette un numero identificativo perché sennò non si possono mettere in piazza impuniti mazzieri. Genova insegna.
La Costituzione, per quel tanto che è stata applicata, si è dimostrata un freno alla deriva autoritaria e neofascista. E’ per questo che la si vuole cambiare. Credo che l’occasione offerta dal referendum sia preziosa e non vada persa. In una campagna forte per il no, ci sono sia l’opportunità di inserire il tema della repressione negli argomenti a difesa della Costituzione sempre più ignorata, sia di contattare quanta più gente possibile. Marcella Raiola, valorosa docente precaria che ha combattuto in questi mesi la battaglia per raccogliere firme a sostegno dei referendum sociali, mi diceva ieri che questo obiettivo l’hanno certamente raggiunto con i loro banchetti.
Su questa linea bisogna muoversi, farlo presto, farlo tutti.
Ecco la denuncia dell’USB

http://www.usb.it/index.php?id=1132&tx_ttnews%5Btt_news%5D=89591&cHash=7b75b741d3

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Copia di !cid_PART_1467902187146Ieri assistevo in piazza a una sorta di autentico miracolo: un sindaco appena eletto che ascoltava la voglia di cambiamento di una piazza piena di gente.
Che grande strumento si è ritrovata tra le mani la mia città!
La gente però è stata zitta. Parlavano come sempre, uno dietro l’altro, i piccoli capi del niente. La gente era lì che ascoltava e non era facile credere fino in fondo a quello che si vedeva. E’ uno dei grandi problemi che si nascondono spesso come un’insidia mortale dietro le rivoluzioni, le vere, le finte e quelle metà vere e metà finte. Non ci credevo fino in fondo, perché più sentivo parlare, più capivo che tutti vogliono cambiare tutto, nessuno vuol cambiare se stesso. Hai voglia di mettere in cerchio una piazza senza nessuno al centro. Quella si chiama apparenza e tutto poi resta com’è.
Pensare di cambiare gli altri è facile e non costa niente; riuscire a cambiare se stessi è la cosa più difficile che si possa tentare e nessuno ci pensa. Ognuno ritiene di andare bene com’è e qualcuno non lo dice, ma è convinto: meglio di lui non ce n’è.
E però non le cambi le cose, se prima non metti anzitutto in discussione te stesso.

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gemtileschiQueste sono le conseguenze inevitabili della riforma. Non è facile vedere quello che ho visto ieri al “Gentileschi”. Io c’ero. Mi avevano chiesto di esprimere la mia solidarietà ai lavoratori della scuola in lotta e l’ho fatto. Tutto quello che ho visto e ascoltato mi ha confermato nell’idea che ho fatto bene ad andarci. Da troppo tempo ormai la scuola è sola. Naturalmente non sono in grado di entrare nel merito della vertenza, ma so riconoscere la sofferenza acuta di chi si sente calpestato e da vecchio sindacalista una cosa mi pare evidente: anche se avesse più ragioni che torti e sinceramente non mi pare – un dirigente scolastico dovrebbe chiedersi cosa non ha funzionato nel rapporto con i lavoratori e aprire quindi un dialogo urgente, per cercare ogni possibile mediazione

http://www.napolitime.it/86758-video-liceo-gentileschi-di-napoli-e-rivolta-del-personale-ata-e-dei-docenti-indice-puntato-contro-il-preside-padrone.html

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