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Posts Tagged ‘Pertini’


Il 25 settembre potrebbe non essere un giorno come tanti altri. Avremo meno parlamentari. Se l’estrema destra più o meno fascista dovesse vincere, complice il PD, sarebbe possibile cancellare agevolmente la Costituzione. Avremmo così la fine della Repubblica nata dalla Resistenza.
Fatta questa premessa, credo che un’opposizione numericamente, culturalmente e politicamente qualificata, potrebbe essere in grado di costringere il PD a non sostenere lo smantellamento di ciò che resta della Costituzione.
Conte non accetta alleati e si assumerà le conseguenze della sua scelta inspiegabile. Ha governato con Salvini, è vero, ma lo ha ridimensionato e mandato all’opposizione. Di ciò che era di destra nei 5 Stelle ormai non c’è molto e gli va riconosciuto il merito di aver fatto cascare dal piedistallo l’idolo della finanza, quel Draghi che – si diceva – cammina sulle acque ed è affondato in una palude puzzolente. Catullo direbbe: “Lesbia non vuole. Tu pure non volere.
De Magistris ha governato Napoli, dovendo fare le nozze coi fichi secchi, ma ha fatto miracoli e oggi Napoli è l’unica grande città in cui l’acqua è pubblica. Da sempre strenuo difensore della democrazia, con le sue scelte ha dimostrato di essere un uomo coerente, che non lotta per una poltrona.
Santoro è un grande giornalista, lucido e indipendente, che si è formato nell’Italia dell’arco costituzionale. Insieme potrebbero mettere tutto in discussione. E non è detto che non vada così.
Non sono credente e il paragone può apparire improponibile. In questo terribile tornante della storia, sono tuttavia certo che, se qualcosa ci sopravvive, una simile alleanza avrebbe oggi accanto, invisibili padrini, Terracini, Teresa Mattei, Gobetti, Amendola, Gramsci, Pertini, la mia amica Rossana Rossanda e tanti come loro, che hanno speso la vita per la libertà e i diritti della povera gente. Quella gente che oggi purtroppo è di nuovo disperata.
Una risposta alle destre – estreme o moderate come il PD – comunque è nata. Si chiama “Unione Popolare”, ha De Magistris come portavoce, i migliori giovani del Paese come militanti, ed è l’unica alternativa concreta alla pericolosa torsione autoritaria che ci minaccia.
Aprite occhi e orecchie, perché stampa e televisione non ve ne parleranno. Non vi diranno che una legge elettorale peggiore di un golpe impone a quest’unica formazione di raccogliere firme su tutto il territorio nazionale. Cercate sul web, raggiungetela, se non riuscirà a raggiungervi, date una mano e aiutatela a chiedervi il voto. Non ve ne pentirete e non sarà un voto sprecato. Chi ve lo dice mente.

Agoravox, 3 Agosto 2022

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Solidarietà a Marta Collot, portavoce di «Potere al Popolo», condannata a 4 mesi di carcere per aver manifestato in piazza il dolore e l’indignazione per la continua strage di lavoratori che il pessimo governo Draghi sostanzialmente ignora.
Capisco le compagne e i compagni che, sconcertati, si chiedono come sia possibile giungere a un simile verdetto, mentre i colpevoli della strage continuano ad ammazzare; io ritengo invece che la condanna sia del tutto “normale”. In ogni finta democrazia, infatti, le figure rappresentative di organizzazioni politiche che difendono diritti negati e lottano per un mondo migliore sono colpite duramente. Per vent’anni Terracini e Pertini furono trattati come criminali. Il primo firmò poi la nostra Costituzione antifascista e il secondo divenne il miglior presidente della Repubblica.
Quella che Draghi e i suoi camerati stanno distruggendo.
Come tante altre ormai, questa condanna vergognosa è un segnale di paura e di pochezza politica. Si avvicina il tempo in cui gli imputati diventeranno giudici. Teniamo bene in mente i nomi e le colpe di questi sgherri di un potere marcio, così non commetteremo l’errore di concedere amnistie.
Avanti compagne e compagni. Nel buio di questa lunga notte, all’orizzonte si coglie una lama di luce: sta nascendo un tempo nuovo, il nuovo sole dell’avvenire e il nuovo secolo dei lavoratori!

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Voi mi direte – e forse  è vero – che solo il tempo potrà dire quale ruolo avrà per davvero il governo di Nembo Kid e che Mattarella non a mai parlato di un «Governo di unità nazionale». Magari è vero, questa formula lui non l’ha usata, ma è una vecchia volpe e sapeva benissimo che la navicella varata avrebbe seguito quella rotta.
Piuttosto, è vero quello che si dice? Davvero quella scelta era la sola via possibile? A me pare di no. Pertini, per nominare un Presidente della Repubblica che non aveva un filo diretto con i principali esponenti del neoliberismo, avrebbe rifiutato le dimissioni di Conte, gli avrebbe detto che i governi – soprattutto se hanno la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato – cadono in Parlamento, non al Quirinale. A Conte sfiduciato non salo avrebbe poi ridato l’incarico, ma l’avrebbe fatto dichiarando ad alta voce, perché Renzi lo sentisse anche dall’Arabia Saudita, che, fallito Conte, avrebbe sciolto le Camere e si sarebbe votato a tambur battente. Voi ve l’immaginate Renzi? Io sì. Bianco nei capelli per il terrore e facendosela addosso, sarebbe andato da Conte come Enrico a Canossa.
Perché non l’ha fatto? Perché sapeva bene che Conti era condannato. Non si tratta di complottismo. I fatti parlano da soli. Renzi è stato come al solito il killer, ma i mandanti erano altrove e gli davano garanzie. Sin dal 3 gennaio, come attesta un articolo di Left che, tranne Renzi, nessuno si è azzardato a smentire, in Umbria, casa Draghi era un covo di pessimi arnesi; Renzi ci aveva messo le tende e di politici ne erano passati tanti, compreso Salvini, che evidentemente la svolta europeista non l’ha maturata dalla sera alla mattina.
Purtroppo la libertà della nostra stampa è morta da tempo e noi siamo costretti a ragionare, seguendo i dibattiti fasulli organizzati nei salotti della Berlinguer, di Mentana, di Floris, Formigli e campioni della stessa qualità. Salotti nei qual, per esempio, non sentiamo mai parlare della politica estera del governo Conti e non ci accorgiamo – a me è sfuggito per molto tempo – che – ci piaccia o non ci piaccia – il governo Cinte, così «inspiegabilmente» mandato a casa, non aveva mai accettato i pressanti inviti venuti dagli USA – Trump o Biden in questo caso non fa differenza – e fatti subito propri dall’UE; inviti volti a rompere ogni legame economico-commerciale con la Cina. Conte seguiva un’altra via: aveva firmato il Memorandum per la Via della Seta e non si era mostrato entusiasta per l’idea di Biden, deciso a costruire un fronte occidentale unito contro la Cina.
Vi scandalizzo, però lo dico: il governo dei «migliori» varato da Nembo Kid, che si porta appresso non so quanti ministri di Conte – scusate, ma non erano scarsi? – e gente come Brunetta, Gelmini, Carfagna e compagnia cantante, che scarsa ha da tempo mostrato di essere, a me ricorda, per le ragioni che lo fanno nascere, quello di Monti ai tempi di Berlusconi, che, guarda caso s’era messo con Gheddafi e Putin.
Vi scandalizzo, però lo dico: Renzi è il sicario, ma i mandanti vanno cercati negli USA, nelle bande di criminali annidati nella NATO e nell’Ue, dove la disciplina liberista mostrata da Conte non è sembrata a prova di bomba. E questo gli è costato caro. Pensate, per esempio, alla vicenda del nodo scorsoio rappresentato dal MES, che Conte non ha voluto mettere al collo del Paese. Questa “indipendenza” non ha dato completo affidamento nemmeno su un altro terreno: quello dello «svuotamento» delle costituzioni «socialiste» del sud Europa, ostacolo ancora serio per gli usurai dell’UE.
Molti dicono che Conte abbia interpretato in maniera sbagliata il «Recovery Found». De Masi, che l’ha letto, dice – e nessuno lo smentisce portando fatti – che è ottimo e certamente migliore di quello francese. Vuoi vedere che anche in questo caso si è trattato di accettare una piena servitù? Questo non spiegherebbe la farsa cui abbiamo assistito? Non farebbe di Draghi quello che è sempre stato, il portalettere del più sfrenato e barbaro liberismo? Non è stato Draghi, il complice di Triche, che pochi mesi fa ha dichiarato morto il Welfare State? Voi dire che, diventato Commissario Europeo per gli affari d’Italia, farà come Paolo sulla via di Damasco?
E’ vero, tutto può essere. Io però non ci credo.

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EddiQuando leggo che una Corte d’Appello inglese ha ordinato alle Autorità competenti di restiuire la cittadinanza negata a Shamima Begum, che aveva scelto di aderìre all’Isis, non posso fare a meno di pensare al caso di Maria Edgardca Marcucci, la giovane ragazza romana che ha fatto una scelta uguale e contraria: è andata a combattere contro l’Isis per la libertà dei Curdi e quella di genere, garantita con forza dalle loro istituzioni autonome femminili.
Con una felice definizione – “l’internazionale della montagna” – Gaetano Arfè, partigiano e storico di indiscusso valore, descrisse la presenza di combattenti stranieri che nella sua formazione partigiana, sui monti della Valtellina, onorò la causa della democrazia, opponendosi armi in pugno alla barbarie nazifascista.  Era il suo modo di dire che la libertà non ha patria, religione o colore della pelle e che la Repubblica antifascista nacque poi anche dal sangue versato da quei suoi coraggiosi compagni stranieri: disertori tedeschi, passati da Hitler ai partigiani, slavi e americani di ogni colore, che si unirono volontariamente agli italiani per amore di libertà.
Fa male dirlo, Presidente, ma quella Repubblica rischia di cambiare la sua natura e morire; potrebbero ucciderla magistrati e funzionari che, dopo avere giurato federtà alla Cotituzione, la stanno pugnalando alle spalle, come avrebbero fatto i repubblichini con i partigiani dell’Internazionale della montagna.
Fascisti sono infatti nello spirito e nella sostanza i provvedimenti adottati a danno di Maria Edgarda Marcucci, che per le autorità della Repubblica è “socialmente pericolosa”. Sequendo il filo logico che ispirò il codice fascista, ancora vigente purtroppo nella Repubblica antifascista, un Tribunale italiano ha decretato per lei misure che costituirono un fiore all’occhiello dell’Italia mussoliniana; misure perfezionate purtroppo e confermate due volte nel 1956 e nel 2011 da un Paese di “senza storia”; Maria Edgarda Marcucci è stata condannata alla “sorveglianza speciale” che si applica in genere ai mafiosi e che i giudici non dovrebbero studiare sui codici, ma sui fascicoli dei perseguitati politici dell’Italia fascista, custoditi a Roma, nell’Archivio Centrale dello Stato.
In conseguenza di questo provvedimento, oggi Eddi vive come fossimo tornati ai tempi in cui si arrestavano Gramsci, Pertini e Rosselli: privata della libertà e di buona parte dei diritti civili: non può partecipare a riunioni, non può esprimere opinioni, non può spiegare le ragioni della sua scelta  e sarà praticamente agli arresti domiciliari dalle 21 alle 7 per i prossimi due anni,.
Tutto questo dovrebbe suscitare indignazione, ripulsa e protesta, ma accade invece purtroppo nel silenzio complice della quasi totalità dei giornalisti, degli intellettuali e dei politici. Spiace dirlo, ma chiuso nel silenzio è stato sinora anche lei, Presidente, garante della legalità repubblicana.
Per scuotere coscienze, per tirare un sass nell’acqua putrida in cui rischiamo di affondare, è necessario allora che qualcuno, anche uno sconosciuto come me, trovi il coraggio di dirglielo chiaramente: quello che sta accadendo è una vergogna; è qualcosa da cui dovremmo prendere tutti le distanze. Tutti nessuno escluso.
Glielo dico con rispetto, ma glielo dico, perché me lo inpone la coscienza con la quale non è possibile scendere a patti vergognosi: dopo la sentenza della Corte d’Appello inglese, il silenzio del Quirinale mi sconcerta.

Giuseppe Aragno

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ED-img13549102-990x716Dopo la decisione aberrante di Mattarella, sui social si è scatenata la caccia al… precedente. Naturalmente sono casi che non hanno nulla da spartire con quello attuale. E’ necessario perciò essere precisi.

Nel 1979 Pertini chiese di dare a Darida il ruolo di sottosegretario agli Interni, invece di quello di Ministro. Darida è stato successivamente ministro dal 1980 al 1987.
Previti era l’avvocato di Berlusconi e ,come Ministro della Giustizia creava un evidente conflitto di interessi. Passò alla Difesa.
Maroni, che è stato comunque Ministro degli Interni, fu “sconsigliato”, perché era stato condannato per oltraggio a Pubblico Ufficiale.
La vicenda Gratteri non è stata mai chiarita e molto probabilmente è una favola. In ogni caso Napolitano non fa testo. E’ stato il peggior Presidente della repubblica. Se non ci credete, leggete la lettera che scrisse Luigi De Magistris, quando lasciò la Magistratura. Ora naturalmente Mattarella lo ha superato.

L’articolo 92 della Costituzione non sancisce alcun diritto di veto del Presidente della Repubblica soprattutto se le motivazioni sono quelle addotte da Mattarella: le “preoccupazioni del mercato”.

Agoravox, 28 maggio 2018

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Rfig166Prima del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, pennivendoli, velinari, servi sciocchi e giullari di corte, hanno provato a fare la lezione agli inglesi, spiegandogli quale grave errore sarebbe stato mollare i ciarlatani golpisti targati Merkell. Sono così stupidi questi strapagati scribacchini, da non sapere che gli inglesi sono orgogliosi e non accettano lezioni non chieste. Ora che il dado è tratto, sono disperati, hanno perso la bussola e navigano a vista. Non so chi gli abbia mandato la geniale velina, ma d’improvviso hanno preso a cantare in coro: il popolo non è abbastanza maturo per decidere su argomenti molto complessi.
La paura fa 90 e ottobre è più vicino di quello che pare. Uno dice, va beh, ma la pianteranno, in fondo la storia è maestra di vita e qualcosa la insegna. E no, cari miei, non insegna un bel nulla, se gli allievi non provano a studiarla o peggio ancora, sono penne prezzolate e stupidi figli di un potere cieco.

Questa cazzata liberticida si potrebbe renderla più chiara, ma non vogliono farlo. Basterebbe fare un uso migliore e più appropriato delle parole . Diciamola meglio e prendiamone atto: il popolo non è più sovrano. De Gasperi, Pertini, Togliatti  e Calamandrei erano dei deficienti. E’ sovrana una minoranza di ladri che nessuno ha eletto. Subito dopo però prepariamoci a subirne le conseguenze. Le ghigliottine e le teste cadute a migliaia non furono colpa del popolo, ma di chi aveva deciso di decidere che il voto di una banda di cialtroni contava più di quello che decide il popolo che non sa decidere.

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giuramento-fascistaMorti a migliaia. Abbiamo portato la guerra ovunque per badare ai nostri sporchi interessi; abbiamo bombardato popoli inermi senza pietà, abbiamo armato macellai e ucciso la pietà.
Migliaia, centinaia di migliaia di morti, dilaniati dalle bombe al fosforo, distrutti dall’uranio depotenziato, fatti a pezzi dai missili dei nostri aerei “democratici”.
Morti a migliaia e non bastano. Ora ammazziamo anche i superstiti, gli sventurati in fuga dalla guerre che abbiamo voluto, dai criminali che abbiamo sostenuto, dalla barbarie che abbiamo coltivato e alimentato, armandola e scatenandola.
Morti a migliaia. Soffocati nei camion, annegati nel Mediterraneo, consegnati ai carnefici da cui scappavano. Ovunque gente annichilita nei campi di concentramento, martirizzata dai manganelli e dai gas di fronte ai nostri muri di filo di spinato, ai nostri confini chiusi, alla sbirraglia scatenata. Così stiamo mettendo a tacere per sempre coloro che abbiamo spinto alla disperazione.
I terroristi siamo noi, siamo noi gli autentici e impuniti tagliagole. Noi i veri integralisti, noi gli assassini della verità.
A me non basta più puntare il dito sui colpevoli, accusare gente come Napolitano, che si porta sulla coscienza la Costituzione democratica, assassini, come buona parte di chi governa da anni l’Italia e l’Europa. La mia coscienza mi domanda sempre più insistentemente che intendo fare per fermarli, che farò per evitare che figli e nipoti – uomini e donne che domani ci ricorderanno – non dicano di noi ciò che abbiamo potuto dire noi della stragrande maggioranza degli europei degli anni Trenta e Quaranta: voltarono la testa da un’altra parte.
E’ tempo di agire seriamente e di tirare il dado senza esitazione. E’ tempo di reagire, a costo di trovarsi soli e pagare i prezzi che vanno pagati, quando la legalità diventa tragedia e copre l’oscena ferocia del potere. Ormai non resta altra via se non quella aspra, difficile e dolorosa della dignità e dell’onore. Come Matteotti, Amendola, Gobetti, Gramsci, Pertini, i fratelli Rosselli, Terracini, Salvemini e tanti altri, noi dobbiamo costringere i turpi criminali a trascinarci in manette davanti ai loro complici tribunali; li dobbiamo mettere spalle al muro, dobbiamo farci arrestare se occorre, processare e, come i nostri nonni, dovremo usare le aule giudiziarie come arma di denuncia, trasformarci da accusati in accusatori, da “imputati” in giudici. Non resta altro. A partire da settembre, quando la scuola incatenata dovrà scegliere tra la resa e la disobbedienza, ognuno di noi avrà l’occasione per dire basta. E’ tempo di tornare al ciclostile e costruire dissenso, ma questo lavoro si fa anzitutto con l’esempio. Bisogna dire no e pagarne le conseguenze. Solo così i giovani si muoveranno.

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Cara amica,
dopo il colpo di grazia alla scuola, non riesco a immaginare la sorte dell’università, che ho lasciato tempo imagesfa, come sai, per un moto di invincibile disgusto. Non è bastata la sparuta minoranza che rappresenti a tenermici dentro. Non so che accadrà, ma un dato di fatto basta e avanza a tingere di nero le previsioni: quando dovrete accogliere studenti privi di autonomia di pensiero, nemmeno la migliore delle accademie potrà far fronte all’analfabetismo di valori che salirà in trono. Aggiungici il fatto che nessuno porrà mano ai problemi veri della ricerca – si fa anzi di tutto per renderla serva – e il quadro diventa più chiaro.
Ho sputato l’anima per trovare consensi attorno a una iniziativa “illegale” contro la falsa legalità di Renzi, ma di occupare le scuole, per esempio, provocare uno scontro vero e giungere ai docenti in manette, non se n’è mai fatto nulla. Sarebbe stata l’occasione per trasformare i tribunali in una cassa di risonanza delle nostre ragioni, per diventare, da imputati, giudici di una indicibile vergogna. Ci sono precedenti nobili, ma non disponiamo nemmeno di un’ombra reincarnata di Matteotti, Amendola o Pertini e ci stiamo meritando questa grande gabbia. Ci finiremo dentro senza opporre resistenza. Non occorreranno manganello e olio di ricino e lo faranno con o senza Renzi, un pupo, uno qualunque, in mano a un potere che non “scende in campo”. Un potere che si può contentare di ebeti fantocci come il sindaco fiorentino e il contorno di compiacenti signorine di bell’aspetto, senza sale d’ingegno, buone a solleticare i desideri inconfessati dei maschi, le frustrazioni di casalinghe alcoliste e il pattume della sinistra radical chic, tradizionalmente arrendevole con il “nuovo che avanza”.
“Il Manifesto”, incredibile a dirsi, si segnala per un articolo sulla sconfitta elettorale di Renzi e – senza volerlo, suppongo – aumenta così la dose di sedativi che frena quel tanto di rabbia sopravvissuta all’ebetismo scientificamente prodotto dal baraccone mediatico. La rabbia finirà così in mano ai neofascisti, nel caso improbabile che occorra usare le maniere forti.
Che vuoi che ti dica? Finché sogneremo un riscatto che passi esclusivamente per urne, partiti e vaghissime “coalizioni sociali”, continueremo a scivolare nel fango. Sarebbe tempo che un manipolo di forti ingegni mettesse mano di nuovo al “Non Mollare” e piuttosto che chiudersi nella mormorazione su facebook e nella rivoluzione virtuale, chi può, prendesse la via di un volontario esilio. Tu guardati attorno, però. Se di lontano vedi un Salvemini o anche solo un acerbo Rosselli, fa festa e mandami un telegramma cifrato. In Campania abbiamo ora al potere un pessimo arnese alleato ai neofascisti; tu ti immagini un fermento rivoluzionario? Invece no. La sedicente “società civile” discetta sulla “politica del fare”, sul “carisma del capo” e si tiene equidistante da “destra” e “sinistra”, come non ci fossero dietro due sistemi di valori incompatibili e ne avesse disponibile un terzo che nessuno conosce. Al di là della sospetta equidistanza, negli occhi di tanti vedi però un possibilismo per ora taciuto, ma pronto a rompere in consenso.
Due giorni fa, in una sorta di set in cui si provava la “politica nuova”, ho ascoltato con angoscia una, cui non mancano titoli e ambizioni, che suggeriva con inconsapevole protervia di “mettere in soffitta Gramsci”, del quale probabilmente conosce poco più del nome e del cognome. Per questo campione della “nouvelle vague“, Vincenzo De Luca va bene. Prima che politica, la sconfitta è culturale, amica mia. Come sempre accade in questi casi, la tradizionale attitudine al trasformismo di galantuomini e benpensanti si esalta e chi non si vende si svende. Difendere la scuola sarebbe un imperativo etico. Ma dove la cerchi l’etica, nell’animo di chi se non insegue direttamente il modello e il pensiero dei banchieri, non ne ha uno suo dal quale ripartire?
Questo è. Negli anni Venti del secolo scorso ci fu chi badò al valore dell’esempio, sicché, nonostante il conformismo trionfante, le oltraggiose conversioni e la malafede eletta a norma di vita, la scintilla della dignità e la passione civile sopravvissero alla reazione e si poté poi appiccare l’incendio. A eterna vergogna della mia generazione, ce ne andremo tutti via o complici o impotenti e non basteranno due volte vent’anni. Questo non è fascismo, è molto peggio. Non c’è un capo, non è il regime d’un leader, non ci sono le teste fini come Rocco e Gentile. E’ un sistema collettivo di potere che può sostituire i capi e dar l’idea che esistano regole e partecipazione. Si sono inventati un’egemonia culturale priva di pensiero, hanno lavorato per sostituire le leggi della convivenza civile con un’unica legge: quella della  giungla, sulla quale si regge un’economia da prima rivoluzione industriale. Sullo sfondo, terribilmente reale, la guerra. Il gioco è fatto e le generazioni di disperati non hanno valori di riferimento per immaginare un’uscita dalla gabbia non dico rivoluzionaria, ma solo “resistente”.
Se sto sbagliando e sono eccessivamente pessimista, mi farà immensamente piacere doverlo riconoscere domani. Ammesso che domani io ci sia. Grazie per la citazione. In genere mi ignorano. Tu come stai e come te la passi? Stammi bene e riprendi a tirare di pistola. Non si può mai dire. La violenza giustifica talvolta la legittima difesa e la penna potrebbe non bastare. Un abbraccio, Giuseppe

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tessera-riconoscimentoIl circo mediatico ha inserito il diritto dei popoli alla resistenza nell’indice dei temi proibiti. Persino i social network alternativi vanno per la tangente e giocano fuori casa: Locke, la Dichiarazione d’Indipendenza degli USA, quella dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, la Costituzione francese del 1793. L’Italia non c’entra. L’Italia è il sogno dei padroni, il porto franco degli abusi di potere, la terra di nessuno in cui giocare a tiro a segno coi diritti per massacrare le classi subalterne. Ti fa gola il malloppo delle pensioni? Vuoi un fisco progressivo alla rovescia, così più hai meno paghi? Vuoi rubare quattrini alla povera gente per foraggiare le scuole private dei ricchi? Questo e altro puoi fare impunemente qui da noi. L’Italia è l’Eden dei delinquenti politici e male che vada, ci sono i servizi sociali. Qui l’abuso è protetto e se il popolo si rivolta, manganellate e carcere duro per i caporioni. Stupidi tangheri, l’ordine regna a Roma più che a Berlino!
Ma è proprio vero che il diritto a ribellarsi agli abusi del potere non ha avuto cittadinanza italiana? Davvero nessuno s’è posto il problema dei limiti dell’esercizio legale della violenza materiale e morale da parte dello Stato, nemmeno dopo l’esperienza fascista? No, non è così. La rassegnazione giuridica agli abusi di uno Stato classista è più recente di quanto si creda: è nata nel 1930 col Codice fascista di Rocco, ancora oggi fonte privilegiata del diritto penale, e vive nella repubblica antifascista per un male genetico che gli esperti chiamano «continuità dello Stato». Dal 1890 al 1930, in tema di resistenza alla violenza del potere, fece testo il Codice Zanardelli, che all’articolo 199 recitava: le disposizioni riguardanti i reati di oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale «non si applicano quando il pubblico ufficiale abbia dato causa al fatto, eccedendo con atti arbitrari i limiti della sua funzione». Certo, la pratica fu altro, ma la dottrina sancì il principio del «vim repellere licet» e ammonì il potere: guai a chi offende le libertà fondamentali del cittadino. Non solo, quindi, i giuristi si posero il problema degli eccessi del potere, da cui deriva il diritto a resistere, ma vollero arginarlo.
Caduto il fascismo, il tema tornò in agenda, come mostrano gli atti della Costituente. Il secondo comma dell’articolo 50 della Carta Costituzionale, infatti, oggi articolo 54, secco e per molti versi esemplare, portava la firma di Dossetti e affermava che «quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione la resistenza all’oppressione è diritto e dovere dei cittadini». Il dramma del fascismo, dopo l’eclissi parziale con Crispi e la «dittatura parlamentare» di Giolitti, era così vivo che gli «uomini d’ordine» penarono a battere l’ala avanzata dell’antifascismo militante, giunto ancora una volta diviso all’appuntamento con la storia. Il comma non passò, ma il dibattito conserva intatta la sua attualità.
Colpiscono, per dirne una, le parole di Orazio Condorelli, che così mise agli atti il suo no: «questo diritto di resistenza, che si manifesta attraverso insurrezioni, colpi di Stato, rivoluzioni, non è un diritto, ma la stessa realtà storica […]. Sono fatti logicamente anteriori al diritto». Non si tratta solo di argomenti estranei a un’assemblea nata dalla Resistenza. E’ che Condorelli, vecchio iscritto al partito fascista, politico di terz’ordine, accademico indifferente alle leggi razziali e alla sorte dei colleghi ebrei, reduce dall’arresto e dall’internamento per il passato politico, era inserito nel cuore della repubblica. Se ne irritò persino il cattolico Tommaso Merlin, che gli oppose il valore giuridico e filosofico del principio di resistenza dal punto di vista di San Tommaso: «Bisogna dire che il regime tirannico non è giusto, perché non è ordinato al bene comune ma al bene privato di colui che governa. Per tale ragione, il sovvertimento di questo regime non ha carattere di sedizione». Benché il Vaticano, con paradossale «laicismo», conservasse il principio nell’ispirazione liberale del Codice Zanardelli, adottato al momento dei Patti del Laterano, i cattolici da operetta, schierati con i Condorelli, ripudiarono San Tommaso, come Pietro ripudiò Cristo.
Due tesi ottennero l’abolizione. Una, incompatibile con le radici della repubblica, fu del liberale Francesco Colitto. Implicita condanna dell’antifascismo, sosteneva che «qualunque sia il motivo da cui un cittadino possa essere indotto a disobbedire alla legge, legittimamente emanata, quel cittadino deve sempre essere considerato un ribelle e trattato come tale». Bene avevano fatto quindi i fascisti a incarcerare Pertini e Gramsci. La seconda, targata DC, vide in quel diritto caratteri metagiuridici e affermò che la Costituzione non può «accertare quando il cittadino eserciti una legittima ribellione al diritto e quando invece questa sia da ritenere illegittima».
Sono trascorsi settant’anni. Erri De Luca è processato per reati d’opinione, parlamentari eletti con una legge ufficialmente incostituzionale cambiano la Costituzione, privatizzano la scuola, varano un dispositivo elettorale che ricalca quello appena abolito dalla Consulta. Il dibattito della Costituente, non decretò l’inammissibilità del principio ma rifiutò una norma ed è più attuale che mai. Come ignorare le ragioni di Mortati allorché, Costituzione alla mano, osservò che «la resistenza trae titolo di legittimazione dal principio della sovranità popolare perché questa, basata com’è sull’adesione attiva dei cittadini ai valori consacrati nella Costituzione, non può non abilitare quanti siano più sensibili a essi ad assumere la funzione di una loro difesa […] quando ciò si palesi necessario per l’insufficienza e la carenza degli organi ad essa preposti»?
Saremo tutti così insensibili, da ignorare che la Consulta ha definito politicamente e moralmente compromessa la legittimità del Parlamento?

Fuoriregistro, 13 maggio 2015, Agoravox e La Sinistra Quotidiana, 13 maggio 2015,

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lampedusa-strage-migrani-680x365_cIn Italia c’è la tortura, abbiamo il codice fascista di Rocco, stiamo stracciando la Costituzione antifascista, i deputati non li ha eletti nessuno e la nostra barbarie sta ammazzando migliaia di sventurati. Sono eventi apparentemente isolati l’uno dall’altro e si potrebbe dire, sbagliando, che non si tratta delle tessere d’un unico mosaico.
Renzi sostituisce dieci commissari del PD perché si appongono al suo tentativo di far approvare dal Parlamento una legge elettorale reazionaria. Non chiediamoci se si può fare, proviamo a capire per conto di chi lo fa e dove vuole arrivare.
A scuola i presidi minacciano di sostituire chi sciopera contro l’Invalsi e di obbligare gli studenti a fare i test. Che importa se si può fare? Lo fanno e a noi interessa capire chi li comanda e dove si intende condurci.
Mentre le merci e i capitali possono girare liberamente, uomini donne e bambini sono bloccati ai confini, sicché il Mediterraneo è diventato un immenso cimitero. Si è giunti al punto di sequestrare le barche ai pescatori che aiutano i disperati in fuga dalla fame e dalla guerra. Non chiediamoci se si può fare. Si fa. Diciamoci piuttosto che è una vergogna inaccettabile e proviamo a capire come se ne’esce.
Non è più tempo di domande inutili. Troviamo il coraggio di dire quello che è, senza girarci attorno: è nata e si sta consolidando una terribile dittatura. Prendiamone atto e ricaviamo dalle nostre parole la sola possibile conseguenza logica. La dittatura c’è ed è sempre più feroce. Quello che manca è la scelta di affrontarla con tutte le armi possibili, come hanno già fatto una volta Amendola, Matteotti, Gobetti, Parri, Rosselli, Pertini, Gramsci e migliaia di migliaia di uomini liberi, che scelsero di combattere, piuttosto che piegarsi.

Fuoriregistro e Agoravox, 21 aprile 2015 e La Sinistra Quotidiana il 23 aprile 2015.

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