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Archive for giugno 2019

Sea-Watch-a-Lampedusa-arrestata-la-capitana-Carola-Rackete-e1561793655305.jpgNon a  caso alla facoltà di storia Salvini diede forfait. L’analfabetismo di valori non gli consentì di cogliere il valore della ribellione morale, così come oggi  non coglie la forza di una fede autentica. Dovrebbe saperlo, ma certamente lo ignora: il suo Mussolini tremò quando colse il valore profetico di un’opposizione che lo sfidava senza temere le conseguenze della sfida.
“Non vinceremo in un giorno ma vinceremo”, dichiarò Rosselli e gli costò la vita. Le idee però non si uccidono e il 25 aprile del 1945 non c’era forse nulla di più vivo dell’esempio che aveva dato. Anche oggi, del resto, più vive e contagiose che mai sono le parole di Don Milani: l’obbedienza non è più una virtù.
Troppo rozzi per temere il valore di un insegnamento diventato esempio immortale, Salvini e i barbari che lo circondano sono fermi a un delirio di onnipotenza del potere  morto coi gerarchi nazisti: non si ubbidisce a un ordine criminale. Lo spiegava  ai giudici che lo accusavano di sovvertire gli ordinamenti dello Stato un maestro immortale, per il quale ricercare la verità e il bene significa rendere la vita degna di essere vissuta. Certo, occorre rispettare le leggi, insegnava Socrate, ma è fondamentale che le leggi siano in armonia con la giustizia.
Cinque secoli prima di Cristo, un Salvini ateniese si illuse di imprigionare il senso di giustizia. Così facendo, condannò Socrate a morte ma non impedì che poi eternamente egli parlasse ai giovani di ogni età della storia.
Venticinque secoli dopo la morte di Socrate, un nuovo distributore di cicuta ammanetta Carola Rackete e non si accorge che, così facendo, prova a imbavagliare Rosselli, a zittire Don Milani e a mettere a tacere per sempre l’antico maestro greco. Questo cervello non deve pensare, ordinò prima di lui il suo duce e Gramsci, morto di galera fascista, insegna libertà.
Salvini è fuori dalla storia della civiltà umana. Farà qualche danno, poi morirà e starà zitto per sempre. Carola Rackete non morirà. Immortali sono e saranno gli uomini, le donne e i valori contro i quali Salvini si scaglia.

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Ho letto e riporto qui una di quelle note incantate di Viola Carofalo, da cui tra l’altro emerge in pochi efficacissimi tratti la figura di un uomo ormai anziano che non è né comprimario, né protagonista. Come al solito al testo facevano seguito riflessioni e commenti attenti e talora pregevoli e ho sentito anch’io il bisogno di dire la mia.
Noi vecchi  – e non per merito nostro – abbiamo avuto la buona sorte di vivere un tempo molto diverso da quello attuale. Una «primavera della storia», dopo l’inverno gelido del fascismo. Erano anni difficili, in cui, tuttavia, si poteva sognare e lottare per conquistare diritti. Noi sognammo e diritti ne conquistammo.  Le stagioni però cambiano e non ce ne accorgemmo. Trascorsi rapidamente l’estate e l’autunno, la nostra esperienza si è conclusa con una grave responsabilità collettiva:  non abbiamo saputo evitare che tutto giungesse al punto in cui siamo. Ai giovani purtroppo lasciamo Salvini, Di Maio e un nuovo e forse più terribile inverno della storia.
Credo che sbaglieremmo a fermarci, però, sui giovani e sui vecchi e nel dibattito che segue il suo intervento Viola lo intuisce. Per quanto mi riguarda, ho conosciuto e conosco vecchi decisamente osceni. Fascisti incalliti e mai pentiti, vecchi malati d’indifferenza, scaduti ai livelli più bassi dell’abiezione. C’erano e ci sono, nello stesso tempo, vecchi che gli anni hanno reso irriconoscibili, ma non hanno saputo o potuto cambiarli dentro; vecchi dai pensieri ancora giovani, che lotteranno finché potranno per cambiare il mondo. Ieri come oggi, poi, esistevano ed esistono giovani nati vecchi di dentro e di fuori. Morti e convinti di essere vivi. L’umanità non cambia, modifica però il tempo nel quale vive.  
Ecco, questi pensieri mi ha suggerito il brano che riporto. Viola ha questo di bello, per me: non scrive così, per il gusto di farlo. Ti invita a pensare.   

Viola Carofalo
13 giugno alle ore 12:00 ·
CONVERSAZIONI IN METROPOLITANA ovvero Cosa mi fa paura del decreto sicurezza bis?

https://www.facebook.com/viola.carofalo/posts/848631958869816

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Finiper-720x300Sessantamila mq, 180 dipendenti, una gestione totalmente esternalizzata,  la piattaforma logistica di Soresina (CR) rifornisce 27 centri commerciali – l’intera rete vendita Iper – dislocati in sette regioni del nord Italia e sul litorale adriatico. La filosofia sbandierata da «Iper la grande i» è semplice : trasformare un luogo comune in un luogo ideale.
«I nostri ipermercati», scrive sul suo sito l’azienda – «sono il luogo ideale in cui fare la spesa. Un’azione che non significa semplicemente acquistare, perché fare la spesa è vivere. Per questo, il nostro obiettivo è rendere la qualità accessibile a tutti, considerando l’attenzione verso di te in ogni attività quotidiana. Ci poniamo, infatti, nell’ottica di ricevere sempre stimoli migliorativi, perché riteniamo essenziale il tuo contributo a servizio del nostro personale qualificato, pronto ad assisterti in tutti i punti vendita».
Per essere più convincente la grande piattaforma fa appello al nazionalismo che va tanto di moda e attraversa trasversalmente la nostra società: «Siamo italiani e ci sentiamo italiani al 100 %».
Proprio per questo, per non smentirsi, per essere italiana al 100 %, ieri l’azienda ha chiesto e ottenuto l’intervento di polizia e carabinieri, che hanno violentemente caricato e in qualche caso ferito 170 facchini licenziati radunati per protestare con le loro famiglie davanti alla sede della società.
Cosa c’è oggi più italiano di lavoratori licenziati, diritti negati e forze dell’ordine pagate con denaro pubblico per difendere interessi privati?

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Non è e non vuole essere una consolazione, però è vero: se la prendono con chi lotta e gli dà fastidio. Gli esempi sono contagiosi.
Lottiamo tutti come Giuliano Granato, con Giuliano e per Giuliano! Diffondiamo il contagio!

 

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20190602_120414Tre intelligenza libere – Luana Martucci, Pasquale Napolitano, Alfredo Giraldi – tre attori di grande talento, amici stimatissimi e coerentemente alternativi, un testo prezioso recitato magistralmente nell’incantevole Chiostro di Santa Chiara: in questa lunga notte della ragione potevo sperare in una domenica migliore?
La replica il prossimo fine settimana.  Chi può se ne ricordi e non perda l’occasione. Mai come stavolta è vero: gli assenti hanno sempre torto!

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