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Posts Tagged ‘pupo fiorentino’

Probabilmente non se n’è accorto nemmeno ma, se gliel’hanno spiegato, il pupo fiorentino non Renziavrà mai il coraggio di confessarlo: il suo sperticato amore per lo Stato d’Israele è sembrato un po’ eccessivo persino agli interlocutori ebrei, tant’è che un diplomatico, una vecchia volpe infastidita dalla raffica di fesserie, in una pausa dei colloqui ufficiali gli ha raccontato una vecchia e irridente storiella popolare israeliana:
«In un’antica città della terra di Palestina», gli ha detto, «un vecchio ebreo se ne va in giro con il nipotino. Giunti all’ombra di un viale alberato, i due si fermano, l’uomo indica al bambino un albero e gli dice con l’aria seriosa: Lo vedi quell’albero, figlio mio? L’ho piantato io, quand’ero giovane.
Ripreso il cammino e giunti a un crocevia, il nonno si ferma di nuovo, punta il dito verso una casa e dice al nipote con aria solenne: Quella casa lì, di fronte a noi, l’ho costruita io con le mia mani, quand’ero ancora giovane e forte!
Vanno avanti e però, quando il nonno si ferma per la terza volta e mostra al bambino un altro prodotto del suo lontano lavoro, il bambino lo guarda stupito e gli fa: Caspita nonno, non sapevo che prima che io nascessi tu eri arabo.».
Il pupo naturalmente non ha capito nulla, si è messo a ridere divertito e come un serafino stupido ha commentato: Questi palestinesi ne sanno una più del diavolo!

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ImmagineBologna, 3 Maggio 2015.

In Piazza VIII Agosto c’è un presidio di protesta organizzato da insegnanti precari e Cobas Scuola; sostenuti da giovani dei collettivi, Rifondazione Comunista, studenti medi e Giovani Comunisti. La piazza è occupata da bande armate pronte a creare disordini. Le comanda a doverosa distanza – il coraggio se non ce l’hai non lo compri al mercato – l’uomo che “la mia scorta è la  gente, io vado in bicicletta”, il pupo fiorentino che solennemente aveva promesso di non farci spendere un euro per la sua sicurezza. Docenti, studenti e militanti sindacali battono sulle loro pentole e cantano “Bella Ciao”. I canti partigiani, com’è noto, irritano le Le bande armate, che non amano chi parla di libertà e in un baleno si scatena l’inferno.
Mentre si attende il numero identificativo e la legge sulla tortura i back bloc si attrezzano e cambiano colore…
Vergogna

Agoravox, 4 maggio 2015 e La Sinistra Quotidiana, 5 maggio 2015

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10492552_10152529817343620_7058658710407336055_nMi spiace dirlo, ma Francesca Pilla, mia amica e giornalista del “Manifesto”, è davvero un disastro. Figuratevi che poco fa ha scritto sulla sua pagina facebook questa frase delirante:

IL PEGGIOR NEMICO DELLA SINISTRA È IL PD

Naturalmente Anna Maria Carloni, nominata senatrice del PD con una legge dichiarata incostituzionale da quei deficienti della Consulta, sì è giustamente ribellata e le ha risposto risentita: “Fin dall’inizio… La storia si ripete e guarda un po’, ritorna che il peggior nemico della sinistra sta sempre a sinistra. Facciamoci molto ma molto male!”.
Cara Francesca, lo vedi che combini? Hai fatto male alla senatrice! Dovresti essere più riflessiva e prudente e – perché no? – far tesoro della sua brillante lezione di storia. Lei, in perfetta linea con il pupo fiorentino, sta solo provando a spiegarti che accusare l’ex socialista Mussolini di essere stato il peggior nemico della sinistra, significa far del male alla… sinistra! A ben vedere, meglio, molto meglio sarebbe che tu scrivessi a caratteri cubitali VIVA IL DUCE!
Non vuoi farlo? No? Beh, lo vedi che non capisci proprio nulla? Come fai a non renderti conto? Questo, amica mia, è il nuovo che avanza…

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golpe-biancoPensiero del mattino:
C’è un problema di linguaggio sul quale occorre mettere l’accento: quando diciamo “Governo Renzi”, implicitamente riconosciamo al pupo fiorentino, ai suoi compari e alle sue comari, una legittimità che non hanno. Meglio sarebbe utilizzare le parole in modo appropriato e rigoroso. Non “Governo Renzi”, quindi, ma “i golpisti guidati da Renzi”.

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ImmagineA parte qualche errore del sarto, i postumi di un infortunio al collo, la solita aria di chi recita male e sa che i fischi verranno, nel suo ultimo look, il sedicente presidente impazza su twitter con le consuete cretinate che passeranno alla storia dei guitti. Questa è l’ultima uscita:
Grazie alla tenacia dei deputati terminati i voti sulla seconda lettura della riforma costituzionale. Un abbraccio a e .
Manca evidentemente una virgola, che in questo caso non è un optional, ma l’omissione di un semianalfabeta e la battuta esatta era un’altra. Diceva così:
Grazie a una legge elettorale incostituzionale, una banda di “nominati” sfascia la Costituzione. Via i #gerarchi e #il pupo fiorentino.

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downloadIl circo mediatico comincia a suonare la grancassa: nomi, titoli, carriere e mezze verità. Si comincia con un campione della gerontocrazia, un vecchio arnese democristiano, che ha mille responsabilità nello sfascio del paese e un unico merito: ha contrastato Berlusconi, col quale, però, firma patti di alleanza proprio il pupo fiorentino che lo candida.
Vogliamo dirlo chiaro? Nessuna persona perbene, tirata per i capelli in questo grumo purulento, accetterebbe il voto di una banda di nominati, accampati in Parlamento grazie a una legge illegale. Chiunque prenderà il posto di Napolitano, senza dichiarare in anticipo la decisione di sciogliere le Camere che oseranno eleggerlo, sarà un presidente moralmente e politicamente illegittimo.

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paperblog

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I decreti attuativi per il Job Act sono già pronti! C’è uno spirito animale nella vitalità del pupo fiorentino accampato a Palazzo Chigi. Ha il dono dell’ubiquità. Ovunque ti volti, lo trovi. E ovunque la voce chioccia insiste sulla “riforma a costo zero”, lo slogan demenziale che traduce in linguaggio parapolitico le promozioni da supermarket: “compri due e acquisti tre”.
Negli incubi che turbano i sonni del pugnalatore di Letta, Goebbels si presenta forse in compagnia di Giuda? Non è facile saperlo, ma qualcuno gliel’ordinerà ai propagandisti del Minculpop di ripetere ossessivamente l’indecente bugia: il Job Act non prevede licenziamenti discriminatori. Come se esistessero padroni così idioti, da mettere nero su bianco che ti cacciano perché sei omosessuale o sindacalista. Esistono padroni che non vogliono giudici autorizzati a ficcare il naso, questo sì. E il governo dei padroni li accontenta! Esistono imprenditori che chiedono una terra di nessuno in cui si licenzi a piacere e si assuma senza regole e diritti. Lo spirito animale sente il vento e gliela regala. Tutele crescenti ai padroni, ammortizzatori sociali ridotti a un’elemosina,  un sussidio da fame a tempo determinato poi, se non ce la fai, t’appendi a una corda e ti togli dai piedi, che l’elemosina non ce la possiamo permettere. Il cuore della riforma è questo: basta con gli uomini liberi. Sono già pronte per l’uso intere generazioni schiavizzate e i dubbi tormentosi sono solo dei padroni: licenzieranno per difficoltà economiche legate all’azienda, o gli basterà anche solo una contrazione del mercato di riferimento? E gli utili precedenti, i milioni incassati negli anni buoni? Questi sono affari che riguardano i lavoratori? Se licenzio per motivi disciplinari, qualcuno potrà dirmi per caso che è un abuso, perché il lavoratore è stato alle regole?
Dubbi infondati. Il merito principale del Job Act, è il principio che lo ispira: la legge riguarda solo i dipendenti e l’azienda è un museo degli orrori impuniti.
Non so come le chiameranno gli storici domani, queste leggi. So che sono le prove generali di un funerale dei diritti. Si pensa di celebrarlo, dimenticando il sangue versato da chi li ha conquistati, ma la risposta verrà. Non sarà immediata e giungerà certamente dopo un percorso di guerra lungo e doloroso. Nulla v’è al mondo che in eterno duri scrisse qualcuno su un muro di Pompei, davanti alla morte che piombava improvvisa dal vulcano. Le classi lavoratrici hanno a disposizione memoria storica e tradizione di lotte. Occorrerà che tutto si adatti ai tempi nuovi e al livello della sfida, ma chi pensa d’aver vinto sta regalando ai presunti sconfitti un’arma micidiale: la sua ebete convinzione che le ragioni della forza possano prevalere sulla forza della ragione. La storia è la scienza di un tragico errore: in ogni tempo la violenza cieca dei padroni si è illusa di annichilire il coraggio della dignità, ma non c’è mai riuscita.
Non è vero che la storia non si ripete. Nei percorsi della vicenda umana esistono variabili e costanti; chi osserva i fatti senza pregiudizio lo vede chiaro: nel momento stesso in cui si afferma, un regime prende a seminare i germi del suo tracollo. E’ così anche per i barbari che oggi si fanno scudo di un contenitore senza contenuti e lo chiamano “democrazia”.
Pagheranno. Invano, poi, all’ultimo momento, terrorizzati, si appelleranno vigliaccamente ai diritti che hanno cancellato. La storia non fa sconti.

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