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Posts Tagged ‘circo mediatico’

downloadIl circo mediatico comincia a suonare la grancassa: nomi, titoli, carriere e mezze verità. Si comincia con un campione della gerontocrazia, un vecchio arnese democristiano, che ha mille responsabilità nello sfascio del paese e un unico merito: ha contrastato Berlusconi, col quale, però, firma patti di alleanza proprio il pupo fiorentino che lo candida.
Vogliamo dirlo chiaro? Nessuna persona perbene, tirata per i capelli in questo grumo purulento, accetterebbe il voto di una banda di nominati, accampati in Parlamento grazie a una legge illegale. Chiunque prenderà il posto di Napolitano, senza dichiarare in anticipo la decisione di sciogliere le Camere che oseranno eleggerlo, sarà un presidente moralmente e politicamente illegittimo.

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Uocchie ca nun vede, core ca nun sente“, sostiene con ragione una saggezza tutta meridionale. E non traduco: Cota, Bricolo e Calderoli sanno perfettamente di che parlo e se davvero non sanno, studino lingue e leggano vangeli.
Un mistero glorioso. Ormai non sbarcava davvero più nessuno, ma lo sanno tutti: prima di fermarsi a Eboli, Cristo è passato per la cattolicissima Padania.

E’ un po’ che i direttori d’orchestra del circo mediatico stanno costruendo un paese cieco e sordo – altrimenti perché pagarli profumatamente? – e i nostri cuori accecati s’agitano solo per le quotidiane capriole del mibtel, per le urne lontane dei brogli afgani, per l’imprenditore poverino che non conosce al mattino il destino serale del suo borsellino, per le banche malate che vanno curate coi quattrini tassati ai contribuenti, per quei mariuoli dei pensionati che si ostinano a campare e non basta riformare e, dulcis in fundo, per il destino cruciale di Villa Certosa.

Gli sbarchi s’erano fermati per un mistero miracoloso, ma bastava cercare e sulla rete scoprivi che il mare ogni tanto restituisce corpi suicidati. Maroni e soci, che lo sanno benissimo, si segnano con la croce, perché sono credenti, e tirano avanti tranquilli e contenti: i pesci sono muti e chi ne ha voglia li chiami a testimoni.

Gli sbarchi s’erano fermanti, ma un incidente può sempre capitare e il vento esiste. Non c’è Lega che tenga: benché sia certamente clandestino, il vento non lo ferma un questurino, non lo blocca un ministro, nemmeno il più destro per quanto sinistro, il vento non l’acchiappa una ronda, non lo chiudi in un campo per sei mesi, non c’è galera attrezzata che lo metta a tacere. Il vento – come il pensiero e gli ideali – esiste e non lo puoi ammazzare.

E’ stato il vento a portare a terra l’eco d’un urlo disperato, sicché, sfuggiti a un’atroce condanna a morte – anche questo è un miracolo – cinque sventurati son diventati per caso cinque capi d’accusa: eravamo in tanti…

Il ministro Maroni, notissimo esportatore di democrazia, che al vento non può chiedere conto, ha domandato perciò prontamente un’inchiesta: i fantasmi che gli si sono parati davanti sono un incubo che fa paura, e lui, l’arruolatore di ronde padane, verde, come sa esserlo solo un leghista, s’è difeso: l’incubo sta mentendo.
E tuttavia lo sa. Se i pesci potessero parlare, per ogni morto ci sarebbe un assassino.

Uscito su “Fuoriregistro” il 21 agosto 2009

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