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Posts Tagged ‘Stato d’Israele’

Probabilmente non se n’è accorto nemmeno ma, se gliel’hanno spiegato, il pupo fiorentino non Renziavrà mai il coraggio di confessarlo: il suo sperticato amore per lo Stato d’Israele è sembrato un po’ eccessivo persino agli interlocutori ebrei, tant’è che un diplomatico, una vecchia volpe infastidita dalla raffica di fesserie, in una pausa dei colloqui ufficiali gli ha raccontato una vecchia e irridente storiella popolare israeliana:
«In un’antica città della terra di Palestina», gli ha detto, «un vecchio ebreo se ne va in giro con il nipotino. Giunti all’ombra di un viale alberato, i due si fermano, l’uomo indica al bambino un albero e gli dice con l’aria seriosa: Lo vedi quell’albero, figlio mio? L’ho piantato io, quand’ero giovane.
Ripreso il cammino e giunti a un crocevia, il nonno si ferma di nuovo, punta il dito verso una casa e dice al nipote con aria solenne: Quella casa lì, di fronte a noi, l’ho costruita io con le mia mani, quand’ero ancora giovane e forte!
Vanno avanti e però, quando il nonno si ferma per la terza volta e mostra al bambino un altro prodotto del suo lontano lavoro, il bambino lo guarda stupito e gli fa: Caspita nonno, non sapevo che prima che io nascessi tu eri arabo.».
Il pupo naturalmente non ha capito nulla, si è messo a ridere divertito e come un serafino stupido ha commentato: Questi palestinesi ne sanno una più del diavolo!

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ImmagineSi sono presentati nel cuore della notte. Militari armati fino ai denti, come si fa con i delinquenti pericolosi, i mafiosi e i “terroristi”. E’ accaduto in Cisgiordiana, alla periferia di Ramallah. Si fosse trattato di Mosca, Mentana e soci sarebbero usciti con edizioni straordinarie, l’urlo della democrazia ferita, le interviste scandalizzate e l’immancabile raffica di dichiarazioni dei leader dell’Occidente “democratico”. I Comuni sarebbero in subbuglio, coi fari puntati su gigantografie dell’arrestata, le bandiere a mezz’asta, i capannelli di “democratici” angosciati, in presidio permanente e Giuliano Ferrara in testa a cortei di protesta, pronto a partire per la prevedibile rivoluzione arancione.
Per Khalida Jarrar, arrestata di notte nella sua casa il 2 aprile scorso da soldati israeliani, non s’è mossa una foglia, non s’è udito un lamento e nessuno s’è scandalizzato per il penoso comportamento dello Stato israeliano, che la stampa di regime continua a definire la sola, “grande democrazia” mediorientale. Eppure la donna non è solo un’attiva femminista e militante palestinese. Khalida Jarrar è deputata in carica per il Fronte Popolare per la Liberazione del suo Paese al Parlamento palestinese e membro della Commissione parlamentare per i prigionieri politici.
Gli italiani sanno tutto di Amanda e Tonino, ma ignorano certamente che Ramallah fa parte di quel territorio che faticosi accordi internazionali hanno posto sotto la totale amministrazione dell’Autorità Nazionale per la Palestina. Gli italiani sanno tutto dei libri e del vino di D’Alema, ma nessuno gli ha mai detto che, dopo l’arresto, il 5 aprile scorso, una corte militare israeliana, senza contestare un’imputazione, senza mettere su uno straccio di processo, ha condannato la deputata palestinese a sei mesi di arresto amministrativo, rinnovabili alla scadenza a tempo indeterminato. Gli italiani, completamente presi dal bombardamento di cronaca rosa e cronaca nera orchestrato da Bruno Vespa e dai suoi strapagati complici, ignorano che l’unica “grande democrazia” del Medio Oriente detiene attualmente nelle sue carceri 18 parlamentari palestinesi, di cui 9 condannati anch’essi agli arresti amministrativi, strumento repressivo del vecchio colonialismo inglese, inventato ai tempi dell’occupazione militare britannica della Palestina mandataria. Un provvedimento così incompatibile con la democrazia, che il diritto internazionale vigente lo ritiene possibile solo in via eccezionale e per motivi straordinari. Vie eccezionali e motivi straordinari che nel caso dei deputati palestinesi non esistono.
Se la nostra stampa fosse ancora libera e non facesse gli interessi dei ceti dominanti, sarebbe chiaro a tutti che Israele,“unica democrazia” del Medio Oriente, ha trasformato il provvedimento in un abuso quotidiano, tant’è che, senza andare lontani, dal 1 gennaio 2015, per quel che è possibile sapere, almeno 319 palestinesi sono stati arrestati per via amministrativa, senza imputazione e senza processo; fra loro, persino minorenni, bambine e bambini che hanno probabilmente tirato un sasso ai militari dell’armata che occupa brutalmente la loro casa.
Khalida Jasrrar non ha tirato sassi, ma per Israele è come fumo negli occhi, anzitutto perché donna e femminista che oppone la sua militanza all’invasore – la destra israeliana ama molto le donne militari, ma odia le donne militanti nella Resistenza – e poi perché esperta di diritto umanitario. Quel diritto che Israele calpesta metodicamente e impunemente. In questo senso il provvedimento di arresto si spiega agevolmente come ritorsione del governo israeliano che non le perdona il colpo subito lo scorso agosto, quando Khalida ha potuto disobbedire all’ingiunzione che la espelleva da Ramallah, sede del Parlamento, opponendosi alla prepotenza sionista con gli strumenti legali della propria resistenza fisica, legittimamente fondata sulla quarta convenzione di Ginevra.
Di tutto questo in Italia purtroppo si sa poco o nulla. Per gli italiani, divisi perennemente nelle falangi di innocentisti e colpevolisti sui processi per omicidio che si istruiscono direttamente nei salotti televisivi, Ramallah e Gaza, sottoposta al quotidiano genocidio dello Stato d’Israele, per lo più non esistono. Quando compaiono nei nostri giornali, sono solo covi di feroci terroristi e inutilmente bussano alla porta della nostra coscienza.

 Agoravox, 11 aprile 2015; Fuoriregistro, 13 aprile 2015; La Sinistra Quotidiana, 15 aprile 2015.

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