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Posts Tagged ‘black bloc’

ImmagineDopo aver visto foto e filmati di Bologna con i precari della scuola ammazzati di botte dalla polizia, mi domando perché dovrei prendere le distanze dai blakc bloc ed essere solidale coi i criminali della Diaz e di Bolzaneto. Io credo nella giustizia sociale e mai come oggi la legalità mi è sembrata un imbroglio dei padroni.
Dopo aver letto la legge elettorale approvata stasera da una banda di malfattori che ci governa solo per un imbroglio condannato dalla Consulta, mi domando cosa ci sia di più violento di governi che violano la legge.
Dopo aver appreso ufficialmente che da tre anni e da tre governi sono derubato di una parte della mia povera pensione, mi domando perché il derubato dovrebbe rispettare i mariuoli.
Dopo aver visto all’opera i black bloc, mi domando perché, se sono davvero rivoluzionari, si presentano all’appuntamento solo quando la polizia li aspetta. Sarei con loro se decidessero di agire contando sulla sorpresa, per colpire ben altri bersagli. Un piccolo sforzo, se ci credete davvero, e il delinquente vigliacco che qui fa il rodomonte con la collega se la farà addosso.

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ImmagineBologna, 3 Maggio 2015.

In Piazza VIII Agosto c’è un presidio di protesta organizzato da insegnanti precari e Cobas Scuola; sostenuti da giovani dei collettivi, Rifondazione Comunista, studenti medi e Giovani Comunisti. La piazza è occupata da bande armate pronte a creare disordini. Le comanda a doverosa distanza – il coraggio se non ce l’hai non lo compri al mercato – l’uomo che “la mia scorta è la  gente, io vado in bicicletta”, il pupo fiorentino che solennemente aveva promesso di non farci spendere un euro per la sua sicurezza. Docenti, studenti e militanti sindacali battono sulle loro pentole e cantano “Bella Ciao”. I canti partigiani, com’è noto, irritano le Le bande armate, che non amano chi parla di libertà e in un baleno si scatena l’inferno.
Mentre si attende il numero identificativo e la legge sulla tortura i back bloc si attrezzano e cambiano colore…
Vergogna

Agoravox, 4 maggio 2015 e La Sinistra Quotidiana, 5 maggio 2015

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Nessuno se n’è accorto, ma i black bloc hanno cambiato colore. Ieri, come sempre irriconoscibili, avevano caschi azzurri e, invece del classico passamontagna, si coprivano il viso con una celata di plastica trasparente che ti fa vedere tutto senza che nessuno ti veda in viso. Non c’è dubbio: gente che sa il fatto suo. Abbandonati i sampietrini, si son portati appresso i più efficienti manganelli ed eccoli abilmente mimetizzati. A vederli, sembravano proprio tutori dell’ordine a cui d’un tratto aveva dato di volta il cervello: cariche violente contro cortei di studenti inermi che, a mani alzate e volto scoperto, urlavano il loro dichiarato pacifismo.
Carica dopo carica, i black bloc mimetizzati hanno avuto progressivamente la meglio sui sogni democratici dei nostri studenti e si son viste scene di sapore vagamente cileno: ragazzi a mani in alto, fotografati, identificati e probabilmente schedati in un “Casellario Politico” raccolto chissà perché dagli anarco-insurrezionalisti. Sfilavano uno dietro l’altro, come prigionieri di guerra, tra due file di black bloc dai fiammanti caschi azzurri ormai padroni del campo, mentre la Costituzione repubblicana sembrava sospesa e non c’era l’ombra d’un carabiniere che mettesse un po’ d’ordine in quell’incredibile sceneggiata delle inafferrabili primule nere che indossavano gli azzurri caschi della polizia.
Diciamola tutta. Dell’oscura vicenda la nota più inquietante non viene dall’isolamento dei pacifisti – gli studenti erano soli, ma si sa, l’indignazione della sedicente “società civile” vive di lampi improvvisi e subito s’acqueta – e non veniva nemmeno dalla paura dei genitori che, recuperati i figli malconci nelle piazze, si guardavano bene dal dare del “fascista” ai black bloc travestiti dal poliziotti. Il dato inquietante, quello che più preoccupa e colpisce, è la muta afasia della politica. Nessuno, nemmeno Di Pietro, ha invocato stavolta la Legge Reale e si direbbe quasi che i black bloc abbiano addirittura agito, forti di un incredibile consenso istituzionale.
Violenza“, si dice ogni giorno, “guardiamoci dalla violenza“. Un monito sacrosanto. C’è, però, chi si chiede come mai stamattina i grandi giornali non abbiano aperto con le foto e i filmati dei teppisti da identificare. Sembra quasi che la violenza si giudichi ormai dal colore: nera e coi passamontagna è caccia all’uomo, azzurra e coi manganelli passa sotto silenzio.
La commedia è finita, se v’è piaciuta, applaudite“, recitavano un tempo giullari e scavalcamonti, che mettevano in scena la ferocia del potere. Non c’è nulla di più vivo e vero che la finzione del teatro, ma quando cala il sipario e si fa buio sulla ribalta, chissà perché lo spettatore si tranquillizza, ingannando se stesso: la vita non è teatro. Eppure lo vediamo: non c’è tragedia recitata su un palcoscenico che non viva nelle case e nelle piazze che popoliamo. E’ che noi non vogliamo vedere.

Uscito su “Fuoriregistro” il 4-11-2011 col titolo Gli studenti contro i black bloc e sul “Manifesto” il 5-11-2011 col titolo.

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Morirò combattendo”. Gheddafi l’aveva detto e l’ha fatto. Sono i paradossi della storia che giunge alla verità per vie sconosciute e non consente dubbi: il dittatore oggi appare un gigante al paragone coi nani vigliacchi che hanno fatto pollice verso. Stavolta non serve mobilitare l’intelligence, sguinzagliare cani,  e organizzare la caccia all’uomo come vanno facendo da giorni i “galantuomini” nostrani, indignati per San Giovanni, il diritto violato, un furgone bruciato e qualche sassaiola. Stavolta è tutto chiaro e i black bloc, i nemici della civile convivenza, i violenti, gli aggressori e i boia, li conosciamo veramente bene. Nome cognome e indirizzo, marchio d’origine controllata. Sarkozy, Cameron, Obama, la Clinton, Berlusconi, Bersani, tutti ben noti alle questure e all’Interpol, non saranno inchiodati da servizi speciali e non troveranno giudici pronti a processarli. Continueranno indisturbati il loro lavoro contro la giustizia sociale, contro i popoli e contro il diritto internazionale. La buffonata per gli incidenti romani si chiude qui, con un linciaggio in diretta rivendicato come l’ennesima, grande “vittoria della democrazia“.
No alla violenza“ insisteranno ancora pennivendoli e gazzettieri, ma giorno dopo giorno la violenza stupida e feroce del capitale colma la misura della storia e la saggezza dei popoli lo sa: chi semina vento raccoglie tempesta.

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