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Posts Tagged ‘Consulta’

Luigi_Einaudi_1953Da giudice della Consulta, Mattarella si è mosso in modo che non è facile capire e giustificare a livello etico. Dopo aver dichiarato incostituzionale la legge elettorale del leghista Calderoli, ha accettato, infatti, di farsi eleggere Presidente della Repubblica da un Parlamento figlio di quella legge. Un Parlamento, quindi, privo di legittimità morale. Né, dopo la sua elezione, ha poi sciolto le Camere su cui pesava come un macigno la sua sentenza.
Oggi rifiuta di nominare ministro un economista che gli è stato proposto, come prescrive la Costituzione, da un Presidente a cui ha dato l’incarico di formare un governo. Un uomo, si badi bene, che è già stato ministro in un governo presieduto da Ciampi e che ha la piena legittimità giuridica e morale per assumere il suo incarico.
E’ vero, la Costituzione assegna a Mattarela il compito di nominare i ministri che gli vengono proposti, ma non è scritto da nessuna parte che un governo si debba formare in coincidenza con le opinioni politiche del Presidente della Repubblica e nemmeno che debba impegnarsi al rispetto di trattati internazionali che la maggioranza parlamentare, regolarmente eletta, ha scelto programmaticamente di mettere in discussione. Gli elettori, infatti, l’hanno eletta proprio perché vogliono che lo facciamo.
C’è bisogno di dirlo? Un Presidente della Repubblica non può giudicare e contrastare ciò che il popolo sovrano ha deciso votando. Di quel popolo, infatti, egli è solo al servizio.
Ciò che sta accadendo in questi giorni dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che in Italia la democrazia è moribonda e poiché a ogni azione corrisponde fatalmente una reazione, è sempre più evidente: il regime che tenta di sopravvivere a se stesso, sta rinforzando inconsapevolemente (?) e pericolosamente gruppi politici già di per sé pericolosi. Il rischio è che si torni a votare e gli elettori, giustamente inferociti, regalino a Salvini e soci un consenso così largo, che il nuovo regime sarà peggiore di quello che avremmo avuto, se Mattarella si fosse limitato a fare semplicemente ciò che la Costituzione gli impone. E per favore non tiriamo in ballo Einaudi e Previti: la situazione è troppo seria per raccontare barzellette.

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Dopo la sentenza della Consulta, che nel gennaio 2014  ha dichiarato illegittima la legge che li ha condotti in Parlamento, i sedicenti parlamentari, gli abusivi che nessuno ha mai eletto non si sono dimessi e non ci hanno consentito di andare a votare con la costituzionalissima legge indicata dai giudici della Consulta. Sono rimasti tutti incollati alle poltrone, hanno difeso tutti i privilegi e colpito tutti i diritti. Per loro mano è morto di morte violenta l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, la scuola è diventata riserva di caccia dei padroni e gli studenti involontari crumiri. Casa, salute, ricerca, ambiente, non c’è una conquista sociale o bene comune che non sia a rischio. I sedicenti “eletti dal popolo”, non rappresentano nemmeno se stessi, ma pretendono di rappresentarci.
Dopo il risultato del referendum del dicembre scorso, che li ha licenziati e invitati a fare velocemente le valigie, si sono trincerati nelle aule parlamentari, decisi a rimanrci vita natural durante.  Per riuscirci, ogni giorno studiano inganni, apprestano trappole e inventano truffe; la “nuova” legge elettorale, per esempio, il cosiddetto “Rosatellum”, è un osceno inganno, che fa cartastaccia della Costituzione.

Il “Rosatellum” non è solo una mina vagante per la credibilità del Paese – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel 2005 censurò i bulgari quando mutarono la legge elettorale alla vigilia del voto per colpire il partito degli ambientalisti –  ma è un oltraggio alla dignità degli elettori. Il popolo del referendum, però, i cittadini che hanno impedito a questa gentaglia di cambiare la Costituzione non assisteranno inerti a questa autentica infamia. Hanno già una bandiera – la Costituzione – e un programma vincente, come vincente fu il “no”: ripristinare le regole e i diritti negati, restituire ai lavoratori l’articolo 18 e cancellare tutte le leggi antipopolari, dal pareggio di bilancio, al fiscal compact, al patto di stabilità.  Contro la vergognosa ammucchiata Renzi, Verdini, Alfano e Berlusconi si radunerà la parte sana del Paese, che è di gran lunga maggioritaria. Avanti così non si può più andare!

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0939539e270b731e490e31d7ee7877ab-u43000142779180qyf-652x382corriere-print-nazionale_ori_crop_MASTER__0x0-593x443Gian Antonio Stella è triste. Una di quelle malinconie inattese e improvvise, come la demenza senile, che sono disgrazie della vecchiaia. E’ triste, Gian Antonio Stella, perché l’associazione dei partigiani si è schierata contro le riforme istituzionali. Gli era andata così bene, a Stella, aveva superato così brillantemente guai peggiori e che ti fa la melanconia? Si presenta oggi, per colpa di questa associazione balorda, fondata da chi ha versato il suo sangue per regalarci libere istituzioni e pretende di difenderle! Guarda un po’ che pretese… Stupidissimi partigiani, bischeri rimbambiti, ma che combinate? Non lo vedete che male fate a Stella con questa vostra scelta? A lui, a Stella, cuori di pietra, non ci avete pensato?
Poverino, Stella. Aveva saputo scansare la tristezza nelle peggiori circostanze e vedi un po’ se l’Anpi doveva giocargli questo tiro mancino! Non ha perso il sorriso, quando Napolitano ha pugnalato nella schiena la nostra democrazia e lo si è visto sorridere felice, come se nulla fosse accaduto, persino quando una sentenza della Consulta ci ha rivelato che la legge elettorale da cui nasce il nostro Parlamento è illegale. Stella, per chi non lo sapesse, è stato di una serenità olimpica e forse innaturale, quando Renzi, ottenuta la fiducia di Camere politicamente ed eticamente delegittimate, ha messo mano a una riforma che trasforma parlamentari costituzionalmente abusivi in giudici della Costituzione. Una felicità a prova di bomba, e che gli accade? Scivola sulla buccia di banana dell’Anpi e dichiara pubblicamente sul Corsera la sua inguaribile malinconia. Non ce l’ha fatta a vedere l’associazione dei partigiani imporre ai suoi la falange compatta…”
Partigiani gloriosi, per favore, siate umani, tornate velocemente sulle vostre scelte e smettetela di far la guerra a Renzi. Stella non lo dice, ma gli vuole così bene che non gli importa nulla della Costituzione. Suvvia, partigiani, per amor di Stella, accettate serenamente la cicuta e toglietevi di mezzo. Non vorrete essere così spietati con un liberale che in fondo al cuore nutre solo una legittima speranza? Stella vorrebbe che Renzi tornasse allo Statuto Albertino. Vi volete impuntare per così poco e condannare il povero Stella alla tristezza?

FuoriregistroContropiano e Agoravox, 18 maggio 2016

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massimo_giletti_e_lapo_elkann_65e2Ho dovuto ascoltare l’indecorosa farsa di Giletti, scatenato contro Napoli, come impone il copione scritto apposta per gli Interlandi del nostro tempo. Ci sono stato quasi costretto dalla polemica che monta, ma confesso il peccato: ero partito dal minuto 32 del filmato, come consigliavano gli amici, però non ce l’ho fatta e ho chiuso quasi subito.
D’accordo, è un agguato. Mi stupisce, però, lo stupore. Lo leggo come un segnale pericoloso, molto più pericoloso dell’attacco, tutto sommato banale e così apertamente avventuroso, che non può aver fatto danni seri a nessuno, tranne a chi e stato cacciato a tradimento nel tritacarne, a cominciare dall’ottimo assessore Sandro Fucito.
Siamo così ingenui, quindi? Dopo Letta, dopo Marino, dopo la Costituzione stracciata, mentre il Parlamento ci accoltella il Senato per mano dei senatori, mentre le navi da guerra puntano i cannoni sulla Libia e i marinai mostrano i muscoli, ci si può ancora stupire? E si può ancora sperare nelle querele, nei giudici, nella Consulta? No. Io non ci spero e lo dico col più grande rispetto: mettiamo i piedi a terra e ragioniamo. Sperare in chi o in che cosa? Ma ce ne siamo accorti o no, che la Corte Costituzionale ha messo fuorilegge la legge elettorale e quelli sono tutti lì, pentastellati compresi? L’abbiamo sentita la Consulta spiegare a chiare lettere che il trattamento riservato ai pensionati è una rapina? E che cosa è successo dopo? Nulla. I rapinatori hanno fatto finta di non sentire e non hanno nemmeno restituito il bottino!
Spero di sbagliare, ma viviamo una crisi istituzionale peggiore di quella scoppiata nel primo dopoguerra. Una crisi tremenda, che non viene dopo un conflitto, ma lo scatena anche se nel mirino il bersaglio non cambia: guerra ai diritti, guerra ai lavoratori, guerra ai più deboli, guerra al Sud, la più debole delle tre aree del Paese. Il Sud, di cui Napoli era ed è la capitale. Anche l’Europa è in guerra. Una guerra feroce, le cui prime vittime sono state Montesquieu, l’ideologo della democrazia borghese e la divisione dei poteri. E diciamocelo, non ci farà male: i padroni non sanno più che farsene dei Parlamenti eletti. Basterebbe guardare attentamente la Grecia, per capire quale guerra si è scatenata. Non ci hanno lasciato scegliere nemmeno il terreno su cui dare battaglia.
La battaglia per la democrazia si combatte ormai sull’ultima spiaggia, secondo i modi che derivano dalla nostra storia. Sia pure in una forma “moderata”, adatta ai tempi, ma forte di strumenti che il fascismo storico non poteva nemmeno sognare di avere, abbiamo di fronte un’ondata reazionaria che fa tremare i polsi. Certo, non si vede scorrere il sangue, non ci hanno ucciso Matteotti e Amendola, ma il manganello l’abbiamo visto in azione. Cos’è quella che ha subito Marino, se non una “bastonatura” in pena regola? Chi sono i Giletti di turno, se non i moderni squadristi? Intimidatori, violenti, ma senza che si veda. Se non cominciamo ad aprire gli occhi, rischiamo di andare allo sbaraglio e ci faranno bere litri e litri di olio di ricino. Marino docet.
De Magistris è nel mirino. Certo. Lui nel mirino ci sta da tempo, ma stavolta gliel’hanno giurata perché non è solo e lo sanno. Stavolta c’è una città che si muove, riflette e si accinge a costituire il primo nucleo di quell’armata che darà la battaglia decisiva. Non uso le parole a caso. Guerra. Anche lui, De Magistris, lo dice spesso, ed è vero: è solo un sindaco, ma rappresenta il classico granello di sabbia che può inceppare meccanismi studiati per stritolare. E i meccanismi li abbiamo davanti, sono sotto i nostri occhi. Terribili, sperimentati, lustri e bene oleati. Li manovra gente feroce.
Che penso? Non faccio fatica a dirlo: non sono mai stato così nemico della violenza, da negare persino la legittima difesa. E non sto dicendo che bisogna mettere mano alle armi. Dico solo che persino Gandhi sapeva che la disobbedienza è una forma di combattimento. Non ne usciremo, senza praticarla e senza farlo in maniera da lasciare il segno. A chi ci spara addosso, dovremo rispondere almeno chiudendo le vie dei rifornimenti. Rompere il patto di stabilità, dichiarare formalmente illegittimo questo governo, sostenuto da una maggioranza di nominati e organizzare la disobbedienza fiscale, finché la ferita non sarà risanata. Di qui si parte, di qui potrebbe partire il Sud, non solo Napoli, e forse il Paese. Prima però occorre vincere la battaglia preliminare di questa guerra: quella elettorale, necessaria soprattutto per opporre istituzioni legittime a due Istituzioni illegittime, due giganteschi imbrogli collegati tra loro: l’Europa e i suoi governi di proconsoli. Renzi, per cominciare, la mano armata del nuovo fascismo europeo, figlio naturale del capitale finanziario.
Qualcuno dirà che questa è la “rivoluzione dei Masaniello”. Lasciate che parlino. Già una volta i nazisti hanno creduto che a Napoli ci potesse essere al massimo una rissa tra papponi e prostitute. Stanno ancora scappando. In attesa di maggio, non diamo più occasioni per assestare colpi. Degli squadristi come Giletti Napoli può fare tranquillamente a meno. Sono i suoi padroni invece a non poter fare a meno di Napoli e del Sud.

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ImmagineDopo aver visto foto e filmati di Bologna con i precari della scuola ammazzati di botte dalla polizia, mi domando perché dovrei prendere le distanze dai blakc bloc ed essere solidale coi i criminali della Diaz e di Bolzaneto. Io credo nella giustizia sociale e mai come oggi la legalità mi è sembrata un imbroglio dei padroni.
Dopo aver letto la legge elettorale approvata stasera da una banda di malfattori che ci governa solo per un imbroglio condannato dalla Consulta, mi domando cosa ci sia di più violento di governi che violano la legge.
Dopo aver appreso ufficialmente che da tre anni e da tre governi sono derubato di una parte della mia povera pensione, mi domando perché il derubato dovrebbe rispettare i mariuoli.
Dopo aver visto all’opera i black bloc, mi domando perché, se sono davvero rivoluzionari, si presentano all’appuntamento solo quando la polizia li aspetta. Sarei con loro se decidessero di agire contando sulla sorpresa, per colpire ben altri bersagli. Un piccolo sforzo, se ci credete davvero, e il delinquente vigliacco che qui fa il rodomonte con la collega se la farà addosso.

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noncisono2In Italia si è instaurato un regime con evidenti caratteri autoritari, che ha stravolto la Costituzione, cancellato i diritti dei lavoratori, asservito il sistema formativo, ridotto fortemente la libertà di stampa e colpito duramente i pensionati. Un regime fondato su due destre, che utilizzano come arma micidiale le potenzialità repressive del Codice Rocco, nato in epoca fascista: militarizzazione del territorio, violenza delle forze dell’ordine, processi a liberi pensatori e scrittori come Erri De Luca, assoluzioni per gli omicidi degli uomini in divisa, accuse di terrorismo e galera per gli esponenti del dissenso. Non m’importa qui definirne la natura del regime. E’ autoritario e tanto basta.

Questa mia convinzione profonda e dolorosa mi isola, ma l’isolamento non può farmi cambiare idea.

Per me, la sentenza della Consulta che dichiara incostituzionale la legge elettorale da cui è nato l’attuale Parlamento di “nominati”, segna un confine invalicabile tra legalità repubblicana e violenza golpista. Dopo quella sentenza, le opposizioni presenti in Parlamento avrebbero dovuto chiedere immediate elezioni politiche e, in caso di rifiuto, abbandonare le Camere, dichiarare illegittimo il Governo e i provvedimenti approvati dopo la sentenza, rompendo ogni alleanza negli Enti Locali.

Per me, non bastano le chiacchiere sul rifiuto del pensiero neoliberista e sulle politiche di austerity. Penso che l’Europa, così com’è, priva di una Costituzione approvata dai popoli che pretende di unire, sia un aborto, un mostriciattolo senza legittimità. Penso, perciò, che l’Unione Europea non vada riconosciuta, ma combattuta, perché è un’arma puntata contro le classi subalterne.

E’ questa duplice illegittimità a definire, per me, gli schieramenti favorevoli e contrari alla dittatura delle banche e del capitale, di cui in Italia si è fatto garante soprattutto il partito di Renzi, il peggior carnefice dei lavoratori e dei loro diritti dai tempi del fascismo, il vero e principale nemico della repubblica antifascista.

E’ per questa convinzione che mi rifiuto di far parte di qualunque schieramento, gruppo, iniziativa e coalizione sociale disposta a trattare con il PD e i suoi alleati.

Nessuno mi indurrà a riconoscere una qualche legittimità democratica a partiti politici che a Napoli si schierano contro il PD, col quale sono, invece, alleati nel Veneto e in Emilia Romagna. Questi partiti, per me, non combattono il regime, ma come tutte  le formazioni collaborazioniste, sono funzionali al sistema di potere autoritario.

Per me, la politica non è solo l’arte di mediare tra posizioni diverse e compatibili. E’ soprattutto capacità di segnare la linea invalicabile che passa tra sistemi di valori incompatibili. Non si può essere antifascisti e stipulare patti di alleanza con i fascisti. In questa sinistra, perciò, io non mi riconosco.

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Ci sono occasioni in cui le mezze parole non giovano a nessuno e fanno probabilmente male soprattutto a chi le dice. Meglio, quindi, esser chiari, diretti e per certi versi brutali. I sostenitori dell’Appello Maggio sulle elezioni regionali non avrebbero dovuto aprire alcuna trattativa con SEL. Le trattative, invece, ci sono state e non faccio polemiche. Dico solo che, a conti fatti, considero il loro naufragio prevedibile, inevitabile ed estremamente positivo. logo-azzurroSEL detta regole, pretende posti e si sfila? Benissimo. Finalmente si può ragionare davvero di una lista alternativa in Campania. Vendola sarebbe stato per noi una contraddizione. Eterno inseguitore del PD, ne è stato l’alleato che alle elezioni politiche gli ha consentito di impadronirsi del Paese. E’ SEL che ci ha consegnati in mano ai peggiori carnefici delle classi subalterne che l’Italia abbia mai visto dai tempi del fascismo .
Mi sto facendo dei nemici? Pazienza. Non sono in cerca di amici. Ho considerato sin dall’inizio l’Appello Maggio una incresciosa ma tremenda necessità e allo stesso tempo una irripetibile opportunità.
Necessità gravosa, perché la condizione in cui si svolgeranno le elezioni si caratterizza soprattutto per un dato politico: la riconosciuta illegittimità delle massime Istituzioni del Paese. Illegittima, infatti, è stata dichiarata da una inappellabile sentenza della Consulta la legge elettorale da cui nasce il Parlamento, illegittima, di conseguenza, è la fiducia accordata al governo Renzi, figlio peraltro di un matrimonio politico spurio, bocciato dal risultato delle urne. Illegittima, infine, a rigor di logica, è anche l’elezione di Mattarella, portato al Quirinale da “grandi elettori” che nessuno ha eletto.
In una situazione così grave, che non è esagerato parlare di un vero e proprio golpe bianco, lasciare il campo ai soli candidati delle due destre che si sono impadronite del Paese, senza denunciare ciò che accade, sarebbe un suicidio politico che pagheremmo tutti davvero a caro prezzo. L’opportunità offerta dalla tornata elettorale è, in questo senso, favorevolissima.
Per quanto mi riguarda, in questo quadro di estrema violenza istituzionale, occorre assolutamente presentare una lista. Non ci mancano né uomini, né idee, né un programma e c’è un elemento di fondo da cui partire: noi non riconosciamo alcuna legittimità ai candidati dei partiti protagonisti di questo sfascio. Andiamo alla Regione con un intento chiaro: dare alle elezioni regionali un valore tutto politico, disobbedire e non riconoscere le leggi approvate a danno della popolazione da questo Parlamento. La lista non è difficile da fare e i consensi verranno. Chi si è distinto di più nelle terre dei fuoco, chi più si è battuto per l’acqua, la salute, i beni comuni, la scuola dello Stato, i diritti dei lavoratori, quelli sono i nostri candidati, le persone preparate e disinteressate al tornaconto personale.
Quali impegni prendiamo? Acqua pubblica in tutta la regione e non un centesimo dei nostri soldi a Roma, finché non sarà sciolto questo Parlamento. Le tasse che la Campania paga, resteranno in Campania, Serviranno a disinquinare, sostenere la precarietà, tutelare i diritti negati. Sperimenteremo forme alternative di governo dal basso, di pratiche autenticamente inclusive e partecipate e un rapporto diretto coi territori, per ammortizzare i danni delle politiche di austerità, Su questa base si può e si deve costruire una lista, perché siamo perfettamente in grado di intercettare la voglia di innovazione, il fermento sociale e politico che cresce nella regione e di riportare alle urne l’elettorato di sinistra che non ci va più. Tutto si può discutere, naturalmente, tutto si può perfezionare, articolare e migliorare. Ritirarsi ora, però, sarebbe un errore imperdonabile. Noi non abbiamo bisogno di organizzazioni inaffidabili. Più che voti, portano divisioni e dissenso.

Contropiano“, 27 marzo 2015

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