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Posts Tagged ‘Renzi’

labirinto-3-300x165Basta chiacchiere su Di Maio che come lavoro fa il ministro del lavoro. Paoletti che lo ha preceduto non ha mai lavorato. Basta parlare del vanesio curriculum di Conte. La Fedeli da ministro dell’università aveva solo la terza media anche se aveva detto di essere laureata. 
Non dimentichiamoci dei conflitti di Boschi e Renzi. 

Di certo la composizione dei governi precedenti non era migliore e Renzi era un non-eletto proprio come Conte.
Vorrei valutare l’operato del governo appena eletto in base a ciò che effettivamente farà. Non è l’inesperienza e l’approssimatività che mi preoccupa ma è la cultura fascista della Lega, sono i proclami xenofobi e omofobi di alcuni ministri che mi danno il voltastomaco, ma anche su questo aspetterò di valutare i fatti.
C
redo che la gabbia sia stretta e anche i più protervi boriosi non riusciranno a fare molti danni come non riusciranno a fare cose buone.
In ogni caso sono pronto ad oppormi, per quel che posso, ad ogni azione che vada contro gli interessi della collettività…. e so che saremo in tanti a farlo”.

Sono le poche, rare e perciò preziose parole intelligenti e intellettualmente oneste che ho letto in questi giorni. Per quanto mi riguarda, a Boschi e Renzi aggiungo Minniti, che pare svanito nel nulla, come non avesse mai firmato il decreto fascista sul decoro urbano. Tra poco lo troverò tra i santi protettori della democrazia.
Ci sono molte cose terribili e nauseanti che mi preoccupano in questi giorni cupi. Tra queste, non ultima, l’orgia di resistenzialismo messa in campo in due giorni e i rischi che corriamo andando all’assalto di pericolosi fantasmi, senza preparazione e ancora senza ragioni più serie di quelle che avremmo avuto negli ultimi anni, quando non suonava l’allarme rosso. La metà dell’odio che vedo montare dalla “mia” parte e che si contrappone con pari intensità e – temo – irresponsabilità a quello generato dal capo leghista, avrebbe spazzato via il PD in tempo per impedire a Salvini e Di Maio di avere una maggioranza in Parlamento…
Forse la cosa più grave è questa, ma noi non ce lo diciamo: milioni e milioni di persone li hanno votati. E non veniamo da olio di ricino e manganellate. No, veniamo dai morti ammazzati da Minniti e dai lavoratori suicidati da Monti e Fornero.
Ho visto molto più fascismo in quegli anni, che in questi tre giorni, ma pare che la storia si sia fermata e la memoria rattrappita. Ormai alle spalle abbiamo solo tre mesi. Il resto è stato solo un mio incubo notturno.

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Non so come finirà il faticoso idillio tra Salvini e Di Maio.  Riesca o no, i due si sono messi assieme e tanto basta.
Molti mesi prima delle elezioni ho sostenuto che se non avessimo provato a mettere in campo una forza democratica unita attorno alla Costituzione, avremmo consegnato il Paese nelle mani dell’estrema destra. Un’illusione? No. Avevamo un leader – Luigi De Magistris – e il tentativo rispondeva a una necessità della storia. Bisognava farlo.
Nessuno volle ascoltarmi, tranne Potere al Popolo, giunto alla mia stessa conclusione in maniera autonoma, dopo un’analisi lucida e coraggiosa. Alla nascente organizzazione va oggi il grande merito di aver colto il significato profondo degli eventi e di aver provato a dare battaglia. Non è cosa da poco. Lasciato solo, però, il neonato movimento non ce l’ha fatta, non poteva farcela. In quanto a  me, com’era prevedibile, i risultati del 4 marzo mi hanno dato ragione.
Dopo le elezioni, ci sono state per lo più prese di posizione grottesche. La frase da consegnare alla Storia me la ricordo bene: “di che preoccuparsi? Ci sono tanti buoni compagni che hanno votato i 5 Stelle”.
Serve dirlo? La pronunciava con stupida superficialità che aveva combattuto una guerra senza quartiere contro Potere al Popolo. Lavorare per dividere in momenti come questo è inaccettabile e addirittura sospetto, eppure non sono mancati i “compagni” scandalizzati perché mi permettevo di sostenere che rischiavamo un governo di… estrema destra. Il dramma è ormai compiuto, ma pochi l’hanno capito e chi ci arriva tace impaurito. Prendo in prestito l’analisi di un mio amico, Armando Semanasanta, per descrivere il momento che viviamo. Quando si è votato, fallita la stretta autoritaria garantita dal PD e dalla sua riforma costituzionale, Renzi non era più in grado di spacciare per sinistra un governo nato per massacrare i lavoratori e i loro diritti.
La borghesia italiana meno micragnosa aveva capito da tempo che la crisi in atto non poteva più essere gestita contro chi lavora se non con un consenso reale e di massa, come i fascismi ci hanno storicamente insegnato. Pensare di surrogare questo consenso con leggi elettorali e riforme delle istituzioni rivolte alla governabilità era evidentemente un progetto perdente, non all’altezza dalla situazione. Che fare? Occorreva uno progetto nuovo, di lungo periodo, capace di dare la sensazione di un cambiamento; un progetto volto in realtà a creare un partito reazionario di massa in grado di stornare il malcontento contro disonesti, immigrati, ideologia sessantottina, fannulloni, vecchio ceto politico, bamboccioni e via così.
“Non un nuovo fascismo”, scrive Armando, “progetto troppo ambizioso, non in linea con le attuali filiere internazionalizzate della creazione del valore, con la necessità di far parte di un futuro polo imperialista europeo, soprattutto non giustificato dai bassi quozienti di lotta di classe. Piuttosto un regime stabilizzato dall’ignoranza e l’atomizzazione degli individui, comunque aggregati per sottosistemi di classe pertanto facili da blandire e controllare con l’ideologia e la mancette in stile 80 euro”.
Ormai siamo a bivio: o creiamo uno schieramento di forze democratiche in grado di fare resistenza e mettiamo ai margini che lavora per dividere, o accadrà ciò che scrive Armando: ignoranza, atomizzazione degli individui e disperazione gestibile con la mancetta, ci porteranno anni feroci di lacrime e sangue.

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tsunami isole salomone-2Dopo mesi di impegno elettorale e un risultato che non si può valutare esclusivamente in termini quantitativi, leggo sulla Stampa  uno sconcertante giudizio di Tomaso Montanari e mi pare di doverlo dire: non sono pentito, rifarei la battaglia e mi pare necessario ricordare alcuni momenti chiave, che serviranno a ricostruire la storia di questi ultimi mesi.
Intanto un dato: dietro la valanga di voti ai 5Stelle c’è un imperdonabile errore. Dopo l’esito del referendum del dicembre 2016, che inchiodava il PD e i suoi alleati alle loro gravi responsabilità politiche, le Camere non furono sciolte, ma Tomaso Montanari, che oggi inspiegabilmente ci definisce settari, Anna Falcone che si è poi candidata con Grasso in Liberi e Uguali e Luigi De Magistris che si è poi tenuto fuori dalla battaglia elettorale, molto superficialmente deposero le armi. La collera che ha trasformato il voto del 4 marzo in un plebiscito per i 5Stelle ha le sue radici anche in quel duplice ceffone assestato agli elettori.
Il messaggio che venne in quei giorni dal PD fu violento: Gentiloni e la fotocopia del Governo Renzi, la Boschi, che si era intestata la riforma istituzionale, promossa a un incarico di maggiore responsabilità, la sequela di scandali impuniti, i soldi regalati alle banche, Minniti e le sue leggi fasciste e Renzi che, imperterrito, comandava le danze.
“Del vostro voto ce ne freghiamo”, questo è il messaggio che ha percorso il Paese in lungo e in largo fino al 4 marzo, alimentando lo sdegno per il PD  e per il silenzio complice dei leader di una sedicente sinistra. Per quattordici lunghi mesi, ogni volta che Renzi e Boschi hanno aperto la bocca l’imminente tsumani elettorale ha aumentato la sua potenza e portato acqua ai grillini.
A giugno scorso, finalmente un argine: al Brancaccio, i redivivi Falcone e Montanari lanciano la sfida. La gente di sinistra, però, non fa in tempo a muoversi, che già la polemica infuria: Anna Falcone e Tomaso Montanari vogliono davvero ricostruire la sinistra dal basso o, ha ragione Viola Carofalo quando punta il dito e dice che c’è già un accordo con D’Alema e soci? I fatti hanno dimostrato che la nostra “capa tosta” aveva visto giusto, anche se Montanari non ne sapeva nulla e si era lasciato ingenuamente ingannare. Tutto compromesso? No. Il Brancaccio, in realtà, aveva offerto a De Magistris la leadership del nascente movimento e la presenza attiva del sindaco di Napoli avrebbe potuto facilmente tenere a bada i partiti e impedire che rompessero il giocattolo; De Magistris, però, non volle lasciare a metà percorso il lavoro di sindaco. Una scelta legittima, che assegnava però a demA, il suo movimento politico, il compito di seguire la faccenda, in base a un principio elementare: occupare spazi per impedire l’accesso ai malintenzionati e bloccare le manovre dei partiti. Senza voler fare polemiche ormai inutili, è evidente che qualora demA si fosse veramente impegnata, Liberi e Uguali non sarebbe nata e in ogni caso non avrebbe mai trovato una base. Purtroppo le cose non sono andate così.
Potere al Popolo è nato da una necessità storica e dall’intuito politico dei giovani dell’ex OPG, che, dopo l’inspiegabile ritirata di Montanari e l’inerzia di demA, hanno coraggiosamente seguito la via aperta dal Brancaccio. E’ stata una fragile, ma preziosa e necessaria risposta all’attendismo; è vero, il maremoto grillino l’ha penalizzata, ma ha dato frutti concreti, ha creato una comunità, una rete di relazioni ed è più viva che mai, tant’è che il 18 riunirà le sue componenti al teatro Italia di Roma e riprenderà il suo percorso.
Non c’è dubbio – e qui è uno dei nodi di fondo di questa nostra bella esperienza elettorale – al 4 marzo siamo giunti senza poter saldare la frattura causata dalle scelte ambigue dei promotori del Brancaccio e questo ha impedito che la base di consenso dell’iniziativa fosse quella che esiste realmente nel Paese. Come mostra l’esito delle urne, infatti, la somma di consensi di PaP e LeU corrisponde al 4,5% dei voti. Un risultato raggiunto senza De Magistris e Montanari e nonostante la zavorra costituita da Anna Falcone, Grasso e compagni. Se il sindaco di Napoli e Montanari avessero sostenuto l’iniziativa, com’era possibile e come chiedeva il momento storico che attraversiamo, dove sarebbe giunta una lista di resistenza, comprendente la sinistra alternativa e quella moderata? Esagero se penso al 6% e suppongo che una sinistra di base, formata da gente credibile, sarebbe entrata in Parlamento con una forza significativa?
E’ vero, la rabbia travolgente che ha condotto i grillini alla vittoria non si sarebbe potuta arginare, ma l’avrebbe parzialmente ridimensionata, offrendo un riferimento in grado di andare oltre lo sbarramento, togliendo ai grillini voti di sinistra e portando dalla nostra parte quegli elettori di sinistra che non hanno mai conosciuto il nostro simbolo. La verità è che ha sbagliato chi è stato a guardare, così come oggi sbaglierebbe chi decidesse di abbandonare la partita. Potere al popolo è un movimento vivo e attivo, una risposta di resistenza in un gelido inverno della storia: parte da una base concreta, per ora è il solo credibile riferimento politico per chi lotta contro il neoliberismo, l’autoritarismo strisciante e le sue tragiche conseguenze e ha dalla sua la forza di un modello sperimentato ogni giorno nell’ex OPG e nelle lotte nei territori. Avanti, quindi, senza badare a chi, come Montanari, è stato alla finestra, ha contribuito alla sconfitta e ora strizza l’occhio ai 5Stelle, sputa sentenze e spera di rientrare nella partita. Il treno della storia non passa due volte.

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Alla televisione il ministro Delrio recita la parte dell’antifascista, però lo sa: se un musulmano avesse sparato nel mucchio per strada, ci avrebbe bombardato con le accuse all’Isis e al terrorismo. Quello che il ministro targato PD non dice e non dirà mai è che il macellaio fascileghista di Macerata è figlio legittimo della dottrina Salvini che volutamente confonde il terrorismo con lo scontro sociale.
Minniti, ministro dell’Interno nello stesso governo di Delrio e suo compagno di partito, se ne sta zitto, copre la Lega, lascia i fascisti nelle piazze negate agli antifascisti e consente a quelli di Casa Pound di partecipare alle elezioni.
Perché meravigliarsi? Marco Rossi Doria, guarda caso anche lui candidato a Napoli dal PD, è stato ed è il principale sostenitore del colloquio con Casa Pound, il fascismo del terzo millennio.
Lo sanno tutti, ma nessuno lo dice: il pilastro della reazione nel nostro Paese è il partito di Renzi, pronto alla grande coalizione con Forza Italia, guidata da Berlusconi, principale alleato di Salvini, pregiudicato incandidabile, cacciato dal Senato, privato del titolo di cavaliere e affidato ai  servizi sociali per essere recuperato.

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Il muro del silenzio comincia a sgretolarsi. Ecco la notizia lanciata da ominanpoli.it, un’agenzia di stampa che titola:

SFIDA AL VOMERO ARAGNO GIUSEPPE, (POTERE AL POPOLO) contro Renzi-Siani,  dalla parte degli esclusi 

“La nostra è una battaglia per riportare in Parlamento la voce degli esclusi, degli emarginati, di tutte le vittime dei tagli e dell’austerity portata avanti dai governi Pd e centrosinistra negli ultimi 20 anni. Nel panorama politico attuale Potere al Popolo è l’unica forza di sinistra, antifascista, alternativa ai populismi e in contrapposizione a chi ha governato il Paese e a chi colpevolmente li ha sostenuti per anni, ma oggi si presenta sotto nuove bandiere. La nostra forza è il legame col territorio, con chi lo vive tutti i giorni e ne combatte le problematiche”. Così Giuseppe Aragno, candidato alla Camera per la lista Potere al Popolo che domani sarà a Napoli in Piazza Vanvitelli alle ore 10:00 per raccogliere le ultime firme necessarie e lanciare la sfida al candidato del Pd Siani nel collegio uninominale Vomero Arenella di Napoli. Giuseppe Aragno, 72 anni, napoletano è professore di lettere in pensione, storico del movimento operaio e dell’antifascismo. Dirigente di demA, è alla sua prima candidatura.

 

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NAPOLI:
– Sabato 20 dalle 10:00 alle 14:00 via Luca giordano (altezza TRONY)
– domenica 21 dalle 10:00 alle 14:00 via Luca giordano (altezza TRONY)
Domenica sarà presente il candidato Giuseppe Aragno

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Nel silenzio dell’informazione di regime, si può chiedere solo ospitalità ai pochi e generosi giornali indipendenti. Dalla nebbia della disinformazione emerge così la mia sacrosanta polemica con il candidato di Renzi, ma è una goccia nell’oceano mare. La democrazia nel nostro Paese è morta di morte violenta da molti anni.
I link che seguono conducono alla mia lettera al candidato PD Paolo Siani, all’intevento di Viola Calofalo, portavoce di Potere al Popolo ad Agorà e alla presentazione della lista a Montecitorio:

http://www.ildesk.it/attualita/napoli-lettera-aperta-dello-storico-geppino-aragno-a-paolo-siani

https://www.facebook.com/exopgjesopazzo/videos/1320442938062366/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/18/a-sinistra-ce-potere-al-popolo-e-non-vuole-alleanze-leu-dalema-corteggia-pd-m5s-ambiguo-ma-aspetta-de-magistris/4101340/

 

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NAPOLI:
– Sabato 20 dalle 10:00 alle 14:00 via Luca giordano (altezza TRONY)
– domenica 21 dalle 10:00 alle 14:00 via Luca giordano (altezza TRONY)
Sarà presente il candidato Giuseppe Aragno

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Nel silenzio dell’informazione di regime, si può chiedere solo ospitalità ai pochi e generosi giornali indipendenti. Dalla nebbia della disinformazione emerge così la mia sacrosanta polemica con il candidato di Renzi, ma è una goccia nell’oceano mare. La democrazia nel nostro Paese è morta di morte violenta da molti anni.
I link che seguono conducono alla mia lettera al candidato PD Paolo Siani, all’intevento di Viola Calofalo, portavoce di Potere al Popolo ad Agorà e alla presentazione della lista a Montecitorio:

http://www.ildesk.it/attualita/napoli-lettera-aperta-dello-storico-geppino-aragno-a-paolo-siani

https://www.facebook.com/exopgjesopazzo/videos/1320442938062366/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/18/a-sinistra-ce-potere-al-popolo-e-non-vuole-alleanze-leu-dalema-corteggia-pd-m5s-ambiguo-ma-aspetta-de-magistris/4101340/

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