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Posts Tagged ‘Giuseppe Aragno’


Ho insegnato nelle scuole statali quando coltivavano intelligenze critiche ed erano un’efficace ascensore sociale. Dagli anni Sessanta a oggi ho sempre lottato per un mondo migliore e non ho rincorso sogni. Ho partecipato a lotte che hanno consentito grandi conquiste sociali. Quelle conquiste che, in nome del profitto, il neoliberismo dilagante sta cancellando, assieme all’equilibro dell’ambiente, mettendo a rischio la sopravvivenza del genere umano.
Di mestiere faccio lo storico, che non significa occuparsi del passato, ma fornire chiavi di lettura del presente e quella autonomia di pensiero che consente ai giovani di progettare il futuro.
Mi candido alle imminenti elezioni amministrative, convinto che amministrare Napoli e i suoi quartieri significhi anzitutto fare una scelta politica: rifiutare la logica devastante del neoliberismo e opporsi, se necessario, anche con la più intransigente disobbedienza. E poiché è necessario, noi diremo no.
Mi candido perché intendo contribuire alla sconfitta delle foglie di fico di forze politiche che qui a Napoli fingono di combattersi e a Roma governano con Draghi e dicono sì a leggi che massacrano la povera gente. Questa gente promette che farà il bene di Napoli, ma si è già accordata sull’autonomia differenziata, che assegna incalcolabili risorse al Centro-Nord e lascia Napoli e il Sud nella più nera miseria.
Mi candido con Potere al Popolo, a sostegno della candidata sindaca Alessandra Clemente, perché quando dice città, Potere al popolo non pensa ai salotti buoni di quei ceti sociali che si arricchiscono col lavoro nero e l’evasione fiscale. Pensa anzitutto ai territori in cui decenni le politiche neoliberiste hanno portato miseria, camorra, disoccupazione e disperazione.
Potere al Popolo è una forza politica apertamente antiliberista, non appoggia il tragicomico governo Draghi, rifiuta il devastante progetto di impoverimento di Napoli e del Sud e da anni dimostra coi fatti di avere un modello alternativo a quello che unisce tutti gli altri candidati. Potere al Popolo non promette “miracoli” e non si prepara a distruggere Napoli. Da anni offre gratis a migliaia di persone attività solidali, assistenza legale a lavoratori e immigrati colpiti dalle leggi di Salvini, Draghi e compagnia cantante, da anni fa funzionare doposcuola, ambulatori medici e attività teatrali e sportive e dai tempi del lockdown distribuisce pacchi spesa a chi ne ha bisogno.
Questo è il nostro modello di riferimento e questo faremo se ci voterete. Sarà più facile, perché avremo strumenti più efficaci e una più ampia possibilità di conoscere problemi e intervenire.

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Mi chiamo Giuseppe Aragno e ho di che vivere: ho insegnato nelle scuole dello Stato e di mestiere faccio lo storico.
Sono candidato al Consiglio Comunale e alla Municipalità Vomero Arenella con «Potere al Popolo!». Non sono più giovane, ma non sono nemmeno uno dei tanti «giovanilisti» che riducono la complessità della politica a un dato anagrafico. D’altra parte «Potere al Popolo» si presenta con tanti giovani candidati, che la presenza di qualche vecchio può essere più utile di quanto sembri. E vi risparmio qui uno sproloquio sugli antichi Romani, maestri di amministrazione e governo, che fondarono la loro grandezza anche sul ruolo degli anziani, riuniti nel «Senatus», un organismo di grande peso politico.
Vivo da cinquant’anni nella II municipalità e sono nato a Napoli, una città che da bambino ho visto rinascere dalle rovine dei bombardamenti Alleati. Ho lottato per tutta la vita per un mondo migliore e giunto alla fine del percorso non ho paura di dirlo: contro «Potere al Popolo» – che sostiene la candidata sindaca Alessandra Clemente – è schierata la peggiore classe dirigente che abbiamo avuto nella storia della Repubblica. La peggiore destra – quella di Salvini – che si nasconde invano dietro Maresca: tutti voi sapete che è stata ed è una vostra feroce nemica. Una nemica di Napoli. C’è poi il PD, un partito che ha rinnegato la sua origine democratica e di sinistra ed è diventato il peggior nemico della povera gente; questo PD vi chiede di votare Gaetano Manfredi, che ha accettato la poltrona di ministro dell’Università, dopo che altri l’avevano rifiutata, perché non c’era un soldo per farla funzionare.
Questa gente si finge avversaria, ma è alleata del governo neoliberista guidato da un banchiere figlio della fallita Unione Europea. Di fatto, questa gente è alleata e lotta per spartirsi il potere.
Nemica di «Potere al Popolo» e della coalizione che appoggia Alessandra Clemente, questa classe dirigente finge di voler fare il bene di Napoli, ma mente spudoratamente, perché si è messa d’accordo da tempo sulla cosiddetta «autonomia differenziata». Non sapete cos’è? Per spiegarlo, bastano poche parole. I sedicenti «amici di Napoli e del Sud» non ve lo diranno mai, ma l’accordo è chiarissimo: terranno per sé l’80 % delle tasse riscosse nelle regioni del Centro-Nord e lasceranno Napoli e il Sud nella miseria più nera.
Noi di «Potere al Popolo», schierati nella coalizione della Clemente, possiamo dirlo chiaro: se ci voterete non riconosceremo questo accordo, non pagheremo debiti che non abbiamo fatto, disobbediremo e pretenderemo il rispetto della Costituzione. Siamo il solo schieramento che lotta per una città che abbia ciò che le spetta, una città giusta in un Paese giusto e solidale, un Paese in cui la lotta per l’ambiente non sia affidata ai padroni, ai venditori d’armi e di fumo, come fa il governo che Salvini, il PD e i 5 Stelle sostengono. Forse non lo sapete, ma quest’anno hanno speso 25 miliardi di euro per comprare armi, un miliardo per la vostra salute che non gli interessa e meno di un miliardo per la formazione. Se siete vecchi, vi dovete togliere dai piedi, perché costate troppo. Vi vogliono ignorati, perché siate pecore rassegnate, che non capiscono ciò che accade  e si lasciano portare al macello.
«Chiacchiere», direte voi, giustamente diffidenti. Lo direte, ma sbaglierete. «Potere al Popolo» ha dimostrato coi fatti che esistono altri modi di amministrare e governare.  Ha realizzato e realizza ogni giorno un modello più giusto e solidale. Noi veniamo dall’«ex OPG je so’ pazzo», una realtà strutturata, in cui vive una comunità che ha dimostrato coi fatti cosa significhi difendere i diritti che ci stanno negando e la giustizia sociale sempre più calpestata. Da anni offriamo gratis a migliaia di persone attività solidali, assistiamo legalmente lavoratori e immigrati colpiti dalle leggi di Salvini, Draghi e compagnia cantante, da anni facciamo funzionare doposcuola, ambulatori medici, attività sportive e dai tempi del lockdown distribuiamo pacchi spesa a chi ne ha bisogno.
Questo è il nostro modello di riferimento e questo faremo se ci voterete. Sarà più facile, perché avremo strumenti più efficaci e una più ampia possibilità di conoscere problemi e intervenire.
Gli altri che vi chiedono il voto li avete sperimentati e sapete che vi aspetta. Non avete perciò nulla da perdere: votateci, metteteci alla prova e non ve ne pentirete.

Giuseppe Aragno

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MITI D’OGGI
Marino Niola

QUELLE PAROLE SONO PASSWORD SCADUTE


Ci sono momenti in cui le parole non stanno al loro posto e non riescono più a descrivere quel che veramente ci accade. Questo svuotamento del linguaggio è uno del primi sintomi di una crisi. Sociale, culturale, economica. Come quella che stiamo attraversando. Lo dicono Tiziana Drago ed Enzo Scandurra, classicista l’una e urbanista l’altro, che per Castelvecchi hanno curato un bel  libro con una densa prefazione di Piero Bevilacqua. Il volume, (Contronarrazioni, pp.148, euro17,50), ingaggia una battaglia contro quelle che gli autori definiscono «narrazioni tossiche».
Al loro appello ha risposto una schiera di studiosi, scrittori, analisti economici, da Laura Marchetti a Mario Fiorentini, da Patrizia Ferri a Salvalore Cingari, da Anna Angelucci a Giuseppe Aragno, da Ilaria Agostini a Velio Abati ed altri ancora.
Gli autori del volume, dedicato al compianto Franco Cassano, smontano luoghi comuni del pensiero unico, cominciando dal vocabolario e dalle parole mainstream come “crescita”, “sostenibiltà”, “partecipazione”, “resilienza”, “performance”,“competitività”, “lavoro”, “Sud”. Termini che aprono qualsiasi porta ma che hanno ormai l’insignificanza delle password. Le ripetiamo, anzi le digitiamo,senza interrogarci sulla loro verità e sulla loro capacità di descrivere la realtà. Sono parole condivise proprio perché non significano più niente. Ma formattano la nostra capacità di giudizio che impedisce di vedere i veri problemi e confonde menti e coscienza con una real-fiction che ha la stessa inconsistenza dei talk show. Insomma, crediamo di parlare, ma in realtà siamo parlati da questo linguaggio porta a porta. Che inquina il  dibattito pubblico, le relazioni umane, producendo conformismo, insicurezza, chiusura in noi stessi.
Il rimedio?
Ricominciare a pensare criticamente per ridare alle parole un nuovo senso.

15 agosto 2021 – Il Venerdì di Repubblica

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Cobas Scuola Napoli
OGGI ALLE ORE 18:00
LE MANI SULLA SCUOLA. Presentazione di un saggio “di parte” di Giuseppe Aragno e Anna Angelucci

MARTEDI’ 23 MARZO, ore 18.00
SU QUESTA PAGINA Facebook:
https://www.facebook.com/events/286801246181013/
presenteremo, con gli autori, il libro dello storico Giuseppe Aragno e della Professoressa Anna Angelucci “Le mani sulla Scuola”, nell’ambito delle iniziative per il lancio dello SCIOPERO DELLA SCUOLA E DEL TRASPORTO PUBBLICO del prossimo 26 MARZO, indetto dai Cobas Scuola Napoli, da PAS, dal Coordinamento Nazionale Precari Scuola e dal Comitato Nazionale contro ogni autonomia differenziata, cui hanno già aderito numerose associazioni e forze sociali.
Sarà l’occasione per confrontarci sulle prospettive della Scuola, sulla ripresa, sul Recovery Fund, sulle strategie e direzioni di uscita dalla crisi che la pandemia ha aggravato ma anche svelato nelle sue dinamiche, rendendone leggibili le volute polarizzazioni, gli intenti repressivi e le connotazioni classiste.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI/E!
PER DIFENDERE L’ISTRUZIONE
VIGILIAMO SULLA RIPARTIZIONE! 

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Incontri
La Voce del Nisseno

di DANIELA VELLANI – CULTURA. Evento in programma giovedì prossimo. Il testo originario è di Giuseppe Aragno, la nuova scrittura drammaturgica è di Anita Pavone. Iniziativa da non perdere

Il radiodramma, una performance teatrale molto seguita nel secolo scorso, a partire dagli anni ’20 fino agli anni ’70, soppiantato in parte dal moltiplicarsi di canali televisivi e video, torna a far sentire la sua voce con forza e coinvolgimento. Negli ultimi tempi questa nobile forma di arte, molto espressiva e di spessore culturale che annovera autori di eccellenza come Eduardo De Filippo, Vasco Pratolini, Primo Levi, grazie all’editoria digitale e alla diffusione degli audiolibri, sta ricevendo consensi sempre più ampi. Chi volesse seguirne uno d’autore e intrigante potrà farlo giovedì 11 marzo alle ore 21 su radio Shamal e sarà scaricabile come podcast  (https://www.radioshamal.it/).
Si tratta di “Due vite” un radiodramma scritto a quattro mani. Il testo originario, scritto nel 1968-69, è di Giuseppe Aragno, storico che ha collaborato a lungo sia con la cattedra di Salerno di Storia contemporanea sia con la facoltà di scienze politiche dell’università Federico II. La nuova scrittura drammaturgica è di Anita Pavone che non solo ne ha curato anche la regia radio/teatrale, ma svolge anche un ruolo recitativo importante in “Due vite”. È una singolare storia d’amore che vede protagonista Giuseppe Leni, un famoso scienziato che scoprirà come far migrare un cervello, con il suo bagaglio di ricordi, pensieri e storie in un altro corpo con la complicità di Franco Cantalupo, un chirurgo senza scrupoli che spera di ottenere così immortalità e ricchezza.
L’amore circonda Leni: quello di Luigia, donna straordinaria compagna con cui vive un rapporto empatico di complicità e passione e quello di sua sorella Lucia con cui è cresciuto condividendo momenti salienti della storia familiare. Punto centrale dell’intreccio è la conflittualità della “scelta” su cui in un dualismo esistenziale ruotano personaggi diversi che con le loro peculiarità psicologiche, spinti dall’amore, dall’ambizione, dai dogmi morali, si muovono in una dimensione di un insolito destino in cui la vita e la morte si alternano tra azioni, emozioni, cinismo, scrupoli, follia, passione, voglia di felicità e di cambiamento.
Tante sono le domande, le curiosità che si aprono a ventaglio e che suscitano interesse crescente negli ascoltatori: “Ci sarà una seconda possibilità per i nostri protagonisti travolti, ed è il caso di dirlo… da un insolito destino, quando sono proprio le parti in gioco che hanno contribuito a stravolgere il cammino naturale? L’amore, può sopravvivere se completamente scollegato alla sua immagine? Al pubblico le risposte…”.
L’evento è, dunque, irresistibile e imperdibile. Realizzato a cura di Radio Shamal in collaborazione con l’Associazione culturale “’A Luna e ‘O Sole”, Editing musicale Umberto Laperuta, si attua con la partecipazione dei seguenti personaggi e attori: Giuseppe Leni, scienziato: Gianni Sallustro; Luigia, compagna di Leni: Anita Pavone; Lucia, sorella di Leni: Rosalba Di Girolamo; Franco Cantalupo, chirurgo: Rodolfo Fornario; Don Antonio, portiere del palazzo: Giuseppe Aragno.

DANIELA VELLANI

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Tempo di “Didattica a Distanza” (“DaD”) per gli insegnanti; di giornate intere davanti ai dispositivi elettronici; di notizie allarmanti circa possibili doppi turni, aumenti folli dell’orario di insegnamento, valutazione e organi collegiali senza solida copertura giuridica.

Le mani sulla Scuola: la crisi della libertà di insegnare e di imparare” è un libro pubblicato lo scorso gennaio —  e scritto a quattro mani da Anna Angelucci e Giuseppe Aragno — che risponde alle domande: come si è giunti a questo punto? perché questa continua vivisezione sul corpo vivo della Scuola (senza mai, peraltro, chiedere l’opinione degli insegnanti)?

Non è forse vero che i docenti, in quanto professionisti dell’educazione e lavoratori non subordinati, hanno organi di autogoverno in materia didattica (come il Collegio dei Docenti, cui compete in ogni istituzione scolastica il potere deliberante in materia didattica ed educativa) a tutela della libertà d’insegnamento garantita dalla Costituzione?

Scuola: da “organo costituzionale” a “azienda pubblica a capitale misto”

Anna Angelucci — saggista, collaboratrice di Roars e Micromega, docente di italiano e latino nei Licei — si occupa della Scuola concepita dalla Costituzione come istituzione, e poi evoluta (involuta?) in quella che definisce “piccola o media azienda pubblica a capitale misto pubblico-privato”: deprivata della sua originaria funzione di ascensore sociale, per diventare cinghia di trasmissione di (dis)valori mercatistici, economicistici, tecnolatrici.

Scuola-azienda e docenti-impiegati 

Secondo l’Autrice la Scuola-istituzione è stata sacrificata al “new public management” imperante dal D.Lgs n.29 del 3 febbraio 1993, quando a tappe forzate si è dato l’abbrivio alla “trasformazione della Scuola della Costituzione tramite l’impiegatizzazione della categoria docente”. Tappa chiave è stata poi la cosiddetta “autonomia”, che ha in realtà accentrato i poteri nelle mani del “dirigente Scolastico” (definito “datore di lavoro” grazie al citato D.Lgs 29/1993), seguita dai tagli del dicastero Gelmini e dalla Legge 107/2015 (al secolo “Buona Scuola” renziana). Una sostanziale continuità d’intenti e di prassi, incurante degli avvicendamenti e dei colori partitici, sostanzialmente ubbidiente a linee guida dettate da Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, multinazionali varie, Confindustria e sue diramazioni; sulla scia di un pensiero unico neoliberista da far invidia alla fantasia di un Orwell.

Pochi spiccioli e ideologia delle competenze 

I dati che Angelucci offre parlano da sé. Come quelli sul “fondo per l’arricchimento dell’offerta formativa”, previsto dalla Legge 440/1997, ma impoverito dal 1997 al 2017 del 70%: tanto da poter scrivere che «lo Stato investe oggi, nelle scuole autonome, per i suoi studenti, 6,5 euro pro capite».

Il bombardamento ideologico sulle competenze, unito alla mania delle “misurazioni” e delle nuove tecnologie, ha prodotto «Una visione della Scuola che oggi al soggetto pensante ha definitivamente sostituito l’individuo agente, al bambino o all’adolescente riflessivo lo studente performativo, sottoposto al “dominio cognitivo e all’egemonia della razionalità capitalistica”». I gelminiani e berlusconiani tagli del 2008 (quasi 9 miliardi), uniti alla “autonomia”, hanno reso le scuole «libere di essere dismesse dallo Stato, ormai anche giuridicamente deresponsabilizzato» al punto di lasciarle finanziare dai genitori col contributo “volontario” (coatto), o dai supermercati tramutati in “sponsor”.

Coazione al digitale e “Didattica a Distanza” 

È il neoliberismo alla Milton Friedman, bellezza! D’altronde l’OCSE «nel 1998 ha stimato in 2.000 miliardi di dollari l’investimento per la Scuola nel mondo e in 1.000 miliardi negli Stati membri, con circa 4 milioni di insegnanti, 80 milioni di studenti, 315.000 istituti e 5.000 università: davvero un affare di dimensioni straordinarie, un business gigantesco, al pari di armi, guerre, farmaci, cibo, e-commercebig data» (e ora — potremmo aggiungere — DaD). Infatti, la stessa Autrice parla di “coazione al digitale“, «divenuto, da semplice strumento, principale obiettivo dell’apprendimento e suo contenuto esclusivo (…), coercizione a un consumo illimitato e, contemporaneamente, realizzazione di quel cambiamento mentale funzionale ai nuovi modelli organizzativi e produttivi dell’impresa, in un mercato globale totalmente focalizzato sulle nuove tecnologie».

Due Italie anche in ambito culturale e scolastico 

Partendo da una notevole mole di dati statistici, Giuseppe Aragno — storico dell’antifascismo e del movimento operaio, nonché docente di Lettere nei Licei — disegna dal canto suo un percorso storico dell’evoluzione del sistema scolastico italiano dalle fasi preunitarie ad oggi, con particolare riguardo agli scenari che spiegano l’attuale distanza tra Nord e sud della Penisola anche in ambito scolastico. Dalle politiche scolastiche del Regno di Napoli alla lotta dello Stato unitario contro l’analfabetismo, l’Autore rileva un evidente “sviluppo diseguale” tra le due parti dello Stivale, con sostanziale fallimento dei (rari e incoerenti) tentativi dell’Italia repubblicana per interrompere i danni perennemente apportati al tessuto sociale meridionale da quella che Aragno definisce “spirale della povertà”.

Un libro utile 

Una lettura imprescindibile, insomma, “Le mani sulla Scuola” (come anche il trattato di Stefano d’Errico “La Scuola distrutta”), se non si vuole soccombere (senza manco accorgersene) al rullo compressore delle prossime iniziative governative in materia scolastica.

Alvaro Belardinelli, La Tecnica della Scuola, 15 aprile 2020

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86700508_1048499445549732_2861029508599775232_oIl prof. l’ho incontrato 10 anni fa durante la mobilitazione dell’Onda. Lo conoscevo già come storico dell’antifascismo napoletano, ma vederlo resistere alle cariche insensate (quel giorno più che mai) della polizia davanti al Teatro San Carlo me l’ha fatto conoscere davvero. Perché la determinazione e la coerenza sono valori che non ha solo raccontato nei libri e negli articoli che ha scritto, ma che ha dimostrato sul “campo”. In questi anni il prof. ha instancabilmente parlato in tutte le scuole, le piazze, ovunque lo chiamassero per conservare la memoria di una città, la nostra, dove la resistenza ci scorre nelle vene.
Elisabetta è il medico che ogni donna vorrebbe incontrare: competente, concreta, empatica. Direte voi: che c’entra questo con l’attivismo, con la politica? In un’epoca in cui il corpo delle donne è oggetto di una continua speculazione politica (non c’è bisogno che citi le recenti, schifose, affermazioni di Salvini sull’aborto, vero?), in cui si è trasformato in un vero e proprio campo di battaglia, c’entra moltissimo. Difendere le donne, i loro diritti, i loro corpi, un servizio sanitario efficiente, gratuito e “laico”, è oggi forse una delle sfide più importanti e impegnative alle quali siamo chiamati.
Il prof. Giuseppe Aragno e la dott.ssa Canitano sono i candidati di Potere al popolo! per le suppletive a Roma (si vota il 1 marzo) e Napoli (si vota questa domenica!).
Sono competenti, vogliono bene alla loro città, chi li ha conosciuti lo sa e gli vuole bene. Aiutateci a sostenerli in questi ultimi giorni di campagna: non rassegnamoci alla dittatura del “meno peggio”!
 
Viola Carofalo

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Giuseppe-Aragno-Napoli-Potere-al-Popolo-720x300Anche a Napoli si tengono elezioni suppletive per sostituire un senatore deceduto. La destra schiera il solito capofila di clientele a dir poco “oscure”, il Pd mette in campo Sandro Ruotolo e riunisce dai peggiori renziani fino a De Magistris e Sinistra Italiana, in quello che sembra un test per le prossime elezioni regionali.

83579042_851058615390922_4674432063238045696_nLa prima fila alla presentazione di Sandro Ruotolo dice tutto

Potere al Popolo va quindi in logica solitudine – inutile, anzi dannoso, far “risucchiare” un abbozzo di alternativa reale dentro un orrendo calderone popolato di cacciatori di poltrone – e schiera Giuseppe Aragno, illustre storico, che centra subito da par suo il perché di questa scelta.
Un’intervista video da ascoltare affiancandola a quella di Elisabetta Canitano, che a Roma  corre contro il ministro dell’economia Gualtieri.
“Noi siamo antiliberisti, le destra e il centrosinistra hanno contribuito insieme allo sfascio del nostro paese – commenta Aragno – andiamo da soli perché siamo antiliberisti e poteremo nella campagna elettorale e speriamo in Parlamento, la voce di una sinistra che non c’è più”.
Sulla scelta di andare da soli, il candidato di Potere al popolo spiega: “Andiamo da soli, ma saremmo andati con De Magistris, ma ci hanno detto di no. Dietro Ruotolo c’è Renzi, c’è il Pd, ci sono quei personaggi e quei gruppi politici che hanno contribuito a creare i problemi nel paese e nello stesso Comune di Napoli”.

Redazione di Contropiano

Fonte: Fanpage
L’intervista video:
https://www.youtube.com/watch?v=AlnrRzLURkQ&feature=emb_logo

 

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E’ cominciata così:

Nuova Resistenza _o

I Maggio 1973

e non è mai cambiata.
Con gli operai e gli studenti:

Con gli operai

contro i neofascisti, la guerra, il razzismo, la repressione e lo sfruttamento:

contro i neofascisti

per l’ambiente, gli immigrati, la Palestina, la scuola e l’università,

per l'ambiente

tra lezioni in piazza e cariche della polizia

Lezioni in piazza (2)

fino a oggi, senza rimpianti e con il cuore ancora pieno di speranza

fotoprofilo

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