Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘ANPI’

Abrazos miles. Salud! Così conclude oggi una sua lettera la mia amica Sylvia, dopo avermi comunicato una notizia che l’ha resa felice: tra i tanti che in questo 8 marzo di lotta  delle donne hanno ricordato Ada Grossi, c’è l’ANPI Brescia, che ha invitato la figlia Sylvia a partecipare alle commemorazioni dei partigiani italiani che hanno combattuto nella guerra di Spagna. La manifestazione si svolgerà a Brescia, alla fine del prossimo mese di giugno.
A Napoli, città natale di Ada, dove vive ancora il fratello Aurelio, che in Spagna ha combattuto per Napoli antifascista, né l’ANPI, né altri hanno mai ritenuto di ricordarla.
Registro il dato per quello che è e non commento. Sono stanco di ricordare a chi ricordare non vuole la necessità e la forza della memoria storica.

I messaggi di Salvini passano soprattutto tra popoli di senza storia e antifascisti smemorati.

Annunci

Read Full Post »

0939539e270b731e490e31d7ee7877ab-u43000142779180qyf-652x382corriere-print-nazionale_ori_crop_MASTER__0x0-593x443Gian Antonio Stella è triste. Una di quelle malinconie inattese e improvvise, come la demenza senile, che sono disgrazie della vecchiaia. E’ triste, Gian Antonio Stella, perché l’associazione dei partigiani si è schierata contro le riforme istituzionali. Gli era andata così bene, a Stella, aveva superato così brillantemente guai peggiori e che ti fa la melanconia? Si presenta oggi, per colpa di questa associazione balorda, fondata da chi ha versato il suo sangue per regalarci libere istituzioni e pretende di difenderle! Guarda un po’ che pretese… Stupidissimi partigiani, bischeri rimbambiti, ma che combinate? Non lo vedete che male fate a Stella con questa vostra scelta? A lui, a Stella, cuori di pietra, non ci avete pensato?
Poverino, Stella. Aveva saputo scansare la tristezza nelle peggiori circostanze e vedi un po’ se l’Anpi doveva giocargli questo tiro mancino! Non ha perso il sorriso, quando Napolitano ha pugnalato nella schiena la nostra democrazia e lo si è visto sorridere felice, come se nulla fosse accaduto, persino quando una sentenza della Consulta ci ha rivelato che la legge elettorale da cui nasce il nostro Parlamento è illegale. Stella, per chi non lo sapesse, è stato di una serenità olimpica e forse innaturale, quando Renzi, ottenuta la fiducia di Camere politicamente ed eticamente delegittimate, ha messo mano a una riforma che trasforma parlamentari costituzionalmente abusivi in giudici della Costituzione. Una felicità a prova di bomba, e che gli accade? Scivola sulla buccia di banana dell’Anpi e dichiara pubblicamente sul Corsera la sua inguaribile malinconia. Non ce l’ha fatta a vedere l’associazione dei partigiani imporre ai suoi la falange compatta…”
Partigiani gloriosi, per favore, siate umani, tornate velocemente sulle vostre scelte e smettetela di far la guerra a Renzi. Stella non lo dice, ma gli vuole così bene che non gli importa nulla della Costituzione. Suvvia, partigiani, per amor di Stella, accettate serenamente la cicuta e toglietevi di mezzo. Non vorrete essere così spietati con un liberale che in fondo al cuore nutre solo una legittima speranza? Stella vorrebbe che Renzi tornasse allo Statuto Albertino. Vi volete impuntare per così poco e condannare il povero Stella alla tristezza?

FuoriregistroContropiano e Agoravox, 18 maggio 2016

Read Full Post »

scansione0008
IL CONTRIBUTO DEL MEZZOGIORNO
ALLA LIBERAZIONE D’ITALIA
1943-1945

Napoli 22-23 gennaio 2015-01-21
Castel Nuovo (Maschio Angioino)
Via Vittorio Emanuele II
Società Napoletana di Storia Patria – Biblioteca

Il Convegno è l’esito del progetto di ricerca nazionale “Il contributo del Mezzogiorno alla Liberazione Italiana (1943-1945) promosso dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI) e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per il 70° anniversario ella Liberazione.
La ricerca ha costituito un importante avanzamento delle conoscenze storiche sul tema e nei lavori del Convegno si offre al dibattito tra storici e alla pubblica coscienza civile.
Il gruppo di lavoro, costituito da storici di rilievo nazionale, ha lavorato su base territoriale, in stretta collaborazione con il presidente nazionale ANPI Carlo Smuraglia, coordinato da Enzo Fimiani, si è avvalso di Isabella Insolvibile e Guido D’Agostino per il Sud; Chiara Donati e Gabriella Gribaudi per il Centro; Toni Rovatta e Luca Baldissara per Nord. Nel convegno sono poi stati coinvolti studiosi in rappresentanza di molte realtà di ricerca italiane.
La questione storica della partecipazione attiva dei meridionali alle varie forme di resistenza appare ancora un nodo irrisolto, anche su piano della memoria civile. I lavori del gruppo di ricerca dell’ANPI si sono inseriti sulla scia di un rinnovamento degli studi sull’argomento, dopo decenni di sottovalutazione, segnando concreti passi in avanti soprattutto per quanto riguarda i numerosi episodi resistenziali nel su, intesi nell’accezione più larga; l’arricchimento documentario; la conoscenza del diretto coinvolgimento di meridionaliin eventi e formazioni partigiane nel centro- nord; l’attenzione verso percorsi biografici esemplari; l’approccio al, momento del “ritorno”; con i fenomeni di riconoscimento/disconoscimento dell’esperienza partigiana nell’Italia della ricostruzione postbellica.

Giovedì 22 gennaio
ore 15.00

Apertura dei Lavori e indirizzo introduttivo
CARLO SMURAGLIA
(Presidente nazionale ANPI)

Saluti
LUIGI DE MAGISTRIS
(sindaco di Napoli )
RENATA DE LORENZO
(presidente Società Napoletana di Storia Patria)
ANTONIO AMORETTI
(presidente Comitato Provinciale ANPI Napoli)

Presiede
GUIDO D’AGOSTINO
(presidente Istituto Campano per la Storia della Resistenza,
dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea “V. L ombardi”
Napoli – INSMLI)

Il progetto di ricerca dell’ANPI:
Ricerca storica e impegno civile
ENZO FIMIANI
(coordinatore delle ricerca)

Meridionali e Resistenza nell’Italia del Sud
ISABELLA INSOLVIBILE

Discussant:
GIUSEPPE ARAGNO, VITO A. LEUZZI,
GIUSEPPE C. MARINO

Venerdì 23 gennaio
ore 9.00

Meridionali e Resistenza nell’Italia del Sud
CHIARA DONATI

Discussant:
GIOVANNI CERCHIA, FELICIO CORVESE

Pausa caffè

Meridionali e Resistenza nell’Italia del Nord
TONI ROVATTI

Discussant:
CARMELO ALBANESE, ROCCO LENTiNI

Il fondo archivistico dell’Ufficio per il servizio riconoscimento
qualifiche e ricompense ai partigiani (Ricompart)
CARLO M. FlORENTlNO
(Archivio Centrale dello Stato, Roma)

Buffet

Venerdì 23 gennaio
ore 14,30

Il contributo dei meridionali alla Resistenza in Piemonte
CLAUDIO DELLAVALLE
(presidente Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “A. Agosti”, Torino)

Discussant:
ALDO BORGHESI, ROSARIO MANGIAMELI,
PANTALEONE SERGI

Tavola rotonda conclusiva
CARLO SMURAGLIA
(presidente nazionale ANPI)
LUCA BALDISSARA
(Università di Pisa)
ALBERTO DE BERNARDi
(vice presidente nazionale lNSMLI, Milano)
GABRIELLA GRIBAUDI
(Università di Napoli Federico II)

Read Full Post »

tradimento RavennaRitorna Pansa, e tutto è consentito. Non a caso in soli tre anni abbiamo avuto Monti, «educatore» di Parlamenti, uno psicodramma intitolato Letta, con Montecitorio e Palazzo Madama inerti spettatori, il pupo toscano e dio sa quale imminente «democrazia autoritaria», niente fronzoli littori, ma tutta Corporazioni e gerarchia. Ogni tempo ha una storia, ma anzitutto ha i suoi storici e qui da noi c’è chi s’è «fatto le ossa» lavorando ai libri di testo di regime nelle Commissioni nominate da Gelmini. Pansa ritorna e tornano parole usate come schizzi di fango: né vere, né false, solo deformate, come il mondo appare nel sonno alla cattiva coscienza. Tornano traditori santificati, aguzzini spacciati per quei martiri innocenti, che, più la crisi economica crea analfabetismo di valori e nega diritti, più «tirano» sul mercato della disinformazione. Stavolta è il turno di una Resistenza che non sta né in cielo né in terra, come piace da morire alla finanza che tempo fa ci ha mandato il suo «avviso di garanzia»: l’Europa mediterranea è indagata per abuso di Statuti antifascisti. Pansa torna e con lui torna, impunita, l’apologia indiretta di un fascismo tentatore, che nei salotti buoni e nei «pensatoi» che contano diventa «contro storia»: un investimento remunerativo sul «bestiame votante», tirato su con pillole di delega, fiale di rassegnazione, scuola in miseria e ricerca pilotata.
Dietro Pansa c’è il potere che gioca. La storia richiede documenti e onestà intellettuale? Il potere punta su menzogne vestite a festa e Pansa fa l’abito su misura. Il suo «eroe-simbolo» è Riccardo Fedel, uno che, per acquistar credito presso i fascisti, s’inventa un complotto di comunisti a Ravenna, a Lipari fa la spia e spedisce in galera 56 compagni confinati e infine si sistema all’Ovra. Una storia di miserie umane come ne trovi tante; una di quelle che, per raccontarle, dovresti far la guerra a un morto, rinfacciargli nomi soffiati, fatti narrati, cifrari passati sottobanco ai questurini e giungere al tragico azzardo finale: Fedel che sale sui monti partigiani con quel triste passato, si barcamena e finisce fucilato dai compagni, che non si fidano e non hanno scelta. Lo studioso affida alla memoria collettiva il tradimento, le conseguenze delle rivelazioni prezzolate, le vite spezzate, le sofferenze patite, il carcere duro, i violenti interrogatori di giovani colpevoli solo di lottare per un mondo migliore e si porta dentro la figura di un uomo che vacilla, stenta, ma non si piega e lotta, sopporta sofferenze atroci, un’infezione da «manette strette» che lo conduce a un passo dall’amputazione e gli accorcia la vita. Lo studioso si sente interrogato dal ruolo determinante che la natura bivalente dell’uomo svolge nel tracollo delle grandi utopie e lì si ferma, pensa e invita a pensare. Lì, sul limitare tragico di quella sorta di campo di battaglia disseminato di cadaveri, consapevole del peso schiacciante della responsabilità. Non scrive una parola, una sola, che non abbia alle spalle un documento a giustificarla con una lettura intellettualmente onesta. Lo storico ha una filosofia della storia in cui inserire un fatto documentato, il tradimento in questo caso, peccato originale dell’impossibile «eroe» di Pansa. L’avventuriero, levato al rango di storico dalla crisi morale e dagli interessi politici che gli stanno dietro, non si pone questioni etiche. Il suo problema non è il rapporto che vincola la causa all’effetto, il tradimento alla fucilazione. In un processo che ricorda molto da vicino la logica del «neolinguaggio» di Orwell e del suo «1984», Pansa, rimossa la causa, si sente libero di modificare l’effetto. Come per magia, il traditore diventa così un martire e la storia diventa storiella.
Superata l’età dell’innocenza – il «peccato» non conta ormai più niente per nessuno – quel campo di battaglia disseminato di cadaveri, che poneva soprattutto domande, diventa una miniera d’oro, una sorta di Eden in cui, per dirla con Carr, vagare «senza uno straccio di filosofia per coprirsi, ignudi davanti al dio della storia». Dopo Cristicchi, anche Pansa ha il suo posto d’onore alla televisione di Stato, ospite di Conchita De Gregorio, che nel 2010, poco prima di Monti, annunciava l’iscrizione all’Anpi: «credo nei valori della Resistenza», sosteneva, perché «ha permesso e realizzato la Costituzione Italiana e la […] democrazia»; poi per chiarire il suo sostegno, aggiungeva: «voglio che la Resistenza non sia solo Memoria del passato, ma esercizio del presente». I tempi mutano, la De Gregorio si adegua e ora offre a Pansa un salotto televisivo. Questo ormai passa il convento: l’esibizione di due giornalisti, che, fingendo di parlare di storia, direbbe Carr con britannico «self control», proveranno a «ricreare, con l’artificiosa ingenuità dei membri di una colonia nudista, il giardino dell’Eden in un parco di periferia».
La riduzione a fattore unico dell’intera storia nazionale ormai non passa solo per la banalizzazione. E’ il denominatore comune, la «cifra» del presente e si chiama purtroppo malafede.

Uscito su Fuoriregistro il 26 marzo 2014 e su Il pane e le rose e su MicroMega il 27 marzo 2013

Read Full Post »

ImmagineQuattro mesi fa teppisti armati di spray al peperoncino intossicarono cinquanta malcapitati, causando crisi d’ansia, difficoltà respiratorie e due ricoveri in ospedale. «Il consiglio è quello di farsi visitare sempre da un medico», scrisse il Corriere della Sera. Ora che lo spray è in dotazione alla forza pubblica – non bastavano manganelli, lacrimogeni e pistole – è un coro di rassicurazioni: non nuoce alla salute. Sono tempi in cui le parole hanno più peso: sono scelte di campo.
Vedo all’opera gente in divisa e penso a milizie padronali; ignoro l’identità di chi «tiene l’ordine» in piazza e non so nulla dei picchiatori impuniti, al lavoro in mattatoi che chiamiamo carceri. La polizia irrompe nelle scuole occupate e non si contano i «caporioni denunciati»; invano protesta la madre di Federico Perna, ennesimo detenuto morto di botte in galera: i ministri pensano a tirar fuori gli amici e Napolitano è impegnato a sostenere che un Parlamento nato da una legge fuorilegge può cambiare la Costituzione scritta col sangue dei partigiani.
Non so perché, ma il pensiero va lontano,  penso agli esiti di una ricerca svolta tra archivi e sede dell’Anpi e ostinata mi si presenta la figura di un giovane antifascista, Adolfo Pansini, repubblicano di formazione mazziniana che avrebbe oggi più o meno l’età di Napolitano; non bestemmio, se dico che sarebbe stato un degno Presidente della Repubblica che contribuì a far nascere. Nel 1940, non ancora diciottenne, «assieme ad alcuni coetanei, aveva creato una associazione a sfondo nettamente antifascista che si applicava nella diffusione in pubblico di foglietti stampigliati recanti la scritta ‘Morte a Mussolini’». Il Pansini, scriveva il questore, «deve ritenersi uno dei principali responsabili del movimento, per avere ideato e coordinato la attività antifascista ». In quegli anni, Napolitano, concittadino di Adolfo, faceva la fronda nei GUF, ma lì si fermava. Pensava forse che, sebbene fascista la legalità andasse rispettata e, sia come sia, non fece nulla per violarla.
Pansini, al contrario, riteneva che una legalità lontana dalla giustizia sociale fosse uno strumento di controllo in mano al potere, sicché, entrato in contatto con Ferdinando Pagano, un ragazzo espulso da tutte le scuole d’Italia per il rifiuto di cantare l’inno fascista,  e coi giovani comunisti del circolo «Karl Marx» di Torre Annunziata, ottenne che i due gruppi clandestini lavorassero uniti, ignorando le  distanze ideologiche. Ne nacque un’attività che non fu solo propaganda. Individuati i picchiatori della milizia, gli antifascisti, infatti, li sorprendevano quando erano isolati e rendevano loro pan per focaccia, spedendoli difilato al pronto soccorso. In termini di legalità, quei giovani avevano torto: benché formata da squadristi che non andavano per il sottile, la Milizia, riconosciuta dalla legge, era un corpo dello Stato «coperto» dal potere. Arrestato in seguito alla delazione di una cameriera, insospettita da una pistola scoperta in un cassetto – gli trovarono in casa una stampiglia costituita da caratteri tipografici di piombo e «numerosi fogliettini stampigliati che si accingeva a diffondere» – Pansini, «pericoloso all’ordine pubblico», ma non ancora diciottenne, se la cavò con un anno di carcere espiato in un istituto per minori.
Liberato, si iscrisse ad Architettura, ma non fece la fronda: tornò all’attività clandestina e i conti col fascismo li chiuse tragicamente il 30 settembre del 1943, quando morì, armi in pugno, combattendo nelle Quattro Giornate di Napoli. Aveva contribuito così alla sconfitta del regime, ma non ebbe medaglie: quelle andarono soprattutto a «scugnizzi», perché si volle ignorare il valore politico della sommossa. I popoli che si rivoltano in armi per la libertà non piacciono a nessuno, nemmeno alle democrazie nate da una guerra di popolo. In quanto a Pagano e ai comunisti del «Karl Marx», rifiutato l’accordo con Badoglio e l’alleanza con la DC, lottarono tra i lavoratori per tutta la vita, ma sparirono dalla storia, espulsi dal PCI in cui, intanto, apparso con gran scelta di tempo, Napolitano, immacolato, vergine e schierato per la continuità dello Stato, iniziava una carriera fulminante.
E’ trascorsa una vita. Le carte con cui mi misuro e il tempo nel quale vivo pongono domande complesse, ma alcune risposte sono nei fatti. Il giovane Pansini fu un delinquente? La sua figura è per i giovani un modello positivo, o i Mazzini e i Pertini sono diventati esempi negativi? Cosa farebbe oggi Adolfo, mentre il Paese che volle libero e per il quale fu imprigionato, lottò e perse la vita, torna lentamente servo?
Spry o manganello, Pansini sarebbe un ragazzo libero e ardimentoso, un eroe, se ha senso ancora la parola abusata, e non c’è dubbio: si rivolterebbe contro l’idea che un Parlamento illegittimo metta mano alla «sua» Costituzione e finirebbe schedato tra i nuovi «caporioni». E’ vero, sì, l’antifascista di ieri troverebbe questori pronto a denunciarlo, poliziotti autorizzati a manganellarlo e una «legalità» che lo condannerebbe. I nuovi pennivendoli lo definirebbero certamente «violento» e «terrorista», ma «bandito» fu Pansini per i nazifascisti e a questo siamo: bisogna scegliere: o «malfattori» o inquadrati nella legalità rappresentata da Giorgio Napolitano, che «bandito» non è mai stato.

Uscito su “Contropiano“, “Report on line” e “Liberazione” col titolo Adolfo Pansini e l’inganno della legalità; su “Fuoriregistro” col titolo Adolfo Pansini non fu presidente.

Read Full Post »

Se la cosa non fosse terribilmente seria, ci sarebbe da ridere. In una lettera a dir poco sconcertante, che ”Patria Indipendente” – organo ufficiale dell’Associazione Partigiani d’Italia – ospita senza sentire nemmeno il bisogno di prendere le distanze, il sig. Piero Petronio si sostituisce all’anagrafe e rilascia certificati di cittadinanza agli studiosi. Il criterio adottato tutto sommato è semplice: se ti occupi del confine orientale e, in linea di massima, condividi la sua verità sulle foibe – Petronio, per chi non lo sapesse, ha “studiato una vita l’argomento” – non ci sono dubbi: sei italiano a tutti gli effetti. Va da sé che, a dar retta all’infallibile metodo accolto dall’ANPI senza una chiosa, un distinguo o una precisazione, Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi “sono slovene”, così come sloveno diventò anni fa l’italiano Pirjevic. Slovene sì, parola di Petronio, e sembrerebbe quasi che i problemi del nostro confine orientale creino a loro volta un invisibile confine “etnico” tra gli studiosi, un confine che divide gli italiani, depositari del Verbo, da quelli sloveni, che evidentemente sono geneticamente manipolatori di fatti e si propongono lo “scopo […] di nascondere o sminuire i massacri compiuti dai partigiani di Tito”, per “togliersi di dosso l’infamia delle foibe mettendo in evidenza i crimini dell’esercito italiano in Jugoslavia”. Non a caso, per il sig. Petronio e per “Patria Indipendente”, che gli pubblica la lettera senza nulla obiettare, la Kersevan e la Cernigoi, non sono solo false italiane e “sedicenti storiche”, ma – guarda un po’! – usano il metodo “speculare a quello dei fascisti italiani di porre l’enfasi sui crimini altrui”. Vergognosamente slovene, quindi, e gratta gratta anche un po’ fasciste…

Partita da questa inquietante premessa, la lettera pubblicata dal giornale dell’ANPI giunge all’inevitabile traguardo: la lista degli autori consentiti  – e di conseguenza l’index librorum prohibitorum – ma l’elenco di chi è abilitato a parlare di foibe e i fondi archivistici in cui andare a far ricerca: “la Fondazione Gramsci con i suoi grandi archivi. La verità è li, va studiata e divulgata. E’ totalmente errato affidare ad occhi chiusi ad altri, come Kersevan e Cernigoj, quello che

bisogna studiare da sé”. Anche gli archivi, quindi, devono essere italiani e li devono frequentare solo gli studiosi cui sia stato fatto l’esame del sangue. Gli sloveni, veri o presunti che siamo, sono “altri”, sono diversi, sono una razza di cui diffidare.

Un gravissimo lutto mi rende al momento difficile intervenire nel merito del dibattito. Due parole, però, ho bisogno di dirle. Le prime a Claudia e ad Alessandra, con la quale ho avuto anche l’onore di scrivere un libro. Con l’una e con l’altra ho dovuto condividere l’etichetta di negazionista che ci appioppò in malafede il “Corriere della Sera” e sono orgoglioso di essermi trovato in loro compagnia; per quello che vale, la mia solidarietà e la mia stima sono totali, incondizionate e affettuose. Il dato che colpisce nella lettera di Petronio non è quello che riguarda l’interpretazione storica, ma la totale mancanza di rispetto per due studiose ineccepibili sul piano del metodo e della documentazione. Chi definisce Kersevan e Cernigoi “sedicenti storiche” è certamente un villano incompetente, ma è anche e soprattutto istintivamente fascista. Altro che sinistra. Gli attacchi reiterati e strumentali cui sono sottoposte da troppo tempo Claudia e Alessandra sono inaccettabili e tutti gli studiosi dovrebbero ribellarci come un sol uomo e schierarci a loro difesa. E’ per questo che voglio dirlo a chiare lettere e senza possibilità di equivoco: col loro lavoro rigoroso e – perché no? – coraggioso, Kersevan e Cernigoi hanno dato e sono certo daranno ancora un contributo prezioso alla conoscenza storica.

In quanto a “Patria Indipendente”, se può esser vero che la parola si dà a tutti, anche a chi pretende di toglierla agli altri e supera i confini della decenza, non è meno vero che una “presa di distanza” redazionale sarebbe stata doverosa. Da tempo mi interrogo su cosa accada oggi davvero nell’ANPI e non trovo una risposta. A Napoli sono stato “promosso”: mi hanno ficcato in un “Comitato d’onore” che non s’è mai riunito e non so a che serva, se non a “sterilizzare” il dissenso e togliersi dai piedi i rompiscatole. A “Patria Indipendente” ho mandato tempo fa un intervento sul caso Fedel, una spia fascista che Pansa ha trasformato in eroe; i parenti mi minacciano di querela e chiedono una rettifica per le poche parole che gli ho dedicato nel mio ultimo libro, ma ciò che ho scritto è chiaro e documentato. La “rivalutazione” del Fidel infanga il Pci e la Resistenza. A tutt’oggi Patria Indipendente non mi ha risposto. Spazio per Petronio però ne ha trovato.

Read Full Post »