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Posts Tagged ‘Vincenzo De Luca’

Contagi, tamponi, malati, quarantene, terapia intensiva, morti e ospedali in crescenti difficoltà. La rincorsa delle ordinanze pare ormai inarrestabile come la pandemia. Un principio mai scritto si legge tra le righe di decreti e comunicati governativi e regionali: avevamo da scegliere tra vita e morte, salute ed economia e ci siamo divisi. In un primo tempo l’ha spuntata di misura l’umana pietà e si è cercato di mettere avanti a tutto la vita, anche se è mancata la necessaria decisione; l’ormai famoso lokdown non è stato però mai davvero completo e soprattutto al Nord i killer della Confindustria l’hanno fatta da…  padroni. Il tesoro dei ricchi non si è toccato, l’Europa ha confermato la sua vocazione allo strozzinaggio e non s’è potuto aiutare seriamente chi rischiava di morir di fame.
Bene o male, comunque, un risultato s’era ottenuto; sarebbe bastato probabilmente tenere la barra con fermezza un po’ di tempo ancora e avremmo calato l’ancora in un porto sicuro. Non si trattava solo di speranza. Più l’aria si faceva pulita, più i delfini tornavano a farsi vedere in un mare di nuovo cristallino, più l’aria si arricchiva di ossigeno e più si capiva che il virus stava perdendo la sua feroce partita.
Giunti però alla riapertura anche un cieco l’ha visto: giorno dopo giorno l’ago della bilancia ha preso a pendere dalla parte degli interessi economici e la vita ha dovuto suo malgrado prepararsi a far posto alla morte. Quant’è durata l’estate, tanto è durato lo sperpero del capitale faticosamente e dolorosamente accumulato. Si è tornati così al punto si partenza.
Certo, le radici della tragedia sono lontane e in pochi mesi non si fanno miracoli. Scuola, Sanità e Trasporti sono stati in varia misura e da più governi distrutti mediante la cieca politica di tagli e privatizzazioni. La pandemia ci ha mostrato il re nudo, ma che si è fatto nei lunghi mesi dello scialo per affrontarne le inevitabili conseguenze? Per la Sanità, come per tutto il settore pubblico, il crollo che si prospetta oggi nasce dai problemi specifici del settore che non sono stati mai affrontati. Da marzo a oggi, però, tutto è rimasto com’era.
Qui nella Campania di De Luca, per esempio, occorrevano assunzioni e si dovevano riaprire subito gli ospedali sconsideratamente chiusi. Il settore, già disastrato, oggi è ancor più debole e minacciato dal totale disinteresse per i trasporti e per la scuola, due degli epicentri di un terremoto che favorisce i contagi e rende ingestibile la crisi. Sarebbe stato così difficile utilizzare i camion e i pullman dei militari per rinforzare i trasporti? E che fine hanno fatto i pullman privati che non portano più turisti? Quanto sarebbe costato accordarsi ed evitare che viaggiassimo su carri bestiame?  
La scuola, poi. C’era e c’è un patrimonio edilizio demaniale a disposizione. Sarebbe bastato utilizzare i lunghi mesi estivi per fare un censimento ed eventuali lavori urgenti. Quanti edifici potevano e ancora potrebbero essere usati per avere aule più numerose e meno affollate? Quanti docenti precari o sfruttati dal privato si potevano e si possono assumere? Quanti contagi in meno si sarebbero così registrati? Quanti ospedali avrebbero evitato il collasso che si annuncia? Quanta povera gente avrebbe salvato la vita?

Fuoriregistro, 29 ottobre 2020 e Agoravox, 30 ottobre 2020

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Mi decido a toccare un tasto che ho lasciato da parte per molto tempo. So che incontrerò rari consensi e riceverò soprattutto critiche. I consensi non mettono e non tolgono, le critiche spesso fanno male, ma che dire? Per mestiere metto insieme i diversi momenti di un’esperienza e ricostruisco gli eventi nel tempo lungo, inserendoli nell’ampio contesto in cui si verificano, senza far prevalere sul giudizio complessivo questa o quella scelta particolare.
Ho letto e trovato giusta una notizia oggettiva e priva di pregiudizi su alcune dichiarazioni di De Magistris: «L’ex Pm uno dei pochi esponenti politici e istituzionali che si oppone alle ordinanze autoritarie dello sceriffo salernitano» ha scritto senza sbavature Ciro Crescentini, riportando una dichiarazione del sindaco:
«Il covid viene utilizzato per fare politica e lo abbiamo visto con le elezioni regionali che hanno molto condizionato la tenuta degli equilibri costituzionali. C’è molta amarezza perché non c’è stato un effettivo coordinamento nazionale e si è dato potere assolutistico alle Regioni, fatto che è stato determinante per far vincere le elezioni».
Sono tra quelli che ha sostenuto con piena convinzione e pubblicamente Luigi De Magistris e ho anche avuto motivi di forte dissenso. Anche di quei motivi ho parlato apertamente. Posso dirlo perciò senza suscitare sospetti, anche perché in fondo è storia che ho vissuto: nei suoi confronti c’è stato spesso un duplice ambiguo atteggiamento: consenso nei momenti in cui le sue scelte politiche sembravano vincenti e il salto sul carro più veloce tornava comodo, attacco a testa bassa nei momenti difficili, soprattutto, oggi, a fine mandato, quando chiedere è complicato e avere difficile, se non impossibile. Per quanto mi riguarda, credo che abbia governato la città in uno dei momenti più difficili della nostra storia recente, quando la crisi dei partiti, il tracollo economico incombente e lo strapotere dei sedicenti «governatori» annunciavano la dolorosa, oscura e per molti versi pericolosa transizione che è oggi sotto gli occhi di tutti.
Ha portato sulle spalle il peso di un debito ingiusto e paralizzante, ha scontato la scelta coerente di tenere le porte di Palazzo San Giacomo chiuse per affaristi ed esponenti del crimine organizzato, facendosi così una interminabile serie di nemici. Tra ombre e contraddizioni, ha restituito alla città una sua dignità e ha saputo dialogare a lungo coi movimenti. Non a caso, quando si tentò di estrometterlo da Palazzo San Giacomo, ebbe al suo fianco anche chi non l’aveva votato.
Ha commesso degli errori, anzitutto nella costruzione dello schieramento per la seconda candidatura. Tutti sbagliamo e in un saggio storico sarebbe inevitabile sottolineare gli errori commessi anche da molti tra quelli che oggi lo attaccano e parlano di fallimento.
C’è stato un momento in cui Napoli è stata davvero una speranza e per molti aspetti un modello. Prima di sputare sentenze e dimenticare che oggi De Magistris è uno dei pochi esponenti politici e istituzionali a puntare il dito sulla figura oscena di De Luca, occorrerebbero prudenza e onestà intellettuale.
E’ presto per scrivere la storia di un’esperienza che non si è ancora chiusa. Per quanto mi riguarda, però, è stata abbastanza lunga per dire che ammiro la coerenza dei pochi che l’hanno attaccato sin dal primo momento, nutro un profondo disprezzo per chi ha abbandonato la barca nel momento in cui ha ritenuto che affondasse e non condivido la scelta – legittima, ma a mio modo di vedere sbagliata – di considerare chiusa e perdente l’esperienza politica dell’ex PM.
Termino con un’affermazione di cui mi assumo la responsabilità: la repubblica antifascista vive in uno stato comatoso e la battaglia si fa purtroppo seguendo l’agenda dettata da suoi carnefici. In questo clima, ho fondati motivi per credere che cambiato il sindaco, rimpiangeremo De Magistris.

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Pensateci solo per un attimo: al posto di De Luca, un giovane come Giuliano, con le qualità di Giuliano, la passione civile, la trasparenza, l’onestà intellettuale e la sacrosanta volontà di costruire un mondo che non sia il letamaio di De Luca…
Ci avete pensato? Beh, se l’avete fatto, non potrete fare altro che votarlo.

https://www.facebook.com/giulianogranatopresidente/videos/789296048507164

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safe_imageAbbiamo costruito una lista che rappresenta la casa di tutti.  C’è tutto un tessuto che non vede l’ora di mettersi alla prova e di mettere alla prova le proprie capacità. Per farlo, però, dobbiamo prima far saltare questo tappo, questa classe dirigente che costituisce una trama soffocante a livello politico e di economia criminale.

Giuliano Granato, candidato di Potere al Popolo alla Presidenza della Regione Campania: Intervista a Fanpage:
http://fanpa.ge/MMiQT

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Aruìianna organoTutta la mia solidarietà ad Arianna Organo, candidata sindaco di Potere al Popolo a Giugliano, denunciata – guarda caso – in piena campagna elettorale.

Il reato? Diffamazione. Chi avrebbe diffamato? L’uomo delle “fritture di pesce”, Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania!

Vuoi vedere che qualcuno comincia ad aver paura?

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Diciamolo pure senza girarci attorno, perché non siamo nati ieri e lo sappiamo bene: per Vincenzo De Luca, pessimo Presidente della Regione Campania e Commissario regionale per la Sanità, più il coronavirus fa balenare lo spettro delle peggiori disgrazie, più l’epidemia diventa un’occasione d’ora, un inatteso e autentico terno al lotto. Lui naturalmente non lo dirà mai, ma si vede lontano un miglio: più il tempo passa, più l’epidemia ci aggredisce e annuncia una catastrofe, più lo sceriffo salernitano sgomita, scalcia e ruba la scena al dolore della gente, alle angosciate riflessioni degli scienziati, ai medici e ai paramedici che vivono in prima linea e a rischio della vita una battaglia durissima e coraggiosa.
La narrazione che cerca di costruire il politico in difficoltà può essere efficace solo a una condizione: che la gente abbocchi all’amo, lo segua sulla via di una unutile repressione e dimentichi il ruolo che ha svolto in questi anni. E’ un’illusione destinata però a naufragare di fronte alle dimensioni del dramma e ai nodi che vengono al pettine.
Polizia municipale, carabinieri e forze armate che De Luca chiama a raccolta come per un golpe cileno, non hanno alcun potere di incidere sulla situazione che viviamo. I contagi purtroppo aumenteranno fino a raggiungere il picco, le vittime cresceranno fatalmente, nonostante l’abnegazione dei medici e degli infermieri e il prezzo che pagheremo sarà purtroppo altissimo e doloroso. Così alto e così doloroso, che alla resa dei conti nessuno dimenticherà gli ospedali che De Luca ha chiuso, i posti letto che ha cancellato, il turn over bloccato con le strutture boccheggianti per i vuoti di organico. Tutti ricorderanno la sua esclusiva responsabilità nei vuoti di organico, le oltre 45mila unità di personale che mancano alla sanità pubblica, priva di medici, e infermieri.
Quando usciremo da questa tragedia, De Luca non sarà il salvatore della Campania, ma l’uomo delle ordinanze stupide e autoritarie; sarà – ciò che è peggio – l’uomo degli ospedali chiusi, delle interminabili liste di attesa, dei reparti cadenti, delle barelle che sostituiscono i letti, delle condizioni igieniche da voltastomaco, della prevenzione oncologica praticamente cancellata. Non si faccia illusioni, perciò: quando usciremo da questa tragedia, la gente ricorderà tutto e dovrà rassegnarsi: la sua vergognosa carriera politica è giunta al capolinea.

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Chi sia Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, ce l’hanno raccontato a chiare lettere le sue inqualificabili parole alla vigilia del referendum. Se dici che il personaggio è squallido, rischi di offendere lo squallore. Per quanto mi riguarda, non credo che, lasciandosi andare alle dichiarazioni che ascolterete tra poco, De Luca pensasse che il microfono fosse spento. Chi intende la politica come prevaricazione e passa per mille bandiere pur di conservare poltrone  e potere, mira soprattutto a intercettare i peggiori istinti degli elettori.
De Luca probabilmente sapeva perfettamente che il microfono era acceso. Quello che contava per lui era di poter dare del pazzo e dell’incapace all’avversario politico, attribuire poi ad altri il suo pensiero per rafforzarlo e spingere al dileggio, indurre al disprezzo, alimentare l’odio, fare delle parole un manganello mediatico e sostenere a tutti i costi e in ogni modo una campagna di diffamazione, che si accompagna all’uso strumentale del potere. Un potere di cui l’esponente del PD si serve come un corpo contundente, per colpire, ferire e se possibile distruggere, senza badare minimamente alle ricadute che i suoi comportamenti hanno sui cittadini. Aspettare quattro mesi senza assegnare fondi che è obbligato a consegnare alla città di Napoli e aggravare così le già difficili condizioni dei cittadini, significa per lui semplicemente mettere in difficoltà chi, senza quei soldi, non può amministrare. Questo è il suo scopo e lo persegue tenacemente, pervicacemente, secondo le regole di una vita politica sempre più imbarbarita.
In quanto al Questore, tirato in ballo, dio solo sa se per caso, o per accordi presi, naturalmente smentisce. Strano a dirsi, però, si guarda bene dal puntare il dito su comportamenti diffamatori, mentre un dato di fatto appare a questo incontrovertibile: dei due, uno mente, Napoli, però, se li deve tenere entrambi e  poi ci si lamenta che i cittadini si allontanano dalle Istituzioni. E che altro dovrebbero fare?
Dopo la lunga ma necessaria premessa, ecco il fuori onda. Fuori onda, naturalmente, è anche il PD. Ma questo non fa più notizia.

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AgoravoxAl di là di quello che si può pensare dell’Amministrazione, è impossibile non prendere atto di un gravissimo dato di fatto: continua scientificamente organizzato l’attacco premeditato a Napoli, ai lavoratori, ai cittadini napoletani e al loro sindaco, legalmente eletto per due volte. Ciò che non si può dire del Governo di cui fa parte Minniti, che vive della fiducia di un Parlamento nato da un imbroglio certificato dalla Consulta.
Nel mirino non ci sono come si vuol far credere, i cosiddetti “centri sociali”, presentati come il “male assoluto”, che sarebbe di per sé una cosa gravissima. Nel mirino c’è De Magistris e tutto questo è intollerabile. L’uscita dalla Magistratura non è bastata. Ora si vuole che esca anche dalla politica, perché, comunque l si voglia vedere, si è posto di traverso sulla strada del PD. Non si può accettarlo e non si può permetterlo. Non possiamo lasciare il gioco in mano a gente come Mara Carfagna e Vincenzo De Luca e ignorare che si sta tentando di stringere in una morsa tutto ciò che si muove in direzione contraria a quella imposta dal capitale finanziario. I “centri sociali” costituiscono una delle componenti più autonome e nello stesso tempo più positive della cosiddetta “città ribelle” e hanno contribuito ad arricchire il processo di “liberazione”, in atto nella capitale del Sud. E’ incredibile che persino i 5Stelle non facciano sentire la loro voce.
Nei limiti del possibile e conservando ognuno la propria autonomia, occorre far quadrato, rompere l’accerchiamento, opporre una narrazione diversa, che smonti quella orchestrata ad arte da una stampa sempre più serva. Non possiamo permettere la criminalizzazione dei Centri sociali, non possiamo subire in silenzio un’offensiva costruita sulle menzogne. Le forze sono quelle che sono e di fronte abbiamo davanti un gigante, ma q esto non vuol dire che bisogna rassegnarsi. Mentre ringrazio Contropiano e Agoravox, che mi ospitano, invito a leggere e – qualora si condivida – fare circolare ogni tentativo di dar voce al dissenso.

http://www.agoravox.it/Ma-i-Questori-si-cambiano.html

http://contropiano.org/interventi/2017/03/16/mi-sorge-un-dubbio-questori-si-cambiano-089935

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IM003465_S_20130131_100444«Abbiamo fortemente voluto la prima Conferenza Cittadina di Servizi sulla Salute Mentale che si è svolta ieri in un luogo simbolo: l’istituto Leonardo Bianchi». Con queste parole il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha annunciato una scelta di enorme significato politico e di forte valenza civile. Una vittoria nella difesa dei diritti.
«E’ stata un’occasione importante di confronto con esperti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni ma anche per definire una nuova programmazione dei servizi e degli interventi più partecipata e integrata. Durante la conferenza abbiamo anche annunciato l’avvenuta istituzione dell’Osservatorio cittadino sulla Salute Mentale col quale collaboreranno gratuitamente esperti, soggetti del terzo settore ed operatori dei servizi psichiatrici. Oltre 300 partecipanti. Un bellissimo ed assai proficuo momento di apertura verso un tema particolarmente complesso quale quello della sofferenza psichica per dare anche il via ad una programmazione degli interventi e dei servizi, per dare voce alle numerose istanze della Città, per essere promotore di percorsi ed occasioni di confronto sugli indirizzi delle politiche integrate, che sono alla base della programmazione sociale e socio-sanitaria».
Ha ragione Raffaele di Francia, del Comitato di lotta per la Salute Mentale: «Oggi a Napoli è stata scritta una pagina importante per la lotta a difesa dei diritti e della dignità dei sofferenti psichici. Va dato atto al Sindaco e all’Assessore alle politiche sociali per aver condiviso il duro lavoro che il Comitato di lotta per la salute mentale e l’associazione Sergio Piro hanno portato avanti per tre anni con l’obiettivo quasi impossibile di coinvolgere il sindaco e il comune di Napoli nella realizzazione di un Osservatorio per la salute mentale. Napoli ancora una volta sceglie di portare avanti iniziative che partono dal basso e realmente partecipate, l’osservatorio è uno strumento di lotta contro l’omologazione di una cura della sofferenza che si limita alla somministrazione di psicofarmaci, è uno strumento di garanzia dei diritti e della dignità delle persone, è uno strumento per la sperimentazione di nuove prassi e per la trasformazione della sofferenza, per il diritto non solo alla cura ma anche per il diritto alla guarigione e alla gioia. È un punto di partenza, la battaglia è ardua perché percorre quei luoghi estremi dove la politica con difficoltà si cimenta, noi ci crediamo e per questo andiamo avanti».
Parole sacrosante e speranze più che legittime.
E’ proprio vero: i giorni non sono tutti eguali tra loro. Quello che se n’è appena andato segna un punto importantissimo a favore del sindaco e – se posso dirlo – anche di chi in questa scelta ha creduto fino in fondo e ne ha spesso parlato con lui. E’ importante che sia accaduto ed è ancora più importante che sia accaduto in un momento come quello che viviamo. Per quanto mi riguarda, gli assessori che parlano di aperture al PD e una condizione altalenante di riconoscimenti istituzionali a De Luca, da cui però De Magistris prende di fatto le distanze – «col Pd siamo opposizione» – non fanno bene. Non accadrà, ne sono certo, ma non posso fare a meno di dire a me stesso che un’intesa assumerebbe il valore di un confine che si chiude: metterebbe inevitabilmente in un angolo un’esperienza nella quale ho creduto molto. Questo non impedisce però che nel lavoro per la salute mentale io riconosca l’uomo incontrato durante l’autunno, quando sulla figura istituzionale prevaleva nettamente il «sindaco di strada”. Senza quella esperienza probabilmente non sarebbe venuta questa giornata. Non tutto, quindi, è stato inutile.
Non credo che la collaborazione con De Luca e i suoi uomini produrrebbe risultati come questi e un’ombra rattrista la mia giornata. Per quanto mi riguarda non potrei essere dove trova posto il PD. Al sindaco, perciò, augurerei le migliori fortune e spererei di dover ammettere domani che oggi sbaglio a pensarla così. Lo spererei davvero, ma in questo momento non riesco a crederci.
Bravo De Magistris, quindi, soprattutto bravo l’uomo di rottura che è stato tra la gente e si è mosso in sintonia con la parte più vera, umana e semplice della sua città. Era ed è la via più difficile, ma promette di essere anche la più ricca di risultati. Se dovessero prevalere ragion di Stato e «saggezza» istituzionale, si aprirebbe un’altra via, profondamente diversa. Legittima, per carità, che altri potrebbero a buon diritto imboccare. Io no. «Buona fortuna, sindaco», direi. «Gli amici di un autunno ormai lontano non possono esserti utili in questo percorso. Sarebbero solo d’intralcio e se ne tornano perciò alla loro vita di sempre, con qualche ricordo indimenticabile, il dubbio di non aver saputo difendere fino in fondo un progetto che pareva condiviso e l’inevitabile amarezza di una sconfitta umana, prima ancora che politica». Qualcosa di quei giorni però resterebbe. L’esito della lotta per la Salute Mentale, per esempio, sarebbe la prova tangibile che non si trattava solo di utopie senili. Era ed è un’idea diversa, nuova e per molti aspetti rivoluzionaria del «fare politica»; la chiave vera del cambiamento. Un lavoro da sindaco «sovversivo», insomma, come malignamente ha scritto la stampa di un regime eversivo.
Quel regime di cui De Luca è un indiscutibile campione.

Agoravox, 20 giugno 2105

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Cara amica,
dopo il colpo di grazia alla scuola, non riesco a immaginare la sorte dell’università, che ho lasciato tempo imagesfa, come sai, per un moto di invincibile disgusto. Non è bastata la sparuta minoranza che rappresenti a tenermici dentro. Non so che accadrà, ma un dato di fatto basta e avanza a tingere di nero le previsioni: quando dovrete accogliere studenti privi di autonomia di pensiero, nemmeno la migliore delle accademie potrà far fronte all’analfabetismo di valori che salirà in trono. Aggiungici il fatto che nessuno porrà mano ai problemi veri della ricerca – si fa anzi di tutto per renderla serva – e il quadro diventa più chiaro.
Ho sputato l’anima per trovare consensi attorno a una iniziativa “illegale” contro la falsa legalità di Renzi, ma di occupare le scuole, per esempio, provocare uno scontro vero e giungere ai docenti in manette, non se n’è mai fatto nulla. Sarebbe stata l’occasione per trasformare i tribunali in una cassa di risonanza delle nostre ragioni, per diventare, da imputati, giudici di una indicibile vergogna. Ci sono precedenti nobili, ma non disponiamo nemmeno di un’ombra reincarnata di Matteotti, Amendola o Pertini e ci stiamo meritando questa grande gabbia. Ci finiremo dentro senza opporre resistenza. Non occorreranno manganello e olio di ricino e lo faranno con o senza Renzi, un pupo, uno qualunque, in mano a un potere che non “scende in campo”. Un potere che si può contentare di ebeti fantocci come il sindaco fiorentino e il contorno di compiacenti signorine di bell’aspetto, senza sale d’ingegno, buone a solleticare i desideri inconfessati dei maschi, le frustrazioni di casalinghe alcoliste e il pattume della sinistra radical chic, tradizionalmente arrendevole con il “nuovo che avanza”.
“Il Manifesto”, incredibile a dirsi, si segnala per un articolo sulla sconfitta elettorale di Renzi e – senza volerlo, suppongo – aumenta così la dose di sedativi che frena quel tanto di rabbia sopravvissuta all’ebetismo scientificamente prodotto dal baraccone mediatico. La rabbia finirà così in mano ai neofascisti, nel caso improbabile che occorra usare le maniere forti.
Che vuoi che ti dica? Finché sogneremo un riscatto che passi esclusivamente per urne, partiti e vaghissime “coalizioni sociali”, continueremo a scivolare nel fango. Sarebbe tempo che un manipolo di forti ingegni mettesse mano di nuovo al “Non Mollare” e piuttosto che chiudersi nella mormorazione su facebook e nella rivoluzione virtuale, chi può, prendesse la via di un volontario esilio. Tu guardati attorno, però. Se di lontano vedi un Salvemini o anche solo un acerbo Rosselli, fa festa e mandami un telegramma cifrato. In Campania abbiamo ora al potere un pessimo arnese alleato ai neofascisti; tu ti immagini un fermento rivoluzionario? Invece no. La sedicente “società civile” discetta sulla “politica del fare”, sul “carisma del capo” e si tiene equidistante da “destra” e “sinistra”, come non ci fossero dietro due sistemi di valori incompatibili e ne avesse disponibile un terzo che nessuno conosce. Al di là della sospetta equidistanza, negli occhi di tanti vedi però un possibilismo per ora taciuto, ma pronto a rompere in consenso.
Due giorni fa, in una sorta di set in cui si provava la “politica nuova”, ho ascoltato con angoscia una, cui non mancano titoli e ambizioni, che suggeriva con inconsapevole protervia di “mettere in soffitta Gramsci”, del quale probabilmente conosce poco più del nome e del cognome. Per questo campione della “nouvelle vague“, Vincenzo De Luca va bene. Prima che politica, la sconfitta è culturale, amica mia. Come sempre accade in questi casi, la tradizionale attitudine al trasformismo di galantuomini e benpensanti si esalta e chi non si vende si svende. Difendere la scuola sarebbe un imperativo etico. Ma dove la cerchi l’etica, nell’animo di chi se non insegue direttamente il modello e il pensiero dei banchieri, non ne ha uno suo dal quale ripartire?
Questo è. Negli anni Venti del secolo scorso ci fu chi badò al valore dell’esempio, sicché, nonostante il conformismo trionfante, le oltraggiose conversioni e la malafede eletta a norma di vita, la scintilla della dignità e la passione civile sopravvissero alla reazione e si poté poi appiccare l’incendio. A eterna vergogna della mia generazione, ce ne andremo tutti via o complici o impotenti e non basteranno due volte vent’anni. Questo non è fascismo, è molto peggio. Non c’è un capo, non è il regime d’un leader, non ci sono le teste fini come Rocco e Gentile. E’ un sistema collettivo di potere che può sostituire i capi e dar l’idea che esistano regole e partecipazione. Si sono inventati un’egemonia culturale priva di pensiero, hanno lavorato per sostituire le leggi della convivenza civile con un’unica legge: quella della  giungla, sulla quale si regge un’economia da prima rivoluzione industriale. Sullo sfondo, terribilmente reale, la guerra. Il gioco è fatto e le generazioni di disperati non hanno valori di riferimento per immaginare un’uscita dalla gabbia non dico rivoluzionaria, ma solo “resistente”.
Se sto sbagliando e sono eccessivamente pessimista, mi farà immensamente piacere doverlo riconoscere domani. Ammesso che domani io ci sia. Grazie per la citazione. In genere mi ignorano. Tu come stai e come te la passi? Stammi bene e riprendi a tirare di pistola. Non si può mai dire. La violenza giustifica talvolta la legittima difesa e la penna potrebbe non bastare. Un abbraccio, Giuseppe

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