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Il comunicato è secco e si riduce all’essenziale, ma evidentemente non teme smentite:
«Ucciso da un camion il nostro Coordinatore dei SiCobas Novara Adil durante lo sciopero nazionale in corso alla Lidl di Biandrate. A differenza di quanto sta girando sulla stampa, il camion ha forzato il presidio all’esterno del magazzino investendo i lavoratori, tra cui Adil».
Adil Belakhdim, di origini marocchine, aveva 37 anni, svolgeva attività sindacale da alcuni anni ed era coordinatore interregionale dei SiCobas. L’ha ucciso volontariamente l’autista di un camion, dopo una breve discussione: voleva forzare il blocco e il sindacalista ha provato a fermarlo. E’ accaduto stamattina a Biandrate, nel Novarese, nei pressi del deposito territoriale Lidl, dove era appena cominciata una manifestazione di lavoratori indetta dal SiCobas nell’ambito di uno sciopero nazionale della logistica. La vittima,lascia due figli di 15 e 17 anni.
Come ricorda «Contropiano», siamo di fronte alla «stessa dinamica, fotogramma per fotogramma, dell’omicidio di Abd El Salam, operaio egiziano e sindacalista Usb, ucciso da un Tir durante un picchetto davanti alla Gls di Piacenza, il 14 settembre 2016».
Com’è sembrato evidente la settimana scorsa alla FedEX, dove un presidio di lavoratori è stato aggredito con estrema violenza da squadristi sedicenti vigilantes al servizio dell’azienda, siamo tornati al clima in cui mosse i primi passi il fascismo. Coperta da un governo legato a filo doppio agli interessi padronali, l’offensiva ha nel mirino i diritti fondamentali, conquistati col sangue dal mondo del lavoro nel corso della sua storia: organizzarsi, lottare e scioperare. In discussione è la democrazia, sempre più lontana e fastidiosa per Governi padronali, decisi a scaricare in ogni modo, anche con la violenza, la crisi e la miseria prodotte dal capitalismo neoliberista sulle classi lavoratrici.
Di fronte a tutto questo, non si può stare a guardare. E’ giunto il tempo della solidarietà concreta, dell’unità e della resistenza. Il tempo di una risposta all’altezza della minaccia. Bisogna accettare la sfida e dirlo chiaro: questo nuovo fascismo non passerà!

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FucilatiDue parole, prima di segnalare un articolo di Contropiano sulla reazione targata Alfano.
Intanto un invito: dopo aver letto, aderiamo. Faccio da riferimento. Subito dopo una considerazione: bisogna stare uniti, raccogliere forze, soprattutto uscire dalla solita cerchia dei militanti e parlare alla gente. Non siamo di fronte a un fatto eccezionale, purtroppo, questa è la regola nella tradizone dei nostri legislatori. Dall’unità fino a oggi, le peggiori leggi, quelle più liberticide, sono state sempre presentate inizialmente come strumenti di lotta alla criminalità organizzata. La legge Pica si fece per i “briganti” e colpì la sacrosanta protesta del Sud colonizzato. Non c’è stato mai freno, si è giunti a consentire la discrezionalità nell’uso delle armi e non a caso ci siamo tenuti il Codice del fascista Rocco. Qui da noi la civiltà giuridica pare sovversione: non si fa una legge sulla tortura, non si mette un numero identificativo perché sennò non si possono mettere in piazza impuniti mazzieri. Genova insegna.
La Costituzione, per quel tanto che è stata applicata, si è dimostrata un freno alla deriva autoritaria e neofascista. E’ per questo che la si vuole cambiare. Credo che l’occasione offerta dal referendum sia preziosa e non vada persa. In una campagna forte per il no, ci sono sia l’opportunità di inserire il tema della repressione negli argomenti a difesa della Costituzione sempre più ignorata, sia di contattare quanta più gente possibile. Marcella Raiola, valorosa docente precaria che ha combattuto in questi mesi la battaglia per raccogliere firme a sostegno dei referendum sociali, mi diceva ieri che questo obiettivo l’hanno certamente raggiunto con i loro banchetti.
Su questa linea bisogna muoversi, farlo presto, farlo tutti.
Ecco la denuncia dell’USB

http://www.usb.it/index.php?id=1132&tx_ttnews%5Btt_news%5D=89591&cHash=7b75b741d3

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