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Posts Tagged ‘umanità’

L’umanità che vorresti ingabbiare,
carceriere di sogni e di speranze,
è un uccello che vola
sulle ali del pensiero.
Più t’inventi confini,
più l’uccello sconfina,
più va dai monti al mare,
libero di volare,
e i tuoi muri attraversa.
Il prigioniero vero
sei ormai tu, carceriere carcerato,
e una chiave non c’è
che ti liberi il cuore.

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Quello che segue non è un documento sul carcere, ma tocca da vicino uno degli aspetti più terribili dell’esercizio legale della violenza. Carcere italiano a NassiriaHanno fatto molto bene a scriverlo, le giovani compa-gne incarcerate il 19 ottobre, perché si parla sempre della violenza di chi lotta e non si dice mai quanta violenza contenga un’idea di giustizia intesa come rispetto della “legalità” e, quindi, estranea a un concetto di legalità figlia della giustizia sociale. Le compagne e i compagni arrestati il 19 non hanno incontrato in carcere espo-nenti delle classi agiate. Ce ne sono senza dubbio, ma in un rapporto così squilibrato, che diventa evidente il legame forte tra subalternità, povertà, appartenenza di classe, emarginazione e carcerazione. Non si tratta di un dato banale, ma di un elemento di fondo nella valutazione della violenza vera, sottaciuta, volutamente poco studiata. Senza contare il lato umano della testimonianza, che non è da sottovalutare, perché non si cambia il mondo, non si cambia nulla se anzitutto non si è profondamente umani. Quello che più offende e segna un confine invalicabile nella vicenda Cancellieri, è proprio il concetto cui affida la sua difesa: il diritto di essere umani. Una sorta di appropriazione indebita di un sentimento che, se mai le appartenesse per davvero, l’avrebbe indotta a dimettersi non per un errore politico, ma per l’orrore del ruolo che ha ricoperto e ricopre. Come può appellarsi all’umanità, chi istituzionalmente è chiamato a far funzionare meccanismi disumani? Io l’avrei abbracciata la Cancellieri se avesse risposto alle accuse dichiarando di dimettersi non perché ha sbagliato a far uscire la Ligresti, ma perché non ha potuto fare uscire tutti; perché vorrebbe che tutti uscissero da quell’inferno e finché non sarà adottato un concetto teorico di legalità che non ignori la giustizia sociale, e da esso non se ne ricavi una pratica quotidiana di umanità, è ingiusto e disumano essere ancora per un istante ministro della giustizia.

Storie di ordinaria detenzione. Rebibbia, oltre il 19 ottobre

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