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Posts Tagged ‘terremoto’

Sandro-Pertini-810x380La rete di tubi Innocenti che da giovani ci soffocò, i muri puntellati che accecavano l’imbocco dei vicoli bui, i palazzi traballanti faticosamente rinsaldati, furono davvero pagati dalla solidarietà del Paese o ci siamo illusi e tutto si fece a spese della città ferita? Di fronte al debito che vogliono imporci, il dubbio è legittimo e tornano in mente le domande accorate di Sandro Pertini: «Chi è che ha speculato su questa disgrazia? E se vi è qualcuno che ha speculato, […] costui è in carcere, come dovrebbe essere?».
Cosa sia e a chi appartenga il CR8, il Consorzio Ricostruzione 8, spuntato Dio sa come dal secolo scorso, non è chiaro a nessuno. Pretende soldi a palate per imprecisati lavori di ricostruzione che avrebbe eseguito per conto dei napoletani, ma noi sappiamo solo che è un’impresa di costruzioni edili inserita nel Registro delle Imprese dal 19 febbraio 1996. Sembrerà strano ma è vero: il CR8 vanta un credito che minaccia di annegarci in un mare di guai, ma noi non conosciamo il suo Statuto, i suoi amministratori, i suoi titolari, la sua storia, le sue attività, i suoi soci e i suoi dati fiscali, amministrativi e patrimoniali.
Chi prova a saperne di più trova solo brandelli di notizie. Scopre, per esempio, che il 31 luglio 1991, quasi undici anni dopo il terremoto, il socialista Nello Polese, nei panni di Commissario Straordinario di Governo, affidò in concessione al Consorzio lavori di edilizia residenziale. A noi piacerebbe sapere perché si fecero lavori tanto tempo dopo il sisma, se c’erano fondi destinati a coprire le spese e a quali costi pattuiti si chiuse l’accordo. Purtroppo, però, nessuno ci dice nulla. La stampa, va a capire perché, è tutta concentrata sulle ipotetiche responsabilità della Giunta chiamata a pagare il debito misterioso e pare quasi che il passato non interessi l’informazione. Eppure questa triste faccenda viene da lontano. Da qualche parte c’è scritto che nove anni dopo l’assegnazione di Polese, il 22 febbraio del 2000, il CR8 avviò nei confronti del Comune di Napoli un procedimento arbitrale. A Palazzo San Giacomo stavolta c’era Bassolino, il debito aveva assunto dimensioni serie e per giunta c’era un ulteriore credito per interessi in via di determinazione.
Chi tenta di capire si accorge che Bassolino contestò il diritto vantato dai creditori e ricusò un lodo arbitrale, ma non può capire se il Comune rifiutò perché qualcosa non era andato come previsto. Sarebbe interessante e utile saperlo, ma non te lo dice nessuno. Di certo c’è che iniziò così, diciotto anni fa, la battaglia legale sul pagamento di spese maturate fuori bilancio, che oggi gravano sui napoletani e silurano un’Amministrazione che con i fatti del 1981, le scelte del 1991 e lo scontro del 2000 non ha nulla da spartire.
Scavando ostinatamente si accerta che il 22 ottobre 2004 si giunse a un lodo e si registra un altro dato certo: a Palazzo San Giacomo c’era Rosa Russo Iervolino, ex democristiana passata poi alla Margherita e infine al PD, e se ne ricava una spiacevole sensazione: per decenni, mentre il sisma dell’80 diventava un evento lontano, consegnato alla storia di Napoli, un altro terremoto acquistava giorno dopo giorno una forza distruttiva. Il disastro covava silenzioso, come tutti i movimenti tellurici e sembrava muoversi su due binari. Da un lato un Consorzio di ignoti creditori, deciso a riscuotere crediti che oggi, possono essere soddisfatti solo cancellando diritti costituzionalmente garantiti, dall’altro Enti Pubblici più o meno assenti.
Oggi, mentre il nuovo terremoto li assale, la mancanza di notizie precise insospettisce i napoletani c’è chi si chiede se non ci sia un qualche nesso tra gli interessi dei creditori e le forsennate campagne di organi di stampa che – sarà un caso? – appartengono a chi, costruendo e ricostruendo, ha accumulato una montagna di quattrini. Una risposta a queste domande non c’è, ma chi ha vissuto gli eventi successivi al terremoto, sa bene quale fiume di soldi sia passato per vie traverse dal pubblico al privato, finendo molto spesso in mano alla malavita organizzata e non manca nemmeno chi ricorda l’inspiegabile inerzia degli Enti Pubblici, spesso lontani dalle gare di appalto. Certezze ovviamente i napoletani non possono averne, ma quasi quarant’anni dopo la sensazione è che il debito sia un groviglio di buchi neri, in cui sono finiti milioni e milioni di euro che qualcuno – ma chi? – ha acquistato il diritto di riscuotere. A quale titolo? In conseguenza di quali scelte? Questo non si sa, ma chi avrebbe dovuto pagare – ecco una certezza – non l’ha mai fatto: né il Commissario, né le giunte comunali nate dopo la fine del commissariamento, avvenuto nell’aprile 1996.
Dagli Atti della Camera dei Deputati e dai testi allegati all’ordine del giorno della seduta dell’1 febbraio 2017, apprendiamo che le somme richieste al Comune di Napoli sono debiti maturati negli anni in cui il concedente era lo Stato e che l’odierna Amministrazione ha ripetutamente posto l’accento sulla necessità che il Governo si accollasse il debito per la quota di sua competenza, pari a qualcosa come il 90 per cento del totale. Il Governo però non l’ha fatto e non si capisce perché le somme richieste non siano state stanziate negli anni del disastro. Di certo c’è che, in questo dopo terremoto che non ha mai fine, a Luigi De Magistris si giunge solo dopo che 14 tra sindaci e commissari, da Maurizio Valenzi a Rosa Russo Iervolino, sono stati alla guida della città.
In questo guazzabuglio che avrebbe spinto una stampa più indipendente a tentare l’inchiesta, c’è un dato che colpisce: seguendo il percorso dei sindaci e delle parti politiche di cui sono stati espressione, si scopre che la senatrice Valeria Valente, che oggi guida la crociata per la «sana amministrazione», iniziò la sua carriera politica nel 1997, quando fu eletta consigliera comunale nelle liste dei DS e l’ha proseguita poi nel 2001 allorché, rieletta, divenne assessore. Erano i tempi di Rosa Russo Iervolino e dell’emergenza rifiuti, che «fa debito» come il terremoto. Come possa la senatrice Valente ignorare di aver approvato bilanci destinati ad aggravare la situazione debitoria del Comune è un mistero glorioso.
Davanti a questa oscura vicenda, a lei, però, alla parlamentare del PD, come a tutti i protagonisti di questa oscura vicenda, sarebbe il caso che qualcuno – una Commissione parlamentare d’inchiesta? – ponesse le domande che i napoletani onesti si fanno invano da tempo. Quali percorsi ha compiuto il debito in quasi quarant’anni di storia della città e del Paese? Chi sono i creditori? Come hanno ottenuto gli appalti? E’ giusto che per pagare oscure spettanze vantate da ignoti creditori, si cancellino diritti costituzionalmente garantiti, si neghi la refezione scolastica ai bambini, si svendano aziende e beni comuni e si riduca Napoli in condizioni di miseria più gravi di quelle in cui già vive? Si sono resi conto i dirigenti del PD napoletano, avanti a tutti Valeria Valente, che la loro «guerra santa» è guerra alla città e alla gente che li ha votati e – come tutte le guerre – si combatte soprattutto a danno dei ceti più poveri ed emarginati?
Si ha un bel dire, infatti, che pagherà la città; la verità è che il costo già iniquo di un debito misterioso non ricadrà in misura ugualmente grave su tutta la popolazione. A qualcuno – le minoranze agiate – costerà poco o nulla – ad altri – quella parte della popolazione che già soffre le pene dell’inferno, toglierà l’aria per respirare.

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Comanda lui. Gli elettori lo sbatterono fuori dal Parlamento, ma comanda lui, il maggiore esponente d’un ceto politico squalificato. Ciampi lo ripescò con un ceffone agli elettori e lo fece senatore a vita; aveva illustrato la patria, ma nessuno se n’era accorto e ora comanda lui. Non lo fermano ormai nemmeno il terremoto, una strage di operai e il collasso d’un Paese che dal 1953, come dirigente di partito, deputato, senatore, ministro e presidente della repubblica, ha condotto al disastro.

Parla, straparla, ricopre tutti i ruoli, sta in campo e sugli spalti, applaude, fischia, mostra il cartellino giallo per ammonire, tira fuori quello rosso per l’espulsione, è raccattapalle, arbitro, guardalinee, quarto uomo e giocatore.

Comanda lui, il sedicente comunista, che aveva il lasciapassare per gli Usa, quando il rosso faceva diventare tori gli americani. Comanda lui e oggi, da vero capo del governo, ha riunito Mario Monti, l’uomo di paglia di banche e affini, e le alte cariche dello Stato e ha deciso che sì, la parata militare va fatta, costi quel costi, nonostante i danni del terremoto, il lutto degli emiliani, il sospetto delle responsabilità padronali per l’uccisione di undici lavoratori e la rabbia della gente tenuta a bada ormai solo dalle manganellate delle forze dell’ordine. Va fatta, tanto pagano i contribuenti.

Comanda lui, Napolitano. Non lo fermano ormai nemmeno il terremoto, una strage di operai e il collasso del Paese. C’è in Italia qualcuno disposto e spiegargli che è giunta per lui l’ora di ritirarsi a vita privata?

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