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Posts Tagged ‘Taranto’

Per sei milioni di euro Benigni racconta a un Paese instupidito la favola bella della Costituzione. Senza chiedere un soldo Calamandrei sarebbe stato chiarissimo: l’Assemblea Costituente si assunse “il compito di costruire giuridicamente un congegno di governo che avesse la forma repubblicana al luogo di quella monarchica, purché, al disotto di quella nuova forma politica, rimanessero invariate, […] le strutture economiche e sociali dell’Italia prefascista. Benigni racconta, invece, il libro dei sogni e fa passare così sottotraccia l’agonia della democrazia. Mentre il telespettatore si compiace e la retorica patriottarda leva fitte cortine fumogene, le agenzie battono a toni smorzati la notizia che sa di beffa: l’università è a rischio default, ha avvertito Profumo, impegnato nella discussione del bilancio. Mentre il comico toscano si sforza di volare alto, ma il tema è sempre Berlusconi, il diritto allo studio è ormai cancellato. Benigni non lo dice, ma il Parlamento si dichiara sereno: i fondi alla formazione privata sono garantiti.
Sull’articolo undici l’artista naturalmente sorvola. Meglio lasciar perdere la guerra ripudiata, se in Afghanistan spendiamo in razzi, cartucce e blindati quanto basterebbe a rifare tutte le scuole pericolanti.
Ad ascoltare i tratti concisi, scolpiti su pagine consegnate al futuro, sembra di volare: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli…, difendere il […] lavoro, tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo”. Chi tra noi, tuttavia, uomini e donne di scuola, andrà domani a raccontare agli alunni che le cose stanno così, che si può star tranquilli?
Noi, che non raccontiamo frottole agli studenti – e per questo il potere ci teme e ci fa la guerra – noi segneremo col lapillo nero sui calendari delle nostre aule il 19 dicembre del 2012, giorno in cui la Camera dei Deputati, di fronte alla tragedia del lavoro negato e della salute violata, non ha trovato di meglio che schierasi col governo e coi padroni.
Ieri un decreto legge ha ufficialmente certificato la gravissima crisi di legalità in cui è stato impunemente trascinato il Paese. Un governo che nessuno ha eletto ha cancellato con un colpo di mano il provvedimento di sequestro firmato a Taranto da magistrati che hanno constatato il disastro ambientale e l’attentato gravissimo alla salute pubblica operato dall’Ilva. Il provvedimento governativo non solo calpesta la Costituzione esaltata da Benigni, ma non espropria, non nazionalizza, non colpisce minimamente la proprietà responsabile della sciagura. Da questo momento ogni avventuriero sa che un governo amico dei padroni potrà autorizzare qualsivoglia illegalità. S’è trovata, infatti, la definizione miracolosa che cancella il reato e vanifica l’intervento della Magistratura: “la fabbrica riveste un interesse strategico nazionale“. E’ un atto profondamente eversivo.
Invece di fare il tifo pro o contro Berlusconi e andare in solluchero per un comico che legge una Costituzione tradita, sarà bene ricordarlo: chi ha voluto questo scempio si accinge a chiedere il nostro voto.

Uscito su “Fuoriregistro” il 20 dicembre 2012

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Dopo un anno perso dietro i numeri di un governo di contabili e ragionieri, i conti non tornano. E’ allucinante. Non ci avessero pensato Milena Gabanelli e quella banda di guastafeste raccolta all’ombra del “Fatto Quotidiano”, nessuno dei ben pasciuti e titolati tecnici ingaggiati da Monti e Napolitano ci avrebbe raccontato l’incredibile storia di Ilaria Sbressa. Molto probabilmente, non avremmo mai saputo che ai tempi della Gelmini un’azienda privata ha ottenuto il via libera dal Miur per realizzare una ventina di spot da “Carosello” e utilizzarli come prezioso materiale didattico, con un rapporto guadagno spese che sta nei termini osceni di ventimila euro alla voce costi contro i settecentotrentamila messi in tasca. Una barca di soldi pagati, a quanto pare, dopo l’uscita di scena della Gelmini, cui sommare cinque milioni entrati grazie a sconti, favori e acquisizioni di fondi europei. Tanto spreco, mentre l’intero governo fa il coro greco per i “costi” sociali degli studenti fuoricorso e un’appetitosa valanga elettronica, tutta tablet, lavagne multimediali e pagelle digitali, precipita sulla scuola terremotata dalla religione del profitto!
Onore al merito: mentre la Ragioneria dello Stato accampa i suoi agenti in viale Trastevere e scava a destra e a manca nei ripostigli, Il Miur, con invidiabile faccia tosta, diserta il campo minato delle ore d’insegnamento e discetta vezzosamente di concorsi, precari e rivoluzione copernicana della formazione. Non ci sono dubbi: nell’anno del miracolo Monti c’è mancato tutto, tranne gli scandali soffocati e le dichiarazioni sibilline. Dall’Ilva, difesa a spada tratta contro regole, magistrati e cittadini, a Passera ci ha fatto la lezione morale sulle tasse, portando sulle spalle il peso di un’inchiesta per frode fiscale, il confine tra realtà e rappresentazione s’è fatto così sottile, che persino l’evidenza d’un filmato è stata revocata impunemente in dubbio, senza temere ridicolo e vergogna. Il 14 novembre, mentre il ministro Cancellieri elogiava le forze dell’ordine reduci dai pestaggi capitolini, la collega Severino dichiarava di aver aperto un’inchiesta interna sul comportamento della polizia, sospettata di essersi appostata alle finestre del suo ufficio per sparare candelotti lacrimogeni sulla testa di ignari manifestanti. A risolvere brillantemente la tragicomica situazione, hanno pensato, competenti e professionali, i carabinieri, spiegandoci che l’asino vola e subito la stampa si è affettata a raccontarci che sì, è vero, l’asino vola perché ce lo dicono i carabinieri.
Chi pensava che la neolingua fosse l’invenzione di un fortunato romanziere, farà bene a ricredersi. Se da tempo abbiamo imparato che «la guerra è pace», ora sappiamo che per il Ministero dell’Interno e quello della Giustizia non sono veri i fatti, ma ciò che ne pensano i Carabinieri, sicché presto dovremo adeguarci: «la libertà è schiavitù». In quanto al Miur, se la Gabanelli ha ragione e le notizie del “Fatto Quotidiano” sulla gestione degli appalti interni al Ministero saranno verificate, il programma sarà infine chiaro: «l’ignoranza è forza».
Quando gli storici porranno mano alla ricostruzione, balzerà in luce meridiana: il capolavoro l’ha firmato Bondi, incaricato di esaminare appalti e spese per garantire risparmi mirati in nome dell’efficienza e della lotta agli sprechi. Come un abile pifferaio magico, il supertecnico ha regalato il fascino della musica inglese alla tragedia dei tagli, sicché il popolo incantato, quasi danzando al ritmo sincopato della spending-revew, l’ha seguito fiducioso fino al fatale epilogo e quando s’è annegato, quasi felice del disastro, ha perdonato l’epilogo tragico della favola antica. L’incanto della musica ha avuto questo di veramente nuovo: in un mondo che affonda nel fango, ha diffuso la convinzione ferma che di tutto si possa accusare il suonatore, tranne che di malafede. Il fatto è però che spesso di buona fede si muore e mai come oggi il monito del pifferaio di Hamelin è apparso così chiaro: non esistono miracoli onesti, ci sono solo stregoni pericolosi.

Uscito su “Fuoriregistro” il 22 novembre” 2012

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Chi può lo avverta, il dottor Clini: le notizie che riguardano il clima sono da choc: “Addio al Polo”, titola oggi “Affari Italiani”. “Entro dieci anni scomparirà il ghiaccio”. Secondo le ultime stime l’Artico potrebbe essere definitivamente sgombero dai ghiacci nel periodo estivo alla fine del XXI secolo, ma estati senza ghiaccio potrebbero verificarsi già entro i prossimi dieci anni”. Non sono chiacchiere da bar. Si tratta di scienziati, quelli veri, non di economisti alla Monti, che si sono inciuchiti, correndo appresso alle pazzie neoliberiste di Friedrich August von Hayek.

Dei poli, del clima, del disastro incombente Clini non sa, o finge di non sapere, com’è accaduto con Taranto, finché un magistrato non l’ha scosso dal suo lungo sonno; non muove un dito, non dice una parola, non prende iniziative politiche, non coinvolge il sedicente governo di cui fa parte. Nulla. A fine mese prende lo stipendio che gli pagano i lavoratori italiani che sta massacrando insieme a Fornero e soci, e se ne sta in panciolle, felice e contento, come se nulla fosse. Chi può, lo avverta: la questione ambientale non c’entra nulla con le bande di speculatori che mettono mano alla tasca e investono per far profitti senza che nessuno gli rompa le scatole con l’inquinamento. E’ precisamente l’opposto.

Chi può, chieda a Clini se lui e il governo di cui fa parte si sono dati una politica ambientale o aspettano che gliela detti l’Ilva. Chi può, per carità, si complimenti con Clini e Monti. In dieci mesi, grazie a Bersani, Casini, Alfano e Napolitano, sono riusciti là dove Berlusconi aveva fallito: hanno finalmente creato il governo dell’azienda Italia che sta sfasciando la Repubblica: aria, acqua, terra e vita umana.

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E’ un medico, Clini. Wikipedia le sbaglia tutte, ma occorre crederci, anche se sembra davvero una barzelletta: medico del lavoro, specializzato in Igiene e Salute pubblica. Sì, salute pubblica, avete letto bene. Con questi titoli nobiliari, rilasciati dalle nostre università perennemente distratte, il tecnico strapagato, Direttore Generale al Ministero dell’Ambiente dal 1991 al 2011, quando l’amico Monti l’ha accomodato sulla poltrona di Ministro, con questi titoli s’è svegliato dal coma profondo in cui ha vissuto per quasi un anno e ha dato il primo segno di vita a un Paese che non s’era ancora accorto della sua esistenza. Se i metalmeccanici tarantini non giocano alla roulette russa col cancro, ha dichiarato con arroganza senza precedenti, se tutti i cittadini di Taranto non rinunciano alla difesa della salute, gli investitori stranieri potrebbero aversela a male e tenere in tasca i loro sporchi quattrini.
Se ne son viste e sentite veramente tante. Abbiamo sopportato Andreotti e Valletta, ci siamo tenuti lo schiaffo di Portella della Ginestra, i licenziamenti politici, le bombe impunite e le stragi di Stato e pensavamo che di peggio non potesse accadere. Sbagliavamo., sbagliavamo di grosso. Siamo andati ben oltre i confini segnati da Andreotti e Cossiga. Ogni giorno è un nuovo orrore, ogni giorno questo governo commette un’ingiustizia così grande o presenta leggi così feroci da far impallidire la ferocia che c’era dietro i silenzi omertosi su Piazza Fontana e Piazza della Loggia, dietro la bomba esplosa alla stazione di Bologna, dietro tutto il male che c’è stato fatto in decenni di vergogne. Una vergogna come quella che abbiamo sotto gli occhi non s’era mai vista prima: se ne vanno liberi  e franchi in Parlamento i responsabili d’un disastro epocale, seggono davanti a inutili simulacri di Commissioni Parlamentari, e apertamente minacciano: o ci lasciate in pace o affamiamo il Paese. A noi della salute della gente non interessa niente. Firmano l’ultimatum e se ne vanno via tranquilli così come sono venuti: salute o lavoro, prendere o lasciare.
E il governo? Il  governo c’è. Oggi lo rappresenta Clini, che ha portato una sedia per far sedere l’Ilva in Parlamento e ha aperto bocca solo per fare cartastraccia della Costituzione, attaccare i giudici e metterli a tacere: di che s’impiccia il giudice, che vuole, perché non smette di annoiarci con i rischi che corre la città di Taranto? Un medico ministro, profumatamente pagato per curare la salute pubblica, non ha altro da dire che questo: crepate. Nelle fabbriche e nelle città. Morite di tutte le morti che volete, a noi non importa nulla. Noi siamo qui solo per proteggere finanzieri ladri e imprenditori assassini.
Non s’era mai visto prima. Nemmeno con Andreotti e Valletta. Non c’è paragone. Peggio perfino di Berlusconi.
Ci sono momenti della storia in cui i popoli hanno l’obbligo di capire che in gioco è la dignità. Sono momenti in cui non ci sono scelte. O la gente trova il coraggio di dire basta e scatena l’inferno, oppure non c’è speranza e nessuno poi si lamenti. Tutto ciò che cediamo oggi sul terreno dei diritti è sangue che i nostri nipoti dovranno versare per tornare liberi.

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