Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘SPQR’

spqrSopravvissuto nonostante tutto alla strage annunciata – la rottamazione dei vecchi, colpevoli di vivere ancora, quindi costare troppo e perché no? scippare risorse ai giovani – vorrei ricordare al pupo fiorentino una di quelle verità universalmente riconosciute, che non hanno bisogno di consensi referendari e sono alla portata di intelligenze più o meno ordinarie come la sua: ci sono giovani nati irrimediabilmente vecchi – lui e la ministra Boschi sono in tal senso un esempio davvero luminoso – e c’è chi non invecchia perché è giovane dentro.
Renzi e Boschi lo ignorano – il curatore d’immagine americano è un disastro e non glielo ha detto – ma chi conosce la storia e la tradizione culturale e politica dell’Occidente, sa che un’assemblea di vecchi fu la trave portante della Repubblica Romana. Una lezione ricca di luci e ombre da cui, nel bene come nel male, il mondo non smette di imparare nemmeno dopo millenni. S.P.Q.R., Senatus Populusque Romanus, si legge ovunque un marmo o un coccio ricordino un’antica e vitale civiltà. Senatore era colui che giungeva al massimo grado della vita politica dopo il cumulo di esperienze che rendevano l’età una virtù: il cursus honorum. Un senatore aveva ricavato dal suo percorso obbligato una formazione a tutta prova: tribuno militare, con almeno dieci anni di servizio, Questore, Edile, Pretore, Censore, Console. Superati con onore questi traguardi, e solo con onore, si poteva entrare in Senato. Una questione di merito, che certo, dati i tempi, diventava di classe. Ma l’esempio resta valido.
Per riformare il Senato e non trovarsi davanti Razzi e Verdini, sarebbe stato necessario partire da qui, dall’istituzione di un cursus honorum, previa attuazione concreta di quel diritto alla parità tra le classi garantito dalla Costituzione che Renzi pensiona. Il pilota conta quanto e più del motore, ma in questo senso non c’era speranza. Provate a ricostruire sulla base di documenti il cursus honorum degli autori della nuova Costituzione della Repubblica e scoprirete con orrore che Renzi nella vita ha alle spalle due insignificanti esperienze di amministratore locale, una delle quali in una vituperata e ormai disciolta Provincia, cui segue una presenza da sindaco troppo zotico e culturalmente indigente per una città come Firenze, che lo ricorda ancora con timor panico. In quanto a mademoiselle Boschi, tutto quanto ha saputo fare nella vita pubblica è un’annuale interpretazione della Madonna in non so bene quale paesello toscano e ci sono fondati motivi per credere che l’autentica signora celeste non l’abbia presa gran che bene.
E’ con questo folgorante passato che i due intellettuali si sono messi all’opera e hanno scritto la nuova Costituzione della Repubblica italiana, mandando in pensione Calamandrei e compagni. Ogni giorno qualcuno mi invita a entrare nel merito del testo. In quale merito? Il merito è questo: due analfabeti.
Voterò no al referendum del 4 dicembre e invito gli indecisi a seguirmi. Non possiamo affidare il nostro futuro – e soprattutto il futuro di quelli che verranno dopo di noi – in mano a questa gente. Boschi e Renzi non hanno scritto una parola di questa vergogna che qualcuno si ostina a chiamare Costituzione. Hanno messo la firma. Il lavoro sporco l’ha fatto chi ogni giorno ci ruba diritti e democrazia. Ladri di futuro, nascosti nell’ombra.
Votiamo no. Dimostriamo che non siamo pecore che si lasciano portare al macello.

Read Full Post »