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Posts Tagged ‘sovversivi’

cinque anni faParlare a se stessi è necessario e può significare anche ricordarsi di ricordare.
Non ricordo dov’ero il 2 marzo di cinque anni fa. A chi e perché sorridevo? Una ragione evidentemente l’avevo, ma non ricordo più.
So, questo sì, che la foto me l’ha fatta un amico che i suoi scatti li firma. Un artista della fotografia, che non va certo giudicato per questo tentativo disperato. Ferdinando Kaiser è un amico e un fotografo di valore.
Quando l’ho conosciuto,  mi ha colpito soprattutto per il cognome. Una curiosità linguistica? Il fatto che Kaiser è una versione teutonica del latino Caesar, che in russo diventa Czar? No, la lingua non c’entra niente. E’ che nel 1893 un suo lontano parente, il calzolaio di fabbrica Pasquale Kaiser, era un “sovversivo”, uno di quelli che la Squadra Politica teneva d’occhio perché – autentico lestofante! – era stato tra i fondatori del Fascio del Lavoratori, la Sezione napoletana del Partito Socialista Italiano.
Sono decenni ormai che la gente m’incuriosisce per il cognome e si guadagna immediatamente la mia stima, quando – senza che nemmeno lo sappia – decido che ha un antenato sovversivo.
Ognuno ha i suoi santi e il suo Paradiso personale.

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2014_11_07_bagnoliLeggo un articolo dei miei giovani amici del Collettivo Autorganizzato Universitario e lo trovo ineccepibile. Ci accusano di essere conservatori e pensano così di intimidirci, metterci in difficoltà, confonderci e chiuderci in un angolo. E’ gente che vale poco, come poco o nulla vale Renzi, che gli fa da battistrada. Oggi mi sento sinceramente conservatore e non faccio fatica a dirlo: io sono fermamente deciso a conservare quel tanto di diritti che ancora sopravvivono, deciso a conservare il mio odio di classe, deciso a conservare intatta la mia onestà intellettuale contro la disonestà culturale e morale del progressismo che è la quintessenza dell’astrazione.
Progredire di per sé non significa andare verso scelte positive. Quello che conta non è la direzione di marcia, ma il sistema di valori di riferimento. Se la civiltà arretra di fronte alla barbarie, si progredisce solo arretrando. Chi assume i valori liberali e liberisti, va nella stessa direzione dei massacratori della Comune, degli spettri del ’98, dei modernizzatori alla Mussolini e dei cialtroni che lasciarono crescere il nazismo, per scagliarlo contro i bolscevichi. Per Mussolini e i suoi squadristi, Gramsci era un conservatore. Lo scrissero e Io sostennero in mille articoli e, a dar retta ai benpensanti borghesi, il progresso riposava nelle Corporazioni e la conservazione era rappresentata – proprio come oggi – dal sindacato di classe conflittuale. Io sono apertamente sovversivo, come lo erano Gramsci e gli antifascisti. In un regime che rinnega addirittura i valori borghesi affermati nella Costituzione e cancella dal suo panorama culturale persino Montesquieu, io sono bandito come i partigiani. Il progressismo di Marchionne lo lascio agli analfabeti travestiti da storici, ai ladri di cattedre, ai mercanti di carriere, a chi ha moltiplicato i posti del ruolo ordinario nelle università come fossero pani e pesci. Ladri travestiti da intellettuali, miserabili, che ci fanno la morale con la destra, mentre con la sinistra riscuotono la paga dai padroni sfruttatori. 
Io sono sovversivo perché non c’è altro modo che la violenza dichiarata e di massa per mettere al muro i responsabili della tragedia di un’intera generazione. A me le parole non fanno paura: se il progressismo è quello di Cesare, io sono Bruto; se il progressismo è quello delle brioches di Maria Antonietta, io ricorro alla ghigliottina; se il progressismo si nutre dei valori della Belle Epoque, prepara una guerra feroce e si ritiene al sicuro, arroccato com’è nel Palazzo d’Inverno, io sono così conservatore, che mi schiero con i giacobini e i bolscevichi e sono deciso a diroccare la Bastiglia e a portare il ferro e il fuoco negli stucchi e negli ori di Pietroburgo. Io odio la violenza, ma non accetto di subirla inerte. Perciò oggi sono orgogliosamente conservatore. Conservo il mio diritto alla legittima difesa.

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