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Posts Tagged ‘sovranità’

sgomberoTutti quelli che trascinano per strada donne, vecchi e bambini hanno una casa. Talora in fitto, quasi sempre in proprietà. Nessuno si presenta la notte “legalmente” alla loro porta per mandarli via.
Salvini ha una casa e tutti i suoi parenti prossimi hanno un’abitazione. Una casa hanno i prefetti, i questori, i poliziotti, i finanzieri, i carabinieri e naturalmente tutti i proprietari di case.
I rappresentanti delle Istituzioni dello Stato, che hanno tutti una casa in proprietà o in fitto, difendono legge in pugno i proprietari di case – e quindi quasi sempre se stessi – gettando sul lastrico quelli che una casa non ce l’hanno né in proprietà, né in fitto. E poiché questi ultimi, che vivono in strada, braccati dai padroni, dal Governo, dalle forze dell’ordine, incontrano un forte limite alla realizzazione piena dello sviluppo della loro persona umana e alla reale partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, c’è poco da discutere: nella realtà quotidiana, la sovranità appartiene pienamente solo a quella parte di popolo che può vivere in una casa. Per esser chiara: sovranità fa rima con proprietà.

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downloadIn un articolo intitolato 4 marzo prossimo venturo: tante più sinistre, tanti più orfani?, Enzo Sanna, collocandosi al confine tra sinistro e sinistra, non si contenta di presentare ironicamente Potere al popolo, come un «rassemblement piuttosto variegato che si autoproclama l’unica  lista di sinistra». A corto di argomenti, fa il gioco sporco, mette sul tavolo la carta della sovversione e scrive:

«Già il nome evoca l’extraparlamentarismo stile anni ’70 dello scorso secolo. Ricordate il Potop, Potere Operaio fondato da Toni Negri? Certo, i tempi sono cambiati e lo sono i sentimenti, ma dover digerire l’acronimo Potpop di Potere al popolo non è invogliante per il sincero attivista ed elettore di sinistra che allora, ragazzo nei lontani anni ’70, combatteva l’estremismo gruppettaro al pari delle destre eversive».

Per la storia: Potpop è un’invenzione dell’autore; l’acronimo, se proprio ne occorre uno, è PaP. Potpop è funzionale al paragone con gli anni Settanta, improponibile, perché non trova alcuna conferma nei fatti.
Può non piacere, ma Potere al popolo ha un legame diretto con il primo articolo della Costituzione, per il quale «la sovrantà appartiene al popolo». Sanna non lo sa – o finge d’ignorarlo – ma in termini di diritto, la parola sovranità indica proprio un «potere originario e indipendente da ogni altro potere» (Enciclopedia Treccani).
I tempi sono cambiati, è  vero, ma gli imbecilli no. Quelli non cambiano mai.

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da Italia dei dolori

da Italia dei dolori

Cominciamo da una colpa apertamente confessata: Draghi è un incapace. Il suo compito principale è la sta-bilità dei prezzi ma, prima di scivolare pesantemente sulla buccia di banana della sovranità, se n’è uscito con un’ammissione a dir poco sconcertante: la Banca Centrale Europea ha sovrastimato il tasso relativo ai prezzi al consumo e non s’è accorta che la causa reale della bassa inflazione sono i prezzi dell’energia e il tasso di cambio. Il sopravvalutato stregone, pagato a peso d’oro per badare alla politica monetaria, è quindi un buono a nulla. Sono anni che la crisi distrugge la vita della gente e il banchiere che fa? Sovrastima l’inflazione e se sta a guardare senza muovere un dito!
Sarà che s’è accorto dell’errore, sarà che il disastro di cui è corresponsabile lo rende ormai aggressivo, sta di fatto che Draghi, smarrito il senno e la misura, se n’è uscito con una dichiarazione demenziale, quanto rivelatrice: “Uno dei componenti del basso Pil italiano” – ha sostenuto, infatti, – “è lo scarso livello degli investimenti privati”. Un’opinione personale molto discutibile, che gli ha consentito addirittura di dettare le sue condizioni alla politica: l’Italia non va, ha dichiarato, per l’incertezza “sulle riforme, un freno molto potente che scoraggia gli investimenti”. Di qui all’invasione di campo il passo è stato breve: “Per i Paesi dell’Eurozona”, ha sibilato in tono ultimativo, è ora “di cedere sovranità all’Europa per quanto riguarda le riforme strutturali”.
Come un elefante perso tra delicati cristalli, Draghi sembra ignorare che la sovranità di cui parla non appartiene al governo, non è proprietà privata dell’Unione Europea, della Banca Centrale e meno che mai di personaggi a dir poco pericolosi come il suo presidente. La sovranità qui da noi, qualcuno dovrebbe spiegarlo all’indecente e malaccorto banchiere, appartiene al popolo. Se il capitale finanziario pensa di privatizzare i Paesi membri dell’Unione, è bene che sappia: sarebbe una dichiarazione di guerra.
In nome di quali principi i cittadini italiani dovrebbero cedere la loro sovranità a qualcuno? Che intende Draghi, quando si riferisce all’Europa? L’aborto senza Costituzione con cui facciamo i conti ogni giorno, il suo Parlamento malato d’impotenza, la Commissione che nessuno ha eletto? Per chi e soprattutto a quale titolo Draghi accampa pretese sulla nostra sovranità e usa toni da padrone rivolgendosi ai popoli europei? Chi crede di essere per intervenire in faccende che non sono di sua competenza e perché non prova a fare almeno decentemente il ragioniere per guadagnarsi i milioni che costa ai contribuenti? E, in ultimo, qual è l’dea di democrazia che coltiva l’oscuro passacarte di quella finanza che è la prima e forse unica responsabile del disastro epocale in cui ci hanno cacciato gli imbrogli delle banche?

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