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Posts Tagged ‘Sergio Mattarella’

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2004: Giorgio Napolitano non è ricandidato alle elezioni per il Parlamento europeo e resta fuori dal giro che conta. Dalla sua biografia ufficiale risulta che è nato praticamente parlamentare e ha trascorso tutta la vita nei palazzi del potere. Gli elettori hanno deciso che danni ne ha fatti abbastanza ed è giunto il momento che se ne vada. Ciampi, però non la pensa così e il 23 settembre 2006 lo nomina senatore a vita per meriti ignoti. Sarà tra i principali protagonisti dello sfascio della Repubblica.
10 maggio 2006: Giorgio Napolitano, tornato in pompa magna al Senato a spese degli italiani diventa presidente della Repubblica.
Fine 2010, inizio 2011: La Deutsch Bank mette in vendita 7 miliardi di di titoli pubblici italiani. La speculazione finanziaria si mette in moto.
Marzo 2011: la Francia da sola e poi la Nato aggrediscono la Libia, legata all’Italia da un trattato di amicizia e cooperazione. Napolitano esercita forti pressioni sul governo e ottiene che l’Italia partecipi alle operazioni militari.
Giugno 2011: Il Parlamento non lo sa ma, mentre l’ultimo Governo Berlusconi è in piena attività, il Presidente Giorgio Napolitano chiede a Monti in tutta segretezza se è disposto ad assumere la guida di un fantomatico futuro Esecutivo.
5 agosto 2011: L’allora  presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet e il suo futuro successore, Mario Draghi, due privati cittadini, indirizzano al Governo italiano una lettera strettamente riservata in cui prescrivono i provvedimenti che l’Italia dovrà adottare «con urgenza» per «rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali», far fronte alla speculazione finanziaria, giungere al pareggio di bilancio e ristabilire la fiducia degli investitori. E’ di fatto un programma di governo: liberalizzazioni, inclusa quella dei servizi pubblici locali e professionali. «attraverso privatizzazioni su larga scala», riforma della pubblica amministrazione, delle pensioni, del mercato del lavoro e «del sistema di contrattazione salariale collettiva», in modo che «accordi al livello d’impresa» consentano di «ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende» e rendere «questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione». La lettera dà il via a una violenta speculazione finanziaria ai danni dell’Italia e impariamo cosìil significato della parola spread.
Settembre-Ottobre 2011: Alcune società private di rating, una delle quali, la Stabdard Poor’s, carente e screditata da scandali, declassano l’Italia. Eppure i conti stanno migliorando.
20 ottobre 2011: Gheddafi, leader della Libia e alleato tradito è linciato.
Ottobre-Novembre 2011: La speculazione finanziaria, innescata dalla lettera di Trichet e Draghi, mettono in crisi la nostra tenuta economica.
9 novembre 2011: Napolitano nomina Mario Monti senatore a vita.
12 novembre 2011: Berlusconi si dimette.
13 novembre 2011: Napolitano tira finalmente Monti fuori dal cilindro e lo incarica di formare un governo. Monti accetta, ottiene la fiducia e realizza buona parte del programma Trichet-Draghi: Pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni, riforma del mercato del lavoro, abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, tagli feroci ai servizi pubblici, pareggio del bilancio in Costituzione, impegno a saldare il debito pubblico con un autentico salasso per gli anni che verranno. Monti non accenna mai a una commissione per la valutazione del debito.
15 dicembre 2011: Ripristinato il trattato con la Libia, sospeso unilateralmente pochi mesi prima, quando l’Italia ha deciso di partecipare all’aggressione ai danni dello sventurato Paese africano.
21 dicembre 2012: compiuta l’opera feroce, Monti si dimette.
22 aprile 2013: Giorgio Napolitano è rieletto Presidente della Repubblica. Prima di giungere alla fine del mandato ha creato una commissione di presunti “saggi” che deve occuparsi di modificare la Costituzione di cui è garante. Non è mai accaduto che un Presidente sia stato rieletto; per giustificare l’elezione si dice che la Costituzione non lo vieta. Si stabilisce così un principio che ferisce a morte la legge fondamentale dello Stato: poiché la Costituzione non lo proibisce, un presidente della Repubblica può essere rieletto tutte le volte che vuole, vita natural durante. Contemporaneamente alla elezione, Napolitano ottiene la distruzione del testo delle telefonate scambiate con Mancino e registrate dagli inquirenti. Mancino è imputato in un processo delicatissimo: quello per la trattativa Stato-Mafia. Gli italiani non sapranno mai  che cosa si sono detti il presidente e l’imputato. Non doveva trattarsi di faccende innocenti, se Napolitano, dopo aver vinto la battaglia di principio sulle intercettazioni indiretta del Presidente della Repubblica – il telefono sotto controllo era quello dell’imputato – ha preteso la cancellazione materiale del testo.
15-7-2103: Mentre i ceti popolari sono ridotti alla fame, Napolitano ottiene che l’Italia acquisti costosissimi aerei da guerra.
Gennaio 2014: Mentre Laura Boldrini, presidente della Camera, strozza il dibattito parlamentare, la Consulta dichiara illegittima la legge elettorale da cui è nato il Parlamento e avverte: si può andare a votare anche subito, eliminando quanto di incostituzionale c’è nella legge. Napolitano, però, non scioglie le Camere.
13 febbraio 2014: Renzi decide la caduta del governo Letta, nato dopo le elezioni del 2013. Letta si dimette e Napolitano non lo rimanda alle Camere per la verifica della fiducia e incarica lo stesso Renzi, che nessuno ha eletto, di formare un governo.
21 febbraio 2014: nasce il Governo Renzi, che completa l’opera di Monti con il Jobs Act, lo Sblocca Italia, una nuova riforma del mercato del lavoro e una legge che distrugge la scuola della repubblica. A dicembre Renzi, complice Napolitano,  si avventura in una riforma costituzionale firmata da Mariaelena Boschi.
4 dicembre 2016: gli italiani bocciano la riforma Boschi con un referendum.
14 gennaio 2015: Napolitano si dimette e gli succede Sergio Mattarella.
13 dicembre 2016: nasce il governo Gentiloni formato in pratica dai ministri del precedente governo. Mariaelena Boschi è sottosegretaria alla Presidenza. Mattarella non apre bocca, benché la riforma bocciata porti il suo nome e la Boschi sia stata protagonista negativa nella scandalosa vicenda della Banca Etruria. Un autentico schiaffo agli elettori.
26 maggio del 2018: stavolta Mattarella interviene sulle nomine dei membri del Governo. I ministri di Renzi passati a Gentiloni andavano bene, nonostante il chiaro messaggio degli italiani. Persino la Boschi. Per Conti, invece, Presidente del Consiglio che egli stesso ha incaricato, rivendica un inaccettabile diritto di veto sul ministro dell’Economia, giustificando la sua interferenza con un “allarme per operatori economici e finanziari”, presunti “rischi per il risparmio dei cittadini” (della maggioranza del paese, che non ha soldi, Mattarella non è evidentemente Presidente), una “fuoruscita dell’Italia dall’euro”, che però non è nel programma, una “impennata dello spread”, che il suo veto però accelera paurosamente, e la difesa di una Costituzione che, tuttavia, non gli consente veti sulla linea politica del governo. Una difesa  di cui non s’è ricordato, quando ha accettato di farsi eleggere Presidente da un Parlamento che egli stesso, in qualità di giudice della Consulta, ha dichiarato figlio di una legge truffa e pertanto totalmente privo di legittimità morale. Quel Parlamento che ha lasciato in vita e da cui ha ricevuto e firmato senza batter ciglio l’Italicum, poi dichiarato incostituzionale. Per non parlare del Rosatellum, che ci ha condotti a questo drammatico maggio, che segna probabilmente la fine di quella che fu la repubblica nata dall’antifascismo.

Agoravox, 31 maggio 2018

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13360L’articolo 87 della Costituzione non consente dubbi: il comando delle forze Armate spetta al Presidente della Repubblica, ma è onestamente impossibile credere che Sergio Mattarella sia al corrente della stravagante e pericolosa iniziativa del Consolato d’Italia a Madrid, della quale qualcosa saprà tutt’al più l’Ambasciata. In tutta sincerità, tuttavia, non è facile nemmeno anche solo immaginare che ambasciatori e consoli del nostro Paese si muovano così, senza informare il Ministero degli Affari Esteri. Molto difficile, forse impossibile, è pensare che le Forze Armate Italiane possano fare quel che gli pare, senza mettere al corrente il ministro della difesa. E come credere, infine, che Gentiloni e Pinotti, così attenti a questioni se non altro formali di democrazia, abbiano autorizzato una iniziativa che costituisce un autentico ceffone alla Spagna democratica, alle radici antifasciste della Repubblica e al sistema di valori che l’ha ispirata? Questo, senza contare il buon senso, che dovrebbe caratterizzare il lavoro della diplomazia e l’azione politica di ogni governo.

Da qualsiasi parte lo guardi, l’annuncio dell’ANCIS, l’Associazione Nazionale Combattenti Italiani di Spagna è una patata bollente per tutti e non fa onore a nessuno: né alla festa delle Forze Armate repubblicane, né alla nostra diplomazia, né al Governo Renzi, che non può lasciar passare iniziative decisamente improvvide. Cosa accada in questi giorni a Madrid, ci vuole davvero poco a dirlo. Molto più complicato sarebbe invece spiegarlo, se, malauguratamente, non si trattasse di un equivoco, di qualcuno che millanta crediti o, più semplicemente, di una stupida menzogna.

A dar retta al sito ufficiale dell’ANCIS, cui fa ottima compagnia quello della “Falange” – espressione dell’estrema destra spagnola – il 5 novembre, presso la sede del Consolato d’Italia a Madrid, al n. 3 di Calle Augustin de Betancour, i nostalgici dell’Italia fascista, reduci e complici del macello franchista, se ce ne sono di sopravvissuti, i loro familiari e con ogni probabilità esponenti della nostra peggiore destra, festeggeranno le Forze Armate dell’Italia Repubblicana e ricorderanno di fatto quelle fasciste e franchiste. E sì, fasciste e franchiste, come rammenta La Falange a chi soffre di vuoti di memoria, accennando alla fraternità di armi e di spirito “en la Cruzada de Liberación Nacional del 1936/39”. Insomma, i “crociati” fascisti e falangisti assieme, ufficialmente ospiti della nostra sede diplomatica.

Sul destino degli uomini dopo la vita ognuno ha diritto di pensarla come vuole, ma non occorre certo essere medium, per sentire lo sdegno dei fratelli Rosselli ammazzati a coltellate in un bosco, perché portarono in Spagna l’Italia che lottava per la dignità, la libertà e la democrazia. Quell’Italia che ambasciatori e consoli non hanno alcun diritto di ignorare o calpestare, inserendo tra i loro gli ospiti d’onore i “legionari” di Mussolini o chi per essi, protagonisti diretti o discendenti e rappresentanti di quei piloti che ci coprirono di vergogna, partecipando ai primi bombardamenti terroristici della storia, colpendo l’inerme Barcellona, bombardando persino le scuole e partecipando alla terribile distruzione di Guernica. Come criminali e pirati, avevano cancellato dalle ali dei loro velivoli i segni distintivi dell’Italia, il nostro Paese aggressore. Un Paese ben diverso da quello che rappresenta ufficialmente in Spagna il corpo diplomatico della repubblica.

Per questa inaccettabile escursione estera dell’ANCIS, sono previste – la citazione è testuale – “convivialità con i camerati spagnoli”. Non è dato sapere se e in quale veste – ufficiosa o addirittura ufficiale – saranno  presenti anche esponenti politici o diplomatici della Repubblica Italiana. Quella repubblica che, sino a prova contraria, con i “camerati” falangisti e con i rappresentanti dei nostri volontari fascisti non può e non deve avere alcun rapporto, meno che mai “conviviale”, perché non glielo consente la Costituzione nata anche dal sangue dei combattenti di Spagna. Quelli antifascisti, naturalmente. E sarebbe bene che qualcuno lo ricordasse alle nostre rappresentanze diplomatiche all’estero, perché mai come stavolta è terribilmente vero: chi tace acconsente.

Uscito su Agoravox e Fuoriregistro il 4 novembre 2015 col titolo Raduno fascista a Madrid patrocinato dall’ambasciata italiana? Mattarella lo sa?

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