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Posts Tagged ‘Sel’

Ci sono occasioni in cui le mezze parole non giovano a nessuno e fanno probabilmente male soprattutto a chi le dice. Meglio, quindi, esser chiari, diretti e per certi versi brutali. I sostenitori dell’Appello Maggio sulle elezioni regionali non avrebbero dovuto aprire alcuna trattativa con SEL. Le trattative, invece, ci sono state e non faccio polemiche. Dico solo che, a conti fatti, considero il loro naufragio prevedibile, inevitabile ed estremamente positivo. logo-azzurroSEL detta regole, pretende posti e si sfila? Benissimo. Finalmente si può ragionare davvero di una lista alternativa in Campania. Vendola sarebbe stato per noi una contraddizione. Eterno inseguitore del PD, ne è stato l’alleato che alle elezioni politiche gli ha consentito di impadronirsi del Paese. E’ SEL che ci ha consegnati in mano ai peggiori carnefici delle classi subalterne che l’Italia abbia mai visto dai tempi del fascismo .
Mi sto facendo dei nemici? Pazienza. Non sono in cerca di amici. Ho considerato sin dall’inizio l’Appello Maggio una incresciosa ma tremenda necessità e allo stesso tempo una irripetibile opportunità.
Necessità gravosa, perché la condizione in cui si svolgeranno le elezioni si caratterizza soprattutto per un dato politico: la riconosciuta illegittimità delle massime Istituzioni del Paese. Illegittima, infatti, è stata dichiarata da una inappellabile sentenza della Consulta la legge elettorale da cui nasce il Parlamento, illegittima, di conseguenza, è la fiducia accordata al governo Renzi, figlio peraltro di un matrimonio politico spurio, bocciato dal risultato delle urne. Illegittima, infine, a rigor di logica, è anche l’elezione di Mattarella, portato al Quirinale da “grandi elettori” che nessuno ha eletto.
In una situazione così grave, che non è esagerato parlare di un vero e proprio golpe bianco, lasciare il campo ai soli candidati delle due destre che si sono impadronite del Paese, senza denunciare ciò che accade, sarebbe un suicidio politico che pagheremmo tutti davvero a caro prezzo. L’opportunità offerta dalla tornata elettorale è, in questo senso, favorevolissima.
Per quanto mi riguarda, in questo quadro di estrema violenza istituzionale, occorre assolutamente presentare una lista. Non ci mancano né uomini, né idee, né un programma e c’è un elemento di fondo da cui partire: noi non riconosciamo alcuna legittimità ai candidati dei partiti protagonisti di questo sfascio. Andiamo alla Regione con un intento chiaro: dare alle elezioni regionali un valore tutto politico, disobbedire e non riconoscere le leggi approvate a danno della popolazione da questo Parlamento. La lista non è difficile da fare e i consensi verranno. Chi si è distinto di più nelle terre dei fuoco, chi più si è battuto per l’acqua, la salute, i beni comuni, la scuola dello Stato, i diritti dei lavoratori, quelli sono i nostri candidati, le persone preparate e disinteressate al tornaconto personale.
Quali impegni prendiamo? Acqua pubblica in tutta la regione e non un centesimo dei nostri soldi a Roma, finché non sarà sciolto questo Parlamento. Le tasse che la Campania paga, resteranno in Campania, Serviranno a disinquinare, sostenere la precarietà, tutelare i diritti negati. Sperimenteremo forme alternative di governo dal basso, di pratiche autenticamente inclusive e partecipate e un rapporto diretto coi territori, per ammortizzare i danni delle politiche di austerità, Su questa base si può e si deve costruire una lista, perché siamo perfettamente in grado di intercettare la voglia di innovazione, il fermento sociale e politico che cresce nella regione e di riportare alle urne l’elettorato di sinistra che non ci va più. Tutto si può discutere, naturalmente, tutto si può perfezionare, articolare e migliorare. Ritirarsi ora, però, sarebbe un errore imperdonabile. Noi non abbiamo bisogno di organizzazioni inaffidabili. Più che voti, portano divisioni e dissenso.

Contropiano“, 27 marzo 2015

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Ho ricevuto il testo di un appello in difesa della Costituzione, un invito a firmarlo e la proposta di comitatopartecipare a una iniziativa che intende creare «in ogni regione, in ogni città ed in ogni quartiere, […] comitati unitari di cittadini attivi che organizzino attività di informazione e di divulgazione, coinvolgendo anche la scuola della Repubblica, per rendere consapevole l’opinione pubblica della gravità dei processi in corso ed attivare una effettiva partecipazione popolare ai processi decisionali.
Proponiamo una settimana di mobilitazione, in coincidenza con la celebrazione del 25 aprile, previa intesa con le associazioni partigiane, chiedendo alle associazioni, alle strutture politiche e sindacali, ai corpi intermedi, di aderire al Coordinamento per la democrazia costituzionale, di promuovere iniziative territoriali, e di contribuire a diffondere un manifesto/documento comune su tutto il territorio nazionale».
Mi pareva così naturale firmare, che non ho perso tempo a cercare i promotori. Solo dopo aver firmato, ho scoperto che c’erano anche Fassina, Chiti, e altri campioni del PD. All’amico che mi invitava ho risposto così:

«Non ci sarò. A malincuore, forse, ma per scelta e dopo averci a lungo pensato. Rispondo a te, perché non voglio crearti problemi, ma non avrei avuto alcun problema a rendere pubblica la mia decisione. Lunedì, alla stessa ora si riunisce il Comitato di lotta per la difesa della Scuola pubblica e non intendo mancare. Non ci saranno grandi nomi e nemmeno la direttrice di un giornale che sino alle ultime elezioni politiche tagliava i pezzi di un collaboratore che puntava il dito sul PD e ospitava gli appelli di Bevilacqua per il “voto utile”. Nessuno si accorgerà dei poveri precari, ma mi sentirò meglio con loro, perché, soli e disperati, da tempo urlano inascoltati una verità che, a quanto pare, molti scoprono oggi: la Costituzione antifascista è ormai cartastraccia. Aggiungo solo che dopo aver aderito all’iniziativa, mi vado convincendo che per coerenza dovrò ritirare la mia firma. Ritengo inaccettabile, infatti, la presenza tra i promotori di alcuni parlamentari della sedicente “sinistra PD” e degli eterni “possibilisti” di SEL, nominati grazie all’accordo elettorale di Vendola col PD. Il Partito di Renzi non ha nulla da spartire con la legalità repubblicana e con i valori della sinistra; non a caso, del resto, governa con la feccia di destra guidata da Alfano.
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, considero questo Parlamento privo di ogni legittimità morale e politica. Chi ci è entrato, grazie a una legge dichiarata poi ufficialmente illegale, avrebbe dovuto chiedere lo scioglimento delle Camere e le immediate elezioni con una legge proporzionale e senza premio di maggioranza, come indicava chiaramente la Consulta. Di fronte al probabile rifiuto, non potevano esserci dubbi: occorreva uscire dall’Aula, rifiutarsi di rientrarvi e promuovere iniziative di difesa della Costituzione da quello che in effetti è un colpo di mano autoritario. Nessuno l’ha fatto e nessuno ha trattato o tratta Renzi e i suoi camerati come vanno trattati i delinquenti. Perché di questo si tratta: delinquenti. Si va, si prende posto, si polemizza su questo o quel provvedimento, ma non si contesta radicalmente e senza mezzi termini l’esistenza stessa del governo, la sua illegittimità costituzionale e la sua condotta autoritaria; chiusa – ma sarebbe meglio dire strangolata – la discussione, si vota, come se nulla fosse accaduto, come se non ci trovassimo di fronte a una tragicomica riesumazione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. In queste condizioni si è eletto persino un Presidente della repubblica e i “difensori della Costituzione” hanno votato e applaudito!
Sono disgustato e non m’importa nulla se passerò per “estremista”. Il mio moderatissimo Arfè, negli ultimi anni della vita, si difendeva da quest’accusa ribaltandola: non sono io che mi spingo sempre più sui confini estremi della sinistra, ma gli altri a correre verso destra. Lo so, il paragone Aragno-Arfè è improponibile, ma nella mia piccola dimensione non ho dubbi: sarò un estremista pericoloso, ma non posso fare a meno di dissentire. La mia coscienza mi impedisce di collaborare con chi ancora milita nel PD o collabora col partito di Renzi negli Enti Locali.
Credimi: ogni parola che leggerai mi è costata una terribile fatica, ma ti ho scritto fino in fondo ciò che penso. Non pretendo di aver ragione, però sono troppo stanco e amareggiato per ascoltare le ragioni degli altri. Te lo dirò, perciò, con le parole di Filippo Turati a un suo amico napoletano: “perdonami e fammi perdonare”.
Cari saluti».

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DV1991038_MGTHUMB-INTERNACommentando l’iniziativa di Landini, “Contropiano” pone a chi lo sostiene le seguenti domande:
«1) Quali sono gli avversari dichiarati contro cui la “coalizione sociale” chiama i lavoratori (e disoccupati, studenti, pensionati, esodati, ambientalisti, pacifisti, ecc)?”;
2) Sono consapevoli, quanti si apprestano a seguire la coalizione sociale, che ogni decisione economicamente rilevante del governo italiano è presa in base a “trattati costituenti” dell’Unione Europea? Che quindi ogni legge di stabilità e ogni “riforma” deve passare il vaglio critico della Commissione, dell’Eurogruppo e di altri organismi comunitari prima ancora di venire esaminata e votata dal Parlamento italiano?
3) Stanno guardando quello che accade tra la Grecia e l’Unione Europea? Si stanno rendendo conto che l’esecutivo di Syriza, […] è al momento costretto – come minimo – a una guerriglia quotidiana per non capitombolare sotto la pressione irresistibile delle “istituzioni sovranazionali” […]? Pensano che l’Italia otterrebbe un trattamento diverso? […],
4) Pensano ancora che l’Unione Europea sia “riformabile”?
5) Entro quale prospettiva pensano di collocare la proposta di “cambiare il paese in senso favorevole ai lavoratori”?».
Si può anche far finta di ignorarlo, ma il tema dei rapporti con l’Europa è il nodo centrale di ogni iniziativa politica. Landini vi accenna di sfuggita, senza mai dire chiaramente se la sua iniziativa si colloca entro o fuori lo schieramento di forze che ritengono possibile modificare la natura del mostro partorito dal capitale finanziario.
Questa ambiguità non si supera, come suggerisce Cofferati, nominando un portavoce che zittisca chi teme una “discesa in politica” di Landini. Sebbene sia solo alle prime battute, l’esperienza greca lo dimostra ampiamente: nei Paesi dell’Unione Europea le elezioni politiche sono ormai un’indecente pantomima. Vinca chi vinca, infatti, tutti dovranno fare i conti col “patto di stabilità” e nessuno potrà chiedere modifiche o trattamenti di favore. Per Dagri e i suoi camerati di Bruxelles il mandato popolare non ha alcun valore. Le risposte da usurai ricevute da Tsipras non consentono dubbi in proposito e la dottrina della banda Juncker, Schaeuble e Dijsselbloem è molto chiara: «nessun voto popolare può rimettere in discussione i trattati sottoscritti finora». Questa è la gabbia in cui ci hanno chiuso Berlusconi, Napolitano e i suoi governi di “salute pubblica”.
Dietro le richieste del giornale, del resto, ci sono fatti inoppugnabili, che “Contropiano” fa bene a ricordare:
«a) l’Unione Europea comanda in virtù di trattati non riformabili; b) […] le amministrazioni statali sono funzionalmente subordinate alle istituzioni comunitarie; c) […] i singoli progetti di riforma nazionali – sia sul fronte sociale che su quello economico, se comportano voci di spesa o limiti al libero scorazzare dei capitali – debbono essere approvati dalle “istituzioni della Troika”, pena la sospensione delle linee di credito e di garanzia monetaria da parte della Bce, oppure di sanzioni penalizzanti le esportazioni o i servizi».
Può sembrare sgradevole per chi ha scelto di “sognare”, ma va detto: si tratta di problemi reali e domande legittime, sia pure di quelle a cui poi non è facile dare risposta. E inutile girarci attorno o prendersi in giro: chi pensa di modificare l’Unione dall’interno suscita speranze destinate a cadere.
E poiché alla guerra si va come alla guerra – occorre quantomeno un “piano possibile”. Aggiungerei perciò ancora due domande a quelle di “Contropiano”: si può ritenere il nostro Parlamento legittimo e legalmente costituito? Landini ritiene che lo sia? E si può ritenere legalmente costituita l’Unione Europea? Anche qui Landini dovrebbe esser chiaro.
Se ritiene che tutto sia in regola, la sua coalizione risulterà probabilmente inutile. Se la risposta, invece, è che siamo fuori dalla legittimità, perché ci sono state inaccettabili forzature, inganni, violenze ai danni delle regole democratiche e comportamenti criminali che hanno massacrato le popolazioni, allora occorre partire da qui e denunciare anzitutto questo dato di fatto: l’Europa è un grossolano imbroglio e noi non ci stiamo.
Se le cose stanno così, vincere le elezioni non può bastare. Da questa situazione non si uscirà solo con una eventuale vittoria elettorale. Per quanto riguarda il governo Renzi, per Landini e le forze che lo appoggiano, a cominciare da SEL, presente in Parlamento e negli Enti Locali, l’illegittimità del governo comporta una conseguenza immediata: l’interruzione di ogni forma di dialogo e di collaborazione e l’invito alla disobbedienza, anche fiscale. Con un governo golpista non si discute, si denunciano tutti gli accordi, si chiedono dimissioni immediate e si porta la battaglia fino alle estreme conseguenze, ovunque sia possibile. Nelle piazze e nelle Istituzioni, rifiutandosi di stare alle regole, a partire da quelle sullo sciopero. Sciopero selvaggio. quindi, disoccupati sul piede di guerra e occupazioni di luoghi di lavoro. Ci si dà dei tempi compatibili con l’evolversi di una crisi che strangola i diritti, ci si prepara con puntiglio e decisione, poi si agisce compatti.
Per quanto riguarda l’Europa, su di essa pesano sia i no dei referendum fatti (dove si sono tenuti c’è stato un rifiuto senz’appello) sia i referendum mai indetti; se si pensa perciò che l’Unione sia un organismo totalmente illegittimo e sostanzialmente golpista, occorre fargli guerra all’interno e lavorare con le opposizioni dei Paesi Mediterranei all’esterno, per abbandonare assieme il Parlamento di Bruxelles – un organismo puramente ornamentale, buono per avallare la menzogna di una “Europa democratica”  – e creare le condizioni per una uscita dall’Unione dei Paesi Mediterranei.

Agoravox“, 20 marzo 2015.

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A Carpineto Romano, cittadina in provincia di Roma, la nostra “grande democrazia” ha dato ancora una volta forfait. La presentazione dell’ultimo libro di Barbara Balzerani, intitolato Lascia che il mare entri, prevista per il 21 agosto, è stata downloadannullata. La giunta comunale formata da SEL e PD, dopo averla patrocinata, ci ha ripensato per «evitare strumentalizzazioni di ogni genere o manifestazioni che possano turbare la tranquillità della nostra comunità». Così si legge in un comunicato che annuncia la disordinata Caporetto dell’Amministrazione di fronte alle polemiche dell’opposizione di destra, sostenuta da un giornale locale. Per salvare la faccia, poi, i liberi pensatori del sedicente centrosinistra hanno ribadito «la loro ferma contrarietà ad ogni forma di terrorismo e violenza nei confronti delle Istituzioni Democratiche».
La civiltà dell’Occidente e l’inesausta lotta al terrorismo si arricchisono così di un nuovo, originale e nobile principio: chi si azzarda a presentare un romanzo sul tema della donna fiancheggia pericolosi piani sovversivi che al momento non esistono, ma nessuno può escludere possano nascere. Per l’amministrazione comunale di Carpineto Romano, quindi, Barbara Balzerani, dopo ventinove anni trascorsi dietro le sbarre e in semilibertà per la sua militanza nelle Brigate Rosse, non ha diritto di parola. La pena scontata? La libertà riacquistata da tre anni? Siamo in guerra col terrorismo e la Costituzione è sospesa.
Chi si meraviglia della ferocia è un ingenuo. Un Paese che si scioglie nella retorica del Risorgimento, ma dimentica Mazzini morto clandestino in patria, sotto falso nome e Garibaldi circondato di spie e questurini, quand’era ormai vecchio e quasi paralitico, è un Paese nato male e destinato a vivere peggio. Lo so, i “democratici” alleati dell’estrema destra, i benpensanti per vocazione e i cialtroni di professione si scandalizzeranno per la bestemmia – la “terrorista” e i “padri della patria” – ma le cose stanno così e Mazzini e Garibaldi, per chi ha memoria corta o fa il finto tonto, ieri furono rivoluzionari e oggi sarebbero “terroristi”. Questo è un Paese geneticamente destinato a sostenere Crispi, che sputacchiò sul Parlamento fino al disastro di Adua, e a vantare tra i suoi “grandi statisti” Giovanni Giolitti, che Salvemini definì “ministro della malavita”. Un Paese che non s’è mai vergognato del suo passato fascista e dei suoi generali criminali; un Paese oggi targato Renzi e governato di fatto da un pregiudicato per reati comuni che, invece di eleggere domicilio tra Rebibbia e Regina Coeli, frequenta Palazzo Chigi e il Quirinale e cambia la Costituzione antifascista, accoppando diritti costati sangue. Piero Gobetti sostenne che il fascismo è stato l’autobiografia degli italiani e non aveva torno. Un Paese così, nato male e cresciuto peggio, non può comportarsi diversamente e gli pare normale: il pregiudicato che  sconta la risibile pena può governare, la scrittrice libera deve invece tacere.
Per ignorare la decomposizione della sua coscienza civile,  un Paese così in fondo non ha che una scelta: disprezzare tutto ciò che è insorto a difesa della dignità e della giustizia sociale e negare quel tanto di buono che ha saputo e sa dare. Lo so, beghine, cattocomunisti e benpensanti mi scomunicheranno, ma questa è la realtà: se ogni cosa marcisce e tutto si corrompe, la degenerazione diventa regola. Così Berlusconi frequenta Napolitano e un pensiero libero è imbavagliato.
A Barbara Balzerani, ieri brigatista, oggi scrittrice di forte sensibilità, si rinfacciano scelte lontane, benché i suoi conti con la giustizia siano chiusi e quelli con la storia, tutti ancora da sistemare, non è detto che risultino in passivo. In realtà, la condanna morale del passato è un alibi immorale che non sta in piedi; ciò che davvero non si tollera sono la coerenza d’una vita e l’umanità che traspare dalla scrittura. Una donna come Barbara Balzerani, di fatto, è un quesito inquietante e un involontario ceffone assestato in pieno viso a quanti – e sono tantissimi ormai – si trovano nella tragicomica condizione di chi fa il moralista, ma s’è venduto e ogni giorno si vende al migliore offerente. La gente che vive così accetta la più disumana cialtroneria, ma diventa immediatamente feroce con le manifestazioni di umanità.

Uscito su Agoravox il 25 agosto 2014

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downloadVendola e Sel fanno finta di non saperlo e cercano ancora l’alleanza con Letta. Ci voleva un deputato dei Cinque Stelle perché la notizia entrasse in Parlamento con la forza e la partecipazione che merita. Siete gli assassini di migliaia di morti ammazzati nel Mediterraneo, urla col fiato spezzato dall’emozione l’on. Girgis Giorgio Sorial all’annichilita Boldrini, che sapeva tutto, ma non si è certo dimessa. Lo siete, nonostante i piagnistei e la sceneggiata del cordoglio. Siete i carnefici dei migranti, anche se quello che accade è legale. Li uccidete legalmente, ma li uccidete. Perché qui da noi è legale respingere chi domanda accoglienza, è legale finanziare criminali che fanno i cani da guardia per conto nostro, è legale intimidire i pescatori che danno soccorso. Questa è la legalità di Alfano  e Letta. Questa la legalità nel nostro Paese. Una legalità che non ha nulla a che vedere con la giustizia sociale.  Nulla.
Si dice di continuo: “sono contro la violenza” . E in teoria è giusto, ognuno può dirlo, tanto non costa nulla. Dopo, però, subito dopo, occorrerebbe spiegare come si esce da questa tragedia senza una organizzata e consapevole risposta di massa. Occorrerebbe farlo, a meno di non valerci far credere che anche la legittima difesa è diventata improvvisamente violenza.

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