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Posts Tagged ‘Sandro Fucito’

Centro Studi per cesp_medium_mediumla Scuola Pubblica
Viale Manzoni, 55 – 00185 Roma
tel. 06/70452452 fax 06/772060600
sede di Napoli:
Vico della Quercia, 22 – 80134 Napoli
tel./fax 081/5519852 – mail: cespnapoli@libero.it

 

Corso nazionale di Formazione per il personale DOCENTE ed ATA della Scuola pubblica statale

Scuola e Costituzione. La legge di revisione costituzionale del 15 aprile 2016

MARTEDI’ 22 NOVEMBRE 2016
Ore 9,00 – 18,30
Sala Nugnes del Consiglio comunale di Napoli – via Verdi, 35 – Napoli
Ore 9.00 – 13.30

Educazione alla Costituzione e leggi di revisione costituzionale
Coordina i lavori Francesco AMODIO, Vicepresidente CESP.
Ore 9.00 – Registrazione dei partecipanti

Ore 9.15 – Ludovico CHIANESE. Docente di Storia e filosofia: Storia della Repubblica e revisioni della Carta costituzionale.
Ore 10,00 – Elena CIOTOLA, Ferdinando GOGLIA. Docenti di Lettere nella Scuola Media: Insegnare la Costituzione alla Scuola Media. Dalla Carta del 1947 alla revisione del 2016.
Ore 10,45 – Camilla AIELLO, Insegnante di Scuola Elementare (a cura di):
Cittadinanza e Costituzione nella Scuola primaria: Come affrontare il tema della revisione
costituzionale.
Ore 11,30 – Marcella RAIOLA, Docente precaria di Lettere classiche, dottoranda presso l’Università
Parthenope di Napoli: La legge 107 e la “Scuola della Costituzione”.

Ore 12.15 Dibattito – Ore 13.30 – 15.30 Pausa
Ore 15.30 – 18.30

La Costituzione repubblicana e il referendum del 4 dicembre. Le ragioni del NO: discussione pubblica

INTERVENTI:
Luigi DE MAGISTRIS, Sindaco di Napoli
Massimo VILLONE, Costituzionalista
Sandro FUCITO, Presidente del Consiglio comunale di Napoli
Giuseppe ARAGNO, Storico
Piero BERNOCCHI, Portavoce nazionale COBAS

Il CESP è Ente accreditato per la formazione/aggiornamento di tutto il Personale della scuola (D.M. 25/07/06 prot.869 e CIRC. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06).La partecipazione ai Convegni e seminari organizzati dall’associazione dà diritto, ai sensi degli artt. 63 e 64 del CCNL 2006/2009, all’ESONERO DAL SERVIZIO.

Sarà rilasciato ATTESTATO

Info: 0815519852 Iscrizione: cespnapoli@libero.it

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massimo_giletti_e_lapo_elkann_65e2Ho dovuto ascoltare l’indecorosa farsa di Giletti, scatenato contro Napoli, come impone il copione scritto apposta per gli Interlandi del nostro tempo. Ci sono stato quasi costretto dalla polemica che monta, ma confesso il peccato: ero partito dal minuto 32 del filmato, come consigliavano gli amici, però non ce l’ho fatta e ho chiuso quasi subito.
D’accordo, è un agguato. Mi stupisce, però, lo stupore. Lo leggo come un segnale pericoloso, molto più pericoloso dell’attacco, tutto sommato banale e così apertamente avventuroso, che non può aver fatto danni seri a nessuno, tranne a chi e stato cacciato a tradimento nel tritacarne, a cominciare dall’ottimo assessore Sandro Fucito.
Siamo così ingenui, quindi? Dopo Letta, dopo Marino, dopo la Costituzione stracciata, mentre il Parlamento ci accoltella il Senato per mano dei senatori, mentre le navi da guerra puntano i cannoni sulla Libia e i marinai mostrano i muscoli, ci si può ancora stupire? E si può ancora sperare nelle querele, nei giudici, nella Consulta? No. Io non ci spero e lo dico col più grande rispetto: mettiamo i piedi a terra e ragioniamo. Sperare in chi o in che cosa? Ma ce ne siamo accorti o no, che la Corte Costituzionale ha messo fuorilegge la legge elettorale e quelli sono tutti lì, pentastellati compresi? L’abbiamo sentita la Consulta spiegare a chiare lettere che il trattamento riservato ai pensionati è una rapina? E che cosa è successo dopo? Nulla. I rapinatori hanno fatto finta di non sentire e non hanno nemmeno restituito il bottino!
Spero di sbagliare, ma viviamo una crisi istituzionale peggiore di quella scoppiata nel primo dopoguerra. Una crisi tremenda, che non viene dopo un conflitto, ma lo scatena anche se nel mirino il bersaglio non cambia: guerra ai diritti, guerra ai lavoratori, guerra ai più deboli, guerra al Sud, la più debole delle tre aree del Paese. Il Sud, di cui Napoli era ed è la capitale. Anche l’Europa è in guerra. Una guerra feroce, le cui prime vittime sono state Montesquieu, l’ideologo della democrazia borghese e la divisione dei poteri. E diciamocelo, non ci farà male: i padroni non sanno più che farsene dei Parlamenti eletti. Basterebbe guardare attentamente la Grecia, per capire quale guerra si è scatenata. Non ci hanno lasciato scegliere nemmeno il terreno su cui dare battaglia.
La battaglia per la democrazia si combatte ormai sull’ultima spiaggia, secondo i modi che derivano dalla nostra storia. Sia pure in una forma “moderata”, adatta ai tempi, ma forte di strumenti che il fascismo storico non poteva nemmeno sognare di avere, abbiamo di fronte un’ondata reazionaria che fa tremare i polsi. Certo, non si vede scorrere il sangue, non ci hanno ucciso Matteotti e Amendola, ma il manganello l’abbiamo visto in azione. Cos’è quella che ha subito Marino, se non una “bastonatura” in pena regola? Chi sono i Giletti di turno, se non i moderni squadristi? Intimidatori, violenti, ma senza che si veda. Se non cominciamo ad aprire gli occhi, rischiamo di andare allo sbaraglio e ci faranno bere litri e litri di olio di ricino. Marino docet.
De Magistris è nel mirino. Certo. Lui nel mirino ci sta da tempo, ma stavolta gliel’hanno giurata perché non è solo e lo sanno. Stavolta c’è una città che si muove, riflette e si accinge a costituire il primo nucleo di quell’armata che darà la battaglia decisiva. Non uso le parole a caso. Guerra. Anche lui, De Magistris, lo dice spesso, ed è vero: è solo un sindaco, ma rappresenta il classico granello di sabbia che può inceppare meccanismi studiati per stritolare. E i meccanismi li abbiamo davanti, sono sotto i nostri occhi. Terribili, sperimentati, lustri e bene oleati. Li manovra gente feroce.
Che penso? Non faccio fatica a dirlo: non sono mai stato così nemico della violenza, da negare persino la legittima difesa. E non sto dicendo che bisogna mettere mano alle armi. Dico solo che persino Gandhi sapeva che la disobbedienza è una forma di combattimento. Non ne usciremo, senza praticarla e senza farlo in maniera da lasciare il segno. A chi ci spara addosso, dovremo rispondere almeno chiudendo le vie dei rifornimenti. Rompere il patto di stabilità, dichiarare formalmente illegittimo questo governo, sostenuto da una maggioranza di nominati e organizzare la disobbedienza fiscale, finché la ferita non sarà risanata. Di qui si parte, di qui potrebbe partire il Sud, non solo Napoli, e forse il Paese. Prima però occorre vincere la battaglia preliminare di questa guerra: quella elettorale, necessaria soprattutto per opporre istituzioni legittime a due Istituzioni illegittime, due giganteschi imbrogli collegati tra loro: l’Europa e i suoi governi di proconsoli. Renzi, per cominciare, la mano armata del nuovo fascismo europeo, figlio naturale del capitale finanziario.
Qualcuno dirà che questa è la “rivoluzione dei Masaniello”. Lasciate che parlino. Già una volta i nazisti hanno creduto che a Napoli ci potesse essere al massimo una rissa tra papponi e prostitute. Stanno ancora scappando. In attesa di maggio, non diamo più occasioni per assestare colpi. Degli squadristi come Giletti Napoli può fare tranquillamente a meno. Sono i suoi padroni invece a non poter fare a meno di Napoli e del Sud.

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