Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘San Pietro’

Vicentini_2Va bene sì, anzi, non va bene niente, ma è Pasqua e faccio gli auguri a tutti. Auguri ad amiche e amici.
Auguri anche ai nemici come Monti, Fornero, Renzi e Napolitano?
Sì, certo, cavolo, siamo a Pasqua e bisogna essere buoni. A questa gente, perciò, rivolgo i miei auguri:
Che facciano al più presto la loro felice visita a San Pietro. Possibilmente assieme, così ci sarà il primo sciopero nella storia dell’altro mondo. Scenderanno in piazza uniti nella lotta, angeli, arcangeli, santi e diavoli di ogni specie. “Fuori la feccia dall’alto dei cieli!”
Il padreterno, gli piaccia o no, sarà così finalmente costretto a spiegare perché è stato tanto terribilmente sfaticato. E’ facile dire che lavorò per sei giorni e il settimo riposò. Se in Paradiso non fosse ormai giunto il defunto Statuto dei Lavoratori, sarebbe licenziato in tronco. Diciamo la verità, una volta tanto: si poteva anche stancare un pochino di più, il creatore onnipotente! Ci avrebbe almeno evitato oscenità così disonorevoli per il genere umano.

Read Full Post »

Berlusconi, annotano Vespa e soci per la futura “vita del santo martire“, perdona lo “squlibrato” e non c’è dubbio, l’investimento è buono: poca spesa e molto guadagno. L’uomo di Arcore capitalizza l’indulgenza – i papi ci costruirono San Pietro – ignora, per il momento, la zelante richiesta d’una legge che impedisca ai monumenti di volare – l’aveva sibilata prontamente l’avvocato Gelmini – e si contenta della crociata televisiva di Fede, Minzolini e compagnia cantante. Al tirare delle somme, per un’ammaccatura sempre più chiaramente provvidenziale, il futuro beato intasca inchini e riverenze d’una opposizione vestita Bersani, targata D’Alema e maritata Casini, colta a metà del guado in un balletto osé tra riflessioni universali sull’inciucio produttivo, calcoli da pallottoliere sulla resa elettorale dell’antiberluscnismo, e il “centomilesimo ultimatum” all’amico-nemico Di Pietro.
Questi tempi viviamo e ognuno ha il Cesare che s’è guadagnato. Quello antico e romano affidò nome e onore alla limpida grandezza dei “Commentarii“, al “veni, vidi, vici” con cui stupì il Senato e andò incontro al pugnale mentre riformava profondamente la società e il modello di governo repubblicano. Nessuno saprà mai con certezza se lui fu il rinnovatore e Bruto e Cassio i conservatori o viceversa, ma non ci sono dubbi: ebbe nemici e ne fu consapevole. Gli epigrammi di Catullo consegnavano alla storia un’immagine bieca di lui e dei suoi amici “opprobria Romulei Remique“, “disonore di Romolo e di Remo“, per cui veniva voglia di morire: Quid est Catulle? quid moraris emori?“, “Che c’è Catullo? A che tardi a morire? / […] per governare spergiura Vatinio / Che c’è Catullo? A che tardi a morire?“. Parole sanguinose, ma Cesare non intervenne, “perdonò” e lasciò che parlasse per lui la sua vita anche quando il grande poeta lo sfidò apertamente: “Nil nimium studeo, Caesar, tibi velle placere, / nec scire utrum sis albus an ater homo” – “non mi sforzo di piacerti, Cesare, / né di saper se uomo sei bianco o nero“.
Ahimè, a noi il perdono viene da Bossi e Berlusconi e, quel ch’è peggio, ci tocca sperare che da questa tragedia ci tirino fuori D’Alema e Bersani. Una cosa davvero preoccupante. “Amicos medicosque convocate: / non est sana puella“, direbbe Catullo, “I medici e gli amici convocate / la ragazza sta male“.
E mal gliene verrebbe: le aquile di “sinistra” lo trascinerebbero in tribunale.

Uscito su “Fuoriregistro” il 23 dicembre 2009.

Read Full Post »