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Posts Tagged ‘Salvini’


Perdonate se parto da lontano, ma senza il prima non si capisce il poi.
Quando cadde il Governo Conte due, Mattarella non sciolse le Camere. In Parlamento, spiegò, c’era una maggioranza e sarebbe stato folle mandare il Paese al voto, mentre c’erano la pandemia, la crisi economica e gli impegni dell’Italia con l’Europa. Dimenticò di dirlo, ma dopo la riduzione del numero dei parlamentari, andare al voto con la vergognosa legge elettorale voluta dal PD sarebbe stato come prendere per i fondelli gli elettori. Chiamò Draghi alla guida di un «governo del Presidente» e gli assegnò il compito di risollevare l’economia e risolvere coi vaccini la tragedia della pandemia. Misteriosamente dimenticò la legge elettorale e non ci pensò poi nemmeno il «salvatore della patria».
Draghi si presentò subito con un’anacronistica enfasi per un atlantismo acritico da servo sciocco, che di lì a poco divenne comprensibile e deprecabile: dietro l’insistenza apparentemente stupida e dogmatica, c’era la guerra in Ucraina di cui evidentemente conosceva l’imminenza. Nei mesi successivi, la furia bellicista del governo prevalse su tutto, sicché il Covid c’è ancora, l’economia agonizza e il Paese sta molto peggio di come Draghi l’aveva trovato.
Consapevole dello sfascio causato dal suo governo, Draghi, esecutore fanatico degli ordini di Biden, in vista dell’inevitabile tempesta, salì al Quirinale e si dimise. Mai nella storia della Repubblica un Presidente del Consiglio s’era dimesso avendo la maggioranza assoluta. In genere, un capitano che abbandona la nave che affonda finisce in galera. Draghi è stato invece premiato come lo statista dell’anno. Dai tempi di Conte la situazione era peggiorata. Al Covid e alla crisi economica spaventosa s’era aggiunta la guerra. Indire le elezioni in piena estate ai più sembrò un suicidio. A Mattarella no.
Stavolta Mattarella non ha formato un «governo del Presidente» incaricato di varare una nuova legge elettorale. Ha sciolto le Camere e ci ha mandati a votare con una legge che è pugnala alla democrazia. E’ dopo questi eventi inqualificabili che il 25 di questo mese andremo a votare.
Avete ragione: tutto è così vergognoso, che il primo impulso è quello di chiamarsi fuori. Avete ragione ma, per me, reagite nella maniera sbagliata. C’è un’altra via. Una di quelle che il potere accecato non vede e se la seguite, gli potete dare una lezione difficile da dimenticare.
Votare per Letta non si può. Il suo partito ha voluto la legge elettorale che ci tocca. Non perdonategli lo sgarro, non dategli il vostro voto e ricordate che è grazie al PD che la Costituzione è sparita dai posti di lavoro. Ricordate il Jobs Act, l’articolo 18 cancellato, la scuola fatta a pezzi e chi più ne ha più ne metta. Parlare di Bonelli e Fratoianni è inutile: sono alleati del PD e ne condividono colpe e responsabilità.
Per favore, attenti ai furbastri. Dietro l’inaffidabile Calenda, che prima va col PD e poi lo abbandona, sognando un ritorno di Draghi, dietro questo misterioso personaggio, c’è Renzi, che voleva abolire il Senato e poi è diventato senatore. Renzi, nemico della povera gente e della Costituzione, così rispettoso delle donne da essere amico dei loro peggiori nemici; Renzi, passato per mille bandiere e attento solo agli affari suoi.
Vi sto dicendo di votare Berlusconi? No, non sono impazzito. Ricordate che è un pregiudicato, ricordate il mafioso Dell’Utri e le mille promesse mancate. Se siamo ridotti alla fame è anche per colpa sua. Siete donne? Ricordate che idea ha di voi.
Donne, uomini, omosessuali, transessuali, ricordatevi cosa pensano di voi e dei vostri diritti la Meloni e i suoi “Fratelli d’Italia”, con i loro cimiteri di feti, i loro piani sull’aborto, il rifiuto di riconoscere diritti e liberà a chi non rientra nel loro vocabolario sessuale. Meloni, atlantista, che vuole la guerra e la NATO e le navi contro gli immigrati.
Vi fidate di Salvini? Non siate ingenui, per carità. L’hanno preso a pedate gli ucraini imbestialiti, ha fatto fortuna inventandosi sempre un cattivo da punire: prima i meridionali, poi gli immigrati e sottobanco, Pontida, la Padania indipendente e l’autonomia differenziata, che significa più soldi a chi ne ha, più fame a chi ha fame. E ricordatevi che su questa vergogna sono tutti d’accordo: Meloni, Berlusconi, Letta, Calenda e l’intera compagnia cantante.
State pensando a Conte e al reddito di cittadinanza? A volte persino al diavolo riesce di fare un miracolo. Non dimenticate, però, che ha voluto la riduzione dei parlamentari, sicché nei vostri territori non c’è chi vi rappresenti; ha governato per anni con tutti e la legge elettorale non l’ha cambiata. Non dimenticate che, oggi si dice contro la guerra e le sanzioni, ma ha approvato e voluto sia l’una che le altre e se Letta non l’avesse mandato via, ora sarebbe suo alleato.
Molti di voi probabilmente non lo sanno, nessuno ve l’ha detto – tranne rare eccezioni, i nostri giornalisti hanno un’idea approssimativa della democrazia – ma non è vero che non esiste un’alternativa. Se volete dare una lezione a Mattarella, Draghi e chi in questi anni vi ha ridotti alla disperazione, se volete un Paese migliore, l’alternativa esiste: si chiama «Unione Popolare con De Magistris» e ha questo anzitutto di bello: ha candidati che non sono mai stati complici dello sfascio che ci sta travolgendo.
Non volete mandare agli ucraini armi che ci costano un patrimonio? Volete che si cerchi una via di pace e pensate che le sanzioni ci stiano affamando? Credete che chi si è arricchito speculando sulla crisi, debba restituire il maltolto? L’«Unione Popolare» la pensa come voi. L’«Unione Popolare» difende il reddito di cittadinanza e vuole che un’ora di lavoro debba essere pagata almeno con dieci euro lordi. Il partito che c’è, ma viene trattato come non ci fosse, pensa che la NATO sia una spesa enorme, inutile e folle, che non serve ai popoli, ma alle classi ricche ed egoiste, che più hanno e più vogliono avere; pensa che il problema più grave per l’umanità sia il cambiamento climatico e ritiene un crimine il ritorno al carbone che uccide il pianeta. Pensa che bisogna ricorrere subito all’energia prodotta dal sole, dal vento e da tutto ciò che la natura ci offre di sano per noi e per il pianeta.
Voi vedete che la scuola e l’università sono state distrutte da chi oggi chiede il vostro voto. L’hanno fatto apposta, perché vi vogliono ignoranti, perché chi non ha gli strumenti per ragionare con la propria testa è facile da ingannare. Vogliono che siate un bestiame votante, così vi illudete di vivere in una democrazia, mentre da tempo la democrazia è in coma. L’Unione Popolare vuole una scuola statale, libera, gratuita che non imponga l’alternanza col lavoro; una scuola e una università che formino coscienze critiche. Per questo abolirà l’«INVASI» e l’«ANVUR», sono cinghie di trasmissione del pensiero unico.  Potrei continuare a lungo, cominciando dalla Sanità, ma mi fermo qui.
Io voterò per l’«Unione Popolare». Se ciò che ho scritto non basta,  cercate e leggete il programma; sono certo che voterete come me anche voi. Se lo farete in massa, vedrete che cambiare si può. Non disertate i seggi, votate, date fiducia a chi ha i vostri stessi problemi, ma non vuole darla vinta a chi ci sfrutta, ci inganna, ci vende e distrugge il futuro delle nostre giovani generazioni.

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Il 25 settembre potrebbe non essere un giorno come tanti altri. Avremo meno parlamentari. Se l’estrema destra più o meno fascista dovesse vincere, complice il PD, sarebbe possibile cancellare agevolmente la Costituzione. Avremmo così la fine della Repubblica nata dalla Resistenza.
Fatta questa premessa, credo che un’opposizione numericamente, culturalmente e politicamente qualificata, potrebbe essere in grado di costringere il PD a non sostenere lo smantellamento di ciò che resta della Costituzione.
Conte non accetta alleati e si assumerà le conseguenze della sua scelta inspiegabile. Ha governato con Salvini, è vero, ma lo ha ridimensionato e mandato all’opposizione. Di ciò che era di destra nei 5 Stelle ormai non c’è molto e gli va riconosciuto il merito di aver fatto cascare dal piedistallo l’idolo della finanza, quel Draghi che – si diceva – cammina sulle acque ed è affondato in una palude puzzolente. Catullo direbbe: “Lesbia non vuole. Tu pure non volere.
De Magistris ha governato Napoli, dovendo fare le nozze coi fichi secchi, ma ha fatto miracoli e oggi Napoli è l’unica grande città in cui l’acqua è pubblica. Da sempre strenuo difensore della democrazia, con le sue scelte ha dimostrato di essere un uomo coerente, che non lotta per una poltrona.
Santoro è un grande giornalista, lucido e indipendente, che si è formato nell’Italia dell’arco costituzionale. Insieme potrebbero mettere tutto in discussione. E non è detto che non vada così.
Non sono credente e il paragone può apparire improponibile. In questo terribile tornante della storia, sono tuttavia certo che, se qualcosa ci sopravvive, una simile alleanza avrebbe oggi accanto, invisibili padrini, Terracini, Teresa Mattei, Gobetti, Amendola, Gramsci, Pertini, la mia amica Rossana Rossanda e tanti come loro, che hanno speso la vita per la libertà e i diritti della povera gente. Quella gente che oggi purtroppo è di nuovo disperata.
Una risposta alle destre – estreme o moderate come il PD – comunque è nata. Si chiama “Unione Popolare”, ha De Magistris come portavoce, i migliori giovani del Paese come militanti, ed è l’unica alternativa concreta alla pericolosa torsione autoritaria che ci minaccia.
Aprite occhi e orecchie, perché stampa e televisione non ve ne parleranno. Non vi diranno che una legge elettorale peggiore di un golpe impone a quest’unica formazione di raccogliere firme su tutto il territorio nazionale. Cercate sul web, raggiungetela, se non riuscirà a raggiungervi, date una mano e aiutatela a chiedervi il voto. Non ve ne pentirete e non sarà un voto sprecato. Chi ve lo dice mente.

Agoravox, 3 Agosto 2022

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E’ un classico. Qualcosa si muove, nasce l’«Unione Popolare»? Ecco che, sollecitato da un vento nuovo, chi stava fermo e indifferente si mette in moto per inerzia. Rinascono così i supercritici e i profeti di sventura, pronti a ricordarti esperienze con cui non hai nulla da spartire. In realtà si tratta di un primo segnale positivo: non solo ci sei, ma scuoti gli immobili e agiti gli indifferenti.
Sono Fino, per esempio, che d’un tratto non può fare a meno di muovere le dita sulla tastiera, mi parla di «Sinistra Arcobaleno» e «Rivoluzione Civile» che, sottolinea ironicamente, «ne hanno fatta di strada». Si muove tanto ed è così agitato, da avventurarsi in un’analisi che ritiene politica e si chiede che «Unione Popolare» siamo «senza almeno 6/7 partiti a sinistra del PD?».
Sparata la bordata, Sono Fino si tura le orecchie, come l’artigliere che tira col pezzo da novanta, poi, visto che il colpo non è stato devastante come sperava, decide di sputare la sentenza: «spero tanto di sbagliarmi ma mi pare che «Unione Popolare» sia la solita accozzaglia preelettorale che non porta nulla di nuovo ed è destinata miseramente a fallire».
Potrei intonare l’antico ed efficace scongiuro – «aglie, fravaglie, fattura ca nu un quaglie, corna, bicorna cape ‘e alice e capa d’aglio» – ma non lo faccio. Che tutti possano avere un’opinione rende in fondo la vita più bella. Sono Fino, che scambia l’alba col tramonto e ci definisce un’accozzaglia, è un fenomeno interessante, perché s’impappina e afferma che con altri sette partiti a sinistra del PD (quali?) non saremmo un calderone. Che avrebbe fatto, Fino, se non ci fossimo mossi noi? Sarebbe stato fermo e indifferente. Non lo ammetterà mai, ma l’indifferenza, quella almeno, gliel’abbiamo fatta vacillare.
Lo so, non è detto che accada – potrebbero inventarsi una nuova emergenza e rimandare tutto a data da destinare – facciamo conto però che l’anno prossimo si debba votare. Che farà Fino,  filosofo della rassegnazione? Voterà per i banditi accampati in un Parlamento ridotto a bivacco di squallidi manipoli? Può darsi. In fondo non avrebbe che l’imbarazzo della scelta: uno vale più o meno l’altro, e lavorano per tutto, per se stessi, per gli Usa, per la Nato, per il comico ucraino, tranne che per la maggioranza degli italiani che hanno ridotto in miseria. Non a caso rappresentano poco più di se stessi.
E’ vero, sì, Sono Fino avrebbe altre due scelte: non votare (che significherebbe fare il gioco di Draghi, Letta, Salvini e compagnia cantante) o votare i fascistelli di Meloni (niente aborto, niente divorzio, immigrati a fondo nel Mediterraneo e la bandiera con il motto dei padroni: tu fatichi e io mangio.
La crisi però lavora contro gli indifferenti e contro i filosofi della rassegnazione. Stavolta, piaccia o no, esiste una vera alternativa, antifascista, fuori dai giochi del palazzo, formata da chi fatica e non mangia: «Unione Popolare». La gente ormai non è più disposta a farsi divorare dai pescecani del capitalismo. Nessuno può dire se Fino, che è stanco e depresso, ma scemo non è, resterà a guardare o deciderà di mettersi dalla parte giusta: la nostra e la sua.

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Vi domanderete perché, discutendo di elezioni amministrative, chiami in causa l’articolo 116 della Costituzione, che riguarda le regioni e la loro autonomia. Un po’ di pazienza e mi direte poi se l’argomento entra legittimamente nella discussione.
Prima che Massimo D’Alema ci regalasse la sciagurata riforma del Titolo V, sulle Regioni a Statuto speciale, la Costituzione era chiarissima: «Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali». Meuccio Ruini, antifascista, perseguitato politico e padre Costituente, aveva chiarito i motivi della scelta nella sua relazione al progetto di Costituzione. Poche, ma fondamentali parole: «la Regione non sorge federalisticamente. Anche quando adotta con una legge lo statuto di una Regione, lo Stato fa atto di propria sovranità». Pur non potendo nemmeno lontanamente immaginare che qualche decennio dopo avremmo dovuto fare i conti con le folli richieste leghiste, le donne e gli uomini che  scrissero lo Statuto posero così  un limite insormontabile agli egoismo locali e all’avventurismo di gente come Salvini.
Ignorando questa impostazione che aveva radici profonde nella storia di un Paese ridotto a «una espressione geografica» dalla lunga vicenda degli Stati regionali, la miopia di D’Alema e degli uomini che oggi formano il PD, violentarono l’articolo 116, sicché oggi basta una legge ordinaria per accordare alle Regioni «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia». Unico limite – di fatto formale – un’intesa fra Stato e Regione. Com’era scontato, quando le verità di fede del neoliberismo hanno scatenato la crisi disgregante che attraversiamo, le Regioni che dall’Unità a oggi più hanno preso e meno hanno dato a un processo di armonica crescita economica e sociale della Repubblica, hanno messo in campo iniziative incompatibili con lo spirito Costituente esposta da Ruini all’inizio della storia repubblicana.  
E qui il nesso tra elezioni amministrative di Napoli e cosiddetta «autonomia differenziata» si fa chiarissimo. Allo stato attuale delle cose, tranne Alessandra Clemente, che ha dichiarato la sua netta avversione allo scellerato cambiamento, i candidati a sindaco che dicono di «amare Napoli» provengono tutti, o sono sostenuti, da aree politiche, partiti e liste che sono invece apertamente favorevoli. A parole promettono uno splendido futuro alla città; sanno però che alla resa dei conti chi li presenta e li sostiene non glielo consentirà.
Maresca, per esempio, tutto cuore e passione partenopea, è sostenuto dalla Lega di Matteo Salvini e di Luca Zaia, così attento alla sorte dei napoletani, del Sud e in generale dell’Italia, che nel 2014 ha tentato di indire un referendum che la Consulta dichiarò illegittimo. Qual era l’obiettivo? Voleva l’indipendenza del Veneto, di cui è Presidente. Sì, avete capito: l’indipendenza. Sempre con Napoli nel cuore, Zaia è tornato alla carica nel 2017 con un referendum rivelatore dei rapporti che i ricchi autonomisti intendono instaurare con i poveri napoletani: Zaia vuole tenere per il Veneto una percentuale non inferiore all’ottanta per cento dei tributi pagati annualmente dai suoi cittadini all’amministrazione centrale, per poterli utilizzare in termini di beni e servizi per la sua Regione; non contento, vuole che il Vento tenga per sé l’ottanta per cento dei tributi riscossi nel territorio regionale. Per Zaia, infine, il gettito derivante dalle fonti di finanziamento della Regione non deve essere soggetto a vincoli di destinazione.
Gli amici di Maresca, quindi, vogliono uno Stato che non possa e non debba attuare il principio costituzionale che consente di destinare risorse aggiuntive per promuovere lo sviluppo economico di territori bisognosi a fini di coesione e solidarietà sociale. L’esercizio concreto dei diritti della persona? Gli squilibri economici e sociali? La salute? La formazione? Sono questioni che al Veneto e alla Lombardia, che ha seguito a ruota Zaia, non interessano. Di fatto, i sostenitori di Maresca con la loro «autonomia differenziata» dichiarano guerra a Napoli e al Sud.
Si può sperare sull’ex ministro Gaetano Manfredi? Nulla da fare. Il PD di Manfredi canta a coro con la Lega di Salvini e non ha fatto nemmeno il referendum. In Emilia Romagna, infatti, sono stati più sbrigativi e l’Assemblea legislativa ha dato mandato al Presidente della Regione Stefano Bonaccini, di avviare  trattative con il Governo. Bonaccini, passato da Bersani a Renzi, uomo della destra del PD, il partito che è probabilmente il principale responsabile dello sfascio del Paese e del Sud in particolare. Non ho parlato di Bassolino? No. Ma lui fa parte a buon diritto e storicamente del gruppo dei distruttori.
Alessandra Clemente e la sua coalizione hanno, com’è noto, una posizione completamente diversa, ma invano chiedono ai candidati avversari di prendere posizione sul tema: Manfredi, Maresca e Bassolino hanno cambiato idea e sono contrari? Se è così, possono spiegarci per favore perché si fanno sostenere da forze che sono invece tutte favorevoli?

Candidato di Potere al Popolo

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E’ vero, è un accademico. E che fai, non lo voti per questo?  Sarebbe una scelta discutibile, perché non sono molti, ma esistono anche quelli non compromessi con l’andazzo dei concorsi pilotati, dei posti ereditati e delle cattedre moltiplicate come i pani e i pesci.
D’accordo, sì, è diventato ministro perché ha accettato di governare l’Università dopo il rifiuto di Lorenzo Fioramonti, indignato per il trattamento da Cenerentola toccato alla formazione.
Manfredi non s’indignò.
Non fu una bella scelta, questo è vero, ma qualcuno doveva pur farlo…
Non c’è dubbio, come ministro è stato un autentico fantasma, però per fare il sindaco, s’è impuntato: voglio i fondi che avete negato a De Magistris. Di fatto perciò, dopo aver sparato a zero sul sindaco uscente, ha riconosciuto che contro di lui si sono fatte scelte scorrette e vergognose.
Questo comportamento è un punto a suo favore o la dimostrazione di una sconcertante ambiguità?
I soldi li avrà?
Se potrà battere moneta, probabilmente sì. Sta di fatto che non solo è un neoliberista convinto, ma a sostenerlo c’è anzitutto il PD, pilastro del pensiero unico e, come tutti sanno, cieco sostenitore della cosiddetta «autonomia differenziata». Forze politiche per le quali il Sud è sostanzialmente una colonia.
Non sai cos’è l’autonomia differenziata? E’ la scelta feroce che unisce tutti i candidati sindaco contro Napoli e contro la Clemente, la sola che rifiuta di vendere la città al Nord, come sono pronti a fare il PD, la Meloni, i 5Stelle, l’innocente nullatenente e patetico Antonio Bassolino e Catello Maresca, dietro il quale si nascondono Salvini e la «Lega Nord per l’Indipendenza della Padania».
Proprio così, «Lega Nord per l’indipendenza della Padania»…!!!!
Stringi stringi, se pensi di votare Manfredi due domande te le devi porre. Solo due, ma decisive:

  1. Quale credibilità può avere Manfredi, che un giorno accusa De Magistris e un altro fa il suo avvocato d’ufficio?
  2. Da napoletano, sei disponibile a votare un candidato sostenuto da un partito proto a pugnalarti nella schiena?  

    Candidato di Potere al Popolo! 
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Catello Maresca afferma di aver messo da parte la toga per amore di Napoli e aggiunge di candidarsi «a sindaco, con l’appoggio del centrodestra, perché i napoletani meritano di più».
Si dà il caso che la destra di cui parla è quella di Salvini, il segretario della «Lega Nord per l’indipendenza della Padania», quello che odia Napoli e i napoletani e si batte per l’autonomia differenziata, che intende ingrassare il Nord e affamare il Sud.
A cominciare da Napoli e dai napoletani!

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D’accordo, viene dall’Accademia. E tu che fai, lo condanni per questo?  Ti direbbero che non sono molti, ma ce ne sono anche di quelli non compromessi con l’andazzo dei concorsi pilotati, dei posti ereditati e delle cattedre moltiplicate come i pani e i pesci.
Tu che ne sai di Manfredi?  
E’ vero, diventò ministro, accettando di governare l’Università dopo il rifiuto di Lorenzo Fioramonti, giustamente indignato per il trattamento da Cenerentola riservato alla formazione. Manfredi non s’indignò.
Sì, non è bello, ma non è un reato…
Hai ragione, come ministro è stato un fantasma, però poi, per fare il sindaco, ha chiesto garanzie: voglio i fondi che avete negato a De Magistris. Insomma, per non tornare a fare il fantasma, ha dovuto riconoscere che contro il sindaco uscente si sono fatte scelte scorrette e vergognose.
E’ un punto a suo favore o la dimostrazione di una sconcertante pochezza?
I soldi li avrà?
Se gli consentiranno di battere moneta, probabilmente sì. Il fatto è che non solo è un neoliberista, ma a sostenerlo c’è soprattutto il neoliberista PD, che, come tutti sanno, vuole ciecamente la cosiddetta «autonomia differenziata». Hai capito bene, sì, la scelta feroce che unisce tutti i candidati contro Napoli e contro la Clemente, la sola che rifiuta di vendere Napoli al Nord, come sono pronti a fare il PD, la Meloni, i 5Stelle, l’innocente nullatenente e patetico Antonio Bassolino e naturalmente la Lega di Salvini per l’Indipendenza della Padania.
Proprio così, “indipendenza della Padania”…!!!!   
Stringi stringi, in questa situazione, due domande sono legittime e decisive:

  1. Quale credibilità può avere Manfredi, contraddittorio accusatore e allo stesso tempo avvocato d’ufficio di De Magistris?
  2. b. Quanti napoletani sono disponibili a votare un uomo pronto a pugnalarli nella schiena?   
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Maresca Catello. Magistrato e candidato sindaco. Di destra. Al tempo di Palamara, quando non se ne può di magistrati politicizzati.
Maresca Catello. Magistrato e candidato sindaco. Di destra, in una città in cui la destra è molto presente nella cronaca nera.
Maresca Catello. Candidato sindaco.  Dice di no, ma lo sostiene Salvini in una città che Salvini disprezza e si prepara a saccheggiare con l’autonomia differenziata.
Maresca Catello. Magistrato di destra. Ha sentito una fitta al cuore, quando qualcuno ha pensato che, di fronte alla pandemia, i detenuti andassero tutelati nell’inferno carcerario. Il cuore, però, finora non ha palpitato dopo le vergogne e gli arresti di Santa Maria Capua Vetere.
Domanda: Maresca Catello, i detenuti sono forse carne da macello?
Maresca Catello. Candidato sindaco. Nostalgico di Berlusconi. Gli manca un pregiudicato, decaduto dal Senato e affidato ai servizi sociali.
Mi fermo qui e mi domando: Maresca Catello pensa che i napoletani siano scemi?

Agoravox, 1 luglio 2021

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Non so se il sovranis­mo sia qualc­osa che di per sé esista realmente o abbia bisogno di un contesto in cui collocarsi e trovare alimento. Sarebbe interessante provare a capirlo. L’ho cercato nel dizionario del­la politica curato da Bobbio e non mi so­no meravigliato di non trovarlo. Qui però voglio far conto che esista e prov­are a capire che ne viene fuori.
Spinelli denunciò come i primi e più pericolosi nemici di un’Europa unita «i ceti che più erano privilegiati» e i «dirigenti delle istituzioni fondamentali degli stati nazionali». Essi, profetizzò, si sarebbero posti alla testa di un falso eu­ropeismo, per sabota­re la nascita di un’­Europa politicamente unita. Da tempo i fatti gli danno ragione, tant’è che se dovessi riconoscere l’esisten­za del sovranismo, direi che oggi i suoi maggiori esponenti sono Macron, la cancell­iera tedesca e quanti come lo­ro, hanno reso l’Europa un mostro de­ciso a lasciare immu­tati i rapporti di forza economica e politica tra i Paesi eur­opei, utilizzando trattati che, nonostante il fervore unitario di facciata, non sono mai​ dive­ntati Costituzio­ne. Salvini e soci sono solo figli di questa violenza. Togli Merkel, resuscita Spinelli e d’un colpo cancelli Salvini.
Io non sono sovranis­ta, ma sono legato alla nostra Cost­ituzione che utilizza con grande coraggio la parola sovranità. E’ la sovranità che assegna al Popolo. Mi chiedo se per questo abbiamo una Costituzione sovranista o populista. Se sia sovranis­mo o populismo ritenere che​ Dr­aghi e Trichet, affaristi privi della legittimazione di un voto popola­re, non avevano titoli per rivolgersi a un gover­no democraticamente el­etto, per «consiglia­re» politiche economiche ispirate a prin­cipi in netto contra­sto con la Costituzi­one di quel popolo. Il mio profon­do disprezzo per Dra­ghi, Trichet e l’Europa delle banc­he è sovrani­smo o legittima risp­osta a una violenza? Se il sovr­anismo è rifiuto di regole scritte da funzionari banc­ari in contrasto con la Costituzione ant­ifascista, bene, io sono sovranista. Lo sono a giusta ragione perché, anche grazie a re­gole inaccettabili come il pareggio di bila­ncio in Costituzione e il fiscal com­pact sono state distrutte scuola, università e sanità nel nostro Paese e si è dato fiato alla polemica separatista di finti sovranisti alla Salvini, che hanno usato per una causa ignobile ragioni sacrosante.
La verità è che io sono antifascista, Meloni fascista e Mac­ron nazionalista. Il sovranismo è un ast­uto imbroglio che ha avuto successo graz­ie a una sinistra pa­ssata da Marx agli economisti neoliberis­ti.
Conte è un borghese onesto, che ha colto le sacrosante ragioni dello scontento pentastella­to (diffuso in buona parte della popolaz­ione) e per un gioco beffardo della storia si è tr­ovato a governare un Paese sfasciato della miseria morale delle classi dirigen­ti locali e internaz­ionali. Uno sfascio da cui, per onestà intellettuale, vanno esclusi i 5Stell­e, che hanno esercit­ato il potere solo quando l’opera era già compiuta.
Conte ha commesso tanti erro­ri, ma molti li ha poi corretti. È andato con Salvini, per esempio, ma l’­ha poi ridicolizzato. In quanto alla pandemia, l’ha affrontata con le casse vuote e la Sanità sfasciata. Ha fatto quanto poteva, circon­dato da lupi. Lo pro­vano i li­cenziamenti anc­ora bloccati imposti alla Confindustria. Come ha scritto il vecchio democristiano Rotondi,  Conti «ha avuto un grande merit­o: ottenere miliardi e miliardi da un’Eu­ropa che non si fida degli italiani. Ha avuto poi un grande deme­rito: non ha voluto darli in mano ai soli­ti impostori». Questo compito toccherà a uno squallido figuro il cui inconfessato programma è scritto da tem­po nella lettera fir­mata con Trichet. Co­nti, che non è né un politico, né un pol­iticante, stava destinando una parte di quei soldi alla gente. Di qui la pugnalata nella sc­hiena e l’arrivo del «salvatore della pa­tria» così efficacem­te descritto da Co­ssiga, cialtrone che di cialtroni era un indiscutibile conos­citore:
«Un vile affarista. Non si può nominare Presidente del Consiglio dei Ministri chi è stato socio della Goldaman & Sachs, grande Banca d’Affari americana. E Male, molto male io feci ad appoggiarne, quasi a imporne la candidatura a Silvio Berlusconi. Male, molto male. E’ il liquidatore, dopo la famosa crociera sul «Britannia» dell’industria pubblica, ha svenduto l’industria pubblica italiana, quand’era Direttore Generale del Tesoro. E immaginati che cosa farebbe da Presidente del Consiglio dei Ministri. Svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica, L’Enel, L’Eni e certamente ai suoi comparuzzi di Goldman & Sachs».

Agoravox, 5 febbraio 2021

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Quel giorno – recita la Bibbia – quando il Signore diede a Israele la vittoria sugli Amorrei, Giosué pregò […] e gridò alla presenza di tutti gli Israeliti: Sole, fermati su Gabaon! […] Un giorno come quello non c’è mai stato né prima né dopo di allora, quando il Signore ubbidì a un essere umano e combatté al fianco d’Israele“.
Ci vollero secoli e la rivoluzione copernicana per mettere in crisi la presunta verità geocentrica. A tutt’oggi, però, nulla cancella la biblica bestemmia che ci presenta il “Dio padre Onnipotente” schierato in guerra, macellaio dei suoi figli.
Un incidente esclusivamente “religioso”, che riguarda l’umana ingenuità? Tutt’altro. Non mancano infatti affermazioni che fanno dubitare anche delle “bibbie” laiche. Spiace per Marx, ma non è sempre vero che nella famiglia borghese “l’elemento connettivo sono la noia e il denaro“. Vero è invece che la noia affligge anche le famiglie proletarie dove purtroppo il denaro manca molto.
Da giovane, quando leggevo i sacri testi con compagne e compagni, ci fu chi trovò inesatta e terribilmente maschilista la convinzione di Marx sulla comunanza della donna. E non aveva torto. Non so se i comunisti sono davvero per tale comunanza (alla quale erano comunque meglio disposti gli anarchici seguaci della dottrina del libero amore), so che in età storica non è vero che essa sia esistita quasi sempre e troverei comunque più rivoluzionario e comunista che fossero le donne a propugnare la comunanza degli uomini.
Per quanto mi riguarda, non esistono pensatori in grado di spiegare tutti i tempi del storia in base a principi e intuizioni che possono segnare un mondo e fornire un metodo prezioso, ma saranno sostituite da dottrine adeguate ai tempi che cambiano.
Nella serie delle “verità bibliche” – religiose o laiche conta davvero poco – si colloca a mio modo di vedere la convinzione diffusa che i politici oggi siano tutti eguali tra loro: pensano esclusivamente ai propri affari, sono tutti ignoranti e malfidati. Più che l’abilità delle destre, è questa verità di fede che distrugge la democrazia. E’ necessario dirlo: la povera gente avrebbe pagato prezzi ben più salati se a governare la tragedia sociale che stiamo vivendo e a far fronte alla pandemia, si fossero trovati Salvini, Meloni e Berlusconi.
Di Conte si può dire tutto il male che si vuole, ma parla – o tenta di parlare – alla ragione. Salvini e i suoi camerati puntano allo sfascio e parlano alla pancia delle masse di disperati che hanno creato. Renzi, poi, è l’uomo della Confindustria e delle Banche. Lo sostengono con ogni mezzo e ha un compito preciso: destabilizzare il Paese e farne terra di conquista.

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