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Posts Tagged ‘Salvini’

Migranti: Msf non firma codice Ong

Non mi stupisce che Renzi si studi di scavalcare Salvini a destra sull’infamia dei migranti. Tempo fa, un giorno parlava del Sud dei piagnistei con toni da Salvini, e l’altro di un suo piano miracoloso che in breve avrebbe chiuso quella «Questione meridionale» che già Mussolini prima dichiarò risolta e poi per anni finse di non vedere. Qui da noi la gente si è ormai convinta che la storia non insegni niente a nessuno, mentre è vero il contrario: poiché per sua natura produce libero pensiero e opposizione, la politica l’ha sottomessa, creando l’Anvur, un’agenzia di valutazione che ingabbia la ricerca, premia i servi sciocchi e punisce quelli che non si piegano al sistema.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la gente pensa che l’Italia razzista fu la  dolorosa conseguenza dell’alleanza con la Germania nazista di Hitler. Le cose però non stanno così. Sin dai tempi dell’unificazione nazionale, i settentrionali che ricoprirono ruoli di primo piano nutrirono un autentico disprezzo per la gente del Sud. Per Ricasoli, essa era «un lascito della barbarie alla civiltà del secolo XIX» e per la stampa piemontese dell’epoca i meridionali erano figli di una terra «da spopolare», sicché ci fu chi propose di spedirne gli abitanti «in Africa a farsi civili». Una razza inferiore, insomma, da educare col bastone. «Qui stiamo in un Paese di selvaggi e di beduini», affermò il deputato Vito De Bellis e, di rincalzo, Carlo Luigi Farini, che sarà poi Presidente del Consiglio, nel dicembre 1860, nei panni di luogotenente del re nelle terre del Sud, scriveva a Minghetti che «Napoli è tutto: la provincia non ha popoli, ha mandrie […]. Con questa materia che cosa vuoi costruire? E per Dio ci soverchian di numero nei parlamenti, se non stiamo bene uniti a settentrione».

Muovendo da queste posizioni, la Desta storica e i suoi «galantuomini» produssero infamie come la Legge Pica, processi sommari, fucilazioni, villaggi bruciati assieme agli abitanti, deportazioni e carcere a vita. Fu un fiume di sangue a battezzare la «nazione unita» prima del macello di proletari che alcuni chiamano «Grande Guerra».

In realtà, ieri come oggi dietro il razzismo ci sono ceti dirigenti, interessi di classe e la ricerca di un alibi per la feroce difesa di privilegi. In questo senso, non basta ricordare che il 5 agosto del 1938 il fascismo scoprì la superiorità della «razza italiana» e si dotò di leggi razziali. Occorrerebbe aggiungere un dato molto significativo, che invece si preferisce tacere: Businco, Franzi, Landra, Savorgnan e tutti gli altri «scienziati», autori o sostenitori del Manifesto della razza, conservarono la cattedra dopo il fascismo; ci fu chi fece addirittura una brillante carriera e tutti conservarono il ruolo di «formatori» delle giovani generazioni.

Ciò che accade oggi affonda le sue radici in un passato con il quale non si sono mai fatti i conti con un minimo di serietà. Il giornale che pubblicò il famigerato «Manifesto» del 1938 – «La difesa della razza» – aveva come segretario di redazione un equivoco personaggio, che anni fa Giorgio Napolitano, presidente della «Repubblica nata dall’antifascismo», volle commemorare in Parlamento: il fascista Giorgio Almirante, ch’era stato capo di gabinetto del ministro Mezzasoma a Salò, nella tragica farsa passata alla storia come «Repubblica Sociale». Almirante, coinvolto poi in oscuri rapporti con bombaroli neofascisti, sfuggì al processo, trincerandosi dietro l’immunità parlamentare e sfruttando, infine, un’amnistia.

Un caso eccezionale? Tutt’altro. Caduto il fascismo, i camerati di Almirante pullulavano nei gangli vitali della Repubblica «antifascista» e non fu certo un caso se l’amnistia di Togliatti si applicò solo a 153 partigiani e salvò 7106 fascisti. Magistrati, Prefetti e Questori avevano fatto tutti carriera nell’Italia di Mussolini e nel 1955, quando si giunse a tirare le somme, i numeri erano agghiaccianti: 2474 partigiani fermati, 2189 processati e 1007 condannati. Quanti finirono in manicomio giudiziario non è dato sapere, ma non ci sono dubbi: ce ne furono tanti.

In quegli anni cruciali trova le sue radici la sottocultura che ispira la linea «politica» di Salvini, che Il PD insegue ora a destra. Anni in cui la scuola di polizia fu affidata alla direzione tecnica di Guido Leto, capo dell’Ovra prima di Piazzale Loreto, e Gaetano Azzariti, che aveva guidato il Tribunale fascista della razza, prima collaborò con il Guardasigilli Togliatti, poi fu nominato giudice della Corte Costituzionale, di cui, nel 1957, divenne il secondo Presidente, dopo la breve parentesi di De Nicola. Confermato il Codice Penale del fascista Rocco, Azzariti, ex fascista, fu incredibile relatore sulla competenza della Consulta a valutare la costituzionalità delle leggi vigenti prima della Costituzione repubblicana.

Di lì a qualche anno, nel dicembre del 1969, quando Pino Pinelli volò dal quarto piano della Questura di Milano, essa – è inutile dirlo – era affidata a un fascista, quel Marcello Guida che a Ventotene era stato carceriere di Pertini, Terracini e dello stato maggiore dell’antifascismo. E’ questo il mondo dal quale, senza che probabilmente se ne renda conto, proviene la concezione della politica che esprime Renzi. Il mondo che, dal 1948 al 1950, secondo i dati inoppugnabili di una legge varata nel 1968, creò 15.000 perseguitati politici, condannati a 27.735 anni di carcere dai giudici che la repubblica aveva ereditato dal fascismo. In proporzione, molto peggio di quanto fecero in vent’anni Mussolini e i suoi.

Mentre la riforma della scuola cade come una pietra tombale sulla conoscenza della storia e chi vorrà insegnarla nelle nostre scuole dovrà fare i conti col rischio del licenziamento, un moderno fascismo si va imponendo nel Paese. Nell’antica tradizione razzista e nella scuola di cultura razzista si inseriscono i provvedimenti di Minniti e l’attacco senza precedenti alle navi delle Ong. Se e quando sarà possibile ricostruire la storia di questi anni, di noi si dirà ciò che si dice dei popoli che furono spettatori indifferenti dei crimini nazifascisti.

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Torino-cariche-sulla-movida-Stefano-Bertolino-1-564x423Tiriamo le somme.
Abbiamo la malavita organizzata più impunita del pianeta.
Gli evasori fiscali fanno più danni delle cavallette, però non li tocca nessuno.
Nei rapporti politica-malaffare, siamo il Paese pilota.
Da noi non si muove una foglia, se non la spinge il vento di una tangente.
Siamo una repubblica parlamentare, ma non eleggiamo i deputati: le Camere si formano grazie a una legge che truffa i cittadini.
Siamo con le pezze al culo, ma paghiamo stipendi d’oro a un oggetto misterioso che è nato in Parlamento nel 1953. Più o meno quando Napoleone sbarcò a Sant’Elena.
Da noi i direttori dei “grandi giornali” fanno soldi a palate, però la “grande stampa” ha i conti in sospeso con la verità. La sua vocazione è la disinformazione.
Abbiamo un primato: i comici d’avanspettacolo. In nessuna parte del mondo calcano le scene assieme Salvini, Berlusconi, Renzi e compagnia cantante.
Siamo messi come Cristo in croce, non abbiamo un centesimo, ma non ci facciamo mancare navi, aerei,  bombe e carri armati.
Poiché siamo l’unico Paese al mondo che ha abbattuto una dittatura e si è tenuto il codice penale del dittatore, paghiamo gli stipendi a tre o quattro corpi di polizia specializzati nella caccia ai barboni e nell’assalto ai cittadini.

Contropiano e Agoravox.

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«Nessun essere umano è illegale», scrivono gli amici e compagni dell’«ex OPG Je so’ pazzo».

Domanda: nemmeno Salvini?

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salvini camicia verdeUna riflessione di Ciro Crescentini, mi offre l’opportunità di avanzare una proposta pacificatrice. Il giornalista napoletano ritiene, infatti, «che bisognerebbe dare una risposta, replicare o almeno fare un’attenta riflessione su quanto pubblicato oggi dal “Il giornale”», un quotidiano notoriamente di destra, molto preoccupato per i “70 facinorosi incappucciati che tengono in ostaggio Giggino“.
In verità, una prima risposta pennivendoli e velinari del circo mediatico se la sono già data. Dopo la sparizione delle auto incendiate e delle devastazioni, ridotte al rango di una volgare sassaiola, ora sono spariti i terroristi e ci resta solo un pugno di generici “facinorosi”. A questo punto mi pare ci sia spazio per una soluzione equilibrata che ci consentirebbe di riaprire finalmente il dialogo con Salvini, sciaguratamente interrotto dalle note intemperanze di Luigi De Magistris. Dei facinorosi, infatti, potrebbe occuparsi proprio  lui, il Salvini nazionale, e liberare così il malcapitato ostaggio.
Se non sbaglio, il razzista padano in questo genere di cose è un autentico specialista. Potrebbe mettere su qualche ronda in camicia verde – quella nera non va più di moda – chiedere un’autorizzazione a Minniti, che gliela darebbe di certo – tra i due ormai c’è un innegabile feeling – e organizzare la caccia all’uomo, come ha promesso di fare con gli immigrati. In quattro e quattr’otto li prenderebbe con la forza, gli darebbe una lezione e farebbe finalmente piazza pulita. Non è questa, in fondo, la sua vera missione politica?
Animo, su, scriviamo ai campioni di legalità del “Giornale”, che sostengono il loro nobiluomo padano e avviamo così una fase nuova nei rapporti Nord-Sud….

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BossiBasta chiedere per capire e tutto diventa chiaro. Napoli ora sa a chi dovrà chiedere i danni per gli incidenti di sabato. Sa che sono serviti a giustificare il linciaggio stile Marino e Raggi che si sta tentando di mettere in atto ai danni del suo primo cittadino. Sa che gli incidenti si sono orchestrati per colpire Luigi De Magistris, che, non sarà male ricordarlo, è stato rieletto a giugno scorso con una legge elettorale pienamente legale e con un risultato che il PD non ha mai digerito.
Il Prefetto scavalcato e umiliato, il Questore mandato allo sbaraglio, la sicurezza dei poliziotti e dei manifestanti ignorata e la città venduta agli interessi del PD: questi gli inconfessabili retroscena che hanno condotto agli scontri, voluti soprattutto da Marco Minniti, ministro di polizia di un governo che ha cancellato la volontà popolare, ha ignorato il referendum e tiene in scacco il Paese, grazie a un Parlamento eletto con una legge che la Consulta ha dichiarato incostituzionale, ma è ancora lì, accampato nell’aula sorda e grigia di sempre più mussoliniana memoria.
La successione degli eventi è allo stesso tempo rivelatrice e agghiacciante.
Venerdì 10 marzo, i giovani del movimento “mai con Salvini” occupano i locali nei quali vorrebbe parlare Salvini. Com’è naturale, i responsabili dell’ordine pubblico si riuniscono per esaminare il caso. Il Comune, cui fa capo l’Ente che gestisce i locali, è preoccupato per le imprevedibili conseguenze che la vicenda potrebbe avere; una preoccupazione condivisa dal Prefetto e dal Questore, soprattutto quando emerge chiaro il carattere privatistico dell’iniziativa. La richiesta dei locali, infatti, ha una natura totalmente privata. L’ha avanzata Gianluca Cantalamessa, 47 anni, assicuratore e figlio di quel Tonino, che ha speso la sua vita tra gli uomini del fascista Almiramte. L’Ente mostra non ha alcun obbligo costituzionale di dare al primo che passa locali che, tra l’altro, sono stati promessi alle scuole della città per una mostra sui droni. La questione si risolve così con un pieno accordo istituzionale. L’Ente rescinde il contratto e il caso è chiuso. Salvini paghi un locale che lo ospiti e nessuno si opporrà. Gli occupanti sgombrano, dopo aver incontrato le Autorità, Prefetto e Questore, compresi e il “modello Napoli” si ripropone al Paese con il suo altissimo valore rivoluzionario. Una rivoluzione che, però, tiene ai principi della Costituzione molto più del Governo in carica, che di fatto le calpesta.
Il lavoro fatto è stato egregio e quando il Prefetto comunica al Ministro le scelte concordate Minniti si congratula con il Sindaco per il contributo estremamente positivo dato alla soluzione di una questione davvero spinosa. Di lì a poco, però, in pubblico, con una decisione proditoria, legata agli interessi del PD, che ormai vede in De Magistris un pericoloso nemico, Minniti dichiara che il Sindaco di Napoli sta violando la Costituzione. E’ un gesto gravissimo.
Quando la requisizione dei locali della Mostra d’Oltremare è comunicata alle autorità competenti, è ormai l’11 di marzo. Tutto quanto si poteva fare per provocare incidenti Minniti l’ha fatto e, mentre Salvini sta per arrivare a Napoli, gli studenti, i droni e la mostra sono liquidati. I locali spettano a Cantalamessa e al razzista Salvini. Così ha deciso il ministro, che, guarda caso, è uno dei politici coinvolti nell’inchiesta a suo tempo sottratta a De Magistris. E’ un’infamia che non ha precedenti nella storia della Repubblica. A Napoli, però, è bene che Minniti lo sappia, l’operazione Marino non riuscirà. I napoletani non lo permetteranno e sin da ora chiedono di sapere a quali interessi sono stati venduti e per chi lavora il ministro Minniti: per se stesso o per il suo partito? Di una cosa essi sono certi: non lavora per la Repubblica, non lavora per il Sud, non lavora per Napoli e non lavora nemmeno per gli uomini che dipendono da lui.
In un Paese normale sarebbe costretto a dimettersi, ma l’Italia non è un Paese normale.
E’ il Paese di Bruno Vespa, Minniti, Giletti e Salvini. Per questo Napoli si ribella e fa quadrato attorno a De Magistris.

Agoravox, Canto Libre, Contropiano, 14 marzo 2017

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Per la Costituzione nata dalla Resistenza, il fascismo è fuorilegge in ogni sua manifestazione e «la repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo». Il modello di Paese che ha in mente Salvini, invece, va ben oltre quello parafascista del presidente Trump. A chi gli chiede se pensa a una «Guardia nazionale anti-immigrati in Italia come negli Usa di Trump», lui risponde «magari», poi, non contento, riempie di contenuti apertamente fascisti il suo programma e pensa di arruolare squadracce per stanare gli immigrati «via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti se serve, perché ci sono interi pezzi d’Italia fuori controllo».

Per la Costituzione nata dal sangue dei partigiani, tutti i cittadini hanno pari dignità senza distinzione di sesso, razza e religione. Salvini, che della Costituzione se ne infischia, ha scritto «al presidente di Atm perché valuti la possibilità di riservare le prime due vetture di ogni convoglio alle donne che non possono sentirsi sicure per l’invadenza e la maleducazione di molti extracomunitari. E andando avanti così le cose saremo davvero costretti a chiedere dei posti da assegnare ai milanesi: sono davvero una minoranza e come tale va tutelata».

Per Salvini, figlio prediletto del celodurismo padano, le donne esistono solo per questioni sessuali, ma sono pupattole senz’anima, sicché ritiene giusto rappresentare Laura Boldrini non come avversaria politica, ma come donna e, in quanto tale, bambola gonfiabile. Nulla più che un oggetto di appetiti sessuali. Batterlo su questa via sarebbe riuscito difficile anche ai più incalliti squadristi.

Per la Costituzione repubblicana, il nostro territorio è indivisibile. Salvini guida la Lega Nord, un partito che ha nel dna il seme della divisione, si è inventato un Parlamento separatista, ha predicato e predica la secessione. Certo, oggi sfuma i toni e si appella ai principi costituzionali per rivendicare il diritto di parola. Ma quale democrazia dà la parola ai fascisti, gli consente di istigare alla violenza e di insolentire la Costituzione stessa che invoca a sua difesa? Per Salvini gli italiani del Sud sono razza inferiore, gli islamici vanno colpiti solo perché sono musulmani e occorre approvare leggi razziali. «Buttiamoli a mare», chiede, e a quelli che sono sbarcati «fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali», Questo è Salvini, che a Ciampi non strinse la mano, perché il Presidente della Repubblica non rappresenta la Padania: «No grazie, dottore, lei non mi rappresenta».

A questo aperto neofascismo Napoli si è opposta, negando quella agibilità politica che il Ministro di polizia di un governo nato dopo il referendum, da una sospensione della democrazia, intende garantire a tutti i costi. E’ una decisione gravissima di cui Minniti si assume la responsabilità. A Minniti risponderemo civilmente, ma c’è stato oggi chi l’ha ricordato e val la pena tornarci: così scrisse Pertini quando un governo tenuto in piedi dai voti dall’ex repubblichino Almirante provò a umiliare Genova partigiana:

«Io nego – e tutti voi legittimamente negate – la validità della obiezione secondo la quale il neofascismo avrebbe diritto di svolgere a Genova il suo congresso. Infatti, ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa, di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta Costituzionale, l’attività dei missini si traduce in una continua e perseguibile apologia di reato.
Si tratta del resto di un congresso che viene qui convocato non per discutere, ma per provocare, per contrapporre un vergognoso passato alla Resistenza, per contrapporre bestemmie ai valori politici e morali affermati dalla Resistenza.
Ed è ben strano l’atteggiamento delle autorità costituite le quali, mentre hanno sequestrato due manifesti che esprimevano nobili sentimenti, non ritengono opportuno impedire la pubblicazione dei libelli neofascisti che ogni giorno trasudano il fango della apologia del trascorso regime, che insultano la Resistenza, che insultano la Libertà.
Dinanzi a queste provocazioni, dinanzi a queste discriminazioni, la folla non poteva che scendere in piazza, unita nella protesta, né potevamo noi non unirci ad essa per dire no come una volta al fascismo e difendere la memoria dei nostri morti, riaffermando i valori della Resistenza.”
Sandro Pertini 28 giugno 1960».

Minniti farà bene a spiegare al Paese da quale parte sta il suo governo. Da quella di Pertini o del fascista Almirante?

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Via salvini da napoliNapoli greca, romana, araba, città mediterranea e cosmopolita, è stata fondata da perseguitati politici, immigrati cumani che fuggivano per sottrarsi alla persecuzione del tiranno Aristodemo. Figlia di immigrati, nel corso dei millenni ha generato milioni di emigrati e innumerevoli sono i suoi figli partiti in cerca di migliore fortuna, quando l’unificazione delle classi abbienti – mercanti del nord e latifondisti del sud – da capitale europea, qual era, la ridusse alla condizione di colonia.
Città di immigrati, per nascita e per ragioni “genetiche”, è incompatibile con chi oggi invita a formare ronde contro gli immigrati, così come ieri incitava a disprezzare i napoletani “puzzolenti” e chiedeva al Vesuvio di seppellirli sotto la cenere.
Napoli, capitale dell’antifascismo, non dimentica. Non può accettare, perciò, che uno squallido razzista oltraggi con la sua presenza le vie e le piazze bagnate dal sangue dei suoi figli migliori, caduti combattendo contro razzisti indegni di far parte del genere umano.
Napoli non riconosce a Salvini né dignità di uomo, né capacità di formulare pensieri politici. Un uomo ha sentimenti umani, che il capo della Lega Nord ha dimostrato di non conoscere. In quanto alla politica, il leader della sedicente Padania è solo la tragica conseguenza delle vergognose politiche dell’Unione Europea. Non è la soluzione ai problemi che essa ha prodotto, ma un problema egli stesso.
Napoli civilissima non vuole né Salvini, né l’Italia che propone Salvini, né l’Europa liberista di Draghi e dei mercati, di cui Salvini non è un nemico, come vorrebbe farci credere, ma il figlio legittimo e pericoloso.

Per queste ragioni l’11 marzo i napoletani saranno in piazza: per amore dell’umanità e disprezzo di ogni forma di fascismo.

Agoravox, 10 marzo 2017

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