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LETTERE

Manifesto per la difesa della Scuola Pubblica Statale Libera e Democratica

laBuonaScuola-310x232Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

La legge n. 107 del 9 luglio 2015 ha soppresso la libertà e la democrazia nella scuola pubblica di Stato.

Nell’approvarla nonostante il netto e pressoché unanime dissenso espresso dal mondo della scuola in tutte le sue componenti, il Parlamento ha compiuto il lungo percorso di dismissione della funzione civile dell’istruzione statale avviato con l’autonomia scolastica. L’autonomia organizzativa e gestionale ha cancellato l’unitarietà del sistema e ha posto i singoli istituti scolastici in competizione tra loro, privando l’istruzione della sua natura di diritto/dovere e trasformandola in una merce, soggetta alle leggi della domanda e dell’offerta.

Amputata della propria funzione civile, l’istruzione pubblica è stata ridotta alla mera funzione economica, per il controllo della quale si è istituito il Sistema Nazionale di Valutazione, che determina gli obiettivi didattici e commissaria gli istituti scolastici che ad essi non si conformino.

Con la legge n. 107/2015 il Parlamento è intervenuto su materia di rango costituzionale, qual è la scuola, malgrado la sua composizione risultasse delegittimata oltre l’ordinaria amministrazione dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale.

La legge n. 107/2015:

Ø ha sottoposto i docenti precari al ricatto della scelta tra lavoro e diritti;
Ø soggioga i lavoratori alle scelte arbitrarie del Dirigente scolastico che può di fatto a propria discrezione collocarli in mobilità, demansionarli, sanzionarli con procedura monocratica;

Ø con l’Alternanza Scuola-Lavoro, ha piegato il diritto allo studio in sfruttamento del lavoro minorile, attribuendo alle scuole l’esercizio di un caporalato istituzionale;

Ø ha espropriato i docenti della propria autonomia professionale trasferendo all’INVALSI la titolarità dei parametri di giudizio dell’attività di insegnamento.

La legge n. 107/2015 palesa nel suo stesso articolato, che consta di un unico articolo con 212 commi – di cui 11 di deleghe generiche al Governo – la violenza esercitata sulle procedure legislative previste dall’Ordinamento.

La manifesta violazione dei principi costituzionali dell’identificazione del lavoro come valore fondante della Repubblica (Art. 1), dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (Art. 3), del diritto al lavoro (Art. 4), del diritto alla manifestazione libera del proprio pensiero (Art. 21), della libertà di insegnamento (Art. 33), del vincolo per l’iniziativa economica privata a non potersi svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla libertà e alla dignità umana (art. 41), della perequazione contributiva (Art. 53), del diritto del Parlamento di definire principi, criteri direttivi e validità temporale della delega affidata all’Esecutivo (Art. 76), dell’imparzialità dell’Amministrazione (Art. 97) impone alle cittadine e ai cittadini che si riconoscano nei valori della Repubblica nata dalla Resistenza, di contrapporsi con ogni mezzo lecito all’attuazione della suddetta legge, in virtù di quel principio non scritto, mai rigettato e pienamente vigente, che nei lavori dell’Assemblea Costituente si condensò nella seguente formulazione:

Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino.” (onn. Giuseppe Dossetti e Mario Cevolotto).

Le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono in questo Manifesto, dichiarano di dare immediato avvio a tutte le pratiche di corretta informazione, resistenza e di disobbedienza civile intese a disarticolare l’impianto della scuola disegnato dalla suddetta legge, nella chiara e convinta consapevolezza di agire nell’interesse della comunità, per la difesa dei principi di uguaglianza, libertà e di giustizia sociale a cui sono stati educati e in cui professano fede, su di un fronte che non consente alcun margine di compromesso e nel quale a ciascuno viene chiesto di scegliere di collocarsi in solidarietà alla lotta, fino alle ultime conseguenze.

Contestualmente, le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono in questo Manifesto si impegnano, nelle istituzioni scolastiche e nella società civile, ad elaborare e sperimentare esperienze di didattica collaborativa, inclusiva, egualitaria e criticamente formativa per la costituzione della scuola in comunità educante libera e democratica.

Ludovico Chianese, Lucia Fama, Mauro Farina, Ferdinando Goglia, Marcella Raiola, Massimo Montella, Teresa Vicidomini, per il gruppo di lavoro Cobas Scuola Napoli, Coordinamento napoletano per la difesa della Scuola pubblica e Coordinamento Precari Scuola Napoli.

 

Primi firmatari:

Giuseppe Aragno, storico, Piero Bevilacqua, ordinario Storia Contemporanea Università La Sapienza, Roma; Giuseppe Caliceti, docente e scrittore; Roberto Ciccarelli, giornalista del Manifesto e filosofo; Erri De Luca, scrittore; Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli; Angelo D’Orsi, ordinario di Storia del pensiero politico, Università di Torino; Elio Dovere, ordinario di Istituzioni e Storia del Diritto Romano presso l’Università “Parthenope” di Napoli; Cristiana Fiamingo, Storia e Istituzioni dell’Africa, Università Statale, Milano; Ferdinando Imposimato, Magistrato; Citto Maselli, partigiano e regista; Ugo Olivieri, docente di Letteratura italiana, Università Federico II, Napoli; Valeria Pinto, docente di filosofia teoretica Università Federico II, Napoli; Rossana Rossanda, giornalista e scrittrice; Sara Sappino, storica, Enzo Scandurra, ordinario di Urbanistica Università degli Studi La Sapienza, Roma, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano.

Per aderire scrivere a geppinoaragno@libero.it

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intervento-ita-manifestione-buona-scuola-ss01Dopo Rossana Rossanda, ha appena aderito Citto Maselli, partigiano e regista di film notevoli come Il sospetto e Storia di un operaio, con Volontè. Non riesco a essere distaccato – con gli anni è sempre più difficile – e mi sono commosso. L’ho inserito tra i primi firmatari e gli ho scritto che per me e per tutti noi è un onore averlo a fianco in questa battaglia. “Il Manifesto”, che ha pubblicato questo testo, ci dà voce. Le adesioni ci daranno forza per una battaglia che riguarda tutti, non solo studenti, personale amministrativo e docenti: la scuola lotta sull’ultima spiaggia. Firmate!

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Manifesto per la difesa della Scuola Pubblica Statale Libera e Democratica

La legge n. 107 del 9 luglio 2015 ha soppresso la libertà e la democrazia nella scuola pubblica di Stato.
Nell’approvarla nonostante il netto e pressoché unanime dissenso espresso dal mondo della scuola in tutte le sue componenti, il Parlamento ha compiuto il lungo percorso di dismissione della funzione civile dell’istruzione statale avviato con l’autonomia scolastica. L’autonomia organizzativa e gestionale ha cancellato l’unitarietà del sistema e ha posto i singoli istituti scolastici in competizione tra loro, privando l’istruzione della sua natura di diritto/dovere e Trasformandola in una merce, soggetta alle leggi della domanda e dell’offerta.
Amputata della propria funzione civile, l’istruzione pubblica è stata ridotta alla mera funzione economica, per il controllo della quale si è istituito il Sistema Nazionale di Valutazione, che determina gli obiettivi didattici e commissaria gli istituti scolastici che ad essi non si conformino.

Con la legge n. 107/2015 il Parlamento è intervenuto su materia di rango costituzionale, qual è la scuola, malgrado la sua composizione risultasse delegittimata oltre l’ordinaria amministrazione dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale.

La legge n. 107/2015:

ha sottoposto i docenti precari al ricatto della scelta tra lavoro e diritti;
soggioga i lavoratori alle scelte arbitrarie del Dirigente scolastico che può di fatto a propria discrezione collocarli in mobilità, demansionarli, sanzionarli con procedura monocratica;
 con l’Alternanza Scuola-Lavoro, ha piegato il diritto allo studio in sfruttamento del lavoro minorile, attribuendo alle scuole l’esercizio di un caporalato istituzionale;
ha espropriato i docenti della propria autonomia professionale trasferendo all’INVALSI la titolarità dei parametri di giudizio dell’attività di insegnamento.

La legge n. 107/2015 palesa nel suo stesso articolato, che consta di un unico articolo con 212 commi – di cui 11 di deleghe generiche al Governo – la violenza esercitata sulle procedure legislative previste dall’Ordinamento.
La manifesta violazione dei principi costituzionali dell’identificazione del lavoro come valore fondante della Repubblica (Art. 1), dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (Art. 3), del diritto al lavoro (Art. 4), del diritto alla manifestazione libera del proprio pensiero (Art. 21), della libertà di insegnamento (Art. 33), del vincolo per l’iniziativa economica privata a non potersi svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla libertà e alla dignità umana (art. 41), della perequazione contributiva (Art. 53), del diritto del Parlamento di definire principi, criteri direttivi e validità temporale della delega affidata all’Esecutivo (Art. 76), dell’imparzialità dell’Amministrazione (Art. 97) impone alle cittadine e ai cittadini che si riconoscano nei valori della Repubblica nata dalla Resistenza, di contrapporsi con ogni mezzo lecito all’attuazione della suddetta legge, in virtù di quel principio non scritto, mai rigettato e pienamente vigente, che nei lavori dell’Assemblea Costituente si condensò nella seguente formulazione:

Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino.” (onn. Giuseppe Dossetti e Mario Cevolotto).

Le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono in questo Manifesto, dichiarano di dare immediato avvio a tutte le pratiche di corretta informazione, resistenza e di disobbedienza civile intese a disarticolare l’impianto della scuola disegnato dalla suddetta legge, nella chiara e convinta consapevolezza di agire nell’interesse della comunità, per la difesa dei principi di uguaglianza, libertà e di giustizia sociale a cui sono stati educati e in cui professano fede, su di un fronte che non consente alcun margine di compromesso e nel quale a ciascuno viene chiesto di scegliere di collocarsi in solidarietà alla lotta, fino alle ultime conseguenze.
Contestualmente, le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono in questo Manifesto si impegnano, nelle istituzioni scolastiche e nella società civile, ad elaborare e sperimentare esperienze di didattica collaborativa, inclusiva, egualitaria e criticamente formativa per la costituzione della scuola in comunità educante libera e democratica.

Ludovico Chianese, Lucia Fama, Mauro Farina, Ferdinando Goglia, Marcella Raiola, Massimo Montella, Teresa Vicidomini, per il gruppo di lavoro Cobas Scuola Napoli, Coordinamento napoletano per la difesa della Scuola pubblica e Coordinamento Precari Scuola Napoli.

Primi firmatari:
Giuseppe Aragno, storico, Piero Bevilacqua, ordinario Storia Contemporanea Università La Sapienza, Roma; Giuseppe Caliceti, docente e scrittore; Roberto Ciccarelli, giornalista del Manifesto e filosofo; Erri De Luca, scrittore; Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli; Angelo D’Orsi, ordinario di Storia del pensiero politico, Università di Torino; Elio Dovere, ordinario di Istituzioni e Storia del Diritto Romano presso l’Università “Parthenope” di Napoli; Cristiana Fiamingo, Storia e Istituzioni dell’Africa, Università Statale, Milano; Ferdinando Imposimato, Magistrato; Citto Maselli, partigiano e regista; Ugo Olivieri, docente di Letteratura italiana, Università Federico II, Napoli; Valeria Pinto, docente di filosofia teoretica Università Federico II, Napoli; Rossana Rossanda, giornalista e scrittrice; Sara Sappino, storica, Enzo Scandurra, ordinario di Urbanistica Università degli Studi La Sapienza, Roma, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano.

Per aderire scrivere a geppinoaragno@libero.it.

Adesioni:

  1. Abate Francesca, insegnante scuola Primaria, Napoli;
  2. Abati Velio;
  3. Abbruzzo Paola;
  4. Acerbi Luisa, Milano;
  5. Acerbis Giulia;
  6. Acinini Roberta, docente, Gentileschi, Napoli;
  7. Aiello Giulia Irene;
  8. Aiello Raffaella, docente, Gentileschi, Napoli;
  9. Albarella Giuliana, Docente, Lettere Moderne, Anacapri;
  10. Albeggiani Edoardo, docente ,Liceo Artistico Catalano Palermo
  11. Alemanni M. Grazia, Presidente “Associazione. Scuola è futuro”;
  12. Amato Marcella;
  13. Amitrano Ciro, studente;
  14. Amitrano Ciro, studente;
  15. Ammendola Rosa, docente, Gentileschi, Napoli ;
  16. Andreolini Carla, insegnante in pensione, Occhiobello (Rovigo);
  17. Aquaro Giovanna, liceo classico “Socrate”, Bari;
  18. Arancione Marta;
  19. Arcangeli Pier Giuseppe, musicologo, ex direttore Conservatorio di Terni;
  20. Arciello Adele, insegnante precaria;
  21. Arpaia Giampiero, impiegato autoferrotranviere;
  22. Asaro Marina, C.S. di Ruolo, Roma;
  23. Ascione Gennaro, docente;
  24. Baiardi Marta, Firenze;
  25. Balzanelli Patrizia, autrice radio, tv, teatro;
  26. Banfi Antonio, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Bergamo;
  27. Barbieri Daniele, Imola;
  28. Barzaghi Giansandro, Associazione NonUnodiMeno;
  29. Benedetti Giorgio;
  30. Benedetti Mirco;
  31. Benedetti Niccolò;
  32. Bersani Berselli Gabriele, Alma Mater Studiorum-Università. Bologna;
  33. Bertini Cinzia, assistente amministrativa;
  34. Bianchi Loredana, assistente amministrativa precaria;
  35. Bises Anna;
  36. Bocchino Nicoletta, C.S. di Ruolo, Milano;
  37. Boni Romano, Pres. Associazione “Scuole per il terzo millennio”
  38. Borrelli Chiara;
  39. Bosso Raffaella, docente Istituto Superiore Statale “Pitagora”, Pozzuoli;
  40. Buccianti Antonella, Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Firenze;
  41. Buiano Roberta;
  42. Buono Antonio;
  43. Caccese Ermenegildo;
  44. Calabrese Alessio, (Insegnante di Filosofia e Storia);
  45. Calvino Paola;
  46. Cammalleri Calogero Massimo, diritto del lavoro, Università degli Studi di Palermo;
  47. Campo Giorgio;
  48. Canavese Mauro, pres. Comitato scuola famiglia, Scuola materna “Vittorio Veneto”, Torino;
  49. Candreva Luigi, docente di filosofia e storia al liceo Cicerone di Frascati;
  50. Cangini Rossella;
  51. Canti Nelly;
  52. Capo Monica;
  53. Capotorto Eleonora, insegnante presso ITIS de Pretto di Schio;
  54. Caputo Caterina, docente elementare in pensione
  55. Cara Paola;
  56. Caracciolo Anna, docente, Gentileschi, Napoli ;
  57. Cardella Carmela, docente scuola superiore, Rimini;
  58. Carducci Rossella, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  59. Caroli Angela, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  60. Caronia Maurizio, A.A. Roma;
  61. Casadei Maria Grazia, pensionata;
  62. Cascone Ciro, precario II fascia GI;
  63. Casola Elisabetta, docente, Gentileschi, Napoli;
  64. Castagnolo Gloria;
  65. Casulli Stefano, ricercatore Università di Macerata ed educatore sociale;
  66. Catarzi Marcello, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  67. Cerasuolo Giuseppe;
  68. Cernuto Rosachiara;
  69. Cerutti Emanuela, insegnante;
  70. Chiappetta Maria Vittoria, docente, Gentileschi, Napoli;
  71. Chiappini Mara;
  72. Chichierchia Giuseppe, studente;
  73. Ciccarelli Assunta, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  74. Cicellyn Comneno Anna Maria, Pres. Circolo Legambiente Napoli Centro;
  75. Ciliberto Cosimo Antonio, Docente, Liceo Classico “Orazio”, Roma;
  76. Clash City Workers;
  77. Clemente Alida, Ricercatrice storia economica, Università degli studi di Foggia;
  78. Cobas Roma;
  79. Cobas scuola Cuneo;
  80. Cocchi Giovanni, insegnante e papà;
  81. Coccia Elena, avvocato, vice sindaco metropolitano, Napoli;
  82. Cocozza Flavia, chef, ISIS Tassinari di Pozzuoli;
  83. Coiante Irene,docente scuola superiore, Roma;
  84. Colantuono Gaetano, docente e storico;
  85. Collettivo Autorganizzato Universitario;
  86. Colocchio Maria Grazia, docente, Gentileschi, Napoli;
  87. Comitato per la difesa della scuola della Repubblica Catanzaro e Prov.;
  88. Coppola Camillo, un uomo senza particolari pregi;
  89. Coppola TullioRsu Cobas ISIS Europa, Pomigliano;
  90. Coppoli Franco, insegnante ITT Terni;
  91. Corraso Maria Rosaria, Co.Co.Co. Università;
  92. Corsi Anna, collaboratrice scolastica di ruolo;
  93. Cosito Rosa, docente, Gentileschi, Napoli ;
  94. Costa Maria, maestra;
  95. Cozza Luigi, insegnante s. m. sup.;
  96. Craus Cinzia, architetto, madre single;
  97. Cuomo Valentina; docente, Liceo classico “Q. Orazio Flacco”, Bari;
  98. Curatola Adelaide;
  99. Curci Anna, docente, Gentileschi, Napoli;
  100. D’Amato Anna Paola, insegnante;
  101. D’Angelo Lucio, ordinario Storia contemporanea, Università di Perugia;
  102. D’Annibale Paola, A.A. precario, Roma;
  103. D’Antonio Carmine, pensionato Italsider;
  104. D’Antonio Maria Rosaria docente, Liceo Statale “A. Pansini”, NA;
  105. D’Agnes Carmen, Docente, I. C. Maiuri, NA;
  106. Dainese Mario, docente precario, scuola secondaria II grado;
  107. Dalla Giovanna Massimo, Genova, Ingegnere;
  108. Dama Alessandro, Ricercatore Fisica Tecnica Ambientale, Politecnico di Milano;
  109. De Bonis Rosa, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  110. De Carlo Sara, docente, Liceo italiano, Istanbul;
  111. De Castro Eliseu Leão;
  112. De Feo Teresa, insegnante a tempo indeterminato;
  113. De Lucia Mariarosaria, Assistente Amministrativa;
  114. De Martino Pier Paolo, docente, Gentileschi, Napoli;
  115. De Negri Marcella;
  116. De Nitto Cosimo;
  117. De Rosa Gabriella, docente, Gentileschi, Napoli;
  118. De Rosa Giuseppe, ricercatore, Agraria, Università Federico II, Napoli;
  119. De Simone Francesca, Liceo Artistico Boccioni-Palizzi di Napoli;
  120. De Stasio Pino, Consigliere Municipale Napoli;
  121. De Stefano Concetta, docente di scuola dell’Infanzia statale;
  122. De Stefano Laura, docente, Gentileschi, Napoli;
  123. Del Vecchio Aurelia, pensionata Italsider;
  124. D’Elia Maria, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  125. Della Ragione Clelia;
  126. Della Vecchia Luana, A.A. precario, Roma;
  127. Di Carlo Antonio;
  128. Di Dio Bruna;
  129. Di Francia Ciro, Pres. Osservatorio Tutela Ambiente e Salute NA;
  130. Di Guida Elisa, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  131. Di Nuzzo, Annalisa, storia e filosofia Cast.mmare Stabia liceo classico Plinio Seniore;
  132. Dionisi Gabriel Maria, prof. a t. ind. al J.von Neumann di Roma;
  133. Dolce Mariateresa, avvocato;
  134. Donadio Aristide, docente;
  135. Donatello Elisabetta, insegnante;
  136. Egitto Marcello;
  137. Emma Antonio, pensionato;
  138. Esca Gennaro, docente polo liceale “G. Mazzatinti” di Gubbio;
  139. Esposito Anna, docente, Gentileschi, Napoli;
  140. Esposito Assunta, docente , Liceo scienze umane ‘Virgilio”, Pozzuoli;
  141. Esposito Giuseppe, genitore;
  142. Esposito Vincenza, docente, Gentileschi, Napoli;
  143. Ex OPG occupato Je so’ pazzo;
  144. Fabiani Carla Maria, docente filosofia e storia licei;
  145. Fadda Donatella;
  146. Falanga Maria, docente di scuola primaria;
  147. Falcone Anna;
  148. Famà Valeria; Docente, I. C. Maiuri, NA;
  149. Fanti Claudia;
  150. Farina Marina;
  151. Fasce Luigi, psicologo scolastico, pres. circolocalogerocapitini.it Genova;
  152. Fazzari Massimo, docente, Gentileschi, Napoli;
  153. Felice Sandra;
  154. Ferraiuolo Nino, docente in pensione;
  155. Fiore Antonio, A.A. Napoli;
  156. Fiorillo Amelia, docente, Gentileschi, Napoli;
  157. Fiorillo Anna, A.A. precaria, Milano;
  158. Fiorini Lara, mamma e partigiana della Costituzione;
  159. Fontanelli Monica, Insegnante Scuola Primaria Carducci, Bologna;
  160. Forti Steven, ricercatore Storia Contemp., Università Nova Lisboa;
  161. Francato Jenny;
  162. Franzina Emilio, Storia contemporanea Università di Verona;
  163. Frattasi Antonio, segretario PCdI, ex consigliere comunale NA;
  164. Fuccio Giorgio, A.A. precario, Roma;
  165. Fusco Mimmo, musicista;
  166. Gabriele Angelica, A.A. Roma;
  167. Gabrieli Giorgio;
  168. Galeotti, Elisabetta, assistente amministrativo di ruolo;
  169. Gallo Lorella,
  170. Gallo Luigi, cittadino eletto alla Camera dei Deputati , MoVimento 5 Stelle;
  171. Garau Amanda, docente scuola superiore, Roma;
  172. Gardani Romana;
  173. Gargarella Paola, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  174. Garofalo Lucio;
  175. Garofalo Maria Antonietta, docente liceo, Castelvetrano;
  176. Gatta Federico, studente;
  177. Gavazza Maria Teresa, insegnante e storica;
  178. Gelli Luigi;
  179. Gentile Gemma, docente in pensione;
  180. Giammatteo Luigina;
  181. Giannattasio Anna, docente Scuola Superiore;
  182. Gianquitto Bianca, liceo Pansini Napoli;
  183. Giordani Mauro, docente, Ist. Tecnico Agrario “E. Sereni”, Roma;
  184. Giordano Carmine;
  185. Giraldi Alfredo, attore e maestro burattinaio;
  186. Giudici Gabriella, docente, Perugia;
  187. Giuliano Maria, docente precaria secondaria di II grado;
  188. Granato Bianca Laura, Catanzaro;
  189. Grassini Tina, Cousellor sistemico relazionale;
  190. Grattagliano Daniela, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  191. Greco Francesco, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti;;
  192. Grieco Paola, docente, I. C. Maiuri, NA;
  193. Grimaldi Mariolina;
  194. Grippo Cristiana, C.S. di Ruolo, Verona;
  195. Guaccio Marianna;
  196. Guarrera Alfio, assistente amministrativo di ruolo;
  197. Guida Antonio;
  198. http://insegnanticalabresi.blogspot.it/;
  199. Iacovella Nino;
  200. Iannacci G. Camilla;
  201. Iercitano Caterina, docente scuola superiore, Milano;
  202. Iervolino (Maite) Maria Teresa;
  203. Iorio Donatella, docente scuola superiore, Roma;
  204. Isopi Marco, Matematica, Roma “la Sapienza”;
  205. Italialaica;
  206. Italiano Annunziata, docente in pensione, Messina;
  207. Kaiser Ferdinando, ferroviere;
  208. Keller Fiorella, docente, Gentileschi, Napoli;
  209. La Carrozza d’Oro, scuola d’arte teatrale;
  210. La Rocca Claudio, Ordinario di Filosofia teoretica, Università di Genova;
  211. La Sala Rita, Assistente amministrativo;
  212. Lamagna Giovanni;
  213. Lauropoli Gloria;
  214. Liverani Paolo, Topografia dell’Italia Antica, Università di Firenze;
  215. Lo Fiengo Maddalena, educatrice precaria;
  216. Lo Fiengo Maria, docente scuola secondaria I grado e genitore;
  217. Lombardi Giovanni;
  218. Lombardo Francesco;
  219. Lonardi Giorgio, insegnante di filosofia e storia;
  220. Losito Sverio, programmatore informatico;
  221. Luzzi Saverio, docente/ricercatore precario;
  222. Madaro Diana, architetto;
  223. Maffione Daniele, Comitato politico naz. Rifond. Comunista;
  224. Maggio Paola, docente, Gentileschi, Napoli;
  225. Malaponte Giuseppe, pensionato;
  226. Mancini Ugo, docente;
  227. Manfroni Patrizia;
  228. Mangone Jo;
  229. Marengo Alba, docente, Gentileschi, Napoli;
  230. Margaira Liliana;
  231. Marotta Carla, docente, scuola secondaria I grado, Anagni FR;
  232. Martucci Luana, attrice e regista;
  233. Marzy Mariarosaria;
  234. Mauriello Alessio, studente;
  235. Mauro Ida, Universitat Barcelona – Ass. Altraitalia-Barcellona”;
  236. Mauro Patrizia, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  237. Mazzella Antonio, Macchinista presso EAV e sindacalista USB;
  238. Melchionda Gerardo, Libera (Basilicata);
  239. Mele Antonia F., docente, Francavilla Fontana (Br);
  240. Melito Maria Rosaria, docente di ruolo sostegno superiori;
  241. Melito Mariella;
  242. Meloni Vito, responsabile nazionale scuola PRC-SE;
  243. Messina Paolo, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  244. Meterangelis Annamaria;
  245. Minarda Mario;
  246. Monaco Maria, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  247. Monaco Ruggiero;
  248. Monaco Vincenzo, Assistente Tecnico:
  249. Moncada Giuseppe, preside in pensione, Lentini;
  250. Mondello Luigi studente;
  251. Monello Gigi;
  252. Moni Ovaida, attore, drammaturgo, scrittore, cantante;
  253. Montesi Nadia;
  254. Morandi Mara, docente, Gentileschi, Napoli;
  255. Morelli Silvia, precaria, Roma;
  256. Moretti Claudio, assistente tecnico di ruolo;
  257. Moretto Bruno, Comitato bolognese scuola e Costituzione;
  258. Morgese Daniele, studente;
  259. Morniroli Andrea, cooperativa sociale Dedalus;
  260. Moscato Maria Stefania, Assistente amministrativo precario;
  261. Moschetti Angela, insegnante scuola media, Roma;
  262. Mosconi Giuseppe, Università di Padova;
  263. Musto Rosaria, assistente amm.va di ruolo;
  264. Muto Vincenza;
  265. Napolitano Pasquale, attore;
  266. Napolitano Salvatore, studente;
  267. Nardello Giuliana;
  268. Nave Antonello;
  269. Negri Fiamma, attrice, genitore;
  270. Nobili Marcello, docente di ruolo Italiano e Latino, Roma;
  271. Orsini Stefania, docente, Gentileschi, Napoli;
  272. Pace Salvatore, dirigente scolastico;
  273. Pace Vincenzina, docente;
  274. Padovan Manlio;
  275. Palladini Isabella, assistente amministrativa, precaria;
  276. Palmisano Maria teresa, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  277. Palumbo Maria;
  278. Pandolfi Francesca;
  279. Panella Giuseppe, (Scuola Normale Superiore di Pisa);
  280. Paolozza Marcello, pensionato;
  281. Pappalepore Aldo;
  282. Parri David, Docente;
  283. Pascuzzi Vincenzo, Insorgenza per la Scuola;
  284. Pastore Mariaclaudia, Docente, I. C. Maiuri, NA;
  285. Patini Anna, A.O.U. Salerno;
  286. Pavan Beppe, gruppo Uomini in cammino di Pinerolo;
  287. Pellini Dario;
  288. Pernice Rosaria, docente di Lettere, scuola Leonardo da Vinci, PA;
  289. Perrone Daniela, Coordinamento ATA precari;
  290. Perrone Patrizia, insegnante scuola primaria, Napoli;
  291. Petrone Maria Laura;
  292. Pianta Lopis Barbara, NapoliScuole – Zona Franca;
  293. Pianura Gennaro, Dirigente Giunta Reg.le Campania in pensione;
  294. Picca Ada, docente, Gentileschi, Napoli;
  295. Picone Giovanni, C.S. di Ruolo, Palermo;
  296. Pinto Mauro, dottorando Università Orientale di Napoli;
  297. Piotti Virginia, insegnante, liceo classico J. Sannazaro, Napoli;
  298. Pipicelli Ivan, artigiano;
  299. Pisani Gianfranca;
  300. Piscopo Paolo;
  301. Pivato Claudia;
  302. Pizza Antonio, assistente amministrativo, I. C. Maiuri, NA;
  303. Pompejano Paola, Istituto tecnico agrario “P. Cuppari”, Messina;
  304. Pozzolese Mattia, docente;
  305. Praturlon Marina;
  306. Principe Asia, studente;
  307. Quattrocchi Attilio, docente, Anagni;
  308. Ragno Grazia, A.T. di Ruolo, Messina;
  309. Raia Ciro, dirigente scolastico;
  310. Raimondi Antonio;
  311. Randazzo Rita,insegnante di francese in un liceo di Siracusa;
  312. Ratto Pietro;
  313. Reale Luciana;
  314. Recine Francesca, A.T. precario, Roma;
  315. Redazione di Roars;
  316. Riccio Gianluca;
  317. Riccio Immacolata, docente di ruolo;
  318. Rindone Elio;
  319. Rispoli Maria Grazia;
  320. Rocchino Vincenzo;
  321. Romualdo Vincenza, docente Liceo “A. Genoino” Cava de’ Tirreni;
  322. Roncuzzi Cristiano, educatore;
  323. Rosato Rita, docente, Gentileschi, Napoli;
  324. Rossano Angela Maria, Materie letterarie, Liceo scientifico “L. Siciliani”, Catanzaro;
  325. Rossi Elvira, psicologa e psicoanalista;
  326. Rossi Stefano;
  327. Rotondo Carmela, docente a tempo indeterminato;
  328. Rovito Massimo;
  329. Ruggeri Cinzia, docente scuola superiore, Messina;
  330. Ruggeri Federico, A.T. di Ruolo, Roma;
  331. Ruotolo Francesco, Consigliere III Municipalità, NA;
  332. Ruzza Cristina;
  333. Sabin Alfonso, insegnante in pensione;
  334. Saini Loredana, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  335. Sala Renato, ex docente, nonno preoccupato;
  336. Salemme Rosaria;
  337. Sanges Gennaro, sindacalista Cgil;
  338. Sansone Daniela, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  339. SantanielloValeria, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  340. Santarpino Gianni, scrittore;
  341. Santesarti Fabio;
  342. Sarli Maria Teresa;
  343. Savio Giacomo, A.A. Napoli;
  344. Sbrescia Giuseppe;
  345. Schiano Rosa, (attvista e reporter);
  346. Schibeci Maria;
  347. Schibeci Paolo;
  348. Scirè Giambattista, docente (rtd) storia contemp, Univ. Catania;
  349. Scotti Antonio;
  350. Scotti Aureliana, insegnante a tempo indeterminato;
  351. Selvaduray Steave, Dottorato di ricerca in Matematica;
  352. Seminati Chiara;
  353. Sfondrini Michela, libraia;
  354. Sidonio Valeria, docente;
  355. Siracusa Daniela, Liceo Classico Sannazzaro, Napoli;
  356. Sirilli Giorgio, Dirigente di ricerca del CNR;
  357. Sisto Michele, studente, rappresentante CSRE-CSR;
  358. Sorice Manuela, docente, Gentileschi, Napoli;
  359. Spallotta Umberto, insegnante precario;
  360. Spartà Maria Alessi, docente di filosofia e storia, Mola di Bari;
  361. Stazio Adriana;
  362. Stazio Ivana, bibliotecaria univ. Federico II;
  363. Stefanino Maria Antonia;
  364. Studenti Autorganizzati Campani;
  365. Tambasco Marchina;
  366. Tarascio Luisa;
  367. Tardioli Martina, A.A. precario, Roma;
  368. Tartaglia Maria, docente, Gentileschi, Napoli;
  369. Tassinari Giorgio, FLC-CGIL Bologna e LIP-Scuola Bologna;
  370. Tecce Mario Felice, Ordinario di Biochimica, Università di Salerno;
  371. Tedesco Maria Teresa, Assistente amministrativo;
  372. Tirro Francesco, docente;
  373. Tortoriello Cinzia, assistente tecnico di ruolo;
  374. Traversa Rosa, psicologa, ricercatrice, artista;
  375. Trombini Franca, Assistente Amministrativo;
  376. Tudisco Daniela;
  377. Tullio Enrica, insegnante precaria;
  378. Turci Gabriele;
  379. Ulliana Stefano, insegnante;
  380. Urso Antonio;
  381. Vaccarello Fernando, assistente Tecnico di ruolo;
  382. Valente Adelaide, assistente amministrativo precaria;
  383. Varini Bianca Maria, docente, Gentileschi, Napoli;
  384. Vecchia Vincenzo, insegnate di scuola primaria statale;
  385. Veneruso Margherita, docente liceale, Napoli;
  386. Verdecchia Carla, IPSEDOC “Crocetti-Cerulli”, Giulianova;
  387. Vergella Claudia;
  388. Vernaleone Maria Giovanna;
  389. Verrone Marisa;
  390. Verso Emilio, docente;
  391. Verzilli Mara;
  392. Violante Sergio, Milano;
  393. Violini Evelina;
  394. Viscardi Marco, docente lettere, secondaria II grado;
  395. Vitali Giancarlo “Ambrogio”, Assemblea genitori docenti, BO;
  396. Vitelli Giardina Adriana;
  397. Viviano Matteo, Pres. CO.GE.DE. Liguria (Coord. Genitori Democratici);
  398. Vollono Giuseppe;
  399. Volpe Vito Nicola, Docente scuola sec. di II grado;
  400. Volzone Raffaele, docente, Gentileschi, Napoli ;
  401. Zampini Angela;
  402. Zanoli Nara;


Fuoriregistro, 8 settembre 2015; Il Manifesto, 10 settembre 2015;

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sinpercabecerarticuloQuesta recensione spagnola di Rossana Rossanda non la conoscevo. L’ho scoperta per caso e mi ha fatto molto piacere.

¿Cuánto consenso tuvo en Italia el fascismo? Renzo de Felice afirma que fue vastísimo, incluso mayoritario. Giuseppe Aragno, investigador de la UniversidadFederico ll de Nápoles, ha publicado en Manifestolibri (1) una investigación que duda de esta tesis, en la que ve también uno de los orígenes de la revalorización o, al menos, de la minimización del golpe del fascismo. Aragno tiene ciertamente razón, aunque solo sea por la imposibilidad de evaluar consenso y disenso en un sistema totalitario, en el que el consenso es obligatorio y el disenso está sancionado con penas severas. Él sin embargo no se limita a este razonamiento, sino que ha realizado una investigación en los archivos de Nápoles para averiguar hasta qué extremo la misma policía y el ministerio del interior fascista se formulaban la pregunta, y ha recogido una insospechada cosecha de fichados y prácticas sobre disidentes, individuos o familias, identificados y perseguidos, con itinerarios vitales desesperantes entre vigilancia, cárcel y confinamiento. Y dejados fuera de la historia de los más conocidos. Antifascismo popular, ha titulado su trabajo, que si se hubiese extendido a otras ciudades, como sería el deber del país, habría generado muchas dudas respecto de la opinión de de Felice.
Lo que Aragno ha encontrado, también a sugerencia de Gaetano Arfé, que le ha dirigido, demuestra hasta qué punto el régimen se preocupaba de la amplitud del rechazo y con cuánta dureza lo reprimía. Cualquier idea, libro o folleto que fuese encontrado, cualquier expresión de desacuerdo, incluso aunque no estuviese seguida por acciones concretas, eran perseguidos por un policía avizor que una vez cogía a un sospechoso “subversivo”, no lo soltaba. Abría un “expediente” a su nombre y lo expedía a tribunales que condenaban a cárcel o al confinamiento. Desde 1924 en adelante los “expedientes” fueron llenando armario tras armario, y estuvieron vigentes durante mucho tiempo, al extremo de que a muchos no les fue posible hacerse restituir honor y libertad ni tan siquiera una vez terminada la guerra.

Dolorosos testimonios

La documentación recogida (el aparato de notas no es lo menos interesante aunque solo sea por el lenguaje y la argumentación de los comisarios y los prefectos) hace referencia a grupos sociales diversos, desde gentes del pueblo hasta profesionales, hombres y mujeres de diferente formación y adscripción política, a menudo sin adscripción política propiamente dicha, individuos o grupos familiares enteros que fueron perseguidos por lo que pensaban, por algún contacto que mantenían o por alguna ocurrencia que en medio de la exasperación, se les había escapado decir. Al menor motivo, le caía una “advertencia”, lo que significaba ser vigilado de por vida y prohibírsele acceder a una carrera. Quien podía trató de emigrar con diversa fortuna: en Francia la vida no era fácil, en Argentina lo era un poco más, quien marchó a España se vio envuelto en la guerra civil y se vio obligado al fin a huir perseguido por las tropas de Franco, y a penas cruzaba la frontera francesa era internado
Un hilo imaginario urde la arquitectura formal del volumen: el autor imagina encontrarse, un día de 1937 en la estación de Nápoles y divisar un grupo de personas encadenadas, los “políticos” destinados al confinamiento o a la cárcel después de larguísimos traslados. Las personas que Aragno nombra pasaron realmente por aquella estación y en aquel tiempo, y él las ha elegido entre otras muchas encontradas en el transcurso de su trabajo porque se volvieron a encontrar todos, con la excepción de un viejo anarquista muerto en 1931 en soledad (“aparente soledad” porque aquel fue un año de numerosas persecuciones) durante los Cuatro Días de Nápoles contra los alemanes en 1943. Son perfiles esbozados al aire, pero cada uno es una historia –que podría ser una novela. Tomemos aquelcon el cual comienza Aragno: la familia Grossi. La joven locutora italiana de Radio Libertad de Barcelona, Ada, es hija de un abogado de ideas socialitas que, en 1926, es vejado al extremo de verse obligado a cerrar el bufete, parte con los suyos rumbo a Argentina desde donde escribe en contra del régimen; después van a España, padre e hija trabajan en la emisora republicana, un hermano es herido en Teruel, deberán huir por separado a Francia donde serán internados también por separado; otro hermano se vuelve loco, después del armisticio tratan de regresar a Italia, son detenidos y conducidos esposados a Nápoles, y condenados al confinamiento. Tras el armisticio, insisto. Esto no es todo: padre e hija, en su momento habían sido expulsados de Radio Libertad no por Franco sino por los comunistas –los bolcheviques, como los llama Aragno-. La familia Grossi es un cristal sobre el que está tallada la tragedia de Europa. Y aún les fue bien, escribe Aragno, porque muchos de aquellos que habían regresado terminaron muertos. Y esta es al menos una familia vagamente socialista. Pero Ezio Murolo, periodista y partisano en los Cuatro Dias, es un inquieto, un rebelde, uno que incluso había participado en la aventura del Fiume de D´Anunzzio, pero duda de Mussolini. Es condenado a confinamiento por dudar, después ya no duda y se lanza de nuevo a la lucha. Y Luigi Maresca, empleado de Correos, que es despedido de allí en enero de 1928 por haber escrito un carta de admiración a Nitti, deberá huir con su mujer a Francia y después a Bélgica y vivir en la miseria, se sentirá tentado a enrolarse en la Guerra de Etiopía para salir de ella, pero se detiene antes de dar el paso y estará en las barricadas napolitanas de 1943. ¿Y todos aquellos otros que ha encontrado? Por tantísimos que quedan fuera del volumen, Aragno siente los reproches, en los últimos capítulos por haberlos omitido. Son páginas emocionantes, en las que no se oculta ya la polémica, mantenida hasta ahora en voz baja, hacia las fuerzas más grandes de la resistencia que en la postguerra confiscaron la historia oficial. Son sobre todo los comunistas, que oscurecen no solamente a sus adversarios internos, los bordiguistas, (uno de cuyos grupos permanecerá en Nápoles durante largo tiempo, obstaculizado por aquel Eugenio Reale que será posteriormente expulsado del partido por razones opuestas), sino también a los socialistas y a los anarquistas, intransigentes, irreductibles al comunismo “stalinista”.

Una guerra del pueblo

No fue el sufrimiento menor, en este antifascismo, la desconfianza e incluso el odio entre gente que estaba de la misma parte. A Togliatti, Aragno le reprochará, como se puede imaginar, la “Svolta de Salerno” (2). Los personajes que ha encontrado son, sí, también militantes comunistas, pero por lo general, gente que sigue otros ideales, a menudo personas impulsadas por una difusa “rebelión moral” que, a penas se presentan las condiciones con el desembarco y el avance de los aliados, combaten con valor -pueblo auténtico, choques durísimos, con muchas pérdidas infligidas y recibidas, un pueblo que una verdadera estrategia de clase no habría entregado en manos “del ex fascista y criminal de guerra” Badoglio, para complacer a los aliados. La opinión a la que Luigi Cortesi nunca ha renunciado a lo largo de toda su obra (véase particularmente El Sur 1943. La opción, la lucha, la esperanza, Ediciones científicas italianas a cargo de Gloria Chianese) es también la de Aragno: una línea insurreccional, más semejante a la de Tito que a los tiempos largos de Togliatti, no solo habría sido más justa, sino que era posible: lo testimonian aquellos nombres, aquellas historias. El PCI va acompañado por la sombra de la represión del POUM español, de los trotskistas, de todo lo que está a su izquierda y le parece extremista en Italia y en aquel momento; incluso cuando Aragno reconstruye las figuras de los comunistas con su habitual escrúpulo, no esconde que en su opinión las prioridades de aquellos son no las del pueblo sino las del partido y las de sus lazos con la UniónSoviética
De entre las muchas culpas de las que se acusa hoy a los comunistas italianos y que, a mi juicio no resisten un análisis, hay una que es absolutamente cierta, y sobre la cual el PCI mientras existió y sus propios enterradores después, no han hecho autocrítica: la desconfianza y a menudo el ataque a las fuerzas minoritarias que combatieron el fascismo y la resistencia. Y no tanto, por obvios motivos, los socialistas o los pocos trotskistas italianos, pronto valerosos en la resistencia, sino Justicia y Libertad. Los recientes trabajos de Giovanni de Luna, en especial en carteo entre Dante Livio BIanco y Aldo Agosti y los múltiples estudios de Mimmo Franzinelli dan testimonio de una gran realidad y de una gran ocultación. Pero no es este el núcleo del largo trabajo de Aragno: es la necesidad moral de restituir la memoria de los olvidados más de la cuenta de una insurrección, también ésta ante todo moral, de los italianos de la primera mitad del siglo XX, y la indignación por la actual desenvoltura del estado presente y de sus instituciones en lo que concierne al fascismo. Desenvoltura que no será ni la primera ni la única razón de la degradación política, pero no es con seguridad, la última.

Notas:

(1) Giuseppe Aragno, Antifascismo Popular, Ed Manifestolibri, 192 pp., 20 Euros
(2) Giro político o inflexión “basado en el apoyo del partido a las medidas democráticas necesarias para instaurar la República y el abandono de la lucha armada para alcanzar el socialismo” (Wikipedia)

Rossana Rossanda Supermiso, 6 settembre 2009.

Rossana Rossanda es una escritora y analista política italiana, cofundadora del cotidiano comunista italiano Il Manifesto. Acaba de aparecer en España la versión castellana de sus muy recomendables memorias políticas: La ragazza del secolo scorso [La muchacha del siglo pasado, Editorial Foca, Madrid, 2008]. Rossana Rossanda es miembro del Consejo Editorial de Supemiso.

 

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Il governo è caduto all’estero, per mano straniera, in uno scontro tra capitalismi, ma l’opposizione fa festa. “Credevo che ci fosse un limite a tutto“, ha scritto giorni fa, con sconsolato e stupefatto realismo Rossanda Rossanda, sotto un titolo che era un capolavoro ‘ironica amarezza: “Perché non sciogliere il popolo?” La risposta l’ha data Napolitano, incoronando Monti che s’è portato in Senato il programma di governo dettato dalle banche. Il programma che fuori dal Parlamento non troverebbe un cane disposto a votarlo. Il popolo non si scioglie, cara Rossanda, ha spiegato così il presidente, lo si porta legato mani e piedi al macello e si dice che questa è democrazia. Questa: un presidente bocciato dagli elettori e ricondotto in Parlamento come senatore a vita, nessuno sa bene per quali meriti speciali, un economista che l’ex parlamentare rifiutato dagli elettori porta in Senato, benché sia notoriamente e profondamente compromesso nel tragico fallimento morale e politico dell’Unione Europea, e un “governo tecnico” di macellai stile Grecia, per il quale l’opposizione “responsabile” si offre di fare da lama affilata pronta a colpire alla schiena il “popolo sovrano“. Non li ha votati nessuno, ma questa tragica farsa è la democrazia.

Le elezioni verranno, occorre aver fiducia. I popoli possono e devono votare, nessuno s’azzarda a negarlo, ma lo fanno quando e come decidono banche, padroni e sedicenti “grandi“, se converrà a monsieur Brunì, macellaio di Libia, un misto di grandeur e xenofobia incalzato da madame Le Pin, e Angela Dorothea Merkel la “donna più potente del mondo“, erede diretta della grande scuola di democrazia germanica. I popoli voteranno, ma si tratta di un rito che non ha più valore di scelta politica. Anni fa, quando s’è deciso di far votare un testo ambiguo, contrabbandato per “Costituzione europea“, il voto c’è stato. Era il 2005. La risposta dei popoli di Francia e dei Paesi Bassi è stata secca, tagliente e sprezzante: no, hanno detto i “popoli sovrani“, questa miserevole pagliacciata che copre sporchi accordi noi non la vogliamo. Questa rapina che chiamate Costituzione, fatta su misura per imbrogli di banche, banchieri, sfruttatori e negrieri, noi non la vogliamo.

Come ladri colti sul fatto, gli esponenti della “grande democrazia occidentale“, hanno subito provveduto. Dove s’è potuto, una burocratica ratifica parlamentare ha “silenziato” il “popolo sovrano”. Repubblica Ceka, Danimarca, Irlanda, Polonia, Portogallo e Regno Unito, dove i referendum erano stati indetti e il Parlamento non poteva più pronunciarsi, hanno chiuso la bocca ai cittadini e si sono annullate le consultazioni. Di soppiatto, poi, il primo dicembre del 2009, un trattato firmato a Lisbona ha tagliato la testa al toro e di Costituzione non s’è più parlato.
La democrazia, in nome della quale bombardiamo dovunque ce lo chiedano” – scrive Rossanda e le rubo le parole perché meglio non so dirlo – la democrazia “non conta là dove si tratta di soldi. Sui soldi si decide da soli, fra i più forti, in separata sede. Davanti ai soldi la democrazia è un optional“. Prendiamone atto e ricordiamo: i popoli non hanno bisogno di studiare Montesquieu per saperlo: “può avvenire che la Costituzione sia libera e che il cittadino non lo sia“. Quando accade, non bastano Monti o la Merkel, non serve Sarkozy: lo Stato che non sa cambiare correggendo si corrompe. E’ così che comincia la fine.

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