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Posts Tagged ‘retribuzione europea’

Per la scuola è l’ultimo rovello: qualità. Chi la misura? Come si certifica? Quali sono i parametri che la definiscono? Le risposte naturalmente “piovono“, le ricette sono numerose ma in una sintesi tutto sommato corretta quella del mondo della scuola, che nessuno purtroppo sente il bisogno di interrogare, potrebbe essere questa: “l’obiettivo fondamentale di un sistema formativo di qualità sono studenti dei quali si possa verificare l’antico principio latino: ‘mens sana in corpore sano’. Studenti che abbiano sviluppato e potenziato al meglio le capacità individuali, siano pronti a farne patrimonio del gruppo classe e mostrino preparazione solida, autonomia operativa, forte ed equilibrato senso critico“.
Si potrebbe limare e approfondire, ma è allo stesso tempo una definizione seria e un’ipotesi di lavoro per il governo. Alla politica e ai Soloni che, assecondando i capricci del mercato, sputano sentenze da colonne di giornali, salotti televisivi, pulpiti e banchi di governo, la scuola chiederebbe, se potesse, i mezzi necessari per avere docenti ben preparati, puntualmente aggiornati, in grado di affiancare gli studenti non per condizionarli, ma per stimolarli. In questa sorta di eden, in cui la scuola inciderebbe sul territorio senza esserne prigioniera, un insegnante degno di questo nome non solo non avrebbe ragione di sottrarsi alla valutazione, ma anzi la chiederebbe per poterne fare arma di battaglia sindacale e domandare quella “retribuzione europea“, cui accennò Tullio De Mauro nella sua breve permanenza a viale Trastevere. Tecnici e politici qui, però, fanno i sordi e il perché è facile capirlo: se la scuola potesse formare giovani colti, in possesso di efficaci strumenti critici il rischio sarebbe chiaro: torneremmo a giurare nella Sala della pallacorda.
Il sospetto è fondato. Si fa un gran parlare di qualità, ma questa classe dirigente ha un sacro timore di una scuola da cui gli alunni, migliorando se stessi nella misura consentita da attitudini e capacità di apprendimento, escano culturalmente forti, consapevoli sul terreno sociale e pronti ad inserirsi nella società con le idee chiare di chi conosce il valore della partecipazione e perciò sa vivere e possiede un metodo che gli consente di vivere imparando.
La “qualità” che sta a cuore a Monti, Profumo e Fornero è di stampo aziendale e non c’entra nulla con tutto questo. Chi vuole capire che sia vada a cercarla in quel capolavoro che risponde al nome di ISO-9001, la parte che più ci riguarda di un “vademecum” che in campo internazionale dà l’esatta misura di quale sia per chi ci governa e per la “grande civiltà occidentale” la filosofia che sta a monte di una struttura di qualità e di quali strumenti occorrano per garantirne la “governance”.
La sigla non c’entra nulla con la formazione culturale dei giovani, ma fa bella mostra di sé sul sito della Bocconi – che è come dire Palazzo Chigi e governo d’Italia – e si riferisce, di fatto, a norme e strategie elaborate dall’Organizzazione internazionale per la normazione, le quali puntano a migliorare l’efficacia e l’efficienza nella realizzazione e nella vendita di un prodotto per assecondare i gusti del cliente e migliorare le vendite. Non a caso, però, una scuola che oggi voglia contare qualcosa sul mercato della formazione non può farne a meno.
Da buoni ragionieri, per occuparsi di formazione, i tecnici fautori della qualità aziendale, fanno i loro conti e il bollino qualità nasce dalla somma corretta di montagne di registri, schede, carte piene zeppe di progetti, indicatori e relazioni. Le ore effettivamente dedicate all’insegnamento si contano ormai in poche decine all’anno e sono le meno gettonate. Di continuità didattica non si parla nemmeno e mentre sale di anno in anno il numero di alunni per classe, diminuiscono le risorse. Alla fine, però, fa fede il documento scritto: di scuola se n’è fatta poca, ma s’è progettato quello che voleva il cliente e questo per lui s’è fatto con sicuro profitto. Letto, approvato e sottoscritto.
La qualità di Monti e Profumo è una delle tragiche barzellette che hanno ammazzato il Paese.

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