Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Renato Grossi’

 

Olandese Maria foto segnaletica 1940 a

Maria Olandese, foto segnaletica, Aprile 1940

Di Maria Olandese ho imparato a riconoscere calligrafia e stile epistolare e non posso sbagliare: la lettera è inedita e scritta di pugno dell’antifascista. Mentre la leggo, in questa serata che va verso l’esito di una battaglia elettorale che pare lontanissima da quegli anni e non lo è, mi viene anzitutto in mente il rapporto di una spia stalinista, che Vincenzo Delehaye mi regalò, tirandolo fuori dall’«Archivio di Stato russo di storia sociale e politica».
Per Edo Padovan – spia, prima ancora che combattente di Spagna – Maria Olandese, che ha lottato coraggiosamente contro nazifascisti e franchisti, è solo «una vecchia cantatrice  di teatro che nella sua vita artistica ha viaggiato in molti paesi compreso la Russia». Se è in Spagna, a Barcellona, assieme al marito, l’avvocato Carmine Cesare Grossi, insinua la spia, è perché «da parecchi mesi cerca di sbarcare il lunario»; entrambi infatti «tengono ancora a un tenore di vita che corrisponde ai loro titoli professionali».  E non basta. I due, prosegue Padovan, non sono antifascisti, non si sono rifugiati in Argentina perché perseguitati dal fascismo e non si sono mai occupati di politica. Il fatto è, però, che mentre la spia interpreta a suo modo la realtà, la polizia fascista conferma punto per punto il loro racconto, ripetuto dalla stampa argentina, che conosce bene la storia di Maria e della sua famiglia.
Padovan non nega che in Spagna i Grossi difendano la Repubblica e che Aurelio e Renato, i figli, combattano nell’esercito repubblicano; sostiene però che in guerra i due ragazzi ci sono andati solo perché lui e i suoi compagni li hanno «sottratti all’influenza del padre». La spia non immagina che la polizia fascista ha cercato di fermarli in tutti i modi, perché sa che sono partiti da Buenos Aires con uno scopo preciso: combattere per la repubblica spagnola. Di Aurelio, che ha perso un occhio in battaglia a Teruel, dice che «non fu accettato» dai repubblicani e di Renato, che «si portò non male», preferisce ignorare il fatto che è finito in manicomio, dove i nazionalisti francesi hanno iniziato il lavoro terminato poi dai fascisti, che di fatto gli bruceranno il cervello con gli elettroshock.
Maria Olandese si occupa dei combattenti feriti e lavora per il Partito Socialista Unificato della Catalogna? Padovan l’ha già detto: è un modo per sbarcare il lunario. Carmine Cesare Grossi lavora per il Ministero della Propaganda del Governo Repubblicano e con la figlia Ada ha dato vita a Radio Libertà, che da Barcellona è giunta in migliaia di case italiane, infiammando i cuori degli antifascisti avviliti e rassegnati? Per Edo Padovan tutto è nato dal suo «meschino odio anticomunista». Sulla radio, poi, che per la spia è solo un dettaglio trascurabile, meglio sorvolare: i russi sanno bene che l’hanno messa a tacere lui e i suoi compagni.
Perché tanto odio? Perché nel campo d’internamento di Gurs, in Francia, dove sono finiti l’avvocato con i figli Renato e Aurelio, gli stalinisti si sono garantiti tutti gli incarichi e, come riferisce l’Avanti, «centocinquanta internati italiani, portoghesi e tedeschi, di diverse tendenze politiche, stanchi delle vessazioni degli stalinisti», hanno presentato «domanda al comandante del campo per essere separati da questi ultimi». E’ nata così la «nona compagnia», che la spia, che non esita a definire «famigerata».
La lettera inedita che ho ritrovato è la prova che l’odio non s’è mai spento. Maria Olandese l’ha scritta subito dopo la sconfitta dei fascisti, per chiedere alle autorità il sussidio che le spetta come ex confinata politica. Di se stessa scrive poche parole:

«fu rimpatriata dalla Francia nell’aprile 1941, rinchiusa nelle carceri di Ventotene e poi in quelle di Poggioreale di Napoli, per essere interrogata e dalla Commissione Provinciale assegnata al confino politico per cinque anni con deliberazione del 14 maggio 1941, ed inviata a Melfi (Potenza).
Durante gli anni del confino politico, nonostante il rigido inverno ed il clima di Melfi, è vissuta a circa 700 metri sul livello del mare senza indumenti idonei e senza conforto, con la sola miserabile diaria di otto lire.
Dopo il confino politico, nessuna parola, nessun atto di solidarietà, nessun conforto, pur avendo la sottoscritta lottato contro il regime fascista sin dal suo sorgere, sacrificando quanto aveva in Italia e all’estero in una lotta leale e tenace, senza secondi fini di speculazione, ambizione e arrivismo personale, e mai si è smentita, pur nelle maggiori ristrettezze a avversità.
Con la dovuta osservanza,
Napoli, 16 ottobre 1945
Maria Olandese».

Maria morì pochi anni dopo, nel silenzio feroce dei partiti di sinistra. Se ne andarono poi Carmine Cesare e Renato e non ci fu nessuno che li ricordasse. Prima che li seguissero Ada e Aurelio, le carte di archivio mi hanno condotto a loro e ne ho raccontato l’esemplare vicenda. Tutto è documentato, secondo le regole del mestiere di storico. Nel 2009, con la passione di un comunista e l’affetto profondo che provavo per Aurelio e l’indimenticabile Ada, ho cancellato la pena del silenzio cui erano stati condannati. Sono orgoglioso di averlo fatto e non m’importa nulla se per, quello che scrissi, la «Rinascita Comunista»,  il giornale di Diliberto ormai prossimo alla fine, trovò modo di dire che avevo scritto un bel libro, ma era davvero un peccato che fossi il… solito  anticomunista.
Lo sapevo da tempo ormai, ma quelle parole furono una conferma: perché cominci una nuova storia della sinistra, occorre che sia definitivamente conclusa quella vecchia. Con le sue luci splendenti, ma con le antiche ombre che si sono purtroppo allungate oltre ogni limite tollerabile. Quando non so, ma accadrà ed è per questo che da un po’ scrivo a futura memoria.

https://www.agoravox.it/Maria-Olandese-la-lettera-inedita.html

classifiche
 

 

Annunci

Read Full Post »

QuasimodoPer ricordare il 25 aprile, festa della Liberazione, condivido ciò che scrive Alfredo Giraldi, impagabile maestro burattinaio, autore teatrale, attore di forte personalità e grandi risorse:

Se domani festeggiamo il 25 aprile lo dobbiamo soprattutto a uomini come Aurelio e a tutta la sua famiglia: Carmine Cesare Grossi, Maria Olandese, Renato e Ada. Spero tanto che questa città non lasci scivolare nel dimenticatoio la loro storia eroica e tragica“.

Di mio ci aggiungo solo – e mi dispiace molto – che oggi purtroppo l’Italia sta scrivendo una storia diversa, tragica, ma non eroica. Com’è fatalmente la storia dei senzastoria.
Chi ricorda più le parole del poeta? E come potevamo noi cantare…

Read Full Post »

scansione0012Ho contato mille parole retoriche, cento invenzioni di storici improvvisati e qualcuno giura persino che nel 1944 eravate in non so quale Brigata Garibaldi. Ho letto sciocchezze di ogni tipo, non ho trovato una sola parola che ti ricordasse, Aurelio, fratello di Ada, che a diciotto anni hai combattuto nella neve ghiacciata di Teruel e ci hai lasciato un occhio. Tranne i tuoi due parenti stanchi, nessuno ha mosso un dito per te, che a 96 anni vivi – ma meglio sarebbe dire sopravvivi – e sei più solo. Vivi circondato dall’indifferenza. Ciao, Aurelio, uomo solo e compagno che avrebbe meritato ben altra sorte. Di aiutarti da vivo, non ne parla nessuno, ma sta certo: gli antifascisti da operetta domani ti piangeranno e si mostreranno tutti molto addolorati.

———-

Ada Grossi la voce antifascista che parlava a “Radio Libertà”

Ada Grossi, storica figura dell’antifascismo, s’è spenta a Napoli l’8 agosto. Nata nel 1917, si trovò subito nella bufera: Mussolini, l’omicidio Matteotti e le minacce squadriste al padre, l’avvocato Cesare, amico di Bracco e De Nicola. A nove anni, nel 1926, la fuga a Buenos Aires con la madre, Maria Olandese, che in Russia aveva cantato per lo zar, col padre e con i fratelli, Renato e Aurelio.
Più umana dell’Europa unita, l’Argentina accolse gli immigrati e diede lavoro all’ex avvocato. Una vita dura, che non impedì a Cesare e Maria di fare da riferimento per gli esuli italiani.
Ada divenne donna così, tra comizi e “sovversivi” e nel 1936, a soli 19 anni, quando scoppiò la guerra civile spagnola, accorse in aiuto dei repubblicani. A Barcellona fu la “speaker” di “Radio Libertà”, creata dal padre per il governo Caballero.
Voce della Spagna libera, Ada superò la censura fascista, svelò agli italiani i crimini del regime e consegnò alla storia le ragioni della democrazia.
Tornata in Italia negli anni Settanta, invecchiò in un Paese in cui la crisi economica apriva la via a forze politiche decise a colpire i valori su cui fonda la Repubblica: pace, libertà, giustizia sociale e solidarietà. I valori che il fascismo negò.
Benché anziana e stanca, ha suscitato emozioni fino alla fine, offrendo ai giovani un esempio di quella “dimensione etica” dell’agire politico, svanita nella crisi di valori di un mondo malato di consumismo. Aveva ricordi belli e dolenti: il padre a Napoli, sorvegliato a vista dai fascisti, che non tolse mai dallo studio una foto di Matteotti e la madre, che intimidì gli squadristi con la dignità dello sguardo. Ricordava la Spagna, la guerra civile, i fratelli al fronte coi repubblicani, i concerti della madre per i soldati negli ospedali, Aurelio ferito a un occhio, la sconfitta, la fuga sui Pirenei sotto il tiro dei caccia e i combattenti internati in Francia.
Era orgogliosa delle parole del questore di Napoli che attribuì a “Radio Libertà” il risveglio dell’antifascismo e per zittirla impiantò una stazione radio “disturbatrice”, ma il passato poteva pesarle più della solitudine. Non dimenticò mai il dolore per la famiglia dispersa nei campi francesi d’internamento, le baracche di lamiera roventi d’estate e gelide d´inverno, l’attacco dell’Italia fascista alla Francia e le ritorsioni. Nel 1940, sposato nel campo di Argelés-sur-Mere Enrique Guzman de Soto, ufficiale repubblicano e noto oppositore dei falangisti, tornò in Spagna col marito, che presto però fu arrestato. Dei familiari, Cesare, Maria e Aurelio finirono al confino politico e Renato, chiuso in manicomio sui Pirenei per un esaurimento nervoso, pagò il prezzo più caro. Quando l’Italia assalì la Francia, fu sottoposto a un’atroce terapia d’insulina e poi consegnato ai fascisti, che l’annientarono con gli elettrochoc. La Spagna di Ada, però, non fu mai odio. Nelle sue parole c’erano il sapore della libertà che aveva respirato a Barcellona e l’orgoglio di chi ha lottato fino in fondo per la libertà.
Caduto il regime e tornati liberi a Napoli, i Grossi si scontrarono con un’amara realtà: i fascisti erano tutti ai loro posti e Cesare, radiato dall’albo degli avvocati, dovette ricorrere in Tribunale. Privi di tutto, non chiesero nulla. Fino alla fine Ada ha ritenuto di aver fatto solo il suo dovere, proponendo così un’idea della politica incompatibile con la sua immagine attuale e un modello alternativo di classe dirigente: quella che non cerca compensi e non fa patti con la coscienza. Un esempio prezioso per i giovani e una speranza che non muore con lei.

La Repubblica (Napoli) 19 agosto 2015

Read Full Post »

scansione0038Due parole, prima di riproporre un vecchio articolo scritto per Repubblica.
Ho accompagnato Ada fino all’estremo confine del suo viaggio e mi ha aiutato una certezza: ci rivedremo. Come lei, non ho il conforto della fede e sono solo davanti al dolore, ma una religione ce l’ho anch’io e nel libro sacro degli spiriti indocili c’è scritto chiaro: nel conflitto inestinguibile tra istinto e ragione, l’animo umano trova la sua vera ricchezza e attraversa senza fatica confini e steccati. Non ci sono muri che fermano valori e ideali. Non sarà vero – lo so, non c’è religione che possa dimostrare le sue verità di fede – ma io sono certo che Ada è tornata tra i suoi compagni di lotta e ha trovato ad accoglierla con un sorriso e un abbraccio il suo primo e immortale maestro: Giacomo Matteotti, guarito delle sue ferite, affiancato da Cesare Grossi, il padre rivoluzionario che lei venerava, la madre, Maria Olandese, da cui tanto imparò, e Renato, il fratello, eroico combattente a Teruel.
Non farò l’elenco degli uomini e delle donne che la stanno festeggiando. Sarebbe un’interminabile fila di grandi e piccoli nomi, una mille e una notte di storie incantevoli, tutte da raccontare se le forze lo consentissero. E’ una schiera di spiriti eletti che non conoscono gerarchie, ma sono gelosi custodi di antichi e immortali valori.
Prima o poi, molti dei sedicenti “grandi” si presenteranno alla porta che Ada ha appena attraversato, ma i titoli dei giornali ossequienti, le chiacchiere dei conduttori, gli stolti cinguettii e le numerose presenze nei salotti televisivi, non basteranno a ottenere un lasciapassare e nessuno li accoglierà festante. Ada ha appena attraversato senza sforzi un inesplorato mare tra due terre, un Mediterraneo su cui regna sovrana la legge della solidarietà. Nessuno dei “grandi” riuscirà a superare le sue onde e tutti saranno travolti. Eolo in persona scatenerà l’inferno e se pure, per avventura, trovassero sulla rotta disperata una loro Lampedusa, Gramsci, Amendola e Rosselli, pronti a lasciar passare ogni immigrato, quale che siano la sua origine e il colore della sua pelle, li ricacceranno indietro senza esitare, in nome dell’eterna legge del contrappasso.
Nessuno di quanti oggi mandano navi a fermare migranti varcherà qual confine. Ada non è morta e non morirà. E’ il potere che muore, non chi l’ha combattuto. La morte colpisce solo i suoi servi, i servi del potere, e non c’è religione che non condivida questo dogma umano.

———-

Ada Grossi. La voce alla radio che denunciava i crimini fascisti

Ada Grossi è napoletana e testimone della guerra di Spagna. C´è un fascicolo personale conservato a suo nome tra carte di polizia, ma il silenzio della storia non è riuscito a chiuderla nella polvere del passato. Ada parla al cuore, prendendoti per mano, e racconta un´infanzia sconvolta da eventi più grandi di lei: Mussolini, la dittatura, l´omicidio Matteotti, le minacce al padre, Carmine Cesare Grossi. «Era socialista, ricorda, amico di Croce e noto avvocato nello studio di De Nicola». A nove anni, nel 1926, il salto nel buio: «scuola, parenti, amici, tutto alle spalle, rammenta con rinnovata emozione, e tutto perso per sempre». Umana, ma estranea, Buenos Aires, l´accoglie col padre, i fratelli, e la madre, Maria Olandese, soprano che ha cantato alla corte dello zar, ma la ragazza diventa donna tra gli stenti e la solidarietà dei fuorusciti, la propaganda antifascista e il calore d´una famiglia diventata un riferimento per i “sovversivi“.
Ada è un personaggio straordinario. Se racconta la sua vita a studenti che in genere non amano la storia, i ragazzi si incantano, rapiti da una loro lontana coetanea che, nel ‘36, quando s´apre lo scontro mortale col nazifascismo, a soli 19 anni, attraversa l´Oceano e accorre con la famiglia in Spagna al fianco dei repubblicani. L´ascoltano ammirati come se ancora leggesse i comunicati di “Radio Libertà”, la famosa emittente di Barcellona creata dal padre per il governo Caballero: Ada è la voce della Spagna aggredita che giunge nelle case degli italiani e scatena l´ira impotente di Mussolini. «Non vinceremo subito, ha ammonito Rosselli, ma vinceremo», e lei ripete la sfida, sorprende il regime e, sotto le bombe sganciate dai Fiat Br20 su città inermi, denuncia la furia omicida degli aggressori e affida alla storia le ragioni della democrazia. Un racconto che ha per gli studenti il fascino dell´epopea e il valore inestimabile d´una testimonianza sulla dimensione etica dell´agire politico, smarrita nell´opulenza malata del consumismo.
Evasa dal “secolo breve“, Ada Grossi vive qui tra noi la sua ultima stagione, in una città senza memoria, in un paese in cui il degrado della vita pubblica apre spazi a una equiparazione tra fascismo e antifascismo che può realizzarsi solo colpendo al cuore l´ethos politico di cui vive la repubblica: libertà, pace, giustizia, i valori che il fascismo negò. Se la incontri, non è più la ragazza “castagna di capelli o quasi bionda, occhi celesti chiari, carnagione colorita e una ben timbrata voce di soprano lirico” che il padre descrive in una lettera bloccata dalla polizia. A novant’anni, è una vecchia signora dagli occhi celesti e profondi che si emoziona se si trova davanti le carte conservate nel suo fascicolo dalla polizia fascista, di cui non conosceva nemmeno l´esistenza. «E´ incredibile, ci sorvegliavano proprio attentamente, passo dopo passo!», esclama meravigliata, mentre si trova tra le mani momenti di vita che il regime le rubò: lettere mai lette e un giornale argentino in lingua italiana che narra “l´odissea di Carmine Cesare Grossi e della sua famiglia finiti nei campi di concentramento”. «Gours, Argelés-sur-Mer – ricorda Ada –. Non è facile descrivere la tragedia dei combattenti internati in Francia dopo la fuga disperata verso i Pirenei. Camminammo a piedi per giorni, braccati dai caccia che ci mitragliavano». Un velo di tristezza, poi la donna sorride per l´involontario elogio di un questore che, nell´aprile del ‘37, scrivendo da Napoli a Mussolini, ammette che «a causa della velenosa propaganda comunista di Barcellona, s´è avuto un certo risveglio di elementi locali noti per i loro precedenti politici e subito arrestati». Per metterla a tacere, si impiantò persino “una stazione disturbatrice presso la Prefettura“.
«Filo da torcere gliene abbiamo dato», sottolinea Ada compiaciuta, mentre “corregge” il questore: «La radio, però, non era comunista. Eravamo socialisti. Mio padre scriveva i testi, io leggevo e la gente ci seguiva. Quando giunsero a Barcellona, gli stalinisti italiani ci estromisero proprio perché eravamo socialisti». Il verbale di un interrogatorio subìto dalla madre in Questura, a Napoli, nel ‘41 la commuove e si abbandona ai ricordi: la famiglia dispersa in veri e propri lager, la fame, la sete, le baracche di lamiera gelide d´inverno e roventi d’estata, il matrimonio con un repubblicano spagnolo celebrato «nel campo di Argelés con un permesso speciale», la guerra, l´armistizio con la Francia e un nuovo calvario: «io tornai in Spagna con mio marito, racconta Ada, e coi falangisti fu dura. Papà fu confinato a Ventotene, mamma e mio fratello Aurelio a Melfi. Renato, l’altro mio fratello, depresso per la sconfitta e gli stenti, finì in manicomio, distrutto dagli elettrochoc».
E´ un mondo che emerge. I fratelli al fronte con le truppe repubblicane, lei che cura con la madre i malati nell´infermeria del campo – «mancavano le medicine, ricorda, e si moriva per nulla» – , la madre, «compagna inseparabile, che condivise gli ideali del marito e affrontò ogni avversità con animo sereno», il padre che «privato dei clienti, malmenati dai fascisti, e sorvegliato a vista, tenne nello studio fino all’ultimo, in bella mostra, un ritratto di Matteotti e sfuggì agli squadristi solo perché un cocchiere lo prese al volo sulla sua carrozzella». Se parla della Spagna, il primo pensiero di Ada è per Garcia Lorca, «barbaramente torturato e ucciso perché omosessuale». E torna in mente Machado:
«Cadde morto Federico
sangue alla fronte e piombo alle viscere
Sappiate che fu a Granada il delitto
Povera Granada!».
La “sua” Spagna però non è solo ferocia. Rivivono, nelle sue parole, lampi della libertà che ha respirato e difeso, l´entusiasmo dei volontari, la fuga da Barcellona mentre i falangisti entrano in città dal Montjuic. «Perdemmo tutto, anche i libri ai quali mio padre teneva moltissimo». Il bilancio è pesante: Aurelio ferito a un occhio, Renato morto in manicomio e case, terre, tutto perso per sempre. Caduto il fascismo e tornati liberi a Napoli, dove non c´è chi non accampi meriti, i Grossi si fanno da parte. «Il regime aveva radiato mio padre dall´albo e lui, ricorda la figlia, per tornare avvocato, dovette ricorrere in tribunale. Mancavamo di tutto, ma non c´era nulla da chiedere: avevamo fatto solo quello che era giusto». E ripete orgogliosa: «Noi eravamo socialisti. Al governo però ci andarono i democristiani, i fascisti rimasero ai loro posti e oggi – conclude amara –ci sono Fini e Berlusconi. Noi, però, abbiamo vissuto secondo i nostri ideali». Ada vive a Napoli con Aurelio in una casa popolare e paga l´affitto grazie a una modesta pensione spagnola. L´Italia non sa che esiste, lei non chiede che sappia e mi perdonerà se lo scrivo: ha fatto più di quel che doveva. Marx non ha torto, non si può giudicare un´epoca in base alla coscienza che essa ha di se stessa e non sbaglia Vilar: il racconto è la forma naturale con cui l´uomo prende coscienza del tempo. Bene. Ada ha raccontato il suo “passato contemporaneo”. La repubblica che ha contribuito a far nascere, e che medita di cambiare se stessa, non sbagli due volte, non la consegni all´archivio senza averla ascoltata. La storia prima o poi presenta il conto.

La Repubblica ediz. Napoli, 4 febbraio 2008 e Fuoriregistro, 5 febbraio 2008.

Read Full Post »

13864_621943391238772_8903687686590884485_nL’Istituto Campano per la Storia della Resistenza a me non l’aveva detto… Bella gente! Lo so, ora è tardi per fare propaganda, perciò non dico che vi aspetto tutti, sarebbe troppa grazia! Però gli attori sono bravissimi il teatro sta al centro, il lavoro è bello e il coautore è in gamba.
Che fate? Ci lasciate col teatro vuoto?

Domenica
alle ore 18.00
Teatro Instabile di Napoli – Vico Fico Purgatorio ad Arco, 38 – Napoli

LA CARROZZA D’ORO
presenta

Radio Libertà
Un racconto che ha il fascino dell’epopea

di Alfredo Giraldi
scritto in collaborazione e con l’aiuto di Giuseppe Aragno

Con Alfredo Giraldi e Luana Martucci
Regia: Luana Martucci
Aiuto Regia: Pasquale Napolitano

Radio Libertà è la storia di una radio nella Barcellona repubblicana. Una radio antifascista voluta e messa su da un avvocato napoletano, Carmine Cesare Grossi, socialista e antifascista, durante la guerra civile spagnola.
Radio Libertà è la storia di una famiglia napoletana, la famiglia Grossi appunto, che sceglie di schierarsi, sceglie da che parte stare, e raggiunge Barcellona facendo un giro lungo, molto lungo, passando attraverso l’Argentina, il Belgio e la Francia.
Radio Libertà è la storia di Ada, una ragazza che ha solo 19 anni quando attraversa l’Oceano Atlantico, con la famiglia, per tornare in Europa e diventare poi la voce della Spagna insanguinata, la voce della Spagna libera, che si rivolge agli antifascisti di tutta Europa perché portino il loro aiuto.
Radio Libertà è la storia di Renato, eroe sconfitto e dimenticato, che vede vent’anni di una vita ridotti in cinque righe di un foglio indifferente, alla fine di un interrogatorio. Un ragazzo di vent’anni che si scontra con la forza disumana della storia che travolge i vinti e non consente scampo. La storia di Aurelio, il quale segue il fratello maggiore sul fronte spagnolo. La storia di Maria Olandese, ex soprano, una donna molto forte, moglie e madre. Una donna capace di fermare i fascisti che vogliono arrestare suo marito con la sola forza del suo sguardo.

L’evento di domenica è organizzato dall’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi”.
Il lavoro è ricavato dal libro di Giuseppe Aragno intitolato Antifascismo e potere. Storia di Storie, Bastogi, Foggia, 2012

Read Full Post »

EL PAÍS
El Perìodico Global

CATALUNYA

L’obra de teatre ‘Radio Libertà’ aporta un episodi amagat en la història de Barcelona

Toni Polo Bettonica, Barcelona 18 NOV 2014

a“Ningú no en sap res, d’aquesta història. S’ha d’investigar i és un episodi tremendament interessant”. Qui parla és Ida Mauro, historiadora italiana resident a Barcelona i membre actiu de l’Associació AltraItàlia, que aplega italians progressistes i antifeixistes residents a la capital catalana. Igual que fa tres anys van denunciar l’Estat italià pels bombardejos de l’aviació feixista sobre
Barcelona durant la Guerra Civil, ara, dins de la Setmana d’AltraMemòria, que han organitzat amb la collaboració del Memorial Democràtic i la Pompeu Fabra, han portat a les Cotxeres Borrell l’obra de teatre Radio Libertà. És la història de la família Grossi, napolitans fugitius del feixisme que van arribar a Barcelona el 1936 i van muntar una emissora que es va convertir, entre finals del 1936 i el maig del 1937, en “la veu de l’Espanya ensangonada” per a tots aquells antifeixistes que sobrevivien a la Itàlia pletòrica de Mussolini o a l’exili.
La representació és gairebé un monòleg basat en l’assaig de l’historiador napolità Giuseppe Aragno Il “no” firmato “emme”. Renato Grossi. “Vaig trobar el fil gairebé de casualitat fa sis anys”, diu l’historiador. “El culpable d’aquesta obra de teatre és el titellaire i actor Alfredo Girladi, que es va enamorar de la història i ara l’ha adaptat i la interpreta sota la direcció de Luana Martucci. Giraldi, en un exercici interpretatiu notable, ens narra l’epopeia familiar a partir dels interrogatoris el 1941 a Renato, el fill gran del matrimoni Grossi, a qui la burocràcia feixista va “sepultar en vida” en hospitals psiquiàtrics. És pura narració i recitació, plena d’emoció, indignació i desencís.

És la història de la família Grossi, napolitans fugitius del feixisme que van arribar a Barcelona el 1936

El desencís d’un advocat que va creure en el socialisme pur i el 1926 va haver de fugir del Nàpols dels camises negres dels fasci i va decidir donar la seva vida a combatre un mal que, n’estava convençut, s’estenia en una guerra global. A l’Argentina va esdevenir un element clau entre els italians exiliats fins que les notícies d’Espanya 10 anys més tard el van fer creuar de nou l’oceà, esborrant rastres tot el que va poder, fins que es va instal·la al carrer Còrsega, 250 de Barcelona.
Amb 49 anys, l’advocat Carmine Cesare Grossi va arribar al novembre del 1936 a una ciutat que era el bressol de la revolució: “Plaça de Catalunya és com un gran port on troben allotjament els estrangers vinguts per intervenir en la lluita d’alliberament d’Espanya de la invasió dels reaccionaris (…), de marroquins i de feixistes italians”. Va rebre la complicitat impagable de la seva dona, Maria Olandese, una cantant d’òpera fascinant, “la més forta, la més decidida i segura de si mateixa”; dels seus fills Renato i Aurelio, que van lluitar al front amb l’exèrcit republicà, i de la filla Ada, que va esdevenir la veu de Radio Libertà.

La guerra es va menjar la revolució.
“Aquí Mussolini va sentir parlar de la desfeta dels seus soldats a Guadalajara!”, recita Giraldi,

“Ada i el pare expliquen als italians ignorants la feroç veritat de la guerra”. Cesare Carmine escriu i la filla verbalitza els missatges que desencadenaran la ira del duce”. “Ens sentim identificats amb aquesta família que critica, jutja i condemna”, diu Ida Mauro, subratllant que els Grossi van relatar la guerra des de la rereguarda de Barcelona i amb fil directe amb el front. a l’escenari. “I va escoltar tants i tants missatges verinosíssims per al seu règim que molts a Itàlia van ser condemnats per sintonitzar una emissora prohibida”.
bPerò Grossi, a més de ser “un advocat antifeixista i bo”, era un romàntic. Un idealista. I a Barcelona va descobrir com “la guerra es va menjar la revolució”. La família, perseguida pels feixistes, va acabar caient víctima de l’espionatge estalinista a Barcelona. Radio Libertà va acabar a mans bolxevics el març del 1937 i l’esperit internacionalista i socialista de Grossi es va anar esvaint. “Es va trobar al centre d’una batalla mortal entre companys d’armes, entre la visió llibertària d’un conflicte que vol ser revolució social i la visió ‘centralitzada’ i gradualista dels estalinistes, que temen les conseqüències de la col·lectivització i invoquen un ordre i una disciplina militars”.
“Tots cinc” van acabar coneixent l’exili, de nou, en unes condicions ferotges i desenganyats del somni socialista en una fugida a peu travessant la frontera i sobrevivint, separats, en camps de concentració francesos. “Van conèixer la delusió de les grans democràcies que han temut més el triomf de la revolució que el feixisme”.

Grossi, a més de ser “un advocat antifeixista i bo era un romàntic.Un idealista.I a Barcelona va descobrir com “la guerra es va menjar la revolució”.

L’episodi requereix un estudi intens. “Hi ha molt poca informació”,  insisteix Aragno, que ha remenat entre arxius, cartes, memòries…  a Argentina, Nàpols, Bèlgica, França, Barcelona. Ara hi ha un fil que es pot començar a estirar per acabar de donar forma a uns fets representatius de tota una època en la qual Barcelona va esdevenir capital de la revolució.
Però en el drama dels Grossi (els fills Aurelio i Ada, nonagenaris, viuen a Nàpols), una història duríssima, cruel, amarga, hi trobem ara, 70 anys més tard, emoció. Un cop acabada la representació, dissabte passat, saluda des de l’escenari, amb els ulls brillants, Silvia Guzmán Grossi, filla d’Ada Grossi, la veu de l’Espanya ensangonada. És el fruit de la unió entre Ada i un anarquista madrileny al camp d’Argelers… “Sóc madrilenya”, diu, orgullosa i en català, “però nomarianista”. Potser el seu avi no li hauria perdonat mai ser-ho.

Read Full Post »

Radio Libertà Barcellona 15 novembre 201415 novembre 2014, Centre Civic Cotxeres Borrell, Carrer de Viladomat, 2, Barcellona, messo a disposizione dal “Memorial Demoratic”. Una foto che porterò nel cuore per quel tanto che ancora mi resta da vivere: i ringraziamenti finali al termine di “Radio Libertà“. Giuseppe Aragno e Sylvia Guzman, figlia di Ada Grossi. sono tra gli splendidi protagonisti Alfredo Giraldi e Luana Martucci, che ha in braccio il piccolo figlio, il biondissimo Matteo. Non sono sul palcoscenico, ma meritavano certamente di esserci, Pasquale Napolitano e soprattutto Ida Mauro di AltraItalia, che ha messo l’anima perché l’iniziativa fosse realizzata e riuscisse bene. L’aveva annunciata il 14 novembre un’intervista a “Zibaldone” di “Radio Contrabanda“, affacciata sulla splendida Plaça Reial, e una presentazione di “Antifascismo e potere. Storia di storie“, il libro da cui è tratto “Radio Libertà”, con Steven Forti alla libreria Italiana “Le Nuvole“, in Carrer de Sant Lluis, 11.
Questa non è solo la foto conclusiva di un lavoro teatrale degno della nostra migliore tradizione. E’ il momento in cui una pattuglia di antifascisti napoletani, tragici eroi dimenticati dal loro Paese, dopo aver combattuto il fascismo durante la guerra di Spagna, trascorsi molto più di settanta anni, sono finalmente tornati nella “loro” Barcellona. Era giusto così.
Per una volta la storia non l’hanno scritta i vincitori.

Read Full Post »

Older Posts »