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L’Italia

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Il governo è caduto all’estero, per mano straniera, in uno scontro tra capitalismi, ma l’opposizione fa festa. “Credevo che ci fosse un limite a tutto“, ha scritto giorni fa, con sconsolato e stupefatto realismo Rossanda Rossanda, sotto un titolo che era un capolavoro ‘ironica amarezza: “Perché non sciogliere il popolo?” La risposta l’ha data Napolitano, incoronando Monti che s’è portato in Senato il programma di governo dettato dalle banche. Il programma che fuori dal Parlamento non troverebbe un cane disposto a votarlo. Il popolo non si scioglie, cara Rossanda, ha spiegato così il presidente, lo si porta legato mani e piedi al macello e si dice che questa è democrazia. Questa: un presidente bocciato dagli elettori e ricondotto in Parlamento come senatore a vita, nessuno sa bene per quali meriti speciali, un economista che l’ex parlamentare rifiutato dagli elettori porta in Senato, benché sia notoriamente e profondamente compromesso nel tragico fallimento morale e politico dell’Unione Europea, e un “governo tecnico” di macellai stile Grecia, per il quale l’opposizione “responsabile” si offre di fare da lama affilata pronta a colpire alla schiena il “popolo sovrano“. Non li ha votati nessuno, ma questa tragica farsa è la democrazia.

Le elezioni verranno, occorre aver fiducia. I popoli possono e devono votare, nessuno s’azzarda a negarlo, ma lo fanno quando e come decidono banche, padroni e sedicenti “grandi“, se converrà a monsieur Brunì, macellaio di Libia, un misto di grandeur e xenofobia incalzato da madame Le Pin, e Angela Dorothea Merkel la “donna più potente del mondo“, erede diretta della grande scuola di democrazia germanica. I popoli voteranno, ma si tratta di un rito che non ha più valore di scelta politica. Anni fa, quando s’è deciso di far votare un testo ambiguo, contrabbandato per “Costituzione europea“, il voto c’è stato. Era il 2005. La risposta dei popoli di Francia e dei Paesi Bassi è stata secca, tagliente e sprezzante: no, hanno detto i “popoli sovrani“, questa miserevole pagliacciata che copre sporchi accordi noi non la vogliamo. Questa rapina che chiamate Costituzione, fatta su misura per imbrogli di banche, banchieri, sfruttatori e negrieri, noi non la vogliamo.

Come ladri colti sul fatto, gli esponenti della “grande democrazia occidentale“, hanno subito provveduto. Dove s’è potuto, una burocratica ratifica parlamentare ha “silenziato” il “popolo sovrano”. Repubblica Ceka, Danimarca, Irlanda, Polonia, Portogallo e Regno Unito, dove i referendum erano stati indetti e il Parlamento non poteva più pronunciarsi, hanno chiuso la bocca ai cittadini e si sono annullate le consultazioni. Di soppiatto, poi, il primo dicembre del 2009, un trattato firmato a Lisbona ha tagliato la testa al toro e di Costituzione non s’è più parlato.
La democrazia, in nome della quale bombardiamo dovunque ce lo chiedano” – scrive Rossanda e le rubo le parole perché meglio non so dirlo – la democrazia “non conta là dove si tratta di soldi. Sui soldi si decide da soli, fra i più forti, in separata sede. Davanti ai soldi la democrazia è un optional“. Prendiamone atto e ricordiamo: i popoli non hanno bisogno di studiare Montesquieu per saperlo: “può avvenire che la Costituzione sia libera e che il cittadino non lo sia“. Quando accade, non bastano Monti o la Merkel, non serve Sarkozy: lo Stato che non sa cambiare correggendo si corrompe. E’ così che comincia la fine.

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