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Posts Tagged ‘Radio Libertà’

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Poiché il PD è impegnato con la storiella degli scugnizzi e gli ordini di Roma sono di stare zitti, sennò si scopre che a Napoli non c’è solo la camorra (dei suoi riferimenti politici Rosy Bindi e i suoi compagni di partito preferiscono tacere)…
Poiché ci pare che sia invece venuta l’ora di parlare…
Poiché pensiamo che sulla memoria storica si combatte una battaglia politica…
Informiamo antifascisti e rivoluzionari che…

col patrocinio del Comune,
La Carrozza d’Oro
ri-presenta

RADIO LIBERTA’
3 ottobre 2015 ore 20:00 Piazzetta Forcella a Napoli
INGRESSO GRATUITO

Per ricordare Ada Grossi e la sua famiglia di antifascisti napoletani, nel 72° anniversario delle Quattro Giornate di Napoli, nella Rassegna di teatro civile (con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
prenotazioni allo 081 239 5666, o 0812395653 dal lunedì al venerdì, ore 97, info info@lenuvole.com)

Per quelli che si sono persi la replica del 15 novembre 2014… …beh, eravamo al centro Cotxeres Borrell di Barcellona…
Per quelli che non sono riusciti a vedere quella del 26 aprile 2015 per il 70° anniversario della liberazione… il Teatro Instabile di Napoli non riusciva a far entrare tutti…
Per quelli che l’hanno già visto, anche più di una volta…
Per quelli che hanno preso un aereo e sono venuti a Barcellona…
Per quelli che non avevano i soldi per il biglietto…
PER QUELLI CHE HANNO FINITO LE SCUSE PER NON ESSERCI…

… il 3 ottobre torna RADIO LIBERTA’ ore 20:00 Piazzetta Forcella
scritto da Alfredo Giraldi con la collaborazione e l’aiuto di Giuseppe Aragno
diretto da Luana Martucci.

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scansione0012Ho contato mille parole retoriche, cento invenzioni di storici improvvisati e qualcuno giura persino che nel 1944 eravate in non so quale Brigata Garibaldi. Ho letto sciocchezze di ogni tipo, non ho trovato una sola parola che ti ricordasse, Aurelio, fratello di Ada, che a diciotto anni hai combattuto nella neve ghiacciata di Teruel e ci hai lasciato un occhio. Tranne i tuoi due parenti stanchi, nessuno ha mosso un dito per te, che a 96 anni vivi – ma meglio sarebbe dire sopravvivi – e sei più solo. Vivi circondato dall’indifferenza. Ciao, Aurelio, uomo solo e compagno che avrebbe meritato ben altra sorte. Di aiutarti da vivo, non ne parla nessuno, ma sta certo: gli antifascisti da operetta domani ti piangeranno e si mostreranno tutti molto addolorati.

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Ada Grossi la voce antifascista che parlava a “Radio Libertà”

Ada Grossi, storica figura dell’antifascismo, s’è spenta a Napoli l’8 agosto. Nata nel 1917, si trovò subito nella bufera: Mussolini, l’omicidio Matteotti e le minacce squadriste al padre, l’avvocato Cesare, amico di Bracco e De Nicola. A nove anni, nel 1926, la fuga a Buenos Aires con la madre, Maria Olandese, che in Russia aveva cantato per lo zar, col padre e con i fratelli, Renato e Aurelio.
Più umana dell’Europa unita, l’Argentina accolse gli immigrati e diede lavoro all’ex avvocato. Una vita dura, che non impedì a Cesare e Maria di fare da riferimento per gli esuli italiani.
Ada divenne donna così, tra comizi e “sovversivi” e nel 1936, a soli 19 anni, quando scoppiò la guerra civile spagnola, accorse in aiuto dei repubblicani. A Barcellona fu la “speaker” di “Radio Libertà”, creata dal padre per il governo Caballero.
Voce della Spagna libera, Ada superò la censura fascista, svelò agli italiani i crimini del regime e consegnò alla storia le ragioni della democrazia.
Tornata in Italia negli anni Settanta, invecchiò in un Paese in cui la crisi economica apriva la via a forze politiche decise a colpire i valori su cui fonda la Repubblica: pace, libertà, giustizia sociale e solidarietà. I valori che il fascismo negò.
Benché anziana e stanca, ha suscitato emozioni fino alla fine, offrendo ai giovani un esempio di quella “dimensione etica” dell’agire politico, svanita nella crisi di valori di un mondo malato di consumismo. Aveva ricordi belli e dolenti: il padre a Napoli, sorvegliato a vista dai fascisti, che non tolse mai dallo studio una foto di Matteotti e la madre, che intimidì gli squadristi con la dignità dello sguardo. Ricordava la Spagna, la guerra civile, i fratelli al fronte coi repubblicani, i concerti della madre per i soldati negli ospedali, Aurelio ferito a un occhio, la sconfitta, la fuga sui Pirenei sotto il tiro dei caccia e i combattenti internati in Francia.
Era orgogliosa delle parole del questore di Napoli che attribuì a “Radio Libertà” il risveglio dell’antifascismo e per zittirla impiantò una stazione radio “disturbatrice”, ma il passato poteva pesarle più della solitudine. Non dimenticò mai il dolore per la famiglia dispersa nei campi francesi d’internamento, le baracche di lamiera roventi d’estate e gelide d´inverno, l’attacco dell’Italia fascista alla Francia e le ritorsioni. Nel 1940, sposato nel campo di Argelés-sur-Mere Enrique Guzman de Soto, ufficiale repubblicano e noto oppositore dei falangisti, tornò in Spagna col marito, che presto però fu arrestato. Dei familiari, Cesare, Maria e Aurelio finirono al confino politico e Renato, chiuso in manicomio sui Pirenei per un esaurimento nervoso, pagò il prezzo più caro. Quando l’Italia assalì la Francia, fu sottoposto a un’atroce terapia d’insulina e poi consegnato ai fascisti, che l’annientarono con gli elettrochoc. La Spagna di Ada, però, non fu mai odio. Nelle sue parole c’erano il sapore della libertà che aveva respirato a Barcellona e l’orgoglio di chi ha lottato fino in fondo per la libertà.
Caduto il regime e tornati liberi a Napoli, i Grossi si scontrarono con un’amara realtà: i fascisti erano tutti ai loro posti e Cesare, radiato dall’albo degli avvocati, dovette ricorrere in Tribunale. Privi di tutto, non chiesero nulla. Fino alla fine Ada ha ritenuto di aver fatto solo il suo dovere, proponendo così un’idea della politica incompatibile con la sua immagine attuale e un modello alternativo di classe dirigente: quella che non cerca compensi e non fa patti con la coscienza. Un esempio prezioso per i giovani e una speranza che non muore con lei.

La Repubblica (Napoli) 19 agosto 2015

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scansione0038Ada Grossi, antifascista, socialista e combattente di Spagna, se n’è andata mezz’ora fa. Nessuno ascolterà più la voce di “Radio Libertà”.

 

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13864_621943391238772_8903687686590884485_nL’Istituto Campano per la Storia della Resistenza a me non l’aveva detto… Bella gente! Lo so, ora è tardi per fare propaganda, perciò non dico che vi aspetto tutti, sarebbe troppa grazia! Però gli attori sono bravissimi il teatro sta al centro, il lavoro è bello e il coautore è in gamba.
Che fate? Ci lasciate col teatro vuoto?

Domenica
alle ore 18.00
Teatro Instabile di Napoli – Vico Fico Purgatorio ad Arco, 38 – Napoli

LA CARROZZA D’ORO
presenta

Radio Libertà
Un racconto che ha il fascino dell’epopea

di Alfredo Giraldi
scritto in collaborazione e con l’aiuto di Giuseppe Aragno

Con Alfredo Giraldi e Luana Martucci
Regia: Luana Martucci
Aiuto Regia: Pasquale Napolitano

Radio Libertà è la storia di una radio nella Barcellona repubblicana. Una radio antifascista voluta e messa su da un avvocato napoletano, Carmine Cesare Grossi, socialista e antifascista, durante la guerra civile spagnola.
Radio Libertà è la storia di una famiglia napoletana, la famiglia Grossi appunto, che sceglie di schierarsi, sceglie da che parte stare, e raggiunge Barcellona facendo un giro lungo, molto lungo, passando attraverso l’Argentina, il Belgio e la Francia.
Radio Libertà è la storia di Ada, una ragazza che ha solo 19 anni quando attraversa l’Oceano Atlantico, con la famiglia, per tornare in Europa e diventare poi la voce della Spagna insanguinata, la voce della Spagna libera, che si rivolge agli antifascisti di tutta Europa perché portino il loro aiuto.
Radio Libertà è la storia di Renato, eroe sconfitto e dimenticato, che vede vent’anni di una vita ridotti in cinque righe di un foglio indifferente, alla fine di un interrogatorio. Un ragazzo di vent’anni che si scontra con la forza disumana della storia che travolge i vinti e non consente scampo. La storia di Aurelio, il quale segue il fratello maggiore sul fronte spagnolo. La storia di Maria Olandese, ex soprano, una donna molto forte, moglie e madre. Una donna capace di fermare i fascisti che vogliono arrestare suo marito con la sola forza del suo sguardo.

L’evento di domenica è organizzato dall’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi”.
Il lavoro è ricavato dal libro di Giuseppe Aragno intitolato Antifascismo e potere. Storia di Storie, Bastogi, Foggia, 2012

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EL PAÍS
El Perìodico Global

CATALUNYA

L’obra de teatre ‘Radio Libertà’ aporta un episodi amagat en la història de Barcelona

Toni Polo Bettonica, Barcelona 18 NOV 2014

a“Ningú no en sap res, d’aquesta història. S’ha d’investigar i és un episodi tremendament interessant”. Qui parla és Ida Mauro, historiadora italiana resident a Barcelona i membre actiu de l’Associació AltraItàlia, que aplega italians progressistes i antifeixistes residents a la capital catalana. Igual que fa tres anys van denunciar l’Estat italià pels bombardejos de l’aviació feixista sobre
Barcelona durant la Guerra Civil, ara, dins de la Setmana d’AltraMemòria, que han organitzat amb la collaboració del Memorial Democràtic i la Pompeu Fabra, han portat a les Cotxeres Borrell l’obra de teatre Radio Libertà. És la història de la família Grossi, napolitans fugitius del feixisme que van arribar a Barcelona el 1936 i van muntar una emissora que es va convertir, entre finals del 1936 i el maig del 1937, en “la veu de l’Espanya ensangonada” per a tots aquells antifeixistes que sobrevivien a la Itàlia pletòrica de Mussolini o a l’exili.
La representació és gairebé un monòleg basat en l’assaig de l’historiador napolità Giuseppe Aragno Il “no” firmato “emme”. Renato Grossi. “Vaig trobar el fil gairebé de casualitat fa sis anys”, diu l’historiador. “El culpable d’aquesta obra de teatre és el titellaire i actor Alfredo Girladi, que es va enamorar de la història i ara l’ha adaptat i la interpreta sota la direcció de Luana Martucci. Giraldi, en un exercici interpretatiu notable, ens narra l’epopeia familiar a partir dels interrogatoris el 1941 a Renato, el fill gran del matrimoni Grossi, a qui la burocràcia feixista va “sepultar en vida” en hospitals psiquiàtrics. És pura narració i recitació, plena d’emoció, indignació i desencís.

És la història de la família Grossi, napolitans fugitius del feixisme que van arribar a Barcelona el 1936

El desencís d’un advocat que va creure en el socialisme pur i el 1926 va haver de fugir del Nàpols dels camises negres dels fasci i va decidir donar la seva vida a combatre un mal que, n’estava convençut, s’estenia en una guerra global. A l’Argentina va esdevenir un element clau entre els italians exiliats fins que les notícies d’Espanya 10 anys més tard el van fer creuar de nou l’oceà, esborrant rastres tot el que va poder, fins que es va instal·la al carrer Còrsega, 250 de Barcelona.
Amb 49 anys, l’advocat Carmine Cesare Grossi va arribar al novembre del 1936 a una ciutat que era el bressol de la revolució: “Plaça de Catalunya és com un gran port on troben allotjament els estrangers vinguts per intervenir en la lluita d’alliberament d’Espanya de la invasió dels reaccionaris (…), de marroquins i de feixistes italians”. Va rebre la complicitat impagable de la seva dona, Maria Olandese, una cantant d’òpera fascinant, “la més forta, la més decidida i segura de si mateixa”; dels seus fills Renato i Aurelio, que van lluitar al front amb l’exèrcit republicà, i de la filla Ada, que va esdevenir la veu de Radio Libertà.

La guerra es va menjar la revolució.
“Aquí Mussolini va sentir parlar de la desfeta dels seus soldats a Guadalajara!”, recita Giraldi,

“Ada i el pare expliquen als italians ignorants la feroç veritat de la guerra”. Cesare Carmine escriu i la filla verbalitza els missatges que desencadenaran la ira del duce”. “Ens sentim identificats amb aquesta família que critica, jutja i condemna”, diu Ida Mauro, subratllant que els Grossi van relatar la guerra des de la rereguarda de Barcelona i amb fil directe amb el front. a l’escenari. “I va escoltar tants i tants missatges verinosíssims per al seu règim que molts a Itàlia van ser condemnats per sintonitzar una emissora prohibida”.
bPerò Grossi, a més de ser “un advocat antifeixista i bo”, era un romàntic. Un idealista. I a Barcelona va descobrir com “la guerra es va menjar la revolució”. La família, perseguida pels feixistes, va acabar caient víctima de l’espionatge estalinista a Barcelona. Radio Libertà va acabar a mans bolxevics el març del 1937 i l’esperit internacionalista i socialista de Grossi es va anar esvaint. “Es va trobar al centre d’una batalla mortal entre companys d’armes, entre la visió llibertària d’un conflicte que vol ser revolució social i la visió ‘centralitzada’ i gradualista dels estalinistes, que temen les conseqüències de la col·lectivització i invoquen un ordre i una disciplina militars”.
“Tots cinc” van acabar coneixent l’exili, de nou, en unes condicions ferotges i desenganyats del somni socialista en una fugida a peu travessant la frontera i sobrevivint, separats, en camps de concentració francesos. “Van conèixer la delusió de les grans democràcies que han temut més el triomf de la revolució que el feixisme”.

Grossi, a més de ser “un advocat antifeixista i bo era un romàntic.Un idealista.I a Barcelona va descobrir com “la guerra es va menjar la revolució”.

L’episodi requereix un estudi intens. “Hi ha molt poca informació”,  insisteix Aragno, que ha remenat entre arxius, cartes, memòries…  a Argentina, Nàpols, Bèlgica, França, Barcelona. Ara hi ha un fil que es pot començar a estirar per acabar de donar forma a uns fets representatius de tota una època en la qual Barcelona va esdevenir capital de la revolució.
Però en el drama dels Grossi (els fills Aurelio i Ada, nonagenaris, viuen a Nàpols), una història duríssima, cruel, amarga, hi trobem ara, 70 anys més tard, emoció. Un cop acabada la representació, dissabte passat, saluda des de l’escenari, amb els ulls brillants, Silvia Guzmán Grossi, filla d’Ada Grossi, la veu de l’Espanya ensangonada. És el fruit de la unió entre Ada i un anarquista madrileny al camp d’Argelers… “Sóc madrilenya”, diu, orgullosa i en català, “però nomarianista”. Potser el seu avi no li hauria perdonat mai ser-ho.

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Radio Libertà Barcellona 15 novembre 201415 novembre 2014, Centre Civic Cotxeres Borrell, Carrer de Viladomat, 2, Barcellona, messo a disposizione dal “Memorial Demoratic”. Una foto che porterò nel cuore per quel tanto che ancora mi resta da vivere: i ringraziamenti finali al termine di “Radio Libertà“. Giuseppe Aragno e Sylvia Guzman, figlia di Ada Grossi. sono tra gli splendidi protagonisti Alfredo Giraldi e Luana Martucci, che ha in braccio il piccolo figlio, il biondissimo Matteo. Non sono sul palcoscenico, ma meritavano certamente di esserci, Pasquale Napolitano e soprattutto Ida Mauro di AltraItalia, che ha messo l’anima perché l’iniziativa fosse realizzata e riuscisse bene. L’aveva annunciata il 14 novembre un’intervista a “Zibaldone” di “Radio Contrabanda“, affacciata sulla splendida Plaça Reial, e una presentazione di “Antifascismo e potere. Storia di storie“, il libro da cui è tratto “Radio Libertà”, con Steven Forti alla libreria Italiana “Le Nuvole“, in Carrer de Sant Lluis, 11.
Questa non è solo la foto conclusiva di un lavoro teatrale degno della nostra migliore tradizione. E’ il momento in cui una pattuglia di antifascisti napoletani, tragici eroi dimenticati dal loro Paese, dopo aver combattuto il fascismo durante la guerra di Spagna, trascorsi molto più di settanta anni, sono finalmente tornati nella “loro” Barcellona. Era giusto così.
Per una volta la storia non l’hanno scritta i vincitori.

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10383667_558846140881831_5447857145697321312_nNon smetterò mai di esser grato agli amici della comunità italiana di Barcellona, che mi hanno invitato.

Venerdì 14 novembre ore 20.30
Libreria italiana Le Nuvole

Carrer de Sant Lluis, 11, 08012 Barcellona (Metro Fontana o Joanic)
Incontro con lo storico Giuseppe Aragno e presentazione del suo libro
Antifascismo e potere: Storia di storie” (Bastogi edizioni)
Giuseppe Aragno dà voce a otto antifascisti italiani che lottarono contro i sistemi repressivi del regime; tra loro, Renato Grossi difese con la sua famiglia la Repubblica nella Guerra Civile.

L’incontro apre le iniziative della Setmana d’Altramemoria (14-21 novembre), organizzata dall’Associació AltraItalia – Barcelona.

A cura di Ida Mauro e Steven Forti

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“Il giorno dopo” – scrive l’ottimo Alfredo Giraldi – “ci sarà lo spettacolo Radio Libertà, che ha preso vita grazie all’incontro con lui, Giuseppe Aragno, un uomo perbene, intellettuale vero e intransigente, una persona straordinaria. Dalle sue pagine ho attinto la storia che racconteremo nel pomeriggio di sabato a Barcellona.Sabato 15 novembre il nostro spettacolo Radio Libertà varcherà i confini e giungerà in Spagna, a Barcellona, dove andrà in scena alle ore 18.00 nel teatro del centro civico Cotxeres Borrell, per la Setmana d’Altramemòria“…

Alfredo è molto generoso con me, io invece mi limito a dire solo la verità: lui e Luana Martucci toccano corde alte e sanno incantare. Quando infine si inchineranno per salutare il pubblico alla maniera degli eterni scavalcamontange, sarà come ascoltare l’invito degli antichi teatranti: “la commedia è finita. se vi è piaciuta applaudite“… e il gli applausi convinti romperanno il silenzio commosso.

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