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Posts Tagged ‘prestito usuraio’

Lei chiacchiera, Presidente, e non le costa nulla. Io guardo angosciato Genova che lotta per la vita e mi prende un senso di ribellione. Io lo so bene e chi legge lo sa. Sepolti i morti, cominceranno le polemiche di sempre, sinistra contro destra, parole e fantasmi, perché tutti insieme che ci hanno governato si portano il disastro sulla coscienza. Tutti, nessuno escluso, nemmeno chi dall’alto ogni giorno continua a chiedere che c’impicchiamo alle regole d’un gioco truccato e ci rassegniamo a pagare con la salute e con la dignità. Pagare cosa? Pagare chi? E pagare perché? Per tornare a menare una danza che non ha senso?

 C’è una domanda che incombe e mette paura, perché paura ci vogliono fare: chi ci salverà? E’ una domanda stringente, mentre il fango corre, attraversa le vie, devasta, uccide. Una domanda alla quale non sembra si trovi risposta. Ci sono “salvezze” più mortali del pericolo da cui si scampa e banalmente si può dire che all’orizzonte si vedono solo di qui la padella e di là la brace. Si fanno ragionamenti sui numeri d’una presunta maggioranza, che fino a ieri è stata opposizione; ci si appella a una minoranza “responsabile”, che tante volte è stata maggioranza, e sembra un delirio: governo tecnico con la tutela della banche, il Fondo monetario, i numeri, le chiacchiere sui conti…

E la gente? La gente che v’ha detto come ha potuto, coi referendum, andatevene a casa, la gente che non ne può più e sa fare benissimo da sola, la gente dov’è? La gente, che usate per strumento ma chiamate popolo sovrano, la gente che trasecola per le indecenti pazzie sull’aspettativa di vita, sulla disoccupazione giovanile che “sì, davvero è un problema che va risolto”, la gente dov’è? E cosa c’entra col Paese che onora i debiti? I debiti di chi?

 Ieri, mentre ai greci stremati veniva tolta la parola e le “grandi democrazie” decidevano senza consenso, ieri c’era chi ricordava che è già accaduto: la tentazione di far fuori un nemico piccolo ha scatenato quelli grandi e la mano è passata alle armi. Non s’è trattato certo di salvezza. Due guerre mondiali. Di una s’è voluta far la festa oggi e anche questo la dice lunga sul panorama di idee e sul sistema di valori che ci ha governato e ci governa in questi anni. Chi ci salverà! Lo scrivo col punto esclamativo, perché la domanda si fa tagliente e suscita la rabbia.

 Lo sanno tutti: la storia non è altro che un ventaglio di scelte. E ce n’è una che ci pone subito davanti alla necessità di scegliere la nostra via. A chi ci offre la “salvezza” d’un prestito usuraio, per ridurci alla mercé di padroni ad un tempo ignoti e ignobili, possiamo dare solo due risposte. Un sì, che sarebbe la fine, un no che aprirebbe uno scontro incerto, estremo, eppure necessario. Ecco chi  potrà salvarci: la nostra capacità di scegliere tra una salvezza bugiarda, dietro la quale si celano il torrente di fango che travolge Genova e le catene d”una nuova barbarie, o il rischio consapevole d’una battaglia onorevole che mostra la luce d’un porto oltre il mare in tempesta. Noi siamo molto più forti di quanto pensiamo. La nostra forza sta nella capacità che avremo non solo d’indignarci, ma di scegliere, come che sia, la via della dignità. Uniti si può andare allo scontro. L’unità, tuttavia, è un valore solo se ognuno si spoglia di una parte della propria identità e riconosce che uomini e donne liberi possono unirsi o divedersi sull’invalicabile confine della dignità. Di qui si passa, questa è la via della salvezza. E mi conforta una fiducia che confesso cieca: la stessa che spinse Rosselli a scrivere come testamento universale della democrazia le sue immortali parole: “non vinceremo in un giorno, ma vinceremo”. Me lo ripeto, mentre guardo angosciato la morte che corre impazzita nel fango per le vie di Genova disastrata. Il pugnale fascista, che uccise i fratelli Rosselli, si spezzò contro la loro fede serena. Questo ci salverà, ma occorre dire no. Costi quel costi. E non facciamoci illusioni: i padroni che ci presentano il conto sono peggiori del peggior fascismo.

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