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Posts Tagged ‘Potere al popolo’

104878659_1205373393144045_7686879872872718270_o-1Diciamolo francamente: un movimento politico nuovo, che due anni dopo la nascita vive, definisce sempre meglio la sua identità, cresce, si rafforza e allarga costantemente il suo orizzonte è per sua natura una realtà destabilizzante. Venendo al mondo, ha rotto equilibri che, pericolanti o stabili che fossero,  avevano sin lì tenuto il campo. Senza dichiararlo, insomma, un movimento politico nuovo è di per sé una critica all’esistente. Sparisce in breve, se non risponde a una necessità della storia, si afferma, se ne coglie l’inarrestabile corso, unisce alla forza impetuosa del presente la lezione che viene dal passato e getta le basi del futuro.
Un movimento così fatto non consente mezze misure: lo ami perché dentro ti suscita speranze, lo prendi in odio, se ti pare una minaccia. Dal 2018 a oggi, chi ha sentito «Potere al Popolo!» come una minaccia, per un bisogno di difesa che si può riconoscere legittima, ha costruito una narrazione tossica, nella quale probabilmente ha finito col credere. Una narrazione fondata su una formula sperimentata, che – fatte le debite differenze – ricorda da vicino il comportamento del PCI nei confronti di tutto quanto nascesse alla sua sinistra: «Potere al Popolo!» è settario, autoreferenziale, ostile alle alleanze, non si apre agli altri e in ultima analisi divide.
Come accade nella vita e nella storia, ciò che è nuovo fa la sua strada, al di là dei nemici dichiarati e dei falsi amici. Se corre col treno della storia nella direzione del futuro, non sente il bisogno di smentire e correggere narrazioni false. E’ un compito che spetta ai fatti e alle loro leggi ferree e immutabili.
In questi caldi giorni di prima estate, circola con meritato successo un intelligente video sulle regionali in Campania, che presenta due livelli di lettura: il primo ha una funzione «comunicativa»: annuncia la candidatura di Clementina Sasso e Marco Manna, attivisti storici del «Movimento 5Stelle» nella lista di «Potere al Popolo!» accanto a Giuliano Granato, Arianna Organo e altri noti militanti; il secondo, sfumato ma di grande impatto, smantella alla radice la narrazione tossica e fuorviante sul settarismo isolazionista di Pap.
Da quelle candidature e dalle parole con cui i due militanti spiegano una scelta che avrà di certo una ricaduta notevole sul futuro dei «5Stelle» delusi e di «Potere al Popolo!», emergono i caratteri reali del nuovo movimento: quel suo essere «comunità» che sa parlare alla gente di sinistra delusa da promesse mancate e pratiche ormai superate. Certo, siamo agli inizi, ma il risultato potrebbe essere sorprendente. «Potere al popolo!» comunque una vittoria l’ha già registrata, rivelando la sua evidente attitudine a proporsi come riferimento per classi subalterne che condividono i valori della sinistra, ma non li trovano più praticati. Classi subalterne e popolari, che non sono sparite solo perché non votano più o votano scegliendo il meno peggio.
C’è chi ha scritto che «Potere al Popolo!» è la casa di chi non si arrende. Ed è vero. C’è da aggiungere che in quella casa trova porte sempre aperte chi per troppo tempo si è sentito battuto e tradito, chi ritrova il senso della lotta. Con l’efficacia dei primi propagandisti socialisti, Pap dimostra ogni giorno che  i padroni non sono invincibili e chi soffre non è debole e non è destinato a perdere.
Clementina Sasso e Marco Manna l’hanno capito subito e non ci hanno pensato due volte: in quella casa non c’è rassegnazione. Dietro i nuovi candidati c’è un mondo, ci sono i sogni suscitati e delusi dai leader di Grillo, ci sono lotte reali, storie di militanza e tanti, tantissimi militanti. In ultima analisi, ci sono sorrisi e speranze ritrovate. Questo è il significato profondo della candidatura dei militanti storici dei 5Stelle, e questo davvero è oggi Pap: la casa di chi, ridotto in ginocchio, ritrova la sua dignità e si leva in piedi. Quando questo accade, quando si alza in piedi chi lotta perché è stanco di subire, un miracolo si ripete puntuale: di fronte ti trovi un gigante.

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104878659_1205373393144045_7686879872872718270_oConosco da molto tempo Giuliano Granato. Ci uniscono anni di lotte condivise, di approfonditi scambi di opinioni, di sguardi rapidi ed eloquenti, incrociati in piazza nei momenti di tensione, di ore serene nelle belle giornate dell’Ex Opg e le esperienze recenti della campagna elettorale per le suppletive, quando mi ha regalato la sua preziosa collaborazione.
Dopo dieci anni, vivo più di tutti rimane il ricordo di un affannoso ritorno all’Orientale, dopo una violenta aggressione della polizia entro e fuori il San Carlo, ai primi di dicembre del 2010. Mentre percorrevamo via Toledo, le forze dell’ordine in assetto da sommossa ci tenevano dietro. Ricordo come fosse oggi la mia preoccupazione. Ormai anziano, non avevo lasciato il gruppo, perché per nulla al mondo  avrei dato a quei giovani l’esempio negativo di chi molla i compagni e bada a se stesso; sapevo bene però che la polizia ci tallonava con un intento preciso: staccare qualcuno dal gruppo, isolarlo, prenderlo e trascinarlo in Questura. Temevo perciò d’essere d’impaccio e di rallentare i miei giovani e ben più veloci compagni. Preso da questi pensieri, mi muovevo come un corpo estraneo al gruppo in ritirata e più che un impaccio diventavo un peso. Fu Giuliano Granato a urlarmelo senza esitare:
“Prof., stia nel gruppo, per favore, si tenga dentro!”.
Era giovanissimo, ma aveva un gran carattere e una personalità così forte che mi colpì moltissimo. Senza fiatare, feci sì con la testa, entrai disciplinatamente nel gruppo e giungemmo così assieme fino all’Orientale.
Gli anni sono passati; Giuliano li ha attraversati tutti in prima linea: studente, emigrato in Inghilterra, precario dopo esser tornato tra noi, lavoratore consapevole dei suoi diritti e perciò licenziato, ha dimostrato di essere uno che non si tira indietro e paga di persona. Se mi avessero chiesto chi candidare per Pap alla presidenza della regione, non avrei avuto dubbi: avrei fatto il suo nome. Rappresenta come pochi la sua generazione ed è un esempio non comune di quella sintesi attiva tra teoria e pratica che garantisce la crescita di un militante.
Sabato scorso, quando per la prima volta ha parlato da candidato, gliel’ho detto abbracciandolo: “Potere al popolo” ha scelto un candidato che fa pensare davvero e fino in fondo al mondo che vogliamo. Sono orgoglioso di poterlo sostenere.

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Chi erano gli sponsor e quali obiettivi aveva il “rinnovatore della politica” lo sapevano tutti.
Tutti, nessuno escluso, sapevano che “l’uomo nuovo”, candidato con Ingroia contro Zingaretti, da buon trasformista, era passato improvvisamente col segretario del PD – il partito di De Luca – accettandone la candidatura. Lo sapevano tutti che con quella scelta svendeva la sua storia per un posto in Senato.
Tutti sapevano, nessuno escluso, che a sostenerlo c’erano, tra gli altri, il PD e Renzi, con la sua Italia Nuova e con Graziella Pagano: alcuni tra i principali carnefici della povera gente.
Si sapeva anche – lo sapevano tutti – che se il “rinnovatore” avesse vinto, non avrebbe fatto nulla di ciò che prometteva; sarebbe immediatamente finito tra i galoppini di De Luca, l’uomo della trasparenza e delle “fritture di pesce”.
Lo sapevano tutti, insomma, che votarlo era un’autentica vergogna, eppure quasi tutti scelsero di comportarsi vergognosamente. Perché?
Perché odiavano Potere al Popolo e speravano di affondarlo. Per questo nobile motivo votarono un amico dei peggiori nemici della gente di sinistra. Poi, come spesso accade, la storia presenta il conto.

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Quando l’epidemia “cinese” si è presentata in Lombardia, gli opinionisti esperti di manipolazione delle coscienze hanno posto subito l’accento sul carattere inedito della tremenda esperienza che stiamo affrontando e la popolazione si è lasciata convincere facilmente: dalla nostre parti una condizione così terribile e pericolosa, una minaccia così subdola e devastante non s’era mai vista.
L’insistenza feroce dei media è facile da spiegare: una minaccia più è sconosciuta e più ci fa paura. Avremmo dovuto rispondere con uguale prontezza che le cose non stanno così, che i più vecchi tra noi hanno ascoltato genitori e nonni raccontare le agghiaccianti tragedie vissute per anni e una vita fatta di paura, violenza, fame e disperazione. Avremmo dovuto rispondere subito, perché anche chi non ha ascoltato il racconto in famiglia ha trovato nei libri di storia i milioni di morti della “febbre spagnola”, l’infinita sequela di civili barbaramente uccisi dai bombardamenti e il terrore che ha attanagliato l’Italia negli anni interminabili del secondo conflitto mondiale. In questo senso, il primo insegnamento che ci viene da questa epidemia è chiaro: la memoria dei popoli è corta e la Storia, per quanto maestra si sforzi di essere, solo raramente trova allievi capaci di coglierne il messaggio più profondo, che di fatto riguarda il presente.
Gli opinionisti, che la storia l’hanno imparata e riescono a stravolgerla, sanno bene che nei momenti terribili della vicenda umana la paura non solo può fare più danni della sventura da cui nasce, ma può essere molto utile alle classi dirigenti. Trasformare in rischio mortale i meridionali, insorti per reazione alle contraddizioni del processo di unificazione, consentì alle classi dirigenti del neonato Regno d’Italia di varare la legge Pica, sospendere di fatto le garanzie dello Statuto albertino e non suscitare particolari problemi di coscienza nell’Italia “liberale”.
Si sente dire – e non senza fondati motivi – che quando la pandemia sarà passata, nulla tornerà com’era: l’Europa, che sta dimostrando fino in fondo la sua ferocia, sembra infatti avviata alla bancarotta e qui da noi, più il virus colpisce, più le responsabilità delle classi dirigenti neoliberiste nello sfascio della Sanità diventano evidenti. Tuttavia, i comportamenti della popolazione saranno certamente influenzati dall’andamento e dall’esito della tragedia che attraversiamo. Se la situazione si cristallizzerà e l’epidemia sarà domata in tempi più o meno “cinesi”, è probabile che la gente, più che ricordare le responsabilità del passato, si mostrerà riconoscente verso chi l’ha tirata fuori dalla sciagura e finirà col pagare costi “greci” alla terribile crisi economica che è dietro l’angolo.
In questo caso, molto probabilmente le destre, soprattutto quelle leghiste, chiederanno per il Nord la luna nel pozzo e il problema dell’autonomia indifferenziata si proporrà con forza rabbiosa.
Ben altro scenario nascerebbe da una malaugurata breccia aperta dal virus verso un Sud totalmente indifeso e trasformato ben presto in un inferno. Quanti sventurati si aggiungerebbero ai morti già registrati? Quale situazione di ordine pubblico ne nascerebbe? Non è da augurarselo, ma in questo caso le responsabilità di chi ci ha condotti a questa tragedia avrebbero un peso immane sullo sviluppo degli eventi; non per caso – e certo non per imporre “regole di distanziamento”, da più parti, in particolare al Sud, si sente invocare l’intervento dell’esercito.
Mentre gli eventi scorrono quotidianamente sotto i nostri occhi e l’Italia è in quarantena, una forza piccola come “Potere al Popolo” ha bisogno di analisi attente e di un lavoro di propaganda attivo ed efficace. Certo, il rischio che si sgretoli esiste e va tenuto presente, ma occorre aver chiaro che esistono anche notevoli opportunità di crescita e di radicamento. Dietro la retorica del personale che si batte eroicamente negli ospedali, per esempio, ci sono lavoratori stremati, che rischiano ogni giorno la vita e non hanno gli strumenti necessari per difendersi e difendere gli sventurati che il virus colpisce. I segnali della loro amarezza, della stanchezza e dei timori che li attanagliano, emergono sempre più spesso con forza crescente, così come scioperi spontanei hanno portato alla luce le ansie degli operai, costretti a entrare in fabbrica senza alcuna tutela e i timori di tutti i lavoratori abbandonati a mille incredibili rischi. Pap può e deve essere al loro fianco, organizzando una propaganda capillare, che vada al cuore dei problemi, utilizzando tutti gli strumenti che il mondo dei social mette a disposizione per zittire la retorica sugli “eroi” e dare voce a chi soffre e rischia. Se lo farà, comunque evolva questa terribile esperienza, Potere al Popolo non solo eviterà i rischi determinati dalla quarantena, ma coglierà tutte le possibili opportunità e si troverà accanto quella parte di popolazione che sta pagando sulla propria pelle la ferocia del capitalismo.

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A partire dal minuto 41 del confronto tra gli  esponenti delle forze in campo in lotta per un posto al Senato nel Collegio 7 di Napoli, Giuseppe Aragno, di Potere al Popolo, sostituisce Sandro Ruotolo – il latitante candidato del sindaco – e nei limiti del possibile difende De Magistris dagli attacchi della destra e dei 5Stelle.
A pensarci, l’atteggiamento del giornalista è decisamente strano. Prima dichiara che, se sarà eletto, siederà nel gruppo misto, poi lascia che siano altri a difendere De Magistris. E’ triste pensarlo, ma sembra quasi che Ruotolo si vergogni di chi l’ha candidato…

 

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Ecco la terza intervista, quella a Televomero.
Anche qui ho tentato di restituire tutto il carico che mi porto in questa campagna elettorale: la nostra comunità, la nostra gente, la nostra storia.
Condividetelo e fatelo girare: in queste ultime ore dobbiamo sfruttare al massimo tutte le armi che abbiamo!
Anche oggi è stata una giornata impegnativa, ma carica di novità e nuove conoscenze.
Andiamo avanti!

 

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M5stelle_Le-liste-civicheNonostante il polverone levato ad arte per confondere le idee, non mi lascio ingannare. Io capisco perché la scappatoia della cosiddetta «lista civica» fa comodo a chi dice di presentarsi come esponente della cosiddetta «società civile», ma si circonda di personaggi come Migliore, Graziella Pagano, Sarracino, Mancuso e compagnia cantante. Degli esponenti, cioè, di quei partiti cacciati dalla porta e rientrati dalla finestra.
Prendiamo per esempio la Costituzione. La tua «bella storia» ti consente di fare il paladino della Costituzione solo se fai credere alla gente che non hai nulla da spartire con gli uomini e i partiti che della Costituzione hanno fatto carta staccia. Fatto sta che, però, quelli sono i tuoi sponsor: i carnefici della Costituzione.
Per quanto mi riguarda, non difendo la Costituzione così com’è ridotta, perché tra quella approvata dai padri costituenti e il vuoto contenitore di belle e inutili parole che ci hanno consegnato i campioni del «cambiamento», non c’è paragone. I fatti hanno dimostrato che Pietro Grifone aveva ragione: il capitale, soprattutto quello finanziario, è nemico giurato della democrazia e dopo decenni di gravi manomissioni. Io non mi schiero certo con chi genericamente si erge a paladino della legge fondamentale dello Stato. No. Chiedo che si torni alla Costituzione entrata in vigore nel 1948 e trovo a dir poco inaccettabile e sospetta la passione costituzionale di candidati, sostenuti da quelle forze politiche responsabili del massacro della Costituzione.
Diversamente da chi si presenta con le destre e dagli esponenti  del sedicente centrosinistra, io dico che il sistema dominante è incompatibile con la democrazia; se esamino la storia degli ultimi decenni vedo infatti che il trionfo del neoliberismo è contrassegnato da una feroce cancellazione di diritti e servizi originariamente garantiti dalla Costituzione e calpestati dalle forze che si sono alternate al governo da Berlusconi a oggi, per assicurare ai padroni e al capitale locale e straniero privilegi e profitti.
Una difesa astratta della Costituzione non serve a nulla ed è ridicolo pensare che un candidato di destra o uno sostenuto del sedicente centro sinistra chieda la cancellazione delle modifiche istituzionali che col passare degli anni hanno progressivamente stravolto la Costituzione. Chi pensa di eliminare il sistema maggioritario, chi è deciso ad abolire soglie di sbarramento che colpiscono il meccanismo della piena la rappresentanza ed è ostile alle elezioni di secondo livello, non milita nella destra e non si fa candidare dal PD.
Io chiedo che si ponga fine a questo scempio e punto il dito contro chi ha introdotto il pareggio di bilancio e il fiscal compact nella Costituzione, perché sono stati proprio i vincoli di spesa a negare diritti ai cittadini.
Io, che non ho alle spalle partiti neoliberisti, nego le ragioni del mercato, che prevalgono sugli interessi della povera gente e associo a questo sconsiderato attacco alla Costituzione i perniciosi progetti per il futuro. Primi tra tutti il regionalismo differenziato e la diminuzione del numero dei parlamentari. Io so di non sbagliare, quando dico che i processi di restringimento della democratica istituzionale viaggiano sullo stesso binario della restrizione della democrazia reale, come dimostrano, per fare qualche esempio, le privatizzazioni, i colpi assestati al diritto a manifestare dal Decreto Sicurezza del governo Conte-Salvini, quelli feroci come il Jobs Act di Renzi, con cui si è colpito il mondo del lavoro.
Io, che non ho padri e non ho padrini, pretendo di tornare alla Costituzione del 1948 e mi propongo di lavorare per organizzare un’autentica controffensiva democratica, che miri ad anteporre i cittadini e i diritti costituzionali al mercato e alle leggi del profitto. Non ho dubbi: entrare in Parlamento ha senso se ci si va, mentre si lavora per creare nella società una forza alternativa a gruppi parlamentari, che, al di là delle ormai fuorvianti  etichette di destra e di sinistra, sono sempre più chiaramente al servizio del capitalismo e di quella che oggi è la sua più pericolosa espressione: il neoliberismo.
Al di là delle chiacchiere, il gioco delle forze in campo è ben chiaro: su questa via, nessun candidato vuole e può seguirmi.

 

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facebook_1580650887699Molti abbracci, confronto e discussione, tanto entusiasmo. Abbiamo il caffè, abbiamo il tavolino con le sedie, abbiamo manifesti, bandiere, volantini, santini e il calendario settimanale dell’Ex OPG!
Oggi siamo di nuovo al Vomero e a San Giovanni a Teduccio.
La nostra campagna elettorale è questo: pochi proclami e palchi scintillanti, tanta presenza nei nostri quartieri, incontri in carne e ossa, idee e proposte per il nostro territorio.
Ovviamente questo costa più sforzi, ti pone davanti a contraddizioni e problemi diversi e impellenti, ma questa è partecipazione, questa è Politica…che bellezza.
Venite a salutarci e a supportarci!
Questo è solo l’inizio!
Costruiamo insieme tutta n’ata Storia!

https://www.facebook.com/PotereAlPopoloNapoli/videos/567571553856974/

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Pensando di essere acuto e spiritoso, un tizio, probabile elettore del sedicente centrosinistra, mi scrive che «gli analisti politici di fb non hanno colto il risultato innovativo di Pap. Passa da un tot per cento ad un tot per mille, poi a un tot per diecimila e così via. Questa è l’essenza dell’ omeopatia, che molti ritengono l’unico rimedio alle malattie. Ma attenzione al numero di Avogadro».
Poiché lo vedo ingenuo e seriamente esposto a mille pericoli, decido di andargli in soccorso e lo metto sull’avviso:
«I medici preparati sanno da tempo che i bacilli più pericolosi per la salute della democrazia sono gli elettori del partito di De Luca. Purtroppo non hanno trovato ancora un rimedio e com’è sotto gli occhi di tutti il male finora risulta incurabile».

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Marco_Minniti_5-650x650Perché tutti fingano di non vederlo non è facile capire, ma c’è un dato di fatto di cui bisogna prendere assolutamente coscienza: le definizioni classiche che un tempo univano e dividevano le forze politiche non bastano più a spiegarne le differenze o a coglierne i tratti comuni. Ci si può dichiarare di Sinistra, come fa il PD, e di Destra come fa la Lega, non si può cancellare l’elemento comune che unisce i due schieramenti: la convinta adesione di entrambi ai principi neoliberisti. Esaminate in base a questi caratteri, le forze in campo appaiono divise da un confine invalicabile: da un lato le forze neoliberiste, dall’altro Potere al Popolo, l’unica forza coerentemente ostile alle dottrine capitaliste.
La conseguenza più evidente di questa collocazione politica è chiara: i programmi per la scuola e l’università, le scelte per la salute dei cittadini, la maniera di realizzare i diritti, il sistema fiscale, la concezione del lavoro, l’idea della legalità, che derivano per il PD e per la Lega dal primato del mercato e delle sue leggi, sono profondamente diverse per Potere al Popolo. Da una parte le leggi del mercato, con le immancabili privatizzazioni, la precarietà, la mano libera nei licenziamenti, la compressione dei salari, la pensione concepita secondo i criteri della Fornero e un’idea della legalità che non tiene conto della giustizia sociale, dall’altro la netta prevalenza del pubblico sul privato e il rifiuto del predominio del mercato e delle sue barbare leggi.
Non a caso, del resto, le pugnalate alla Costituzione costituite dal fiscal compact e dal pareggio di bilancio, sono state inferte con voto unanime dei neoliberisti di ogni colore, al di là della inutile collocazione a destra o a sinistra, così come comune è stata ed è la politica sull’immigrazione, che ha toccato le punte della barbarie sia con Minniti (l’Onu parlò di “politica disumana”) che con il barbaro Salvini. Né va dimenticato, che al grottesco parafascismo leghista, ha risposto l’inaudita scelta del PD, che ha consentito ai fascisti del Terzo millennio di partecipare alle elezioni politiche.
Come se tutto questo non fosse sotto gli occhi di tutti e non spiegasse lo sfascio della Repubblica, i neoliberisti fanno entrambi leva sulla paura: il fascismo incombente su cui batte il PD, l’invasione degli immigrati, su cui insiste la Lega. Eppure tutto quello che si poteva fare per scardinare la democrazia è stato già fatto e in quanto ai disperati che varcano il confine, i giovani italiani superano di gran lunga i loro colleghi stranieri.
In nome di queste patetiche menzogne, per il voto in Emilia si sarebbe preteso un matrimonio innaturale tra Potere al Popolo e il Partito del parafascista e neoliberista Minniti. Un’alleanza paradossalmente invocata per fermare l’avanzata di un altro neoliberista, Salvini, che si diverte a fare la caricatura del duce, come se nello scontro elettorale i due contendenti non condividessero le ricette neoliberiste e le pretese dell’autonomia differenziata.
Poiché il tempo è ormai scaduto e l’esito del voto in Emilia prepara la sua inappellabile sentenza, è facile prevederlo: qualora tra i due neoliberisti PD dovesse uscire battuto di misura da Salvini, i sedicenti democratici accuserebbero della sconfitta Potere al Popolo, che ha scelto l’unica via possibile, andando per la sua strada e provando a costruire un altro Paese. Meno corrotto, meno ingiusto e più felice.

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