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Posts Tagged ‘Podemos’

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Chi  mi conosce sa che questo blog è «casa mia», che qui scrivo io e non lascio spazio ad altri. Qui piange, ride e vive il mio pensiero. Molto raramente e solo per mia scelta ospito le parole di altri. Quando accade è perché qualcosa mi colpisce davvero e merita che le apra la porta. Ecco perché stasera ospito una riflessione sul voto regionale che si è appena concluso in Sardegna. L’ha scritta Salvatore Prinzi, un giovane amico a cui voglio davvero bene, del quale conosco e ammiro la lucida capacità di analisi e l’immensa onestà intellettuale.
Ci sono due punti nel suo ragionamento, dai quali capisci perché «Potere al Popolo!» ha un futuro. Il primo, piaccia o no, più o meno crociano, fa tornare alla mente il legame strettissimo che lega la storia alla politica, se la storia si legge come pensiero e azione. Un legame evidente in queste parole: «Capisco che molte compagne e compagni pensino che la situazione non sia eccezionale e che si possa continuare ‘come al solito’, ma a mio avviso il 4 marzo 2018 ha aperto le fogne, e la parte più schifosa del paese è uscita alla luce senza più remore, sentendosi invincibile. Perciò penso che non possiamo permetterci un altro 4 marzo: la barbarie avanzerebbe e potremmo trovarci rapidamente in una situazione tipo Ungheria di Orban…».
Il secondo punto, più difficile da cogliere, è un invito alla riflessione rivolto molto garbatamente a quanti, riferendosi al passato, lo utilizzano come un strumento attraverso il quale emettere sentenze, affannarsi a «fare giustizia», condannare gli altri e assolvere se stessi, quasi che il passato al quale si appellano avesse il compito di giudicare ed emettere sentenze. Basta leggere, per capire che dietro la proposta di cercare un’intesa con altre forze politiche, non c’erano accordi preconfezionati, imbrogli e retropensieri. Ora che tutto sembra concluso, cercare una soluzione, mentre assistiamo al naufragio sardo, sembra praticamente impossibile. Eppure mai come oggi c’è bisogno di una soluzione e mai come oggi appare chiaro che «La soluzione l’abbiamo sotto gli occhi, si era quasi arrivati a stringerla nei tavoli con De Magistris: non può essere una lista accozzaglia con dentro tutto e il contrario di tutto, perché già il PD farà il listone europeista.
Non può essere una lista della sinistra identitaria, che taglia fuori i giovani e le esperienze oggi più interessanti.
Deve essere una lista chiaramente di rottura con quest’Europa, che sia il versante italiano della proposta della France Insoumise, di Podemos e di altre forze innovative della sinistra europea.
Una lista che dia voce soprattutto ai movimenti, alle figure degne della resistenza, alla forze civiche, alle esperienze locali come quella di Napoli, che ha la caratteristica di rompere con i diktat ma anche di parlare a vasti strati popolari».
«Potere al Popolo!», scrive Salvatore Prinzi, «ha fatto nelle settimane scorse questa proposta, perché non si rassegna alla miseria del presente, alla depressione, e ama aprire spazi di movimento e di incontro. Sappiamo di non essere i soli a pensarla così. E allora facciamoci sentire!».
Egli si mostra così molto generoso con chi ha remato contro e dimostra che le opposizioni preconcette vengono quasi sempre da chi manca di senso storico. C’è ancora tempo per capirlo? Non lo so, ma sono d’accordo con lui: «Facciamoci sentire».

Ecco la riflessione di Salvatore:

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downloadC’è un «tag» sulla mia pagina facebook: mi chiama direttamente in causa e rimanda a una richiesta di non votare le bozze di Statuto di Potere al Popolo. Rispetto chi milita nei partiti di sinistra e mi aspetto di essere ripagato con la stessa moneta. Chiedo, cioè, rispetto per chi non è iscritto ai partiti sopravvissuti alla catastrofe della sinistra storica. E quando dico rispetto, intendo anche e soprattutto chiarezza.
Se un dirigente di Rifondazione Comunista descrive Podemos, France Insoumise e Potere al Popolo come «sfaccettature» di quello che definisce «populismo di sinistra», una domanda è d’obbligo: Rifondazione ha aderito o no all’appello di Lisbona? A rigore di logica, dovrei rispondere sì, perché sotto l’appello c’è la firma di Potere al Popolo, di cui Rifondazione fa parte. Se le cose stanno così, i conti però non tornano, tanto più che alle recenti riunioni promosse a Roma da demA risultano convocati e presenti sia Potere al Popolo che Rifondazione.
Questa situazione incomprensibile e per certi versi paradossale genera una nuova, a dir poco inquietante domanda: Rifondazione Comunista è dentro il promettente percorso di Potere al Popolo, o esistono due partiti con lo stesso nome, dei quali uno firma l’appello dei «populisti di sinistra», e l’altro contribuisce alla nascita di un polo diverso da quello che fa capo all’appello di Lisbona?
Non è una domanda banale per chi come me, ha subito senza poter parlare la nascita di due Statuti, nei quali ha visto un errore, ma anche una speranza di «liberazione». Quei due Statuti, infatti, non sono diversi tra loro per questioni formali e non pongono questioni che riguardano semplicemente le “regole”. Sono la manifestazione aperta di un dato di fatto: esistono due visioni diverse, contrapposte e per molti versi inconciliabili di Potere al Popolo. Se si è giunti ai due appelli è perché le discussioni eterne all’interno di un Coordinamento nazionale che nessuno ha potuto votare e che ormai ha fatto il suo tempo non sono bastate a comporre la vertenza. Consentire il voto dopo averli resi pubblici è obbligo irrinunciabile. Etico e politico. Etico, perché non puoi darmi la parola e poi mettermi a tacere senza farmi parlare. Politico, perché la questione degli Statuti è uno di quei casi in cui la forma diventa evidentemente sostanza. Se passa il primo, infatti, avremo un’organizzazione politica e sociale nuova, anticapitalista e popolare, che rompe in maniera inequivocabile con le “forme” tipiche della “sinistra”, così come l’abbiamo conosciuta. Un’organizzazione che segna una linea di continuità con l’intuizione per certi versi geniale del gruppo che ha pensato e voluto Potere al Popolo; se passa l’altro, nascerà una delle solite organizzazioni di una sinistra che non parla più alla gente e non vuole che la gente parli, un “contenitore”, fatto apposta per dar vita a un fantomatico quarto polo, che metta insieme ciò che resta di quella sinistra che ci ha condotti dove siamo, a cominciare da qualche resuscitato “antifascista” dell’ultima ora, che mesi fa osannava Minniti e i suoi provvedimenti fascisti e ora non sa se tenersi o mollare il PD depurato di Renzi.
Non ce l’ho con nessuno, ma vorrei fosse chiaro: mi sono imbarcato nella bella avventura di Potere al Popolo, ho condiviso l’appello da cui è nato, sposato il progetto e  accettato di candidarmi, perché me l’hanno chiesto quelli dell’ex Opg. Non l’avrei fatto in nessun altro caso.
E’ inutile girarci attorno e fare appello a una generica unità: ai due Statuti non si giunge per caso. C’è una differenza profonda che riguarda il modo di intendere la politica. Questa differenza insormontabile ha condotto alla conta voluta da chi ha presentato un secondo Statuto. Indietro perciò non si torna, non si può tornare perché il solo risultato che si otterrebbe sarebbero mesi di inutili trattative tra i membri di un Coordinamento che ha ormai esaurito la sua funzione. Si vada al voto perciò. Chi non ha tessere di partito ha diritto di sapere se lotta per un’organizzazione in cui la base conta davvero o si è illuso e deve rassegnarsi. Sapere se siamo tutti per l’appello di Lisbona o c’è chi vuole stare con noi per definirci «populisti».

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09pol1-f01-potere-al-popolo-ansa-71Je so’ pazzo festival. Due giorni di dibattiti per «resistere all’assedio» della destra.
«Come resistere a un assedio?» è la domanda che ha aperto la quarta edizione dello Je so’ pazzo festival, organizzato a Napoli dall’Ex Opg, la prima con il progetto Potere al popolo in campo. L’interrogativo è stato posto da Chiara Capretti (candidata di Pap alle scorse elezioni) all’apertura della due giorni (che si è conclusa ieri), per aggiornare il confronto con il sindaco Luigi de Magistris e tutte le realtà di movimento partenopee. Come si può spezzare un’offensiva fatta di debiti che strozzano gli enti locali, tagli ai servizi pubblici, circolari ministeriali che impongono politiche di destra su accoglienza e povertà, di lavoro in nero perché tanto l’Ispettorato del lavoro è stato svuotato? «Se non puoi resistere – ribatte Capretti – allora ti devi organizzare su scala nazionale contro lo sfondamento a destra sulla pelle degli ultimi. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, con i funerali delle vittime del ponte Morandi in corso, sfruttava i migranti a bordo della Diciotti per distrarre l’opinione pubblica». Il 20 ottobre a Roma ci sarà la manifestazione «Nazionalizzare qui e ora» organizzata da Pap, Usb, Eurostop, Prc e le realtà che si sono battute contro «la truffa delle privatizzazioni e delle grandi opere».
VENERDÌ IL FOCUS era su Napoli. Le circolari di Salvini che impongono una stretta alle richieste di asilo e spingono per gli sgomberi degli spazi occupati possono avere un effetto dirompente in città (dove si stimano almeno 8mila abitazioni occupate). «Non sono provvedimenti esecutivi – commenta Viola Carofalo, portavoce nazionale di Pap – perciò invitiamo i destinatari a disobbedire. Non applicate le circolari Salvini. Il leader leghista le giustifica con la necessità di legalità e sicurezza ma producono l’effetto contrario: più persone sul territorio senza un regolare titolo e più gente per strada nel caso delle abitazioni, perché tanto un’altra soluzione non c’è. Anzi, l’esperienza di Napoli ci dice che le occupazioni hanno rivitalizzato il tessuto sociale, aumentando così la sicurezza percepita nei quartieri». Sul tema de Magistris spiega: «Sul diritto alla casa si misurerà la nostra esperienza amministrativa, sulla capacità di usare il patrimonio immobiliare del comune ai fini della valorizzazione sociale e contro le interpretazioni monetaristiche, che ne vorrebbero la svendita».
AL CENTRO DEL DIBATTITO il caso Vasto, il quartiere popolare accanto alla Stazione centrale con il maggior insediamento di Cas, la zona dove la sera del 3 agosto due migranti sono diventati il bersaglio di ragazzi armati sullo scooter. Il Movimento migrati e rifugiati si è presentato nel quartiere lo scorso martedì: hanno ripulito le aiuole, piantato fiori, realizzato panchine con materiale riciclato provando a stringere un patto tra nuovi e vecchi residenti. «La prossima settimana faremo uno spettacolo in piazza, una produzione del Teatro popolare dell’Ex opg – racconta Abdel -. Sfideremo così il coprifuoco imposto dalla camorra perché il problema del Vasto non sono i migranti, è la povertà, i tagli ai servizi, i clan. La Lega sta provando a radicarsi in zona portando messaggi di odio che prima non esistevano».
Al Vasto emergono tutte le spinte speculative in campo: «Abbiamo lavorato con i migranti per stilare un’inchiesta sui Cas – spiega Capretti -, l’abbiamo consegnata in prefettura chiedendo un intervento contro gli sfruttatori, per un reale inserimento sociale. Quattro strutture sono state chiuse ma il sistema è rimasto intatto con relativa bomba sociale innescata. Poi il 3 agosto sparano sui ragazzi e la prefettura, dopo qualche giorno, ordina un’ispezione ai centri: a 150, trovati fuori dai centri dopo le 22, viene revocata l’accoglienza. Una rappresaglia. Salvini manda le circolari e Grandi stazioni è contenta, così può gentrificare il quartiere senza più i migranti».
IERI SI È DISCUSSO di elezioni europee. Pap ha già scelto come compagni di viaggio La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, gli spagnoli di Podemos e il Bloco de Ezquerda in Portogallo, interlocuzioni in corso con de Magistris e Diem 25 di Yanis Varoufakis. Agli incontri, prima della pausa estiva, ha partecipato anche Sinistra italiana ma lo schieramento unitario non è certo. Il dibattito di ieri tra Viola Carofalo, Klemen Miklavic (rappresentate di Sinistra unita slovena), Bénédicte Monville (La France insoumise) e lo storico Giuseppe Aragno è servito a proseguire il confronto per costruire «un terzo campo, differente da quello liberista/europeista e liberista/nazionalista – spiega Carofalo -. Un campo che metta al centro la redistribuzione della ricchezza, la partecipazione attiva dei cittadini. Mentre la sinistra tradizionale affonda, punita per la guerra che ha condotto contro le classi popolari, crescono i consensi per nuove forze capaci di farla finita con compatibilità, moderazione, appoggio al neoliberismo».

Domenico Cirillo, Il Manifesto, 9 settembre 2018

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11750646_687689554671044_4344380400470389329_nGrazie di cuore ai compagni dell’Ex OPG occupato Je so pazzo”. Grazie per la loro lucidità, per l’onestà intellettuale, la rara capacità di tenere i piedi per terra e seguire i difficili fili che legano tra loro presente passato. Mi hanno risparmiato la fatica di un’analisi impopolare e complicata e non posso che essergliene grato, perché non è il mio miglior momento e certe notti lasciano il segno. E’ vero, si. Nazisti. Ieri come oggi. Dietro Schäuble e soci ci sono persino le imprese che vendevano i gas e i materiali per i “camini”…
Stanotte venivano in mente la ferocia di Versailles, Monaco, le vergogne precedenti e le tragedie successive. La “Grande Germania”, un nuovo Reich, senza Hitler, ma con gli stessi fondamenti ideologici. Abbiamo assistito al funerale di una grande idea di progresso e di civiltà, abbiamo visto il Manifesto di Ventotene condannato al rogo da una nuova, terribile Inquisizione. Io ho visto morire definitivamente Antonio Ottaviano, antifascista, federalista, uno dei fondatori dell’ «Europa Unita», imputato davanti al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato e infine combattente delle Quattro Giornate di Napoli contro una Germania perennemente nazista. Tutto questo è accaduto, senza che nessuno scendesse in piazza per manifestare la rabbia, il dolore il disprezzo.
Tuttavia, non occorre disperare. Non è importante se Tsipras sembri sconfitto. Rappresenta la sfida di una sinistra nuova che pone problemi enormi al “pensiero unico” e merita il massimo sostegno. Organizziamoci, facciamolo presto e facciamolo bene. Prepariamoci a lottare. Ci servirà. Siamo di fronte a una tragedia immane ed è solo l’inizio. Ma c’è una luce in fondo al tunnell.

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Scusate se insistiamo, ma questa storia ci sta facendo fare capa e muro! cioè ma ci rendiamo conto di quello che è successo stanotte? ci rendiamo conto di quello che hanno fatto i padroni tedeschi e gli euroburocrati alla Grecia? noi odiamo le semplificazioni, ma quest’immagine dice la pura verità!
quell’Unione Europea di libertà e diritti di cui ci hanno parlato a scuola, nelle tv etc, ha apertamente mostrato la sua vera natura di dittatura di classe! questi se ne fottono di qualsiasi tipo di democrazia, persino delle procedure minime, hanno un pensiero liberista-totalitario, credono in razze superiori e inferiori, hanno fatto manovre per un vero colpo di stato… è talmente evidente che lo dicono tutti i giornali, persino quelli borghesi e americani!
oggi Joseph Halevi, un economista di sinistra che non è certo acritico sostenitore di Syriza, parla apertamente di “waterboarding”, una forma di tortura consistente nell’immobilizzare un individuo e soffocarlo con l’acqua… Halevi scrive: “Mi chiedo quanti si rendono conto di ciò che hanno fatto fisicamente e psicologicamente a Tsipras nelle ultime 30 ore […] Gli hanno fatto un pre-waterboarding di alcune ore con Hollande, che avrebbe dovuto proteggerlo, che lo minacciava, passando dopo ad un waterboarding di una quindicina di ore. Lui solo con tutti gli altri contro. Letteralmente un boxeur che ad ondate si vede arrivare addosso prima due pugili infami, poi altri 16 per 17 ore di seguito…”
quanto successo stanotte dimostra che il livello dello scontro è altissimo, che per la prima volta dagli anni ’70 i padroni d’Europa sono stati toccati sul vivo, e hanno reagito con tutta la loro infame forza, cercando di spezzare ogni movimento anti-austerity, ogni nuovo internazionalismo. hanno tagliato la liquidità – ma sapete che significa per una famiglia greca? -, hanno paventato la guerra civile, che avrebbero potuto scatenare grazie ai traditori dei partiti della borghesia ellenica, da bravi mafiosi, come bene ha detto Pablo Iglesias di Podemos, hanno fatto letteralmente cacare sotto Tsipras, che purtroppo non se l’è sentita – perché a certi livelli ci vuole anche la pazzia! – di rompere e saltare verso l’ignoto… quell’ignoto per cui noi che ci sentiamo rivoluzionari saremmo pronti a dare tutto, ma che forse il popolo non è ancora pronto a sostenere… chissà.
di certo da oggi nulla sarà più lo stesso. da oggi bisogna mettersi bene in testa che la politica non è uno scherzo, che non è un hobby o un commento su facebook. questi sono assassini, e come tali – con il loro stesso livello di cattiveria e di organizzazione – vanno combattuti.
comunque oggi ad Atene si manifesta. speriamo con tutto il cuore di essere sorpresi ancora una volta dal popolo greco, speriamo che vinca l’ignoto! perché, come diceva Brecht, questa casa sta bruciando, e qualsiasi fuori è preferibile al dentro!

PS: quando diciamo che su quest’Europa c’è l’ombra nazista non scherziamo affatto! un anno fa iniziammo un’accurata ricerca, doveva essere il seguito di “Dove sono i nostri” (il libro che abbiamo scritto di inchiesta sulla classe oggi). volevamo capire “Dove sono loro”, ovvero come è strutturata oggi la borghesia a livello continentale. ci mettemmo a studiare la struttura societaria delle multinazionali, le lobby più influenti, i fondi di investimento più importanti… sapete che scoprimmo, e che siamo in grado di dimostrare con i dati? che il capitale tedesco è passato quasi indenne dall’epoca nazista a oggi. i padroni sono gli stessi, persino nei cognomi, sono le stesse famiglie, forse con gli stessi scopi politici…”.

Ex OPG occupato Je so pazzo

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