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Posts Tagged ‘Pére Lachais’

Giuliano l’apostata l’avevo perso in quel ’68 alla rovescia che fu il 2008. Bottone giallo e slogan demenziale: “fate l’amore, non l’aborto“.
Il fondo l’ha toccato, m’ero detto.

L’ultima penosa conversione paolina, nata sulla via di Damasco, lì l’ha sepolto, a Damasco, e se n’è persa persino la memoria. La vita sa essere anche giusta e onore al merito di Diego Novelli, un galantuomo che, se gli dici Ferrara, ti domanda “quale?“. “Giuliano“, tu rispondi, “Giuliano Ferrara” e, di rimando, il vecchio comunista non ci pensa due volte: “Guarda, quando sento dire con tono ammirato e amichevole che Giuliano Ferrara, comunque, è una delle persone più intelligenti che io ho conosciuto, mi va la mosca al naso!“.
Più chiaro di così, si muore.

Sepolto dal ridicolo a Damasco, quel rivoluzionario di Giuliano è risorto dalle sue stesse ceneri ed è tornato prepotentemente sulla scena d’un Paese che non conosce limiti al degrado. Non sarà uno scoop, però voglio dirlo, anzi, gridarlo ai quattro venti. La “rivoluzione liberale” di Berlusconi, annunciata nel ’94 e abortita di lì in poi per i sabotaggi delle toghe rosse, ha un “nuovo” profeta.  Giuliano Lazzaro, nemico dell’aborto. Giuliano, sì, morto, sepolto e ritornato in vita, uno che s’è fatto le ossa alla scuola della classe operaia torinese.
Un comunista pentito.
Certo, Novelli e compagni avrebbero di che interrogarsi – alla stessa scuola s’è formato Fassino – ma tant’è, prendiamone atto. Le cose stanno così.
Stretto da ogni parte da una boccaccesca questione di gonnelle e da questori di manica misteriosamente larga con minorenni border line  e vecchi satiri compiacenti, Berlusconi s’è deciso. La nobile rivoluzione di Gobetti, che riposa ignaro tra marmi e cipressi al Pére Lachais, è ora in mano all’equilibrio instabile di Giuliano Ferrara, passato inopinatamente dai bolscevichi ai crispini. Ognuno ha i profeti che merita e i tempi sono quelli che sono, perciò non trovo scandaloso quello che accade. No. M’indigna che la stampa tutta ora s’inchini alla saggezza del rinato Ferrara.

Guardiamoci attorno.
Un porcile.
La barca affonda nel fango e chi non ci sguazza con rivoltante cinismo, se ne sta zitto e prende la sua parte. Tutti levano le loro candide bandiere morali. Quelli di Berlusconi accusano i democratici che imbrogliano se stessi alle primarie, i democratici di Bersani puntano il dito sul presunto bordello d’Arcore, ma in Parlamento si prova a cancellare dall’articolo 41 della Costituzione la responsabilità morale che vincola le aziende –  si spiana così la via al massacro di Marchionne – e non c’è voce di dissenso: consentono tutti, maggioranza e opposizione.

C’è un tema che scotta: l’Egitto, Mubarak e la democrazia, quella che esportiamo a cannonate fino a Kabul e, qui, a un tiro di schioppo da noi, non solo lasciamo che muoia senza muovere un dito, ma prendiamo le difese del dittatore. Se non metti a ferro e fuoco il Parlamento per le bestialità di Frattini, come fai a contrastare la “rivoluzione liberale” di Giuliano?
Povero Gobetti.

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