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Posts Tagged ‘Patrizio Oliva’

Domani 28 settembre 2018, alle ore 19, al cinema Delle Palme di Napoli, in occasione del Napoli Film Festival 2018, è in programma “Il Toro del Pallonetto”, film documentario  firmato dal mio amico regista Luigi Barletta. La cosa farà giustamente ridere i miei quattro o cinque manzoniani lettori, ma nel film ci sono anch’io, come “intellettuale” intervistato – le virgolette sono d’obbligo, perché la parola “pesa” e a me non piace – e soprattutto per il contributo che ho dato nella ricostruzione dei principali episodi storici narrati in un lavoro  che, fantasticando sulla vicenda di un pugile napoletano macchiato da uno scandalo legato al mondo delle scommesse, ripercorre la storia della città di Napoli nel Novecento.
La storia del pugile diventa così l’occasione per rendere giustizia a quella parte della città, di gran lunga più numerosa, ignorata da una storiografia “accademica” troppo spesso legata al carro del potere e dalla recente, inidimensionale “Gomorra” di Saviano. Un città che si batte da sempre contro le avversità e il malgoverno, senza dimenticare o tradire i suoi principi di umanità e la sua millenaria storia di civiltà.
Quella che qui mi riporto è un’intervista rilasciata nel giugno scorso a “Cinecittà News” dal regista Luigi Barletta:  

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BOLOGNA. “Si era in piena diatriba tra apocalittici e integrati riguardo all’immagine della città di Napoli offerta dai mezzi di comunicazione. Desideravo raccontare la cosiddetta ‘altra faccia della città’ – in realtà numericamente è la quasi totalità – che coesiste con Gomorra”. Luigi Barletta spiega così il suo documentario Il toro del Pallonetto, il mockumentary presentato nella sezione ‘Storie italiane’ del Biografilm Festival (sabato 19 giugno, ore 19.00 alla sala Galliera) e distribuito da Luce Cinecittà. La leggenda del pugile Joe (Giuseppe) Esposito, soprannominato il Toro del Pallonetto per la sua corporatura massiccia e le origini da un quartiere popolare di Napoli, è stata ingiustamente macchiata per anni dallo scandalo scommesse. Il regista Luigi Barletta riabilita l’uomo, di cui non si hanno immagini e che possiamo solo fantasticare, e ripercorre la sua vicenda, frutto della fantasia, in un mockumentary costruito in gran parte grazie ai materiali di repertorio dell’Archivio Luce.

Joe è in fondo il simbolo di quella Napoli proletaria e povera che cerca il riscatto sociale, la cui storia personale s’incrocia inevitabilmente e fa a pugni, appunto, con la Storia con la S maiuscola del Novecento e del capoluogo campano: il fascismo, la Liberazione, l’emigrazione verso gli Stati Uniti, la rivolta di Budapest, gli anni del ‘Comandante’ Lauro, la giunta guidata dal comunista Maurizio Valenzi, l’epidemia di colera e il terremoto in Irpinia. Il ritratto di Joe, questo eroe del ‘quotidiano’, è scandito dalle voci di chi lo ha conosciuto, personaggi sia di fantasia sia reali come il regista Ugo Gregoretti, l’editore Tullio Pironti, il critico Valerio Caprara, i pugili Nino Benvenuti, Patrizio Oliva. Alla fine allo spettatore si trova al centro di un viaggio attraverso le sofferenze e le speranze di quella città partenopea vitale e non rassegnata che viene raccontata con affetto e partecipazione da Barletta, che oltre ad essere docente di cinema presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha firmato documentari,tra cui al film collettivo Il pranzo di Natale, coordinato dalla regista Antonietta De Lillo, cortometraggi di finzione, e spot sociali.

Come nasce l’idea di questo mockumentary?
Cercavo un personaggio che rappresentasse una Napoli che si batte contro ogni avversità mantenendo sempre ben saldi i propri principi morali. Il mockumentary è il genere che meglio di ogni altro consente di creare storie fantastiche con una forte aderenza alla realtà. Inoltre, fattore non secondario, permette di raccontare storie di finzione complesse ed elaborate a budget molto contenuti.

Perché ha scelto come protagonista un pugile?
Il pugilato è da sempre lo sport più cinematografico per molteplici fattori, basti pensare ai tanti film realizzati: da Stasera ho vinto anch’io a Rocky, passando per Cindarella Man e l’inarrivabile Toro scatenato. Si potrebbe dire che la nobile arte della boxe contiene al suo interno l’essenza stessa del cinema: il duello, la plasticità delle azioni, la carica emotiva.

Si è ispirato a una persona reale o a una tipologia napoletana?
La storia della boxe è ricca di personaggi con biografie incredibili a cui ho attinto. In particolare un punto di riferimento è stato Tullio Pironti, il grande editore e anche ex pugile, che mi ha raccontato tanti episodi della sua vita ai quali mi sono ispirato. Non posso tralasciare le storie di Tonino Borraccia, Enzo Guerra, Agostino Cossia; pugili tra gli anni ’40 e ’60, tutti di origine partenopea. Per quanto riguarda l’immagine di Joe, il pugile a cui ho fatto riferimento è il colosso Primo Carnera. Ma in realtà confluiscono in Joe Esposito le storie, la personalità, i comportamenti di tanti altri pugili come Joe Louis, Jack LaMotta, Nino Benvenuti, Muhammad Ali.

Perché ha scelto il quartiere del Pallonetto?
Il Pallonetto a Santa Lucia è una delle zone più povere della città, con un alto tasso di criminalità, situato a poche centinaia di metri da un luogo fortemente simbolico quale Piazza del Plebiscito. Rappresenta quindi al meglio la complessità di Napoli. Volevo raccontare la storia di un personaggio che riusciva a emanciparsi da un contesto difficile ma ciò nonostante non può togliersi di dosso l’etichetta che gli è stata affibbiata dalla nascita. Operiamo spesso questo genere di categorizzazioni considerando più facilmente dei delinquenti le persone che provengono da un determinato humus.  Non è altro che il principio della discriminazione.

Quali le sue fonti storiche?
Ho ripercorso i principali eventi storici del Novecento, legati in particolare a Napoli,  documentandomi nei modi più disparati: archivi, emeroteche, interviste a storici e anche documentari. Il supporto di Giuseppe Aragno, docente di Storia Contemporanea all’Università degli Studi “Federico II” è stato di fondamentale importanza nella ricostruzione dei principali episodi storici ripercorsi nell’arco narrativo del film.

C’è qualche evento storico della città di Napoli che ha dovuto sacrificare in questa panoramica del Novecento?
Nella costruzione del mockumentary ho ovviamente privilegiato dei momenti storici documentati dallo strumento audiovisivo. Mi è sembrato naturale quindi far nascere il protagonista, Joe Esposito, nel 1930 in piena epoca fascista e far perdere le sue tracce dopo il terremoto in Irpinia del 1980. Ciò mi ha consentito di ripercorrere un cinquantennio fondamentale per la città di Napoli e non solo, evitando di omettere momenti topici. Certo avrei voluto raccontare anche il terrorismo, attraverso il rapimento Cirillo del 1981, e l’arrivo di Maradona con la susseguente ventata adrenalinica. Un’intervista in cui Diego affermava di aver scelto Napoli dopo aver seguito le gesta di Joe Esposito sarebbe stata magnifica.

La ricerca dei materiali visivi è stata complicata e quanto è stato importante e decisivo il materiale dell’Archivio Luce?
Perdersi nell’infinito mare dei materiali dell’Archivio Luce è stato uno dei più grandi piaceri vissuti per la realizzazione del film. Ho navigato per ore, giorni, settimane all’interno del sito dell’Istituto Luce ritrovandomi a osservare filmati anche poco attinenti con la mia ricerca ma che custodivano un fascino e un potere attrattivo straordinari. Il patrimonio del Luce rappresenta un bene prezioso da tutelare, custodire e divulgare.

Come ha scelto le ‘testimonianze’ e a quali ha dovuto rinunciare?
I soggetti intervistati hanno tutti una precisa collocazione all’interno della parabola di Joe Esposito. Ho cercato innanzitutto di raccogliere le false testimonianze di veri pugili che potessero offrire verosimiglianza alle vicende di Joe: i contributi di Nino Benvenuti, Clemente Russo e Patrizio Oliva si sono rivelati decisivi. Nella costruzione della vita post-pugilistica del protagonista, mi sono concentrato nell’individuazione di personaggi noti che potessero, con la propria autorevolezza, incrementare il senso di realtà: il compianto Luigi Necco, Ugo Gregoretti, Valerio Caprara si sono concessi con grande disponibilità. I veri e propri attori Roberta Riccio, Nello Mascia, Franco Javarone e Antonello Cossia hanno permesso invece che il film assumesse toni epici senza rinunciare all’ilarità. Sono poche le testimonianze previste da sceneggiatura a cui ho dovuto rinunciare; su tutte quella di Vinicio Capossela, al quale auspicavo di poter far suonare la sua canzone Il pugile sentimentale tra le straordinarie rovine di un piccolo comune irpino, Calitri, di cui è originario. Sarebbe stato intrigante raccontare il terremoto e la scomparsa di Joe con la sua testimonianza. Speriamo almeno veda il film e gli piaccia.

Setfano Stefanutto Rosa, Interviste Cinecittà News,  15 giugno 2018

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Per fatto personale, per orgoglio, perché sono profondamente coinvolto, perché anche un blog ti aiuta in una battaglia, perché so che stiamo scrivendo una pagina importante della storia non solo napoletana, perché quando credo in un progetto ci metto l’anima, perché non sono di quelli che se ne stanno a casa e poi ti dicono “l’avevo detto, io”. Per questo e per tante altre ragioni, ospito questo significativo articolo di Ivan Trocchia, uscito su “Contropiano”, e alla fine ci aggiungo la registrazione dell’apertura della campagna elettorale Di Luigi De Magistris a Napoli.

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LiberiamociL’inizio è alle 10.30, come da locandina, ma i post su Facebook raccomandano di presentarsi prima che si va verso il pienone. Arrivo alle 9.30 e fuori il cinema è già pieno di gente. C’è l’apertura della campagna elettorale del sindaco De Magistris e io sono stato scelto dai compagni di Ross@ come candidato della circoscrizione di Napoli centro storico. Insomma devo esserci. Per una antagonista dai capelli quasi canuti come me è la prima volta elettorale. E’ una circoscrizione certo, è in sostegno della candidatura di Rosario Maresca a consigliere comunale ma mi fa comunque uno strano effetto. Quasi a scrollarmi di dosso un tabù. Incontro subito Gennaro Sorrentino , altro compagno di battaglie sindacali, candidato per Barra\Ponticelli il quartiere dove sono cresciuto. Dovremmo vederci con Rosario ma non succede perché arriva in ritardo e rimarrà fuori con un altro migliaio di persone circa. Noi invece entriamo. Riusciamo a piazzarci nelle ultime file. Il cinema può contenere 500 persone e i posti a sedere si riempiono rapidamente. Anche i posti in piedi in realtà . Sold out assoluto. Mi guardo intorno per bene. Faccio l’osservatore. Cerco di capire la composizione sociale della platea. Chi sono i sostenitori del sindaco uscente. In effetti a fotografia istantanea ne ricavo un senso di trasversalità, molta gente di sinistra, qualche faccia da centro sociale, alcuni volti conosciuti in lotte sindacali e sociali, e tante persone francamente sconosciute. Poche cravatte. Lo prendo per buon segno. Gli uomini con le cravatte di solito sono pericolosi. Ci sono vomeresi e gente dei quartieri , milf in bei abiti e ragazzette casual. Il centro e la periferia. Tanta piccola borghesia. Anche l’età è composita. Vecchi , giovani e mezza età.
I meridionalisti di MO hanno pure la bandiera con sé e la sventolano. Le facce sono generalmente allegre e rilassate e non potrebbe essere altrimenti. Stamattina la città si è svegliata in una luce splendida e se il sole di oggi ha fatto agli altri l’effetto che ha fatto a me è normale avere in faccia il sorriso.
Mettiamoci pure che è sabato e non si lavora e il gioco è fatto.
Ripenso al fatto che neanche 24 ore prima ero , in qualità di delegato sindacale, a battagliare con gli assessori della giunta comunale insieme ai compagni di JeSoPazzo per la risoluzione di un problema logistico per dei rifugiati a cui la Prefettura ha revocato i benefici d’accoglienza. Insomma stavo dall’altra parte. Anche se i 2 assessori (Piscopo e Fucito) hanno cercato di farsi in 4, per me non era sufficiente, si poteva fare di più . Avevamo appena occupato uno stabile abbandonato a Scampia e pensavo che potesse essere elemento di pressione maggiore, con la destra cittadina che mostrava subito il suo volto peggiore e cercava di aizzare gli animi. Volevo che il problema lo risolvessero subito. Ho pure litigato con Fucito. In realtà l’incontro non è andato male. Abbiamo avviato un serio percorso di collocazione di questi ragazzi e martedì ci si vede per la definizione. Però insomma stavo dall’altra parte. E ci continuerò a stare. Sostenere non vuol dire appiattirsi. E comunque nessuno sconto in tema di diritti e di lotte. Mai. Quando abbiamo organizzato come Ross@ la candidatura di Rosario abbiamo avuto come intento di portare nel consiglio comunale le ragioni del lavoro. Che probabilmente è anche il punto debole della coalizione pro De Magistris. Molti diritti civili, onestà e trasparenza, meridionalismo e orgoglio napoletano ma poca rappresentanza dei settori e delle ragioni provenienti dal mondo del lavoro. Rosario è uno storico dirigente dell’Usb campano e ideale quindi per le nostre istanze. Come Ross@ staremo nella lista del sindaco proprio perché la sua giunta è stata l’unica in Italia che si è opposta al governo Renzi. I sindaci grillini hanno giocato a fare i bravi ragionieri così alla fine hanno fatto tagli e licenziamenti per far tornare i conti. La Merkel e Draghi ringraziano.
Con un po’ di ritardo inizia la Convention.  Il programma prevede una serie di interventi di noti personaggi cittadini che sostengono il sindaco. In realtà la prima che parla è una signora a me sconosciuta,  Rosaria De Cicco una dirigente di una istituzione culturale che narra i rapporti intercorsi tra la Giunta e l’ente da lei guidato*. Non me ne voglia l’illustre signora ma l’intervento è soporifero e lo passo leggendo le notizie dallo smartphone. A Bagnoli i compagni di Iskra e il comitato disoccupati stanno contestando la Valente che è andata al circolo Ilva per fare passerella elettorale. Per lei festa rovinata. Rappresenta quell’autentico cancro che è il PD cittadino. Nauseabonda accozzaglia di interessi opachi e malaffare. La polizia impedisce ai contestatori di partire in corteo. Tensione. Domani saremo tutti lì a Bagnoli per il primo maggio. Il quartiere simbolo dell’opposizione sociale ed  elettrico contenitore di lotte e vertenze collettive. Prima però farò un presidio a via Toledo con i compagni di Usb per i lavoratori di Zara che durante la festa dei lavoratori saranno costretti a lavorare.
Sul palco viene annunciato Patrizio Oliva, mitico pugile degli anni ’80, campione mondiale e mio mito adolescenziale, vero ballerino del ring. Tecnica sopraffina. Una volta sono andato pure a vederlo. Era l’unificazione di due corone mondiali. Ovviamente vinse.  L’unico incontro di boxe visto dal vivo. Quando, finito l’intervento pro De Magistris, scende dal palco lo seguo con lo sguardo per vedere dove va. Non mi dispiacerebbe un selfie con l’ex eroe. Purtroppo raggiunge rapidamente l’uscita dal lato opposto dove sono. Peccato.
E’ il turno del professore di filosofia che cita Platone , poi dello scrittore De Giovanni che si cimenta in un letterario monologo di orgoglio partenopeo, un inno alla necessità di riscatto partenopeo.  Partono le prime piogge scroscianti di applausi. I meridionalisti si alzano tutti in piedi a bandiere spiegate.
Però l’intervento che commuove, che emoziona all’inverosimile è quello di Geppino Aragno. In realtà trattasi del professore Giuseppe Aragno ma Geppino è un compagno, uno che trovo nelle lotte, uno che ha fatto diverse volte il relatore per convegni organizzati da noi di Ross@. Uno di noi insomma. E spacca proprio. Dieci e lode. Vuole raccontare perché un uomo di sinistra dalle tante battaglie, facente parte di una generazione disposta persino a prendere le armi e rischiare la vita per cambiare la società, alla soglia dei settant’anni abbia invece deciso di sostenere attivamente l’esperienza anomala di De Magistris. Lo fa a suo modo da storico. Fornendo le coordinate dei tradimenti e dei drammi della sinistra  che lo hanno portato negli ultimi anni a trincerarsi tra i ragazzi dei centri sociali. Ha narrato l’insostenibilità del presente, la violenza delle cricche di potere, nazionale e transnazionale e il coraggio invece della giunta De Magistris a resistere ad esse. L’intervento è interrotto diverse volte da autentiche ovazioni, un po’ di meno a dire il vero, quando denuncia la violenza della polizia contro i movimenti sociali ieri come oggi. Ma quando finisce è uno spettacolo, la platea si alza tutta in piedi ad applaudirlo per 5 minuti buoni. Aragno è commosso. Per congedarsi accenna un lieve inchino tra un tripudio di battere di mani e di grida di esultanza. Uno di noi.
Ora mi sento anche un po’ meno impacciato. Non sono fuori luogo. Non sono in un pianeta sconosciuto. Accanto a me Gennaro pare un tarantolato. Anche lui appagato dall’intervento di Geppino. Ci diamo il 5.
Gli interventi finiscono con me però sempre più concentrato sui fatti di Bagnoli. Scorro la home di Facebok per guardare le foto che i compagni mettono. Sembra che nessuno si sia fatto male. Bene. E dopo  lo spot video della campagna elettorale con colonna sonora di Valerio Jovine e 99 Posse è il turno del sindaco. Un’autentico show. Sa che la giornata di oggi è fondamentale. C’è il popolo di attivisti e candidati che di fatto determineranno la sua eventuale vittoria. E li deve motivare, caricare. Lo fa in maniera gigionesca ed elegante. Sfotte Renzi, ribadisce che preferisce stare con i centri sociali piuttosto che con i Casalesi, come fa il PD dell’avversaria Valente. Sui centri sociali si sofferma molto. Si capisce il perché: la stampa cittadina lo attacca sempre con la solita motivazione che è amico degli estremisti e dei violenti. E allora lui rilancia. I centri sociali sono l’orgoglio del mondo giovanile napoletano, dove si accumulano esperienze  importanti. Dove si crea cultura e assistenza dal basso. Bei luoghi in cui non si vergogna a farsi vedere. Anzi.
Mi piace proprio questo passaggio.
Poi un occhio a il voto grillino. Anche qui facilmente comprensibile. 5 anni fa il M5s a Napoli non esisteva e di fatto quell’elettorato fu determinante per la vittoria a sorpresa di Giggino con la bandana. Ora il movimento di Casaleggio è il primo partito in città ma  parte del suo elettorato preferisce  De Magistris a Brambilla. Il sindaco lo sa ed elenca i meriti di trasparenza e onestà della sua amministrazione. Musica per le orecchie dei grillini.
Infine incita la platea a darsi da fare per il prossimo mese per fare si che la vittoria avvenga al primo turno. Che al secondo è scontata.
Non deve essere eccessivamente superstizioso il sindaco, neanche io che manco credo in Dio però una grattatina me la farei….
Fuori all’uscita più gente che dentro. Tutti vogliono la foto col sindaco. Gennaro ci riesce e la posta subito in rete. Io Giggino lo sostengo, mi piace come sindaco però il selfie lo volevo con Oliva. Campione del mondo e napoletano.

* Qui il bravo autore dell’articolo si confonde. In realtà Rosaria De Cicco è la nota e brava attrice che ha condotto brillantemente la manifestazione. La prima a parlare è stata invece Paola Avallone, ricercatrice del CNR.

di Ivan Trocchia, “Contropiano“, 30 aprile 2016

Ecco il filmato dell’apertura della campagna elettorale di Luigi De Magistris, iniziata ieri, 30 aprile 2016, nel Cinema Modernissimo di Napoli.

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