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Posts Tagged ‘Palazzo Madama’

imagesE’ passato ormai un anno da quando la Corte Costituzionale ha messo al bando la legge elettorale da cui è nato il Parlamento in carica. Un anno da quando entrambi i punti sottoposti alla verifica di costituzionalità sono stati dichiarati contrari alla legalità repubblicana: il premio di maggioranza e l’abolizione del voto di preferenze. Da più di anno, però, con l’attiva collaborazione del Quirinale, Palazzo Madama e Montecitorio ignorano la sentenza, tutto è ancora com’era e l’ago della bilancia della vita politica italiana è il patto del Nazareno, un accordo privato sottoscritto dal Presidente del Consiglio dei Ministri e da un pregiudicato, espulso dal Senato e privato dei diritti politici. In questa condizione, sperare del bene o temere peggioramenti solo perché, voltando pagina al calendario, un numero cambia e ci dice che un anno se n’è andato, è un’innocente finzione che alimenta pericolose illusioni. Quando per noi non decidono il caso, gli accidenti maligni e le insperate fortune, il futuro, figlio del passato, è in mano al presente. Il calendario non c’entra.
Potremo farci tutti gli auguri che vogliamo, sognare a occhi aperti tempi migliori e cambiamenti radicali, nulla cambierà se non sapremo dire a chiare lettere e tutti assieme, in una manifestazione pubblica di radicale dissenso, che avanti così non è più possibile andare. Non cambierà nulla, se non denunceremo con forza il crimine che si sta commettendo contro la Costituzione e contro i diritti che garantisce, se non diremo che non ci stiamo, che non siamo più disposti a subire passivamente. La tragedia della nostra democrazia è sotto gli occhi di tutti e siamo in milioni a pagarne l’inaccettabile prezzo: lavoratori, pensionati, precari e soprattutto le giovani generazioni cui si nega un futuro dignitoso. Stiamo subendo una violenza inaudita. Un Parlamento nato da una legge incostituzionale tiene in piedi a colpi di fiducia un governo automaticamente privo di legittimo morale e politica, che sta cambiando le regole del gioco, grazie a un accordo più o meno segreto con un uomo condannato in via definitiva a quattro anni di galera per gravi reati contro lo Stato. E’ come se una banda di ladri, colta con le mani nel sacco in flagranza di reato, invece di finire davanti ai giudici, si arrogasse il diritto di cancellare il furto dal codice penale.
In questo clima di violenza ci avviamo al 2015. La «legalità» formale, di cui si riempiono ogni giorno la bocca gli uomini che ne calpestano la sostanza, è l’arma con la quale i ceti padronali schiacciano i lavoratori e cancellano diritti che sono costati sacrifici e sangue. Non sarà voltando pagina a un calendario che eviteremo lo sfruttamento feroce dell’uomo sull’uomo, i processi e la galera per i dissidenti, i morti sul lavoro, le scandalose sentenze che assolvono i padroni, le manipolazioni dell’opinione pubblica e la facoltà concessa agli imprenditori di licenziare chiunque si opponga a questo disegno criminale o provi a difendersi dallo sfruttamento. La via elettorale è in mano a un governo illegittimo: quando ci manderanno a votare non cambierà nulla, perché in cantiere c’è una legge elettorale più illegale di quella cancellata dalla Consulta e l’opposizione sociale, colpita pesantemente in piazza dalle forze dell’ordine e dal codice Rocco, è sotto scacco.
Che fare?
Auguriamoci tutto il bene possibile, ma diciamoci chiaro che il solo bene in cui possiamo sperare è quello che conquisteremo difendendoci dal male che ci stanno facendo. Diciamoci pure che non staremo mai bene, finché non starà male chi male ci fa. Augurarsi un buon anno, quindi, per chi subisce i colpi del governo illegittimo dei padroni, può voler dire solo giurare che l’anno nuovo sarà nero per Renzi e la sua banda, perché ogni piazza sarà una trincea della giustizia sociale.

Da Fuoriregistro, 30 dicembre 2014 e Agoravox, 31 dicembre 2014

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tradimento RavennaRitorna Pansa, e tutto è consentito. Non a caso in soli tre anni abbiamo avuto Monti, «educatore» di Parlamenti, uno psicodramma intitolato Letta, con Montecitorio e Palazzo Madama inerti spettatori, il pupo toscano e dio sa quale imminente «democrazia autoritaria», niente fronzoli littori, ma tutta Corporazioni e gerarchia. Ogni tempo ha una storia, ma anzitutto ha i suoi storici e qui da noi c’è chi s’è «fatto le ossa» lavorando ai libri di testo di regime nelle Commissioni nominate da Gelmini. Pansa ritorna e tornano parole usate come schizzi di fango: né vere, né false, solo deformate, come il mondo appare nel sonno alla cattiva coscienza. Tornano traditori santificati, aguzzini spacciati per quei martiri innocenti, che, più la crisi economica crea analfabetismo di valori e nega diritti, più «tirano» sul mercato della disinformazione. Stavolta è il turno di una Resistenza che non sta né in cielo né in terra, come piace da morire alla finanza che tempo fa ci ha mandato il suo «avviso di garanzia»: l’Europa mediterranea è indagata per abuso di Statuti antifascisti. Pansa torna e con lui torna, impunita, l’apologia indiretta di un fascismo tentatore, che nei salotti buoni e nei «pensatoi» che contano diventa «contro storia»: un investimento remunerativo sul «bestiame votante», tirato su con pillole di delega, fiale di rassegnazione, scuola in miseria e ricerca pilotata.
Dietro Pansa c’è il potere che gioca. La storia richiede documenti e onestà intellettuale? Il potere punta su menzogne vestite a festa e Pansa fa l’abito su misura. Il suo «eroe-simbolo» è Riccardo Fedel, uno che, per acquistar credito presso i fascisti, s’inventa un complotto di comunisti a Ravenna, a Lipari fa la spia e spedisce in galera 56 compagni confinati e infine si sistema all’Ovra. Una storia di miserie umane come ne trovi tante; una di quelle che, per raccontarle, dovresti far la guerra a un morto, rinfacciargli nomi soffiati, fatti narrati, cifrari passati sottobanco ai questurini e giungere al tragico azzardo finale: Fedel che sale sui monti partigiani con quel triste passato, si barcamena e finisce fucilato dai compagni, che non si fidano e non hanno scelta. Lo studioso affida alla memoria collettiva il tradimento, le conseguenze delle rivelazioni prezzolate, le vite spezzate, le sofferenze patite, il carcere duro, i violenti interrogatori di giovani colpevoli solo di lottare per un mondo migliore e si porta dentro la figura di un uomo che vacilla, stenta, ma non si piega e lotta, sopporta sofferenze atroci, un’infezione da «manette strette» che lo conduce a un passo dall’amputazione e gli accorcia la vita. Lo studioso si sente interrogato dal ruolo determinante che la natura bivalente dell’uomo svolge nel tracollo delle grandi utopie e lì si ferma, pensa e invita a pensare. Lì, sul limitare tragico di quella sorta di campo di battaglia disseminato di cadaveri, consapevole del peso schiacciante della responsabilità. Non scrive una parola, una sola, che non abbia alle spalle un documento a giustificarla con una lettura intellettualmente onesta. Lo storico ha una filosofia della storia in cui inserire un fatto documentato, il tradimento in questo caso, peccato originale dell’impossibile «eroe» di Pansa. L’avventuriero, levato al rango di storico dalla crisi morale e dagli interessi politici che gli stanno dietro, non si pone questioni etiche. Il suo problema non è il rapporto che vincola la causa all’effetto, il tradimento alla fucilazione. In un processo che ricorda molto da vicino la logica del «neolinguaggio» di Orwell e del suo «1984», Pansa, rimossa la causa, si sente libero di modificare l’effetto. Come per magia, il traditore diventa così un martire e la storia diventa storiella.
Superata l’età dell’innocenza – il «peccato» non conta ormai più niente per nessuno – quel campo di battaglia disseminato di cadaveri, che poneva soprattutto domande, diventa una miniera d’oro, una sorta di Eden in cui, per dirla con Carr, vagare «senza uno straccio di filosofia per coprirsi, ignudi davanti al dio della storia». Dopo Cristicchi, anche Pansa ha il suo posto d’onore alla televisione di Stato, ospite di Conchita De Gregorio, che nel 2010, poco prima di Monti, annunciava l’iscrizione all’Anpi: «credo nei valori della Resistenza», sosteneva, perché «ha permesso e realizzato la Costituzione Italiana e la […] democrazia»; poi per chiarire il suo sostegno, aggiungeva: «voglio che la Resistenza non sia solo Memoria del passato, ma esercizio del presente». I tempi mutano, la De Gregorio si adegua e ora offre a Pansa un salotto televisivo. Questo ormai passa il convento: l’esibizione di due giornalisti, che, fingendo di parlare di storia, direbbe Carr con britannico «self control», proveranno a «ricreare, con l’artificiosa ingenuità dei membri di una colonia nudista, il giardino dell’Eden in un parco di periferia».
La riduzione a fattore unico dell’intera storia nazionale ormai non passa solo per la banalizzazione. E’ il denominatore comune, la «cifra» del presente e si chiama purtroppo malafede.

Uscito su Fuoriregistro il 26 marzo 2014 e su Il pane e le rose e su MicroMega il 27 marzo 2013

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Pare che Monti abbia fatto il castigamatti con Microsoft. Pare anche, però, che il rettorato del neoministro Profumo sia stato caratterizzato, a Torino, dalla forte spinta alla collaborazione con diverse aziende internazionali, prima fra tutte Microsoft. A parole, l’opposizione guidata da Bersani ha sempre sostenuto che la riforma Gelmini fosse un vero disastro. Nei fatti, oggi Bersani appoggia il governo guidato da Monti, che ha sempre sostenuto la Gelmini, e un ministro come Profumo che, sul tema spinoso del rapporto  tra pubblico e privato, si limita a dichiarare “Io credo che la scuola sia la scuola”. Una scoperta che vale l’uovo di Colombo.     

Il teatro comico ha mille volti e si può esser d’accordo: ci sono buffoni seri e tragiche buffonate. Così, se il Parlamento di Pontida è una “comparsata” per comici scalcagnati e le barzellette di Berlusconi danno la misura della miseria morale del Paese che l’ha votato, la commedia a Palazzo Madama ha avuto ieri i toni dell’avanspettacolo. Monti fa offesa alla sua intelligenza, quando ci rassicura sul “complotto” dei poteri forti. Ma chi parla di complotto? Per carità, qui tutto accade alla luce del sole e sono fatti chiari: un Parlamento di nominati vota la fiducia a un governo che nessuno ha votato. Questo è un fatto grave e Monti lascia il tempo che trova con le sue smentite. Se il fatto poi sia di per sé complotto, il problema è di Monti e, con tutto il doveroso rispetto, di Napolitano che l’ha incaricato.

E’ un dato reale: per il ruolo che ha svolto, Monti è tra i responsabili della crescita malata di un organismo politico pensato per i popoli e diventato nemico dei popoli. Che l’Unione Europea sia sull’orlo della catastrofe non è invenzione di fantasie morbose o di un risorto estremismo che se la prende senza ragion veduta con una rinnovata congiura demo-pluto-giudaico-massonica. Questi purtroppo sono fatti concreti, come i percorsi e le carriere di uomini che stanno decidendo del futuro dell’Italia e della Grecia, per limitarsi agli ultimi avvenimenti. Non è colpa dei cittadini e non è una congiura, è un dato di fatto: Mario Monti al governo qui da noi, Luca Papademos in Grecia e Mario Draghi alla Banca Centrale Europea a Buxelles sono giunti tutti, passando prima per la Goldman Sachs, la Commissione Trilaterale di Rochefeller e il Gruppo Bilderberg.

In questo contesto si pone la chiave di lettura di eventi che sarà la storia a ricostruire, ma è un fatto, non un complotto, che solo pochi giorni fa il Passera banchiere, oggi ministro, dichiarava a nome di Banca Intesa: “Come banca […] siamo […] direttamente e indirettamente uno dei più grandi sottoscrittori di debito pubblico italiano”. A noi oggi tocca credere per fede che il Passera ministro, fino e ieri leader di una della più grandi banche italiane, si occuperà degli operai e non farà mai gli interessi del gruppo che ha guidato per dieci anni. Tocca credere, e la fede dovrà essere grande, che il banchiere Passera, che s’è occupato a lungo di trasporti, ha acquistato per la sua banca il 10 % della nuova Alitalia e c’entra molto coi treni privati di Montezemolo e Della Valle, da ministro delle attività produttive e delle infrastrutture, tutelerà dalla concorrenza le Ferrovie dello Stato sui binari dell’alta velocità.  

In quanto all’istruzione, non è certo un complotto: Monti ha sostenuto la Gelmini e il neoministro Profumo è uomo molto vicino al cardinal Bagnasco. Tutto ci tranquillizza, tutto. In tempi di conflitto sociale, un prefetto al Ministero dell’interno era tra i nostri sogni e, mentre si decide chi paga la crisi, un ammiraglio alla Difesa ci rassicura. E s’è visto subito, d’altra parte: Monti parla dell’Ici sulla prima casa. Le spese militari non si toccano. Non fanno debito, no, quelle sono risparmi. 

Uscito sul “Manifesto” del 20 novembre 2011 col titolo Monti & Co, Neoliberismo alla luce del sole

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Ciao a Tutte/tutti
mi scuso per il ritardo ma ci sono millanta cose da seguire. Come contributo alla discussione incollo sotto il punto 5 del programma della mia lista al CdL, esso è tratto pari pari nella parte iniziale dalla relazione e nella seconda parte dall’articolato della LIP […]
Così, con grande flemma, con quel tanto di prosopopea che ti dice “guarda come si fa”, un gruppo d’insegnanti discute scambiandosi mail e pensa: sto difendendo la scuola pubblica. Tu non ce la fai più e glielo dici educatamente: d’accordo su tutto. Un solo dubbio. Il solito e, temo, in disperante solitudine: la scuola da sola non ce la fa. O cerca alleanze e costruisce percorsi con tutte le realtà in lotta – prima tra tutte studenti e ricercatori – o non passa. Se ci avessimo creduto di più, quando la protesta studentesca è montata, due anni fa, avremmo lottato con gli studenti e sarebbe stata un’altra musica. E invece nulla. Ma questo è passato. Il problema è oggi: se ci credessimo di più. saremmo con gli studenti e con l’università. Prima i ricercatori hanno lasciato soli noi, oggi noi lasciamo soli loro. Ci hanno chiesto in tutti i modi di schierarci. E noi? Noi discutiamo del CdL e della LIP. Eppure c’è chi lotta. Questo accade oggi nel Paese. Oggi. Noi dove siamo? Io spero di sbagliare, ma domani sarà tardi:

Blitz di studenti a Senato, lancio uova e fumogeni

ROMA – Un gruppo di studenti e’ entrato dentro il portone di Palazzo Madama e lanciano uova contro le vetrate del secondo ingresso della sede del Senato. Le forze dell’ordine stanno cercando di contenere gli studenti. Molti stanno sbattendo i pugni contro la vetrata del secondo ingresso trattenuti dalle forze dell’ordine.

Gli studenti che hanno fatto irruzione nell’ingresso di palazzo Madama sono stati allontanati dalle forze dell’ordine, che hanno chiuso il portone del Senato. Durante l’invasione dell’atrio da parte degli studenti una persona ha accusato un malore e poi i ragazzi sono stati trascinati e respinti all’esterno. Fuori da Palazzo Madama lancio di fumogeni e uova contro il portone. Le forze dell’ordine sono schierate davanti all’ingresso del Senato in tenuta antisommossa. Gli studenti urlano ”dimissioni, dimissioni”.

SCONTRI STUDENTI FORZE ORDINE IN CENTRO ROMA – Scontri tra studenti e forze dell’ordine nel centro di Roma. Gli studenti si erano mossi verso Montecitorio tentando di forzare un cordone delle forze dell’ordine e sono stati respinti con i manganelli. I manifestanti hanno lanciato anche un petardo. Gli scontri sono avvenuti in piazza dell’Oratorio tra via del Corso e Montecitorio. Secondo le prime informazioni, un funzionario delle forze dell’ordine sarebbe rimasto colpito da un oggetto. Negli scontri gli studenti hanno lanciato anche pietre. Il corteo e’ stato bloccato da un fitto cordone delle forze dell’ordine e da un blindato dei carabinieri che sbarra via di San Marcello. Secondo quanto si e’ appreso, uno studente che ha partecipato al corteo a Roma contro i tagli all’istruzione, e’ stato fermato dalle forze dell’ordine a seguito dei disordini. Anche per questo motivo, gli studenti hanno deciso di muoversi compatti senza sciogliere ancora il corteo, per evitare, dicono, il rischio che qualche altro manifestante possa essere fermato.
 
UNIVERSITA’: 2000 STUDENTI IN CORTEO BLOCCANO CENTRO DI ROMA– Al grido di ”Bloccheremo questa riforma” studenti medi e universitari hanno paralizzato le strade del centro di Roma manifestando in corteo contro i tagli all’istruzione. Al corteo, di oltre 2.000 persone, erano confluiti diversi studenti che hanno sfilato questa mattina in alcune zone del centro, tra cui Piazza Montecitorio. Al momento il corteo e’ fermo a Piazza Venezia. Gli studenti stanno ancora decidendo dove dirigersi.

FLASH MOB STAMANI IN STILE SAVIANO – Questa mattina gruppi di studenti recintati da una corda, con le mani legate o con il cappio al collo, ma anche ragazzi che improvvisano elenchi-monologo nello stile della trasmissione ‘Vieni via con me’. E’ il flash mob improvvisato dagli studenti medi di Roma in piazza Montecitorio contro i tagli del governo all’istruzione e per chiederne le dimissioni. ”Il governo ci sta stringendo con una corda, ma noi ci libereremo”, hanno spiegato i manifestanti. Gli studenti del liceo classico Montale elencano i motivi per cui sono fieri di essere italiani e i motivi per cui non lo sono. Letti anche ”i punti critici del ddl Gelmini” e ”la scuola che vorremmo”. In piazza sono arrivati anche gli studenti universitari della Sapienza, mentre un corteo di studenti medi si e’ diretto al ministero dell’Istruzione.

FINI, CONTRO SENATO INACCETTABILE VIOLENZA – Un ”inaccettabile episodio di violenza e di intolleranza”: cosi’ Gianfranco Fini in un messaggio di solidarieta’ al presidente del Senato, Renato Schifani, stigmatizza quanto avvenuto oggi a Palazzo Madama ad opera di un gruppo di studenti che protestavano contro il ddl Gelmini sull’Universita’. ”Signor Presidente – scrive Fini – ho appreso con preoccupazione le notizie sui tumulti e gli incidenti avvenuti nel corso di una manifestazione di studenti svoltasi oggi davanti al Senato della Repubblica e che ha anche comportato il ferimento del Dottor Francesco Capelli, addetto alla Sicurezza del Palazzo”. ”Nel condannare con fermezza questo inaccettabile episodio di violenza e di intolleranza, che ha avuto come obiettivo una sede parlamentare, cuore della vita democratica del Paese, e gli uomini che in essa operano, desidero esprimere – conclude il presidente della Camera – la intensa solidarieta’ mia personale e della Camera dei deputati, unitamente agli auguri di pronta guarigione al funzionario coinvolto negli scontri’.

A SIENA STUDENTI UNIVERSITARI OCCUPANO BINARI STAZIONE – Un centinaio di studenti dell’Ateneo e dell’Università per stranieri di Siena ha occupato per circa tre quarti d’ora due binari della stazione senese. Esposto uno striscione con scritto, in italiano e altre sette lingue, ‘No ai tagli all’università”. La protesta è iniziata intorno alle 14.40 e si è conclusa verso le 15.15, dopo l’invito delle forze dell’ordine a lasciare liberi i binari: sul posto sono intervenuti polfer, digos, una volante e carabinieri. Durante l’occupazione il traffico ferroviario è rimasto bloccato su tutti i binari della stazione. Due i treni regionali, della linea Empoli-Siena, cancellati, secondo quanto spiegato dalle Fs.

Alla protesta alla stazione, è poi emerso, hanno preso parte studenti dell’Università per stranieri di Siena. Una trentina di studenti dell’Università di Siena, appartenenti al gruppo Link, avevano invece protestato stamani incatenandosi e interrompendo la riunione tra il corpo accademico e il rettore Angelo Riccaboni per chiedere a quest’ultimo di dimettersi dalla Crui, accusata di non aver fatto niente per impedire l’approvazione del ddl Gelmini. “Uscirne? Non sta a me prendere questa decisione né quella di bloccare la didattica – è stata la risposta di Riccaboni agli studenti -. Possiamo però prevedere domani delle assemblee all’interno delle facoltà e per lunedì mattina un Senato accademico straordinario sulle implicazioni del ddl”. Riccaboni, durante il suo discorso al corpo accademico, aveva detto: “La posizione della Crui sull’argomento è stata sempre piuttosto debole. Domattina ci troveremo con i rettori delle Università di Firenze e di Pisa per definire una linea comune, secondo la mia idea allineata a quella degli Atenei sardi, da portare alla riunione della Crui”. Come forma di protesta nei confronti del ddl Gelmini da ieri a Siena gli studenti hanno occupato il Palazzo San Galgano, sede della facoltà di lettere.

STUDENTI E RICERCATORI SUL TETTO A TRIESTE – Alcuni studenti, ricercatori e professori associati sono saliti oggi sul tetto del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trieste, protestando contro la riforma del Governo. I manifestanti – circa una cinquantina, secondo quanto riferito da uno dei ricercatori in protesta – hanno issato alcuni striscioni e intendono seguire direttamente dal tetto del Dipartimento, che fa parte del campus centrale dell’ateneo giuliano, i lavori della Camera. Il rettore dell’Università Francesco Peroni, a Roma per impegni istituzionali, ha contattato i manifestanti e ha espresso loro la propria vicinanza.

Libero.it

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