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Posts Tagged ‘pacifismo’

Nessuno se n’è accorto, ma i black bloc hanno cambiato colore. Ieri, come sempre irriconoscibili, avevano caschi azzurri e, invece del classico passamontagna, si coprivano il viso con una celata di plastica trasparente che ti fa vedere tutto senza che nessuno ti veda in viso. Non c’è dubbio: gente che sa il fatto suo. Abbandonati i sampietrini, si son portati appresso i più efficienti manganelli ed eccoli abilmente mimetizzati. A vederli, sembravano proprio tutori dell’ordine a cui d’un tratto aveva dato di volta il cervello: cariche violente contro cortei di studenti inermi che, a mani alzate e volto scoperto, urlavano il loro dichiarato pacifismo.
Carica dopo carica, i black bloc mimetizzati hanno avuto progressivamente la meglio sui sogni democratici dei nostri studenti e si son viste scene di sapore vagamente cileno: ragazzi a mani in alto, fotografati, identificati e probabilmente schedati in un “Casellario Politico” raccolto chissà perché dagli anarco-insurrezionalisti. Sfilavano uno dietro l’altro, come prigionieri di guerra, tra due file di black bloc dai fiammanti caschi azzurri ormai padroni del campo, mentre la Costituzione repubblicana sembrava sospesa e non c’era l’ombra d’un carabiniere che mettesse un po’ d’ordine in quell’incredibile sceneggiata delle inafferrabili primule nere che indossavano gli azzurri caschi della polizia.
Diciamola tutta. Dell’oscura vicenda la nota più inquietante non viene dall’isolamento dei pacifisti – gli studenti erano soli, ma si sa, l’indignazione della sedicente “società civile” vive di lampi improvvisi e subito s’acqueta – e non veniva nemmeno dalla paura dei genitori che, recuperati i figli malconci nelle piazze, si guardavano bene dal dare del “fascista” ai black bloc travestiti dal poliziotti. Il dato inquietante, quello che più preoccupa e colpisce, è la muta afasia della politica. Nessuno, nemmeno Di Pietro, ha invocato stavolta la Legge Reale e si direbbe quasi che i black bloc abbiano addirittura agito, forti di un incredibile consenso istituzionale.
Violenza“, si dice ogni giorno, “guardiamoci dalla violenza“. Un monito sacrosanto. C’è, però, chi si chiede come mai stamattina i grandi giornali non abbiano aperto con le foto e i filmati dei teppisti da identificare. Sembra quasi che la violenza si giudichi ormai dal colore: nera e coi passamontagna è caccia all’uomo, azzurra e coi manganelli passa sotto silenzio.
La commedia è finita, se v’è piaciuta, applaudite“, recitavano un tempo giullari e scavalcamonti, che mettevano in scena la ferocia del potere. Non c’è nulla di più vivo e vero che la finzione del teatro, ma quando cala il sipario e si fa buio sulla ribalta, chissà perché lo spettatore si tranquillizza, ingannando se stesso: la vita non è teatro. Eppure lo vediamo: non c’è tragedia recitata su un palcoscenico che non viva nelle case e nelle piazze che popoliamo. E’ che noi non vogliamo vedere.

Uscito su “Fuoriregistro” il 4-11-2011 col titolo Gli studenti contro i black bloc e sul “Manifesto” il 5-11-2011 col titolo.

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Molti si lamentano per l’ultima trovata di Gelmini e compagni: il Ministro della Distruzione e quel nobiluomo di La Russa, incerto se trasformare il suo modesto Ministero della Difesa, in un meglio definito e costituzionalissimo Ministero della Guerra, hanno firmato un innovativo protocollo. Si intitola “allenati per la vita” – ma meglio sarebbe “scuola e pistola”   comporta l’addestramento all’uso della armi, un economico minipercorso di guerra, con tanto d’arrampicata, esecizi “ginnico-militari” e l’acquisto degli immancabili e aziendalissimi “crediti formativi”. E’ riservato naturalmente agli studenti del liceo, che, in una democrazia di ispirazione gentiliana, contano mille volte più degli “operai” confinati al “professionale” e hanno la precedenza assoluta nelle trincee della lotta per la sopravvivenza. Un’idea paramilitare della realtà, che, come al solito, ha scatenato la patetica reazione dei residui comunistelli bolscevichi, delle eterne “mammole” centriste, degeneri e panciafichiste e dei veltroniani presi in contropiede, che avevano in mente di iscrivere tutti i liceali ad un anno di scuola di guerra alla “Nunziatella”. Tutta gente che, non capisce nulla del “nuovo che avanza” e, con toni da tragedia greca, rompe le scatole col piagnisteo sulla Costituzione, il pacifismo, l’articolo undici che ripudia la guerra, il ritorno ai “balilla”, la solfa sul neofascismo e le mille amenità di una genìa di perdenti, cui si associano le proteste degli armaioli per l’esclusione dei fucili a favore delle più economiche pistole e quelle degli insegnanti che non accettano l’invasione di campo e si lamentano speciosamente con le solite affermazioni della “docenza rossa”: sono decenni che la scuola italiana non funzionava così male.

Non c’è dubbio: Gelmini e Brunetta hanno ragione. La qualità di questi docenti è veramente scadente e sconcertante. D’accordo, la scuola collassa, la ricerca muore, si tagliano le teste e le risorse. Se tutto questo è vero, vivaddio, quale occasione migliore? Se i due geniali ministri addestrano gli studenti a tirare con la pistola, cosa costa a questi fannulloni d’insegnati di mettersi a fare seriamente lezione? Il governo offre armi, munizioni e addestramento. Il resto lo facciano loro. Insegnino quali sono i bersagli da colpire!

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