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104878659_1205373393144045_7686879872872718270_oConosco da molto tempo Giuliano Granato. Ci uniscono anni di lotte condivise, di approfonditi scambi di opinioni, di sguardi rapidi ed eloquenti, incrociati in piazza nei momenti di tensione, di ore serene nelle belle giornate dell’Ex Opg e le esperienze recenti della campagna elettorale per le suppletive, quando mi ha regalato la sua preziosa collaborazione.
Dopo dieci anni, vivo più di tutti rimane il ricordo di un affannoso ritorno all’Orientale, dopo una violenta aggressione della polizia entro e fuori il San Carlo, ai primi di dicembre del 2010. Mentre percorrevamo via Toledo, le forze dell’ordine in assetto da sommossa ci tenevano dietro. Ricordo come fosse oggi la mia preoccupazione. Ormai anziano, non avevo lasciato il gruppo, perché per nulla al mondo  avrei dato a quei giovani l’esempio negativo di chi molla i compagni e bada a se stesso; sapevo bene però che la polizia ci tallonava con un intento preciso: staccare qualcuno dal gruppo, isolarlo, prenderlo e trascinarlo in Questura. Temevo perciò d’essere d’impaccio e di rallentare i miei giovani e ben più veloci compagni. Preso da questi pensieri, mi muovevo come un corpo estraneo al gruppo in ritirata e più che un impaccio diventavo un peso. Fu Giuliano Granato a urlarmelo senza esitare:
“Prof., stia nel gruppo, per favore, si tenga dentro!”.
Era giovanissimo, ma aveva un gran carattere e una personalità così forte che mi colpì moltissimo. Senza fiatare, feci sì con la testa, entrai disciplinatamente nel gruppo e giungemmo così assieme fino all’Orientale.
Gli anni sono passati; Giuliano li ha attraversati tutti in prima linea: studente, emigrato in Inghilterra, precario dopo esser tornato tra noi, lavoratore consapevole dei suoi diritti e perciò licenziato, ha dimostrato di essere uno che non si tira indietro e paga di persona. Se mi avessero chiesto chi candidare per Pap alla presidenza della regione, non avrei avuto dubbi: avrei fatto il suo nome. Rappresenta come pochi la sua generazione ed è un esempio non comune di quella sintesi attiva tra teoria e pratica che garantisce la crescita di un militante.
Sabato scorso, quando per la prima volta ha parlato da candidato, gliel’ho detto abbracciandolo: “Potere al popolo” ha scelto un candidato che fa pensare davvero e fino in fondo al mondo che vogliamo. Sono orgoglioso di poterlo sostenere.

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