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Posts Tagged ‘Nuova Alabarda’

Sono grato a Paolo Pezzino per la segnalazione e per le parole giustamente indignate. Ha certamente ragione: «Si torna al pensiero unico, al rifiuto del libero dibattito, confondendo negazionismo ed esercizio della libertà di ricerca e di critica». Che poi questa fosca vicenda provochi «una forte risposta da parte di tutti i democratici», purtroppo è tutto da vedere e personalmente non ci metterei le mani sul fuoco.
In questi giorni facebook ha censurato la «Nuova Alabarda» di Claudia Cernigoi. Nonostante le sue vibrate proteste, nessuno s’è mosso e temo non ci sia molto da sperare. In ogni caso colgo l’occasione e pubblico il suo appello:

Car* tutt*, scusate se vi “rompo” ancora, ma mi è stato suggerito (per chiedere che venga ripristinata la pagina de La Nuova Alabarda) di inviare a questi indirizzi mail
disabled@facebook.com
disabled@fb.com
appeals@facebook.com
info@facebook.com
legal@facebook.com
il seguente testo (in inglese)

Dear Facebook support team,
I’m contacting you because few days ago you deleted “La nuova Alabarda”, an Italian journalistic page focused on antifascist themes. During the years La nuova Alabarda made a precious work inquiring fascist and nazi activities in our country and debunking old and new fascist narrations. Precisely because of this work the page and its autor, Claudia Cernigoi, found themselves under the attentions of fascist peoples and groups who made a constant reporting to the facebook team.
I would like to know why Facebook decided to delete this page and all his precious content and if is it possible to restore it.

Che dire? Ringrazio Gaetano Colantuono per le parole con cui ricorda «ancora con rabbia l’attacco anonimo e scriteriato che un box del Corriere della sera riservò al collega Giuseppe Aragno, coautore di un volume Fascismo e foibe, bollandolo come “negazionista” (nella neolingua post-antifascista: termine riservato a chi discute la vulgata sulle cd. foibe)». Di mio ci aggiungo due ricordi: la noncuranza con cui l’associazioni degli storici contemporanei si rifiutò di sottoscrivere una lettera di protesta firmata tra gli altri da un uomo del valore di Gerardo Marotta e le parole profetiche di un altro maestro, Gaetano Arfè, che dopo aver puntato il dito su quella che definì “storiografia benpensante”, si scagliò su un revisionismo che ci traghettava dall’a-fascismo al filo-fascismo e il 12 dicembre del 2000 sulla “Rivista del Manifesto”non usò mezze parole per denunciare un documento approvato dalla Regione Lazio nel quale si sosteneva che le giovani generazioni erano «avvelenate dal sinistrismo e dal marxismo di cui sono intrisi i libri di storia correnti nelle scuole» e si proponevano «provvedimenti idonei a fronteggiare la minaccia». «Sovversivismo storiografico», scrisse guardando lontano Arfè , e invitò a reagire.
Rimase praticamente solo, così come soli fummo lasciati io e il compianto Marotta ai quali Ferruccio De Bortoli e il suo Corsera pensarono bene di non rispondere. Nove anni dopo questa vergogna, non ci si può stupire. Si può e si deve sperare nei giovani, come  lucidamente scrive Gaetano Colantuono.
Ecco il link: .
https://giuseppearagno.wordpress.com/2010/04/22/corriere-della-sera-immagine-dellitalia-che-muore-da-fuoriregistro/

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clip_image002Oggi la prima presentazione, alle 18 presso il Circolo della Stampa di Trieste (Corso Italia 13), con la partecipazione di Ljubo Susic e di Alessandra Kersevan. Altre seguiranno.  Leggete questa nota dell’ottima Claudia, poi, acquistatelo di corsa: si chiama La “Banda Collotti”. Storia di un corpo di repressione al confine orientale d’Italia, ed. Kappavu. Claudia Cernigoi non ha bisogno certo che sia io a dirlo, ma lo faccio ugualmente, in segno di stima e di amicizia: per quel che vale la mia parola, garantisco: una lettura preziosa.

“Ho cominciato a scrivere questo libro più di dieci anni fa, pensando all’inizio di farne un breve dossier, come quelli che pubblico per la Nuova Alabarda. Avevo iniziato riordinando un po’ di documenti storici e di testimonianze e poi, andando avanti, mi sono accorta che mentre scrivevo la storia del corpo di repressione avevo iniziato a ricostruire anche una parte della storia della Resistenza di queste terre, e così ho proseguito raccogliendo altri documenti, ma soprattutto testimonianze di persone che avevano vissuto quei momenti e me ne hanno resa partecipe. Così ne è uscito un libro piuttosto corposo, ricerca che per me ha significato non solo conoscere fatti storici ma anche entrare in contatto con tante persone che avevano lottato e sofferto per la libertà, ed alla fine ne sono uscita più ricca interiormente. Ringrazio ancora tutti coloro che mi hanno aiutata e che sono ricordati all’inizio del libro, e mando un pensiero particolare agli ex prigionieri che hanno accettato di visitare la sede di via Cologna, dove erano stati detenuti e torturati, per ricostruire con noi, che “viviamo tranquilli nelle nostre tiepide case” quei tempi terribili che non abbiamo vissuto, noi che grazie al sacrificio di persone come loro oggi possiamo vivere liberamente”.

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